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Giobbe 19:25: La certezza che il Salvatore difende.

Giobbe 19:25: La certezza che il Salvatore difende.  
 “Ma io so che il mio Redentore vive e che alla fine si alzerà sulla polvere”.

Questa frase è un’espressione legale, giuridica.
“Alla fine” (Aharon) indica parlerà per ultimo. Si riferisce ad avere l’ultima parola, sarà l’ultimo a parlare in tribunale. Con il significato che la sua decisione sarà definitiva, autorevole e senza ulteriore ricorso.
Infatti “si alzerà” (qûm) stare in piedi, è un’espressione legale utilizzata in un'aula di tribunale, significa "tenere la posizione di un testimone" (Giobbe 31:14; Deuteronomio 19:16; Salmi 12:5; 27:12; 35:11; Isaia 19:21), o di un “giudice” (Salmi 76:9; 94:16; Isaia 2:19).          
In precedenza, Giobbe aveva parlato del suo bisogno di un arbitro (yā∙ḵǎḥ), cioè uno che decide, che determina ciò che è giusto, al capitolo 9:33-34, di un testimone (ʿēḏ, Esodo 20:16), cioè uno la cui testimonianza è determinante per stabilire il giusto, o sbagliato di una controversia, e di un garante in cielo al capitolo 16:19-21. “Garante” (śāhēḏ) è l’avvocato “è fare un dialogo giuridico”, “ragionare insieme in una causa legale, o controversia” (Giobbe 23:7; Isaia 1:18).
Il redentore (go’el) perciò è lo stesso di Giobbe 9:33-34 e di Giobbe 16:19-21 per indicare arbitro, testimone, e garante in senso giuridico.
Giobbe è convinto che alla fine il Redentore si alzerà sulla polvere. Nel libro di Giobbe “polvere” è usata sia per la morte (Giobbe 7:21; 17:16; cfr. Salmi 22:29; Isaia 26:19), o terra (Giobbe 28:2, 30:6, 41:33). Il senso può essere la difesa su questa terra, oppure dopo la morte.  Riguardo al Redentore ci possono essere due interpretazioni uno può essere Dio stesso (Giobbe 17:3), oppure una terza persona in cielo che fa da testimone e da avvocato (Giobbe 16:19-21). Giobbe forse nella sua fede rudimentale non si rendeva conto che stava anticipando in maniera impressionante al fatto che Gesù è il nostro Redentore, avvocato e intercessore davanti a Dio!
Dio ci ha redento dai peccati tramite Gesù! (Ebrei 9:11-12; cfr. Luca 2:38; Atti20:28; Romani 3:25; 1 Pietro 1:19; Efesini 1:7; Apocalisse 1:5; 5:9). 
Gesù è il nostro unico e vero avvocato presso Dio (1 Giovanni 2:1-2).
La parola “avvocato” (paraklētos) significa “chiamato al fianco”, descriveva chiunque era invocato per l’assistenza di un altro, indicava appunto un avvocato, la cui responsabilità, era quella di difendere la causa di una persona sotto processo.
Gesù ci difende davanti al Padre essendo il sacrificio propiziatorio. Tramite la sua morte per i nostri peccati, Gesù acqueta l’ira di Dio. Ma come nostro Avvocato non sostiene la nostra innocenza, o non porta fatti attenuanti. Egli riconosce la nostra colpa, ma nello stesso tempo presenta la Sua opera vicaria come base, per il nostro perdono. Gesù non cerca di sminuire la nostra colpa, ma alla luce della nostra colpa ci difende presentando continuamente la sua opera vicaria a Dio Padre (Romani 8:31-34; Ebrei 7:25-26).
Gesù vive per lo scopo di parlare con Dio in favore degli uomini.
Grazie Gesù per la tua salvezza, grazie per la tua intercessione davanti a Dio Padre.

Giobbe 19:25: La certezza che il Salvatore vive.

Giobbe 19:25: La certezza che il Salvatore vive.
“Ma io so che il mio Redentore vive”.

Giobbe in mezzo alla sofferenza, anche se morirà è certo che il suo Redentore vive, non è morto e non morirà e si prenderà cura della sua causa!
Nell’Antico Testamento  la parola redentore ” go’el” è usato in vari modi:
(1) Sul versante giuridico.
Il redentore (Go’el) faceva giustizia nel caso in cui una persona veniva uccisa, ci poteva essere chi lo vendicava, il “vendicatore di sangue". Un Go’el poteva vendicare un parente ucciso. (Numeri 35:12-28; Deuetronomio 19:6-12; Giosuè 20:2-5; 2 Samuele 14:11).
(2) Sul versante civile.
Il redentore era colui che riscattava l’eredità perduta di un parente deceduto acquistando dalla schiavitù o sposando la vedova del defunto al fine di fornire un erede, o salvaguardare i diritti e le proprietà della sua famiglia come è accaduto con la vedova Rut che sposò il parente del marito Boaz (Rut 2:20; 3:13,  4:1-6). Boaz è stato il parente “redentore” che si è preso cura di Rut salvandola da una brutta situazione e dandole una nuova vita in una nuova terra. Oppure il go’el riscattava la schiavitù di un parente (Levitico 25:48) e poteva riottenere la proprietà della famiglia da parte di un parente più vicino (Proverbi 23:10-11; Levitico 25:25-34,49,54; 27:20,27,28,33; Isaia 52:3; Geremia 32:6-15). Il go’el era perciò, il parente più stretto a cui la legge civile imponeva il dovere di riscattare la proprietà o la persona di un suo congiunto.      
(3) Sul versante teologico.
In diverse parti dell’Antico Testamento, Dio è il Redentore del Suo popolo (Salmi 19:14; Isaia 44:6; 47:4; 60:16; 63:4-9). In Isaia 41:14 leggiamo: “Non temere, Giacobbe, vermiciattolo, e Israele, povera larva. Io ti aiuto, dice il SIGNORE. Il tuo redentore è il Santo d'Israele”. Dio ha mostrato di essere redentore liberando il suo popolo dalla schiavitù di Egitto (Esodo 6:6; 15:13) e dall’esilio babilonese (Geremia 50:34) e libera una persona da morte imminente (Salmi 103:4; Lamentazioni 3:58). Perciò la parola “redentore” indica difendere, soccorrere, salvare da una situazione difficile, tragica ( Cfr. Genesi 48:16).
Per noi oggi il nostro Redentore è Gesù, che è stato mandato dal Padre per salvarci dai peccati (Giovanni 3:16; 4:42; Efesini 1:7; 1 Timoteo 1:15; Ebrei 9:12). Gesù salva anche oggi, perché Gesù è vivo (1 Corinzi 15:3-8,14) se confessiamo i nostri peccati, possiamo avere la certezza del Suo perdono (1 Giovanni 1:6-10). Gesù può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio (Romani 8:31-34; Ebrei 7:25). Gesù risorto intercede come Sommo Sacerdote alla destra di Dio per le persone che pongono la loro fiducia in Lui. Chi oserà accusare gli eletti, i credenti, la risposta è nessuno! Perché Dio ci giustifica, ci considera o dichiara giusti, non colpevoli. Chi li condannerà? La risposta è nessuno! Perché Gesù è morto per noi e ancor di più è risuscitato ed è seduto alla destra di Dio e intercede per noi ogni giorno e per sempre come Sommo Sacerdote alla presenza di Dio!
Grazie Gesù.

Efesini 1:17: La persona a cui è rivolta la preghiera

Efesini 1:17: La persona a cui è rivolta la preghiera
 “affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria”.

Paolo prega direttamente e solo Dio e nessun altro, questo è quello che vediamo anche nel resto della Bibbia. 
Paolo prega il Dio del nostro Signore Gesù Cristo.
Cosa significa? Non significa che Gesù è inferiore al Padre come natura, o che è stato creato, il riferimento è a Gesù come uomo (Giovanni 20:17. Indica che il credente appartiene al Nuovo Patto istituito da Gesù (Luca 22:14-20; 1 Corinzi 11:23-26; Ebrei 13:20) che è l’unico mediatore e avvocato tra Dio e gli uomini, Gesù è l’unica via per Dio (Giovanni 14:6; 1 Timoteo 2:4-5; Ebrei 4:14-16; 7:21-22; 8:6; 1 Giovanni 2:2).
Gesù è il nostro Sommo Sacerdote, Egli è il nostro rappresentante. Dio è irraggiungibile all’uomo perché Dio è maestoso, santo! Per questa Sua natura noi non possiamo entrare alla Sua presenza! Ma grazie a Gesù si! (Efesini 1:17-18; 3:11-12; Ebrei 10:19-22).
Inoltre la vita eterna consiste nella conoscenza di Dio e di Colui che Dio ha mandato: Gesù Cristo (Giovanni 17:3).
Tutte le benedizioni (Efesini 1:3), come le promesse hanno il loro sì in Gesù (2 Corinzi 1:21), così anche l’esaudimento delle preghiere! (Giovanni 14:13; 16:24; Ebrei 4:16).
Perciò nella preghiera se vogliamo avere accesso a Dio, senza essere rifiutati ed esauditi, non c’è che un solo mediatore: Gesù!    
Paolo prega il Padre della gloria.
Dio è chiamato Dio della gloria (Salmi 29:3; Atti 7:2); Signore della gloria ( Numeri 24:11; 1 Corinzi 2:8), Re di gloria (Salmi 24:7,8,9,10).
Il senso è il Padre glorioso, o glorioso Padre. “Padre” si riferisce che è la fonte, l’origine (Ebrei12:9) e la personificazione di se stesso e di ogni gloria, Dio stesso è la sorgente della Sua gloria.  
“Gloria” è la somma di tutte le eccellenze, la perfezione assoluta si riferisce agli attributi del Signore Dio Onnipotente, lo splendore del Suo carattere, della Sua potenza.”Gloria” è il Suo essere spirituale sovrannaturale che si manifesta al mondo, la rivelazione di ciò che è Dio in contrasto con la miseria e la fragilità dell’uomo. (Esodo 13:21; 16:10; 24:15-19; 33:20; 34:29; 1 Re 8:11; Ezechiele 43:2; Luca 2:9; Giovanni 1:14).
Molte volte Dio ha manifestato la Sua gloria al Suo popolo e alle nazioni con le Sue opere, giudizi e prodigi. Così la gloria è la presenza e la rivelazione di Dio fra gli uomini!
Dal contesto, Dio si è rivelato al Suo popolo con l’elezione, la predestinazione, la redenzione, la rivelazione della Sua volontà, e il sigillo dello Spirito Santo e lo fatto per glorificare se stesso (Efesini 1:4-14).
Quindi, Paolo sta esaltando Dio, ma sta chiedendo a Dio di manifestarsi ancora nella vita di quei credenti, a cui scrisse. Perciò noi preghiamo Dio perché crediamo che Lui esiste, c’è e si manifesta rispondendo alle nostre preghiere. Dio è pronto a manifestarsi potentemente nella vita dei credenti! Questa deve essere la speranza del credente come lo era di Paolo. Preghiamo, dunque con fiducia.

Giobbe 19:25: La certezza del Salvatore personale.

Giobbe 19:25: La certezza del Salvatore personale.
“ Ma io so che il mio Redentore vive”.

Perché Giobbe dice: “ma”? In contrasto a che cosa lo dice? Nei vv.23-24, Giobbe desidera che le sue parole fossero impresse in un libro, o incise in una roccia come testimonianza favorevole duratura nel tempo per la sua innocenza davanti a Dio contro le false accuse degli amici, ma ciò non è possibile, allora c’è una testimonianza maggiore, la consapevolezza del redentore, del Salvatore.
Noi notiamo la convinzione di Giobbe del Salvatore personale.
In ebraico “io” (ʾǎnî) è messo in enfasi e indica che Giobbe aveva una convinzione consolidata come dire: “Io, sì, lo so, io credo fermamente!”. Nel presente sofferente, Giobbe guarda con fiducia al suo Redentore. Nonostante tutte le grandi afflizioni che si sono abbattute violentemente su di lui, Giobbe fa una grande dichiarazione di fede in Dio. È vero che Giobbe, nei capitoli precedenti, aveva fatto alcune dichiarazioni di perplessità su Dio (aveva detto che Dio è il suo nemico Giobbe 6:4; 10:8-14; 13:24; 16:7-14; 19:7-12; egli non ha alcuna speranza di essere riconosciuto da Dio innocente Giobbe 9:2-3, 20, 28 -33; 13:15; 19:7), mostrando la debolezza della natura umana sotto la prova, ma adesso dice che ha un Salvatore personale. 
Noi vediamo la relazione personale di Giobbe con il Salvatore.
“Mio Redentore” indica un rapporto personale. Noi vediamo nella Bibbia che il rapporto con Dio è personale. Coloro sono stati conosciuti da Dio e quindi conoscono Dio (Galati 4:8-9), hanno una relazione personale con Lui. 
L’apostolo Paolo in Galati 2:20 parlando del Figlio di Dio dice: “il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me”. Giovanni 10:3 dice che il Pastore chiama le proprie pecore per nome, questo indica che sono suoi, li conosceva già prima della creazione (Geremia 1:5; Galati 1:15; Efesini 1:4). I loro nomi sono stati scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello che è stato immolato (Apocalisse 13:8; 17:8; 20:12,15; 21:27). Quindi, un cristiano ha un rapporto personale con Dio per la Sua grazia! (cfr. Romani 11:6; Galati 2:21).
Il cristiano è stato salvato da Gesù Cristo per volontà di Dio (Giovanni 6:44,65; 17:6, 9, 24; 18:9). 
Gesù è il Salvatore. Gesù è la provvidenza di Dio per la salvezza dei peccatori (1 Timoteo 1:15). Dio ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo (Giovanni 3:16; 4:42; 1 Giovanni 4:8). Gesù è l’unico Salvatore non ve ne sono altri! (Atti 4:12). Gesù è venuto a salvarci dai nostri peccati:questo è il cuore del Vangelo! È vero che è venuto a salvarci dall’inferno, ma non è l’inferno, il problema principale, è solo una conseguenza. Il problema principale della razza umana è il peccato, e Gesù è venuto per salvarci dai nostri peccati! (Matteo 1:21).
Ora quando si parla della salvezza dei credenti, la Bibbia ne parla in termini che è sicura. Una volta che Gesù salva, salva per sempre (Giovanni 10:27-30; Romani 8:28-30; Efesini 2:8). Sei sicuro di essere stato salvato? 
  

Efesini 1:16: La perseveranza della preghiera.

Efesini 1:16: La perseveranza della preghiera.
“Non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere”.

Paolo era un uomo di preghiera.
In questo versetto in primo luogo vediamo una preghiera regolare.
Paolo più volte nelle sue lettere esorta le chiese a perseverare nella preghiera (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2; 1 Tessalonicesi 5:17), lui non solo lo dice, lui lo faceva, lui pregava regolarmente per le chiese. 
L’intercessione era lo stile di vita di Paolo, pregava regolarmente per questi credenti, non li dimenticava. Alcuni studiosi pensano che Paolo pregasse tre volte al giorno. Nel Salmo 55:17 vediamo che il salmista prega tre volte al giorno: la sera, la mattina e a mezzogiorno (Salmi 55:17). Così anche Daniele pregava tre volte al giorno (Daniele 6:10,13).
La preghiera di Paolo in secondo luogo era una preghiera di ringraziamento.
Paolo ringrazia Dio per la loro fede e amore per tutti i santi (v.15). “Rendere grazie” significa esprimere apprezzamento per i benefici, o per le benedizioni. Il rendere grazie è l'espressione esteriore del sentimento interno di gratitudine per un favore ricevuto, il fatto che Dio si è rivelato nella Sua grazia a quei credenti. Paolo riconosce che il Dio Sovrano ha fatto del bene a questi credenti. Per questo motivo lo ringrazia sempre. Proprio perché Dio si prende cura sovranamente e nella Sua grazia dei credenti (Efesini 1:6;2:5-8;3:2,7-8;4:7;6:24), e opera trasformazioni nella loro vita, bisogna sempre pregare fiduciosamente Dio affinché continui a operare nella vita dei credenti (Efesini 1:17-19; 3:14-21)
In terzo luogo la preghiera di Paolo era una preghiera di responsabilità.
Dio aveva affidato una missione a Paolo, Gesù gli era apparso sulla via per Damasco, ma lo aveva prescelto prima (Galati 1:15), con lo scopo di portare il Suo nome ai popoli (Atti 9:17). Paolo aveva il peso per la missione e l’amore per le persone (Atti 15:36; 2 Corinzi 11:28) secondo il compito che gli aveva affidato Gesù. Aveva un cuore pastorale, una profonda preoccupazione per la salute e il benessere delle chiese; riceve notizie incoraggianti circa la vitalità spirituale delle chiese nella parte occidentale dell'Asia Minore e allora ringrazia Dio per loro. Ci sono molte persone che si aggiungono alla chiesa, che sono nuove nella fede intorno a noi, o lontane da noi geograficamente. Alcune di loro le conosciamo personalmente e altre ne abbiamo sentito solo parlare. Ma cosa dovremmo fare? Dovremmo pregare per loro ringraziando Dio per la loro fede e pregare per la loro crescita spirituale. Anche se non abbiamo una chiamata come quella di Paolo, abbiamo una responsabilità come fratelli verso gli altri membri della chiesa (cfr. 1 Corinzi 12:25-26; Galati 6:2). Non pregare per gli altri è peccato! (1 Samuele 12:23). Ci sono tante persone per cui pregare, Dio ci chiama a pregare per loro. L’intercessione è l’amore in ginocchio. Intercediamo per gli altri nella misura in cui li amiamo! (cfr. Matteo 7:12; Marco 12:31). 
Quanto tempo dedichi ai bisogni degli altri, rispetto ai tuoi? Se li ami pregherai per loro!

Ester 4:14: La provvidenza di Dio non esclude la responsabilità dell’uomo.

Ester 4:14: La provvidenza di Dio non esclude la responsabilità dell’uomo.
“Infatti se oggi tu taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei diventata regina appunto per un tempo come questo?”

I Giudei si trovano in esilio nel regno di Persia. Ester una ragazza Ebrea diventa regina, moglie del re Assuero. Aman favorito del re, ottiene un decreto di morte contro i Giudei sparsi in tutto il regno. Le parole di questo versetto sono di Mardocheo, un parente della regina Ester. Mardocheo, infatti, informò la regina del decreto di morte per tutti i Giudei e la esorta a parlare al re, cosa che poi farà, non con senza pericolo, infatti, non poteva andare nel cortile del re senza essere chiamata dal sovrano; secondo una legge valida per tutti, chi lo faceva era messo a morte (Ester 4:10-11). La regina si fa coraggio e va nel cortile del re, e il re la riceve; poi da lì, in un convito organizzato da lei, pubblicamente denuncia Aman (Ester 5,7). Il decreto di morte a sfavore dei Giudei, è trasformato in decreto di vita. I Giudei furono salvati e Aman messo a morte (Ester 8-9).
In questo versetto Mardocheo ricorda a Ester che anche la sua vita è in pericolo e la incoraggia a parlare con il re (Ester è titubante ad andare dal re vv.10-11)perché anche la sua vita è a rischio.  Mardocheo è convinto che Dio non permetterà la distruzione del suo popolo, anche se non nomina il Suo nome, ha fiducia nelle Sua sovranità, ha la convinzione che lo scopo di Aman sarà frustrato, anche se egli non sa come. Mardocheo è convinto che Dio provvederà la salvezza da qualche altra parte se Ester non facesse il suo dovere, ma forse lei è diventata regina, per salvare il suo popolo.
La dichiarazione di Mardocheo rivela una profonda convinzione della sovranità e provvidenza di Dio, la convinzione che Dio governa il mondo, anche nei dettagli delle nazioni e nella vita degli individui. (Daniele 4:34; Salmo 135:6; Atti 17:25,26,28; Matteo 10:29-31; Proverbi 15:3; Salmo 104:24; 145:17; Atti 15:18; Salmo 94:8-11; Efesini 1:11; Salmo 33:10,11; Isaia 43:14; Efesini 3:10; Romani 9:17; Genesi 45:7; Salmo 145:7).
Nella sovranità e provvidenza di Dio, ogni persona ha un compito unico. Dio è infinitamente saggio (Efesini 3:10) e quindi dalle illimitate risorse, poteva soccorrere e liberare i Giudei con un numero infinito di possibilità, ma Dio aveva deciso di salvarli tramite Ester.  La frase: “Chi sa se non sei diventata regina appunto per un tempo come questo?” presuppone che Dio realizza il suo disegno sovrano attraverso gli uomini e le donne. Credere nella sovranità di Dio, non significa che non dobbiamo agire.  Non c’è conflitto tra sovranità di Dio e responsabilità umana, entrambi sono presenti nella Bibbia. Il Dio Sovrano non limita, minimizza o mitiga la responsabilità dell’uomo, pertanto siamo chiamati a fare il nostro dovere riposando sul fatto che Dio compirà il suo disegno. 

Neemia 4:14: Nei momenti difficili ricorda chi è il Signore.

Neemia 4:14: Nei momenti difficili ricorda chi è il Signore.
“Dopo aver esaminato la cosa mi levai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: ‘Non abbiate paura di loro! Ricordatevi del Signore grande e tremendo e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!’".

Neemia coppiere del re Artaserse, per grazia di Dio, ritorna a Gerusalemme per ricostruire le mura dall’esilio di Susa residenza del re Persiano (Neemia 1-3). Fin da subito, Neemia trovò una forte opposizione (Neemia 2:10,19; 4:1-11). Le parole di questo versetto sono appunto la reazione di fede di Neemia per incoraggiare ed esortare i suoi collaboratori e fratelli Giudei, contro gli attacchi dei nemici d’Israele (Neemia 4:6-8). Con il morale basso dei suoi uomini doveva rinnovare il loro coraggio per il loro compito difficile. Era un momento di crisi, il popolo Giudaico era scoraggiato dalla propaganda continua dei nemici. Neemia esorta il popolo a non temere i nemici che li volevano attaccare e creare disordini, esorta a ricordarsi di chi è la loro forza e il loro aiuto e protezione:il Signore grande e tremendo, e li esorta a combattere.
Il linguaggio di Neemia ("non temete ") ricorda le parole di rassicurazione e di vittoria di altri leader nella Scrittura (Esodo 14:13; Numeri 14:9; Deuteronomio 20:3, 31:6; Giosuè 10:25).
"Ricordatevi del Signore" ricorda Mosè per incoraggiare la generazione che sarebbe entrata nella Terra Promessa (Deuteronomio 8:18) e quindi anche Geremia (Geremia 51:50). Ora "Ricordatevi del Signore" è un’esortazione ad avere coraggio e fiducia in Dio per continuare l’opera di costruire le mura di Gerusalemme, per continuare a combattere.
“Grande” (gāḏōl) sottolinea l'importanza, la dimensione e il significato di qualcosa o qualcuno. Riguardo a Dio è usato per descrivere la potenza e la grandezza del Suo braccio, che ha portato Israele dall'Egitto (Esodo 15:16).
“Tremendo” (yārēʾ) è temere, da rispettare, riverenza, di avere paura, essere impressionati, terrorizzati, in questo caso “tremendo” esprime l'idea di essere temuto, tenuto in considerazione: Dio era temuto per la sua natura (Esodo 15:11; Salmo 130:4), per le sue opere (Deuteronomio 10:21; 2 Samuele 7:23).
Quindi vediamo che l’antidoto per il timore degli uomini è la consapevolezza di chi è Dio, e quindi il timore di Dio. Dio stesso li avrebbe sostenuti come ricorda loro la storia, le Sue vittorie in favore del Suo popolo (Esodo 14:13-14).
Nei momenti di crisi, di difficoltà pertanto ricordiamo chi è Dio! Ricordiamo Dio come ha operato nella storia degli uomini, ricordiamo che è Colui che soccorre e combatte per il suo popolo (Deuteronomio 1:30; 2 Cronache 20:15), e dà loro la vittoria! 
Abbi, dunque fede, agisci con e per la consapevolezza di chi è Dio! Non temere le circostanze, non temere gli uomini, non temere il male e il maligno, se sei in Cristo sei più che vincitore, e nessuno ti separerà dal Suo amore (1 Giovanni 4:4; 5:5; Romani   8:35-39).

Efesini 1:15: I segni di un vero cristiano.

Efesini 1:15: I segni di un vero cristiano.
"Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù “e del vostro amore per tutti i santi”. 

Il solo fatto che pensiamo di essere cristiani non è sufficiente, il fatto che altre persone potrebbero dire che siamo cristiani, non è sufficiente. Il semplice fatto che una persona dica che egli sia un cristiano non prova che egli sia un vero cristiano!
Ci deve essere qualche prova come la fede nel Signore Gesù e l’amore verso i credenti.
Paolo da la motivazione della sua preghiera e ringraziamento (v.16): la fede nel Signore Gesù e l’amore per tutti i cristiani. 
La fede dei credenti nel Signore Gesù. 
La “fede” nel Signore Gesù', indica non solo la fiducia, ma la sfera o la locazione in cui vive e agisce la fede, il regno in cui opera la fede, quindi una fede attiva costante nella persona di Gesù (Efesini 1:1; Colossesi 1:4).
Può avere anche il senso di fedeltà nei riguardi del Signore Gesù, quindi anche entrambi: fiducia e fedeltà.
Avere fede nel Signor Gesù significa vedere tutto in Lui, Egli è il nostro tutto e Lui è tutto dentro noi.
Gesù era al centro della loro vita, questi credenti vivevano una vita Cristocentrica! (cfr. Filippesi 1:21). Il cristiano è la persona nella cui vita e prospettiva il Signore Gesù Cristo è al centro (Colossesi 2:6-7). Il cristiano è un uomo che vede e trova tutto nel suo Signore e Salvatore Gesù Cristo, in Lui si ha una vita abbondante e in Lui si ha tutto pienamente (Giovanni 10:10; Colossesi 2:10). Avere fede in Lui significa riporre tutta la speranza in Lui e non nei nostri meriti, o giustizia, nelle nostre azioni, o nella nostra vita, né in quella di nessun altro! (Filippesi 3:3-9).
L’amore dei credenti per gli altri credenti.
Questo è il secondo motivo, per cui Paolo prega e ringrazia per questi cristiani. 
Galati 5:6 ci dice che quello che vale è la fede che opera per mezzo dell’amore 
“Santi” (hagious) si riferisce a tutti i credenti della chiesa locale (Efesini 1:1,4,13; 3:18;6:18). 
Il cristiano non ha solo una relazione verticale con Gesù Cristo, ha anche a una relazione orizzontale con gli altri cristiani. La vera fede si esprime nella pratica attraverso l’amore per tutti i cristiani (cfr. Colossesi 1:4) e non solo (Matteo 22:39; Galati 6:10). L’amore è una conseguenza della fede (Giacomo 2:8-26).
L’amore è una caratteristica di coloro che hanno conosciuto  Dio (1 Giovanni 4:8; 2:9-11; 3:14) e di coloro che sono discepoli di Gesù (Giovanni 13:35), è la prova, o la genuinità di avere fede. 
L’amore è una caratteristica di coloro che hanno l’amore di Dio, la caratteristica che proviene dal fatto che l’amore di Dio è presente nei veri cristiani (1 Giovanni 4:7), amore che è stato sparso nei loro cuori per opera dello Spirito Santo (Romani 5:5).
Quindi se tu dici di essere un cristiano, la tua vita sarà Cristocentrica e amerai i tuoi fratelli in Cristo.

Efesini 1:15: La motivazione dell’intercessione di Paolo.

Efesini 1:15: La motivazione dell’intercessione di Paolo.
“ Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere”. 

Molte chiese e molti cristiani, si comportano come se la predicazione e la sana dottrina siano la cosa più importante, certamente lo sono, ma lo è anche la preghiera. Una chiesa, o individuo che mette solo l’enfasi sulla predicazione e sulla dottrina, e trascura la preghiera, è come una bella macchina sportiva senza molto olio nel motore, può fare un bel rombo, può andare veloce, ma prima, o poi si romperà. 
Alla luce della loro meravigliosa eredità in Gesù Cristo (Efesini 1:3-14), Paolo adesso intercede per i possessori di quel tesoro.  Nonostante le sue condizioni potessero essere difficili, perché si trova agli arresti, Paolo prega per gli altri, non è risucchiato dai suoi problemi. Siamo di fronte un uomo spirituale. Quando si hanno problemi, alcuni non hanno voglia di pregare per gli altri e forse non lo fanno nemmeno per loro stessi. Paolo invece prega per gli altri. Noi vediamo l’occasione della preghiera: Paolo aveva sentito parlare della fede e dell’amore di questi credenti e quindi prega per loro. 
O Paolo si riferisce a credenti che non conosceva (la lettera agli Efesini in realtà era una lettera circolare per le chiese dell’Asia Minore, scritta anche a credenti che Paolo non conosceva di persona delle chiese circostanti Efeso, vedi Colossesi 1:4,7,9).
Oppure si riferisce alla chiesa che conosceva, ma che dall’ultimo contatto con loro era passato un po’ di tempo, e avendo ricevuto notizie nuove positive sulla loro fede e sul loro amore (stavano continuando e crescendo nella fede), questo, l’ha spinto a pregare per loro.
Oppure si erano aggiunti dei nuovi credenti alla chiesa di Efeso e aveva sentito parlare di loro, della loro fede e amore per i fratelli, e quindi prega per loro.
Comunque sia la motivazione per cui Paolo prega per queste persone è: erano cristiani, erano dei fratelli in Cristo. Questo dovrebbe motivarci a pregare per i nostri fratelli, per i loro bisogni (Efesini 1:17-18). Facciamo parte di un'unica chiesa, di un unico corpo, di un'unica famiglia, di un unico popolo, di un unico tempio (Efesini 1:22-23; 2:19-22; 4:4,15-16), non possiamo essere indifferenti ai nostri fratelli in Cristo, sia se li conosciamo o no. Pregare per loro è un atto di amore per Dio e loro stessi, un atto d’identificazione, cioè li reputiamo parte di noi stessi e noi di loro come membri del corpo unico di Cristo. Paolo ringrazia Dio per questi credenti per la loro fede e per il loro amore. Così colui che si dice di essere un cristiano dovrebbe ringraziare Dio per i suoi fratelli in fede. Paolo mette in pratica ciò che dice il Salmista: “Quanto ai santi che son sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto” (Salmo 16:3). 
Tu li stai onorando?

Esdra 7:10: Un uomo di risveglio!

Esdra 7:10: Un uomo di risveglio!
“poiché Esdra si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del SIGNORE, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine”.

Nel suo viaggio da Babilonia a Gerusalemme, il sacerdote e scriba Esdra è stato accompagnato e protetto dal Signore (Esdra 7:6-9), il motivo era perché si era dedicato con tutto il cuore allo studio, alla pratica e all’insegnamento della legge del Signore.
Esdra è un modello esemplare sul tipo di rapporto che un credente dovrebbe avere con la Bibbia.  È un modello di un uomo di risveglio per la chiesa oggi. Per Esdra, la legge del Signore, non era un passatempo, non era un hobby, non era un modo per accrescere la sua cultura, o soddisfare la sua curiosità, era la sua vita! Amava Dio, la Sua Parola, amava il Suo popolo.
 “Si era dedicato” (hekîn) indica stare fermo, essere fermamente deciso, determinato (1 Samuele 7:3; 1 Cronache 29:18). Può avere anche il senso di prestare attenzione, esaminare (1 Samuele 23:22; 2 Cronache 12:14;19:3; 30:19).
Esdra aveva dedicato tutto se stesso alla Parola di Dio, la parola "cuore" (lebab) indica tutto il proprio essere. 
Noi vediamo un ordine ben preciso. 
Studiare.
Ezra ha concentrato tutto se stesso e tutta la sua vita allo studio della Parola di Dio e questo non era un compito fastidioso, o noioso, era la sua gioia (Salmo 1:2). Quanto tempo dedichi alla lettura e allo studio della Parola di Dio? Dio (quindi la Sua Parola) è prezioso per te? Molti cristiani si accontentano semplicemente di leggere alcuni versetti della Bibbia qua e là, ma non hanno un vero desiderio di conoscere Dio e di crescere spiritualmente. Per conoscere e crescere è importante studiare!
Praticare.
Siamo chiamati non solo a studiare la Bibbia, ma anche a praticarla (cfr. Giacomo 1:22). Esdra praticava la Parola di Dio. La legge del Signore, non era per lui una lettera morta, ma una realtà vivente. 
Lo scopo dello studio della Bibbia è di praticarla, di renderci uomini e donne di Dio (2 Timoteo 3:16-17). La Bibbia è pensata per essere vissuta in tutte le circostanze della vita quotidiana (Salmo 119:105). Ci sono cristiani che amano trascorrere tutto il loro tempo a parlare della Bibbia, e discutere i punti più delicati della dottrina, ma non la mettono in pratica. 
Insegnare.
Esdra teneva egoisticamente per sé ciò che sapeva, ma la insegnava agli altri affinché gli altri potessero seguire Dio (cfr. Esdra 9; Neemia 8:4-6). La rivelazione di Dio ha per scopo l'ordinamento della vita del suo popolo e Dio chiama uomini e donne affinché dedichino la loro vita a questo ministero.
Se Esdra studiava, praticava, e insegnava la legge del Signore, questo perché ne riconosceva l’autorità! Era consapevole che dietro le Sacre Scritture ci fosse l'autorità del Dio vivente, la rivelazione della Sua volontà e lo scopo per il suo popolo. Credi che la Bibbia sia l'autorità di Dio? allora segui l'esempio di Esdra!

Galati 5:16: La vittoria sul peccato!

Galati 5:16: La vittoria sul peccato!
"Io dico camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne”.

Noi in questo passo vediamo come vincere il peccato! 
“Camminate secondo lo Spirito”, significa lasciare che la nostra condotta sia diretta dallo Spirito Santo!
I cristiani, cioè coloro che sono stati salvati da Gesù (Galati 1:4; 2:16) hanno ricevuto lo Spirito Santo e la Sua presenza si vede dalla Sua opera potente nel credente (Galati 3:2,5).
Paolo sta esortando i credenti a proseguire in questo modo la vita cristiana, non in modo libertino nel peccato (Galati 5:13), e non in modo legalistico, secondo i propri sforzi (Galati 3:1-5). C'è una meravigliosa certezza: se noi camminiamo secondo lo Spirito Santo non adempiremo affatto i desideri della carne! Questo sarà il risultato di chi vive secondo lo Spirito Santo.
 “Camminate secondo lo Spirito" significa “per lo Spirito”, e cioè: in dipendenza, sotto il e la potenza dello Spirito Santo. 
Lo Spirito Santo è la risorsa e il sostegno dei credenti, affinché possiamo comportarci come Dio vuole, in modo spirituale, in modo santo.
Lo Spirito Santo non solo ci rende una nuova persona, ma è anche l’unico mezzo per vivere in modo cristiano!
Dunque, “camminate secondo lo Spirito”, significa lasciare che la nostra condotta sia controllata e diretta dallo Spirito Santo!
Questo è confermato dal v. 18 dove leggiamo: “Ma se siete guidati dallo Spirito, non siete sotto la legge”.
“Guidati” (agesthe-presente passivo indicativo) era usato per la deportazione degli schiavi, o dei prigionieri, quindi erano sottomessi e controllati. Noi troviamo per esempio lo stesso termine quando i soldati arrestarono Gesù e lo condussero nella casa del sommo sacerdote (Luca 22:54; cfr. Atti 21:34; 23:10).
 “Guidati” è un presente passivo indicativo, perciò ogni giorno lasciamoci guidare dallo Spirito Santo!
Il principio è come in Matteo 11:29 dove Gesù dice: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me perché io sono mansueto ed umile di cuore e voi troverete riposo alle anime vostre”. Il giogo era uno strumento usato dai contadini per tenere insieme i buoi quando aravano, così andavano insieme e si sostenevano. In questo caso è Gesù che ci porta e ci sostiene. 
Quindi se tu ti svuoti di te stesso, ti sottometti allo Spirito Santo e ne sarai controllato, cioè ripieno, ti comporterai secondo i desideri dello Spirito Santo e non della carne, la natura peccaminosa (Galati 5:19-21).
Se tu ti sottometti, se dipendi e ti lasci controllare dallo Spirito Santo, ti comporterai di conseguenza, cioè avrai una vita cristiana secondo i desideri dello Spirito Santo, una vita cristiana santa! Non adempirai i desideri della carne!
Solo attraverso la potenza dello Spirito Santo saremo in grado di vincere il peccato, e avere quindi un carattere simile a quello di Gesù Cristo (Galati 5:22). 
Ma ti devi svuotare del tuo IO per essere poi riempito dallo Spirito Santo. Se sei pieno di orgoglio e di egoismo non c'è posto per lo Spirito di Dio. 
Noi prima ci dobbiamo svuotare per poi essere riempiti.

2 Cronache 7:14: La via della benedizione di Dio.

2 Cronache 7:14: La via della benedizione di Dio.
"se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, gli perdonerò i suoi peccati, e guarirò il suo paese".

Queste parole sono una risposta alla preghiera di Salomone (2 Cronache 6:26-31). Salomone terminò di costruire il tempio del Signore. Poi il Signore gli apparve e gli disse che quando non avrebbe mandato la pioggia (a causa dei loro peccati 2 Cronache 6:26), quando avrebbe mandato le locuste per divorare il paese, o la pestilenza (2 Cronache 7:11-13), se il suo popolo si umilierà, pregherà, cercherà la sua faccia e si convertirà dalle sue vie malvagie, Dio lo esaudirò dal cielo, gli perdonerà i suoi peccati, e guarirà il suo paese. 
Dio promette di esaudire la preghiera, il perdono dei peccati, e la guarigione del paese (benedizione, pace e prosperità).
Questo è meraviglioso, ma ci sono delle condizioni. Il v. 14 ci parla dell'intensità e della sincerità con cui il popolo di Dio deve desiderare e cercare Dio. Dio non approva, non si fa trovare e benedice chi lo cerca con forme esteriori, con rituali formali (cfr. Isaia 1:10-15; Geremia 7:1-15; Amos 5:21-24; Michea 3:9-12).
Queste istruzioni servono a chiarire che il popolo di Dio deve andare al di là del ritualismo, del formalismo religioso.
In primo luogo vediamo che il popolo di Dio deve umiliarsi. 
Questo significa riconoscere il peccato e riconoscere la nostra dipendenza totale da Dio (2 Cronache 12:1, 6-7; 32:26; 33:12-20; Matteo 18:4; Giacomo 4:6,10; 1 Pietro 5:5-6).
In secondo luogo il popolo di Dio deve pregare. 
Questo termine generico è spesso associato per invocare Dio per chiedere aiuto nel momento del bisogno (2 Cronache 14:8-11; 18:31; 20:6-24; Efesini 6:18; Filippesi 4:6; 1 Tessalonicesi 5:17).
In terzo luogo il popolo di Dio deve cercare la faccia di Dio.
“Cercare” ha una connotazione di culto e di ricerca del favore di Dio con tutto il cuore ( 2 Cronache 11:16; 15:3-4,15;20:4).
Dio deve essere cercato e messo al primo posto (Matteo 6:33; Esodo 20:2-3).
In quarto luogo il popolo deve convertirsi dalle sue vie malvagie. 
La devozione a Dio deve essere dimostrata con una vita trasformata. La conversione è allontanarsi dal male e un atto di svolta verso qualcuno, in questo caso verso Dio (2 Cronache 15:4; 24:19; 30:6; Atti 3:19; 26:18-20). 
Noi possiamo trovare in questo versetto un ammonimento e incoraggiamento. Dio è severo verso il peccato e giudica i peccatori, ma nello stesso tempo se ci umiliamo davanti a Lui, se lo preghiamo, se cerchiamo la sua faccia sinceramente, se ci convertiamo veramente a Lui, c’è la Sua benedizione. 

2 Corinzi 3:18: La trasformazione progressiva del credente.

2 Corinzi 3:18: La trasformazione progressiva del credente.
“E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito”. 

Il credente può contemplare a viso scoperto senza velo il Signore, questo significa che le nostre menti non sono più nelle tenebre perché siamo convertiti (2 Corinzi 3:15-16). 
“A viso scoperto” (anakekalummenō- perfetto passivo participio) sottolinea la permanenza e l'irreversibilità del suo stato svelato. Il cristiano può sempre contemplare la gloria del Signore! 
“Contemplando” (katoptrizomenoi-presente medio participio) è riflettere se stessi in uno specchio. Quindi quando ci specchiamo nella gloria del Signore, siamo trasformati nella Sua stessa immagine. Se dobbiamo individuare lo “specchio” in cui si vede la gloria di Dio, è probabile che sia Cristo com’è presente nel Vangelo (2 Corinzi 4:4-6; Colossesi 1:15; Ebrei 1:1-4; Giovanni 1:18). 
Così noi rispecchiandoci nella gloria del Signore, lo Spirito Santo ci trasforma nella stessa immagine del Signore e quindi la Sua gloria è riflessa in noi!! Non siamo noi che ci trasformiamo all’immagine di Cristo, ma è lo Spirito Santo che ci trasforma, ma gli è lo dobbiamo permettere di farlo. 
“Trasformati” (metamorphoumetha- presente passivo indicativo) significa cambiamento di forma. Ricorda la parola metamorfosi, quindi la trasformazione di un bruco in farfalla. 
La trasformazione che avviene nell'essere interiore di una persona influisce su tutto il suo modo di pensare, parlare e agire. Le conseguenze esterne diventano immediatamente evidenti e via via più esplicite. 
"Trasformati", dunque si riferisce alla santificazione continua, progressiva e graduale dei credenti. 
La vita cristiana è un processo continuo di crescita nell'immagine del Signore di gloria in gloria (cfr. Galati 4:19).
La “gloria” (doxan) può avere diversi significati, ma qui si riferisce alla somma degli attributi, alle qualità divine. 
“Di gloria in gloria” si riferisce alla trasformazione progressiva, a un aumento graduale, che avanza in gradi, che va da una tappa di grado a un’altra, da uno stadio di gloria a un altro fino ad arrivare dopo la morte alla glorificazione in cielo (Romani 8:17, 28-30; 12:2; Efesini 4:23; Filippesi 3:20-21; Colossesi 3:10).
La frase denota uno splendore che cresce, in contrasto alla gloria breve che rifletteva sulla faccia di Mosè (2 Corinzi 3:13). 
Così il cristiano (tutti) contemplando la gloria del Signore, il suo carattere è trasformato secondo l'azione del Signore che è lo Spirito, lo Spirito Santo, nella Sua stessa immagine (eikona), cioè assomiglierà a Cristo in un senso morale e spirituale (cfr. Romani 8:29; 2 Corinzi 4:4).
Noi contempliamo il Signore e lo Spirito ci trasforma nel carattere di Gesù Cristo!
Pertanto se vogliamo essere trasformati di gloria in gloria, dobbiamo contemplare ogni giorno Cristo così come c’è stato rivelato nella Bibbia! Non ci sono altri mezzi.

LA CONOSCIBILITÀ DI DIO.

LA CONOSCIBILITÀ DI DIO.
Nonostante molti dicono che Dio non esista - la Bibbia questi li chiama: “stolti”  (Salmo 14:1) - ci sono delle prove evidenti della Sua esistenza come per esempio la creazione, la Bibbia, Gesù Cristo, la coscienza dell’uomo.
Se Dio esiste ne vale la pena conoscerlo.
L'umanità ha bisogno di conoscere Dio più di qualsiasi altra cosa. C.H. Spurgeon disse: “La conoscenza di Dio è la grande speranza dei peccatori”.
In questo sermone parlerò della possibilità di conoscere Dio, la parzialità nel conoscere Dio, il prerequisito per conoscere Dio.

1 Cronache 28:20: Dio ci chiama a servirlo con la certezza della sua presenza.

1 Cronache  28:20: Dio ci chiama a servirlo con la certezza della sua presenza.
Davide disse ancora a suo figlio Salomone: «Sii forte, fatti coraggio, e mettiti all'opera; non temere, non ti sgomentare; perché il SIGNORE, Dio, il mio Dio, sarà con te; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà fino a che tutta l'opera per il servizio della casa del SIGNORE sia compiuta».

Davide dà le indicazioni al figlio (a Salomone), riguardo la costruzione del tempio. Davide aveva in cuore di costruire un tempio al Signore, ma il Signore non volle perché era un uomo di guerra e aveva sparso molto sangue. Secondo le indicazioni di Dio a costruire il tempio doveva essere Salomone (1 Cronache 28:1-10; cfr. 1 Cronache 22:11-13). Davide preparò tutto il lavoro di costruzione e lo diede al figlio (1 Cronache 28:11-19).
Il versetto 20 ricorda le espressioni di Mosè quando affidò l’incarico a Giosuè (Giosuè 1:9).
Noi in questo versetto vediamo l’ esortazione.
Davide esorta il figlio Salomone a essere forte, a farsi coraggio, a non temere, a non sgomentarsi, a mettersi all’opera per costruire il tempio.
Quando può essere importante una parola di esortazione e d’incoraggiamento al momento giusto (Proverbi 15:23; Efesini 4:29). Morte e vita sono in potere della lingua (Proverbi 18:21). Che potenza ha una parola! Lo sappiamo benissimo, e quindi dovremmo stare molto attenti a ciò che diciamo. Le parole influenzano significativamente un’altra persona (Proverbi 12:25; 15:4; 16:24; 25:11). Questo anche riguardo la consacrazione di una persona e il servizio cristiano. 
Salomone aveva bisogno di sentire quelle parole! Stava per costruire il tempio del Signore! Poteva avere mille pensieri, e tante paure. Sarebbe stato all’altezza? C’è l’avrebbe fatta a finirlo? 
Noi in questo versetto vediamo la rassicurazione.
Dio non lascerà da solo Salomone, sarà con lui e non l’abbandonerà fino a quando il tempio non lo avrebbe completato. Dio aveva scelto Salomone per costruirlo e Dio lo avrebbe aiutato. 
Il Signore non abbandona il suo popolo nel servirlo: con il compito dà anche la sua presenza, sostegno, aiuto (Matteo 28:18-20; Atti 1:8; 18:9; 1 Corinzi 15:10; 2 Corinzi 3:5; 2 Timoteo 4:17). Quando Dio ci dà un compito, ci dà le capacità, i mezzi e il soccorso per realizzarlo! Pertanto non prendiamo scuse nel servirlo dicendo che non siamo capaci, oppure se abbiamo paura di sbagliare, o paura di qualsiasi altra cosa perché Dio è con noi e ci dà ciò che è necessario per servirlo secondo la sua volontà.
Che conforto doveva essere per Salomone sapere che il Dio fedele di Davide sarebbe stato con lui, è che conforto per noi sapere che il Dio fedele di Davide e Salomone è con noi! Non c’è assolutamente niente d’impossibile che non possiamo affrontare noi e il Signore! (Filippesi 4:13). 
Dio ci chiama a servirlo con la meravigliosa certezza della sua presenza, con la meravigliosa certezza che sarà con noi, non ci lascerà e non ci abbandonerà!
Avere Dio con noi e avere tutto! Dio è più che sufficiente! 
Grazie Signore. 

1 Corinzi 10:13: Dio ci darà una via di uscita!

1 Corinzi 10:13: Dio ci darà una via di uscita!
Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare.

Questo versetto è uno dei più famosi e amati della Bibbia, molte persone vi hanno trovato e trovano conforto e pace. 
La parola “tentazione” (peirasmos) può avere il significato d’istigazione al peccato, oppure di mettere alla prova. Le tentazioni sono da Satana (Matteo 4:1-11; 1 Tessalonicesi 3:5), ma le prove sono da Dio (Genesi 22:1-12; Deuteronomio 8:2). 
La tentazione fa parte della vita del cristiano. Paolo si rivolge a ogni credente che è alle prese con i problemi quotidiani della vita. Ma vediamo alcuni aspetti incoraggianti per la nostra vita che l’apostolo ci vuole ricordare.
Dio è fedele.
La fedeltà di Dio al suo popolo è perfetta, anche se la fedeltà degli uomini verso di lui è imperfetta. Più volte Paolo afferma che Dio è fedele (1 Corinzi 1:9; 2 Corinzi 1:18; 1 Tessalonicesi 5:24; 2 Tessalonicesi 3:3), cioè, fedele alle sue promesse e costante nel suo amore e soccorso per il suo popolo. Dio non è volubile, o arbitrario, Dio è fedele al suo popolo e non permetterà che siano tentati al di là di quello che possono sopportare. Dio si prende cura dei suoi figli, ed Egli permette a volte la tentazione, perché di fronte a essa ci può essere un'esperienza di crescita (Romani 8:28-29).
Dio non permetterà una tentazione che va oltre le nostre forze.
Che sollievo sapere che Dio pone dei limiti! Dio pone dei limiti alle tentazioni umane Dio, è potente e fedele, non permetterà ai suoi figli di essere chiusi e schiacciati dalle tentazioni. Dio filtra le tentazioni nel senso che non permetterà un peso che non possiamo sopportazione, un peso che va al di là delle nostre forze.
Dio promette di dare al suo popolo la forza di resistere.
Dio controlla l'intensità della prova e di fornisce un modo per superare la tentazione.
Dio ci darà una via di uscita.
Dio aiuta, soccorre il suo popolo durante le loro prove. “Via diuscita” (ekbasin) secondo lo studioso Leon Morris può indicare la gola di una montagna; l’immagine è di un esercito intrappolato fra le montagne e sfugge attraverso questa via di uscita. Così il credente può avere la certezza che ci sarà una via di uscita dalla tentazione.  
Ma la via d'uscita non è la via della rinuncia, né di ritiro, ma una conquista nel grazie al potere e alla grazia di Dio.
Questo versetto è di avvertimento perché non esiste alcuna tentazione che un credente non possa sopportare, quindi il credente deve sopportare la tentazione, non può giustificarsi come a volte fa quando pecca. Nello stesso tempo è un incoraggiamento, quando siamo tentati, non disperiamo, l’Iddio fedele ci darà la forza di sopportare e una via di uscita.

2 Re 23:25: La vera conversione.

2  Re 23:25: La vera conversione.
Prima di Giosia non c'è stato re che come lui si sia convertito al SIGNORE con tutto il suo cuore, con tutta l'anima sua e con tutta la sua forza, seguendo in tutto la legge di Mosè; e, dopo di lui, non ne è sorto uno simile.

Giosia è stato un re unico sia riguardo ai suoi predecessori (compreso Davide) e sia riguardo a coloro che vennero dopo di lui. Giosia è ricordato positivamente: si è convertito al Signore con tutto se stesso seguendo in tutto la legge di Mosè. 
“ Si sia convertito” (Šāb) indica tornare indietro a Dio, girare le spalle al peccato e al diavolo e quindi essere devoti a Dio (1 Re 8:33, 48; Geremia 3:7; Isaia 55:7; Atti 26:18; 1 Tessalonicesi 9).
La conversione non è semplicemente solo qualcosa che si sente, ma è un'azione verso Dio, qualcosa che si fa che coinvolge tutto il nostro essere.
Giosia si è convertito con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la sua forza. Questa triplice espressione indica l'intera natura emotiva, volitiva e mentale dell'uomo, la sua natura morale e la sua vitalità fisica (Deuteronomio 6:5).
Una vera conversione a Dio in qualsiasi circostanza comporterà umiliazione, un vero e proprio cambiamento del cuore, una ricerca sincera del Signore e l’obbedienza (Deuteronomio 4:30; 30:2, 10; Geremia 24:7).
Ora la domanda è: quanti di coloro, che hanno fatto una professione di fede di essere cristiani, sono veramente convertiti con tutto se stessi come Giosia? Se non ci siamo convertiti con tutto il cuore, l’anima e la forza non è una vera conversione! Se c’è stata una conversione solo intellettuale, non è una vera conversione, deve essere coinvolto tutto il nostro essere. Se c’è stata solo una conversione emotiva e intellettuale, non è una vera conversione! La vera conversione a Dio coinvolge tutto il nostro essere. La conseguenza sarà il perdono dei peccati, l’entrata nel regno dei cieli (Matteo 18:3; Atti 3:19; 26:18), questo è in Gesù Cristo (1 Pietro 2:23-25). 

1 Re 18:21: Non possiamo seguire due padroni.

1 Re 18:21: Non possiamo seguire due padroni.
Allora Elia si avvicinò a tutto il popolo, e disse: «Fino a quando zoppicherete dai due lati? Se il SIGNORE è Dio, seguitelo; se invece lo è Baal, seguite lui». Il popolo non gli rispose nulla.

La regina Izebel era una devota appassionata di Baal e di Astarte, e quindi anche una divulgatrice zelante di queste divinità pagane. Il marito, il re Acab, non era zelante come la moglie, ma aveva certamente sostenuto la sua fede (1 Re 16:31-33). È vero che i sovrani erano principalmente responsabili per il culto di Baal e di Astarte in Israele, ma le persone non erano senza responsabilità. Il popolo tentava di conciliare il culto a Dio, a Yahweh con quello di Baal e Astarte. La stragrande maggioranza del popolo seguiva questa idolatria.  Fin dai tempi del loro insediamento in Canaan, quando Israele attraversò il Giordano, il culto di Baal era vivo e vegeto, e attirò proseliti Israeliti (Giudici 2:11-13). Il Baalismo affascinò e sedusse il popolo di Dio molto tempo prima con le sue pratiche sessuali nei santuari, le sue elargizioni di fecondità (pioggia, grano, vino, olio).
Il re Acab radunò tutti i figli d’Israele (non deve essere inteso nel senso che ogni singola persona in Israele era presente) sul monte Carmelo, secondo il desiderio di Elia (v.19) con i 450 profeti di Baal e i 400 profeti di Astarte (dea della fecondità, le sacerdotesse si prostituivano, v.19).
Elia lancia una sfida dicendo che non possono zoppicare dai due lati, cioè vacillare, oscillare tra due pareri, convinzioni, culti, quindi seguire Dio e nello stesso tempo Baal e Astarte, solo il Signore va adorato e seguito con tutto il cuore (cfr. Matteo 22:37; Esodo 20:2-3).
Elia esorta a fare una scelta definitiva su chi seguire, dice che se il Signore (Yahweh) è Dio (Elohim), cioè Dio in assoluto, sovrano universale, il Creatore (Genesi 1; Isaia 45:18), si deve seguire Lui, se Baal è Dio si deve seguire Baal. Il popolo non rispose nulla, ma quando Elia invocò il fuoco dal cielo e questo cadde consumando l’olocausto, la legna, le pietre e la polvere con l’acqua che era nel fosso (vv.22-38), allora il popolo, gettandosi con la faccia a terra riconobbe che il Signore è Dio! (1 Re 18:39).
Oggi le cose per molti non sono tanto cambiate: si cerca di fare una sintesi tra vari credi, il farsi una religione fai da te, mischiando varie religioni, o filosofie, oppure vacillare seguendo un po’ Dio e un po’ qualche altra convinzione in base ai desideri, agli interessi personali. Ma non possiamo seguire il Dio della Bibbia e insieme, o a tratti, i Baal moderni. Se il Signore è Dio (il Creatore, Sovrano assoluto) siamo chiamati a essergli fedeli in senso assoluto, radicale, totale, esclusivo. Non possiamo seguire due padroni (Matteo 6:24). Non possiamo vacillare tra due opinioni, tra due culti di divinità. Il Dio della Bibbia, Yahweh richiede fedeltà assoluta (Giosuè 24:14-20).

Romani 8:26-27: Lo Spirito Santo intercede per i santi secondo la volontà di Dio.

Romani 8:26-27: Lo Spirito Santo intercede per i santi secondo la volontà di Dio.
…ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili; e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.

I sospiri ineffabili dello Spirito Santo non sono espressi a parole in quanto non necessitano di esserlo dal momento che c’è una comunicazione e una conoscenza  profonda all’interno della Trinità! 
Dio conosce i cuori dei cristiani, infatti “santi” (hagion) si riferisce a tutti i cristiani. Tutti coloro che credono in Gesù Cristo e al suo sacrificio in croce e si sono pentiti dei loro peccati (1 Corinzi 1:2,30; Ebrei 10:10-14).
“Esamina” (ereunōn) è cercare di scoprire, scandagliare, è un’approfondita indagine (Giovanni 5:39; 7:52; Romani 8:27; 1 Corinzi 2:10; 1 Pietro 1:11; Apocalisse 2:23) e di conseguenza conoscere. “Cuore” (kardia) denota la sede della vita interiore, nascosto da occhi umani, il centro dove sono radicati i desideri, i valori e le motivazioni, quindi il centro della vita emozionale, intellettuale e volitiva.                  
Dio conosce i segreti che sono nel cuore degli esseri umani. Questa verità la leggiamo diverse volte nella Bibbia (1 Samuele 16:7; 1 Re 8:37-39:37;  Salmi 7:9; Atti 1:24,ecc.).
Vi è anche una conoscenza profonda reciproca tra Dio e lo Spirito Santo! Dio conosce i desideri anche dello Spirito Santo. “Desiderio” (phronēma) è il pensiero riflessivo, l’intenzione, ciò che lo Spirito Santo ha in mente (Cfr. Romani 8:6). Dall’altra parte lo Spirito Santo conosce il volere di Dio. Lo Spirito Santo, essendo lo Spirito di Dio conosce bene la volontà di Dio e quindi intercede secondo la volontà di Dio (1 Corinzi 2:10-11). “Secondo” (katá) indica in conformità in armonia con la volontà di Dio, oppure in modo come Dio vuole. 
Poiché la volontà dello Spirito Santo e quella del Padre sono identiche, ovviamente lo Spirito Santo e il Padre conoscono entrambi i desideri, il Padre conosce i desideri dello Spirito e lo Spirito conosce i desideri del Padre tanto da intercedere secondo la volontà di Dio Padre. 
Anche se le parole dello Spirito non sono espresse, il Padre conosce ciò che lo Spirito sta pensando. Questa è un'affermazione interessante circa l'Onniscienza del Padre e l'intimità all'interno della Trinità.         
Anche se i credenti non sanno cosa dire in preghiera, lo Spirito prega per loro secondo la volontà di Dio. Pertanto l’intercessione dello Spirito Santo è efficace perché c’è una totale e profonda armonia, tra lo Spirito Santo e Dio Padre.         
Dio conosce l’intenzione dello Spirito Santo senza che questa debba essere espressa con chiarezza. Questi sospiri hanno un contenuto profondo, sono delle richieste divine per il benessere spirituale di ogni credente. 
In un modo per noi incomprensibile, questi sospiri sono una comunicazione all’interno della Trinità. Le nostre preghiere sono piene di errori e mancanza di buon senso, a volte, ma lo Spirito li prende e li presenta come dovrebbero essere davanti a Dio, le rende secondo la sua volontà. Grazie Signore per l’intercessione dello Spirito Santo.

Romani 8:26-27: Lo Spirito Santo intercede con sospiri ineffabili.

Romani 8:26-27: Lo Spirito Santo intercede con sospiri ineffabili.
…ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili;e colui che esamina i cuori sa quale sia il desiderio dello Spirito, perché egli intercede per i santi secondo il volere di Dio.

Nella preghiera, lo Spirito intercede per noi davanti a Dio. Il verbo “intercede” di Romani 8:26 (huperentunchanei- presente attivo indicativo) è fare una petizione personale per un altro.  Così anche il verbo “intercede” di Romani 8:27 (entunchanei- presente attivo indicativo) si riferisce in primo luogo a quello d’avvicinarsi a qualcuno per parlargli, con una domanda, da qui pregare, sollecitare. La stessa parola è usata in riferimento all’intercessione di Gesù che intercede per i credenti per la loro giustificazione (Romani 8:34; Ebrei 7:25-28). Perciò questa intercessione è più di un semplice incontro! Lo Spirito Santo intercede per noi indica per il nostro conto. Come Gesù intercede per la nostra salvezza, lo Spirito intercede per le nostre preghiere.
La parola “sospiri” (stenagmois) viene usata nella traduzione greca dei Settanta dell’Antico Testamento per indicare un forte lamento, o la sofferenza umana (Giobbe 23:2; 30:11,25). La parola è utilizzata anche nella preghiera a Dio per indicarne la sua profondità e intensità, come per esempio i gemiti del popolo Ebreo schiavo e angariato in Egitto (Esodo 2:24; 6:5; Atti 7:34). Così anche nel Nuovo Testamento (2 Corinzi 5:2-4; cfr. Romani 8:22), il gemere, o il sospirare avviene a causa di una condizione di oppressione in cui l'uomo soffre e da dove vuole essere liberato perché non è in accordo con la sua natura, con i suoi desideri, o speranze, o aspirazioni.  
La parola “ineffabili” (alalētois ) può indicare sentimenti che non sono espresse a parole, oppure parole inesprimibili. Parole che non possono esprimersi, che non possono essere pronunciate perché troppe profonde e perché trascendono, vanno al di là, del linguaggio umano! 
La nostra incapacità di conoscere la volontà di Dio e la conseguente incapacità di pregare Dio in modo specifico, certamente è soddisfatta dallo Spirito di Dio, che intercede davanti a Lui in armonia e perfettamente con la Sua volontà. La preghiera dello Spirito Santo che dimora nel credente è afferrata immediatamente dal Padre, al quale la preghiera è rivolta. I credenti sono deboli, nel senso che non sanno pregare come Dio vuole, infatti, la totalità, o i dettagli della volontà di Dio, è nascosta a loro, ma lo Spirito compensa la loro mancanza e intercede per i santi. 
Pertanto quando non sappiamo cosa Dio vuole, o quando non preghiamo con le parole giuste, oppure quando non abbiamo nemmeno alcuna idea precisa di quello che desideriamo, o se l’abbiamo, ma non sappiamo come comunicarle a Dio, lo Spirito Santo che dimora in noi credenti e ci conosce bene, sa quali sono i nostri bisogni, o i nostri desideri, li eleva con sospiri ineffabili secondo la volontà di Dio in modo che Dio li accolga.  
Lo Spirito Santo intercede in modo perfetto per nostro conto!! Pertanto non disperare se dici di non saper pregare, o non sai per che cosa pregare.

2 Samuele 22:7: Dio è presente nella vita del suo popolo.

2 Samuele 22:7: Dio è presente nella vita del suo popolo.
Nella mia angoscia invocai il SIGNORE, gridai al mio Dio. Egli udì la mia voce dal suo tempio. Il mio grido giunse ai suoi orecchi.

Queste parole fanno parte di un canto di ringraziamento di Davide in onore del Signore. Un canto che esprime un’esperienza vissuta. Davide era vicino alla morte a causa dei suoi nemici (v.1,5-6), ma Dio lo ha soccorso. L’uscita da una situazione drammatica è dall’Alto, da Dio. Davide ha gridato a Dio nella sua angoscia (ṣārar-distretta, legame, difficoltà), e Dio l’ha liberato. Dalla profondità della disperata situazione, Davide ha pregato e Dio ha risposto. L’aiuto di Dio è a un alito di preghiera.
Davide invocò, gridò a Dio, cioè gli ha chiesto aiuto, soccorso e Dio ha ascoltato la sua voce liberandolo.
Davide dice che Dio si trovava nel tempio, alcuni pensano al tempio terreno di Gerusalemme, altri al tempio in cielo. Molto probabilmente è il tempio in cielo (cfr. vv.10-11; Salmo 11:4).  
Da questo versetto possiamo imparare alcuni aspetti importanti.
1) Non esistono problemi, anche disperati che Dio non può risolvere in risposta alla preghiera.
Dio è Onnipotente, può liberarci da qualsiasi difficoltà come vediamo in questa storia di Davide e in tutta la Bibbia. Dio è il nostro soccorritore sempre pronto ad aiutarci (Salmo 46:1).
2) Dio non è limitato dalla distanza fisica.
Dio è sempre vicino, pronto a liberare i suoi figli. Dio si prende cura del suo popolo. Dio è trascendente, ma anche immanente. Dio è distante, ma nello stesso tempo è vicino al suo popolo, è distante per la sua natura, ma è presente nella vita del suo popolo. Dio non è solo al di là della creazione, è anche fortemente presente nella vita del suo popolo.
3) Dio ascolta la preghiera dei suoi figli.
I suoi occhi sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti al loro grido (Salmo 34:15). L’Iddio che abita in cielo, così distante è accessibile in preghiera. 
Dio soccorre al momento opportuno (Ebrei 4:16).
Benediciamo questo Dio grande presente nella vita del suo popolo. Un Dio che libera!


Romani 8:26: Lo Spirito Santo è un aiuto indispensabile nella preghiera.

Romani 8:26: Lo Spirito Santo è un aiuto indispensabile nella preghiera.
Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene.

Lo Spirito Santo non è il possesso esclusivo di chi è spiritualmente più forte, più maturo, ma è il dono di Dio anche per il debole. 
Lo Spirito Santo è un aiuto indispensabile per la nostra infermità.
Lo Spirito ci aiuta nella nostra debolezza attuale, ma non significa che la cancella, ma che ci aiuta! “Debolezza” (astheneia) indica insufficienza, incapacità, impotenza, limitazione, infermità (1 Corinzi 15:43; 2 Corinzi 11:30; 12:5-10; 13:4;Romani 8:27; Ebrei 4:15; 5:2; 7:28; 11:34). Paolo si riferisce alla debolezza in senso generale, alla totalità della condizione umana fragile (cfr. Romani 8:3), in contrasto con la perfezione del Creatore. Questa debolezza si ripercuote anche per le questioni spirituali, quindi anche nella preghiera. 
Lo Spirito Santo è un aiuto indispensabile per la nostra ignoranza.
Noi non siamo in grado di pregare in assoluta armonia con la volontà di Dio.  
Non sappiamo pregare come si conviene indica secondo la volontà di Dio.
 “Come” indica che cosa pregare, o per quello che dobbiamo pregare per una situazione specifica conforme alla volontà di Dio (v.27).  “Non sappiamo pregare come si conviene” si riferisce a pregare alla luce della realtà attuale della sofferenza mentre aspettiamo la nostra redenzione futura (Romani 8:18-25). Quindi, la debolezza dei credenti in preghiera è: non avere una comprensione adeguata di ciò che è la volontà di Dio, l’incapacità di discernere chiaramente la volontà di Dio in circostanze insolite, complesse e in situazioni di crisi, o di sofferenza. A causa delle nostre prospettive imperfette, della nostra fallibilità, delle nostre menti limitate non siamo in grado di percepire pienamente ciò che Dio desidera per noi per quella situazione particolare. Per questo motivo a volte preghiamo dicendo:”secondo la tua volontà” (Atti 18:21; Romani 1:10; 15:32; 1 Corinzi 4:19; Giacomo 4:13-15). 
Non sappiamo pregare come si conviene indica secondo i nostri veri bisogni.
Spesso non ci rendiamo nemmeno conto dei bisogni spirituali che abbiamo, o che hanno gli altri e tanto meno li sappiamo risolvere, anche quei credenti più maturi che sono uomini, o donne di Dio, che pregano sinceramente e costantemente non conoscono il piano di Dio riguardo ai loro bisogni, o a quelli degli altri.  È anche vero che, mentre noi spesso pensiamo di sapere cosa abbiamo bisogno, ci sbagliamo, perché non sempre siamo buoni giudici. Il nostro orizzonte è sempre limitato, e non sappiamo ciò che è meglio, o giusto per la gloria di Dio. Pertanto, è a causa della nostra ignoranza che lo Spirito interviene per sostenerci nella preghiera intercedendo per noi con sospiri ineffabili. Lo Spirito Santo viene in aiuto per portare i nostri fardelli. Egli viene come inviato dal cielo, è il Consolatore, il nostro Parakletos (Giovanni 14:25; 15:26; 16:7), per aiutarci! 
Se vogliamo, dunque, pregare secondo la volontà di Dio, dobbiamo affidarci allo Spirito Santo!

Romani 8:26: Lo Spirito Santo è un aiuto fondamentale per la nostra vita cristiana.

Romani 8:26: Lo Spirito Santo è un aiuto fondamentale per la nostra vita cristiana. 
Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene.

Lo Spirito Santo viene in aiuto alla nostra debolezza.
“Viene in aiuto”(sunantilambanetai) indica sostenere insieme, unirsi a un altro per aiutarlo a portare il peso insieme, quindi assistere qualcuno, alleggerire di una parte di lavoro, venire in soccorso di qualcuno. Perciò la parola indica l’azione di una persona che è affianco a un’altra persona per portare, o trasportare  insieme un carico; questa persona non porta da solo il peso, ma si unisce all’altra per portare il peso in uno sforzo comune! L’immagine che mi viene in mente è quando c’è un trasloco due persone portano il peso di un mobile insieme: uno da una parte e l’altro dall’altra. 
Quindi lo Spirito Santo si unisce al credente per aiutarlo, si unisce a noi per portare con noi il carico, così d’alleviarci il peso, ognuno distintamente con il proprio impegno nella preghiera! 
Lo Spirito Santo viene in aiuto al credente nei problemi spirituali e nelle difficoltà nella preghiera, non per l'assunzione totale della responsabilità, senza alcuno sforzo da parte nostra, ma per dare una mano amica, che ci permette di elaborare i nostri problemi e di superarli con il Suo aiuto riguardo la preghiera. Sapere che lo Spirito Santo porta il peso insieme a noi è di grande conforto, ma anche c’incoraggia a fare la nostra parte, è un antidoto contro la pigrizia, perché comunque lo Spirito Santo ci aiuta  nel nostro carico! 
Lo Spirito Santo è un aiuto ininterrotto.
 “ Viene in aiuto” (sunantilambanetai, presente indicativo) indica che lo Spirito Santo ci aiuta costantemente! Non va mai in ferie! È un compagno fedele! Non si tira indietro! Forse ti è capitato di chiedere aiuto a un amico, questo amico ti aveva assicurato l’aiuto, ma poi non ti ha aiutato per qualche ragione! Si è ammalato, oppure ha avuto un contrattempo, oppure si è dimenticato! Ebbene per lo Spirito Santo non esiste tutto questo! È sempre al tuo fianco per aiutarti! Niente e nessuno lo può ostacolare nell’aiutarti! Lo Spirito Santo opera incessantemente in noi per portare a compimento quello che noi non siamo in grado di portare da soli! 
Lo Spirito Santo è un aiuto introvabile.
“In aiuto” non indica solo che lo Spirito si unisce al credente per aiutarlo, ma anche che: solo lui può aiutarci! Non c’è nessun altro che può sostenerci come lo Spirito Santo! L’opera che fa lo Spirito Santo riguardo la preghiera e in tutta la vita cristiana, è un’opera che solo Lui può fare! Non sono i tuoi genitori, i credenti più maturi, la moglie o il marito, ma solo lo Spirito Santo può aiutarci a vivere la vita cristiana! Senza lo Spirito Santo non possiamo vivere la vita cristiana per come vuole Dio! 
Dio non ci lascia da soli a portare il nostro carico, Dio ci ha dato lo Spirito Santo! Alleluia! 

1 Samuele 2:2: La santità caratterizza solo esclusivamente Dio in modo unico e perfetto.

1 Samuele 2:2: La santità caratterizza solo esclusivamente Dio in modo unico e perfetto.
"Nessuno è santo come il SIGNORE, poiché non c'è altro Dio all'infuori di te; e non c'è rocca pari al nostro Dio". 

La santità di Dio indica ciò che è veramente, o autenticamente Dio nella Sua natura, la realtà di ciò che costituisce la natura divina.
Solo Dio è santo, questo vuol dire che la santità caratterizza solo esclusivamente Dio in modo unico e perfetto! 
La santità è sinonimo della Sua divinità! 
La parola “santo” (qadôš) richiama a ciò che Dio è, infatti, Dio viene chiamato nella Bibbia “il Santo” (Cfr. Isaia 1:4; 43:15; 45:11; 57:15; Abacuc 3:3-4 ). 
Santo, è la natura essenziale che appartiene solo all’essere e all’attività di Dio, ciò che appartiene alla divinità, definisce la divinità. Egli è santo in virtù di se stesso, santo al livello più alto. Soltanto Dio è infinitamente, immutabilmente e indipendentemente santo, tale santità è una Sua peculiarità e non trova uguali nelle sue creature. 
"Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno davanti a te, perché i tuoi giudizi sono stati manifestati" dice Apocalisse 15:4 .
La santità di Dio indica che Dio ha un’infinita differenza qualitativa.
Dio è santo significa che non si confonde, o identifica, o accomuna con il creato, ma è distinto da tutte le altre cose, è al di sopra. 
Non esiste nessun angelo, o altra creatura che può definirsi santo come Dio. Dio è incomparabile, è unico, non ha concorrenti (Esodo 15:11).
Dio è assolutamente distinto da tutto ciò che è impuro e peccaminoso nel mondo, è separato dal comune, separato dall’ordinario, dall’umano, dal profano e anche dalle creature celesti. Dio è totalmente perfetto. Dio è puro, senza peccato.
Santo significa separato, distinto dalla realtà circostante, perciò Dio è separato da ciò che è terreno come ha detto qualcuno è il Totalmente altro, completamente diverso da tutte le altre divinità che credono gli uomini, completamente diverso dall’umano, dalla creazione.
Santo indica che Dio è trascendente, cioè al di sopra dei limiti nostri abituali, al di là di ciò che conosciamo, Dio è al di sopra e al di là di noi. La trascendenza descrive Dio nella Sua maestà, indica l'infinita distanza che lo separa da ogni creatura, separatamente infinito al di sopra di tutto. 
Come ci sentiamo davanti questo Dio santo? Come reagiamo? La santità di Dio suscita un senso di stupore e meraviglia com’è accaduto a quelli di Bet-Semes (1 Samuele 6:20). La santità di Dio suscita timore e impotenza davanti a Lui (Isaia 6:1-5). 
Chi non teme Dio, chi non si sente impotente davanti a Lui, chi non si meraviglia per quello che Dio è, allora non è consapevole della santità di Dio.

Romani 8:26: L’entità dell’aiuto del cristiano.

Romani 8:26: L’entità dell’aiuto del cristiano.
Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili.

Che grande consolazione sapere che nel nostro pellegrinaggio cristiano abbiamo un grande aiuto! Aiuto anche nella preghiera, infatti, non sappiamo come pregare come si conviene.
L’aiuto dei cristiani è: lo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è di natura divina. Lo Spirito Santo possiede gli attributi divini come l’Onniscienza (1 Corinzi 2:10-11), l’Onnipresenza (Salmi 139:7); l’Onnipotenza (Zaccaria 4:6); è Eterno (Ebrei 9:14). Anche le sue opere dimostrano la Sua divinità come per esempio la creazione (Giobbe 26:13; 33:4). Lo Spirito Santo è lo Spirito della vita (Romani 8:2); vivifica fisicamente e spiritualmente (Romani 8:11), ci rigenera, ci santifica e ci trasforma all’immagine di Cristo (Tito 3:5-6; Romani 15:16; 2 Corinzi 3:18). Tutto ciò è sufficiente per mostrare che lo Spirito Santo è di natura divina!
Lo Spirito Santo è presente nel cuore dei credenti (Romani 8:9; 1 Corinzi 3:16). 
Lo Spirito Santo sarà presente nei credenti, fino a quando non saranno alla presenza di Dio, infatti, il credente è stato suggellato dallo Spirito Santo fino al giorno della loro piena redenzione (Efesini 1:13-14). Mentre staranno sulla terra, lo Spirito Santo li assisterà aiutandoli a capire le verità spirituali (Giovanni 14:25-26; Giovanni 15:26; Giovanni 16:12-15), ma li aiuterà anche nel testimoniare del Vangelo come vediamo nel libro degli Atti (Atti 2; Atti 4:8;1 Corinzi 2:12-13) e quindi anche nella preghiera come leggiamo in questo testo. 
Paolo scrive: “allo stesso modo” (hōsautōs), questo significa similmente, in modo analogo, al tempo stesso. Dal contesto di questo versetto, si può riferire al fatto che come lo Spirito Santo testimonia che siamo figli di Dio, allo stesso modo viene in aiuto alla nostra debolezza, oppure si riferisce alla speranza, infatti in Romani 8:18-25, Paolo parla della speranza della redenzione del corpo, quindi della salvezza in speranza. Perciò come questa speranza aiuta e sostiene il credente, così allo stesso modo, o tempo, lo Spirito Santo ci aiuta e sostiene in preghiera. Lo Spirito Santo così garantisce non solo la nostra speranza futura (Romani 8:23; Efesini 1:13-14), ma ha anche un ruolo attivo d’incoraggiare i credenti e d’intercedere presso Dio in loro favore, in attesa che la speranza futura si realizzi! 
Comunque sia, questi versetti concludono il discorso del ruolo dello Spirito Santo nella vita cristiana, nella vita del credente, un ruolo di aiuto, di sostegno.
Ringraziamo il Signore per la presenza e l’aiuto indispensabile dello Spirito Santo nella nostra vita se apparteniamo a Gesù Cristo (Romani 8:9)! 

Il contesto in cui ha vissuto Noè (Gen.6:1-8).

 Il contesto in cui ha vissuto Noè (Gen.6:1-8).
Alcuni pensano che non sia mai esistito, che la sua arca sia una favola, ma se abbiamo fede in Gesù, dobbiamo credere anche nell’esistenza di Noè, infatti, Gesù parlò di Noè e del diluvio (Matteo 24:37-38; Luca 17:26-27).
Il contesto storico e sociale in cui ha vissuto Noè, era malvagio, la gente era corrotta moralmente, e Dio questo lo sapeva perché Dio sa ogni cosa di tutto e di tutti. A causa della malvagità che era grande, Dio decise di giudicare quell’umanità malvagia, ma di salvare solo Noè, fece grazia a Noè. 

Genesi 6:1-8: Il contesto in cui ha vissuto Noè.


Genesi 6:1-8: Il contesto in cui ha vissuto Noè.
Alcuni pensano che non sia mai esistito, che la sua arca sia una favola, ma se abbiamo fede in Gesù, dobbiamo credere anche nell’esistenza di Noè, infatti, Gesù parlò di Noè e del diluvio (Matteo 24:37-38; Luca 17:26-27).
Il contesto storico e sociale in cui ha vissuto Noè, era malvagio, la gente era corrotta moralmente, e Dio questo lo sapeva perché Dio sa ogni cosa di tutto e di tutti. A causa della malvagità che era grande, Dio decise di giudicare quell’umanità malvagia, ma di salvare solo Noè, fece grazia a Noè. 

Rut 4:14: Dio è il nostro liberatore!

Rut 4:14: Dio è il nostro liberatore!
E le donne dicevano a Naomi: «Benedetto il SIGNORE, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse uno con il diritto di riscatto! Il suo nome sia celebrato in Israele!

Naomi era una donna Ebrea, viveva insieme al marito e ai due figli nelle campagne di Moab. Dopo la morte del marito, i due figli sposarono due donne moabite. Dopo la morte dei due figli, la donna decise di ritornare a Betlemme, in Giudea, una nuora, Rut la volle seguire (Rut 1-3). Rut sposò Boaz (Rut 4) da cui ebbe un figlio Obed, il nonno del re Davide (Rut 4:17).
Il versetto ci dice che le donne dicevano a Naomi che il Signore è benedetto perché non ha permesso che gli mancasse uno con il diritto di riscatto!  
La parola “riscattati” (gāʾal) indica il riscatto o la liberazione di un parente che è in prigione, o in schiavitù per debiti, dietro pagamento, è un termine di diritto familiare. Ogni membro di famiglia aveva l’obbligo di proteggere gli altri e nessuno doveva rimanere solo e abbandonato, il parente poteva riscattare il patrimonio di famiglia e sposare la vedova e quindi generare un erede (Levitico 25:25; Deuteronomio 25:5-10; Rut 4:1-6); o liberava un fratello divenuto schiavo (Levitico 25:47-55), o vendicava un assassinio (Numeri 35; Deuteronomio 19:6). 
Ora Rut era rimasta vedova, il suo sposo doveva essere, il cognato, o il parente più vicino per dargli un erede secondo la legge del levirato (Deuteronomio 25:5-10 ). Rut non aveva cognati, allora si doveva cercare tra i parenti più prossimi. Il parente più vicino rifiutò e accettò Boaz l’altro parente, lui fu il gōʾēl, il ricattatore, colui, che aveva il diritto di riscatto, il quale riscattò anche la proprietà (Rut 2:20; 3:9; 4:1-14).
Quando l’Antico Testamento afferma che Dio è il gōʾēl di Israele sottolinea la Sua promessa secondo la quale, in base al patto, Israele era divenuto di Sua proprietà e Dio si faceva il parente più prossimo pronto a liberarlo e a proteggerlo (Esodo 19:5; Isaia 43:14-16; 47:4; 48:17; 54:5).
Dio (gōʾēl) è Colui che ha riscattato (ga’al) Israele dall’Egitto (Esodo 6:6).
Dio come ha promesso, ha liberato con potenza, con bontà e con grandi atti di giudizio il Suo popolo dalla mano oppressiva dell’Egitto e li ha introdotti nella terra promessa (Esodo 15:13).
Dio è il gōʾēl anche della chiesa, è Colui che ci protegge, siamo nelle Sue mani (Giovanni 10:29), ma soprattutto ci ha riscattati dall’oppressione del peccato e del diavolo, a caro prezzo tramite il Figlio, Gesù Cristo (Marco10:45; Galati 3:13; 4:5). 
Come quelle donne che si rivolsero a Naomi benedicendo Dio, così se siamo i riscattati del Signore, lodiamo Dio per la liberazione che ci ha fatto in Cristo. Se non sei riscattato, prega, affidati al Signore e sarai salvato dai tuoi peccati!

Genesi 6:8: Noè una storia di grazia in mezzo al giudizio.

Genesi 6:8: Noè una storia di grazia in mezzo al giudizio.
“Ma Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE”.

Se mentre l’umanità sarà giudicata con la morte (tramite ildiluvio Genesi 6:7,13; 7:10-24), solo Noè trova grazia davanti a Dio per essere salvato.
Noi troviamo un antropomorfismo: “agli occhi del Signore”. Dio non ha occhi, Egli è Spirito, agli occhi del Signore indica davanti a Dio, oppure Dio è onnisciente e conosceva Noè, oppure il Signore guardò con favore Noè.
La domanda è: Noè aveva qualcosa che meritava la grazia di Dio, visto che al v. 9 è scritto che fu un uomo giusto, integro ai suoi tempi, camminò con Dio?
Alcuni pensano che Noè trovò grazia davanti a Dio perché Noé fu un uomo giusto, integro ai suoi tempi, perché camminò con Dio, Noè si distingueva dalla società (Ezechiele 14:14,20). Secondo questa interpretazione, Noè per le sue qualità morali si è guadagnato il favore di Dio.
Altri pensano che comunque Noè era, un uomo giusto per grazia, per dono di Dio. Secondo questa interpretazione, alcuni pensano che non significhi però che Dio è stato obbligato a dare il Suo favore a Noè, si presuppone che vi era una relazione. C’è stato l’effetto, la grazia, a causa del suo comportamento.
Altri invece pensano che Noè fu scelto in mezzo a quella società, non ha vinto il favore di Dio, ma ha trovato la grazia di Dio (cfr. Esodo 33:19) e la grazia di Dio lo cambiò in un uomo giusto e integro. 
C’è stato una causa, cioè la grazia di Dio, e un effetto cioè il comportamento giusto.
Il v. 9 non spiega perché ha trovato grazia, sta dicendo semplicemente che fu un uomo giusto ai suoi tempi e questo è in seguito al fatto che ha ricevuto la grazia di Dio.
La grazia non si vince, non si merita con le opere, la grazia Dio la dona, o si riceve (Romani 4:4-5; 11:6; Efesini 2:8-10; 2 Timoteo 1:9). Le opere poi dimostrano la grazia ricevuta (Efesini 2:8-10)
“Grazia” (ḥēn) è il favore immeritato; infatti, quando si usa la parola "grazia " o "favore", di solito significa che il destinatario merita l'opposto del favore, quindi è un favore immeritato. 
Con “grazia” l'enfasi è sulla disposizione di chi mostra il favore piuttosto che l'esperienza del destinatario della grazia. Ciò è dimostrato dalla frase " agli occhi di Dio".
Quindi non significa che Noè era la persona più giusta sulla terra, e così Dio ha deciso di salvarlo. No, era un peccatore, ma Dio gli fece grazia.
Fare grazia è un’azione di qualcuno che ha qualcosa da dare a chi ha bisogno. 
Un'azione di un superiore verso un inferiore, verso chi ha poco, o nessuna importanza.
La grazia è la dimensione dell'attività divina che permette a Dio di fronte all'indifferenza umana e la ribellione di perdonare e benedire.
Perché Noè era un destinatario di grazia, fu risparmiato dal giudizio. 
Anche se il tema dominante della storia di Noè è il giudizio contro il peccato attraverso la distruzione dell'umanità, la storia di Noè è anche un racconto della grazia di Dio, la grazia in mezzo al giudizio. 

Atti 4:27-28: Il sacrificio di Gesù non è stato accidentale.

Atti 4:27-28: Il sacrificio di Gesù non è stato accidentale.
"Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d'Israele, per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero". 

Il sacrificio di Gesù è stato predestinato prima della creazione della terra secondo un piano prestabilito da Dio, non è stato un incidente di percorso, una soluzione del momento per tamponare un problema inaspettato, una situazione che è sfuggita al controllo di Dio!
Anche Pietro afferma: "sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri,  ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia.  Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi" (1 Pietro 1:18-20).
Erode e Ponzio Pilato hanno fatto ciò che era nella volontà di Dio, ciò che Dio aveva prestabilito (proōrisen- determinato in anticipo), progettato prima della creazione e quindi della caduta nel peccato di Adamo ed Eva.
Un’altra traduzione del v.28 dice: “per compiere quanto la tua mano e la tua volontà avevano stabilito che avvenisse” (Paoline).
La nuova Diodati: “per fare tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero”.
In effetti nell’originale greco è presente la parola “mano” (cheir). “Mano” è un’espressione dell’Antico Testamento (Esodo 13:3; 14:16; Salmo 55:21) e  indica anche il controllo sovrano di Dio su tutto. Quello che degli uomini iniqui hanno fatto, faceva parte del piano salvifico di Dio, era sotto il Suo controllo. 
Dio è l’Iddio della storia che ha scritto tutta la storia prima che questa iniziasse. Erode e Ponzio Pilato hanno realizzato ciò che Dio aveva progettato; Dio diede Gesù nelle mani di uomini iniqui (Atti 2:23), perché questo faceva parte del suo piano prestabilito prima della creazione.
Quindi, il sacrificio di Gesù, è stato voluto, progettato e guidato, o controllato da Dio. 
I Giudei e i Romani, pur rimanendo responsabili delle loro azioni, hanno compiuto quanto Dio aveva già prestabilito prima della creazione del mondo. Dio ha mandato il Figlio perché ama il mondo (Giovanni 3:16; Romani 5:8).
Dio non ha risparmiato il Figlio, l’ha offerto per salvare i peccatori e soddisfare la sua giustizia e santità (Isaia 53:10; Giovanni 3:16; Romani 8:32).
Il fatto che Dio controlla la storia, il fatto che non ha risparmiato suo Figlio per i salvare i peccatori dovrebbe riempire il nostro cuore di riconoscenza e serenità. 

Giudici 3:9: Dio è un Dio di grazia!

 Giudici 3:9: Dio è un Dio di grazia!
Poi i figli d'Israele gridarono al SIGNORE e il SIGNORE fece sorgere per loro un liberatore: Otniel, figlio di Chenaz, fratello minore di Caleb; ed egli li liberò.

Il popolo d’Israele peccò contro Dio, lo dimenticò, dimenticò Colui che li aveva reso tante volte vittorioso e servì gli idoli di Baal e di Astarte; per questo motivo Dio lo punì dandolo nelle mani del re di Mesopotamia e gli rimase soggiogato per otto anni (Giudici 3:7-9). Il popolo gridò, chiese aiuto al Signore e il Signore rispose alle loro preghiere dando un liberatore, Otniel, fratello di Caleb. Questo, condottiere sotto l’influenza dello Spirito Santo li liberò, con mano potente, dal giogo del nemico il re di Mesopotamia, Cusan-Risataim, (Giudici 3:10).
Possiamo fare alcune considerazioni.
1) Per Dio il peccato è una cosa seria.
Questo lo vediamo in tutta la Bibbia. In ogni epoca Dio ha manifestato il suo sdegno verso il peccato e come giusto giudice (Salmo 7:11) non chiude gli occhi verso i colpevoli (Esodo 34:6-7; Naum 1:3). 
Quando s’infrange la legge di Dio, l’uomo si attira addosso, il Suo giudizio!
2) Dio è misericordioso! 
Quando si è sotto il giudizio di Dio, ricordiamoci che Dio è un Dio che perdona i nostri peccati, è misericordioso (Deuteronomio 4:31; Luca 6:36). Dove il peccato è abbondato la sua grazia è sovrabbondata (Romani 5:20). Pertanto gridiamo a Lui, riconoscendo che abbiamo bisogno di Lui, aspettando di essere soccorsi al momento giusto, ricordando che può fare infinitamente di più di quello che domandiamo  o pensiamo  (Efesini 3:20; Ebrei 4:14-16). Le risorse di Dio sono infinite!
Quindi quando ci troviamo di fronte a momenti difficili, non facciamo l’errore di guardare al problema e di piangerci addosso, o dando la colpa agli altri, ma gridiamo al Signore umilmente (Giacomo 4:6) per essere aiutati.
Ma mi viene in mente che tutta l’umanità per natura (te compreso), è schiava del peccato e di Satana (Giovanni 8:34; Atti 26:18). Gesù è l’unico liberatore, Salvatore che ci libera da tale schiavitù (Atti 4:12; Efesini 1:7). Grida a Gesù confessando i tuoi peccati per essere perdonato (1 Giovanni 1:8-10) e liberato, non solo dalla schiavitù, ma anche  dal giudizio di Dio (Giovanni 3:16,36). Gesù è più grande dei tuoi peccati! Ha pagato lui al posto dei peccatori (1 Timoteo 1:15; 1 Pietro 2:24; 3:18).
3) Non ci può essere efficacia nel servizio senza lo Spirito Santo.
Qualunque sia stata la preparazione di Otniel nel corso della sua vita, o le sue capacità naturali (non ci viene detto, come non ci viene detto perché Dio lo abbia scelto), Otniel fu un liberatore potente perché lo Spirito Santo era su di lui, è stato appositamente dotato per questo compito di liberazione. Egli è stato unto dallo Spirito Santo in una misura speciale.
Non possiamo essere efficaci nella testimonianza del Vangelo, o nel servizio cristiano se lo Spirito Santo non è presente in noi e non ne siamo ripieni, cioè influenzati, controllati, questo ci ricorda anche il Nuovo Testamento (Atti 1:8; Efesini 5:18).

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