1 Pietro 5:6-7: Umiliati davanti a Dio per essere innalzato al tempo giusto.

 1 Pietro 5:6-7: Umiliati davanti a Dio per essere innalzato al tempo giusto.

“Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.”

Molte persone si chiedono chi si prenderà cura di loro, altre sono disperate perché non c’è nessuno che si prende cura di loro, altre pur avendo delle persone accanto a loro a causa dei problemi umanamente irrisolvibili, impotenti si chiedono chi li potrà aiutare. Pietro in questo testo ci dice chi si prende cura di noi, cioè Dio. Dal contesto di questo passo vediamo che Pietro richiama tutti i cristiani all’umiltà perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili; sapendo questo Pietro esorta a umiliarsi sotto la potente mano di Dio. 

Quindi in primo luogo vediamo l’esortazione a umiliarsi davanti a Dio.

“Umiliatevi” è un comando, la parola (tapeinōthēte – aoristo passivo imperativo) significa “abbassarsi”, essere soggetti a Dio e avere fiducia in lui solo. È un atteggiamento di dipendenza da Dio, sottomissione alla cura e alla protezione di Dio. Umiliando se stessi, i cristiani sperimenteranno la grazia di Dio, perché Dio concede il suo favore a coloro che riconoscono il loro bisogno di Lui. I credenti si umiliano davanti al Dio potente, infatti Pietro dice: “Sotto la potente mano di Dio”, e questo si riferisce alla liberazione e alla saggia provvidenza di Dio. La potente mano di Dio è l'immagine della potenza liberatrice di Dio nell’Antico Testamento, infatti è spesso usata in relazione alla liberazione che Dio ha compiuto per il suo popolo quando lo ha portato fuori dall'Egitto con segni, prodigi e miracoli (cfr. per esempio Esodo 13:9; Deuteronomio 3:24; 4:34; 5:15; 7:19; 9:26; 11:2; Daniele 9:15). Il Dio che ha liberato Israele dall'Egitto e che ha risuscitato il Signore Gesù dalla tomba con mano potente (cfr. Efesini 1:19-20) è in grado di liberarci dalle nostre sofferenze, o problemi. Non c'è posto più sicuro nell'universo sotto la sua potente mano! I cristiani non dovrebbero mai disperarsi delle brutte esperienze della vita e non dovrebbero mai ribellarsi contro Dio perché la potente mano di Dio ha il controllo delle loro vite.

In secondo luogo vediamo lo scopo per cui umiliarsi sotto la potente mano di Dio: affinché egli vi innalzi a suo tempo.

“Innalzi” (hupsōsē – aoristo attivo congiuntivo) indica mettere in una posizione alta, in uno status elevato, in una condizione di prosperità, dignità e onore (cfr. Luca 1:52; Atti 5:31; 13:17; 2 Corinzi 11:7). Il tema che gli umili saranno esaltati è evidente nell'Antico Testamento (per esempio 1 Samuele 2:7–8; Isaia 1:25; 2:11; 40:4; Ezechiele 17:24; Giobbe 5:11), ma era anche l'insegnamento di Gesù (Matteo 23:12; Luca 14:11; 18:14). “Innalzi” si riferisce a un rovesciamento delle disgrazie e delle difficoltà passate, al trionfo sui loro persecutori, o a una maggiore benedizione spirituale, o una comunione più profonda con Dio, oppure onore visibile agli altri, e alla partecipazione alla gloria di Cristo. Dio non abbandona mai i suoi, ma al momento giusto li solleva e dà loro la vittoria.

“Tempo” (kairō) si riferisce al momento giusto come lo vede Dio, l'ora che Dio sceglie, qualcuno vede qui il ritorno di Cristo, il giorno del giudizio e della salvezza (cfr. Matteo 25:31-46).

Pietro incoraggia ancora coloro che stanno soffrendo dicendo il modo come umiliarsi davanti a Dio: “Gettando su di lui ogni vostra preoccupazione”. Il senso della parola “gettando” (epirrhipsantes – aoristo attivo participio) è posizionare, o mettere qualcosa su qualcuno, o qualcos'altro con grande energia, come lanciare con forza, in questo caso ogni nostra preoccupazione su Dio. Il verbo gettare significa l'atto di esercitare uno sforzo per scagliare qualcosa lontano da noi stessi. Descrive un atto deliberato. L'immagine di gettare le proprie preoccupazioni lo troviamo solo in Luca 19:35, dove i discepoli lanciano i loro mantelli su un asino come sella per Gesù. Così il senso è quello di dipendere da Dio, di chiedere il Suo aiuto. Lo sfondo di questa affermazione è il Salmo 55:22 dove è scritto: ” Getta sul SIGNORE il tuo affanno, ed egli ti sosterrà; egli non permetterà mai che il giusto vacilli “. Non gettare le proprie preoccupazioni su Dio può essere segno di orgoglio se una persona è convinta che possa risolvere tutti i problemi con le proprie forze; l'unico dio di cui si fidano è il proprio io. Invece quando i credenti gettano le loro preoccupazioni su Dio, esprimono la loro fiducia nella Sua potente mano, riconoscendo che Egli è Signore e Sovrano su tutta la vita da cui dipendono. Le parole di Pietro qui ci ricordano l'esortazione di Gesù a non essere ansiosi riguardo al cibo, o ai vestiti perché il Dio che si prende cura degli uccelli e dei gigli si prende cura dei Suoi figli (Matteo 6:25-34). “Preoccupazioni” (merimnan) è ansia, pensieri, problemi, pesi che disturbano la personalità e la mente (Matteo 13:22; Marco 4:19; Luca 8:14; 21:34; 2 Corinzi 11:28). Pietro dice “ogni preoccupazione”, quindi dice tutto ciò che ci preoccupa, si riferisce alla qualsiasi cosa. Molte erano le preoccupazioni reali che avevano i cristiani del primo secolo che derivano dal professare la loro fede in Cristo in una società politeista ostile alle pretese esclusive del Vangelo. La preoccupazione della perdita del loro status e del rispetto, la perdita della posizione familiare, la perdita di amici, la perdita del proprio sostentamento e, in casi estremi, della propria vita: queste erano le reali minacce per i cristiani dell'Asia Minore. 

Pietro in terzo luogo dice il motivo per cui gettare ogni preoccupazione su Dio: perché, Egli ha cura degli eletti, dei credenti.

“Ha cura” (melei - presente attivo indicativo) indica che è interessato ai credenti, a coloro che si umiliano davanti a Lui, gettando le loro preoccupazioni a Lui (Matteo 22:16; Marco 4:38; 12:14; Luca 10:40; Giovanni 10:13; 12: 6; Atti 18:17; 1 Corinzi 7:21; 9:9). Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento la promessa di Dio di prendersi cura dei suoi figli è sicura (cfr. Deuteronomio 31: 6; Ebrei 13:5), come lo è anche per noi credenti oggi. Dunque, riguardo le preoccupazioni che possono essere di famiglia, di lavoro, di salute, o di qualsiasi problema, prima che queste ci travolgano, ricordiamoci che Dio, il nostro Padre celeste che ci ama ed è fedele si prenderà cura di noi! Si prenderà cura di coloro che si umiliano davanti a Lui, cioè che riconoscono di aver bisogno di Lui! Il mondo considera l'umiltà non come una virtù, ma come una debolezza che l'uomo dovrebbe evitare, invece Dio si compiace di chi si umilia alla Sua presenza. Dio non è né inconsapevole né indifferente a ciò che il Suo popolo vive. Getta tutte le tue preoccupazioni a Dio con la certezza che si prenderà cura di te. Colui che ha dato il Suo unigenito figlio ci darà ci darà tutte le cose di cui abbiamo bisogno con Lui (Romani 8:32). 


Salmo 13:1-5: Quando i problemi sembrano non finire mai!

 Salmo 13:1-5: Quando i problemi sembrano non finire mai!

Questo salmo inizia con il lamento, l’ansia e l’angoscia, ma finisce con la speranza, la gioia e la lode.

Anche se Davide era sull’orlo della disperazione, non si arrende, prega e da questo momento, qualcosa in lui cambia: alle parole urgenti e ansiose, al grido di un'anima afflitta e tormentata, alla fine ha parole di fede e di giubilo. 

La sua crisi non si è risolta alla fine del salmo, ma Davide ha trovato la forza di sopportarla e la gioia in mezzo a essa.  

Quando cerchiamo il Signore, anche nella frustrazione, Dio sprigiona la Sua forza e la Sua pace, e con queste risorse divine, siamo in grado di sopportare le nostre prove con forza e uno spirito di gioia e di lode.

Cominciamo a vedere:

La chioccia e i suoi pulcini (Matteo 23:37-39)

 La chioccia e i suoi pulcini (Matteo 23:37-39)

In questi versetti vediamo il lamento di Gesù per Gerusalemme.

William Hendriksen riguardo questi versetti scrisse: “Il discorso pubblico finale di Cristo si chiude opportunatamente con un commovente lamento, in cui si rivelano sia la sua solenne tenerezza che la severità del giudizio divino su tutti coloro che hanno risposto a tale meravigliosa compassione con disprezzo”.

Quindi, in questo lamento di Gesù vediamo sia la Sua tenerezza e sia la Sua severità.

Bontà e severità sono caratteristiche che troviamo anche in Dio Padre (cfr. Romani 11:22).

Ci sono molti che pensano solo a Gesù come il Gesù di amore, di compassione, ma questo passo ci parla anche della Sua severità.

Gesù era attento alla reazione comportamentale delle persone verso di Lui; non era indifferente.

Ho diviso questa predicazione in tre punti.

Cominciamo a considerare, il primo punto:

I IL DOLORE DI GESÙ (v.37) 

Matteo 23:37-39: Il lamento di Gesù su Gerusalemme

 Matteo 23:37-39: Il lamento di Gesù su Gerusalemme

In questi versetti vediamo il lamento di Gesù per Gerusalemme.

William Hendriksen riguardo questi versetti scrisse: “Il discorso pubblico finale di Cristo si chiude opportunatamente con un commovente lamento, in cui si rivelano sia la sua solenne tenerezza che la severità del giudizio divino su tutti coloro che hanno risposto a tale meravigliosa compassione con disprezzo”.

Quindi, in questo lamento di Gesù vediamo sia la Sua tenerezza e sia la Sua severità.

Bontà e severità sono caratteristiche che troviamo anche in Dio Padre (cfr. Romani 11:22).

Ci sono molti che pensano solo a Gesù come il Gesù di amore, di compassione, ma questo passo ci parla anche della Sua severità.

Gesù era attento alla reazione comportamentale delle persone verso di Lui; non era indifferente.

Ho diviso questa predicazione in tre punti.

Cominciamo a considerare, il primo punto:

Salmo 13:1-2: Quando i problemi sembrano non finire mai!

 Salmo 13:1-2: Quando i problemi sembrano non finire mai!

“Fino a quando, o SIGNORE, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando avrò l'ansia nell'anima e l'affanno nel cuore tutto il giorno? Fino a quando s'innalzerà il nemico su di me?”

Il Salmo 13 descrive una situazione di grave crisi spirituale. Questo Salmo scandaglia le profondità dello smarrimento sull’orlo della disperazione prima di concludere con un'inaspettata confessione di fiducia. Queste domande esprimono profonde perplessità umane circa l’operato di Dio e il Suo effetto favorevole sulla vita umana. La lamentela fondamentale riguarda l'apparente indifferenza del Signore. Le domande esprimono il senso che Dio si è dimenticato e si è nascosto dall'attuale esperienza del salmista; il salmista sa di dipendere da Dio, che la benedizione dipende da questa relazione con Dio (cfr. Salmo 1); così il semplice pensare che Dio non sia più presente, porta inquietudine e dolore al salmista. Pensare di essere privi di ogni risorsa benefica che proviene da Dio, porta tormento a se stessi, una moltitudine di pensieri che cambiano in continuazione per uscire fuori dai problemi, o dalla sofferenza. Il salmista cerca il Signore, ma il sollievo non arriva e sembra ora che i suoi problemi non finiranno mai!! La luce non arriva, il suo essere interiore è sopraffatto dalle tenebre dell’ansia e dell’affanno.

Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3)

  Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3) Stiamo meditando su questo salmo e abbiamo visto che la preghiera è la dichiarazione che d...