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Visualizzazione dei post da 2014

La profezia riguardo l'incarnazione di Gesù (Isaia 9:5-6).

 La profezia riguardo l'incarnazione di Gesù (Isaia 9:5-6). Questi versetti di speranza, di luce seguono un periodo di difficoltà, di oscurità, un periodo pieno di angoscia, dovuta all’invasione dell’Assiria per il giudizio di Dio (Isaia 7:1-7-9:4).   Come Dio coprì d’obbrobrio Zabulon e Neftali, le prime a subire l’invasione Assira (2 Re 15:29) così coprirà di gloria la Galilea (Isaia 8:23).  A riguardo John MacArthur scrive: “ Il Nuovo Testamento mette in relazione questa profezia della gloria futura della Galilea con il tempo della prima venuta di Gesù Cristo (Matteo 4:12-16). Matteo 4:12-16 cita Isaia 8:23-9:1 in modo diretto. Ma il suo pieno adempimento avverrà alla sua seconda venuta, quando la regione sarà liberata dal giogo degli invasori stranieri”. Dio libererà il Suo popolo dalla schiavitù delle potenze straniere. Anche se le zone settentrionali tribali di Zabulon e di Neftali sarebbero state invase e umiliate, ci sarebbe stato un tempo futuro lontano in cui t

Is.9:5-6. La profezia riguardo a Gesù.

Is.9:5-6. La profezia riguardo a Gesù.  Questi versetti di speranza, di luce seguono un periodo di difficoltà, di oscurità, un periodo pieno di angoscia, dovuta all’invasione dell’Assiria per il giudizio di Dio (Isaia 7:1-7-9:4).   Come Dio coprì d’obbrobrio Zabulon e Neftali, le prime a subire l’invasione Assira (2 Re 15:29) così coprirà di gloria la Galilea (Isaia 8:23).  A riguardo John MacArthur scrive: “ Il Nuovo Testamento mette in relazione questa profezia della gloria futura della Galilea con il tempo della prima venuta di Gesù Cristo (Matteo 4:12-16). Matteo 4:12-16 cita Isaia 8:23-9:1 in modo diretto. Ma il suo pieno adempimento avverrà alla sua seconda venuta, quando la regione sarà liberata dal giogo degli invasori stranieri”. Dio libererà il Suo popolo dalla schiavitù delle potenze straniere. Anche se le zone settentrionali tribali di Zabulon e di Neftali sarebbero state invase e umiliate, ci sarebbe stato un tempo futuro lontano in cui tali aree sarebbero state

Lo sfondo storico di Gesù. La persona di Gesù (Giovanni 1:1-5).

Lo sfondo storico di Gesù. La persona di Gesù (Giovanni 1:1-5). A differenza degli altri Vangeli che cominciano la loro storia riguardo a Gesù sia col ministero di Giovanni Battista (Marco), o con i racconti sulla nascita di Gesù (Matteo e Luca), il Vangelo di Giovanni invece non perde tempo nel presentare chi è Gesù, inizia nel dire che Gesù era più di un semplice uomo. I versetti introduttivi del capitolo 1 sono stati scritti da Giovanni per sottolineare che l’intero suo libro è da leggere alla luce di questi versetti e cioè che  i gesti e le parole di Gesù sono le azioni e le parole di Dio!

Luca 1:39-45. La visita di Maria a Elisabetta.

Luca 1:39-45. La visita di Maria a Elisabetta.  Le donne nel piano di Dio hanno avuto sempre un ruolo di rilievo, lo avrà in modo ancora più importante Maria, e cioè il ruolo di portare in grembo il Figlio dell’Altissimo, Gesù. Dopo l’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria riguardo il fatto che avrebbe avuto un figlio per opera miracolosa dello Spirito Santo, cioè Gesù Cristo, la giovane ragazza va a trovare la cugina Elisabetta. In questi versetti vediamo il movimento di Maria, il momento in cui arriva a casa di Elisabetta, e il messaggio di Elisabetta. Cominciamo con:

Luca 1:34-38 L’annuncio della nascita di Gesù a Maria. Seconda parte.

Luca 1:34-38 L’annuncio della nascita di Gesù a Maria. Seconda parte.  Qualcuno chiese a Emily Post: "Qual è la procedura corretta quando si è invitati alla Casa Bianca e si ha un precedente impegno?" Lei rispose: "Un invito a pranzo o cena alla Casa Bianca è un comando, e annulla automaticamente qualsiasi altro impegno” . La stessa cosa avviene per chi è chiamato da Dio per l’opera Sua: quando Dio chiama dobbiamo lasciare tutto per servirlo! Il cristiano mette Dio sopra ogni cosa e prima di tutto, questo è quello che c’insegna Maria, la madre di Gesù. Nei versetti precedenti (vv.26-33) abbiamo visto la prima parte dell’annuncio dell’angelo a Maria, abbiamo visto il mese quando è apparso, quindi chi era e il messaggio che le ha recato.  In questo passo vediamo:

Luca 1:26-33. L’annuncio della nascita di Gesù a Maria. Prima parte.

Luca 1:26-33. L’annuncio della nascita di Gesù a Maria.  Prima parte. L’annuncio della nascita di Gesù è il parallelo dell’annuncio della nascita di Giovanni, e serve a dimostrare la grandezza di Gesù rispetto a Giovanni.  Il concepimento di Giovanni ha del miracoloso (genitori anziani e mamma sterile) ed è importante per il ministero di Gesù, il ruolo di Giovanni era di preparare la via a Gesù (Luca 1:17), ma il concepimento e la nascita di Gesù lo è ancora di più: Gesù è il Figlio dell’Altissimo ed è generato dallo Spirito Santo! In questi versi abbiamo una storia misteriosa, incredibile e gloriosa! Perché qui è descritto che Dio ha mandato un essere celeste sulla terra con la notizia dell’imminente incarnazione di suo Figlio, Gesù, il Salvatore del mondo! Noi in questi versi vediamo il mese, il messaggero e il messaggio.

Matt.7:3-5: La pagliuzza e la trave.

 Matt.7:3-5: La pagliuzza e la trave. “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”. Verso la fine del 1800 l’astronomo più illustre del mondo, Sir Percival Lowell, era certo c'erano che vi erano canali su Marte. Con il suo telescopio gigante in Arizona, osservava Marte, e vedeva dei canali. Egli era convinto che questi fossero la prova di vita intelligente sul pianeta rosso, forse una razza più antica, ma più saggia di umanità. Le sue osservazioni avevano guadagnato ampia accettazione e nessuno osava contraddirlo. Da quel momento le sonde spaziali hanno orbitato Marte e sono sbarcate sulla sua superficie. L'intero pianeta è stato

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5).

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5). “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”. Verso la fine del 1800 l’astronomo più illustre del mondo, Sir Percival Lowell, era certo c'erano che vi erano canali su Marte. Con il suo telescopio gigante in Arizona, osservava Marte, e vedeva dei canali. Egli era convinto che questi fossero la prova di vita intelligente sul pianeta rosso, forse una razza più antica, ma più saggia di umanità. Le sue osservazioni avevano guadagnato ampia accettazione e nessuno osava contraddirlo. Da quel momento le sonde spaziali hanno orbitato Marte e sono sbarcate sulla sua superficie. L'intero pianeta è stat

Matt. 7:1-2: Non giudicate!

Matt. 7:1-2: Non giudicate! In un suo libro un certo Richard DeHaan elenca alcune delle critiche che ricevono i pastori.  In un modo ironico scrive se il pastore è giovane, dicono gli manca l'esperienza. Se ha i capelli grigi, lui è troppo vecchio per i giovani. Se ha cinque o sei figli, lui è irresponsabile; se non ha figli, è un cattivo esempio. Se utilizza un sacco d’illustrazioni, trascura la Bibbia; se egli non ne usa abbastanza, non è rilevante. Se egli condanna azioni sbagliate, lui è irritabile; se non lo fa, si sta compromettendo. Se lui guida una vecchia auto, si vergogna la sua congregazione; se ne guida una nuova, lui ama le cose della terra.  La critica è parte integrante della vita pubblica di un pastore, ma anche di qualsiasi altra persona, anche per la tua. Qualsiasi cosa fai, sei criticato! Non puoi fare nulla senza essere criticato da qualcuno: sia per il metodo come studi, sia per come guidi, per come cammini, per come lavori, per come educhi i figli,

Giuda 5-7: Tre esempi di giudizio di Dio.

Giuda 5-7: Tre esempi di giudizio di Dio “Ora voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero.  Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora. Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si abbandonarono, come loro, alla fornicazione e ai vizi contro natura, sono date come esempio, portando la pena di un fuoco eterno”.  “Ora voglio ricordare” è un’ espressione tipica epistolare, segnala il passaggio a una sezione di spiegazione. “Ora” (de) indica un contrasto, in riferimento ai falsi insegnanti eretici e libertini (v.4).  Giuda aggiunge qualcosa di più su questi uomini:saranno sicuramente giudicati! Questo è quello che Giuda desidera riportare alla mente della chiesa dopo averci ragionato, infatti “v

Giacomo 1:2: Come affrontare le prove: con gioia!

Giacomo 1:2: Come affrontare le prove: con gioia! “Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate”. Avete capito bene! Con gioia! Quando arriva un evento increscioso, doloroso, inaspettato dovremmo essere contenti! Giacomo sta parlando di avere la stessa gioia (charan) che c’è in cielo per la salvezza di un peccatore (Luca 15:7); o quando Zaccheo accolse Gesù in casa (Luca 19:6); o le donne quando seppero della resurrezione di Gesù (Matteo 28:8); quando Filippo fece molte liberazioni dai demoni in Samaria, la città era gioiosa (Atti 8:6-8), l’eunuco convertito (Atti 8:39). Certo la fede non è masochista, non desideriamo subire pressioni, soffrire, ma quando, questo accade, non dovrebbe turbarci, le prove dovrebbero essere occasione di gioia genuina. La gioia non è per la prova in sé, ma in quello che produce la prova: la salute e la crescita spirituale (vv.3-4 ).  Considerate una grande gioia deve essere: (1) Un atteggiamento impellen

Giacomo:1:2: La natura delle prove nella vita del cristiano.

Giacomo:1:2: La natura delle prove nella vita del cristiano. “Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate”. La parola “prova” (peirasmois) indica sottoporre a un test per vedere la qualità, o il valore di qualcuno o qualcosa.  La parola nel Nuovo Testamento è usata sia in senso negativo come istigazione al peccato e sia in senso positivo come prova dimostrativa della fede. In questo contesto si riferisce in senso positivo, Dio ci prova per mettere in luce la genuinità della fede, e quindi dell’obbedienza, delle risorse morali  (Deuteronomio 8:2; 13:1-4; Giudici 2:21-23; 3:1,4). La prova è un esame serve a vedere di che pasta è fatta la nostra fede, attraverso la prova Dio mette a nudo la natura della nostra fede. Dio ci prova anche per rafforzare la fede e insegnarci cose importanti riguardo il rapporto con Lui (Deuteronomio 8:3). La persona provata da Dio è purificata, corretta, disciplinata, esce dalla tribolazione rafforzata nell

Ebrei 1:3: Gesù sostiene tutte le cose.

Ebrei 1:3: Gesù sostiene tutte le cose. "Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi". Questo versetto si riferisce a Gesù, il Figlio di Dio, si riferisce al governo provvidenziale di Gesù del mondo. La parola “sostiene” è dinamica, non è statica e passiva, non indica solo supporto, ma include anche il concetto di movimento, progresso, verso un fine, uno scopo.  Questo lo vediamo, sia dal verbo nel greco (sostiene- pherōn- presente attivo participio) che indica continua e ripetuta azione e anche dal significato della parola. La parola greca, infatti, “sostenere” (phérō) è usata comunemente nel Nuovo Testamento per portare qualche cosa da un luogo a un altro, come quando è stato portato un uomo paralizzato su un letto a Gesù (Luca 5:18), o quando Gesù, dopo aver fatto il miracolo

Come il Signore (Matteo 10:24-25; Luca 6:40; Giovanni 13:16; 15:20).

Come il Signore (Matteo 10:24-25; Luca 6:40; Giovanni 13:16; 15:20). Le persone di questo mondo hanno i propri guru, maestri a cui guardano, il cristiano guarda solo Gesù Cristo: il Maestro e il Signore! “Il servo non è più grande del suo signore”, il principio di questa parabola nelle sue varie forme, è ripetuta più volte nella Bibbia. Per quale motivo? Cosa significa? Come possiamo applicarle alla nostra vita oggi? Di questa parabola vediamo le versioni, i contesti dove è stata detta, e infine gli insegnamenti.

Alcune teorie diverse dal monoteismo Biblico.

Alcune teorie diverse dal monoteismo Biblico. Nella Bibbia l’esistenza di un unico Dio è presupposta, è affermata senza che sia data una prova, o ragionamento per stabilirlo. Credere nell'esistenza di un unico Dio è, quindi, la cosa più normale e naturale da fare. In questo studio vediamo brevemente alcune teorie diverse dal monoteismo Biblico. La prima teoria è:

LA CONOSCIBILITÀ DI DIO (Studio).

LA CONOSCIBILITÀ DI DIO (Studio). Nonostante molti dicono che Dio non esista - la Bibbia questi li chiama: “stolti”  (Salmo 14:1) - ci sono delle prove evidenti della Sua esistenza come per esempio la creazione, la Bibbia, Gesù Cristo, la coscienza dell’uomo. Se Dio esiste ne vale la pena conoscerlo. L'umanità ha bisogno di conoscere Dio più di qualsiasi altra cosa. C.H. Spurgeon disse: “La conoscenza di Dio è la grande speranza dei peccatori”. In questo studio parlerò della possibilità di conoscere Dio, la parzialità nel conoscere Dio, il prerequisito per conoscere Dio.

Si può conoscere Dio? (Studio).

Si può conoscere Dio? (Studio) In Geremia 9:23-24 è scritto: "Così parla il SIGNORE: 'Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio', dice il SIGNORE". Questi versetti ci parlano su che cosa dobbiamo davvero vantarci!  In questo caso l’esortazione non è a vantarsi per la propria sapienza, forza o ricchezza.  Artur Wiser disse: " L’uomo, chiuso nella sfera puramente terrena e umana, è esposto al pericolo di idolatrare se stesso, in quanto per la sua superbia cieca non coglie le dimensioni più profonde della vita e dimentica il fattore più importante sul quale deve orientare la sua esistenza”. L’uomo è profondamente narcisista, cioè ha'eccessivo senso di ammirazione, o compiacimento per s

Giuda 4: Lo scopo della lettera di Giuda (Seconda parte).

Giuda 4: Lo scopo della lettera di Giuda (Seconda parte).  Giuda voleva scrivere una lettera a questi credenti riguardo la loro comune salvezza, ma cambia progetto e scrive questa nuova lettera perché c’è una situazione grave d’affrontare.  Giuda spiega il motivo per cui ha dovuto cambiare progetto. Il motivo è: “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo”. Un gruppo di falsi insegnanti era arrivato nella chiesa.  Giuda li descrive come persone di condotta irreligiosa, che pervertono la grazia di Dio e negano l’unico Padrone e Signore Gesù Cristo. Il loro slogan era: “Dio è un Dio di grazia che perdona sempre, tutto è lecito!”  Giuda ci dice qualcosa riguardo la loro:

Giuda 3: Lo scopo della lettera di Giuda. (Prima parte).

Giuda 3: Lo scopo della lettera di Giuda. (Prima parte).  Le questioni della verità e dell’integrità morale sono fondamentali per la salute e la vitalità della chiesa, quando queste vengono a mancare l'esistenza stessa della chiesa è in pericolo.  Questo pericolo vi è sempre stato fin dalla nascita della chiesa, lo è anche oggi, soprattutto nel mondo occidentale, dove il concetto di verità è sempre più sotto attacco e dove vi è una cultura morale sempre più decadente.  La lettera di Giuda è più che mai attuale.  Giuda scrive per mettere in guardia la chiesa contro i falsi insegnanti con le loro eresie che distorcevano la verità e promuovevano un comportamento immorale!

Giuda 1-2: Introduzione dell’epistola di Giuda.

Giuda 1-2: Introduzione dell’epistola di Giuda. Senza dubbio, la più grande minaccia per la chiesa è sempre stata il falso insegnamento.  La sua sottigliezza e gravità è come un veleno di un serpente velenoso nel corpo di una persona, crea seri danni, può portare anche alla morte. Gesù ha detto di guardarsi dai falsi profeti che si presentano in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci (Matteo 7:15-20).  Nella sua esortazione agli anziani di Efeso, l'apostolo Paolo avverte: “Io so che dopo la mia partenza s’introdurranno tra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli” (Atti 20:29-31).  Nel resto del Nuovo Testamento sono registrati simili avvertimenti, mediante i quali s’istruiscono i credenti a proteggere se stessi contro la natura ingannevole di un falso insegnamento mascherato da verità cristiana (Matteo 24:10-14; 2 Tessalonicesi 2:3-12; 1 Timot

Gen.6:9: La consacrazione di Noè.

Gen.6:9: La consacrazione di Noè. “Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.  Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet”. La versione della Bibbia “San Paolo” traduce: “Questa è la storia di Noè. Noè era un uomo giusto, integro tra i suoi contemporanei, e camminava con Dio!” Noè visse in un contesto d’immoralità, la malvagità degli uomini era grande sulla terra e il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi (Genesi 6:5-7,11-13). Questa malvagità ha attirato il giudizio di Dio, che giudicherà uomini e donne con il diluvio, ma soltanto Noè (e la sua famiglia) trovò grazia davanti al Signore (Genesi 6:8,18-19). Noi in questi versetti vediamo la consacrazione di Noè. Noè divenne famoso per la sua consacrazione in tempi successivi (Ezechiele 14:14, 20; Isaia 54:9-10), e fu comunemente ricordato come uomo di fede e predicatore di giustizia (Ebrei 11:7; 1 Pietro 3:20; 2 Pietro 2:5).  La letteratura ebraica celebra Noè nella st

La consacrazione di Noè (Genesi 6:9).

La consacrazione di Noè (Genesi 6:9). “Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.  Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet”. La versione della Bibbia “San Paolo” traduce: “Questa è la storia di Noè. Noè era un uomo giusto, integro tra i suoi contemporanei, e camminava con Dio!” Noè visse in un contesto d’immoralità, la malvagità degli uomini era grande sulla terra e il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi (Genesi 6:5-7,11-13). Questa malvagità ha attirato il giudizio di Dio, che giudicherà uomini e donne con il diluvio, ma soltanto Noè (e la sua famiglia) trovò grazia davanti al Signore (Genesi 6:8,18-19). Noi in questi versetti vediamo la consacrazione di Noè. Noè divenne famoso per la sua consacrazione in tempi successivi (Ezechiele 14:14, 20; Isaia 54:9-10), e fu comunemente ricordato come uomo di fede e predicatore di giustizia (Ebrei 11:7; 1 Pietro 3:20; 2 Pietro 2:5).  La letteratura ebraica celebra Noè nell

Gioele 2:27: Come sperimentare la potenza di Dio.

Gioele 2:27: Come sperimentare la potenza di Dio. “Conoscerete che io sono in mezzo a Israele, che io sono il SIGNORE, vostro Dio, e non ce n'è nessun altro; e il mio popolo non sarà mai più coperto di vergogna”. Gioele precedentemente aveva parlato del paese che soffre per la devastazione delle locuste e della siccità (1:1-20), del giorno del Signore, giorno di giudizio (Gioele 1:15; cfr.2:1,11).  Poi esorta il popolo al ravvedimento (Gioele 2:12-17), e infine parla delle promesse di benedizioni di Dio, promesse di restaurazione materiale, spirituale e nazionale (vv.18-32). Il v.27, dunque rientra tra queste promesse di benedizione. Alla domanda dei popoli: “Dove il loro Dio” (v.17), a causa del Suo giudizio su Israele per la sua disubbidienza, ora, il Suo popolo pentito, può sperimentare la presenza del Signore (cfr. Esodo 8:22; 17:7; Numeri 11:20-21; Deuteronomio 17:20) il suo Dio, l’unico Dio (Deuteronomio 4:35,39; Isaia 45:5-6, 18, 22, 46: 9). Questa esperienza è a

Osea 2:14: Il deserto, luogo di rinnovato incontro con Dio.

Osea 2:14: Il deserto, luogo di rinnovato incontro con Dio. “Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”. Il rapporto tra Dio e il Suo popolo d’Israele, è paragonato al rapporto di amore tra un marito e una moglie. Quando il popolo d’Israele segue altre divinità, questo tradimento viene chiamato adulterio (Geremia 3:7-10; 13:27). Osea, precedentemente aveva parlato dell’infedeltà di Israele al Signore con altre divinità. A causa di questa infedeltà Dio li giudicherà (Osea 2:13).  Ma Dio è in grado di richiamare il suo popolo, nonostante la sua infedeltà. Il Dio misericordioso, prenderà l'iniziativa (Io l’attrarrò, la condurrò, parlerò). Dio non rinuncia al suo popolo. Ristabilirà di nuovo una relazione con il suo popolo in fedeltà, giustizia, equità, benevolenza e compassioni e il popolo si sarebbe arreso (Osea 2:15-23). “Parlerò al suo cuore” è un’espressione di corteggiamento, sentimentale, Dio avrà parole di tenerezza e d’incoraggi

La condanna alle guide spirituali cieche (Matteo 15:14; Luca 6:39).

La condanna alle guide spirituali cieche (Matteo 15:14; Luca 6:39). Matteo 15:14:  “ Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; ora se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso”. Che questa frase sia una parabola lo dice chiaramente Gesù come vediamo da Luca 6:39 dove troviamo scritto: “Poi disse loro anche una parabola: ‘Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?’” Quindi esistono due versioni di questa parabola nella Scrittura detti in due contesti diversi: in Matteo e in Luca.  La versione di Luca è nella forma di una domanda e chiede: "Può un cieco guidare un altro cieco?" La domanda implica la risposta ovvia di: "No."  La versione di Matteo indica semplicemente i fatti.  Ma entrambi le versioni contengono lo stesso principio circa l’incapacità dei ciechi a guidare correttamente altri ciechi. Noi vediamo la situazione, la sostanza e gli scopi della parabola.

Daniele 2:20-21: Dio controlla la storia e i governanti.

Daniele 2:20-21: Dio controlla la storia e i governanti.  “’Sia benedetto eternamente il nome di Dio perché a lui appartengono la saggezza e la forza. Egli alterna i tempi e le stagioni; depone i re e li innalza, dà la saggezza ai saggi e il sapere agli intelligenti’”. Il tema predominante del libro è il controllo sovrano che Dio esercita su tutte le nazioni e sui loro dominatori e il loro finale spodestamento da parte di Dio. Il controllo di Dio della storia è espressa nella visione nel capitolo 7, dove si vede Dio sul trono dell'universo decidere il destino delle superpotenze della storia e dare il dominio a chi vuole. Nella sua sovranità, egli volle che i Babilonesi (605-539 a.C.), i Medo-Persiani (539- 331 a.C.), i Greci (331-146 a.C.) e i Romani (146 a.C. 476 d.C.) dominassero Israele. (Cfr. Giosuè 21:44-45; Proverbi 21:31; Isaia 10:5-19; 14:26-27; 45:1-13; Abacuc 1:5-11).  Dio stabilisce il destino e i confini geopolitici delle nazioni. "Egli li ha tratto da u

Tito 1:16: Le nostre azioni negano, o affermano la nostra professione di fede.

Tito 1:16: Le nostre azioni negano, o affermano la nostra professione di fede.  “Professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, essendo abominevoli e ribelli, incapaci di qualsiasi opera buona”. Molte persone affermano di conoscere Dio. Come possiamo sapere se davvero lo conoscono? Non lo sapremo con assoluta certezza in questa vita, ma uno sguardo al loro stile di vita ci dirà tanto se lo conoscono veramente. Paolo ha lasciato Tito a Creta per organizzare la chiesa e costituire gli anziani (responsabili di chiesa). L’anziano deve avere certe caratteristiche, tra le quali quella di essere attaccato alla Parola di Dio, in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono (Tito 1:9). Paolo mette in guardia Tito riguardo il fatto che a Creta vi sono molti ribelli, ciarloni e seduttori, quindi falsi dottori; Tito li deve riprendere perché siano sani nella fede e non diano retta alle favole giudaiche e né a comandamenti degli uomini che

Ezechiele 1:4: La gloria del nostro Dio manifestata.

Ezechiele 1:4: La gloria del nostro Dio manifestata. “Io guardai, ed ecco venire dal settentrione un vento tempestoso, una grossa nuvola con un fuoco folgorante e uno splendore intorno a essa; nel centro vi era come un bagliore di metallo in mezzo al fuoco”. Non abbiamo modo di sapere cosa Ezechiele stesse facendo al momento di questa visione. Qualunque cosa stesse facendo, la sua attenzione fu improvvisamente attirata da un forte vento e dalla vista di un'enorme nuvola con un fuoco folgorante e uno splendore intorno a essa, nel centro vi era come un bagliore di metallo incandescente.  Tempesta, nuvole e fuoco indicano la manifestazione della gloria di Dio. Tempesta e fuoco a volte è usato per indicare l’aiuto del Signore verso il Suo popolo, che combatteva per loro contro i nemici e li disperdeva (Salmi 18:12-14;1 Samuele 22:11-15), per la protezione (Zaccaria 9:14-15). Ma in questo contesto sembri che si riferisca alla manifestazione del giudizio di Dio. Infatti, a v

2 Timoteo 2:13: La fedeltà di Dio è coerente.

2 Timoteo 2:13: La fedeltà di Dio è coerente.  “Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso”.  Queste parole non forniscono una concessione a peccare, o ad allontanarsi da Dio, bensì sono una consolazione per chi è scoraggiato a causa del proprio peccato, o fragilità. Paolo con queste parole non vuole incoraggiare l’apostasia e la disobbedienza, ma vuole calmare una coscienza turbata e incoraggiare a essere fedeli a Dio!  È inconcepibile che la nostra infedeltà possa intaccare la fedeltà di Dio, poiché Egli non può rinnegare se stesso. La nostra debole fede, o un peccato, un dubbio non cambia il carattere di Dio, non cambia la Sua fedeltà verso di noi!! La fedeltà di Dio è parte integrante della sua natura. Dio è fedele perché non cambia e la sua benignità non viene mai meno (Esodo 34:6). Dio è sempre fedele con se stesso, agisce sempre in conformità alla sua natura e parola data.  Questo versetto afferma la coerenza e l'integrità di Dio. An

Lamentazioni 3:22-23: Grande è la fedeltà del Signore!

Lamentazioni 3:22-23: Grande è la fedeltà del Signore! “È una grazia del SIGNORE che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà!”  Dio sostiene il suo popolo in mezzo alle più grandi afflizioni come quando Gerusalemme è stata attaccata e distrutta per mano di Nabucodonosor, strumento di giudizio di Dio (2 Cronache 36:11-21; Lamentazioni 1:5-22). Queste parole, dunque, sono state dette in circostanze davvero drammatiche di guerra. Potete immaginare cosa porti la guerra: distruzione, dolore, morte, fame, malattie, feriti così via. Ma nonostante il suo giudizio; per la Sua grande fedeltà le Sue compassioni si rinnovavano ogni giorno. Il profeta nella drammaticità della situazione ha parole di conforto, lui non vede in modo negativo, ma guarda al Signore ricordando ciò che è! Il carattere di Dio, come rivelato attraverso l'esperienza passata d’Israele, è il fondamento della speranza de

Geremia 1:11-12: Dio vigila sulla sua parola per mandarla a effetto.

Geremia 1:11-12: Dio vigila sulla sua parola per mandarla a effetto. “Poi la parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: «Geremia, che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo un ramo di mandorlo».  E il SIGNORE mi disse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto»”. Geremia è chiamato da Dio a essere un Suo profeta, operò in Giudea. Il popolo di Giuda era spiritualmente corrotto e idolatra (cfr. Geremia 1:16; 2).  In questi versetti leggiamo che Geremia vede un oggetto che può sembrare insignificante: un ramo di mandorlo. Non si capisce bene se Geremia stesse facendo una passeggiata in campagna dove vi erano degli alberi di mandorle, oppure se ebbe una visione interiore. “Mandorlo” in ebraico (šāqēḏ) indica colui che veglia. Il mandarlo era indicato in ebraico come l’albero che vigila, perché comincia a fiorire prima di tutti gli altri alberi, già da Gennaio, mentre gli altri alberi sembrano ancora dormire. Così Dio chiama Geremia e lo invita

DIO È FEDELE (2).

DIO È FEDELE (2). Ci sono dei modi dire che usiamo per esprimere un’idea, uno stato d’animo, e così via. Per esempio c’è il modo di dire: “Forse che sì, forse che no”. Questa si usa un po’ scherzosamente per indicare un’incertezza, o un dubbio, o una perplessità rispetto a quanto sta per avvenire. Questa espressione è il titolo di un libro di Gabriele D’Annunzio (1863-1938), un romanzo che scrisse nel 1910. La frase è anche un motto che si trova in una delle sale di palazzo Gonzaga a Mantova, che probabilmente alludeva alla difficile situazione di Vincenzo Gonzaga al tempo delle guerre con i Turchi. È anche una frase riportata in una canzonetta di Marchetto Cara (1470-1525) cantore della corte dei Gonzaga, le cui strofe cominciano proprio con questa frase.  Ora in mezzo alle incertezze, ai dubbi, o alle perplessità della vita noi dobbiamo ricordare che Dio è fedele. Fedele abbiamo visto nel primo studio indica stabilità, fermezza, quindi essere costante e coerente, che rimane

DIO È FEDELE (1).

DIO È FEDELE (1). “Una donna chiede alla sua amica: ’ Tuo marito ha tenuto fede alle cose che ti aveva detto prima di sposarti?’ ‘No solo a una’. ‘E quale?’ ‘Diceva di non essere l’uomo giusto per me’”. Viviamo in un’epoca, dove l’infedeltà è uno dei peccati più appariscenti della nostra società: lo vediamo nel mondo degli affari, nell’amicizia, nei rapporti coniugali, e così via.  Quindi, sapere che Dio è fedele è di grande conforto per noi!  Tutti ci possono tradire, ma non Dio! Giorgio Girardet riguardo la parola fedele dice: “Fedele è nella Bibbia, secondo un termine usato anche per le costruzioni, ciò che è stabile, sicuro, certo, ciò che rimane eguale a se stesso, e perciò anche ciò che è vero”. Nella Bibbia c’è una parola ebraica per fedeltà (ʾemûnāh- Salmo 36:3; 89:1,2,3,6; 119:90; Lamentazioni 3:23) che indica stabilità, fermezza, quindi essere costante e coerente. "Fedeltà" è in contrasto con la falsità, la menzogna (sheqel- Salmo 119:29-30; Proverbi

1 Timoteo 4:8: Le motivazioni alla pietà.

1 Timoteo 4:8: Le motivazioni alla pietà.  “Perché l'esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura”.  Troviamo due motivi per cui ricercare la devozione, la pietà. Il primo motivo è il profitto della pietà. Paolo spiega ora perché dobbiamo dedicarci alla pietà: perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa. Paolo non vuole sminuire i benefici dell’esercizio fisico. Paolo sta dicendo che il vantaggio che conferisce la formazione del corpo, per quanto grande possa essere, è sicuramente inferiore all’utilità della pietà, e la sfera in cui la formazione del corpo è di beneficio è molto più ristretta del beneficio che arreca la pietà.  Paolo dice che l’esercizio fisico ha un certo valore, ma solo un po’, è utile fino a un certo punto, ha un beneficio limitato e influisce solo sul fisico, mentre la pietà è utile a ogni cosa, cioè ha più valore, è utile

1 Timoteo 4:7: I nemici della pietà.

1 Timoteo 4:7: I nemici della pietà. “Esercitati invece alla pietà”. Siamo chiamati a consacrarci al Signore, ma la consacrazione è ostacolata da tre nemici. (1) La pietà è ostacolata dal mondo. Il mondo si riferisce agli standard, giudizi, desideri, influenze e valori umani corrotti rispetto a quelli di Dio. Si riferisce al sistema egocentrico ostile e ribelle a Dio controllato da Satana (Giovanni 12:31;14:30; 2 Corinzi 4:4, Galati 1:4; 1 Giovanni 2:15-17; 5:19). Il mondo è come una calamita che attira tutti, anche i credenti. La reazione dei discepoli non è di ritirarsi dal mondo, ma di vivere nel mondo senza seguire il suo sistema filosofico e quindi non esserne influenzati negativamente a livello morale e spirituale. Il cristiano deve conservarsi puro dal mondo (Giacomo 1:27). Questo significa mantenere se stessi puri ogni giorno senza permettere che il mondo possa influenzarci negativamente, quindi cercare di essere senza difetto, colpa, o corruzione. (2) La pietà è o

1 Timoteo 4:7: La pietà solo esteriore.

1 Timoteo 4:7: La pietà solo esteriore. “Esercitati invece alla pietà”. Esiste una pietà, che non è vera! C’è un tipo di persona che professa di essere cristiana, che sembra cristiana solo in apparenza, ma è un cristianesimo solo esteriore. Noi uomini guardiamo all’apparenza, Dio invece guarda al nostro cuore. In 1 Samuele 16:7 è scritto: “ Il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore”. La vera pietà non è solo una forma esteriore, ma anche una forza interiore. Paolo, sempre a Timoteo, dice che negli ultimi giorni gli uomini avranno determinate caratteristiche, una di queste è: “aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza”  (2 Timoteo 3:5). Un po’ come quelle noci che fuori sembrano buone, ma dentro sono secche, o ci sono i vermi. Un esempio di questo tipo di religiosità si trovava nei Farisei, Gesù li chiamava ipocriti simili ai sepolcri imbiancati che appaiono belli fuori, m

1 Timoteo 4:7: La pietà deve essere centrata su Dio.

1 Timoteo 4:7: La pietà deve essere centrata su Dio. “Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esercitati invece alla pietà”. Se questo mondo ci dice che siamo padroni del nostro corpo, che dobbiamo vivere per il nostro piacere, la Bibbia afferma che il nostro corpo appartiene a Dio (1 Corinzi 6:19-20) e siamo chiamati a vivere per la gloria di Dio (1 Corinzi 10:31). “Pietà” (eusebeian) nei tempi antichi era associato principalmente con l' idea di religioso, di rispetto, di timore verso gli dèi. Questa parola e altre della stessa radice, si riferisce alla riverenza che implica un culto e una vita di obbedienza attiva che si addice a quella riverenza. La pietà è una vita che mostra la riverenza a Dio. È l'adempimento osservabile della conoscenza di Dio e della verità nei modi appropriati. La pietà coinvolge tutto il nostro essere, sia la giusta fede e sia l’azione obbediente. È un atteggiamento verso Dio nel cuore del credente che dà a Dio il posto che gli spetta, nei

1 Timoteo 4:7: Un ordine al positivo.

1 Timoteo 4:7: Un ordine al positivo. “Esèrcitati invece alla pietà”. Letteralmente è: “esercita, invece te stesso per la pietà”. Al posto di perdere tempo con le favole profane, Timoteo deve esercitarsi alla pietà (v.6). “Esercitati” potrebbe essere tradotto con: “continua a esercitare te stesso”. “Esercitati” significa addestrarsi, disciplinarsi, mantenere se stesso disciplinato, tenersi allenato. Era un termine di disciplina sportiva, di atletica, quindi d’impegno, di sudore, di duro e serio allenamento di “esercizi ginnici”, infatti, era un termine usato per allenare gli atleti che gareggiavano. La parola “esercitati”, dunque, parla del rigore, di fatica, di formazione, di sacrificio di un atleta che si prepara per la gara. “Esercitati” indica anche il controllare se stesso con la disciplina in modo accurato, un atleta è disciplinato anche nel suo stile di vita:mangiare, bere, riposo per esempio. Paolo prendendo l’esempio dagli esercizi fisici, trasferisce questo nella rea

1 Timoteo 4:7: Un ordine al negativo.

1 Timoteo 4:7: Un ordine al negativo. “Ma rifiuta le favole profane e da vecchie”. Il “ma” indica un contrasto con la buona dottrina che Timoteo ha imparato. Paolo dà a Timoteo alcune indicazioni circa le sue responsabilità pastorali nei rapporti con l'eresia: deve informare e spiegarle alla chiesa, in questo modo sarà un buon servitore di Cristo Gesù. Timoteo, si deve nutrire con le parole della fede e della buona dottrina che ha imparato (1 Timoteo 4:1-6). “Le parole della fede” si riferisce alla verità cristiana contenuta nella Scrittura (1 Timoteo 5:8; 6:21; Giuda 3) e richiede la nostra fede. Timoteo deve contrastare con la verità cristiana rivelata le favole profane, le deve rifiutare!  Potrebbe significare che Timoteo debba evitare d’insegnare tali cose, o che non deve entrare nel dibattito con gli avversari che insegnano tali cose, o che egli deve rifiutare tale insegnamento quando è dato da altri e impedire il loro insegnamento, o una combinazione di tutti que

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace.

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace. “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi”. Paolo alla fine della sua seconda lettera ai Tessalonicesi saluta la chiesa con una preghiera:  “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera”. La preghiera fa eco alla benedizione della pace di Numeri 6:26 e trova anche le sue radici nella benedizione di Gesù di pace data ai suoi discepoli, registrata in Giovanni 14:27. “Pace” potrebbe essere l'assenza di conflitti all'interno della comunità (2 Tessalonicesi 3:6-15, o dai persecutori (cfr. Atti 24:2; Apocalisse 6:4), ma potrebbe anche essere l’assenza di turbamento, di ansia. I cristiani di Tessalonica potevano essere anche turbati per vari problemi come l’oppressione esterna (1 Tessalonicesi 2:14; 2 Tessalonicesi 1:4-10). La parola “pace” (eirēnē) indica il benessere totale, indica la prosperità della persona in tutta la sua interezz

1 Tessalonicesi 4:9-10: Amatevi sempre di più!

1 Tessalonicesi 4:9-10: Amatevi sempre di più! “Quanto all'amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e veramente lo fate verso tutti i fratelli che sono nell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, ad abbondare in questo sempre di più”. Cosa dovrebbe contraddistinguere i cristiani dal resto della società? Due particolarità distinguevano i cristiani nel periodo del Nuovo Testamento: la santità e l’amore. In questo passo vediamo che Paolo parla di amore fraterno. “L’amore fraterno” (philadelphia), tra i greci si riferiva, all’amore familiare, all’amore che univa i figli di uno stesso padre, e nel Nuovo Testamento si riferisce all’amore che unisce i cristiani l’uno all’altro, quindi un amore che unisce i fratelli, figli di uno stesso Padre, cioè Dio. Quelli di Tessalonica avevano imparato da Dio ad amarsi gli uni gli altri; Paolo non aveva bisogno di scrivere riguardo quest’argomento,

Cantico dei Cantici 8:6-7: la natura del vero amore.

                                        Cantico dei Cantici 8:6-7: la natura del vero amore. "Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l'amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente. Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, i fiumi non potrebbero sommergerlo. Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell'amore, sarebbe del tutto disprezzato". Questi versett1 sono tra i più significativi dell'intero libro, parlano della natura del vero amore. 1) Il vero amore è forte. Il vero amore è forte come la morte. Si possono fare vari tentativi per fermare la morte, ma alla fine tutti moriremo. Nessuno può scampare alla morte: il giusto e l'empio moriranno, la persona religiosa come anche la persona irreligiosa, grandi e piccoli, ricchi e poveri, maschi e femmine. Tutti avremo la stessa sorte:tutti moriremo. Questo dimostra come la