L’avvertimento contro il potere distruttivo della lingua.

Giacomo 3:6-8: L’avvertimento contro il potere distruttivo della lingua.
Nel 1899 quattro giornalisti di Denver in Colorado (USA) s’incontrarono casualmente una sera alla stazione ferroviaria di Denver. I loro nomi erano Al Stevens, Jack Tournay, John Lewis, Wilshire Hal, essi rappresentavano quattro giornali di Denver: il Post, il Times, il Republican  e il Rocky Mountain News.  Ognuno era stato inviato dal suo giornale per trovare un fatto di cronaca, o una storia interessante da raccontare. I giornalisti erano in stazione, sperando di trovare una celebrità in visita in città, ma nessuno è arrivato quella sera, così i giornalisti cominciarono a commiserarsi….. Non c’era nessuna notizia buona o cattiva da dare, tutti e quattro dovevano ritornare a mani vuote alle loro scrivanie.  Stevens propose agli altri tre d’inventarsi una storia e questi si misero a ridere. Poi qualcuno suggerì di andare a farsi una birra all'Hotel Oxford e così hanno fatto. Per farla breve tra un giro di birra e l’altro decisero d’inventarsi una storia che avesse a che fare con una nazione straniera, in questo modo sarebbe stata difficile da controllare (siamo nel 1899!....). Qualcuno di loro pensò d’inventarsi una storia dalla Cina perché era abbastanza distante, è tutti furono d’accordo. 
Lewis propose di scrivere che un gruppo di ingegneri americani partiranno verso la Cina, perché il governo cinese stava pianificando di demolire la Grande Muraglia, e quindi alcuni  ingegneri americani si erano offerti per il lavoro.

L’avvertimento contro il potere incontrollabile della lingua.

Giacomo 3:2-8: L’avvertimento contro il potere incontrollabile della lingua.
Su una collina in Inghilterra davanti a un sacrato c’era una lapide grigia e squallida con la scritta rovinata dal tempo che diceva pressappoco così: “Sotto questa pietra giace Arabella Young che dal 24 maggio ha cominciato a controllare la sua lingua”. 
Molto probabilmente, questa donna non aveva una buona reputazione per la sua lingua! Molte persone tendono a parlare troppo e ad ascoltare poco! Qualcuno ha calcolato che le persone parlano in media in un giorno dai 18 alle 25 mila parole. Gli uomini parlano circa 25 mila parole e le donne 30 mila parole in un giorno! Con tutte le parole che diciamo in un giorno possiamo scrivere un libro di una cinquantina di pagine e in un anno 66 libri di 800 pagine.
Come faremmo senza la lingua? La comunicazione sarebbe difficile, non ci sarebbero le canzoni, le radio e come s’insegnerebbe a scuola? La lingua è una grande benedizione di Dio, ma noi come la usiamo? Pecchiamo più facilmente con la lingua che con qualsiasi altra parte del corpo! Quante volte parliamo senza collegare la lingua con il cervello? Quante volte diciamo le cose per rabbia, con malizia, per cattiveria? Quante volte si sparla degli altri? Quante volte si pecca con la lingua per orgoglio e per egoismo, per invidia o per gelosia? 

La promessa della pace di Dio.

Filippesi 4:6-7: La promessa della pace di Dio.

Qualche anno fa, un uomo molto ricco voleva un dipinto sulla pace. Commissionò tre artisti per dipingere scenari pacifici. Dopo un mese gli artisti tornarono con i loro dipinti finiti. Ogni dipinto fu coperto da un velo in attesa del momento della rivelazione. 
Il primo artista presentò il suo dipinto: era una bella scena di montagna. Le montagne erano coperte di pioppi verdi e fiori primaverili. Le cime maestose innevate erano alte fino a incontrare un cielo blu senza nuvole. L'uomo ricco disse: "Mi piace. Questa scena di montagna è davvero tranquilla ". 
Poi il secondo artista tolse il velo dal suo capolavoro. Il suo dipinto era di una splendida vista sull'oceano. La sabbia era bianca come cristallo. Il mare era azzurro e tranquillo. Il sole stava tramontando lentamente nel cielo, mentre i suoi raggi riflettevano sul mare calmo. Nel centro dell'immagine vi erano due persone rilassate su una sedia a sdraio in riva al mare con i piedi in acqua. L'uomo ricco era molto contento. Egli disse: "Mi piace la spiaggia. Amo questo quadro. Che splendida interpretazione di pace ". 
Il terzo artista tirò giù il velo dal suo dipinto e il ricco guardò il quadro con perplessità. Quest’artista aveva dipinto una cascata impetuosa. In questa scena un fiume in piena cadeva per centinaia di metri e s’infrangeva sulle rocce sottostanti. L'uomo ricco disse: "Ma in che cosa consiste la tranquillità? Mi sembra una scena tutt'altro che pacifica! Tutto quello che vedo è turbolenza. Dov’è la pace? ". Il terzo artista disse: "Guardi meglio, signore. Guardi vicino proprio sotto la cascata, dietro l’acqua e vedete una fenditura nella roccia, la vede? Sporgendosi in avanti, il ricco rispose: "Sì, la vedo, e vedo anche un uccello appollaiato in quella fessura. L'artista ha risposto: "Questo è tutto, signore! Questa è la pace! Nel bel mezzo della turbolenza rumorosa, l'uccello ha trovato un posto tranquillo. Amico mio, questa, è una vera pace, avere la pace in mezzo al caos, in mezzo a una vita turbolenta ".

La pace non è che tutto sia bello e tranquillo come le montagne, o il mare pacifico! Ma che in mezzo ai problemi, alle difficoltà noi abbiamo la pace di Dio dentro di noi!!

Come essere liberi dall’ansia.

Filippesi 4:6-7: Come essere liberi dall’ansia.

“Come chiunque, vorrei vivere a lungo. La longevità ha il suo posto. Ma io non sono preoccupato per questo adesso. Voglio solo fare la volontà di Dio. E Lui mi ha permesso di andare fino alla montagna. Ho guardato oltre, e ho visto la terra promessa. È possibile che non ci si arriva con voi, ma … sono felice stasera. Io non sono preoccupato di nulla. Non ho paura di nessun uomo”.     
Martin Luther King, Jr. da un discorso tenuto la notte prima di essere ucciso.

Martin Luther King aveva motivo di avere paura, di essere ansioso, ma non lo era perché guardava a Dio! 

Paolo precedentemente questi versetti, aveva detto di rallegrarsi sempre nel Signore, di essere mansueti e poi dice che il Signore è vicino (vv.4-5). 

Il Signore è vicino può essere inteso sia in termini di spazio, quindi di vicinanza fisica (Salmo 34:18; 145:18) e sia in termini temporali, cioè che sta per ritornare (Sofonia 1:7,14; Filippesi 3:20; Giacomo 5:8). 

Comunque sia, sapendo che il Signore è vicino, dice Paolo, non dobbiamo essere ansiosi! 

Nei vv.6-7 vediamo come essere liberi dall’ansia, come vincere l’ansia.

Paolo ci dà:

L’avvertimento contro l’autoesaltazione attraverso la lingua.


Giacomo 3:1-2: L’avvertimento contro l’autoesaltazione attraverso la lingua.
A questo punto Giacomo ha concluso la discussione del rapporto dei ricchi e poveri, quindi dell’amore imparziale e delle opere che dimostrano la vera fede. Ora riprende il tema della lingua menzionata in precedenza in 1:19-21.
Dobbiamo ammetterlo niente potrebbe essere più desolante di una comunità divisa a causa dell’abuso verbale, specialmente se è causata dagli insegnanti della comunità. Alcuni studiosi pensano che le divisioni all’interno delle comunità a cui scrisse Giacomo, erano divise a causa degli insegnanti! In questi due versetti Giacomo avverte contro l’autoesaltazione attraverso la lingua.
I versetti 1-2 sono un monito per gli aspiranti insegnanti, ma anche per tutti i cristiani a farci da maestri troppo facilmente nei vari aspetti della vita!

Le natura della santificazione.


1 Pietro 1:15-16: La natura della santificazione.
Dopo un incontro sull’evangelizzazione ben riuscito è stato chiesto a Billy Graham se questo fosse il risveglio. Graham rispose: "No. Quando viene il risveglio mi aspetto di vedere due cose che non abbiamo ancora visto. In primo luogo, un nuovo senso della santità di Dio da parte dei cristiani, e in secondo luogo, un nuovo senso del peccato da parte dei cristiani ".
Ha ragione Bill Graham perché nel libro degli Atti e nella storia dei risvegli, una delle caratteristiche era la consapevolezza del peccato e della santità di Dio, e quindi della santificazione.
La santità è una cosa molto bella perché fa parte del carattere di Dio, ma fin da bambini abbiamo sentito che la santità era ed è una cosa malinconica e imbronciata, aspra e spiacevole.
Per molti oggi il peccato è diventato come la grazia un termine vuoto, questo è dovuto alla perdita della visione della santità di Dio. Come Dio è santo anche noi siamo chiamati a esserlo, la santificazione è una sfida per la nostra vita. 
Un vero credente non è esente dalla tentazione, Gesù è stato tentato, ma il credente s’impegnerà a santificarsi per la gloria di Dio.
In questa predicazione vediamo che la santificazione riguarda tutta la nostra condotta e sia il modello che la motivazione per la nostra santificazione si trovano nella santità di Dio.

La chiamata alla santificazione.

1 Pietro 1:13-18: La chiamata alla santificazione.
Come cristiani, cosa dovrebbe renderci diversi dalla società? Il locale? I canti? Il modo di pregare? La predicazione del Vangelo? La santificazione ci rende diversi dalla società in cui viviamo! Qualcuno ha detto che oggi nella chiesa la santificazione sta diventando una cosa rara! Stiamo diventando sempre più secolarizzati eppure la Bibbia è categorica a riguardo: siamo chiamati alla santità.
Lo scopo di Dio per la tua esistenza è che ti santifichi, venire meno a questo scopo significa andare contro lo scopo di Dio (Efesini 1:4). Viviamo in una cultura dove si pensa che essere santi sia una chiamata per alcuni, ma non è una chiamata per alcuni cristiani, ma tutti i cristiani sono chiamati a essere santi! Questa esortazione di Pietro è riferita a tutti i credenti, te incluso!
Che cosa è la santificazione?
Per santificazione s’intende la separazione dal peccato e la vita consacrata a Dio, perché ci ha appartato come il popolo d’Israele come suo tesoro particolare separato dalle nazioni per osservare le Sue leggi, il Suo patto ( 2 Pietro 3:11; Efesini 3:5; Esodo 19:5-6,14).
Dal contesto di 1 Pietro, vediamo che il credente è stato eletto da Dio ed è stato fatto rinascere a una speranza viva in cielo, quindi è salvato, ora Pietro continua il discorso esortando ad avere piena speranza nella grazia e quindi di vivere su questa terra in modo santo, dando diverse esortazioni e motivazioni.

La chiamata del cristiano


Giovanni 15:1-8: La chiamata del cristiano.
Alcuni pensano che Gesù abbia detto questa metafora ispirandosi a una grande vite dorata che pendeva sopra l’entrata del tempio di Gerusalemme. Altri pensano che l’ispirazione sia venuta dopo che Gesù e gli undici lasciarono la sala della cena dove bevvero il vino e poi passarono vicino un vigneto. 
Qualunque sia la circostanza, noi vediamo in questi versetti quale è la chiamata di ogni vero cristiano o lo scopo di ogni vero cristiano.

La chiamata del cristiano è:
I PORTARE FRUTTO (vv.2,8).
John McGuire era un contabile che lavorava in una ditta di Londra, era considerato un impiegato modello. Per vent’anni era arrivato puntuale in ufficio, aveva svolto il proprio lavoro con molta diligenza, era stato sempre gentile e servizievole con tutti. Tuttavia quando andò in pensione, si scoprì che non tutto era come sembrava. Per vent’anni aveva defraudato la ditta sottraendo più di un milione di sterline! Di giorno simulava una vita modesta, di notte conduceva una vita da milionario.
È possibile condurre una doppia vita, essere cristiani stagionali, o domenicali, andare in chiesa la domenica e poi durante la settimana comportarsi come se Dio non esistesse!

La fede in azione.


Giacomo 2:14-26: La fede in azione. 
Noi facciamo male quando diciamo a una persona che è salvata, ma che in realtà non ha quelle opere che dimostrano tale salvezza! Giacomo sta confutando un insegnamento distorto all’interno delle chiese a cui scrisse riguardo il rapporto tra la fede e le opere. Nei vv.14-26 Giacomo sottolinea che la vera religione inizia con la fede, e questa vera fede agisce, opera.
Alcune considerazioni sulle parole chiave:
Giacomo parla di “fede” (pistis- vv. 14, 17, 18, 20, 22, 24, 26). 
Qui, fede è da intendersi come il v.1, quindi del rapporto con Gesù, un rapporto di salvezza. La parola “fede” indica ferma persuasione, convinzione, credere. Indica il riconoscere come verità e accogliere il messaggio di salvezza del Vangelo e quindi un comportamento che si orienta e si basa sul Vangelo (Romani 1:8; 1 Corinzi 2:5; 15:1-4, 11, 14-17; 1Co.15:1-4,11; Efesini 2:8-9).
Giacomo parla anche di “opere” (erga- vv.14, 17, 20, 22, 24, 25, 26). 
La parola tradotta con “opere” significa lavoro, azione, realizzazione. La forma plurale indica il comportamento etico e religioso. La forma plurale implica che gli atti debbano essere numerosi. Giacomo utilizza “opere” in un senso generale, fa riferimento alle azioni fatte in obbedienza e sottomissione a Dio, anche se dal contesto si riferisce in modo particolare alla carità, ad azioni di amore verso gli altri (Giacomo 1:22-27, 2:1-14) quindi alle buone opere. 

I requisiti del vero discepolo di Gesù.

Marco 8:34-38: I requisiti del vero discepolo di Gesù. 
Quando Garibaldi si propose di liberare l'Italia, egli vide alcuni giovani a un angolo di strada e gli domandò se volessero seguirlo nella sua causa di liberare l'Italia. I giovani risposero: "Che cosa offrite?". "Offerta?" rispose Garibaldi. "Vi offro stenti, fame, stracci, sete, notti insonne, privazioni innumerevoli, battaglie e infine la vittoria nella causa più nobile a cui siete mai stati confrontati"...Quei giovani lo seguirono! 
Quale risposta diamo a Gesù sapendo che è il Signore e il Salvatore del mondo, sapendo che è verità e che ci dona la vita eterna? Gesù, prima di Garibaldi, parlò di sofferenza, ma insieme alla sofferenza promise la salvezza del'anima per l'eternità.
Il passaggio che va dal capitolo 8:34 al capitolo 9:1, riguarda l'impegno personale a seguire Gesù in circostanze che richiedono sofferenza, coraggio e sacrificio. Marco racconta che Gesù dice ai suoi discepoli che avrebbe sofferto e che sarebbe morto per poi risuscitare e questo lo fa per incoraggiare la chiesa perseguitata di Roma. 
L'umiliazione, la sofferenza di Gesù annunciata al v.31, è il misterioso prototipo di quello cristiano: come Gesù ha subito la persecuzione ed è stato innalzato da Dio, così i suoi discepoli soffriranno e saranno salvati da Dio.
Questi versetti non ci parlano di come divenire cristiani, ma che i veri cristiani hanno questi requisiti: Rinunciano a se stessi; portano la propria croce e seguono Gesù. Questo non è solo per i dodici, infatti queste parole sono rivolte anche alla folla.

Tre attributi divini di Gesù.

Tre attributi divini di Gesù.
Oggi vediamo tre attributi divini di Gesù. Per attributi s'intende le qualità come proprie, peculiari e intrinseche che appartengono a Dio e quindi a Gesù, sono quelle caratteristiche oggettive che contraddistinguono Dio. L’attributo è una qualità dell’essenza di Dio, non è inventato dall’uomo, ma descrive il carattere di  Dio, come Dio si è rivelato all’uomo. Se da una parte, tramite gli attributi, possiamo conoscere un pochino Dio, dall’altra parte non possiamo comunque afferrare Dio e chiuderlo in una scatola con delle definizioni.
Gli attributi sono molto chiari su chi è Dio, ma nello stesso tempo siamo limitati nel comprenderlo, siamo limitati nell'abbracciarlo totalmente.

Il Giudizio di Dio.


Giacomo 2:12-13. Il Giudizio di Dio.
Un pastore aveva predicato un potente sermone sul rinunciare alla propria vita. Una donna seduta vicino a un'altra donna le dice: “Questa è un’eccellente predicazione, ma mi chiedo se una tale vita è possibile?” L'altra donna le sorrise e le rispose: “Beh , so che il predicatore vive una tale vita… io sono sua moglie”.
Le persone che ci sono vicine, con cui siamo in contatto ogni giorno dovrebbero essere i primi testimoni del nostro amore per il prossimo senza discriminazione. 
Quello che conta non è come ci comportiamo tra coloro che non ci conoscono bene, ma il modo come trattiamo coloro che sono molto vicino a noi!
Il nostro comportamento deve essere caratterizzato dall’amore verso tutti senza discriminazioni! Abbiamo visto i primi tre motivi perché non dobbiamo avere discriminazioni: perché è inconciliabile con la fede in Gesù, perché è inconciliabile con i piani di Dio, perché è inconciliabile con la legge regale dell’amore, ma nei versetti 12-13 vediamo un quarto motivo, il motivo del giudizio di Dio! 
Il significato di “così parlate e così agite” è enfatico indica: in questo senso, in questo modo o con questo obiettivo in mente, e si riferisce all’amare il prossimo e a essere giudicati in base a questo comportamento di amore.
“Parlate e agite” sono un imperativo presente, quindi è un ordine a parlare e ad agire secondo la legge di libertà, un’azione da fare ogni giorno, un’azione abituale!
Perciò il senso è: così continuiamo a parlare e cosi continuiamo a fare! 
Inoltre la coppia “parlate e agite” coprono tutte le azioni di una persona, quindi tutte le nostre azioni devono essere caratterizzate, impregnate d’amore!
Quindi Giacomo conclude il discorso dicendo che l’amore deve essere il nostro stile di vita e dice anche un’altro motivo per non fare discriminazioni vale a dire il giudizio di Dio!

Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3)

  Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3) Stiamo meditando su questo salmo e abbiamo visto che la preghiera è la dichiarazione che d...