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Matteo 6:10: Venga il Regno di Dio.

Matteo 6:10: Venga il Regno di Dio.
Qualcuno ha detto: “L'unico regno che prevarrà in questo mondo è il regno che non è di questo mondo”.

Questo ovviamente si riferisce al regno di Dio!
Il regno di Dio sopravvive alla dissoluzione di tutti i regni e di questo mondo.

Così, la cosa più importante da dire sul regno di Dio è che è il regno di Dio. 

Il regno di Dio è esaltato al di sopra dei regni degli uomini e del regno spirituale ed è infinitamente superiore a loro.

Secondo la testimonianza dei primi tre Vangeli, la proclamazione del regno di Dio era il messaggio centrale di Gesù (Matteo 4:23).

Questo è il secondo soggetto di preghiera del Padre nostro. 

La preghiera “venga il tuo regno” ha due significati.

Matteo 6:9: Sia santificato il nome di Dio.

Matteo 6:9: Sia santificato il nome di Dio.
“Sia santificato il tuo nome”.
Questo è il primo soggetto di preghiera del “Padre nostro”. 

Molte persone pensano che il proprio io, sia più importante di tutti e di tutto.
Pur di soddisfare i propri desideri sono disposti a tutto, e ostacolano ciò che impedisce la loro individualità, o usano coloro che in qualche modo possono essere strumenti per raggiungere i loro desideri, progetti, interessi… vedono gli altri come risorse.

Queste persone sono egocentriche, si credono al centro del mondo, cioè hanno come l’unico punto di riferimento se stesse, e cercano di riportare tutto a sé, a interessarsi alle persone e alle cose nella misura in cui ne possono trarre vantaggio.

Quindi sono anche egoiste, hanno un attaccamento eccessivo a se stessi tanto da ricercare esclusivamente il proprio piacere e interesse personale.

Purtroppo si può essere egocentrici ed egoisti anche con Dio quando lo cerchiamo per soddisfare i nostri interessi, i nostri desideri, i nostri piaceri.

Ora “sia santificato il tuo nome”, ci fa capire che non deve essere così.

Matteo 6:9: Ciò che dobbiamo ricordare!

Matteo 6:9: Ciò che dobbiamo ricordare!
Il volto del presidente turco Cemal Gursel (1895-1966) era raggiante, orgoglioso, mentre si allontanava, con un autista al volante, dal palazzo del parlamento di Ankara, con la prima auto prodotta in Turchia. Ma cento metri più avanti, il presidente smise di sorridere, mentre il motore tossiva e si spegneva; il motivo: avevano dimenticato di mettere la benzina!! 

Ci sono aspetti riguardo Dio molto importanti che non dobbiamo mai dimenticare, che dobbiamo sempre ricordare, sia per la preghiera e sia per la vita cristiana.
Uno di questi aspetti lo troviamo in questa invocazione del “Padre nostro”.

Gesù dice: “Voi dunque pregate così: ‘Padre nostro che sei nei cieli’”.

Martyn Lloyd Jones scriveva: “La preghiera, senza alcun dubbio, è l’attività più sublime dell’animo umano. L’uomo tocca l’apice quando, in ginocchio, sta faccia a faccia con Dio”.

Gesù nel “Padre nostro” insegna ai Suoi discepoli come pregare. 
Ora, questa preghiera, è un modello piuttosto che una preghiera fissa, o meccanica.

Questa preghiera descrive tutti gli elementi fondamentali, o una specie di schema, o di linea guida di quello che deve essere la nostra preghiera.

Abacuc 3:16-19: La fede di Abacuc

Abacuc 3:16-19: La fede di Abacuc
Questi ultimi versi di Abacuc contengono alcune delle parole più belle e profonde mai state scritte. 

James Montgomery Boice ha scritto: “Che cosa rende questo capitolo, e in particolare i versi finali, così forte? Secondo me è il modo coraggioso in cui Abacuc abbraccia tutte le calamità che può immaginare e tuttavia trionfa su di loro nella conoscenza e nell'amore del suo Salvatore”. 

Nella parte finale del suo salmo di preghiera, Abacuc esprime nuovamente i propri pensieri e sentimenti come aveva fatto all'inizio del capitolo (Abacuc 3:2). 

In questi versetti vediamo come il profeta ha reagito alla rivelazione di Dio su quello che accadrà attorno a lui. 

Il suo non è un atteggiamento di rassegnazione, né è un tentativo di nascondersi da ciò che accade intorno a lui. 

Non cerca di raccogliere da sé le risorse morali, o psicologiche necessarie per far fronte a una situazione drammatica. 
Abacuc si concentra su chi è Dio in una situazione davvero difficile, e reagisce con fede!

Nei momenti difficili non dobbiamo concentrarci sul problema, ma sul Signore!

Al terrore subentra la fiducia nel Signore della Sua salvezza! (Abacuc 3:16-19).

I cristiani devono confidare nel Signore, colui che è il Dio della salvezza.
Devono confidare nella Sua cura e protezione!!

Anche nel mezzo del giudizio, anche nel mezzo di prove e sofferenze, possiamo essere certi che Dio ci aiuterà. 

Dio ha promesso di portarci attraverso ogni prova e di usare ogni prova per rafforzarci e purificarci (Salmo 27:1-5; 46; Isaia 43:1-3; Romani 8:28-29; Ebrei 12:4-11; Giacomo 1:1-4; 1 Pietro 1:6-7).

La parabola del figliol prodigo (Luca 15:11-32).

La parabola del figliol prodigo (Luca 15:11-32).
Un uomo si era perduto nel deserto e si trascinava da due giorni sulla sabbia infuocata. Era ormai giunto allo stremo delle forze, improvvisamente vide davanti a sé uno che dava cravatte, ma il povero uomo aveva bisogno di acqua. Così quell'uomo cercò di dare una cravatta all’assetato, ma questi rifiutò. Verso sera, il viaggiatore assetato, strisciando sulla sabbia, alzò la testa e rimase allibito: era nel piazzale di un lussuoso ristorante, con il parcheggio pieno di macchine lussuose. L’uomo barcollando va vicino alla porta cercando di entrare, chiedendo acqua, ma il portiere rispose: “ Desolato signore qui non si può entrare senza cravatta”.

Molte persone sono perdute, lontane da Dio, vagano nel deserto, Dio da loro una soluzione per la loro salvezza dai peccati, ma da alcuni non è presa in considerazione perché sembra una soluzione strana, assurda o troppo semplice.

In questa parabola vediamo che il padre rappresenta Dio e il figlio ovviamente il peccatore perduto; vediamo l’amore di Dio verso il peccatore perduto che è stato accolto, e com'è stato accolto, ma vediamo anche la natura del vero pentimento.
La parabola mette a confronto le reazioni del padre che rappresenta l’amore di Dio nel ricevere il figlio che ritorna a casa, con quella del fratello maggiore, che rappresenta i Farisei e gli scribi che criticavano Gesù perché accoglieva i peccatori.
Lo scopo principale della parabola comunque non sono tanto i due figli, ma il Padre, quindi il titolo più appropriato è “La parabola dell’amore paterno” oppure “La parabola del padre che attende”.

Giovanni 4:1-6: I movimenti di Gesù

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