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La natura dell'inferno. L'inferno è l'esilio (3)

La natura dell’inferno. L'inferno è l'esilio 

Isabelle Allende, la nipote del presidente cileno Salvador Allende, fu costretta all’esilio dopo che lo zio venne deposto dalle forze golpiste di Pinochet nel 1973.

Dopo aver ricevuto minacce di morte dal regime, decise di trasferirsi in Venezuela. Ha sempre continuato la sua carriera da giornalista anche in esilio collaborando con il giornale “El Nacional”.

Le sue novelle e i suoi romanzi, tradotti in tutto il mondo, spesso raccontano della sua esperienza di esilio. 

Nel 1985 si trasferì negli Stati Uniti e nel 1990, quando fu ristabilita la democrazia in Cile, vi ritornò dopo 15 anni di assenza per ricevere il premio “Grabiela Mistral”.

Quello che fu possibile a Isabelle Allende, vale a dire da esiliata di ritornare in Cile, non sarà assolutamente possibile per tutti coloro che andranno all’inferno, una volta là non potranno ritornare indietro, o spostarsi in paradiso (cfr. Luca 16:19-31).

Sentimentalmente possiamo trovare l'inferno intollerabile, ma come credenti dobbiamo dire che non è importante cosa dice il nostro cuore, ma ciò che dice la parola di Dio, e la parola di Dio, più volte dice che esiste l’inferno!

L’inferno è la punizione di Dio, è un’eterna rovina, ma possiamo dire che è anche esilio.

L'esilio mette in evidenza ciò che manca a coloro che sono all'inferno, e quello che manca è Dio stesso e la comunione con Lui, quindi la benedizione della Sua presenza benevola.

L'esilio suggerisce il giudizio attivo di Dio, sottolinea la terribile esclusione dalla presenza e grazia di Dio, e sottolinea la desolazione, la sofferenza, la dannazione. 

Attraverso l’immagine dell’esilio, la Bibbia rivela che gli ingiusti all’inferno sono esclusi eternamente da Dio e dal Suo regno. 

I malvagi non sperimenteranno per sempre la comunione con Dio; saranno esclusi per sempre dalla Sua maestosa presenza e verrà a mancare loro completamente la ragione della loro esistenza che è quella di glorificare Dio (cfr. per esempio 1 Corinzi 10:31) e di godere per sempre della Sua presenza (cfr. per esempio Salmo 16:11).

Vediamo tre passi riguardo l’inferno come esilio.

La natura dell’inferno. L'inferno è la rovina per gli increduli (2)

 La natura dell’inferno. L'inferno è la rovina per gli increduli (2)

La sera del 1808, un giovane di nome Adoniram Judson alloggiava in una locanda, mentre nella stanza accanto un uomo stava lottando contro la morte. 

Judson era un brillante studente al Providence College, dove era rimasto affascinato dalle idee dell'illuminismo provenienti dall'Europa. 

Su sollecitazione di un certo Jacob Eames, aveva adottato il deismo e la sua idea di un Dio assente. 

Nel giorno del suo ventesimo compleanno, Judson disse ai suoi genitori sconvolti che aveva abbandonato la fede cristiana e si stava trasferendo a New York per perseguire uno stile di vita mondano.

Poco dopo, Judson ascoltò la terribile angoscia nella stanza accanto e si chiese cosa stesse pensando l'uomo morente. 

I gemiti passavano attraverso le pareti e poteva sentire l'irrequieta lotta straziante dell'uomo. 

Cosa direbbe il suo amico libero pensatore Eames su come liberare l’uomo dall'ansia e dall’inquietudini riguardo l'eternità? 

Quest'uomo, come Judson, aveva rifiutato il vangelo per un sofisticato credo mondano? 

La sua angoscia suggeriva una paura del giudizio oltre la morte? 

Judson s’interrogò sul proprio destino dopo la morte, cercando di ricordare le risposte intelligenti del deista Eames per placare le sue ansie e paure.

All'alba i gemiti della lotta del suo vicino di stanza si placarono, e poco dopo Judson raccolse le sue cose per lasciare la locanda. 

All'uscita, passò davanti all'oste e chiese dell'uomo della porta accanto. "Se n'è andato, povero ragazzo!" fu la risposta. "Il dottore ha detto che probabilmente non avrebbe superato la notte". "Sai chi era?" Judson chiese. "Oh sì. Un giovane del collegio di Providence", rispose l’oste. "Il nome era Eames, Jacob Eames". Judson rimase scioccato, e per ore un solo pensiero occupò la sua mente: "Morto! Perduto! Perso!" 

La natura dell’inferno. L’inferno è punizione di Dio (1)

 La natura dell’inferno. L’inferno è punizione di Dio (1)

L’inferno è un concetto terribile e offensivo per la sensibilità moderna.

Molte persone trovano difficile il fatto che ci sia un Dio amorevole che possa mandare qualcuno in un posto terrificante come l'inferno, e quindi non credono all’inferno.

Anche certi credenti imbarazzati, cercano con speculazioni delle alternative al tormento eterno.

James Packer scriveva il motivo per cui molti non credono all’inferno dicendo: “Il laicismo sentimentale della moderna cultura occidentale, con il suo esaltato ottimismo sulla natura umana, la sua idea rimpicciolita di Dio e il suo scetticismo sul fatto che la morale personale sia davvero importante—in altre parole, il suo decadimento della coscienza—rende difficile per i cristiani prendere sul serio la realtà dell'inferno”.

Certi teologi hanno visto l’inferno nei ghetti impoveriti dell'America (Reinhold Niebuhr), o nella situazione di impotenza politica, economica e di oppressione vissuta da milioni di persone in tutto il mondo come dice la teologia della liberazione.

Anche molte persone comuni pensano che l’inferno sia qui su questa terra per la sofferenza che c’è.

Certo nessuno di noi anche quelli che ci credono, vorrebbero l’esistenza dell’inferno, nessuno di noi prova piacere all’idea che delle persone vanno a soffrire per sempre in questo luogo! 

Molti cristiani sarebbero d'accordo con le parole di C. S. Lewis: “Non c'è dottrina che vorrei più volentieri rimuovere dal cristianesimo”.

Ma ci sono molti passi nella Bibbia che ci fanno capire che l’inferno è reale!!

Matteo 26:31: Il detto delle pecore disperse

Matteo 26:31: Il detto delle pecore disperse

Quando pensiamo agli apostoli li pensiamo come modello di fede e di eroismo, che hanno sopportato instancabilmente ogni difficoltà e persecuzione per il loro Signore, ma questo dopo la Pentecoste, dopo che lo Spirito Santo scese su di loro.

Infatti prima, nell'ultima notte della vita terrena libera di Gesù, contrariamente alle loro sicure affermazioni di lealtà e coraggio, dimostrarono tutt'altro che fede ed eroismo, scoprirono tutti di essere timorosi, codardi e impotenti, scoprirono la loro fragilità.

Il v.31 è un detto, una citazione dall’Antico Testamento.

Cominciamo a vedere:

Il detto delle pecore disperse (Matteo 26:31).

 Il detto delle pecore disperse (Matteo 26:31).

Quando pensiamo agli apostoli li pensiamo come modello di fede e di eroismo, che hanno sopportato instancabilmente ogni difficoltà e persecuzione per il loro Signore, ma questo dopo la Pentecoste, dopo che lo Spirito Santo scese su di loro.

Infatti prima, nell'ultima notte della vita terrena libera di Gesù, contrariamente alle loro sicure affermazioni di lealtà e coraggio, dimostrarono tutt'altro che fede ed eroismo, scoprirono tutti di essere timorosi, codardi e impotenti, scoprirono la loro fragilità.

Il v.31 è un detto, una citazione dall’Antico Testamento.

Cominciamo a vedere:

I IL CONTESTO DEL DETTO (v.30) 

Nel v.30 leggiamo: “Dopo che ebbero cantato l'inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi”.

Dopo la cena Pasquale, quindi l’isituzione della “Cena del Signore”, e dopo aver cantato l’inno, com’era di usanza, dai Salmi 115-118, Gesù e i Suoi discepoli uscirono per andare al monte degli Ulivi.

Consideriamo:

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