I motivi perché Dio non tenta!


Giacomo 1:16-17: I motivi perché Dio non tenta.
A un fotografo  fu assegnato dalla sua rivista di fotografare un grande incendio che era divampato nella zona occidentale degli Stati Uniti. Il modo migliore per fotografare l’incendio era di andare su un aereo. Andò all’aeroporto, trovò un piccolo Cessna salì con la sua attrezzatura e gridò: “Andiamo”. Il pilota dell’aereo e il fotografo decollarono.  Il fotografo disse al pilota di andare sul lato nord del fuoco e chiese di fare molti passaggi bassi, il pilota in modo nervoso sudando freddo chiese: “Perché devo scendere così basso?” Il fotografo rispose: “Perché io sono un fotografo e devo fare delle fotografie”! Il pilota rispose preoccupato dopo una lunga pausa: ” Lei sta dicendo che non è l’istruttore?” Quel pilota era un apprendista pilota e stava imparando a volare, aveva imparato a decollare, ma non aveva ancora imparato tutto sul volare, nemmeno ad atterrare, fortunatamente, in questo caso, grazie alla comunicazione con la torre di controllo, loro riuscirono ad atterrare! Entrambi si sono ingannati: l’uno pensava che l’altro era un pilota e l’altro pensava che l’altro era l’istruttore! Noi molte volte c’illudiamo, c’inganniamo su tante cose, come anche riguardo al peccato pensando che Dio è responsabile delle nostre cattive azioni!

Beati i puri di cuore.


Matteo 5:8: Beati i puri di cuore.

Vi siete chiesti qualche volta, dopo un’azione che non vi è piaciuta: “ Perché mi sono comportato così?!” Oppure avete affermato: “Una cosa del genere da me non me la sarei mai aspettata!”. Certi comportamenti o cadute spirituali non sono causate per caso, non sono incidenti di percorso! Dopo un violento temporale, un grandissimo albero cadde! Dall’esterno sembrava che andasse tutto bene, ma dopo un esame più vicino e attento, l’albero all’interno era marcio perché era stato mangiato da tanti piccoli vermi. Quindi, la caduta e la fragilità di questo albero gigante non fu causata dal temporale, così all’improvviso, ma dal momento che quei vermi presero dimora nel centro, nel cuore dell’albero! Le nostre cadute spirituali non sono causate all’improvviso, ma da quei vermi che abbiamo permesso che abitassero nel nostro cuore! In questi versetto vediamo tre aspetti molto importanti della nostra vita cristiana.

L'evoluzione del peccato.


Giacomo 1:13-15: L'evoluzione del peccato.
Qualcuno ha detto che il peccato è come il picchiare di un picchio. Ogni particolare attacco fa rumore, ma non sembra che ci danneggi più di tanto. Ma, se a un picchio,  gli permettessimo di picchiare a lungo, ci accorgeremmo che farà un brutto buco che non si potrà più riempire. Noi non possiamo trascurare il peccato e ciò che lo fa nascere, perché ci saranno effetti negativi per la nostra vita cristiana! Questi versetti sono concatenati l’uno con l’altro e ci parlano della dinamica del peccato e quindi della conseguenza disastrosa che comporta. Vediamo che il peccato nasce dalla tentazione, ma la tentazione da che cosa nasce? 
In questi versetti vediamo; la scusante alla tentazione, la sorgente e il seguito della tentazione.

Beati i misericordiosi.


Matteo 5:7. Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
Il tatuaggio è diventato un vero e proprio fenomeno di massa, che coinvolge tutti i ceti sociali. Molti hanno un tatuaggio, le riviste scrivono sui tatuaggi, programmi televisivi fanno vedere come questi artisti fanno i tatuaggi, insomma c’è un certo commercio fiorente. Una donna che vive negli Stati Uniti, detiene il record dei tatuaggi, non ricordo quanti ne ha, ma i tatuaggi sono  su ogni centimetro del suo corpo, perfino su tutta la faccia, anche sulla fronte. Perché lo ha fatto? Perché così può nascondere una malattia della pelle, dice lei. Ma questo non è l’unico motivo.
In un articolo dal titolo: “La psicologia dei tatuaggi” di Camilla S. Palombo: “Il tatuaggio oggi sembra avere le stesse motivazioni che aveva nelle popolazioni  primitive: viene fatto per motivi estetici, ma anche per comunicare, esprimere l'appartenenza ad un gruppo ed esorcizzare le paure. E' un segno che esprime qualcosa di sé agli altri, racconta un frammento di vita, un' attitudine, un sentimento. I segni sulla pelle lasciano intravedere la personalità. La scelta del disegno e della zona da tatuare non è mai casuale, ma rimanda al mondo dei simboli e fa emergere quello che e' nascosto all'interno dell'individuo, il suo vero carattere. Imprimere per sempre un segno sulla propria pelle nasconde spesso anche il desiderio di distinguersi da tutti gli altri, il bisogno di affermare esteriormente una diversità, la propria unicità rispetto alla massa. Il tatuaggio diventa così una parte della persona ed esteriorizza qualcosa della sua identità personale che di solito viene nascosta. In questo senso, può rappresentare un modo per dichiarare la propria posizione rispetto al mondo, comunicare così il proprio modo di essere davanti agli altri. Come in alcune tribù primitive il tatuaggio conserva il suo significato di identificazione con un gruppo o movimento, ma l'aspetto più forte sta nella sua capacità di esprimere attraverso il corpo aspetti della propria interiorità”. Il tatuaggio è il segno di qualcosa della persona! Esteriorizza qualcosa della propria identità. Così anche il cristiano ha dei segni esteriori, visibili del suo rapporto con Dio, della sua unione spirituale con Cristo, della sua nuova nascita.

Il timore di Dio


Salmo 34:11-22: Il timore di Dio.
Davide invita ancora le persone a ricorrere a Dio, a cercare aiuto da Yahvè piuttosto che a ricorrere in altre divinità. L’esortazione e l’enfasi che attraverso questo salmo presuppone che non è un atteggiamento facile e istintivo. Le persone sono sempre tentate di fare i conti, di prendere il controllo del proprio destino o di guardare ad altre risorse  e non in Dio! È intenzione di Davide in questo Salmo non solo adorare il Signore e testimoniare della sua bontà, ma anche insegnare a noi il timore del Signore (v. 11). Abbiamo notato che il timore del Signore è vivere una vita devota, consacrata a Dio. Nei vv.11-22 vediamo questa verità è più evidente, perché ci viene detto espressamente: “vi insegnerò il timore del Signore”, quindi cosa consiste temere il Signore. Davide ci invita ad ascoltarlo per imparare il timore del Signore. Solo chi ha imparato il timore del Signore può insegnare agli altri il timore del Signore. Dal momento che Davide conosce per esperienza il timore del Signore, egli può insegnare il timore del Signore. “Venite figlioli, ascoltatemi” include l’autorità di insegnante da  una parte di Davide e dall’altra figli si riferisce agli alunni, ai studenti essere pronti e aperti per imparare. Questo era un modo convenzionale utilizzato dai saggi verso i loro studenti (Proverbi 4:1 ). Noi vediamo un incoraggiamento a riflettere da parte di Davide nel suo insegnamento.

Perché adorare Dio.


Salmo 34:4-10: Perché adorare Dio.
Il 23 maggio 1939, il sottomarino "Squalus", un'imbarcazione di cinque milioni di dollari, affondò al largo di Portsmouth, New Hampshire. La famosa campana di salvataggio "McCann" è stata utilizzata per la prima volta. Attraverso questa forma di valvola a campana, i soccorritori furono in grado di raggiungere e di salvare i trentatrè uomini intrappolati all'interno. Quando la squadra di soccorso  raggiunse il sommergibile colpito, colpirono con un metallo lo scafo, nel tentativo di individuare i marinai. Gli uomini imprigionati, rispondendo in modo simile, chiesero nel linguaggio del codice Morse: "C'è qualche speranza?". 
Quante volte si chiede in casi di problemi o di malattie: "C'è qualche speranza?". La speranza di essere liberati, di venire fuori dai guai. Davide aveva la speranza in Dio, ha sperimentato Dio come liberatore.
Davide dopo aver adorato il Signore nei vv.1-3, ora dice il motivo dell’adorazione testimoniando del fatto che ha sperimentato la potenza liberatrice di Dio! Il Signore lo esaudì e rispose a lui quando lo chiamò nel suo momento di difficoltà. Perciò il motivo dell’adorazione è l’ascolto e la liberazione da parte di Dio! La liberazione di Dio non è solo per Davide, ma per tutti coloro che temono Dio! Noi vediamo l’importanza della preghiera per le circostanze avverse della vita. 
In questi versetti vediamo che Dio è un Dio che libera.

L'adorazione a Dio


Salmo 34:1-3: L'adorazione a Dio.
D. Martyn Lloyd-Jones: “Il punto più alto di tutto il culto e della preghiera è l’adorazione, la lode e il ringraziamento”. In questo salmo vediamo un atteggiamento di gratitudine di un servo verso il Signore. Oltre un secolo fa alla Northwestern University, che si trova sul lago Michigan vicino a Chicago, avevano dei volontari di salvataggio tra i suoi studenti. Uno di questi equipaggi è diventato famoso per il salvataggio di alcuni naufraghi, infatti, l’8 Settembre del 1860, poco lontano dalla riva del lago Michigan e vicino al campus del college, un piroscafo Lady Elgin affollato di passeggeri, è affondato. Subito si formarono delle squadre di soccorso, tra cui i volontari dell’università e si sono avviati verso il lago, dove c’era stata la tragedia. Tra gli studenti, c’era un certo Edward Spencer, un giovane che si stava preparando per il ministero. Il giovane Spencer non perse tempo appena vide una donna che si aggrappava ai resti della nave in acqua, si tolse la giacca e nuotò attraverso quelle onde pesanti, con successo salvò e tirò fuori verso la riva quella donna. In quel giorno il giovane Spencer salvò diciassette vite sfidando le onde minacciose, ma alla fine crollò per la stanchezza. Spencer non si riprese mai completamente dal quel giorno, la sua salute ne risentì. Molti anni più tardi R.A. Torrey, pastore della Chiesa di Moody Memorial Chicago, raccontò questo episodio in una riunione a Los Angeles, quando un uomo in mezzo al pubblico gridò che Edward Spencer era presente! Torrey invitò Spencer sulla piattaforma. Un vecchio con i capelli bianchi, ha lentamente scalato i gradini del pulpito accolto da un applauso.  Torrey gli chiese se ricordava qualcosa di particolare; Spencer rispose: ”Solo questo, signore, delle diciassette persone che ho salvato, non uno di loro mi ha ringraziato”.

Chi è l'uomo beato?


Giacomo 1:12: Chi è l'uomo beato?
Il tema della perseveranza nel tempo della sofferenza ci riporta ai versetti 2-4 dello stesso capitolo di Giacomo, sofferenza dovuta per la persecuzione con ogni probabilità. In quella occasione Giacomo aveva detto di affrontare le prove con gioia sapendo che  la prova produce costanza e la costanza operi affinché il credente può essere perfezionato, che il suo carattere possa maturare moralmente e spiritualmente parlando. Anche qui vediamo che la perseveranza porta la benedizione di Dio. Questa benedizione, naturalmente, è qualcosa che i cristiani possono godere in questa vita, ma l'attenzione di Giacomo è nel futuro, il culmine di questa benedizione è dopo la morte. I cristiani che perseverano sotto la prova, saranno approvati da Dio e quindi riceveranno la corona della vita che Dio ha promesso a quelli che lo amano. La costanza porta l'approvazione di Dio e la Sua approvazione porta la corona della vita. 
Ora l'uomo che persevera sotto la prova, costante nella sua fede, l'uomo che non si tira indietro, è un vero credente, il vero credente persevera (Giacomo 1:2-4; Ebrei 10:37-39), il credente è custodito da Dio (Giovanni 10:28-30; 1 Pietro 1:5). 
Bruce Demarest dice: “In definitiva, la speranza dei veri credenti non risiede nel nostro flebile attaccamento a Dio, ma nella sua presa potente. La stabilità e la costanza della nostra vita spirituale non dipendono dalle nostre capacità umane, ma dal disegno eterno e dalle infinite risorse di Dio”.

Il povero e il ricco dal punto di vista di Dio


Giacomo 1:9-11: Il povero e il ricco dal punto di vista di Dio 
Ci sono delle cose che non riusciamo a capirne il funzionamento: la legge elettorale per esempio, internet, il motore di un aereo, ecc. C’era per esempio una signora nel periodo della grande depressione, cioè quella grande e drammatica crisi economica che ci fu nel 1929 negli Stati Uniti d’America, questa signora camminava lentamente verso un ufficio di assicurazione sulla vita in Minneapolis durante il periodo peggiore della Grande Depressione. Entrata chiede se potevano bloccare la rata di pagamento perché il marito era appena morto e lei non poteva più permettersi di pagare la polizza. Così l’impiegato dietro la scrivania cerca la cartella del marito e scopre che valeva diversi centinai di mila dollari!!!! Questa signora povera in realtà era ricca, ma non aveva idea di esserlo, mai nessuno aveva spiegato a lei come funzionassero le assicurazioni della vita. Ora si può essere ricchi senza saperlo, anche per le cose spirituali, un credente è ricco, però alcuni vivono una vita povera spiritualmente e non vivono nella gioia di questa ricchezza perché non conoscono la loro identità in Cristo perché non fanno proprio le promesse di Dio. Benché la stragrande dei credenti non è ricca materialmente, possiamo dire con certezza che davanti a Dio sono ricchi perché riposa su di loro la benedizione di Dio in Cristo Gesù!

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia.


Matt.5:6: Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
Quando pensiamo alla parola affamati pensiamo a essere affamati di hamburger, di vittoria sportiva, o affamati di amore per una persona speciale, o di potere, ma essere affamati di giustizia, per come la intende Gesù, certamente molti non l’hanno mai sentita o la ignorano! 
In questa meditazione vediamo cosa significhi essere affamati e assetati di giustizia, e la promessa che saranno saziati. ma la promessa non è semplicemente per coloro desiderano la giustizia, ma è per quelli che hanno un desiderio intenso costante per la giustizia, è un desiderio che continua per tutta la vita, e che hanno i veri cristiani, coloro che sono zelanti per il Signore Gesù. 

La saggezza: Il modo come riceverla.


Giacomo 1:5-8. La saggezza: il modo come riceverla.
Quando i nostri figli ci chiedono qualcosa o vi chiedevano qualcosa quando erano piccoli, sicuramente davate e diamo in base a come chiedono. Così Giacomo ci dice che non è sufficiente chiedere a Dio la saggezza, ma anche il modo come la chiediamo è importante per riceverla. Dio al v.5 dice Giacomo, è disposto a donare la saggezza generosamente, quindi sinceramente o completamente e senza rinfacciare, ma Dio si aspetta da noi un donarsi completamente a Lui con piena fiducia. Noi in questi versetti vediamo la condizione per ricevere la sapienza. Per ricevere la saggezza siamo chiamati a richiederla in un certo modo! Perciò il rapporto con Dio e il modo di pregare non deve essere caratterizzato a modo nostro, ma come Dio vuole! 
Il nostro modo di chiedere deve essere fatto secondo come vuole il Signore!

Beati i mansueti.


Matteo 5:5: Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
Il mondo pensa in termini di forza, di potere, di aggressività, di affermare la propria persona, Gesù ci dice, invece che dobbiamo essere mansueti! In questo versetto c’è sicuramente un’allusione al Salmo 37:11 dove è scritto che gli umili erediteranno la terra e godranno di una gran pace. Il salmo parla della contrapposizione tra giusti ed empi, il salmista chiede perché i violenti prosperano, mentre gli uomini giusti e pii di solito sono oppressi e soffrono. Il salmo non da alcuna soluzione, ma esorta i credenti a confidare in Dio senza perdersi di animo perché alla fine Dio darà un’avvenire felice ai giusti, ai mansueti. Lo scopo del salmo è di consolare i mansueti nei loro dubbi e nelle loro angosce, promettendo loro la terra. I mansueti erediteranno la terra? Ma a che cosa si riferisce? “Ereditare” (klēronomeō) indica ricevere molto, ricevere un’eredità, una porzione assegnata e quindi divenire possessore di qualcosa. 
Nel Salmo 37 la terra è ovviamente la terra promessa (Deuteronomio 4:1; 16:20; Isaia 57:13; 60:21). La “terra” nella beatitudine si può riferire a ereditare la vita eterna, infatti, in Matteo ereditare si riferisce alla vita eterna (Matteo 19:29); o al regno di Dio (Matteo 25:34), può essere anche la salvezza come indicato in altre parti del Nuovo Testamento (1 Corinzi 6:9-10; 15:50; Galati 5:21; Ebrei 1:14); ma può riferirsi alle benedizioni, avere tutto (2 Corinzi 6:10; 1 Corinzi 3:21-23; 6:2).

Il matrimonio Biblico è una benedizione


Ecclesiaste 4:9-12: Il matrimonio Biblico è una benedizione. 
Possiamo affermare che la solitudine è una brutta cosa. L'ex segretario generale delle Nazioni Unite, Dag Hammarskjöld, scrisse una volta: “Ciò che rende la solitudine un'angoscia non è che non ho nessuno con cui condividere il mio peso, ma questo: ho solo il mio fardello da sopportare”. Questi versetti che leggiamo nell’Ecclesiaste (dette circa tremila anni fa) si possono applicare benissimo sia all’amicizia che al matrimonio. Noi oggi li considereremo all’interno del matrimonio. Il matrimonio è uno dei grandi doni di Dio per aiutarci a sostenere i pesi o le prove della vita insieme a un'altra persona. Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica indica  il risultato del bene che si è fatto all’altro, il portare un beneficio conseguentemente alla loro fatica, quindi il beneficio risultante dell’aiuto reciproco. Quali sono le ricompense, quindi i  benefici dei due compagni? Come possiamo applicare questi versetti al matrimonio? 

Beati quelli che sono afflitti.


Matteo 5:4: Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
Le uniche persone che sono veramente felici sono coloro che piangono! Sembra un’assurdità! Come è possibile tutto ciò? Il mondo dice che coloro che hanno motivo di essere felici sono i ricchi, coloro che hanno successo, coloro per i quali il cielo è sempre azzurro e che sembrano che non conoscano nulla di cosa siano i problemi, le responsabilità, le  pressioni, le angosce e le lacrime con cui molti hanno familiarità. La società oggi ci dice che il cordoglio, l’afflizione è qualcosa da evitare, ci dice di dimenticare i problemi, di non fissarci, di non pensarci, ma di goderci la vita! Così per la mania del piacere si fa di tutto, si spendono un sacco di soldi e tante energie. Quindi agli occhi del mondo dire beati a quelli che sono afflitti appare una cosa ridicola! Questa beatitudine è un altro paradosso per la ragione umana, uno sguardo superficiale suggerisce che sono agli antipodi. Come ci può essere un collegamento tra il cordoglio e l’essere beato? Se beato significa semplicemente felice, nel senso usuale del termine, la frase è un controsenso, una contraddizione in termini, come può uno essere felice e triste allo stesso tempo? Ma vediamo che cosa significa essere afflitti?

Una preghiera importante per la nostra vita


Giacomo 1:5-8 Una preghiera importante per la nostra vita.
Ci sono diverse preghiere importanti da fare a Dio, ma ce ne una in particolare: pregare Dio per ricevere la saggezza. Avere saggezza nella vita è importante e lo sappiamo tutti, ma non è solo averla importante, lo è anche usarla. Il filosofo romano Cicerone (106 a.C-43 a.C) disse: “ Non basta acquistare la saggezza:bisogna anche usarla”. Il punto,comunque, prima di usarla è averla! Come averla possiamo? Basta l’esperienza? Leggere tanti libri? Sembra immotivato e inaspettato il fatto che Giacomo parli di saggezza a questo punto, ma la  saggezza è necessaria nell’affrontare le prove come le persecuzioni per le chiese del primo secolo. A volte non sappiamo come affrontare le prove:una malattia, problemi di lavoro, familiari, economici e così via. Nell’ora della prova  a volte ci sentiamo disorientati, in affanno, soli, corriamo qua e là in cerca di conforto e non sappiamo cosa fare in una determinata situazione. A volte sono prove difficili, altre volte problemi di poca cosa, ma che nella nostra testa assumono proporzioni gigantesche tanto da auto-commiserarci e da esserne risucchiati, schiacciati, ecco perché è importante la saggezza. Quest’oggi vediamo tre aspetti riguardo la saggezza e perché è importante pregare per averla.

Beati i poveri inspirito


Matteo 5:3: Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
La nostra società ammira chi si auto-realizza, chi riesce a fare qualcosa nella vita, ammira l’uomo d’affari che si fa da se, ammira chi confida in se stesso; ammira l’uomo forte che non si fa calpestare da nessuno!! Gesù capovolge tutto questo: è beato il povero in spirito. Ambrogio vescovo e scrittore (Treviri 339 – Milano 397) sottolineava che questa beatitudine non solo è la prima in ordine, ma anche quella che in qualche modo genera tutte le altre beatitudini. Così Martin Lloyd Jones affermava che poveri in spirito è la chiave di tutto ciò che seguirà, che le beatitudini seguono un ordine ben preciso, una sequenza logica e spirituale ed ancora che è la caratteristica fondamentale del vero cristiano e tutte le altre caratteristiche derivano da essa.

Perché gioire nelle prove


Giacomo 1:3-4: Perché gioire nelle prove.
I diamanti hanno sempre avuto un fascino particolare sul genere umano, soprattutto per le donne. Una delle miniere più grandi e più ricche di diamanti si trova in Sudafrica e si chiama  Cullinan, così chiamata dal suo primo proprietario, sir Thomas Cullinan. Questa miniera si trova 40 chilometri a est di Pretoria. Fino al 2007 era di proprietà della De Beers, poi è stata venduta per 100 milioni di euro al consorzio Petra Diamonds. Il consorzio Petra Diamonds che la gestisce ha annunciato la scoperta di un diamante di più di 500 carati di una qualità eccezionale. La pietra preziosa, di 507,55 carati (unità di peso delle pietre preziose), è stata scoperta giovedì 24 settembre del 2009. Secondo un comunicato della Petra Diamond, il diamante pesa circa 100 grammi ed è di un colore e di una chiarezza eccezionale: “È considerato uno dei venti più grandi diamanti grezzi di qualità al mondo”. È stato sottoposto a perizie per determinare con precisione il colore e la chiarezza. La pietra è stata scoperta insieme ad altri diamanti di 168, 58,5 e 53,3 carati. Ma da questa miniera sono stati estratti altri diamanti, per esempio è stato scoperto il più grande diamante grezzo della storia nel 1905, di più di 3.106,75 carati, pari a circa 621,35 grammi. La pietra fu tagliata in 105 gemme. Le più grandi fanno parte del tesoro della Corona britannica: in particolare il Cullinan I di 530,20 carati (106,04 grammi), incastonato sullo scettro (secondo più grande diamante tagliato al mondo) e il Cullinan II di 317,40 carati (63,48 grammi) (terzo più grande diamante tagliato al mondo), incastonato sulla corona imperiale.

Le Beatitudini- Introduzione-


Matteo 5:1-12: Le Beatitudini - Introduzione-
Una giovane donna, di quelle che parlano tanto, ma proprio tanto chiese un giorno al barone scrittore e politico francese Montesquieu (1689 -1755): “Sapreste dirmi in che cosa consiste la felicità?” Il barone rispose: “ per chi vi sta vicino, signorina, consiste nell’essere sordo!” La felicità è indubbiamente una parola o una questione che coinvolge tutte le persone, perché tutti ricerchiamo, bramiamo la felicità. Tutti abbiamo questo obiettivo e tutto ciò che facciamo è motivato da questo obiettivo, non c’è niente che facciamo,lo facciamo per essere felici. La felicità è il pensiero guida e lo scopo primario dell'agire umano. Un dizionario dice che: “la felicità è lo stato d’animo di chi è felice”. Ma chi è felice? Per alcuni la felicità appartiene alle persone prive di intelligenza come afferma lo scrittore brasiliano Jorge Amado (1912-2001): "La felicità appartiene unicamente ai somari e agli idioti. È una fortuna che siamo infelici.” Il dizionario De Mauro dice che la persona felice è chi è pienamente soddisfatto, appagato.Secondo la filosofia la felicità è una condizione emotiva fortemente positiva, percepita soggettivamente, sempre secondo criteri soggettivi, personali. Quindi ciò che rende felice una persona non necessariamente rende felice un’altra persona.
Così, secondo la filosofia, ci sono diversi modi per intendere la felicità.

Salmo 3: La pace in mezzo alle tribolazioni.
In una Cattedrale ci sono tre iscrizioni sulle rispettive via d'accesso. Sulla porta di destra c’è questo motto: “Tutti i nostri piaceri sono per un momento.” Sulla porta a sinistra le parole sono: “Tutti i problemi sono per un momento.” Ma sulla porta centrale c’è una semplice frase: “Nulla è importante salvo quello che è eterno.” Le cose che contano sono quelle eterne, ma su questa terra, molti sono i problemi, allora come affrontarli? Generalmente si pensa che i salmi 3 e 4 siano delle preghiere rispettivamente del mattino e della sera, in seguito ad un periodo di grave pericolo in cui si è sperimentato la protezione di Dio.Questo salmo è un lamento, ma anche una supplica, con un espressione di fiducia in cui si chiede a Dio protezione e liberazione dai nemici o dalla sofferenza. 
In questo salmo vediamo: la Tribolazione, la Tranquillità e il Trionfo di Davide.

Il secondo comandamento: il modo giusto di adorare Dio


Esodo 20:4-6: Il secondo comandamento: il modo giusto di adorare Dio.
Noi vediamo chiaramente che il secondo comandamento è rigettato nel mondo. Gli uomini prestano poca attenzione a questo comandamento, lo vediamo nella chiesa cattolica e nelle varie religioni nel mondo. L'idolatria fa parte dell'umanità, tutti nasciamo idolatri e il teologo Giovanni Calvino affermava "Ognuno di noi è, dal grembo di sua madre, esperto di inventare idoli". Ma l'idolatria in tutta la Bibbia è vista come il più grande insulto che la creatura possa dare al Creatore. Noi in questo secondo comandamento vediamo che l'idolatria è assolutamente vietata!! 
In questi versetti vediamo le restrizioni, il rapporto e la ragione di questo comandamento.

Dio è al primo posto nella tua vita?


Esodo 20:3: Dio è al primo posto nella tua vita.
Emily Brunner, alcuni anni fa, nel suo libro rivelazione e ragione ha scritto: "L'elemento più caratteristico della nostra epoca, e ciò che lo distingue ... è la scomparsa quasi totale del senso della trascendenza e la coscienza della rivelazione." Questa scomparsa ha prodotto una società senza freni, decadente senza timore di Dio e senza punti di riferimento! In una rivista americana vi era una vignetta raffigurante un uomo barbuto con gli occhiali scuri, con una chitarra a tracollo, a piedi sul ciglio della strada a fare l'autostop, tenendo in mano un cartello che portava la scritta: “Qualsiasi posto” Oggi non c'è "assolutamente nessun consenso morale comune per tutti. ... Ognuno ha il proprio codice morale, ognuno ha i suoi dieci comandamenti.  Questi comandamenti sono basati sul relativismo morale, la convinzione che siamo liberi di fare le nostre regole sulla base delle nostre preferenze personali. La legge non è qualcosa che viene da Dio, ma qualcosa che ci facciamo da noi! Ma le nostre leggi sono di solito in conflitto con le leggi di Dio. Viviamo in tempi senza legge, le persone si comportano male, anche in chiesa. La maggior parte della gente non sa ciò che Dio richiede, anche tra i cristiani vi è una spaventosa mancanza di familiarità con lo standard ideale della legge di Dio, dovuta alla mancanza di conoscenza personale di Dio, per cui c’è una cattiva moralità. I dieci comandamenti sono vincolanti oggi?

La visione della gloria di Dio:Ezechiele.


 La visione della gloria di Dio:Ezechiele (Ez.1:1-28).
Questo capitolo parla della visione della gloria di Dio (vv.1,28). La gloria del Signore è uno dei temi chiave in Ezechiele come vediamo in diversi capitoli (Ezechiele 3:12,23;8:4; 9:3; 10:4,18-19; 11:22-23; 39:21; 43:2,4-5; 44:4). In questa visione noi vediamo che Ezechiele usa la parola "come" diverse volte, questo indica che ciò che vedeva era il simbolo della realtà che Dio ha voluto rivelare di se stesso. In tutta la Bibbia, il Signore usa cose familiari per illustrare e descrivere le verità spirituali che sono al di là del vocabolario umano, che non può essere descritto in termini umani. Ezechiele era un sacerdote che operava in esilio, in prigionia a Babilonia. Quando aveva 25 anni di età, nel 597 a.C. le armate babilonesi presero la città di Gerusalemme e una buona parte della popolazione ebrea viene deportata in Babilonia, tra cui anche Ezechiele (2 Re 24:1-2,10-17; 25:1-17; 2 Cronache 36). Non doveva essere una bella situazione, essere un deportato, un esiliato. Non era solo vivere in qualche luogo diverso da quello che avrebbe voluto, ma erano costretti a vivere lì perché erano prigionieri deportati. Essere in esilio non si trattava semplicemente di essere senza una fissa dimora, piuttosto, è sapere di avere una casa, ma che la propria casa è stata presa dai nemici. Essere in esilio non significa essere senza radici, al contrario, loro avevano radici profonde, ma erano radici sradicate e trapiantate altrove, ma nella sofferenza  erano desiderosi di essere di nuovo ripiantati nel suolo di nascita. L'esilio è sapere esattamente dove si è nati, a chi si appartiene, ma anche che non si può tornare indietro, non ancora.

Gesù è il pane della vita.


Giovanni 6:51-58: Gesù è il pane della vita.
Gesù soddisfa pienamente i bisogni della nostra vita.
Uno scozzese tantissimi anni fa doveva andare in America e quindi aveva acquistato un posto su un grande transatlantico che facevano la spola tra l’Europa e l’America. Non aveva molti soldi, così decise di risparmiare sul cibo e fece scorta di crackers, formaggio e frutta prima della sua partenza. La nave salpò, cominciò a mangiare il suo pasto spartano. La cosa andò abbastanza bene per i primi quattro o cinque giorni. Ma mentre la nave si avvicinava a New York i crackers diventavano sempre più duri e disgustosi, e il formaggio ammuffito. Alla fine non c'era più niente che era buono da mangiare. Lo scozzese decise che sarebbe andato alla sala da pranzo e quindi di farsi almeno l’ultimo e unico pasto prima di attraccare a Manhattan. Immaginate la sua sorpresa nello scoprire che non doveva pagare nulla per l’intero viaggio! Il mangiare, per tutta la traversata dall’Inghilterra agli Stati uniti, faceva parte, era incluso nel biglietto! 
Molti credenti, purtroppo, vivono senza rendersi conto delle benedizioni che hanno in Gesù. Non si rendono conto che Gesù è il Pane della vita, che soddisfa pienamente i bisogni di questa vita e per la vita che verrà! Questi credenti vivono nella povertà spirituale e non sono consapevoli delle benedizioni che hanno in Gesù e si sforzano di dare del proprio cibo duro, ammuffito e marcio! Gesù è il Pane della vita, che da tutto quello che è necessario per vivere la vita spirituale e anche ci dona la vita eterna. In Cristo Dio ha benedetto i credenti di ogni benedizione spirituale (Efesini 1:3); in Cristo i credenti hanno tutto pienamente (Colossesi 2:10)! Tutto per grazia! (Romani 11:6).

Un atteggiamento atipico: Gioire nelle prove!


Giacomo 1:1-2. Un atteggiamento atipico: gioire nelle prove!
Una tribù dei nativi americani aveva una pratica unica per la formazione di giovani coraggiosi. La notte del tredicesimo compleanno, un ragazzo, era condotto bendato in un fitto bosco a chilometri di distanza per trascorrervi tutta la notte da solo. Quando si toglieva la benda, si ritrovava da solo nel bel mezzo di una boscaglia fitta per tutta la notte. Fino a quel momento non era mai stato lontano dalla sicurezza della sua famiglia e della tribù. 
Ogni volta che un ramoscello era spezzato, probabilmente per un animale selvatico, si allarmava. Ogni volta che un animale ululava, pensava a un lupo che saltava fuori dal buio per divorarlo. Ogni volta che il vento soffiava, i brividi correvano dietro la sua schiena, pensando che dietro quel vento si nascondesse un pericolo. Senza dubbio doveva essere una notte terribile per molti.
Dopo quella che sembrava un'eternità, quando i primi raggi del sole entravano all'interno della foresta, guardandosi intorno, il ragazzo vedeva i fiori, gli alberi, e il sentiero. Poi, con suo grande stupore, vedeva la figura di un uomo in piedi a pochi metri di distanza, armato di arco e freccia. Era il padre del ragazzo… Era stato lì tutta la notte con lui, ma lui non lo sapeva.
Dio è sempre presente con noi, anche nei momenti più duri della nostra vita. La presenza di Dio non si vede, a volte non si sente, ma è più reale della nostra vita stessa e della prova.

Le caratteristiche della tentazione di Gesù.


Matteo 4:1-11 Le caratteristiche della tentazione di Gesù.
Si discute se questa è solo una tentazione del diavolo o una prova da parte di Dio. Può essere l’uno e l’altro, cioè mentre Dio prova il Figlio il diavolo lo tenta, o Dio prova il Figlio attraverso il diavolo. Il tema centrale è quello di insinuare in Gesù il dubbio  (come ha fatto con Adamo ed Eva) sulla Sua identità di Figlio di Dio, cosa che era impossibile, usando e distorcendo la Parola di Dio. Queste tre tentazioni possono essere considerate come  rappresentative della tentazione umana in generale, ma si riferiscono soprattutto alla tentazione di deviare Gesù dalla sua vocazione messianica per salvare l'umanità. Gesù rifiuta ogni altra via che non sia la croce, il diavolo lo vuole distogliere dalla croce! Il racconto della prova di Gesù è collegato strettamente al racconto precedente del battesimo, infatti la parola chiave è Figlio di Dio.

La missione vista da Gesù


Giovanni 4:27-42: La missione vista da Gesù.
Andrew Meekens non perse l'occasione di raggiungere gli altri per Cristo. Era un anziano nella Chiesa Evangelica Internazionale di Addis Abeba, ed è stato uno di quelli che sono morti il 23 novembre 1996, quando un jet dirottato a corto di carburante si è schiantato nei pressi delle isole Comore. Secondo i sopravvissuti del disastro, dopo che il pilota ha annunciato che avrebbe tentato un atterraggio di emergenza, Meekens si alzò in piedi e parlò, calmando i passeggeri sul volo Ethiopian Airlines. Meekens poi presentò il Vangelo di Gesù Cristo, invitò le persone ad affidarsi a Cristo  per essere salvati dai loro peccati. Un assistente di volo superstite disse che una ventina di persone accettarono Cristo come loro Salvatore, tra cui un altro assistente di volo che non è sopravvissuto allo schianto. Il credente è chiamato ad evangelizzare, alla missione di testimoniare e predicare Cristo. In questi versetti vediamo alcune caratteristiche della missione. Gesù si rivela alla donna riguardo al fatto che è il Messia, mentre i due parlano giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che egli parlasse con una donna; eppure nessuno gli chiese: «Che cerchi?» o: «Perché discorri con lei?» La loro sorpresa è pregiudiziale, per esempio alcuni (anche se non tutti) pensavano che per un rabbino che  parlava molto con una donna, anche sua moglie, nel senso migliore era una perdita di tempo e nel senso peggiore una deviazione dallo studio della Torah, e quindi potenzialmente un grande male che potrebbe portare all'inferno. 
Gesù stesso non era legato al sessismo del suo tempo (Giovanni 7:53-8:11; 11:5; Luca 7:36-50; 8:2-3; 10:38-42). 
Noi impariamo alcune aspetti della missione in relazione alla donna, a Gesù e alla gente,ai concittadini della Samaritana.

La vera adorazione


Giovanni 4:16-24: La vera adorazione.
Il deismo è una dottrina filosofica sviluppata dall'illuminismo francese che sostiene che la ragione è bastevole a giustificare la presenza di Dio nell'universo, considerando di fatto ogni forma di religione e di fede un'inutilità pratica. Per i deisti Dio non interviene nelle faccende umane (non interviene nelle questioni morali) ma si limita solo a garantire il corretto funzionamento del mondo naturale. Un deista inglese, Anthony Collins, del XVII secolo, un giorno mentre stava camminando si è incrociato con un una persona semplice. "Dove stai andando?"Chiese Collins. "In chiesa signore."rispose l’uomo. "Che cosa hai intenzione di fare?" "Adorare Dio, signore." "Il tuo Dio è grande o è piccolo?" Ha chiesto Collins. "Tutte e due signore" rispose l’uomo. "Come può essere entrambe le cose?"chiese ancora il filosofo. "Dio è così grande, signore, che i cieli dei cieli non lo possono contenere, e così piccolo che Egli può abitare nel mio cuore." Collins ha dichiarato che questa risposta semplice ha avuto più effetto sulla sua mente di tutti i volumi che avesse mai letto su Dio, e tutte le lezioni che avesse mai sentito. Noi siamo qui, preghiamo e lodiamo, perché crediamo nell’esistenza di Dio, perché crediamo ciò che Lui è e perché lo abbiamo sperimentato, è nel nostro cuore!

L'acqua viva


Giovanni 4:13-14: L'acqua viva.
Gesù lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea, doveva passare per la Samaria. Gesù venne nel mondo per morire in croce per salvare i peccatori, ma c’era un’ora un momento, secondo il piano di Dio, che Lui doveva morire, perciò evitava gli scontri diretti con i capi religiosi fino a quando non doveva arrivare quell’ora, perciò dovette lasciare per questo motivo come leggiamo nei vv.1-2, la Giudea per la Galilea perché i capi religiosi seppero che faceva più discepoli di Giovanni  Battista, in questo momento non voleva uno scontro diretto. 
Ora per andare in Galilea a piedi, con i Suoi discepoli, doveva passare per la Samaria. Verso mezzogiorno, il caldo, la stanchezza lo costringono a fermarsi, in una città della Samaria di nome Sicar, vicino a un pozzo, il pozzo di Giacobbe. Giacobbe era un patriarca di Israele vissuto centinaia di anni prima. Gesù, dunque,  si ferma vicino questo pozzo, mentre i suoi discepoli sono andati a comprare da mangiare. Una Samaritana venne ad attingere l’acqua, Gesù chiede da bere a questa donna. Questa donna rimane meravigliata che un giudeo potesse chiedere un favore a una Samaritana, perché tra le due razze non c’erano relazioni, o meglio i Giudei non volevano avere relazioni con i Samaritani perché quest’ultimi venivano considerati pagani. Infatti erano una razza mista Giudaica-Assira e avevano preso costumi pagani. 2 Re 17:21-ss. Molti, ebrei, perciò non volevano mangiare con un Samaritano per paura di incorrere in una contaminazione cerimoniale, ma non solo le donne Sammaritane erano viste  mestruate dalla loro culla, quindi perennemente in uno stato di impurità cerimoniale. Non meraviglia allora il fatto che la donna rimane sorpresa che Gesù le chieda da bere! Questo ci fa capire come nostro Signore Gesù, abbatte le barriere sociali e razziali, non ha paura di “sporcarsi”, nemmeno con una donna peccatrice come questa Samaritana che aveva avuto molti mariti e quello che ha ora non è suo marito (Giovanni 4:16-18). Gesù stimola la curiosità della donna dicendogli che se la donna conoscesse il dono di Dio e chi è che gli dice: “dammi da bere” lei stessa gli avrebbe chiesto dell’acqua viva. 
 L'espressione “acqua viva” esprime due verità. Da un lato, denota acqua fresca, acqua dalle sorgenti  (Genesi 26:19); dall'altro lato, l'espressione appartiene a una serie notevole di usi metaforici, in particolare si nota il contrasto con il terreno arido della zona per la maggior parte dell’anno e di acqua stagnante, ma è anche una metafora per i valori religiosi. 
In questo senso vediamo lo sfondo chiaro dell'Antico Testamento, quando Dio dichiara in Geremia 2:13: "Il mio popolo infatti ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente d'acqua viva, e si è scavato delle cisterne, delle cisterne screpolate, che non tengono l'acqua". Il popolo di Dio aveva respinto l’acqua fresca, migliore, Dio, scegliendo quella delle cisterne, stagnante che fra l’altro si disperde perché le cisterne sono rotte. Ma i profeti guardavano in avanti a un tempo in cui l'acqua viva uscirà da Gerusalemme (Zaccaria 14:8; Ezechiele  47:9).

Il servo di Dio: un uomo devoto


Giacomo 1:1 Il servo di Dio, un uomo devoto.
L’autore si presenta come Giacomo, nome diffusissimo ai quei tempi. Nel Nuovo Testamento vengono menzionati diversi Giacomo; Giacomo figlio di Zebedeo (Marco 1:19; Atti 1:13;12:2); Giacomo figlio di Alfeo (Marco 3:18; Atti 1:13); Giacomo il piccolo (Marco15:40); Giacomo padre di Giuda (Atti 1:13; Luca 6:16); Giacomo fratello di Gesù (Matteo 13:55; Marco 6:3; Atti 12:17; 15:13; 21:18; Galati 2:9,12; 1 Corinzi 15:7); Giacomo fratello di Giuda (Giuda 1). Gli studiosi dicono che nonostante la lettera sia scritta in un ottimo greco, l’autore è certamente un ebreo, perché fa spesso riferimento a personaggi dell’Antico Testamento come Abramo, Isacco; Rahab, Giobbe ed Elia; poi si riferisce alla legge (Giacomo 1:25 ; Giacomo 2:8-11 ; Giacomo 4:11-12 ); al Signore degli eserciti (Giacomo 5:4 ) espressione dell’Antico Testamento; Elia pregò con preghiera è un ebraismo (Giacomo 5:17 ); così le espressioni di lavarsi le mani e purificare i cuori (Giacomo 4:8 ) hanno uno sfondo dell’Antico Testamento.

La preghiera: la misura spirituale del credente.


Salmi 34:15; 1 Tessalonicesi 5:17.
La preghiera è la misura spirituale del credente! Quando pensi alla preghiera a cosa pensi? Alla lista della spesa? A una telefonata ad un amico? A una noiosa cerimonia? A una lotta spirituale? Che posto dovrebbe occupare la preghiera nella vita cristiana? Se la preghiera è qualcosa, allora è tutto! Questo ci rivela la Bibbia! I riformatori del xvi secolo oltre ad essere uomini di preghiera scrissero sulla preghiera perché pensavano che questa era parte della teologia. Per Lutero pregare era l’opera della fede, lui si domandava: "Che cosa è la fede se non pura preghiera?" La preghiera ha un posto fondamentale nella vita del cristiano è un requisito indispensabile per la salvezza. Noi siamo diversi per carattere, per salute, per nazionalità, per lavoro, ma abbiamo una cosa in comune che siamo stati salvati e lo siamo perché Dio lo ha voluto e ci ha salvati mediante la preghiera. Dio secondo il suo piano ci ha dato la preghiera per chiedere a lui di salvarci! Ma la preghiera è anche importante per la nostra crescita spirituale.

Il regno imbattibile


Salmo 2.
Ci sono diversi salmi che vengono chiamati messianici perché parlano del Messia, parlano profeticamente di Gesù, come questo salmo (Cfr. Matteo 3:17; Marco 1:11; Luca 3:22; 9:35; Atti 4:25-28; 13:32-33; Ebrei 1:3-6; Apocalisse 12:5; 19:15-19, ecc.). Il Salmo riflette il patto di Dio con il re Davide e di conseguenza con la sua discendenza, comporta la promessa che attraverso la dinastia davidica, Dio stabilisce il Suo dominio universale sulla terra e in modo definitivo nella persona di Gesù, che è della stirpe di Davide (Matteo 1:1; Luca 1:32; 2:4,11). Alcuni studiosi dicono che questo salmo si basava su un evento storico e veniva cantato per l’incoronazione di un re come quello riportato in 2 Samuele 5:3 quando venne unto re Davide, è una dichiarazione rituale, che il re di Gerusalemme, grazie a Yahweh è inattaccabile, imbattibile, e invincibile, ma era cantato in tempi di crisi nazionali quando le il popolo aveva bisogno di ricordare che Dio aveva stabilito il loro re e le minacce dalle nazioni sarebbero fallite. Oppure va visto alla luce della profezia di Natan dell'alleanza di Dio con Davide e la sua dinastia (2 Samuele 7:15-16). 

Il giusto e l'empio,due vite, due destini diversi


Salmo 1
Charles H. Spurgeon: “Camminate con Dio, e voi non potete sbagliare strada, voi avete un’infallibile sapienza a dirigervi, permanente amore a confortarvi ed eterna potenza a difendervi”. Ci sono molte strade diverse di ogni persona, una serie di scelte che stanno davanti a noi: per la scelta della scuola, del lavoro, con chi sposarsi e così via. Per la Bibbia, la vita è un viaggio che offre solo due strade! Infatti in questo salmo vediamo alla fine che ci sono due tipi di scelte: la via dell’alto e la via del basso, le scelte segnano il nostro destino, nel senso che ciò che scegliamo faremo e saremo: se uno decide di rubare prima o poi lo prenderanno e sarà messo in carcere. Ciò che scegliamo determinerà la nostra vita! La stessa cosa vale per la nostra vita spirituale presente e futura. Questo salmo è stato scritto per insegnarci ciò che conta veramente nella vita! Il Salmo 1 parla di due persone, di due vie e dei loro destini: la via della benedizione e la via della maledizione, la salvezza e la morte eterna, la perdizione. Vediamo che il giusto è beato in quanto non si compromette con gli inganni e le contaminazioni di questo mondo malvagio, ma si diletta nella Parola di Dio e prospererà, al contrario l’empio perirà. 

L'amore è un dovere


1 Giovanni 4:11-12: L'amore è un dovere.
"Ieri" l’apologeta cristiano Tertulliano (Cartagine 155 circa – 230 d.C. circa) diceva: “È la nostra cura per gli indifesi, la nostra pratica di misericordia, che ci stigmatizza agli occhi di molti dei nostri avversari. ‘Guarda!’ dicono, ‘come si amano! Guardate come sono pronti a morire l'uno per l'altro’”. Anche se i cristiani venivano criticati per il loro amore che avevano l’uno verso l’altro, almeno erano conosciuti per questo, "oggi" invece come ci ricorda Phillip Keller negli anni settanta, ma che ancora attuale disse: “È questa mancanza di amore tra i cristiani che oggi rende la Chiesa un'istituzione insipida e tiepida. La gente viene per trovare affetto e sono spenti dalla nostra tiepidezza”. Come sono cambiati i tempi qualcuno direbbe! In realtà oggi molti che si dicono credenti non sono veri credenti, mentre altri non amano perché non sono consapevoli dell’amore incondizionato di Dio basato esclusivamente sul merito di Cristo e non sulla nostra amabilità, sul fatto che lo meritiamo, perché nessuno merita l’amore di Dio in quanto siamo totalmente peccatori!! 
Noi siamo chiamati ad amare perché l'amore è il modo in cui noi imitiamo Cristo e portiamo gloria a Dio.

I dettagli dell'amore di Dio


1 Giovanni 4:9-10 I dettagli dell'amore di Dio.
Qualche tempo fa vi era una donna il cui marito l’aveva lasciata per un’altra. Quando il divorzio fu completato, il marito si risposò ed ebbe vari figli con la nuova consorte. A un certo punto si ammalò di cancro, ma sapeva che la nuova moglie non era capace di prendersi cura dei suoi figli, così, conoscendo anche la profonda compassione della prima moglie, chiese a quest’ultima se poteva adottare i suoi figli e farli crescere come se appartenessero a lei. Incredibilmente, la donna accettò questa sfida e responsabilità! Quando, in seguito, le chiesero come aveva potuto allevare i figli del suo ex marito infedele e adultero, ella replicò: “L’amore di Dio mi ha donato la grazia per perdonare e accettare i suoi figli come se fossero miei”. 
Quando l’amore di Dio è presente nella vita di una persona, questo sarà dimostrato nell’amare il prossimo anche se il prossimo umanamente parlando non lo merita! In 1 Giovanni 4:7-8 abbiamo visto la prima ragione o ragioni (rigenerazione e comunione con Dio) affinché i credenti si amano reciprocamente, in 1 Giovanni 4:9-10 vediamo la seconda ragione e cioè per il dono di Dio nella persona del Figlio, Gesù Cristo. Quindi Dio ha manifestato praticamente il Suo amore nella persona del Figlio, in due modi: quando ha mandato il Figlio sulla terra affinché per mezzo di Lui vivessimo e quindi per il fatto che è morto per i nostri peccati. L’apostolo chiarisce che l’amore di Dio non consiste nel fatto che noi abbiamo amato Dio, quindi che Dio ha risposto al nostro amore, ma che Dio ha amato noi per primo e lo ha dimostrato mandando il Figlio sulla terra e facendolo morire in croce per noi. 
Quindi vediamo due dettagli, che ci parlano dell’amore di Dio riguardo il Figlio e riguardo i figli.

In primo luogo vediamo il dettaglio dell’amore di Dio: 
I RIGUARDO IL FIGLIO (v.9).
v.9: "In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il  suo unico Figlio nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo". Il Figlio di Dio, Gesù Cristo mandato nel mondo, è la prova visibile dell’amore di Dio per noi! Vi sono tante manifestazioni dell’amore di Dio, ma quello del Figlio è la manifestazione per eccellenza!! 
Questo non significa che Dio non amava prima di mandare Suo Figlio, ma che con il Figlio il Suo amore è stato manifestato chiaramente. La venuta di Cristo incarnato è la manifestazione inequivocabile dell'amore di Dio, infatti il verbo “manifestato” (ephanerōthē -aoristo indicativo passivo) significa rendere visibile, mettere in chiaro, uscire allo scoperto. Il verbo “manifestato”(passivo) indica che Dio è l’attore, Dio ha mostrato il Suo amore a noi e non è stata per la nostra capacità che l’abbiamo scoperto!!! Non c’è altra manifestazione più chiara e più grande dell’essenza dell’amore di Dio nel dare la vita del Figlio. 
Giovanni 3:16: "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna". 1 Giovanni 3:16: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli". (Cfr. Giovanni 15:13).  Quindi l’essenza e l’ espressione dell’amore di Dio sono connessi, sono due aspetti inseparabili. Ora noi vediamo tre aspetti riguardo il fatto che Dio ha dato il Figlio.

Il primo aspetto è che:
A) Dio ha un solo Figlio diletto, l’unico.
v.9: "…Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo", letteralmente sarebbe: “il Figlio suo, l’unico ha mandato” (ton uhion autou ton  monogenē); in questo modo ne enfatizza la divinità e l’unicità. Il tempo perfetto del greco "mandato" (apestalken perfetto indicativo attivo), sottolinea le conseguenze permanenti di questo atto e cioè che come credenti, noi oggi godiamo le benedizioni grazie al fatto che Gesù è stato mandato da Dio! 
Inoltre, il fatto che Dio ha mandato il Figlio, implica la preesistenza di Gesù, il Figlio era con il Padre ed è venuto nella dimensione dell'esistenza umana, quindi Gesù esisteva prima di venire sulla terra. (cfr. Giovanni 3:13; 6:33,41-42,50-51; 17:18).
Un altro aspetto importante di questa missione salvifica da sottolineare è che  viene detto che: “Dio  ha mandato” e non dice "il Padre", questo potrebbe indicare l'idea centrale della maestà divina del Figlio come confermato anche da “il suo unico Figlio”. Dunque noi in questo versetto vediamo la natura e l'unicità di Cristo. 
Le parole: “Figlio” (uhion) e “Unico” (monogenē) sono di rilievo e distinti. “Figlio” segna la sua divinità (Giovanni 1:1-3), quindi che è della stessa sostanza del Padre,  Gesù solo ha completamente la natura e il carattere di Dio! Ma indica anche Colui che ci fa conoscere il Padre come vediamo in altre parti del Nuovo Testamento (Matteo 11:25-27; Giovanni 1:18; 14:6). "Figlio" richiama anche l'attenzione sull’intimo rapporto Padre-Figlio tra il mittente e l'inviato, questo rapporto risale all'eternità, quando il Figlio era in un ambiente intimo faccia a faccia con Dio. (Giovanni 1:1; Giovanni 5:21-27 ; Giovanni 10:36 ; Giovanni 17:1 ).
“Unico” (monogenē) indica la Sua unicità come genere (Giovanni 1:14; Giovanni 1:18; 3:16-18),  Gesù è Unico nel suo genere. Non significa che il Figlio è stato generato del Padre, ma piuttosto la Sua unicità come Figlio di Dio: è il Solo e Unico nel Suo genere. Il termine indica che Gesù non ha eguali! È usato con riferimento alla relazione unica esistente tra Dio e Gesù nell’essere e nella funzione,  serve a sottolineare che Dio poteva rivelare il Suo amore per l'uomo soltanto per mezzo di Gesù.

Il secondo aspetto riguardo al Figlio è che:
B) Dio ha mandato il Figlio nel mondo per morire.
Il Dio e Padre di Gesù Cristo è immanente (presente) nella creazione e profondamente coinvolto nel mondo che Lui ha creato. Egli è intervenuto e agito nella storia per salvare i peccatori. È vero che in questo versetto non si parla in modo esplicito della morte del Figlio, ma è chiaro che è implicito.
Luca 9:56: "Poiché il Figlio dell'uomo è venuto, non per perdere le anime degli uomini, ma per salvarle...". 1 Timoteo 1:15: "Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo". Come ci da la salvezza, la vita Dio tramite il Figlio? Attraverso il sacrificio, la resurrezione e l’esaltazione di Gesù Cristo (Giovanni 3:16; Romani 4:23-25; 6:1-11,23; Efesini 2:1-5).
Gesù è stato mandato per morire per i nostri peccati, è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29; cfr. 1 Giovanni 3:5). Egli morì affinché noi credenti vivessimo (Giovanni 3:14-15; 11:49-52; 12:24) e quindi è venuto per salvarci, Gesù è l’unico Salvatore del mondo (1 Giovanni 4:14; cfr. Giovanni 4:42; Atti  4:12). L'attività amorevole di Dio, descritto in questo contesto (Giovanni 4:9-10, 4:14 ), è salvifico per i credenti. Noi infatti leggiamo che lo scopo è che: per mezzo di lui noi vivessimo. 
Il verbo "vivessimo" (zēsōmen) implica che coloro ai quali è stato inviato il Figlio erano in una condizione di morte spirituale e la Sua missione era quella di impartire loro la vita, quindi la vita eterna. 1 Giovanni 5:11: "E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo". (cfr. Giovanni 3:16; 1 Giovanni 1:1-2; cfr. Giovanni 5:25; 6:51,57-58; 11:25; 14:19; Ebrei 7:22-27 ). 
Questa vita si verifica solo “per mezzo” (di’), attraverso Gesù! Gesù è il solo e unico canale per ricevere la vita eterna! Non ci sono altre vie! Gesù è il vero agente intermediario e unico mediatore tra Dio e l'uomo. Giovanni 14:6: "Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". (cfr. 1 Timoteo 2:5).    

Dunque vediamo il terzo aspetto riguardo Gesù:
C) Dio è stato disposto a dare il Figlio in sacrificio per i nostri peccati. 
L'azione di Dio salvifica di mandare  Gesù ha comportato il Suo servizio e la Sua morte in croce! (cfr. Filippesi 2:5-8). Noi vediamo la generosità di Dio, la Sua volontà nel dare, la Sua disponibilità a pagare qualsiasi prezzo, anche a costo della vita del Figlio. v.10: "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati". Così Dio ci ha amati per primo (cfr. 1 Giovanni 4:19) e di Sua iniziativa ha mandato Suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio. Gesù è sia il propiziatore e la propiziazione per il peccato dell'uomo. 
Egli non è stato inviato solo per essere “il propiziatore per i nostri peccati”, come il sommo sacerdote sotto la legge mosaica che offriva in sacrificio gli animali, ma egli stesso è diventato “la propiziazione per i nostri peccati” versando il proprio sangue per la remissione dei peccati (Romani 3:23-25; Efesini 1:7; Ebrei 9:14; 1 Giovanni 1:7). 
“Propiziatorio” (hilasmon, anche 1 Giovanni 2:2), non indica solo l’espiazione, che Gesù ha coperto i nostri peccati e ci ha liberati dalla colpa, ma anche dall’ira di Dio. “Propiziatorio” si riferisce agli effetti che l'espiazione di Cristo con il Suo sangue ebbe sulla santa e giusta ira di Dio per i peccati, vale a dire che ha soddisfatto i requisiti della giustizia di Dio. Gesù muore per espiare i nostri peccati e quindi Dio in questo modo può essere soddisfatto e ci vede favorevoli, non siamo più sotto la Sua ira e siamo sottratti dalla rovina eterna. 
L’ira di Dio è sul peccatore a causa dei suoi peccati e in qualche modo doveva essere rimossa o acquietata affinché il peccatore che crede e si ravvede venga perdonato (1 Giovanni 1:7-2:2). La Sua ira Santa venne riversata sul suo Figlio, perché i peccatori potessero essere giustificati mediante la fede in Lui (Romani 3:25-26). Questo è ciò che Dio ha fatto e fa per l'umanità ribelle: perdona i peccati di coloro che si affidano a Cristo. Il sacrificio propiziatorio era necessario, senza saremmo ancora sotto il giudizio di Dio e al di fuori della sfera della salvezza. 
Il sacrificio di Gesù purifica il beneficiario dalla colpa del peccato e lo riconcilia con Dio, lo rimette nella giusta posizione con Dio, in modo da non subire il Suo giudizio a causa del peccato. Gesù, con la sua vita e la morte, ha reso possibile a noi credenti di entrare in un nuovo rapporto di pace e di amicizia con Dio. Gesù, per volontà di Dio, ha colmato il divario terribile tra noi e Dio. Dio ha amato i peccatori e ha mandato il Suo Figlio a morire per noi per riconciliarci a sé! 
Questo amore dimostrato praticamente per noi è un incoraggiamento che Dio ci darà tutte le cose di cui abbiamo bisogno! Romani 8:32 dice: 32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? Il senso è: Dio ha dato il Suo Figlio diletto per noi, possiamo essere certi che insieme al dono supremo del proprio Figlio, ci darà anche tutte le cose con Lui. 
Con “tutte le cose con lui” (ta panta) si riferisce a tutte le benedizioni spirituali e materiali di cui abbiamo bisogno per progredire verso la salvezza finale. Si riferisce a tutto ciò che dobbiamo avere per vivere per Lui e come vuole Lui. Si riferisce alla pienezza della salvezza, a tutti i doni e la grazia necessarie per la salvezza. Questo significa che chi è stato salvato da Dio in Gesù non perderà la salvezza! Questo ci dovrebbe portare a gioire in Lui, a lodarlo,ad essere incoraggiati non solo per oggi, ma anche per domani e per sempre!

In secondo luogo vediamo il dettaglio dell’amore di Dio: 
II RIGUARDO I FIGLI (v.10).
Un predicatore ha sottolineato: "Quando Maria e Marta hanno inviato a Gesù il loro messaggio riguardo Lazzaro, non è stato: ‘ Signore, Egli ti ama ‘, ma: ‘Signore, ecco colui che tu ami è malato’”. Non è il nostro amore imperfetto verso di Lui che ci conforta, ma il Suo amore perfetto per noi, il Suo amore che ha avuto e ha per noi anche se non lo meritiamo! v.10: "In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato  noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati". 

Riguardo ai figli, cioè i nati da Dio ( Giovanni 1:12-13; 1 Giovanni 4:7-8) vediamo:
A) L’Iniziativa di Dio nell’amore.
Dio non risponde al nostro amore, Dio è l'origine del nostro amore per Lui e del nostro amore per gli altri. Si tratta di un ulteriore sviluppo dell'idea che Dio è l'unica fonte di amore. Dio agisce con amore verso di noi senza che noi abbiamo fatto alcunché. Non siamo stati noi ad amare Dio, ma Dio ha amato noi per prima. Il cristianesimo è unico tra le religioni del mondo. In genere nelle religioni è l'uomo che cerca Dio, ma nel cristianesimo è Dio che cerca l’uomo, il peccatore! 
C.S.Lewis affermò:“Gli amabili agnostici discutono animatamente dell’uomo e della sua ricerca di Dio. Per quanto mi riguarda, è come se parlassero del topo e della sua ricerca del gatto.…. È Dio che ha catturato me!”. La verità meravigliosa è: non il nostro amore per Dio, ma il Suo amore per noi. Dio ha dato Gesù per noi e viene a cercarci per salvarci! Egli ci ha cercato mentre eravamo peccatori, ribelli e orgogliosi. La verità gloriosa del cristianesimo è che Dio ama l'uomo caduto nel peccato e avvia un rapporto cambiando la vita del peccatore perdonato. Il nostro amore è solo una risposta al Suo amore!! 
Quindi non siamo stati noi ad amare Dio per primi. Giovanni chiarisce che nel nostro rapporto con Dio, non c'è dubbio che Dio ha fatto la prima mossa. Ha iniziato Lui, Lui ha voluto questa relazione con noi! Se una persona lo può conoscere, avere un’amicizia con Dio, i meriti non sono i suoi, ma di Dio che ha fatto a lui grazia! 
James I. Packer giustamente dice:“Conoscere Dio è una questione di grazia. È un rapporto in cui l’iniziativa parte sempre da Dio- e così deve essere, perché Dio è totalmente al di sopra di noi, e noi abbiamo completamente perso ogni diritto al Suo favore a causa dei nostri peccati. Non siamo noi a fare l’amicizia con Dio; è Dio che fa amicizia con noi, portandoci a conoscerlo mediante la rivelazione del Suo amore”. 
Questo esprime il pensiero di Paolo quando dice in Galati 4:8-9: "In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, avete servito quelli che per natura non sono dèi;  ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, di cui volete rendervi schiavi di nuovo?".  Paolo con le parole:  ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio (siete stati conosciuti è un aoristo participio passivo) , afferma che la conoscenza che avevano i credenti della Galazia era la conseguenza della conoscenza che Dio aveva di loro. Il verbo passivo indica che l’iniziativa è stata di Dio e non dell’uomo! 
La conoscenza di Dio riguardo quei credenti, non indica solo il fatto che li conosceva bene, in profondità, che conosce ogni cosa e tutti, quindi avere una conoscenza intellettuale, siete stati conosciuti da Dio si riferisce alla relazione speciale, intima che Dio ha con coloro che ha scelto per essere il Suo popolo come menzionato in molti passi della Bibbia. (Cfr. Amos 3:2; Genesi 18:19; Deuteronomio 7:6-8; Geremia 1:5; Matteo 7:23; Giovanni 10:14-30 ; Cfr. Genesi 4:1; Matteo 1:25 ). Indica l’oggetto dell’attenzione particolare di Dio su una persona e riconoscerla di Sua proprietà come ci ricorda 1 Pietro 2:9 quando dice che siamo una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa che Dio si è acquistato per proclamare le sue virtù. (cfr. Deuteronomio 14:2 ; Giovanni 15:16 ; Efesini 1:3 ; 2 Tessalonicesi 2:13 ; 1 Pietro 1:1-2 ). 
Questo è il significato del verbo “conosciuti” (gnōsthentes- aoristo participio passivo) in Galati 4:9 .   
     
Riguardo ai figli vediamo:
B) L’Identità peccaminosa dei figli.
Dio ha amato per primo e non in risposta alle nostra disponibilità, non perché eravamo amabili o meritevoli! In realtà, è vero il contrario. L'apostolo Paolo afferma in Romani 5:6-8: "Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi". 
John Blanchard: “Dio ci ha amato quando non c'era niente di buono da vedere in noi e nulla di buono da dire per noi”. Il Padre ha mandato Cristo per essere la propiziazione per i nostri peccati. Dio non ha fatto questo perché eravamo degni del Suo amore, ma perché ci ama. Cristo divenne la propiziazione per i peccati mentre noi eravamo senza forza, empi, peccatori e nemici come dice Romani 5:10. Questo è il mistero della misericordia, il miracolo della grazia: Dio ha scelto di amare una razza di peccatori! L'unico motivo dell'amore di Dio per noi, non siamo noi, ma è il suo amore. 
Ed è questo tipo di amore che i credenti sono chiamati a condividere fra di loro e con gli altri. Immaginate l'impatto che i cristiani hanno quando lasciano scorrere attraverso di loro l’ amore di Dio incondizionato, libero, il Suo amore che perdona, il Suo amore concreto!! Giovanni sottolinea la verità biblica che l'iniziativa divina è centrale per il piano di salvezza; Dio ci ha amati a sufficienza per salvare noi e ha mandato suo Figlio come vittima di propiziazione per i nostri peccati e il nostro amore per lui e per gli altri non può che essere una risposta al Suo amore! 
I veri credenti devono sempre ricordare ciò che erano!! Perché questo ci fa capire meglio l’amore di Dio e il bisogno che avevamo di Gesù il Salvatore. John Stott diceva: “ La grandezza dell’amore di Dio, che si manifesta nella natura del suo dono e nel suo scopo, si rivela anche nella natura dei beneficiari; infatti Dio dette il Suo Figliuolo a morire per noi, peccatori immeritevoli. La condizione degradata nella quale i nostri peccati ci avevano gettato è chiaramente implicita. Abbiamo bisogno di un Salvatore (14) perché siamo peccatori”. 
Quindi la grandezza dell’amore di Dio viene messa in risalto dalla condizione degradata, peccaminosa degli uomini. L'amore di Dio è primario, non il nostro. L’amore non è che noi per primi abbiamo amato Dio, era impossibile perché l’uomo per natura è morto nelle colpe e nei peccati e sotto la santa ira  e il giudizio di Dio. 
In Efesini 2:1-3 leggiamo: "Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati,  ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli.  Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri". (Cfr.1 Giovanni 3:14; Giovanni 3:36; Romani 1:18). La nostra natura umana non ricerca certamente Dio, perché è ostile a Dio. Romani 8:5-7: "Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito. Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace;  infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo". (cfr. Genesi 6:5; 8:21; Geremia 13:23). 
La “carne” (sarkos) si riferisce alla natura umana decaduta, controllata dal peccato, che è contro, nemica e ostile verso Dio, che spinge a un forte egocenstrimo e non certamente ad amare Dio. Coloro che sono secondo la carne si riferisce ai non credenti come lo eravamo noi. Ciò che la carne brama è morte (spirituale in contrasto con la vita eterna), infatti ciò che brama è inimicizia contro Dio perché non è sottomesso alla legge di Dio e nemmeno può esserlo. Tutto questo significa che tutti noi per la nostra natura peccaminosa non possiamo amare Dio di nostra iniziativa, perché la nostra natura peccaminosa non ricerca Dio!
Secondo questi versetti in tutti gli uomini non è innato amare Dio! In altre parole, l’uomo per natura non è orientato verso Dio, perché secondo la Sua natura non può, a meno che non venga rigenerato dallo Spirito Santo (Giovanni 3:1-8). Per la nostra natura umana non possiamo amare Dio, il nostro cuore è insanabilmente maligno dice il profeta Geremia (Geremia 17:9). 
Dobbiamo ammetterlo, se siamo sinceri in noi come dice Paolo non abita alcun bene! (Romani 7:18). D. Martyn Lloyd-Jones: “Quando un uomo vede davvero se stesso, egli sa che nessuno può dire nulla di troppo cattivo su di lui”. Il meglio di noi è un abito sporco davanti a Dio dice Isaia 64:6 . William Beveridge: “Non solo il peggiore dei miei peccati, ma il migliore dei miei doveri parla di me come un figlio di Adamo”. Giovanni non dice: "Dio ci ama perché siamo figli di Dio che lo amiamo." No! è vero il contrario, noi lo amiamo perché Lui ci ha amati per primo! Giovanni sottolinea il fatto che l'uomo nella sua condizione naturale, non ama Dio né il Suo Figlio, che Egli ha mandato. Ma nonostante tutto questo, chiaramente e incredibilmente, Dio ci ha amati e ci ha amato per primo! Quindi Dio ci ha tanto così amati da mandare il Suo Figlio e lo mandò a morire per noi. 
In questo vediamo che il vero amore è sempre dimostrato dalle azioni, non è astratto e nemmeno statico. La grandezza dell’amore di Dio si vede nel sacrificio di sé stesso in Cristo per persone completamente immeritevoli (Romani 5:6-8; Efesini 2:4-5; 2 Timoteo 1:9-10). Questo atto meraviglioso non è stato spinto dall'amore dell'uomo per Dio, ma è l'amore di Dio per l'uomo. Non è il nostro amore che è stato prima, ma è l’amore di Dio (cfr. 2 Tessalonicesi 2:16 ), che è libero e spontaneo senza causa. L'amore umano è una risposta all'amore divino come confermato anche da 1 Giovanni 4:19: "Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo". 
È il Suo amore che risveglia in noi il desiderio di amarlo come Lui per primo ci ha amati e di amare il nostro prossimo come Lui li ama. Tutto il nostro amore non è che un riflesso del Suo amore e una risposta ad esso. Dunque l'origine del nostro amore sta al di là dello sforzo e dell’iniziativa umana. Lasciati a noi stessi, noi non l’avremmo ne amato e ne amato gli altri.    

CONCLUSIONE.
Dopo la dichiarazione d'amore in generale che viene da Dio, Giovanni parla  della manifestazione specifica di quell'amore con l'invio del Figlio unigenito. Il sacrifico di Gesù è il dono più grande fatto da Dio e non c’è stato mai e mai ve ne sarà, perché nessun dono più grande è possibile, questo è il dono ineffabile di Dio dice Paolo in 2 Corinzi 9:15. ( cfr. Giovanni 3:16; Romani 8:32; Galati 1:4). 
L’ amore di Dio è il modello di come e perché dobbiamo amarci gli uni con gli altri. 

1. In primo luogo, proprio come l'amore di Dio è stato primario, così noi siamo chiamati a prendere l’iniziativa e non aspettare che siano gli altri a farlo! 
Non è che noi abbiamo scelto Dio, ma è Dio che ha scelto noi, non è che noi abbiamo amato Dio per primi, ma Dio ci ha amato prima, non è che noi abbiamo cercato Dio, ma è Dio che ha cercato noi!

2. In secondo luogo l’amore di Dio è azione concreta e oggettiva, così noi siamo chiamati a non amarci astrattamente, ma a fare azioni concrete verso gli altri  di amore. (cfr. 1 Giovanni 3:16-18 ). 
I cristiani vivranno il loro amore in gentilezza, generosità e servizio verso gli altri per il loro bene.  
  
3. In terzo luogo amare vuol dire perdonare, chi non perdona non ama e chi non ama non conosce Dio.
Come Dio ci ha perdonati in Cristo anche noi dobbiamo perdonarci gli con gli altri come ci ricorda Efesini 4:32. Il Suo amore per noi è stato immeritato perché eravamo dei peccatori, così noi dobbiamo perdonare gli altri usando la stessa grazia che Dio ha usato e usa con noi. 

4. In quarto luogo Dio dandoci la vita, ci ha dato anche l’amore per trasmetterlo agli altri. 
Grazie alla morte propiziatoria di Gesù, Dio fornisce i mezzi con cui i credenti possono amare gli altri (cfr. Romani 5:5; Galati 5:22; Romani 6:3-13; Galati 2:20). Quando abbiamo difficoltà ad amare ricordiamoci della risorsa che abbiamo in Dio!! 

5. In quinto luogo l'amore di Dio dimostrato in Gesù Cristo ci ricorda a non trattenere nulla per noi.  
Nel Suo amore per l’umanità perduta, Dio era disposto a dare in sacrificio il Suo Figlio unigenito, Dio non lo ha risparmiato (Romani 8:32 ). Non dobbiamo essere spilorci, tirchi nell’amare gli altri, siamo chiamati a essere generosi nel condividere con altri il nostro tempo, i doni che Dio ci ha dato e ci da, la comprensione, il rispetto, e così via.

L'amore autentico.


1 Giovanni 4:7-8 L'amore autentico.
Molte chiese oggi sono colpite dall'odio, dalla mancanza di amore e da lotte di potere. Rivalità, dissensi e disaccordi tra i credenti possono essere distruttivi per una chiesa sia per la crescita spirituale all’interno della chiesa (Giacomo 3:14-18) e sia per la testimonianza pubblica (Giovanni 13:34-35). Nella sua ultima preghiera prima di essere tradito e arrestato, Gesù chiese a Dio che i suoi discepoli potessero essere uniti (Giovanni 17:21), la stessa cosa dirà Paolo per esempio in Efesini 4:1-3 : "vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l'unità dello Spirito con il vincolo della pace".  
Qual è il contesto di 1 Giovanni 4:7-8? Giovanni ha già affrontato il tema dell'amore in 1 Giovanni 2:7-11 e poi di nuovo in 1 Giovanni 3:11-18 . Ora in questo capitolo (1 Giovanni 4:7-21) l’affronta ancora una volta, in modo più dettagliato e motivandone la pratica. L’esortazione ad amarsi gli uni gli altri è fortemente motivata dall’amore di Dio, chi e nato da Dio e ha conosciuto Dio amerà gli altri perché l’amore viene da Dio perché Dio è amore!  

La manifestazione della gloria di Dio in mezzo al suo popolo


Parlare della gloria di Dio non è facile, ma attenendoci alla rivelazione della Parola di Dio, vediamo che la gloria appartiene solo a Dio, è lo scopo di Dio ed è in riferimento al fatto che i credenti godranno pienamente la gloria di Dio alla sua presenza. La gloria di Dio è in riferimento che Lui è degno di essere adorato e servito in modo tale che Lui è onorato. 
Fondamentalmente la gloria di Dio prima di ogni cosa è intrinseca, cioè che fa parte proprio della Sua natura, della Sua essenza.Dio è intrinsecamente glorioso, nel senso di pienezza, sufficienza, maestà, onore, valore, bellezza, il peso e splendore che lo circonda. Ma la gloria di Dio è anche estrinseca cioè la gloria manifestata, esternata, visibile. Il mondo è stato creato per essere un teatro della gloria divina. Per la grazia di Dio il mondo può vedere qualcosa della Sua gloria e può rimanere meravigliato e gioire in questo. Quindi la gloria di Dio è anche la comunicazione di se stesso. Così la gloria di Dio è qualcosa che appartiene solo a lui ed è l'espressione appropriata esteriore del propria eccellenza. 
La gloria di Dio è la manifestazione visibile della sua presenza, della sua essenza.Ma possiamo dire ancora che la gloria di Dio è sia trascendente che immanente. Trascendente indica che va al di là della natura e conoscenza umana, che è al di fuori e al di sopra del mondo naturale (Salmi 113:4) , ma anche immanente, cioè che è dentro il mondo, infatti Dio si manifesta in questo mondo. (Isaia 57:14-15). Oppure possiamo dire ancora che la gloria di Dio è unica, nel senso che appartiene solo a Lui, ma anche condivisa nel senso che si può vedere nella creazione e nell’uomo (Salmi 19:1; 8:4-8), nei credenti (2 Pietro 1:3-4); e un giorno godremo alla sua presenza gloriosa (Romani 8:18-30; 1 Corinzi 15:43; 1 Giovanni 3:1-2; Apocalisse 21-22). Ora noi vogliamo vedere alcuni aspetti della manifestazione della gloria di Dio con le varie implicazioni e in rapporto alla preghiera.

La manifestazione della gloria di Dio nella creazione


C’è una canzone di John Lennon del 1965 “Nowhere Man”, vale a dire “Uomo di nessun dove”, cioè inesistente, dice così:
È davvero un uomo inesistente 
Seduto nella sua inesistente terra Facendo tutti i suoi vacui progetti
Per nessuno
Non ha un punto di vista
Non sa dove stia andando
Non somiglia un po’ a te e a me?
Di sicuro non assomiglia a un vero cristiano, perché sa che vive in una terra creata da Dio, con il proposito di glorificare Dio, quindi non ha un progetto inutile, ha un punto di vista, sa dove sta andando! 

L'essenza della gloria di Dio.

L'essenza della gloria di Dio.
Ecclesiaste 5:2 dice che non dobbiamo essere precipitosi nel parlare e nel pensare davanti a Dio, perché Dio è in cielo e noi siamo qui sulla terra. Parlare di Dio non è un compito facile! Dio va al di là dei nostri pensieri, c’è una distanza tra noi e Dio: una distanza morale, spirituale e trascendente. Noi dobbiamo essere consapevoli dei nostri limiti davanti a Dio e perciò dobbiamo essere umili e attenti quando si tratta di parlare di Lui. Attraverso la rivelazione di Dio noi possiamo capire qualcosa per la sua grazia, ma dobbiamo sempre ricordare che la sua gloria va al di là di noi stessi! Dio non è pienamente comprensibile! A maggior ragione quando si parla della sua gloria. La gloria di Dio è un argomento molto complesso, forse per questo motivo non ci sono molti libri o studi a riguardo. La gloria di Dio è la dottrina centrale nella Bibbia perché racchiude altre dottrine! Il nostro amore per la Sua gloria è l’indicazione che i nostri cuori sono stati toccati e cambiati da Dio! Le persone non convertite non amano la gloria di Dio! 

La dinamica della consacrazione di Isaia.



 Isaia 6:1-13: La dinamica della consacrazione di Isaia.

Noi nella Bibbia troviamo i profeti, i messaggeri di Dio che a volte sono chiamati davanti il trono di Dio. Per questo motivo non siamo sorpresi, poi, che molti di loro parlano spesso della gloria di Dio. Gli studiosi non sono concordi se questo capitolo si riferisca alla chiamata iniziale di Isaia, quindi ad un’esperienza iniziale  oppure se si riferisca ad una commissione, quindi ad un’esperienza successiva, ma al di là di quale possa essere la giusta interpretazione, quello che noi vediamo in questi versetti è la dinamica della consacrazione in seguito alla visione e alla purificazione che Isaia ebbe della gloria di Dio. La domanda è: perché molti che si dicono credenti non sono consacrati al Signore? La risposta è perché o non sono veri credenti oppure non sono veramente consapevoli della gloria di Dio! La qualità della vita cristiana dipende dalla consapevolezza che abbiamo della gloria di Dio. Molti credenti non hanno una vita consacrata perché non hanno la giusta conoscenza di Dio!

Gesù è più di un semplice uomo.


Colossesi 1:15-17: Gesù è più di un semplice uomo.
Una sera, vicino al lago di Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli dopo una giornata di ministero: “Passiamo all’atra riva”. Così i discepoli insieme a Gesù salgono sulla barca, ma mentre stavano attraversando il lago, si leva una gran tempesta, tanto che la barca è sballottata dalle onde e comincia a imbarcare acqua, ma Gesù dorme. I discepoli lo svegliano dicendogli: “Maestro non ti importa che noi moriamo?”  Egli svegliatosi sgridò il vento e disse al lago: ” Taci, calmati!” il vento cessò e tutto si calmò. Dopo che Gesù li rimproverò della loro mancanza di fede, i discepoli presi da gran timore dicevano gli uni agli altri: “Chi è dunque costui, al quale persino il vento e il mare ubbidiscono?”  (Marco 4:35-41 ). Chi è mai costui? Chissà in quanti se lo sono chiesti! Forse anche tu! Gli ebioniti nel secondo secolo d.C. negavano la natura divina di Cristo e sostenevano che Egli era soltanto un uomo. Noi vediamo in questi versetti di Colossesi 1:15-17 che Gesù è più di un semplice uomo. In questo passo l’enfasi del discorso è messa in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui.

Dio ama il peccatore

Giovanni 3:16-18: Dio ama il peccatore
Il teologo svizzero Karl Barth si trovava negli Stati Uniti negli anni sessanta (1960) per una serie di conferenze, parlò a Chicago e Princeton, nel New Jersey. In queste conferenze c’erano momenti in cui si potevano fare delle domande. In una di queste di conferenze un americano fece questa domanda:"Dottor Barth, qual è il pensiero più grande che abbia mai avuto in mente?" Barth ci ha pensato per un po’ e poi disse con grazia e semplicità tipica dei bambini: “ Gesù mi ama! Questo io so, perché la Bibbia mi dice questo”.  Questa è una verità che i cristiani di tutti i tempi hanno riconosciuto, infatti, più hanno scoperto la persona di Gesù Cristo nella Bibbia, più hanno capito e confermato l’amore grande di Dio. In questi versetti vediamo che l'amore di Dio è interpretato da Gesù in modo radicale: Dio ama i peccatori e Gesù è morto per loro per salvarli.  
C’è un inno di F.M.Lehman sull’amore di Dio e che racchiude questi versetti e dice così:
“L’amore di Dio è ben più grande
Di quanto l’uomo possa dir
Và più lontano delle stelle
E più profondo dell’abisso
Si, per salvar l’umanità
Dio diede il proprio Figlio
E i peccatori riconciliò
I loro peccati perdonò
E quanto il tempo finirà
Ed ogni regno terreno passerà
Quando il terribile giudizio
Sui ribelli allora cadrà
L’amor di Dio perdurerà
Stabile, forte ed infinito
La redenzione del genere umano
Il canto dei santi e degli angeli
Avessimo pure oceani d’inchiostro
E i cieli come pergamene
Ed ogni stelo per pennello
Ed ogni uomo come scrittore
Pur non riusciremmo mai a descrivere
Di Dio l’eterno e immenso amore
L’inchiostro si prosciugherebbe
La distesa dei cieli non basterebbe
O com’è grande l’amor di Dio!
Immensurabile e forte!
Per sempre esso rimarrà
Il canto dei santi e degli angeli".

Le prove che conosci Dio.


In che misura Dio può essere conosciuto è stato vigorosamente dibattuto sia in filosofia e sia nella teologia. I filosofi hanno raggiunto una posizione agnostica (Kant, Fichte, Comte, Spencer, ecc.), mentre alcuni hanno assunto una posizione atea (Feuerbach, Marx, Freud, ecc.). Nella teologia la possibilità per l'uomo di conoscere Dio non è mai stato messo in dubbio o negato. Dio incomprensibile, ma conoscibile! La Chiesa cristiana confessa da un lato, che Dio è incomprensibile ma anche dall'altro lato, che egli può essere conosciuto. (Giobbe 11:7; Isaia 40:18; Giovanni 17:3; 1 Giovanni 5:20). Giovanni Calvino: "Io considero che conosciamo Dio non ammettendo semplicemente l’esistenza di un qualche Dio, ma comprendendo quanto è a noi necessario sapere e giova alla sua gloria, in breve ciò che è convenevole."

Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3)

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