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Osea 1:8-9: Lo-Ammi non siete il mio popolo

 Osea 1:8-9: Lo-Ammi non siete il mio popolo

Ci sono molti simboli nella vita che rappresentano qualcosa, per esempio la ‘Croce Rossa’ sul fondo bianco è simbolo dell’organizzazione mondiale per il soccorso dei feriti e dei rifugiati di guerra.

Nella storia ci sono stati simboli davvero particolari come per esempio quella di una scritta su una tomba.

A Stroudsburg, in Pennsylvania, c'è la tomba di un soldato della Guerra Civile. La pietra porta la data della sua nascita e morte, e ci sono scritte queste parole: "Il sostituto di Abraham Lincoln". Nel dolore e nell'angoscia della guerra, rendendosi conto che migliaia e migliaia di soldati stavano morendo al suo posto sul campo di battaglia, il presidente Lincoln scelse di onorare un particolare soldato come suo sostituto e di renderlo un simbolo, per così dire, del fatto che i soldati che morivano in battaglia morivano perché altri potessero vivere.

Ora, come abbiamo visto già precedentemente nel capitolo 1 di Osea, i nomi dei figli di Osea, secondo come voleva il Signore, erano simbolici.

Dopo aver divezzato Lo-Ruama, Gomer concepì e partorì un figlio, è ancora una volta il Signore ordinò a Osea come doveva chiamarlo; il nome del terzo figlio simboleggia la repulsione del Signore, ci troviamo davvero davanti parole molto forti.

John Goldingay riguardo questo v.9 scrive: “Nessun altro profeta usa tali parole”.

In questa predicazione, noi vediamo: il significato, la ragione e il rifiuto del nome.

Matteo 14:31: La riprensione di Gesù

 Matteo 14:31: La riprensione di Gesù

“Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: ‘Uomo di poca fede, perché hai dubitato?’”

In questo versetto vediamo la riprensione di Gesù che ha fatto a Pietro mentre lo stava salvando dall’annegamento. Che cosa era accaduto? Dopo aver fatto il miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù esortò i Suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre Egli avrebbe congedato le persone; dopo di questo Gesù si ritirò in disparte da solo a pregare. Intanto la barca con i discepoli, era molti metri distante dalla riva, e per il vento contrario, era sbattuta dalle onde. Verso le tre di notte, Gesù andò verso i discepoli camminando sull’acqua, ma vedendolo camminare sull’acqua, non riconoscendolo, all’inizio pensarono che fosse un fantasma, e gridarono dalla paura. Gesù li rassicurò dicendo: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!” Pietro con fede disse che se era il Signore che gli comandasse di camminare sull’acqua. Al comando di Gesù: “Vieni!”, Pietro per fede scese dalla barca e camminò sull’acqua andando verso di Lui!! Ma vedendo il vento, Pietro ebbe paura e cominciando ad affondare gridò al Signore di salvarlo e così Gesù fece afferrandolo (Matteo 14:22-31). In questo momento Gesù lo rimproverò dicendogli: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” Noi vediamo che

Osea 1:6-7: Lo-Ruama niente più compassione di Dio

 Osea 1:6-7: Lo-Ruama niente più compassione di Dio

Ci sono persone che credono nella “teologia del Babbo Natale”; secondo questa teologia i peccati non creano nessun problema; Dio perdona sempre e non punisce nessuno, anche coloro che hanno uno stile di vita immorale e idolatra, non dobbiamo temerlo, chi lo fa è giudicato antiquato, bigotto, puritano. 

Ma questo non rispecchia ciò che dice la Bibbia, ciò che troviamo scritto in Osea 1:4-9.

Dopo la chiamata di Osea da parte di Dio di sposare una moglie prostituta, Gomer, e fare figli di prostituzione, ecco che Gomer concepì e partorì il primo figlio che il Signore disse a Osea di chiamarlo Izreel.

Nei vv.6-7 vediamo la nascita di una figlia, che è simbolo di negazione della compassione di Dio verso Israele, il Regno del Nord.

Se mentre il nome del primo figlio si concentrava sia sul giudizio sulla dinastia del re Ieu, della monarchia e su Israele, ora con questo nome simbolico del secondo figlio, il giudizio si concentra solo sul regno del Nord; il Signore ha deciso di ritirare la Sua compassione da Israele.

Cominciamo a vedere:

Il dono della grazia di Dio (1 Corinzi 1:4)

 Il dono della grazia di Dio 

“Io ringrazio sempre il mio Dio per voi, per la grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù” (1 Corinzi 1:4).

Noi in questo versetto vediamo che Paolo aveva la costanza, l’abitudine di ringraziare Dio per la chiesa di Corinto. Anche se si sentiva responsabile per loro come un padre per i suoi figli (1 Corinzi 4:14-15), Paolo era consapevole che la chiesa di Corinto apparteneva a Dio (1 Corinzi 1:1) e manifestava in essa la Sua grazia, e per questo lo ringraziava, in questo vediamo l’amore di Paolo per la chiesa. Un primo aspetto allora che ci colpisce di Paolo è che la sua gratitudine a Dio non era per se stesso, ma per quello che Dio aveva dato alla chiesa di Corinto. Un secondo aspetto della gratitudine di Paolo a Dio per la chiesa di Corinto è che era grato nonostante non fosse una chiesa coerente con la fede cristiana, infatti per esempio all’interno della chiesa vi erano divisioni (1 Corinzi 1:10-13; 11:17); gelosie e contese (1 Corinzi 3:1-8); orgoglio (1 Corinzi 4:6-8); immoralità tollerata (1 Corinzi 5:1-2); processi (1 Corinzi 6:1-9); quindi questi esempi ci fanno capire che la chiesa di Corinto non era molto spirituale, eppure Paolo ringrazia Dio per loro. Paolo, allora, non era grato solo a Dio per le chiese che gli recavano gioia come i Filippesi (cfr. Filippesi 1:4; 4:1), ma ringraziava Dio anche per la fastidiosa chiesa di Corinto con tutti i suoi problemi, atteggiamenti e comportamenti incoerenti con la verità di Dio, e questo Paolo lo faceva perché la chiesa di Corinto era la destinataria della grazia e dell’opera di Dio. Quindi Paolo andava oltre il suo dissenso e delusione perché la chiesa di Corinto. Ora, dunque,

1 Corinzi 15:57: La vittoria delle vittorie!

 1 Corinzi 15:57: La vittoria delle vittorie!

“Ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo”.

L’estate 2021 sarà ricordata come un’estate magnifica, infatti per l’Italia è stata un’estate sportiva incredibile: abbiamo vinto l’europeo con la nazionale di calcio, abbiamo battuto il record delle medaglie vinte alle olimpiadi di Tokio 2020 con degli ori davvero pazzeschi. Ma in questo testo di Paolo ai Corinzi vediamo la vittoria delle vittorie! Paolo inizia il versetto con un “ma” (de - congiunzione avversativa) che indica un contrasto significativo tra questo versetto e il versetto precedente dove si parla di morte, di peccato e della legge di Dio. Il Nuovo Testamento ci ricorda che nessuno sarà salvato dal peccato perché osserviamo la legge di Dio, anzi la legge di Dio ci fa capire quanto sia grave il peccato e quanto sia impossibile osservarla come Dio vuole, e quindi ci fa vedere che siamo colpevoli davanti a Dio senza attenuanti (per esempio Romani 3:19-20; Galati 2:16), lo scopo della legge è di portarci a Gesù Cristo per essere salvati per fede (Galati 3:21-26). Tutti siamo peccatori (Romani 3:23; 1 Giovanni 1:8-10), e il salario del peccato è la morte (Romani 6:23), ma non tutti saranno salvati dal peccato e dalle sue conseguenze (cfr. Romani 5:1-2,9-11) e quindi

Osea 1:3-5: Izreel la punizione di Dio

 Osea 1:3-5: Izreel la punizione di Dio

La chiamata di un profeta a volte era bizzarra perché Dio poteva chiedergli di fare cose fuori dalla normalità per illustrare situazioni del popolo e lanciare così un messaggio; il profeta stesso così era un segno per il popolo.

Questo era il caso anche di Osea, Dio gli ha chiesto di sposare una prostituta e fare figli di prostituzione, e Osea lo ha fatto.

Se la moglie Gomer rappresenta la nazione con i suoi peccati, i figli di prostituzione rappresentano i singoli Israeliti.

Dio dice anche a Osea come deve chiamare i figli, questi nomi particolari che troviamo nei vv.4-9, simboleggiano l’azione del Signore sul popolo d’Israele, servivano come messaggi di Dio (cfr. Isaia 7:3; 8:3-4; Ezechiele 23:4) per essere elaborati e spiegati dal profeta.

Dunque questi nomi erano di cruciale importanza nel ministero di Osea ed esprimevano lo sdegno, la disapprovazione del Signore per tutto il popolo per il suo adulterio spirituale, per la mancanza di devozione, lealtà e fiducia verso il Signore tradendolo con Baal!

Il messaggio del Signore attraverso Osea è un monito anche per noi oggi, anche se non seguiamo Baal, c’è il rischio di idolatria e quindi di adulterio spirituale che consiste nel tradire Dio con gli idoli come il mondo, o persone, o con qualsiasi altra cosa che mettiamo al posto, o prima di Dio.

Tutto ciò che amiamo, o desideriamo, che reputiamo più importante di Dio è un idolo!

Tutti i sostituti di Dio, tutte le alternative al vero Dio sono idoli, e noi dobbiamo vigilare con attenzione per non mettere Dio in secondo piano, nel non dargli la giusta priorità perché Dio non è indifferente, questo c’insegna Osea, ma anche tutta la Bibbia. 

In questo testo vediamo la punizione di Dio per la monarchia e per Israele.

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