Osea 1:3-5: Izreel la punizione di Dio

 Osea 1:3-5: Izreel la punizione di Dio

La chiamata di un profeta a volte era bizzarra perché Dio poteva chiedergli di fare cose fuori dalla normalità per illustrare situazioni del popolo e lanciare così un messaggio; il profeta stesso così era un segno per il popolo.

Questo era il caso anche di Osea, Dio gli ha chiesto di sposare una prostituta e fare figli di prostituzione, e Osea lo ha fatto.

Se la moglie Gomer rappresenta la nazione con i suoi peccati, i figli di prostituzione rappresentano i singoli Israeliti.

Dio dice anche a Osea come deve chiamare i figli, questi nomi particolari che troviamo nei vv.4-9, simboleggiano l’azione del Signore sul popolo d’Israele, servivano come messaggi di Dio (cfr. Isaia 7:3; 8:3-4; Ezechiele 23:4) per essere elaborati e spiegati dal profeta.

Dunque questi nomi erano di cruciale importanza nel ministero di Osea ed esprimevano lo sdegno, la disapprovazione del Signore per tutto il popolo per il suo adulterio spirituale, per la mancanza di devozione, lealtà e fiducia verso il Signore tradendolo con Baal!

Il messaggio del Signore attraverso Osea è un monito anche per noi oggi, anche se non seguiamo Baal, c’è il rischio di idolatria e quindi di adulterio spirituale che consiste nel tradire Dio con gli idoli come il mondo, o persone, o con qualsiasi altra cosa che mettiamo al posto, o prima di Dio.

Tutto ciò che amiamo, o desideriamo, che reputiamo più importante di Dio è un idolo!

Tutti i sostituti di Dio, tutte le alternative al vero Dio sono idoli, e noi dobbiamo vigilare con attenzione per non mettere Dio in secondo piano, nel non dargli la giusta priorità perché Dio non è indifferente, questo c’insegna Osea, ma anche tutta la Bibbia. 

In questo testo vediamo la punizione di Dio per la monarchia e per Israele.

Cominciamo con:

I LA PUNIZIONE DELLA MONARCHIA (vv.3-4) 

Prima di tutto vediamo:

A) La prossimità della punizione (v.4)

Nel v.4 leggiamo: “Il SIGNORE gli disse: ‘Chiamalo Izreel, perché tra poco io punirò la casa di Ieu’”.

La scelta di un nome per un bambino era prerogativa dei genitori, o della madre (per esempio Giudici 13:24; 1 Samuele 1:20; Isaia 7:14), o del padre (per esempio Genesi 16:15; 17:19; 21:3; Esodo 2:22; 2 Samuele 12:24; Isaia 8:3), qui il Signore comanda Osea come chiamarlo.

Izreel il nome del primogenito di Osea, illustra il giudizio di Dio a venire.

“Izreel” prende il nome dalla città importante della dinastia del re Omri, nella omonima valle fertile in Samaria, nonché un avamposto strategico dove vi era uno dei palazzi reali di Acab, probabilmente una seconda residenza regale (Giosuè 17:16; Giudici 6:33; 1 Re 18:45-46; 21:1,23; 2 Re 8:29).

“Izreel” (yizreʿeʾl) significa “Dio semina”, cioè l’azione di seminare nei campi (Genesi 26:12: Isaia 37:30), oppure “Dio rende fertile”, che è simbolicamente applicato a Israele al fatto che è stato seminato nella terra dove Dio li ha portati (cfr. Osea 2:22), quindi terra fertile, così potrebbe indicare fecondità e prosperità.

Ma qui ha un significato negativo, un simbolo di ricompensa del Signore, di resa dei conti, di punizione come vediamo successivamente quando dice: “Perché tra poco io punirò la casa di Ieu per il sangue versato a Izreel’”. 

Allora questo nome potrebbe anche avere il significato di “Dio disperde”, come il seme che viene lanciato sulla terra per essere seminato.

Così in questo senso, questo nome allude alla rapida dispersione di Israele davanti ai suoi nemici e la conseguente dispersione fra i popoli come giudizio di Dio, come indicato dalla radice della parola (zāraʿ) come usato in Zaccaria 10:9, dove è scritto: “Poi li disperderò fra i popoli, essi si ricorderanno di me nei paesi lontani; vivranno con i loro figli e torneranno”.

Questa dispersione è iniziata nel 722 a.C. con il regno del Nord con l’esilio in Assiria (cfr. per esempio 2 Re 18:11-12), e poi continuata nella storia attraverso l’invasione Babilonese, con drammi e deportazioni successive nel Regno del Sud, nel regno di Giuda (per esempio 2 Re 24:10-25:21) a causa delle trasgressioni del popolo di Giuda (Lamentazioni 1:5); a causa dell’adorazione a Baal (Geremia 32:35) e l’oppressione ai poveri (Geremia 5:28-29).

La storia ha visto il popolo d'Israele disperso dappertutto nel mondo, ancora oggi!

“Tra poco” (mĕʿaṭ) è un periodo di tempo approssimativo e indica quanto sarà breve l'intervallo tra il momento della dichiarazione del giudizio e del suo adempimento (cfr.  Esodo 17:4; Isaia 10:25; 29:17; Geremia 51:33).

La sentenza è qui pronunciata, ma la sua esecuzione avverrà solo secondo il tempo del Signore. 

“Punirò” (pāqadtî -perfetto consecutivo attivo) indica la determinazione del Signore a punire (Deuteronomio 5:9; Osea 2:13; 4:9, 14; 8:13; 9:9; 12:3; Amos 3:2, 14; Sofonia 1:8–9, 12; Zaccaria 10:3; Salmo 59:6; 89:33; Giobbe 35:15; Lamentazioni 4:22) la casa di Ieu, cioè la dinastia di Ieu. (cfr. Genesi 18:19; 1 Samuele 20:16; 2 Samuele 7:11-12; 1 Re 12:26; 13:2; Isaia 7:2,13).

“Punirò” descrive un'azione in cui Dio si occupa del male che osserva intervenendo con un'azione appropriata.

Dio farà cessare, o si sbarazzerà della dinastia di Ieu dopo la quarta generazione (2 Re 10:30).

I discendenti di Ieu furono Ioacaz, Ioas, Geroboamo II e Zaccaria, che servì come ultimo re della dinastia ucciso da Sallum figlio di Iabes che regnò al suo posto (2 Re 15:8-12).

Consideriamo ora:

B) Il perché della punizione (v.4)

Sempre nel v.4 è scritto: “Per il sangue versato a Izreel”.

La valle di Izreel era sinonimo di spargimento di sangue per un Israelita un campo di tragedie e di morti ammazzati. 

James Limburg scrive: Chiamare un bambino ‘Izreel’ potrebbe essere come chiamare un bambino oggi ‘Auschwitz’ o ‘Hiroshima’”.

In questa valle furono combattute battaglie storiche, è stato un luogo di grande spargimento di sangue (per esempio Giudici 5:19; 6:33; 2 Re 23:29), ma qui si riferisce al tanto sangue versato da Ieu.

“Sangue” (dĕmê) è al plurale per indicare che è stato sparso molto sangue.

David Hubbard scrive: “Ieu fu portato al potere su tutto Israele con una potente marea di spargimenti di sangue”. (2 Re 9:21-28, 30-37; 10:1-10).

Il motivo, quindi per cui la casa di Ieu sarà punita è per il sangue versato (dĕmê), nel senso di sangue versato violentemente, cioè omicidio, lo stato di essere colpevole di omicidio (per esempio Esodo 22:1-2; Numeri 35:27; Deuteronomio 17:8; 19:10, 13; 21:8-9; Giudici 9:24; 2 Samuele 1:16; 3:27-28; 1 Re 2:31; 2 Cronache 19:10; 24:25; Ezechiele 7:23; 9:9; Osea 12:15; Gioele 4:21; Naum 3:1; Abacuc 2:8), a Izreel.

A quale sangue versato si riferisce il Signore?

Si riferisce al massacro delle case regnanti sia di Israele della dinastia del re Omri, o di Giuda del re Acazia e la sua stirpe che fu effettuato da Ieu (2 Re 9-10), o a entrambi.

Il massacro di Ieu di Izebel e dei discendenti di Acab era stato profetizzato da Elia (1 Re 21:21-24), comandato da Eliseo (2 Re 9:6-10) e lodato dal Signore stesso (2 Re 10:30).

Dio ha chiamato Ieu a essere re tramite Eliseo e nel momento dell’unzione Eliseo gli disse che avrebbe colpito e sterminato tutta la casa del re Acab (settanta figli- 2 Re 10:6-7); dunque Ieu sarebbe stato la mano del giudizio di Dio (cfr. 1 Re 19:16-17; 21:23-26; 2 Re 9:1-10; 10:28-30), anche per i profeti di Baal (2 Re 10:18-27).

Ci si chiede: “Se questa era la volontà di Dio come strumento del Suo giudizio (cfr. 1 Re 19:16-17; 2 Re 9:1-10; 10:28-30), se Ieu ha obbedito con zelo alla parola del Signore, perché è punito per il sangue versato a Izreel? Perché ora la dinastia dovrebbe essere punita per lo stesso atto?”

Una spiegazione potrebbe essere che la situazione è come quella degli Assiri (Isaia 10) e dei Babilonesi (Isaia 47), e cioè Dio punisce Israele e Giuda attraverso questi due popoli che a loro volta saranno giudicati per la loro ambizione, autocompiacimento, arroganza e crudeltà! 

Dio controlla gli eventi e agisce simultaneamente agli strumenti, anche quando loro peccano, senza essere l’autore del loro peccato com’è successo anche con la morte di Gesù, quando uomini iniqui l’hanno crocifisso (Atti 2:23) secondo il piano di Dio che aveva prestabilito prima della creazione (Isaia 53:4,10; Atti 4:27-28; 1 Pietro 1:19-20).

Dio non chiude gli occhi sulle azioni malvagie degli uomini e saranno giudicati per questo (cfr. Isaia 10:5-16; Proverbi 16:4-5), ma ha usato le macchinazioni malvagie degli uomini al fine di realizzare il Suo scopo.       

Quindi ciò che fece Ieu fu un crimine, ma per Dio è stato un giudizio su Acab! 

Benchè Dio non sia l’autore del peccato, usa Ieu secondo i Suoi piani!

Oppure Ieu è lo strumento del giudizio di Dio, ma Dio lo punisce per i suoi omicidi, forse perché è andato oltre, ha ucciso più persone di quando Dio intendesse! 

Ieu è stato eccessivamente zelante e assetato di sangue.

È anche possibile che il sangue di Izreel sia effettivamente un riferimento agli atti sanguinari di Ieu e della sua dinastia, e che ce ne siano altri che non sono stati registrati nel libro dei Re, o delle Cronache (cfr. 2 Re 3:4).

Ma i limiti oltrepassati possono riferirsi anche all’uccisione da parte di Ieu di Acazia, re di Giuda (2 Re 9:27-28), e di quarantadue parenti di Acazia (2 Re 10:12-14), e diversi funzionari del culto di Baal (2 Re 10:18-28). 

Quindi Osea 1:4 potrebbe anche riferirsi al massacro di Acazia e dei suoi parenti, anche se la loro morte in realtà non si è verificata a Izreel (cfr. 2 Re 9:27; 10:12-14), ma a Ibleam che è molto vicino alla valle di Izreel.

Anche se l'esecuzione dei servi di Baal è stata certamente in accordo con la volontà del Signore (cfr. 1 Re 18:40), l’attacco di Ieu sulla casa di Davide è andato oltre ciò che voleva il Signore. 

Viene data anche un’altra spiegazione, e cioè Ieu non era completamente integro verso il Signore anche se è stato obbediente al Signore.

Nonostante il fatto che il sangue sparso di Acab, o di Acazia è stata per volontà di Dio (2 Cronache 22:7), nonostante estirpò Baal da Israele, non era veramente integro verso Dio.

Ieu si allontanò dall’idolatria, ma non abbandonò i vitelli d’oro che erano a Betel e a Dan, non si preoccupò di seguire con tutto il cuore la legge del Signore.

Ieu non era obbediente completamente a Dio, aveva una sottostante mancanza di rispetto per i comandi del Signore, disprezzo successivamente sottolineato. 

In 2 Re 10:28-31 è scritto: “Così Ieu estirpò Baal da Israele; tuttavia egli non si allontanò dai peccati con i quali Geroboamo, figlio di Nebat, aveva fatto peccare Israele; cioè non abbandonò i vitelli d'oro che erano a Betel e a Dan. E Il SIGNORE disse a Ieu: ‘Perché tu hai eseguito puntualmente ciò che è giusto ai miei occhi, e hai fatto alla casa di Acab tutto quello che desideravo, i tuoi figli sederanno sul trono d'Israele fino alla quarta generazione’. Ma Ieu non si preoccupò di seguire con tutto il cuore la legge del SIGNORE, Dio d'Israele; non si allontanò dai peccati con i quali Geroboamo aveva fatto peccare Israele.

Ieu non era veramente interessato alla gloria di Dio, ma ai propri interessi che copriva con un’obbedienza parziale con motivazioni sbagliate che venivano da un cuore impuro, corrotto, falso!

Non è importante solo fare ciò che il Signore vuole che facciamo, ma lo dobbiamo fare per la Sua gloria (1 Corinzi 10:31; 1 Pietro 4:11) e non per chiudere la bocca alla nostra coscienza per le nostre mancanze, o per vanagloria come facevano certi ipocriti che davano l’elemosina per essere visti e onorati dagli uomini (Matteo 6:2).

Quando obbediamo al Signore lo scopo è tutto, ma deve provenire da un cuore puro (2 Cronache 25:2; Matteo 5:8).

Quando le azioni che possono essere giuste davanti a Dio sono motivate da un cuore malvagio, egoista, ambizioso e per uno scopo sbagliato come fece Ieu, Dio non ci approva! 

Quando abusiamo del comando divino e ne facciamo un semplice mantello per coprire le concupiscenze del cuore malvagio, Dio ci condanna!

Quando le persone usano il nome di Dio come pretesto per i propri desideri e piani, come Ieu rischiano la punizione divina. 

H. Hailey osserva: “Si può eseguire il comando del Signore e tuttavia ribellarsi a Lui, facendo ciò che è comandato perché è ciò che l'individuo desidera e non perché è ciò che Dio desidera”.

Quindi Ieu (1) il suo zelo per lo spargimento di sangue ha superato ciò che il Signore voleva; (2) così anche la sua ambizione è andata oltre la volontà del Signore; (3) con il suo regno non si allontanò dall’idolatria; (4) Ieu era mosso da un cuore impuro per uno scopo sbagliato, se stesso.

Oppure è stato interpretato che si riferisce a Ieu in prima battuta, ma poi anche ai vari monarchi ai tempi di Osea, alle frequenti congiure e uccisioni di re (cfr. 2 Re 15:8-12; 14-15, 25; Osea 7:3-7), quindi il riferimento è alla monarchia in generale del regno del Nord.

L'adempimento di questa profezia riguardo la punizione di Ieu avvenne nel 752 a.C. quando Sallum, figlio di Iabes assassinò Zaccaria, il quarto dei discendenti di Ieu e governò al suo posto sul Regno del Nord (2 Re 15:10), stroncando così per sempre la dinastia di Ieu.

La dinastia di Ieu che iniziò con lo spargimento di sangue finì allo stesso modo. 

Se si riferisce alla fine della monarchia, l’ultimo re d’Israele fu Osea figlio di Ela, e nel suo primo anno Israele e invasa dagli Assiri e deportati in Assiria nel 722 a.C. (cfr. 1 Cronache 5:26)

Consideriamo ora:

II LA PUNIZIONE DELLA NAZIONE (v.5)

È scritto che:

A) Il Signore porrà fine al regno della casa di Israele

Il v.5 dice: ”E porrò fine al regno della casa d'Israele.  Quel giorno avverrà che io spezzerò l'arco d'Israele nella valle di Izreel’”.

Quindi il v.4 si riferisce alla dinastia Ieu, mentre il v.5 alla casa d’Israele.

(1) Il Signore porrà fine al regno della casa di Israele (v.5)

”E porrò fine al regno della casa d'Israele” dice il v.5.  

“Porrò fine” (hišbattî -hifil perfetto attivo) è “far cessare”, o “sbarazzarsi”, “far sparire” (cfr. per esempio Es 5:5; 12:15; Levitico 26:6; Deuteronomio 32,26; Giosuè 22:25; 2 Re 23:5, 11; Isaia 16:10; 21:2; 30:11; Geremia 48:33,35; Ezechiele 12:23; 26:13; 30:10, 13; 34:10, 25; Osea 2:13; Amos 8:4; Salmo 8:3; 46:10; 89:45; 119:119; Proverbi 18:18; Rut 4:14; Daniele 9:27; 2 Cronache 16:5).

Il “regno” (mamlāḵûṯ) è l'area, o le persone governate da una forma di governo monarchico, è una nazione che ha come capo di stato un re (cfr. Giosuè 13:12,21,27,30; 1 Samuele 15:28; 2 Samuele 16:3).

La casa (bayiṯ) descrive la nazione nel suo complesso, il regno d’Israele.

Allora il regno della casa d’Israele è la nazione d’Israele (cfr. Esodo 16:31; 40:38; Levitico 10:6; 17:10; Numeri 20:29; 1 Samuele 7:2; 1 Re 12:21; 20: 31; Isaia 5:7; Geremia 2:4, 26; Ezechiele 3:1, 4, 5; Amos 5:1,3, 4, 14; 6:1;9:9; Osea 1:6; 12:1; Michea 1:5; 3:1) e questo cesserà nel 722 a.C. con gli Assiri.

“Casa d’Israele” associata qui con “regno” indica la fine dell'esistenza indipendente dello stato; priva del suo re, non esisterà più come entità politica.

Il nome allora dato al primo figlio, “Izreel”, era anche quello di esprimere l'inevitabilità e l'avvicinarsi della punizione del Signore alla dinastia, o monarchia e del conseguente collasso dello stato Israelita di cui la monarchia era alla guida.

Il nome Izreel dato al primo figlio è una profezia che indica qualcosa di più della fine di una casa regnante, equivale a un annuncio che la nazione di Israele stessa finirà. 

La punizione sarebbe stata la fine violenta della casa reale e la fine con l’esilio del regno d’Israele, il Regno del Nord, una minaccia resa ancora più esplicitamente da Amos 7:8-11: “Il SIGNORE mi disse: ‘Amos, che cosa vedi?’ Io risposi: ‘Un filo a piombo’. E il Signore disse: ‘Ecco, io metto il filo a piombo in mezzo al mio popolo, Israele; io non lo risparmierò più;  saranno devastati gli alti luoghi d'Isacco, i santuari d'Israele saranno distrutti, e io mi leverò con la spada contro la casa di Geroboamo’.  Allora Amasia, sacerdote di Betel, mandò a dire a Geroboamo, re d'Israele: ‘Amos congiura contro di te in mezzo alla casa d'Israele; il paese non può sopportare tutte le sue parole.  Amos, infatti, ha detto: -Geroboamo morirà di spada e Israele sarà condotto in esilio lontano dal suo paese-’”.

La monarchia non esisterà più per il sangue versato e per la nazione è principalmente l’idolatria (cfr.  1 Re 16:29-33; 2 Re 10:19-28; 2 Re 17:7-12; Osea 2:8; 4:10-18; 8:6; 11:2; 13:1) e le politiche internazionali imprudenti (Osea 5:13; 7:8-10; 8:9), per non essere stata fedele al patto Mosaico (2 Re 18:11-12).

Il Signore punisce l’infedeltà del Suo popolo con cui è legato attraverso un patto punisce la sua idolatria e disobbedienza! (per esempio Levitico 26:1,14-17,31-33; Deuteronomio 4:25-27; 8:19-20; Neemia 1:8; Proverbi 2:22; Ezechiele 14:13; 15:8).

Quello che il Signore richiede al Suo popolo è la fedeltà! (per esempio Giosuè 24:14-15; 1 Corinzi 4:1-2; Apocalisse 2:10).

Ci sono certi momenti in cui è difficile essere fedeli, ma qualcuno ha detto: “Quando la fedeltà è più difficile è più necessaria”.

E lo dobbiamo essere anche nei piccoli doveri!

“La fedeltà non conosce differenza tra piccoli e grandi doveri” (John Ruskin).

La Bibbia ci dice che Dio ricompensa la fedeltà (per esempio 1 Samuele 26:23; Matteo 25:20-23; 2 Timoteo 4:6-8).

Pertanto sii fedele al Signore dove Lui ti ha messo!

Nell'XI secolo, il re Enrico III di Baviera si stancò della vita di corte e delle pressioni di essere un monarca. Ha chiesto al priore Riccardo in un monastero locale di essere accettato come contemplativo, cioè essere dedito alla preghiera e alla penitenza, e di trascorrere il resto della sua vita nel monastero. “Vostra Maestà”, disse il priore Riccardo, “capite che l'impegno qui è di obbedienza? Sarà difficile perché sei stato un re". “Capisco”, disse il re. “Per il resto della mia vita ti obbedirò, come ti guida Cristo”. “Allora vi dirò cosa fare”, disse il priore. “Torna al tuo trono e servi fedelmente nel luogo dove Dio ti ha posto”. Quando il re Enrico morì, fu scritta una dichiarazione: "Il re ha imparato a governare essendo obbediente".

Ora quando ti stanchi del tuo servizio, o ruolo e responsabilità, è importante ricordare che Dio ti ha messo in un certo posto e ti dice di essere un Suo fedele servo sia sei un dottore, o un netturbino, o un insegnante, o una madre, o un padre. 

Il Signore si aspetta che gli siamo fedeli dove ci mette! 

B) Il Signore spezzerà l’arco d’Israele (v.5)

“Quel giorno avverrà che io spezzerò l'arco d'Israele nella valle di Izreel”.

“Quel giorno” si riferisce a un punto indefinito in un momento futuro, il cui preciso momento è noto solo a Dio.

“Quel giorno” è il giorno in cui viene raggiunto lo scopo finale di Dio e si riferisce alla fine del Regno del Nord.

"Quel giorno" indica che il Signore estende l'avvertimento non solo della fine della dinastia di Ieu, della monarchia, ma anche la fine del regno del Nord come nazione che in effetti avvenne nel 722 a.C. 

Questo indica il periodo in cui il Signore rende evidente il Suo controllo sulla storia umana: Dio è Sovrano!

Sebbene la nazione si affidasse alla forza militare e alle alleanze strategiche politiche per la sua esistenza (cfr. Osea 5:13; 7:8-10; 8:9), quando il Signore impone il Suo giudizio, niente e nessuno lo fermerà! 

Giovanni Calvino diceva: “Nulla di ciò che viene tentato contro Dio potrà mai avere successo”.

Nel Salmo 33:10-11 è scritto: “Il SIGNORE rende vano il volere delle nazioni, egli annulla i disegni dei popoli.  La volontà del SIGNORE sussiste per sempre, i disegni del suo cuore durano d'età in età” (cfr. Salmo 2:1-9).

Oltre la punizione della fine del regno della casa d’Israele, che non ci sarebbero stati più re e quindi nemmeno lo stato, la nazione (cfr. Osea 1:6; 5:1; 12:1), cioè il Regno del Nord, il Signore avrebbe reso impotente la forza militare d’Israele nella valle di Izreel.

“Spezzerò” (šābartî -qal perfetto attivo) è “distruggere”, “rompere” (cfr. Esodo 32:19; Levitico 6:21).

L’arco d’Israele è un’espressione figurativa del coraggio e potenza militare del regno del Nord (cfr. Genesi 49:24;1 Samuele 2:4; Giobbe 29:20; Salmo 46:9; Geremia 49:35 Osea 2:18).

Il verdetto che spezzerà l’arco d’Israele mostra la determinazione del Signore di distruggere il Regno del Nord.

Il riferimento a un arco di guerra rotto significa la distruzione di questo potere e ritrae una sconfitta militare (cfr. 1 Samuele 2:4) per Israele nella valle di Izreel; una simile sconfitta porterà all'umiliazione di Israele e alla fine della sua esistenza.

Annunciare la fine della dinastia di Ieu e anche annunciare la fine del Regno del Nord qualche anno dopo.

La metafora “arco di Israele” descrive congiuntamente sia il potere militare della nazione nel suo insieme al re come capo guerriero e l'incarnazione del suo potere militare (cfr. 1 Samuele 8:20).

Il re e la nazione cadranno come uno!!

Quando e come avverrà la fine del regno della casa d’Israele? 

La dinastia di Ieu finisce con il re Zaccaria, al quale succedettero altri re di altre famiglie: Sallum figlio di Iabes, Menaem figlio di Gadi; e poi suo figlio Pecachia; Peca figlio di Remalia (2 Re 15:13-26), durante il suo regno inizia l’invasione del re Assiro Tiglath-Pileser che sconfigge Israele nel 733 a.C. (cfr. 2 Re 15:29).

L’ultimo re d’Israele fu Osea figlio di Ela, e nel suo primo anno Israele e invasa dagli Assiri e deportati in Assiria nel 722 a.C. (cfr. 1 Cronache 5:26) e rimase solo il Regno del Sud: Giuda (2 Re 17:1-23).

Quindi, questi versetti ci parlano della fine del regno di Ieu, della fine del regno e dei re, e la fine del Regno del Nord stesso. 

Troviamo scritto già per la terza volta, Izreel, dice infatti il v.5: “Nella valle di Izreel”.

A Izreel è stato versato molto sangue, fu ucciso Nabot per volere di Izebel moglie del re Acab (1 Re 21:1-16), ma dove i cani hanno leccato il sangue di Nabot, hanno leccato anche il sangue di Acab e divorato Izebel  (1 Re 21:1,19,24; 2 Re 9:30-37).

“Io spezzerò l'arco d'Israele nella valle di Izreel” indica che le sue armi costituivano anche la sua colpa agli occhi del Signore e il luogo dove sono stati commessi gli atti violenti sarà il luogo della punizione per quegli atti violenti (cfr. 1 Re 21:19); poiché gli atti ingiusti sono stati commessi in Izreel (v.4), la punizione del Signore sarà subita nella Valle di Izreel (v.5).

Ma in questa valle dov’è iniziata l’ascesa della dinastia di Ieu finirà anche il suo regno! 

La dinastia di Ieu finì dove iniziò.

Questi versetti ci parlano che Dio è sovrano sulle nazioni!

Dio è il   RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI (Apocalisse 19:16)

“Egli alterna i tempi e le stagioni; depone i re e li innalza” dice Daniele 2:21.

L’Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole (cfr. Daniele 4:17;25).

Il regno del nord ha cercato la sicurezza attraverso la potenza militare straniera, non ha confidato nel Signore (cfr. Osea 8:9), e così è stato giusto che la sua caduta è stata compiuta da una sconfitta militare, rompendo l'arco di Israele.

Non dobbiamo compromettere la nostra fedeltà verso il Signore confidando nelle capacità, o potenza degli uomini (cfr. per esempio Salmo 20:7-8; 2 Cronache 28:16-21; Isaia 30:1-2; 31:1-2), perché maledetto è colui che confida negli uomini e non in Dio (Geremia 17:5). 

Allo stesso modo non dobbiamo compromettere la nostra fedeltà verso il Signore con il paganesimo (cfr. per esempio Giudici 2:11-12; 1 Re 12:28-30), con il mondo (cfr. per esempio 2 Corinzi 6:14-16; Galati 6:14; Giacomo 4:4), con gli idoli (cfr. per esempio 1 Giovanni 5:21) con il peccato, con le opere della carne (cfr. per esempio Romani 6; Galati 5:16-24).

Dobbiamo dire: “No!” al mondo, agli idoli e al peccato per essere consacrati totalmente al Signore (per esempio Romani 12:1-2) amandolo e servendolo con tutto noi stessi e con zelo (per esempio Deuteronomio 10:12; 1 Samuele 12:20,24; Matteo 22:37; Romani 12:11). 

CONCLUSIONE 

A. W. Tozer disse: “La vaga e tenue speranza che Dio sia troppo gentile per punire gli empi è diventata un oppiaceo mortale per le coscienze di milioni di persone”.

È vero! Molti pensano che Dio sia gentile, buono, paziente e sono addormentati in questa idea, ma questi devono svegliarsi e ricordare che oltre a essere un Dio buono che perdona è anche severo che punisce! (Romani 11:22).

Con Dio non si scherza! È terribile cadere nelle mani del Dio vivente! (Ebrei 10:26-31).

Dio non sottovaluta il peccato (cfr. Esodo 32:34; Osea 8:13; 9:9; Amos 3:2) e nemmeno lo dobbiamo sottovalutare noi!

Charles H. Spurgeon diceva: “Con profondo pentimento e fede sincera, trova la via del ritorno dalla tua caduta nel peccato. È tuo dovere, perché ti sei allontanato da Colui che professavi di servire. È la tua saggezza, perché non puoi lottare contro di Lui e prosperare. È la tua necessità immediata, poiché ciò che Egli ha fatto non è nulla in confronto a ciò che può fare con il castigo, poiché Egli è onnipotente per punire". 

Pertanto oggi lo Spirito Santo ti chiama a ravvederti! Ti chiama a lasciare la via del peccato per volgerti nella via del Signore!

Isaia 55:6-7 dice: “Cercate il SIGNORE, mentre lo si può trovare; invocatelo, mentre è vicino.  Lasci l'empio la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare”.


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