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Giuda 3: Lo scopo della lettera di Giuda. (Prima parte).

Giuda 3: Lo scopo della lettera di Giuda. (Prima parte). 
Le questioni della verità e dell’integrità morale sono fondamentali per la salute e la vitalità della chiesa, quando queste vengono a mancare l'esistenza stessa della chiesa è in pericolo. 
Questo pericolo vi è sempre stato fin dalla nascita della chiesa, lo è anche oggi, soprattutto nel mondo occidentale, dove il concetto di verità è sempre più sotto attacco e dove vi è una cultura morale sempre più decadente. 
La lettera di Giuda è più che mai attuale. 
Giuda scrive per mettere in guardia la chiesa contro i falsi insegnanti con le loro eresie che distorcevano la verità e promuovevano un comportamento immorale!

Giuda 1-2: Introduzione dell’epistola di Giuda.

Giuda 1-2: Introduzione dell’epistola di Giuda.
Senza dubbio, la più grande minaccia per la chiesa è sempre stata il falso insegnamento. 
La sua sottigliezza e gravità è come un veleno di un serpente velenoso nel corpo di una persona, crea seri danni, può portare anche alla morte.
Gesù ha detto di guardarsi dai falsi profeti che si presentano in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci (Matteo 7:15-20). 
Nella sua esortazione agli anziani di Efeso, l'apostolo Paolo avverte: “Io so che dopo la mia partenza s’introdurranno tra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli” (Atti 20:29-31). 
Nel resto del Nuovo Testamento sono registrati simili avvertimenti, mediante i quali s’istruiscono i credenti a proteggere se stessi contro la natura ingannevole di un falso insegnamento mascherato da verità cristiana (Matteo 24:10-14; 2 Tessalonicesi 2:3-12; 1 Timoteo 4:1-3; 2 Timoteo 3:1-9; 2 Pietro 2:1-3,7; 1 Giovanni 2: 18-19; 4:1-3; 2 Giovanni 7-10; Apocalisse 2:6,14-16,20-23; 3:1-3, 14-18).
Giuda scrisse questa lettera per avvertire i cristiani, sul pericolo di soccombere alle lusinghe dei falsi insegnanti, infiltratisi nella chiesa, che avevano distorto la dottrina della grazia e l’avevano trasformato in una scusa per la licenza morale. 
Giuda esorta la chiesa a combattere per la verità, per la fede che è stata trasmessa ai credenti, e da dei consigli su come aiutare coloro che sono stati portati nell’errore. 

Gen.6:9: La consacrazione di Noè.

Gen.6:9: La consacrazione di Noè.
“Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.  Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet”.
La versione della Bibbia “San Paolo” traduce: “Questa è la storia di Noè. Noè era un uomo giusto, integro tra i suoi contemporanei, e camminava con Dio!”
Noè visse in un contesto d’immoralità, la malvagità degli uomini era grande sulla terra e il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi (Genesi 6:5-7,11-13). Questa malvagità ha attirato il giudizio di Dio, che giudicherà uomini e donne con il diluvio, ma soltanto Noè (e la sua famiglia) trovò grazia davanti al Signore (Genesi 6:8,18-19).
Noi in questi versetti vediamo la consacrazione di Noè.
Noè divenne famoso per la sua consacrazione in tempi successivi (Ezechiele 14:14, 20; Isaia 54:9-10), e fu comunemente ricordato come uomo di fede e predicatore di giustizia (Ebrei 11:7; 1 Pietro 3:20; 2 Pietro 2:5). 
La letteratura ebraica celebra Noè nella storia come la pietra di paragone della giustizia (ad esempio, Siracide 44:17; Giubilei 5:19; Sapienza di Salomone 10:4, 1 Enoc 67:1)
Nella consacrazione di Noè vediamo il suo carattere esemplare e la sua comunione eccezionale con Dio.

La consacrazione di Noè (Genesi 6:9).

La consacrazione di Noè (Genesi 6:9).
“Questa è la posterità di Noè. Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio.  Noè generò tre figli: Sem, Cam e Iafet”.
La versione della Bibbia “San Paolo” traduce: “Questa è la storia di Noè. Noè era un uomo giusto, integro tra i suoi contemporanei, e camminava con Dio!”
Noè visse in un contesto d’immoralità, la malvagità degli uomini era grande sulla terra e il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi (Genesi 6:5-7,11-13). Questa malvagità ha attirato il giudizio di Dio, che giudicherà uomini e donne con il diluvio, ma soltanto Noè (e la sua famiglia) trovò grazia davanti al Signore (Genesi 6:8,18-19).
Noi in questi versetti vediamo la consacrazione di Noè.
Noè divenne famoso per la sua consacrazione in tempi successivi (Ezechiele 14:14, 20; Isaia 54:9-10), e fu comunemente ricordato come uomo di fede e predicatore di giustizia (Ebrei 11:7; 1 Pietro 3:20; 2 Pietro 2:5). 
La letteratura ebraica celebra Noè nella storia come la pietra di paragone della giustizia (ad esempio, Siracide 44:17; Giubilei 5:19; Sapienza di Salomone 10:4, 1 Enoc 67:1)
Nella consacrazione di Noè vediamo il suo carattere esemplare e la sua comunione eccezionale con Dio.

Gioele 2:27: Come sperimentare la potenza di Dio.

Gioele 2:27: Come sperimentare la potenza di Dio.
“Conoscerete che io sono in mezzo a Israele, che io sono il SIGNORE, vostro Dio, e non ce n'è nessun altro; e il mio popolo non sarà mai più coperto di vergogna”.

Gioele precedentemente aveva parlato del paese che soffre per la devastazione delle locuste e della siccità (1:1-20), del giorno del Signore, giorno di giudizio (Gioele 1:15; cfr.2:1,11).  Poi esorta il popolo al ravvedimento (Gioele 2:12-17), e infine parla delle promesse di benedizioni di Dio, promesse di restaurazione materiale, spirituale e nazionale (vv.18-32).
Il v.27, dunque rientra tra queste promesse di benedizione.
Alla domanda dei popoli: “Dove il loro Dio” (v.17), a causa del Suo giudizio su Israele per la sua disubbidienza, ora, il Suo popolo pentito, può sperimentare la presenza del Signore (cfr. Esodo 8:22; 17:7; Numeri 11:20-21; Deuteronomio 17:20) il suo Dio, l’unico Dio (Deuteronomio 4:35,39; Isaia 45:5-6, 18, 22, 46: 9). Questa esperienza è a favore del popolo, non sarà più coperto di vergogna, cioè esposto allo scherno delle nazioni (v.17). 
Il popolo sperimenterà di nuovo le opere potenti di Dio come evidenziato dalle parole: “Io sono il SIGNORE, vostro Dio”.
Queste, o simili parole compaiono più volte in Esodo (Esodo 6:7;7:17; 8:22; 11:7; 16:6, 8, 12, cfr. Numeri 16:28-30; Ezechiele 6:7; 7:4;11:10,9,12; 1 Re 20:13, 28; Isaia 49:23; 60:16; Geremia 44:29). 
Con queste affermazioni, il Signore ha affermato che il suo rapporto con il suo popolo era vitale, proprio come lo era stato ai tempi passati, ai giorni di Mosè, Dio non è cambiato. Non solo il Signore farà opere potenti, ma queste susciteranno timore e riverenza, e non derisione (cfr. v.17; Esodo 15:11-16; Salmo 77:14).
La vergogna e l'umiliazione saranno invertite per sempre (cfr. Gioele 3:18-20), viene ricordato al popolo che il potere del Signore è in realtà più forte e più duraturo di qualsiasi minaccia che sembra senza pari e permanente. 
Possiamo sperimentare la potenza di Dio e quindi la sua benedizione quando sinceramente ci convertiamo dalle nostre vie malvagie, facendo cordoglio per i nostri peccati come leggiamo nei vv.12-14: “‘Nondimeno, anche adesso’, dice il SIGNORE, ‘tornate a me con tutto il vostro cuore, con digiuni, con pianti e con lamenti!’ Stracciatevi il cuore, non le vesti; tornate al SIGNORE, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all'ira e pieno di bontà, e si pente del male che manda.  Può darsi che egli torni e si penta, e lasci dietro a sé una benedizione: un'offerta e una libazione per il SIGNORE, vostro Dio”.
Questa è la chiave per sperimentare la potenza di Dio, la chiave del risveglio personale e comunitario!

Osea 2:14: Il deserto, luogo di rinnovato incontro con Dio.

Osea 2:14: Il deserto, luogo di rinnovato incontro con Dio.
“Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”.

Il rapporto tra Dio e il Suo popolo d’Israele, è paragonato al rapporto di amore tra un marito e una moglie. Quando il popolo d’Israele segue altre divinità, questo tradimento viene chiamato adulterio (Geremia 3:7-10; 13:27). Osea, precedentemente aveva parlato dell’infedeltà di Israele al Signore con altre divinità. A causa di questa infedeltà Dio li giudicherà (Osea 2:13). 
Ma Dio è in grado di richiamare il suo popolo, nonostante la sua infedeltà. Il Dio misericordioso, prenderà l'iniziativa (Io l’attrarrò, la condurrò, parlerò). Dio non rinuncia al suo popolo. Ristabilirà di nuovo una relazione con il suo popolo in fedeltà, giustizia, equità, benevolenza e compassioni e il popolo si sarebbe arreso (Osea 2:15-23).
“Parlerò al suo cuore” è un’espressione di corteggiamento, sentimentale, Dio avrà parole di tenerezza e d’incoraggiamento (Genesi 34:4; 50:21; Giudici 19:3; Rut 2:13; Isaia 40:1).
Dio dunque corteggerà di nuovo Israele per riconquistare il suo amore. Dove? Nel deserto. “Deserto” (midhbār) indica un’area deserta, un luogo caldo, arido, ostile. 
"Deserto" qui è metaforico, indica il luogo d’incontro con Dio (Genesi 32:24-31; Esodo 3; 19-20; 1 Re 10:10-18; Matteo 3:1-3). Sempre in senso metaforico possiamo dire che a volte Dio ci fa passare per il “deserto”. Ma ricordiamo: Dio è fedele e si prende cura di noi, attraverso il deserto ci vuole insegnare delle verità spirituali importanti (cfr. Deuteronomio 8:2-4).
“Deserto” richiama, anche alla mente il tempo delle peregrinazioni nel deserto d’Israele dopo che è stato salvato dall'Egitto (Cfr. Osea 2:15).
Proprio come coloro che si amano piace tornare al luogo in cui si sono conosciuti, così Dio dice al suo popolo che sta per condurli attraverso quello stesso deserto dove egli li liberò, quando il popolo amava Dio (Geremia 2:2), quindi ci ritorneranno simbolicamente.
In un certo senso, spiritualmente parlando, ritornare indietro e ricordare il momento e il luogo quando abbiamo conosciuto Dio, ai giorni del primo amore (Apocalisse 2:4) può essere di grande incoraggiamento e di rinnovamento spirituale in periodi tristi per circostanze avverse, o se non stiamo vivendo fedelmente con il Signore. 
Il deserto, possiamo infine dire, è il luogo di rinnovata speranza (Geremia 31:2), come il rapporto d’Israele con Dio poteva essere realizzato di nuovo, così se non stai vivendo una relazione fedele con Dio, per te c’è speranza, la speranza di andare tra le braccia di Dio per essere di nuovo accolto come lo fu il figliol prodigo (Luca 15:11-24).

La condanna alle guide spirituali cieche (Matteo 15:14; Luca 6:39).

La condanna alle guide spirituali cieche (Matteo 15:14; Luca 6:39).
Matteo 15:14:  “ Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; ora se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso”.
Che questa frase sia una parabola lo dice chiaramente Gesù come vediamo da Luca 6:39 dove troviamo scritto: “Poi disse loro anche una parabola: ‘Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?’”
Quindi esistono due versioni di questa parabola nella Scrittura detti in due contesti diversi: in Matteo e in Luca. 
La versione di Luca è nella forma di una domanda e chiede: "Può un cieco guidare un altro cieco?" La domanda implica la risposta ovvia di: "No." 
La versione di Matteo indica semplicemente i fatti. 
Ma entrambi le versioni contengono lo stesso principio circa l’incapacità dei ciechi a guidare correttamente altri ciechi.
Noi vediamo la situazione, la sostanza e gli scopi della parabola.

Giovanni 4:1-6: I movimenti di Gesù

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