Il pluralismo da un punto di vista biblico

Il pluralismo da un punto di vista biblico (Giovanni 14:6; Atti 4:12; 1 Corinzi 8:6).

Il problema che viene posto a noi cristiani in relazione alla salvezza è l'affermazione: c’è solo una via di salvezza, Gesù Cristo!

Quindi siamo accusati di essere presuntuosi, arroganti,intolleranti, bigotti, estremisti e così via. Oggi viviamo in una cultura pluralistica e della religione fai da te: si prende un po’ di questa religione, un po’ dell’altra religione, un po’ di Islam, un po’ di buddismo, un po’ di cristianesimo e si crea una religione come si vuole.

Una volta fu chiesto all’attrice Marilin Monroe se credesse in Dio, con un sorriso malizioso rispose:’Io credo un po’ di tutto’.

C’è chi addirittura ha combinato di mettere insieme le varie religioni per ricavarne una fede universale, ma ha dovuto ammettere che il cristianesimo non si lascia assimilare da una religione globale, che la religione cristiana non conosce compromessi e richiede ai suoi aderenti di credere pienamente e di essere totalmente consacrati a Gesù Cristo.

Il cristianesimo è una religione esclusivista perché sostiene che Gesù è l’unica via!

Questo atteggiamento è molto impopolare in una cultura dove è basata sulla libertà di scelta e dove si pensa che ognuno ha la sua verità. 

Si può conoscere Dio?

 Si può conoscere Dio?

Alcune persone sentono il bisogno di coprire una mancanza di fiducia in se stessi, cercando di fare una grande impressione. Un colonnello dell'esercito neopromosso si trasferì nel suo nuovo ufficio. Entrò, si sedette la scrivania nuova e grande, una persona bussò alla sua porta. “Solo un minuto”, disse il colonnello,”sono al telefono.” Egli prese il telefono e disse ad alta voce per farsi sentire: “Sì, signore, generale, chiamerò il Presidente di questo pomeriggio. No, signore, non dimenticherò.” Poi riattaccò il telefono e disse all’uomo di entrare. “Come posso aiutarla?” Chiese il colonnello. “Bene, signore,” rispose l’uomo, “Sono venuto per collegare il telefono”. 

Geremia 9:23-24: "Così parla il SIGNORE: 'Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio', dice il SIGNORE".

Questi versetti ci parlano su che cosa dobbiamo davvero vantarci! In questo caso l’esortazione non è a vantarsi per la propria sapienza, forza o ricchezza. Artur Wiser: " L’uomo, chiuso nella sfera puramente terrena e umana, è esposto al pericolo di idolatrare se stesso, in quanto per la sua superbia cieca non coglie le dimensioni più profonde della vita e dimentica il fattore più importante sul quale deve orientare la sua esistenza.”

L’uomo è profondamente narcisista, cioè ha'eccessivo senso di ammirazione o compiacimento per sé stessi o per i propri meriti, reali o presunti. L’uomo tende sempre a vantarsi, ma il Signore ci dice che il vanto non deve essere in noi stessi ma nella conoscenza di Dio! 

DIO È FEDELE (1)

 DIO È FEDELE (1).

“Una donna chiede alla sua amica: ’ Tuo marito ha tenuto fede alle cose che ti aveva detto prima di sposarti?’ ‘No solo a una’. ‘E quale?’ ‘Diceva di non essere l’uomo giusto per me’”.
Viviamo in un’epoca, dove l’infedeltà è uno dei peccati più appariscenti della nostra società: lo vediamo nel mondo degli affari, nell’amicizia, nei rapporti coniugali, e così via. 
Quindi, sapere che Dio è fedele è di grande conforto per noi! 
Tutti ci possono tradire, ma non Dio!
Giorgio Girardet riguardo la parola fedele dice: “Fedele è nella Bibbia, secondo un termine usato anche per le costruzioni, ciò che è stabile, sicuro, certo, ciò che rimane eguale a se stesso, e perciò anche ciò che è vero”.
Nella Bibbia c’è una parola ebraica per fedeltà (ʾemûnāh- Salmo 36:3; 89:1,2,3,6; 119:90; Lamentazioni 3:23) che indica stabilità, fermezza, quindi essere costante e coerente.
"Fedeltà" è in contrasto con la falsità, la menzogna (sheqel- Salmo 119:29-30; Proverbi  14:5; Geremia 5:1-2; 9:3; Isaia 59:4). 
Un’altra parola ebraica per fedeltà (ʾěměṯ- Genesi 24:27; Esodo 34:6) indica fermezza, verità, affidabile.
Nel greco, fedeltà (pistos) è ciò che evoca fiducia e fede, affidabilità, credibilità, Dio lo è perché dice sempre la verità, è verace (cfr. Numeri 23:19; Isaia 65:16; Giovanni 17:17).
La fedeltà di Dio è l’attributo dell’affidabilità, il contrario di tutto ciò che è incostante e fluttuante, quindi inaffidabile.
Come una roccia, il Signore è fermo, stabile, immutabile e inamovibile (Deuteronomio 32:4). 
Egli è immancabilmente fedele a noi, non ci ha mai deluso!!
Il Signore nella Sua fedeltà ci ha sempre aiutato, guidato, sostenuto! Sempre presente! 
In questa predicazione vediamo la natura e la manifestazione della fedeltà.

La parabola dei talenti (Matteo 25:19-30 - 2 Parte)

La parabola dei talenti (Matteo 25:19-30 - 2 Parte)

Tommaso da Kempis diceva: “Lavora un po' ora, e presto troverai grande riposo, in verità, gioia eterna; poiché se continuerai ad agire fedele e diligente, Dio sarà senza dubbio fedele e generoso nel ricompensare”.

Nella prima parte della predicazione sulla Parabola dei Talenti abbiamo visto la responsabilità che il padrone affidò a tre dei suoi servi e la loro reazione, oggi vediamo la resa dei conti.

Il v.19 dice: “Dopo molto tempo, il padrone di quei servi ritornò a fare i conti con loro”.

Passò molto tempo prima che l’uomo, ora chiamato “il padrone di quei servi” ritornò a fare i conti con loro per vedere se avessero adempiuto il proprio dovere, e questo dimostra che era stato dato loro il denaro per farlo fruttare.

“Padrone” (kyrios), cioè “Signore”, si riferisce a Gesù (per esempio Matteo 7:21-22; Luca 6:46; Giovanni 20:28; Romani 1:4; 1 Corinzi 8:6) e “dopo molto tempo” è inteso al Suo ritorno (per esempio Atti 1:11; Filippesi 3:20-21; 1 Tessalonicesi 4:13-18).

Quando Gesù ritornerà ci chiederà conto, a ognuno di noi, come abbiamo impiegato, amministrato le risorse che Lui ci ha dato.

Dunque l'enfasi qui non è sulla natura inaspettata del ritorno, ma sul ritardo del Suo ritorno (molto tempo) e sulla responsabilità che comporta per i cristiani, cioè i servi di Gesù Cristo.

Matteo 25:19-30: La parabola dei talenti (2 Parte)

 Matteo 25:19-30: La parabola dei talenti (2 Parte)

Tommaso da Kempis diceva: “Lavora un po' ora, e presto troverai grande riposo, in verità, gioia eterna; poiché se continuerai ad agire fedele e diligente, Dio sarà senza dubbio fedele e generoso nel ricompensare”.

Nella prima parte della predicazione sulla Parabola dei Talenti abbiamo visto la responsabilità che il padrone affidò a tre dei suoi servi e la loro reazione, oggi vediamo la resa dei conti.

Il v.19 dice: “Dopo molto tempo, il padrone di quei servi ritornò a fare i conti con loro”.

Passò molto tempo prima che l’uomo, ora chiamato “il padrone di quei servi” ritornò a fare i conti con loro per vedere se avessero adempiuto il proprio dovere, e questo dimostra che era stato dato loro il denaro per farlo fruttare.

“Padrone” (kyrios), cioè “Signore”, si riferisce a Gesù (per esempio Matteo 7:21-22; Luca 6:46; Giovanni 20:28; Romani 1:4; 1 Corinzi 8:6) e “dopo molto tempo” è inteso al Suo ritorno (per esempio Atti 1:11; Filippesi 3:20-21; 1 Tessalonicesi 4:13-18).

Quando Gesù ritornerà ci chiederà conto, a ognuno di noi, come abbiamo impiegato, amministrato le risorse che Lui ci ha dato.

Dunque l'enfasi qui non è sulla natura inaspettata del ritorno, ma sul ritardo del Suo ritorno (molto tempo) e sulla responsabilità che comporta per i cristiani, cioè i servi di Gesù Cristo.

La parabola dei talenti (Matteo 25:14-18 -1 Parte)

                                          La parabola dei talenti  (Matteo 25:14-18 -1 Parte)

La parabola inizia con “Poiché avverrà come” ed è collegata alla conclusione della parabola precedente in riferimento a essere preparati, vigili al ritorno di Gesù Cristo perché non sappiamo il giorno e l’ora del Suo ritorno (Matteo 25:13). 

Gesù sta parlando sempre del regno dei cieli di come si manifesterà; questa parabola è così strettamente associata con l'ultima da condividerne la sua introduzione (cfr. Matteo 25:1).

Così il senso di “Poiché avverrà come” è: il regno è dunque simile alla situazione descritta in seguita.

Se la parabola precedente aveva l’enfasi sulla prontezza per il ritorno di Gesù, questa parabola è incentrata sul ritardo del ritorno di Gesù e sul servizio diligente, responsabile, fedele attivo del cristiano in attesa del Suo ritorno. 

Coloro che servono il Signore saranno ricompensati, mentre coloro che non lo servono saranno puniti.

Oggi vedremo solo una parte della parabola, mediteremo sui vv.14-18.

Questa parabola ci parla di:

Matteo 25:14-18: La parabola dei talenti (1 Parte)

 Matteo 25:14-18: La parabola dei talenti (1 Parte)

La parabola inizia con “Poiché avverrà come” ed è collegata alla conclusione della parabola precedente in riferimento a essere preparati, vigili al ritorno di Gesù Cristo perché non sappiamo il giorno e l’ora del Suo ritorno (Matteo 25:13). 

Gesù sta parlando sempre del regno dei cieli di come si manifesterà; questa parabola è così strettamente associata con l'ultima da condividerne la sua introduzione (cfr. Matteo 25:1).

Così il senso di “Poiché avverrà come” è: il regno è dunque simile alla situazione descritta in seguita.

Se la parabola precedente aveva l’enfasi sulla prontezza per il ritorno di Gesù, questa parabola è incentrata sul ritardo del ritorno di Gesù e sul servizio diligente, responsabile, fedele attivo del cristiano in attesa del Suo ritorno. 

Coloro che servono il Signore saranno ricompensati, mentre coloro che non lo servono saranno puniti.

Oggi vedremo solo una parte della parabola, mediteremo sui vv.14-18.

Questa parabola ci parla di:

Ebrei 10:10: L’opera di Gesù Cristo sulla croce per i credenti: La santificazione

 Ebrei 10:10: L’opera di Gesù Cristo sulla croce per i credenti: La santificazione

“In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.”

“Santo subito” è uno slogan che è stato gridato nel 2005 per reclamare la rapida santificazione di papa Giovanni Paolo II. Questa espressione nacque durante il raduno di fedeli cattolici a Roma in l’occasione della morte (2 aprile), e dei funerali (8 aprile) di Giovanni Paolo II. In quell'occasione tantissimi fedeli, soprattutto giovani, sfilò gridando questo slogan e sollevando striscioni che lo esponevano. In realtà nella Bibbia la santificazione è attribuita allo Spirito Santo (cfr. Romani 15:16; 1 Corinzi 6:11; 1 Tessalonicesi 5:23) e a Dio subito per tutti i veri credenti. Infatti l’autore della lettera agli Ebrei afferma con certezza che tutti i cristiani sono santificati: “Noi siamo stati santificati.” “Siamo stati santificati” (hēgiasmenoi- perfetto passivo participio) in questo contesto, indica essere resi puliti, purificati dalla sporcizia e dal dominio del peccato, e liberati dalla sua colpa per la salvezza, e quindi resi idonei alla comunione con Dio (cfr. per esempio 1 Corinzi 6:11; Efesini 5:26; Ebrei 2:11). La santificazione che il popolo di Dio riceve allora è la purificazione dal peccato e l’essere resi idonei alla presenza di Dio in modo che possano offrirgli un'adorazione accettabile. Ma un altro aspetto molto incoraggiante è che il tempo del greco (perfetto) indica la natura definitiva e l'efficacia costante della santificazione che Cristo ha provveduto!

La parabola delle dieci vergini (Matteo 25:1-13)

 La parabola delle dieci vergini (Matteo 25:1-13)

Questa parabola è stata raccontata da Gesù ai Suoi discepoli negli ultimi giorni prima della Sua crocifissione; con il Suo insegnamento Gesù avvertì i discepoli riguardo la fine dei tempi. 

La mancanza di un'adeguata preparazione al Suo ritorno è eternamente disastrosa!!

Questa parabola sottolinea la necessità di preparazione di fronte a un ritardo inaspettatamente lungo del ritorno di Gesù Cristo.

In questa parabola troviamo tre figure: lo sposo che è Gesù Cristo (Matteo 9:15; cfr. Giovanni 3:29; Efesini 5:27; Apocalisse 19:7), che nell’Antico Testamento è Dio (Isaia 54:4–6; 62:5; Geremia 31:32; Osea 2:16,19).

Le cinque vergini sagge sono i cristiani fedeli, o vigilanti e le cinque vergini stolte sono i credenti infedeli, o incuranti; e il rifiuto da parte dello sposo di lasciare le stolte fuori dal banchetto nuziale chiudendo loro la porta, è il giudizio finale, alla venuta del Figlio dell'uomo di cui si parla nel passaggio immediatamente precedente (Matteo 24:42-51).

Non si parla di una sposa, la sua menzione non è essenziale per il messaggio che vuole comunicare Gesù, l'enfasi è sulla preparazione delle vergini mentre aspettano l'arrivo dello sposo.

Se guardiamo questa parabola con occhi occidentali, può sembrare una storia innaturale e inventata; ma, in realtà, racconta una storia di una processione nuziale che poteva accadere in qualsiasi momento in un villaggio Israeliano ai tempi di Gesù.

Matteo 25:1-13: La parabola delle dieci vergini

 Matteo 25:1-13: La parabola delle dieci vergini 

Questa parabola è stata raccontata da Gesù ai Suoi discepoli negli ultimi giorni prima della Sua crocifissione; con il Suo insegnamento Gesù avvertì i discepoli riguardo la fine dei tempi. 

La mancanza di un'adeguata preparazione al Suo ritorno è eternamente disastrosa!!

Questa parabola sottolinea la necessità di preparazione di fronte a un ritardo inaspettatamente lungo del ritorno di Gesù Cristo.

In questa parabola troviamo tre figure: lo sposo che è Gesù Cristo (Matteo 9:15; cfr. Giovanni 3:29; Efesini 5:27; Apocalisse 19:7), che nell’Antico Testamento è Dio (Isaia 54:4–6; 62:5; Geremia 31:32; Osea 2:16,19).

Le cinque vergini sagge sono i cristiani fedeli, o vigilanti e le cinque vergini stolte sono i credenti infedeli, o incuranti; e il rifiuto da parte dello sposo di lasciare le stolte fuori dal banchetto nuziale chiudendo loro la porta, è il giudizio finale, alla venuta del Figlio dell'uomo di cui si parla nel passaggio immediatamente precedente (Matteo 24:42-51).

Non si parla di una sposa, la sua menzione non è essenziale per il messaggio che vuole comunicare Gesù, l'enfasi è sulla preparazione delle vergini mentre aspettano l'arrivo dello sposo.

Se guardiamo questa parabola con occhi occidentali, può sembrare una storia innaturale e inventata; ma, in realtà, racconta una storia di una processione nuziale che poteva accadere in qualsiasi momento in un villaggio Israeliano ai tempi di Gesù.

Dunque, Gesù paragona il regno dei cieli che si manifesterà in futuro, a dieci vergini, di cui cinque sono ammesse al banchetto nuziale e le altre cinque no, perché non sono state pronte; quando arriverà improvvisamente il Figlio dell'uomo, alcuni saranno pronti e altri no.

Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3)

  Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3) Stiamo meditando su questo salmo e abbiamo visto che la preghiera è la dichiarazione che d...