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Giovanni 10:11-18: Gesù è il buon Pastore (2) Il Buon Pastore ha un cuore per le Sue pecore.

Giovanni 10:11-18: Gesù è il buon Pastore (2) Il Buon Pastore ha  un cuore per le Sue pecore.
Nella predicazione precedente (Giovanni 10:1-6), abbiamo visto che il Buon Pastore ha una relazione intima con le Sue pecore. 

L’immagine che troviamo in questi versetti (vv.11-18), è ancora la pastorizia nell’aperta campagna, dove il pastore deve essere pronto a dare la propria vita per proteggere le sue pecore dagli animali predatori. 

In primo luogo questi versetti ci parlano del:
I SACRIFICIO DEL BUON PASTORE
Nei vv.11-12 leggiamo: “Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga, e il lupo le rapisce e disperde”.  

Per due volte nei versetti 11 e 14 leggiamo che Gesù dice di se stesso di essere il Buon Pastore. 

“Buon” (kalós) si riferisce alla qualità del Suo carattere che è nobile, ineccepibile, irreprensibile, eccellente, che è assolutamente degno di fiducia. 

Descrive una qualità morale positiva, con l'implicazione di essere valutato favorevolmente.

Gesù non è un buon pastore, come se fosse uno dei tanti del suo genere. 

Egli esclusivamente è il Buon Pastore!!! Unico nel Suo Genere!

Perché “il Buon Pastore?”
Perché non semplicemente “il pastore delle pecore” come nel v.2? 

Aggeo 2:23: La sovranità di Dio (2)

Aggeo 2:23: La sovranità di Dio (2)
Questo versetto fa parte del quarto e ultimo messaggio di Aggeo.

Aggeo nei vv.21-23 parla della sovranità di Dio che farà tremare i cieli e la terra, rovescerà il trono dei re, distruggerà la potenza dei regni delle nazioni, rovescerà i carri e quelli che ci sono sopra, farà cadere cavalli e  cavalieri,  farà in modo che si uccideranno tra di loro.

In questo versetto Aggeo continua a parlare di Sovranità di Dio.

Una delle caratteristiche della sovranità di Dio è quello di fare ciò che gli piace (Salmo 115:3), e non deve dare conto a nessuno (Daniele 4:34-35).

Dio è il vasaio e noi siamo l’argilla, può fare quello che gli pare, e lo farà secondo il Suo carattere e volontà, come Sue creature non possiamo permetterci di contestarlo, (Isaia 29:16; 45:9; Romani 9:19-21).

La sovranità di Dio è il potere di assoluta autodeterminazione, cioè Dio non è soggetto ad altre forze esterne a Lui.

Nella sua autodeterminazione assoluta le scelte di Dio sono determinate solo dalla Sua stessa natura e dai Suoi scopi, al contrario di quella umana, o angelica, che spesso è influenzata, in modo decisivo da fattori diversi, o esterni, alla loro stessa natura, o ai loro scopi, dalle azioni degli altri ,o da vari eventi che accadono. 

Inoltre la sovranità di Dio è assoluta significa anche che le Sue scelte e il Suo controllo coprono tutte le persone, nazioni, azioni, natura e così via.

L’autorità di Dio è suprema, finale e completa su tutto e tutti (per esempio 1 Cronache 29:11-12).

Qualunque cosa accada, deriva dalle Sue decisioni e dal Suo controllo. 

La volontà sovrana di Dio è anche libera, poiché nessuno lo costringe a fare nulla.

Aggeo 2:20-22. La sovranità di Dio (1)

Aggeo 2:20-22. La sovranità di Dio (1)
Oggi nel mondo stanno accadendo cose terribili, abbastanza da far tremare e temere qualsiasi persona riflessiva. 

In qualsiasi momento una persona potrebbe premere quel pulsante e causare una grande catastrofe nucleare che travolgerebbe il mondo intero e potremmo essere spazzati via tutti in un secondo!

Se pensiamo anche a tutte le incertezze politiche, al terrorismo, alla crisi economica, alla piaga delle droghe, della criminalità e così via, certamente non c’è da starsene allegri, tutto ciò ci crea una certa preoccupazione.

Ai tempi di Aggeo, non c’era la bomba nucleare, non c’era il terrorismo, ma la piccola Giudea, aveva di che preoccuparsi: problemi economici, politici, facevano parte del loro quotidiano. 

Ma Dio usa Aggeo per esortare e incoraggiare il Suo popolo!

Gesù è il buon pastore (1) Il buon Pastore ha una relazione intima con le Sue pecore (Giovanni 10:1-6)

Gesù è il buon pastore (1)
Il buon Pastore ha una relazione intima con le Sue pecore (Giovanni 10:1-6)

Giovanni 10 è un capitolo molto amato dai cristiani perché parla che Gesù è il Buon Pastore che si prende cura delle Sue “pecore”, dei Suoi discepoli. 

Nel Nuovo Testamento Gesù Cristo è chiamato anche il “Grande Pastore” (Ebrei 13:20-21), e il “Supremo Pastore” (1 Pietro 5:4). 

L'Antico Testamento spesso immagina Dio come il pastore di Israele, che guida e protegge il Suo popolo (Salmo 78:52–54; 79:13; 80:1; 95:7; 100:3).

Come un pastore, Dio nutre il suo gregge, raccoglie gli agnelli, li porta delicatamente e li conduce (Isaia 40:11; Geremia 23:3–4; Ezechiele 34:11–16; Zaccaria 10:3).

Ora, per capire bene questo testo è importante conoscere l’ambiente dove si svolge la vicenda che racconta Gesù. 

Ci troviamo in un piccolo villaggio giudaico, dove la maggior parte delle famiglie possedeva delle pecore. 
Gli abitanti dei villaggi avevano dei piccoli cortili circondati da muri, in questi cortili venivano tenute le pecore.

Poiché queste famiglie avevano poche pecore non vi era il bisogno di un pastore per ogni famiglia, così diverse famiglie condividevano un unico pastore per le loro pecore. 

Il pastore poteva essere un loro familiare, o una persona al di fuori del loro nucleo familiare che veniva pagato. 

La mattina presto il pastore passava da una casa all’altra, e poiché era conosciuto dai portinai, o guardiani di ogni singola casa, questi gli aprono la porta. 

I cattivi intenzionati potevano scavalcare benissimo il muro, visto che era alto poco meno di due metri.

Aggeo 2:15-19: Un appello alla riflessione

Aggeo 2:15-19: Un appello alla riflessione
Aggeo 2:10–19 è il terzo discorso profetico nel libro, ed è indirizzato ai sacerdoti (v.11).

Nei versetti 15-19, benché gli inviti alla riflessione sono tre, vediamo in definitiva due appelli alla riflessione: una riguarda il passato e l’altra il futuro.

Il punto di queste riflessioni riguarda la maledizione che si trasforma in benedizione quando ritorniamo di nuovo a Dio.

I IL PRIMO APPELLO ALLA RIFLESSIONE: IL PASSATO (vv.15-17) 
Il v.15 dice: “Ora riflettete bene su ciò che è avvenuto fino a questo giorno, prima che si cominciasse a mettere pietra su pietra nel tempio del Signore!”.

La Nuova Diodati traduce:”Ora considerate bene da questo giorno in avanti, prima che si mettesse pietra su pietra nel tempio dell'Eterno”.

“Ora”, in realtà è: “Ma ora” (weʿattâ- congiunzione avversativa) indica una connessione con il discorso precedente dell’impurità del popolo. 

Può avere anche un senso conclusivo di quanto è stato detto precedentemente  e porta con sé anche l'urgenza per il momento presente e allo stesso tempo introduce un nuovo pensiero in relazione a ciò che aveva detto prima nei vv.10-14.

Come abbiamo visto dalle traduzioni: “Fino a questo giorno” può avere il significato “fino a questo momento”, oppure “da ora in poi”, ma possono avere entrambi i significati contemporaneamente.

Salmo 3:6-8: Il trionfo di Davide.

Salmo 3:6-8: Il trionfo di Davide.
Un tattico militare una volta disse che le battaglie vengono vinte prima di essere combattute. Questo per indicare che la vittoria dipende dalla preparazione preliminare. Un generale lo ha definito “Preparare un buon risultato”. 

Il re Davide ci fa capire come avere un buon risultato, la vittoria, anche quando la situazione è difficile!

Ma il buon risultato è stato preparato con la conoscenza di Dio e la comunione con Lui.

Questa ha reso forte la fede di Davide e lo ha preparato per un momento drammatico e difficile della sua vita.

Infatti, a un certo punto della vita di Davide, c’è stata un'insurrezione, capeggiata dal figlio Absalom, che si è trasformata in un attacco personale contro di lui e la sua fede, ma Davide superò la crisi.

Davide non si arrese alle circostanze avverse! 

Come la pressione esterna ci rende tristi e a volte angosciati, così la fede in un grande Dio ci darà la forza e la vittoria.

Sugar Ray Leonard, uno dei più grandi pugili di tutti i tempi disse: “Devi sapere che puoi vincere. Devi pensare che puoi vincere. Devi sentire che puoi vincere”.

Queste, molto probabilmente, sono parole ottimistiche e di autostima, fondate sulla propria capacità, e se lo poteva dire un uomo che contava sulle proprie forze, a maggior ragione chi confida in un grande Dio, deve sapere che può vincere, deve pensare che può vincere, deve sentire che può vincere, perché è Dio che fa la differenza nella nostra vita e ci rende vittoriosi sopra ogni tentazione, prova, attacchi di vario genere, pericoli, e difficoltà.

Salmo 3:3-5: La tranquillità di Davide.

Salmo 3:3-5: La tranquillità di Davide.
In una Cattedrale ci sono tre iscrizioni sulle rispettive via d'accesso. Sulla porta di destra c’è questo motto: “Tutti i nostri piaceri sono per un momento”. Sulla porta a sinistra le parole sono: “Tutti i problemi sono per un momento”. Ma sulla porta centrale c’è una semplice frase: “Nulla è importante salvo quello che è eterno”. 

Le cose che contano sono quelle eterne, ma su questa terra, molti sono i problemi, allora come affrontarli? 

Quella che avrebbe potuto essere una triste lamentela diventa una preghiera fiduciosa, nel momento in cui tutto viene presentata al Signore.

Generalmente si pensa che i Salmi 3 e 4 siano delle preghiere rispettivamente del mattino e della sera, in seguito a un periodo di grave pericolo in cui si è sperimentato la protezione di Dio.

Questo salmo è un lamento, ma anche una supplica, con un espressione di fiducia in cui si chiede a Dio protezione e liberazione dai nemici, o dalla sofferenza.

Questo salmo è stato composto quando Davide fuggiva davanti a suo figlio Absalom che si era ribellato a lui.

Nei vv.1-2 Davide si lamentava davanti a Dio per i suoi numerosi nemici.
Ma dai vv.3-5 vediamo che comunque, la sua preoccupazione, o paura, si trasforma in tranquillità.

Salmo 3:1-2: La tribolazione di Davide.

Salmo 3:1-2: La tribolazione di Davide.
Noi possiamo essere scoraggiati, provati, perseguitati, ostacolati, ma ciò che noi chiamiamo ostacoli, sono probabilmente le opportunità che Dio ci manda, come nel caso di Davide, opportunità di cercare Dio e di rafforzare la nostra fede.

Il Salmo 3 ci dice che Davide si trova in una situazione difficile, è tribolato; ci dice che nonostante gli innumerevoli nemici che sono insorti contro Davide, lui trova fiducia nell'immediata protezione e salvezza del Signore.

Questo è il modo di affrontare gli ostacoli, la persecuzione, le prove della vita: guardare al Signore con fede.

Noi, oggi, mediteremo solo i vv.1-2 che ci parlano della moltitudine dei nemici di Davide, e della loro malignità.

Dio è spirito (Seconda parte)

Dio è spirito (Seconda parte) 
Tommaso d'Aquino disse: “Il massimo che sappiamo di Dio non è nulla rispetto a ciò che Egli è”.

Dio si è rivelato all’uomo attraverso la Sua Parola, quello che sappiamo di Dio, lo sappiamo attraverso la Bibbia, e anche se ciò che sappiamo di Dio è vero, Dio va oltre ciò che sappiamo di Lui!

Thomas Brooks diceva: “C'è infinitamente di più in Dio di quanto le lingue degli uomini, o degli angeli possano esprimere”.

Benché è più che sufficiente la Bibbia riguardo la nostra conoscenza di Dio, quando riflettiamo sulla Sua natura, come in questo caso riguardo che è spirito, non possiamo capirlo pienamente.

Noi possiamo trovare Dio, ma capirlo pienamente è impossibile!

È il semplice motivo ce lo dice R. B. Kuiper: “Non possiamo conoscere tutto di Dio per l'ovvio motivo che il finito non può comprendere l'infinito”.

Dio è così trascendente, eterno e infinito che tutti i nostri sforzi per arrivare a una comprensione totale sono destinati fin dall'inizio al fallimento.

La vera essenza di Dio come la Sua provvidenza, vanno al di là di ogni pensiero umano, comprensione umana, o saggezza!

Dio è incomprensibile, imperscrutabile alla ragione umana.

Nella Sua essenza Dio è spirito, cioè non è materiale, come la creazione visibile, e pertanto, non è limitato dalla forma, o dall’estensione.

“Dio è spirito” significa anche che è assolutamente invisibile.

Ma tutto questo non significa che Dio sia privo di sostanza, o personalità, senza vita, Dio ha una sostanza spirituale ed è vivo, e interagisce con il Suo popolo, ha dei progetti e provvede alla Sua creazione.

Quello che vedremo in questa predicazione è che spirito, significa che Dio è illimitato, indivisibile e incorruttibile.

Allora prima di tutto vediamo che:
I SPIRITO È LA NATURA ILLIMITATA
E.H.Bancroft scriveva: “Dio come Spirito è incorporeo, invisibile, senza sostanza materiale, senza caratteri fisici o passioni, è perciò libero da tutte le limitazioni temporali”. 

Dio non ha un limite e una fine!

Dio non è in alcun modo limitato, essendo spirito, è senza limiti. 

Dio nel Suo essere spirito è infinito, e questo significa che nel Suo essere e nelle Sue perfezioni, è assolutamente libero da ogni limitazione, condizione e difetto. 

Per le nostre menti umane finite, non è possibile capire ciò che non ha limiti, o restrizioni come Dio. 

Dio è infinitamente più grande della mente umana, tutto quello che possiamo fare è credere e accettare questa verità!

Tim Shenton scrive: “È impossibile per le nostre menti umane, che sono finite, comprendere ciò che non ha né limiti né restrizioni. ‘Puoi forse scandagliare le profondità di Dio, arrivare a conoscere appieno l'Onnipotente? Si tratta di cose più alte del cielo; tu che faresti? Di cose più profonde del soggiorno dei morti; tu come le conosceresti? La loro misura è più lunga della terra, più larga del mare’ (Giobbe 11:7-9). Dio è infinitamente più grande della mente umana e superiore alla descrizione dello scrittore più eloquente. Tutto ciò che possiamo sperare di raggiungere è l'accettazione gioiosa e fiduciosa della verità così come siamo in grado di comprenderla”.
Quindi:
A) In primo luogo Dio essendo spirito non è limitato dallo spazio e non può essere misurato. (Giobbe 11:7-9; Salmo 147:5). 
Un insegnante nel periodo natalizio, ha supervisionato la costruzione di una mangiatoia in un angolo della classe. 
I bambini hanno partecipato felicemente al progetto, si sono divertiti a mettere i vari personaggi per la scena che ritraeva la natività di Gesù.
L'insegnante ha notato che un bambino aveva particolarmente piacere di tutto questo e andava sempre avanti e indietro davanti la mangiatoia. Alla fine l’insegnante gli chiese se c'era qualcosa che lo preoccupava. Il bambino disse: “No”. L’insegnante gli chiese: ”Hai qualche domanda che mi vorresti fare?” "Sì", rispose il bambino, "quello che vorrei sapere: dove lo mettiamo Dio?”

Dove mettiamo Dio? 
Questa è la domanda che noi dobbiamo porci.
Lo possiamo circoscrivere? Lo possiamo delimitare? Lo possiamo confinare? 

Tutti gli oggetti finiti hanno una posizione, sono da qualche parte, e non altrove: io per esempio in questo momento sono qui, davanti al computer, a casa mia e non altrove.

E questo è valido anche per gli oggetti finiti grandi, questi si misurano da quanto spazio occupano. 

Con Dio, tuttavia, la questione della misura e di dove si trova, non è applicabile perché è spirito, e questo implica che è infinito e non può essere misurato! 

Possiamo misurare le montagne, la terra, le stelle, ma Dio non può essere misurato!

Isaia 40:12-13 dice: “Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano o preso le dimensioni del cielo con il palmo? Chi ha raccolto la polvere della terra in una misura o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia?  Chi ha preso le dimensioni dello spirito del SIGNORE o chi gli è stato consigliere per insegnargli qualcosa?”  

Dio è quella perfezione per la quale è libero da tutte le limitazioni.

Dio è illimitato, infinito e non può essere diversamente perché Dio è perfetto, la limitazione implica l’imperfezione.

Dio è infinito, cioè  non è limitato dall'universo, da questo mondo spazio-temporale. 

Dio è colui che ha creato lo spazio e il tempo, esisteva prima che ci fosse lo spazio e creasse il tempo. 

Dio è letteralmente illimitato nel suo essere: senza confini, un essere che va oltre i limiti dell'universo creato.

Dio non può essere localizzato in un determinato punto con occhi e strumenti umani! 

Non ha un corpo fisico da essere localizzato!

Non è possibile tracciare la sua posizione su un insieme di coordinate. 

Eppure riempie tutto con la Sua presenza!

Non c’è una parte della creazione che a Dio sia inaccessibile!

A. W. Tozer diceva: “Dio è spirito e per lui la grandezza e la distanza non hanno senso”.

In Geremia 23:24 è scritto: "'Potrebbe uno nascondersi in luogo occulto in modo che io non lo veda?' dice il SIGNORE. 'Io non riempio forse il cielo e la terra?' dice il SIGNORE". 

Così in Salmo 139:7-10 leggiamo: "Dove potrei andarmene lontano dal tuo spirito, dove fuggirò dalla tua presenza?  Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là. Se prendo le ali dell'alba e vado ad abitare all'estremità del mare, anche là mi condurrà la tua mano e mi afferrerà la tua destra".     

Sempre Tim Shenton scrive: “Dio, nella totalità del suo essere è in ogni momento simultaneamente presente in ogni punto dello spazio. Sotto un altro punto di vista, possiamo affermare che Dio è nello stesso momento presente nella sua essenza in tutti i luoghi del cielo e della terra… Dio trascende tutti i limiti dello spazio. Non ha confini in nessun punto dello spazio, e non è escluso, o assente da nessun luogo. Non c'è nessuna parte dello spazio in cui la sua intera sostanza non esista in ogni tempo. Egli non è più presente in un luogo rispetto a un altro, non è limitato, preservato, o sorretto da nessun punto dello spazio. Egli riempie l'intero spazio completamente ed eternamente, e nonostante ciò egli lo supera in grandezza”. 
Già questo è straordinario, se poi pensiamo che sebbene Dio sia ugualmente onnipresente in ogni momento in ogni posto, ed esercita il Suo potere in momenti diversi e in una varietà di gradi e modalità, lo è ancora di più. 

Infatti, sebbene Dio sia presente in tutte le Sue creature, non è presente nello stesso senso, cioè non opera in tutti allo stesso modo! 

Quindi, Dio è lo stesso dappertutto, ed è presente dappertutto in tutta la Sua completezza, non è che in un posto è amore, e nell’altra giustizia, come se il Suo essere fosse scomposto in parti, come vedremo più avanti, ma agisce in modi diversi a secondo i Suoi piani!

Inoltre, dobbiamo fare attenzione, che questo non significa nemmeno che Dio è tutto e che tutto è Dio!

Dio non si confonde, o si fonde con il Suo creato, è distinto, separato e indipendente, non si mescola alla materia che ha creato!

Ora un Dio che è in ogni luogo, significa che non possiamo nasconderci in luoghi segreti dove non possiamo essere visti. 

Questo deve portarci a stare attenti a come ci comportiamo!

E non possiamo essere lontani dal Suo aiuto in caso di bisogno!
Questo ci è di grande consolazione.

B)In secondo luogo Dio essendo spirito non è limitato nel tempo.
La materia appartiene al tempo, lo Spirito no! 

Infatti Dio è eterno.

Nel Salmo 90:2 per esempio leggiamo:”Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e l'universo, anzi, da eternità in eternità, tu sei Dio”. (Giobbe 36:26; Salmo 102:24-27; Isaia 40:28; Geremia 10:10).

Dio è esaltato al di sopra del tempo e dei suoi limiti. 

Dio esiste al di fuori dei confini del tempo e, sebbene sia il suo autore, non è condizionato, limitato, o misurato da esso (Salmo 90:2,4; 2 Pietro 3:8). 

Non c’è mai stato un momento in cui Dio non sia mai esistito.
“Eterno” significa che il Signore è senza inizio e senza fine, che Egli fu sempre e sempre sarà ciò che è. 

Dio è senza tempo, e questo implica che  non cresce e né si sviluppa. 

Non ci sono variazioni nella Sua natura, è l’immutabile eterno Dio!

È immutabile in una durata infinita e senza successione in tutti i Suoi pensieri, sentimenti, scopi e azioni.

Per Lui non c'è passato, o futuro, nessun momento prima, o dopo di Lui, solo un presente eterno! 

Dio è eternamente presente!

Il tempo è “un adesso eterno”, è l'eterno "IO SONO" (Esodo 3:14; cfr. Apocalisse 1:4,8). 
Ma questo non significa che non sia consapevole della successione dei punti temporali: secondi, minuti, ore, giorni, mesi  e anni.

È consapevole che gli eventi si verificano in un ordine particolare. 

Dio sa cosa sta accadendo ora nell'esperienza umana.

Tuttavia è ugualmente consapevole di tutti i punti di quell'ordine contemporaneamente, come una persona che guarda dall’alto una processione da un palazzo alto, o da un elicottero, o con un drone, vede tutte le parti della processione nei diversi punti del percorso piuttosto che solo una parte. 

II SPIRITO INDICA CHE È INDIVISIBILE 
Possiamo dire che essendo spirito:
A)Dio non è composto da tante parti
Dio non è un entità composta da tante parti, non può essere scomposto, è un’unità assoluta.

Come esseri umani, siamo creature complesse e composte, cioè, siamo composti da varie parti:mani, piedi, ecc. che possono essere anche tolte, o amputate, ma per Dio non è così.

Dio come spirito, non è fatto di tante parti, non ci sono parti distinte, perché non ha un corpo.

Dio è libero da ogni composizione, non è la somma delle Sue parti.  

Non c'è una cosa, che si somma a un’altra e fanno Dio. 

Piuttosto, qualunque cosa sia in Dio, Dio è. 

Sebbene la Bibbia ci rivela gli attributi di Dio, per esempio amore, immutabilità, e così via, non dovremmo immaginare che Dio sia l’insieme sommato di questi vari attributi, questi, semplicemente, rivelano la Sua natura, la Sua essenza.

Benché parliamo di attributi, questi indicano l'essenza semplice e indivisibile di Dio, sono l’essenza di Dio.
William Law diceva: “I singoli attributi di Dio non sono parti della Sua essenza, in tutta la sua essenza Dio è amore, giusto, santo, fedele e così via.
Tutto ciò che chiamiamo gli attributi di Dio sono solo tanti modi umani di concepire quell'abissale Tutto ciò che non può essere né parlato né concepito da noi”.
Gli attributi sono parte essenziale del carattere, o natura di Dio, e inseparabili da essa; sono quelle qualità che costituiscono ciò che Dio è, sono le perfezioni che appartengono alla natura di Dio in modo che lo distinguono!

Dio non sarebbe Dio se non possedesse tutti i Suoi attributi, ma la Sua essenza ed esistenza è identica ai Suoi attributi. 

Così per esempio l’immutabilità, la sovranità, l'amore, l'onniscienza, la santità è così via, sono semplicemente chi è Dio. 

In secondo luogo:
B)Dio non è sparso nell’universo a pezzettini, Dio è presente nella Sua interezza in un posto come in un altro (Salmo 139:7-10).

Non è che in questo momento Dio in Italia è amore, e in Australia giusto!

Dio è amore e giusto contemporaneamente sia in Italia che in Australia.

Qualunque cosa Dio è, Egli lo è completamente e simultaneamente dappertutto!!

Possiamo dire che essendo spirito:
C)Dio non può essere scomposto
Dio come spirito, non può essere scomposto, perché non ha un corpo.

A Dio non possono essere amputate parti della Sua natura, perché non ha un corpo fisico, è spirito!

È impossibile dividere l'essere di Dio.

Nessuno dei Suoi attributi può essere sospeso, ritirato, diminuito, o alterato, poiché i Suoi attributi sono identici alla Sua esistenza.

(1)Gli attributi non sono scollegati tra di loro.
Prima di tutto consideriamo:
(a) La caratteristica peculiare degli attributi di Dio.
Un attributo non è la stessa cosa di un altro; non dobbiamo negare la loro singola peculiarità. 

Ogni attributo presenta l'essenza di Dio da una prospettiva diversa, in modo che ci dà qualche informazione sulle complessità del Suo essere. 

(b)La coerenza degli attributi di Dio.
Anche se non hanno le stesse caratteristiche, o non sono la stessa cosa, tutti gli attributi di Dio sono legati strettamente insieme, funzionano insieme perfettamente in completa armonia.

Dio agisce sempre in accordo con se stesso!

Dio non fa nulla che non coinvolga tutto ciò che Lui è!

Ovunque Egli opera e qualunque cosa Egli faccia, Dio agisce sempre in modo coerente con se stesso!

Nessuna singola caratteristica di Dio, può essere visualizzata singolarmente, come se fosse separata dal resto, gli attributi di Dio vanno visti nell’insieme.

Gli attributi sono l’essenza di Dio, e non sono un insieme di parti frammentarie, non possono essere nettamente distinte in modo da scollegarli l'uno dall'altro, ma sono unite e si fondono tra di loro.

Sebbene ciascuna caratteristica di Dio, venga trattata singolarmente, non dovrà mai essere considerata come “una parte” della natura di Dio separata dalle altre Sue perfezioni, poiché Dio è uno e indivisibile; c’è un’unità di carattere con diversi attributi.

Gli attributi non sono scollegati l’uno dall’altro, per esempio l’amore di Dio è eterno, immutabile, santo è così via.

Dio è completamente e contemporaneamente tutti gli attributi! 

Nessun attributo è separabile dagli altri.

Tutti gli attributi sono uniti e inseparabili nell’essere di Dio anche quando agisce. 
L'essenza di Dio non si separa dal Suo agire, dalle Sue energie dinamiche!

(c)La costanza degli attributi di Dio. 
Quando Dio agisce con un giudizio non cessa di amare! 

Dio non è in un momento senza misericordia e in un altro momento onnipotente. 

Dio è sempre misericordioso e onnipotente.

Dio non è in un momento amorevole, e in un altro momento onnisciente, Dio è sempre amorevole e onnisciente!

Quando Dio agisce, per esempio, con amore, non smette di essere santo, o giusto.

Dio costantemente è contemporaneamente tutto ciò che tutti gli attributi rivelano. 

In ogni atto, Dio è l'essere che è e sarà sempre, agisce in piena coerenza con se stesso.

Dio è amore anche quando giudica; è santo e giusto anche nel salvare i peccatori; è eterno anche quando agisce in tempo.

Per esempio nella croce, nella morte di Gesù Cristo possiamo vedere l’armonia degli attributi di Dio: la saggezza, la santità, la giustizia, l’ira e l’amore!

Questi attributi si abbracciano, non c’è nessun conflitto in Dio!

Thomas Goodwin parla della redenzione come il “capolavoro di Dio, in cui intende portare tutti i suoi attributi sul palco”.

Non dobbiamo adorare alcun attributo di Dio; adoriamo il Dio personale che è contemporaneamente l'essere che i Suoi attributi indicano. 

Per esempio Dio è amore, ma l'amore non è Dio!

Esiste una perfetta coerenza, armonia, negli attributi di Dio, e non può essere diversamente, altrimenti Dio non sarebbe perfetto!

(2) Gli attributi sono tutti essenziali in egual misura.
Non possiamo differenziare la sostanzialità di Dio dai Suoi attributi. 

Anche se gli attributi  di Dio rivelano e identificano un aspetto diverso della Sua esistenza e del Suo carattere, uno non riduce l’altro!

Quindi non dobbiamo rendere un attributo uno più essenziale di un altro!

Per esempio, non possiamo affermare che l’amore di Dio è più importante della Sua ira.

L'essenza di Dio sono i Suoi singoli attributi, e questi hanno la stessa importanza, altrimenti, potremmo distinguere varie parti della natura di Dio.

Se potessimo distinguere uno di quegli attributi da un altro, significherebbe che in Dio c'è una divisione, e questo non è possibile, non rispecchia la realtà.

Quindi, non ci può essere alcuna reale distinzione in Dio tra uno dei Suoi attributi e un altro.

Un attributo non deve essere evidenziato a scapito di un altro.

Molti hanno fatto e fanno l’errore di sottolineare per esempio solo l’amore di Dio, e non ricordano che Dio è anche giusto e santo, di conseguenza anche un Dio d’ira! 

In questo modo si penserà che Dio perdonerà sempre e sorvola sui peccati, cosa che nella Bibbia vediamo che Dio non fa, infatti, molte volte giudica!

La verità e l’equilibrio nella dottrina cristiana, riguardo Dio, e quindi la nostra maturità spirituale, è radicata e cresce nel riconoscere che gli attributi divini, fanno parte di un insieme e non si sopravvaluta uno a scapito di altri, o nell’escludere altri!

Ogni attributo integra gli altri in modo che presi insieme, la gloria di Dio abbraccia e manifesta tutti gli attributi in un perfetto equilibrio.

C)Dio è un'unità assoluta
Deuteronomio 6:4 dice:”Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE”.

Dio è uno, non multiplo, nel Suo essere. 
Dio è assolutamente uno: non solo ha unità, ma è unità assoluta. 

Dio esiste in tre persone (per esempio Matteo 3:13-17; 2 Corinzi 13:13), ma con un'unica essenza, sostanza!

Non ci sono altri Dio oltre il Signore!

Isaia 45:18 dice: “Io sono il SIGNORE e non ce n'è alcun altro”. (Isaia 37:16–20; 45:5-6; Malachia 2:10; Marco 12:29; Romani 3:30; 1 Corinzi 8:4–6; Efesini 4:6; 1 Timoteo 2:5; Giacomo 2:19). 

III SPIRITO INDICA INCORRUTTIBILE
Perché Dio non ha un corpo, non è materia nel Suo essere, è anche incorruttibile e immortale. 

La materia è soggetta a tale decadimento e distruzione, ma lo spirito no. 

Il Suo essere non subirà decadimento, o deterioramento. 

Dio non si consumerà mai!  

Nel Salmo 102:24-27 leggiamo: “Ho detto: ‘Dio mio, non portarmi via a metà dei miei giorni!’ I tuoi anni durano per ogni generazione:  nel passato tu hai creato la terra e i cieli sono opera delle tue mani;  essi periranno, ma tu rimani; tutti quanti si consumeranno come un vestito; tu li cambierai come una veste e saranno cambiati.  Ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non avranno mai fine”.

Tutta la creazione si consumerà come un vestito, invece Dio “no!”, perché è immutabile ed eterno!

Romani 1:23 dice che Dio è incorruttibile (aphthartos), ed è la stessa parola usata in 1 Timoteo 1:17 tradotta con “immortale” (aphthartos).

Questa è una caratteristica che ha solo Dio!
Nella più antica filosofia greca, immortale (aphthartos) si riferiva a ciò che è costante e permanente nella natura, al contrario di ciò che cambia e perisce.

Significa che Dio è incorruttibile, non decadente, o non deteriorabile, che non muore in contrasto con gli uomini, che periscono e decadono. (1 Timoteo 6:16).

Il suo essere non può assolutamente decadere, o deteriorarsi. 
Non si consuma, o essere sostituito. 

CONCLUSIONE
Come dobbiamo reagire davanti un Dio così?
Prima di tutto:
1)Dobbiamo adorarlo.
Nell’accettare e credere ciò che Dio, anche se non lo afferriamo con le nostre menti completamente, noi lo adoreremo.

A. W. Tozer diceva: “Se Dio può essere capito e compreso con uno qualsiasi dei nostri mezzi umani, allora non posso adorarlo”.

Dio è Dio pertanto non può essere compreso alla mente umana!

Non possiamo cercare di capire Dio al di là di quello che la Bibbia ha rivelato di Lui!

L’uomo cerca di capire tutto, e di dare una spiegazione a tutto, non c’è niente di sbagliato in questo, ma con Dio non è possibile!

Il credente non cerca e pretende di capire oltre ciò che è rivelato, ma s’inginocchia ad adorare!
L’incomprensibilità di Dio conduce all’adorazione! (cfr. Romani 11:33-36).

K.Scott Oliphint scrive: “Niente dovrebbe motivare la vera adorazione cristiana più del maestoso mistero di Dio. Le cose che capiamo, che possano avvolgere le nostre menti, raramente sono oggetti del nostro culto. Potremmo cercare di controllarli. Potremmo provare a manipolarli. Potremmo volerli cambiare. Ma non li adoreremo, non davvero. Se quello che stiamo cercando è la vera adorazione, è la ricchezza del mistero di Dio e delle sue vie nel mondo che produrranno e motiveranno l'adorazione in noi e a Lui.
Il culto cristiano, così come la teologia cristiana, inizia con il mistero. Il mistero non è qualcosa che funziona semplicemente come una conclusione al nostro pensiero su Dio. Non è che impariamo, pensiamo e ragioniamo il più possibile e poi ammettiamo alla fine che c'è ancora un mistero. Invece, iniziamo riconoscendo il mistero di Dio e le Sue vie. Iniziamo con il felice riconoscimento che Dio e le sue attività sono alla fine incomprensibili per noi. Quando iniziamo con quel riconoscimento, possiamo iniziare a comprendere Dio in modo appropriato e adorarlo alla luce di chi è e di ciò che ha fatto”.

In secondo luogo:
2)Dobbiamo temerlo.
Davanti un Dio così, con una distanza e diversità di natura da quella nostra, non possiamo che temerlo!

Il timore di Dio è la consapevolezza corretta della grandezza di Dio!

La consapevolezza della nostra fragilità di fronte alla Maestà del Dio Creatore, il senso di stupore e terrore verso la Diversità di Dio, il Totalmente Altro, Colui, cioè che ha una natura completamente diversa dalla nostra.

In terzo luogo:
3)Fiducia
Charles Haddon Spurgeon diceva: “La fede è motivo di riposo in Dio”.

Abbiamo diversi motivi per riposarci in Dio!

Dio è diverso da noi, noi siamo fragili, finiti, mutabili, circoscritti, ma Dio non è così!
Dio non muore, non cambia, è sempre presente ovunque ci troviamo in tutta la Sua perfezione!

Dio è spirito (Prima parte)

Dio è spirito (Prima parte)
Molte persone si sono chieste e si chiedono, di cosa è fatto Dio. 
Se è fatto di carne e sangue come noi,  se è materia,  o pura energia, o puro pensiero, o vapore, o aria.

Niente di tutto questo! Dio è spirito!

Tom Shenton riguardo il fatto che Dio è spirito afferma: “Dio non  è ‘uno spirito’, ma puro spirito. Egli è essenza spirituale pura, incontaminata, mai creata e priva di sostanza materiale, quindi libera da ogni sua limitazione o imperfezione. Come Spirito, egli non può essere ‘diviso’ in parti, né esteso, ed è per definizione intangibile. Essendo privo di composizione, nessuna caratteristica relativa alla materia, o alla carne può essergli attribuita. Egli è distinto dal mondo, completamente separato da ogni cosa corporea e non è possibile discernere la sua essenza mediante i sensi corporei. (1 Corinzi 2:11-14)”.  

Aggeo 2:10-14: La chiamata alla purezza

Aggeo 2:10-14: La chiamata alla purezza 
Nella mitologia greca, Mida era il re di Frigia a cui il dio Dioniso aveva dato il potere di trasformare tutto ciò che toccava in oro, come ricompensa per aver aiutato il maestro di Dioniso, Sileno. Mida si rese conto presto che questo potere miracoloso non era una ricompensa, ma una maledizione, perché anche il suo cibo diventava oro. Il re avido viene liberato solo dopo aver pianto davanti a Dioniso, che gli ordina di fare il bagno nel fiume Pattolo.

Aggeo 2:10-14 evidenzia una persona impura che rende impuro tutto ciò che fa. 

La disobbedienza del popolo contaminava i sacrifici che faceva a Dio. 

Quando il popolo tornò nella propria terra dall’esilio Babilonese, all'inizio del regno di Dario, una delle sue priorità era ricostruire l'altare(Esdra 3:1-6), e reintegrare il ritmo dei sacrifici nel tempio, ancora in fase di ricostruzione (Aggeo 1:4-7; 2:3-4; Esdra 3:8-12; 5).

Questo era molto importante per l'adorazione come popolo di Dio. 

Ma, purtroppo la popolazione era più interessata a costruire le proprie case e non il tempio del Signore, disobbedendo così alla chiamata di Dio di ricostruirlo (Aggeo 1:4-7).

La similitudine del cammello e della cruna di un ago: (Matteo 19:24).

La similitudine del cammello e della cruna di un ago: (Matteo 19:24).

Per il suo primo sermone in una lezione di predicazione elementare, uno studente africano, scelse un testo che descrive le gioie che condivideranno i veri cristiani quando Cristo ritornerà e l’introdurrà nella casa celeste.
“Sono negli Stati Uniti da diversi mesi ormai. Ho visto la grande ricchezza che c'è qui: le belle case, le macchine e i vestiti. Ho ascoltato anche molti sermoni nelle chiese. Ma devo ancora ascoltare un sermone sul paradiso. Perché tutti hanno così tanto in questo paese che nessuno predica sul paradiso. Le persone qui non sembrano averne bisogno. Nel mio paese la maggior parte della gente ha pochissimo, quindi predichiamo sempre il paradiso. Sappiamo quanto ne abbiamo bisogno”.

Indubbiamente non essere ricchi e ricordarsi del paradiso significa anelare a stare nella felicità eterna, in paradiso piuttosto che nella sofferenza su questa terra.

Invece la persona che ha tanto, che è benestante, o ricca, non avrà tanto il desiderio di andare in paradiso.

La similitudine del cammello e della cruna di un ago, ci avverte che la ricchezza rende molto difficile a una persona seguire Gesù Cristo e quindi andare in paradiso. 

La via per il paradiso non è una strada facile per chiunque, ma soprattutto per i ricchi, la strada per la vita eterna è davvero difficile.

I LA SITUAZIONE DELLA PARABOLA 
Ciò che ha spinto Gesù Cristo a parlare di questa similitudine è stata la reazione di un giovane uomo ricco che non ha voluto rinunciare alle sue ricchezze per seguire Cristo.

Questo tale è andato da Gesù e gli aveva domandato che cosa doveva fare di buono per avere la vita eterna e Gesù gli rispose di osservare i comandamenti.

Il giovane disse a Gesù che già li osservava, così Gesù gli disse che doveva vendere tutto ciò che aveva e di darlo ai poveri e di seguirlo.

Ma il giovane non prese bene questo, rattristato se ne andò.

Ed ecco che a questo punto, Gesù dice questa similitudine del cammello e della cruna di un ago. 

Ma andiamo con ordine.
Prima di tutto vediamo:
A)Il soggetto della domanda
Al v.16 leggiamo: “Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: ‘Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?’”

Il sociologo Zygmunt Bauman, morto nel 2017 disse: “Il vero problema dell'attuale stato della nostra civiltà è che abbiamo smesso di farci delle domande”.

Le domande ci aiutano a capire meglio le cose, ma il problema come in questa storia del Vangelo, è che a volte non ci piacciono le risposte!

Il soggetto, l’argomento della domanda è su come ottenere la vita eterna, e questa  non era una rara domanda che si rivolgeva a un insegnante religioso.

Questo giovane con questa domanda dimostra grande rispetto per Gesù come confermato anche da Marco, che riporta l’espressione: “Maestro buono” (Marco 10:17).

L'uomo vuole sapere come rendere certa la sua eternità con Dio e quali buone opere erano necessarie.

La “vita eterna” (zōēn aiōnion) si riferisce a una vita approvata da Dio ed equivale a entrare nel regno dei cieli, nel regno di Dio (vv.23-24; Marco 10:23-25,30). 

È la vita dell'età a venire, l'eredità futura della benedizione dopo la morte,   la beatitudine eterna, che attende il popolo di Dio (cfr. Matteo 25:46; Giovanni 3:16).

La vita eterna, allora si riferisce a una vita senza fine, ma si riferisce anche alla qualità, quindi alla felicità eterna.

La vita eterna non è un'estensione della vita terrena, indica qualcosa di diverso come qualità, una vita completamente diversa da quella che stiamo vivendo adesso, infatti, non ci saranno più sofferenze, litigi; stress di vario genere e abiteremo per sempre con Dio! (Apocalisse 21:3-4).

La vita eterna è opposto al perire, alla morte eterna, al perire come c’indica Giovanni 3:16.

La parola “perire” (apollymai) è sprecare la vita, andare in rovina, essere perduti per sempre. 

Non è un semplice spegnersi dell’esistenza fisica, ma un eterno sprofondare all’inferno, nell’eterna sofferenza, una via del non ritorno! (cfr. Matteo 25:46; 2 Tessalonicesi 1:6-10, Apocalisse 21:8).

La domanda: ”Che devo fare di buono per avere la vita eterna?”, indica che questa persona aveva in mente qualche specifica grande, o spettacolare azione,  per guadagnarsi il favore di Dio, e quindi la vita eterna.

Questo giovane pensava che la vita eterna veniva come una ricompensa per qualche grande atto.

Evidentemente pensava che esistessero condizioni da soddisfare oltre quelle stabilite nella legge ebraica, e credeva che ci fosse qualcosa di sconosciuto che Gesù poteva rivelargli e che lui potesse fare così da guadagnarsi il favore di Dio e la vita eterna.

La vita eterna è l'argomento più importante che gli uomini possano pensare e desiderare, eppure molti non ci pensano.

Tommaso da Kempis disse: “Per una vita piccola, gli uomini corrono alla grande; per la vita eterna, molti difficilmente muoveranno un solo piede da terra”.

Mentre quest'uomo mostrava qualche preoccupazione per la vita eterna, molte persone oggi sono interessate solo a questa vita temporale.

Sono interessate agli affari, a divertirsi, allo sport, alla ricerca del piacere terreno e non certamente a dove passeranno l’eternità!

Poi quando saranno all’inferno, sarà troppo tardi!

John Tillotson (1630 – 1694) disse: “Chi provvede a questa vita, ma non si prende cura dell'eternità, è saggio per un momento, ma uno sciocco per sempre”.

B)La sorgente della domanda
La prima caratteristica che vediamo da chi ha fatto la domanda a Gesù è:
(1)La responsabilità
Luca 18:18 ci dice che era: “Uno dei capi”.

“Capo” (archōn) è una parola con un significato molto ampio e descrive qualsiasi genere di funzionario, romano o giudeo.

Non sappiamo di preciso quali fossero le sue funzioni.

Dai Vangeli vediamo che potrebbe significare un dirigente in senso civile (per esempio Matteo 20:25; Luca 12:58; Giovanni 3:1), o senso in religioso (Matteo 9:18,23; Luca 23:13; 24:20). 

Secondo alcuni studiosi non poteva essere un membro del Sinedrio, o un capo di una sinagoga locale, perché era giovane ci dice Matteo 19:22.

Secondo altri studiosi era uno dei leader laici degli ebrei, o aveva una posizione governativa, o era un membro del consiglio locale, o era un uomo influente, forse un leader civico.

Secondo altri la parola è usata in senso generale per descrivere un membro di un gruppo influente che aveva una sorta di funzione dominante.

Comunque questa persona era importante, aveva una posizione elevata tra il suo popolo. 

La seconda caratteristica che vediamo è:
(2)Risoluto

Da Marco 10:17 sappiamo che questa persona mentre Gesù era per la via, accorse.

“Accorse” (prosdramōn – aoristo participio attivo) indica correre verso qualcuno, quindi verso Gesù.

Questo indica entusiasmo,l’interesse, l'urgenza della sua richiesta.

Questa persona non vedeva l’ora di andare da Gesù e fargli una domanda importante su come avere la vita eterna.

La terza caratteristica che troviamo in questa persona è:
(3)Rispettoso
Sempre da Marco 10:17 sappiamo che questo tale s’inginocchiò davanti a Gesù.

Quindi la sua postura inginocchiata, il fatto che chiamò Gesù: “Maestro buono”, è la domanda impegnativa riguardo la vita eterna, suggeriscono un profondo rispetto per Gesù e la  serietà da parte dell'uomo stesso.

La quarta caratteristica che troviamo in questa persona è:
(4)Religioso
Nel v.20 notiamo che all’esortazione di Gesù di osservare i comandamenti di Dio (vv.18-19), questa persona disse, molto probabilmente con sincerità, che li aveva osservati, ma non era sicuro che avesse fatto tutto in modo adeguato, forse la sua osservanza era solo esteriore, o gli mancava qualcosa come l’amore per il prossimo, infatti dice: “Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?”

Questa domanda può essere vista come la massima fiducia in se stessi, o come un’esagerazione giovanile di autosufficienza, oppure riflette un certo grado di apprensione, ha paura che alla fine, al giudizio universale, le sue buone opere si rivelino inadeguate per ottenere l'approvazione di Dio ed ereditare la vita eterna.

Oppure vuole credere e fa credere che tutto va bene, e nello stesso tempo è turbato perché forse gli manca ancora qualcosa.

Questo giovane uomo non è sicuro di aver fatto abbastanza ed è turbato, così spera che Gesù sarà in grado di dargli ulteriori informazioni e suggerimenti.

Gesù gli mostrerà presto l'errore della sua affermazione: non è poi così vero che ama il prossimo come se stesso, visto che non sarà disposto ad aiutare i poveri!

L'uomo credeva sinceramente di non aver infranto alcun comandamento, eppure sentiva che mancava qualcosa, per questo era turbato. 

Questo turbamento è tipico di chi vuole essere approvato da Dio secondo le sue opere!

Mounce dice: “Il disagio dell'uomo rivela un'istintiva consapevolezza umana che il legalismo non è all'altezza delle intenzioni di Dio”.

Ciò che impariamo è: una persona che si affida alle sue buone opere, che si affida alle sue opere, avrà  sempre la mancanza della certezza della salvezza.

Questa persona era religiosa, ma questo non significa avere la vita eterna.

La quinta caratteristica che troviamo in questa persona è:
(5) Ricco.
Nonostante fosse giovane (neaniskos), alcuni pensano tra un’età compresa tra 
i circa venti e i quaranta, o tra i ventiquattro e i quaranta, o tra i ventuno e i ventotto anni, era ricco.

Questo giovane aveva molti beni dice il v.22 (cfr.Marco 10:22); Luca dice che: “Era molto ricco” (Luca 18:23). 

Ma nonostante la sua grande ricchezza, quest'uomo non aveva tutto, gli mancava la cosa più importante di tutte: la vita eterna!! 

L'autore Stephen King è stato definito l'uomo più spaventevole d'America e uno dei più ricchi. Il 19 giugno 1999, stava camminando lungo una strada quando fu investito da un furgone, e scagliato in un fossato. Vicino alla morte, fu ricoverato in ospedale per settimane, e soffrì ancora per diversi anni. Si avvicinò lentamente al leggio per parlare a una cerimonia al Vassar College il 20 maggio 2001 e disse: “Un paio di anni fa ho scoperto cosa significa ‘non puoi portarlo con te’. L'ho scoperto mentre ero sdraiato nel fossato sul lato di una strada di campagna, coperto di fango e sangue…. Avevo una Master Card nel mio portafoglio, ma quando giaci in un fossato con vetri rotti tra i capelli, nessuno accetta MasterCard.

I soldi non sono tutto! 
Ci sono cose che non puoi comprare anche se sei ricco, una di questi è la vita eterna!

Consideriamo ora:
C)La separazione della domanda 
Matteo 19:20-22 dice: “E il giovane a lui: ‘Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?’ Gesù gli disse: ‘Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi’.  Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni’”.

Gesù non rimprovera il giovane e la sua pretesa di aver osservato tutti i comandamenti, ma va direttamente a ciò che era il cuore del problema dell'uomo in risposta alla sua domanda sincera: “Che mi manca ancora?”

Dopo questo, in Marco 10:21 è scritto  che Gesù, guardandolo, lo amò, questo indica che non solo lo ha apprezzato per il suo comportamento, ma deve anche averlo compatito a causa della lotta interiore che stava vivendo (cfr. Matteo 9:36–38; 11:28). 

Gesù sapeva anche che c'era qualcosa di terribilmente sbagliato in questo giovane ricco. 

I suoi beni materiali lo schiavizzavano (Matteo 19:21; Marco 10:22-23; Luca 18:22-23), così Gesù gli ordina di vendere ciò che aveva e di darlo ai poveri e poi seguirlo, così sarebbe stato perfetto, e come dice Luca 18:22, avrebbe avuto un tesoro in cielo.

Ma il giovane ricco amava  i suoi beni e se ne andò rattristato perché ne aveva molti.

Quindi noi vediamo:
(1)La maturità.
Al v.21 Gesù dice al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto”.

“Perfetto” (teleios)è nel senso di non mancare di alcuna qualità morale.

È avere un livello di maturità spirituale, o sviluppo spirituale, e avere un totale impegno nel regno di Dio. 

Descrive l'obbedienza sincera e la lealtà integra a Dio espressa in assoluta arrendevolezza a Gesù  che è valido per tutti i tipi di persone che vorrebbero entrare nel regno di Dio (vv. 23–26; cfr. Matteo 10:38–39; 16:24–26).

Quindi noi qui vediamo:
(2) L’Autorità
Ovviamente è l’autorità di Gesù.
Il v.21 dice: “Va', vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi”.  

“Va” (hupage); “vendi” (pōlēson); “dallo” (dos); e “seguimi” (akolouthei) sono verbi all’imperativo, quindi un comando.

Gesù mette alla prova la verità dell'affermazione dell'uomo del v.20  dicendogli di vendere i suoi beni e dare i soldi ai poveri. 

Il giovane aveva detto di amare il prossimo come se stesso, ma Gesù gli fa capire che comunque non lo fa, o non lo fa abbastanza come Dio vuole, infatti Gesù gli dice di vendere tutto e di darlo ai poveri e poi di seguirlo!

Invece di aggiungere un altro comandamento da osservare, il giovane doveva amare il prossimo e sottomettersi umilmente alla signoria di Cristo.

Avere la vita eterna, far parte del regno dei cieli, quindi essere discepoli di Gesù, richiede obbedienza ai comandamenti di Dio, un impegno assoluto, la resa totale e radicale a Gesù (cfr. Matteo 8:22; 10:38–39; 16:24–26, Luca 14:26-27).

La condizione che Gesù impone non solo rivela l'attaccamento del giovane ricco al dio denaro, e mostra che tutta la sua formale conformità alla legge è priva di valore perché pensa erroneamente che salvarsi è una questione  di sforzi umani e perché non rinuncia radicalmente a se stesso per seguire Gesù!

Ciò di cui l'uomo ha bisogno è la consapevolezza della grazia di Dio, perché nessuno può essere e sarà salvato secondo  le proprie opere! (Romani 3:19-20; Galati 2:16; Efesini 2:8-9).
Solo Dio può salvare!! (v.26).

Il giovane ricco aveva molti beni (v.22, Marco 10:22), e questa sua ricchezza terrena ha spinto l'uomo a lasciare Cristo. 

Il giovane confidava nelle sue ricchezze dice Marco 10:24, invece che seguire Gesù Cristo!

Il problema, dunque, non è che questa persona era ricca, non è il fatto che avesse dei beni che impedisce a una persona di essere spirituale, ma è il sentimento di sicurezza che uno cerca e ha nelle ricchezze, o in ciò che possiede!!

Quindi consideriamo ora:
(3)La priorità
Leggiamo ancora il v.22: “Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni’”.

“Aveva” (echōn presente attivo participio) indica che i suoi beni erano una forza in corso che controllavano la sua vita.

Gesù Cristo aveva detto all'uomo di liberarsi delle sue ricchezze terrene e darle  ai poveri e avrebbe avuto un tesoro in cielo (Marco 10:21), ma quest'uomo aveva la sua priorità sulla ricchezza terrena. 

Questo giovane ricco aveva priorità sbagliate: la sua priorità erano le ricchezze e non Gesù Cristo.

Il rifiuto del giovane all'invito di Gesù ricorda la frase di Gesù: “Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6:21).

Quindi Gesù si rivolge al problema principale nella vita dell'uomo. 

I suoi beni sono chiaramente diventati il suo idolo e hanno così sostituito il Dio Creatore nella sua vita. 

Così è con la maggior parte delle persone anche oggi: le cose che amano e apprezzano sono in questo mondo, non in paradiso, non Dio. 

Per queste persone sarà una davvero tragedia la morte perché andranno all’inferno.

Oggi si seguono tanti idoli oltre i soldi, ci sono tante altre cose: tutto ciò che prende il posto di Dio, o si mette a fianco a Dio è un idolo!

Qualunque cosa una persona cerchi, onori, o esalti, o in cui confida e ama più di Dio, o come Dio, questa è idolatria. 

C’è qualcosa nella tua vita che ha preso il posto di Dio tanto da metterlo al primo posto?

Qualsiasi cosa per cui viviamo e ci doniamo al posto di Dio è idolatria!

David Martyn Lloyd-Jones diceva: “Il dio di un uomo è quello per cui vive, per il quale è pronto a dare il suo tempo, la sua energia, i suoi soldi, ciò che lo stimola e lo risveglia, lo eccita e lo entusiasma”.

Infine troviamo:
(4)L’infelicità
Al v.22 leggiamo: “Ma il giovane, udita
Questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni”.
Il giovane era triste perché doveva separarsi da ciò che amava di più e gli dava sicurezza: le ricchezze.

Gesù lo lasciò partire, non lo corteggiò per essere Suo discepolo perché era un uomo ricco e un capo.

Come sono diverse oggi molte chiese, che fanno di tutto per avere dei ricchi anche a discapito della verità!

Ora una cosa che bisogna sottolineare è: una persona ricca non deve necessariamente diventare povera per andare in cielo.

La ricchezza non è incompatibile con la fede, perché la Bibbia parla di ricchi che avevano la fede come per esempio Abraamo (Genesi  13:2); Lot (Genesi 13:5-6); Isacco  (Genesi 26:13-14); Giacobbe  (Genesi 32:5,10); Giuseppe (Genesi 45:8,13); Davide (1 Cronache 29:28 ) Giuseppe di Arimatea (Matteo 27:57); Zaccheo (Luca 19:2).

Dio fa arricchire e impoverire (1 Samuele 2:7-8; 1 Cronache 29:12), essere ricchi è un dono di Dio dice l’Ecclesiaste 5:19. 

Per la nostra salvezza, in primo luogo, dobbiamo riconoscere la nostra peccaminosità e sapere che siamo condannati dalla legge di Dio piuttosto che siamo giustificati da essa (Romani 3:19-20).

In secondo luogo, dobbiamo ripudiare qualsiasi cosa c’impedisca di seguire Gesù. 
Per alcuni, come questo giovane ricco sono soldi, per altri potrebbe essere qualcos'altro.

Per esempio Abraamo lasciò il suo paese natale al comando di Dio (Ebrei 11:8).

Mosè rinunciò ai raffinati piaceri della vita di corte (Ebrei 11:23-27).

Cosa devi rinunciare per seguire Gesù Cristo?

Passiamo ora a considerare:
II IL SENSO DELLA PARABOLA 
La circostanza del ricco portò Gesù a parlare ai Suoi discepoli del pericolo delle ricchezze.

Prima di tutto vediamo:
A)L’affermazione
Leggiamo i vv.23-24: “E Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Io vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli.  E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio’”.

Il giovane, la cui grande ricchezza era indicata nel v.22, è ora identificato come ricco (plousios).

Gesù afferma “in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli”.

“Difficilmente” (duskolōs) è in enfasi, e indica l'enorme potere della ricchezza che aveva su questo giovane, com’è stato evidente nel versetto 22 che andò via rattristato.

“Io vi dico in verità” era un modo di dire ebraico usato per introdurre un insegnamento di grande importanza. 
Portava l'idea di: “Presta particolare attenzione a ciò che sto per dire”.

“In verità” (amēn) serve per enfatizzare e richiamare l’attenzione dei suoi discepoli, indica un'importante e solenne verità che i Suoi discepoli dovrebbero ascoltare attentamente. 

L'enfasi di entrare nel regno dei cieli, è frequente in Matteo e indica sperimentare la salvezza (Matteo 5:20; 7:21; 18:3,9; 19:17), questo è confermato anche dal v. 25, dove leggiamo che i discepoli si chiedono chi può essere salvato.

Gesù si serve di un’illustrazione umoristica.

Gesù sta usando un iperbole, esagera con un’illustrazione per enfatizzare e attirare l’interesse, così per questo motivo ripete il concetto due volte sottolineandolo con “e ripeto” (de palin v.24), dando una certa enfasi alle parole della similitudine del cammello e della cruna di un ago.

Consideriamo ora:
B)La comunicazione
Il cammello era l'animale più grande in quella regione e la cruna di un ago era la più piccola apertura in uso.

Dicendo una cosa già impossibile, cioè  che per un cammello è più facile entrare nella cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio, indica che è difficile per una persona ricca la salvezza.

Gesù usa deliberatamente un'iperbole forte, per chiarire la difficile situazione dei ricchi. 

Ma non deve essere preso come riferimento all'impossibilità letterale dei ricchi che entrano nel regno, ma come un modo per sottolineare l'eccezionale difficoltà di questo avvenimento.

Gesù non sta dicendo che tutti i poveri entreranno nel regno di Dio, e nemmeno che nessuno dei ricchi entrerà nel regno di Dio!

Mounce scrive: “Ciò che Gesù sta dicendo è che il richiamo dei beni è così forte che una persona ricca non è in grado con la propria forza di rompere la presa”.

Il messaggio quindi è un grande avvertimento sul pericolo delle ricchezze terrene. 

"Le ricchezze sono un grande ostacolo per molti nella via del paradiso" (Matthew Henry). 

I ricchi sono generalmente tenuti prigionieri dalla loro ricchezza.
In che cosa consiste questo grande ostacolo, o difficoltà? 
(1) Le ricchezze incoraggiano una falsa indipendenza e sicurezza. 
Matthew Henry scriveva: “È molto raro per un uomo essere ricco e non imporre il proprio cuore sulle sue ricchezze ed è assolutamente impossibile per un uomo che impone il proprio cuore sulle sue ricchezze, arrivare in paradiso".

Le persone ricche, sono molto propense a pensare di poter far fronte con successo a qualsiasi situazione che gli capiti.

Un esempio di questo orgoglio era Laodicea.
Laodicea era la città più ricca dell'Asia Minore. Fu devastata da un terremoto nel 60 d.C. Il governo romano offrì aiuti e una grossa somma di denaro per riparare i suoi edifici rovinati. La popolazione rifiutò, dicendo che erano in grado di gestire da sola la situazione, e così fu.
L’orgoglio caratterizzava anche la chiesa di Laodicea, infatti in Apocalisse 3:17 è scritto: “Poiché tu dici: Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo”.

Le persone che sono ricche, confidano nelle loro ricchezze, e credono di poter fare a meno di Dio e pensano erroneamente che sono in grado di gestire da soli la loro vita.

Ma in 1 Timoteo 6:17-19 leggiamo: “Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d'animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell'incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo;  di far del bene, d'arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare,  così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l'avvenire, per ottenere la vera vita”.

Un altro effetto negativo delle ricchezze può essere:
(2) Le ricchezze incatenano le persone a questa terra. 
Gesù in Matteo 6:21 afferma: “Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”.

Dov’è il nostro tesoro li ci sarà la nostra attenzione, impegno, e interesse!

Il nostro cuore è orientato verso il nostro tesoro!

Gesù è come se ci chiedesse quale ricchezza governa la nostra vita, se  quella terrena, o quella celeste di Dio!! 
Una persona che non crede in Dio, e pensa che nell’aldilà non c’è niente, desidererà  solo questo mondo; i suoi interessi saranno su questa terra, non pensa mai a un altro mondo e a un futuro oltre questa vita, un futuro in paradiso.

Il suo tesoro è qui su questa terra e quindi anche il suo cuore.

Dopo una visita a un certo castello di proprietà di ricchi e sfarzosi, il grande letterato Samuel Johnson nel XVIII secolo, osservò cupamente: “Queste sono le cose che rendono difficile la morte”.

Quando si è legati alle cose terrene, le cose celesti non sono e non vogliono essere considerate!

Un altro effetto negativo può essere che:
(3) Le ricchezze tendono a rendere le persone egoiste. 
Ci può essere la tentazione che quando uno ha, vuole avere sempre di più, come quel ricco stolto che voleva demolire i suoi granai per costruirne altri più grandi per avere una tranquillità economica per molti anni, e quindi vivere di rendita, riposarsi, mangiare e bere, e divertirsi, cioè vivere per il piacere egoistico.

Dio lo riprende per la sua stoltezza, perché non ha considerato che la sua vita dipende da Lui, l’uomo pensava che era padrone della sua vita, così Dio lo riprende per il suo egoismo: chi accumula tesori per sé non è ricco davanti a Dio (Luca 12:16-21).

Inoltre una volta che le persone hanno gustato tutte le comodità e i lussi, che hanno un alto tenore di vita, tendono sempre a temere il giorno in cui potrebbero perderle. 

Così la vita diventa una lotta faticosa e preoccupata per conservare le cose che hanno. 

Quando le persone diventano ricche, invece di avere l'impulso di dare via le cose, molto spesso hanno l'impulso di aggrapparsi a loro. 

Il loro istinto è quello di accumulare sempre di più per il conforto e  sicurezza.

Infine vediamo:
III LO STUPORE DELLA PARABOLA 
Vediamo lo stupore dei discepoli.

Nello stupore troviamo:
A)L’impopolarità 
Nel v.25 leggiamo: “I suoi discepoli, udito questo, furono sbigottiti e dicevano: ‘Chi dunque può essere salvato?’”

“Sbigottiti” è sbalorditi, scioccati estremamente, o grandemente  (exeplēssonto sphodra).

I discepoli presumevano, come molti dei loro contemporanei, che la ricchezza fosse un'indicazione del favore di Dio, una prova della Sua benedizione. 

Il senso è: se quelli su cui era manifestata la benedizione di Dio hanno difficoltà a entrare nel regno di Dio, quale sarebbe la condizione di coloro che non lo sono? 

Se i ricchi sono benedetti da Dio e non saranno salvati, chi può esserlo allora?

Gesù fa capire ai discepoli che devono disimparare da questo principio e credere che è Dio Colui che salva!

“Salvato” (sōthēnai)     significa essere salvati da un pericolo,  nel contesto equivale a entrare nel regno dei cieli (v.24), avere la vita eterna (v.16).

È usato in parallelo con avere un tesoro nei cieli (v.21).

Certamente i discepoli non sono i soli a essere sorpresi dall'avvertimento di Gesù Cristo sulle ricchezze. 

Anche oggi molte persone sono scioccate da certi insegnamenti di Gesù come questo.

Lo vediamo dalla popolarità delle  lotterie, dei “gratta e vinci”, dell’enalotto, degli stipendi alti di atleti, e così via.

Poche persone, oggi, considerano le ricchezze come un pericolo, anche alcuni cristiani, giudicano una persona in relazione alle loro ricchezze: se sono ricchi vuol dire che sono benedetti da Dio.

Ma l'insegnamento di Gesù Cristo non c’ incoraggia a pensare questo. 

Le ricchezze di per sé, non sono immorali, ma possono essere una grande difficoltà nell’affidarsi a Dio!

L’amore per il denaro è radice di ogni sorta di mali, fino anche a sviarsi dalla fede, ecco perché dobbiamo essere contenti della nostra condizione di avere ciò che ci serve per vivere dice Paolo in 1 Timoteo 6:9.

Ma c’è la:
B)Possibilità
Nel v.26 leggiamo: “Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: ‘Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile’”.

Gesù non disse che era impossibile per i ricchi entrare nel regno dei cieli. 
Gesù non condanna le ricchezze, ma l’idolatria delle ricchezze (Matteo 6:24; cfr. 27:57; Atti 5: 1–4; 1 Timoteo 6:10). 

Solo per grazia sovrana di Dio si può superare tale idolatria.

Solo per grazia di Dio possiamo essere salvati!

Per Dio non è impossibile salvare i ricchi!

Zaccheo era uno degli uomini più ricchi di Gerico, eppure inaspettatamente fu salvato (Luca 19:9). 

Giuseppe d'Arimatea era un uomo ricco (Matteo 27:57).

Nicodemo doveva essere stato molto ricco, poiché portava spezie per ungere il cadavere di Gesù, che valeva molto denaro (Giovanni 19:39).

La situazione può essere senza speranza, perché tutti amiamo qualcosa, o qualcun altro più di Dio e dal punto di vista umano, la situazione è difficile, ma a Dio ogni cosa è possibile! 

Dio è in grado di cambiare i cuori peccaminosi e idolatri!

Noi non siamo in grado di salvarci, ma Dio sì!
Gesù dichiarò che tutte le opere che possiamo fare, non sono in grado di cambiare la nostra condizione!

Così Geremia 13:23 aveva scritto centinaia di anni prima: “Può un Cusita cambiare la sua pelle o un leopardo le sue macchie? Solo allora, anche voi, abituati come siete a fare il male, potrete fare il bene”. 

Ogni essere umano dopo la caduta, è per natura abituato a fare il male ed è quindi incapace di fare il bene secondo come vuole Dio. 

Nessuno può salvarsi più di quanto possa cambiare il colore della sua pelle, o di quanto un leopardo possa cambiare le sue macchie!

Ma non per Dio!
Qualsiasi persona, anche ricca può essere salvata da Dio!
Questo versetto riecheggia il pensiero di Genesi 18:14 dove troviamo scritto: ”Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il SIGNORE? Al tempo fissato, l'anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio”.

Il Dio che ha fornito un figlio ad Abraamo e Sara può operare nei cuori e nelle menti dei peccatori per portarli al pentimento. 

Dio può liberare i peccatori dal loro peccato e dalla loro dipendenza dagli idoli e venire a Cristo. (Giobbe 42:2; Geremia 32:17; Luca 1:37).

La salvezza è l’opera di Dio e non la nostra! (Giona 2:9; Apocalisse 7:10).

Noi non possiamo salvarci con le ricchezze, o con le nostre opere, come il giovane ricco poteva pensare, se fosse così è impossibile essere salvati, ma Dio ci salva per la Sua sola grazia per fede attraverso Gesù Cristo! (Romani 3:19-26; Galati 3:16; Efesini 2:8).

CONCLUSIONE
1) Possiamo essere risoluti, sinceri, interessati alla verità di Dio, ma questo non ci salva.
Dobbiamo rinunciare a noi stessi e seguire Gesù Cristo.
Il problema di questo giovane era che metteva la fiducia in se stesso e nelle sue ricchezze e non in Cristo!

2) Non saranno le nostre opere a salvarci, ma la grazia di Dio in Cristo!

Questa è la nostra unica speranza di salvezza.
Tutti coloro che vogliono avere una rapporto con Dio e la vita eterna prima di tutto devono riconoscere l'impossibilità degli sforzi umani. 

Dio pianifica la salvezza (cfr. Giovanni 6:44; Romani 8:29-30; Efesini 1:3-14; 2 Timoteo 2:24-26) e la realizza per la potenza del sacrificio di Gesù (Romani 3:23-25; Ebrei 2:14-17; 9:13-14; 10:10-14) e per l’opera rigenerante dello Spirito Santo (Tito 3:6-7); non siamo salvati per le opere, ma per fede (Efesini 2:8-9).

3)Desidera e chiedi al Signore che ti liberi da ciò che t’impedisce di avere una relazione con Lui.

Chiedi al Signore che ti liberi dagli idoli che legano il tuo cuore a questa terra.

4)Facciamo attenzione a non desiderare di diventare ricchi, o a dipendere dai beni che abbiamo.
Non possiamo servire due padroni (Matteo 6:24).
Il Signore vuole l’esclusività (Esodo 20:3)


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