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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Efesini 5:20: Un cuore riconoscente a Dio!

Efesini 5:20: Un cuore riconoscente a Dio!
Siamo ormai quasi alla fine di quest’anno e come di solito facciamo un po' tutti riflettiamo su quello che è accaduto in questi ultimi dodici mesi.

Alcuni di noi si concentrano sulle brutte circostanze che hanno vissuto e allora dicono che è stato un anno brutto e si lamentano contro Dio Padre.

Altri si concentrano sui fatti belli e allora ringraziano, forse, Dio Padre!

Dico forse perché i nove lebbrosi guariti da Gesù non ritornarono a ringraziarlo!

Siamo inclini a dimenticare le benedizioni che Dio ci ha dato e ci dà, e anche il fatto che comunque Dio controlla tutte le circostanze sempre per il nostro bene anche se in apparenza va tutto storto!

Quindi tutto quello che ci è accaduto in questo anno passato e tutto quello che accadrà per il prossimo, è stato e sarà per il nostro bene!

Questo è quello che sanno molto bene quelli che amano Dio, cioè i credenti.

Romani 8:28 ce lo dice chiaramente: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”.

Anche se non capiamo quello che ci è accaduto, o ci accadrà, dobbiamo fidarci di Dio!

La nostra vita è come una serie di punti neri incomprensibili come in quei disegni per bambini che una volta collegati l’uno con l’altro con una linea viene fuori un un’animale, un’automobile, un aereo, una stella e così via!

Galati 4:4-5: La puntualità di Dio!

 Galati 4:4-5: La puntualità di Dio!
“Ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l'adozione”.

Charles Haddon Spurgeon disse:"Cristo è il grande fatto centrale della storia del mondo. A Lui tutto guarda in avanti o indietro. Tutte le linee della storia convergono su di Lui. Tutti i grandi propositi di Dio culminano in Lui. Il fatto più grande ed epocale che la storia del mondo registra è la sua nascita". 
Eppure non gli diamo l’importanza e l’onore che merita, nemmeno il giorno di Natale!
Quando si pensa al Natale si pensa ai regali, a Babbo natale, a fare l’albero di Natale, al presepe, i più preparati giustamente pensano alla nascita di Gesù, i più spirituali a ciò che ha significato, o comportato quella nascita: la rivelazione di Dio (cfr. per esempio Giovanni 1:1-18; 14:1-6; 1 Timoteo 2:5), per essere un modello di vita da assomigliare(cfr. per esempio Giovanni 13:15; 1 Pietro 2:21; 1 Giovanni 2:5-6); per salvarci dal peccato (cfr. per esempio Giovanni 3;16; 1 Timoteo 1:15)e quindi adottarci come Suoi figli(cfr. per esempio Galati 4:4-6); per essere il mediatore tra Dio e l’uomo(1 Timoteo 2:5); per simpatizzare con noi(cfr. per esempio Ebrei 4:145-16).
Molti si concentrano su Maria, la madre di Gesù, poco e niente su Giuseppe il padre adottivo di Gesù.
Ma a Natale pochi si ricordano anche di Dio, e tra questi pochi si ricordano il fatto che Dio ha mandato Gesù perché ci ama.
Ma voglio ricordarvi due aspetti di Dio che molti di noi trascurano e che il Natale invece ci ricorda e che sono di conforto per noi.
Prima di tutto il Natale ci parla che Dio è sempre puntuale, arriva al momento giusto!
“Ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio”
“La pienezza del tempo” (to plērōma tou chronou) si riferisce al tempo giusto, opportuno, che era stato preordinato da Dio Padre per l'invio del suo Figlio.
Non so a voi, ma a me dà fastidio fare tardi a un appuntamento, e ancora più dà fastidio aspettare il ritardo di qualcun altro all’appuntamento.
E molte volte siamo infastiditi con Dio quando non risolve subito i nostri problemi, o ritarda a rispondere alle nostre preghiere.
Viviamo in una società frenetica dove possiamo avere quasi tutto a casa ordinandolo nel web, è la società del tutto e subito!
Con Dio non è così! 

1 Corinzi 15:57: La vittoria delle vittorie!

 1 Corinzi 15:57: La vittoria delle vittorie!
“Ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo”.
Sembrerebbe assurdo ed è certamente difficile parlare di vittoria in un momento drammatico e doloroso come la morte di una persona fedele a Dio che conosciamo.
Come possiamo parlare di vittoria davanti la cessazione di una vita, quando un nostro caro muore, quando fisicamente non c’è più, quando non sentiremo più la sua voce, la sua risata, i suoi consigli, o quando non toccheremo più il suo volto, o le sue mani, o non vedremo più i suoi occhi che incrociano i nostri?
Come possiamo parlare di vittoria per la morte di un nostro caro, quando non vedremo più il suo sorriso, o sentiremo più il suo amore, o anche dargli il nostro amore?
Come possiamo parlare di vittoria per la morte di un nostro caro quando è strappato dalla nostra presenza per sempre, quando lascia un vuoto incolmabile?
La morte è qualcosa che tocca tutti!
Lo scrittore e poeta Argentino Jorge Louis Borges (1899 -1986) disse: “La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”.
La morte è una terribile realtà universale per tutti: adulti, vecchi, giovani, bambini, maschi e femmine, ricchi e poveri!
La morte è un potente efficace livellatore universale che abolisce ogni distinzione, o discriminazione!
Sappiamo benissimo che l’uomo con la sua tecnologia e scienza può vincere la legge di gravità, ma non la morte! La può ritardare in certi casi, ma non la può vincere!
Quando arriva, arriva con una forza a cui nessun potere sulla terra può resistere, tanto che rimaniamo scioccati quando muore una persona forte fisicamente, o in giovane età!
È davvero assurdo e difficile parlare di vittoria in un funerale, ma secondo la logica di Dio e quindi quella cristiana non lo è!

La dottrina di Dio: La conoscibilità di Dio (Prima parte)

 La dottrina di Dio: La conoscibilità di Dio (Prima parte)
Grant M. Sutherland riguardo la conoscibilità di Dio scrive: “La conoscibilità di Dio si riferisce alla misura e ai mezzi con cui l'umanità può conoscere Dio. Tutta la Scrittura proclama che Dio Uno e Trino si è fatto conoscere, che è conoscibile, e che il mezzo e il fine della salvezza è proprio conoscerlo”.
Ciò che vediamo nella Bibbia è che Dio si è fatto conoscere. Noi nella Bibbia vediamo che Dio può essere conosciuto (cfr. per esempio Geremia 9:23-24; Giovanni 14:7; 17:3; Galati 4:9; 1 Giovanni 2:3,13; 4:8; 5:20), e quando parla di conoscere Dio.
Quindi vediamo che c’è la possibilità di conoscere Dio e questo è lo scopo della nostra esistenza secondo James I. Packer quando dice: “Per quale scopo siamo stati creati? Per conoscere Dio. Quale obiettivo dovremmo prefiggerci nella vita? Conoscere Dio”. 
Dio è veramente conoscibile, ma non completamente comprensibile! Come già detto nello studio sull’incomprensibilità di Dio non possiamo comprendere pienamente Dio sia per la Sua natura e sia per la nostra natura limitata e peccaminosa, ma questo non significa che non lo possiamo conoscere, noi lo possiamo conoscere nella misura in cui si è rivelato attraverso la Bibbia. “La Bibbia rende Dio conoscibile agli esseri umani, nella misura in cui il contenuto della Bibbia rivela la verità su di lui” (John MacArthur e Richard Mayhue). 
Conoscere Dio è la cosa più importante per l’umanità! L'umanità ha bisogno di conoscere Dio più di qualsiasi altra cosa! C.H. Spurgeon disse: “La conoscenza di Dio è la grande speranza dei peccatori”.
Cosa significa conoscere Dio?
Conoscere Dio non è solo consapevolezza. La consapevolezza nel senso che sei certo che Dio esiste da qualche parte e avere qualche informazione su di Lui, o credere per logica che Dio esiste. Conoscere Dio va oltre questo.
Conoscere Dio non è solo cultura. Avere una conoscenza culturale per sentito dire ed essere preparati sull’argomento dai libri. Per esempio sapere tutto di una città, delle sue strade, dei suoi negozi, monumenti, ma tutto questo può essere una conoscenza acquisita dai libri. Così anche per Dio, ne possiamo avere una conoscenza come chi studia la teologia, e ha la sua importanza, ma la conoscenza di Dio non è solo questa. Anche i più grandi teologi possono avere questo tipo di conoscenza scolastica, pur tuttavia non essere credenti, o non aver nessun rapporto con Dio!

La dottrina di Dio: l’incomprensibilità

La dottrina di Dio: l’incomprensibilità
Dio è Dio e noi siamo creature limitate, questo ci ricorda l’importante dottrina della rivelazione di Dio. Scott Oliphint scrive: “Nel rivelare se stesso e le sue vie nel mondo a noi, Dio ci sta indicando i nostri limiti come creature. Ci sta ricordando che Lui è Dio e noi non lo siamo”.
Ma Dio non ci ha rivelato tutto! (Deuteronomio 29:28).
L'essere stesso di Dio è così trascendente (cfr. per esempio 1 Cronache 29:11; Isaia 57:15), cioè al di sopra di noi e al di fuori del genere umano e delle divinità pagane (cfr. per esempio Esodo 15:11; Geremia 10:6), è il Totalmente Altro, cioè Colui che ha una natura completamente diversa dalla nostra, che tutti i nostri sforzi per arrivare a una comprensione completa di Lui sono destinati fin dall'inizio al fallimento. Nessuno è pari a Dio! 
Il mistero di Dio fa parte della teologia! (cfr. per esempio Giobbe 37:23; Salmo 97:2; Isaia 45:15; 1 Timoteo 6:16). 
Herman Bavinck afferma che "il mistero è la linfa vitale della dogmatica", cioè quella parte della teologia dedicata allo studio dei dogmi nel loro carattere teorico. Il teologo olandese continua ancora dicendo: “In verità, la conoscenza che Dio ha rivelato di se stesso nella natura e nella Scrittura supera di gran lunga l'immaginazione e la comprensione umana. In questo senso è tutto mistero quello di cui si occupa la scienza della dogmatica, poiché non si occupa di creature finite, ma dall'inizio alla fine guarda oltre tutte le creature e si concentra sull'Uno eterno e infinito stesso. Fin dall'inizio delle sue fatiche, affronta l'Uno incomprensibile”.
Dio per l’unicità della Sua natura, nonostante la rivelazione della Sua Parola, la Bibbia, rimane un Essere misterioso sia nella Sua essenza che per il fatto che ha una logica diversa dalla nostra (cfr. per esempio Isaia 55:8-9)

Esodo 33:17-20: La manifestazione della gloria di Dio in relazione alla preghiera

 Esodo 33:17-20: La manifestazione della gloria di Dio in relazione alla preghiera
Il teologo J. I. Packer disse: “L'unica cosa che Dio è tenuto a fare è proprio ciò che ci richiede: glorificare se stesso”.
Questo è lo scopo di Dio ed è il motivo per cui ci ha creati (cfr. per esempio Isaia 43:7; 1 Corinzi 10:31), e quindi quello che dobbiamo ricercare anche nella preghiera.
In questa predicazione vedremo tre aspetti riguardo la preghiera.
Cominciamo a vedere:
I LA SITUAZIONE DELLA PREGHIERA 
In Esodo 33:17-18 è scritto: “Il SIGNORE disse a Mosè: 'Farò anche questo che tu chiedi, perché tu hai trovato grazia agli occhi miei, e ti conosco personalmente'.  Mosè disse: 'Ti prego, fammi vedere la tua gloria!'”
 C’è un dialogo tra Dio e Mosè. 
Mosè chiede a Dio indicazioni riguardo i suoi piani. 
Dio rispose promettendo a Mosè la sua presenza e dicendo che ha trovato grazia ai Suoi occhi e che lo conosce personalmente (ʾēdoʿăkā bĕšēm), cioè c’è una relazione speciale intima basata sull’elezione (cfr. per esempio Genesi 18:19; Esodo 32:12,17; Geremia 1:5; Amos 3:2) e quindi la speciale presenza personale di Dio con Mosè e il popolo d’Israele; questo tipo di conoscenza e presenza di Dio sono inseparabili.
Anche i singoli veri cristiani sono conosciuti da Dio (cfr. per esempio Giovanni 10:14; Romani 8:28-30; Galati 4:8-9), eletti a salvezza in Cristo per grazia Dio prima della creazione (cfr. per esempio Atti 13:48; 1 Corinzi 1:26-31; Efesini 1:4; 2 Tessalonicesi 2:13; 2 Timoteo 1:9), questo ci deve dare un grande conforto perché apparteniamo a Dio e nessuno ci potrà allontanare da Lui!! (cfr. per esempio Giovanni 10:27-30; Romani 8:31-39).
Questo rassicurò Mosè poiché non vedeva nessuna luce nell'ingresso di Israele in Canaan come popolo di Dio se la Sua presenza non fosse stata in mezzo a loro (Esodo 33:12-16).
Quando non vedi nessuna luce, ricordati la tua posizione in Cristo: ”Sei conosciuto personalmente da Dio!”
Pertanto la tua vita è nelle Sue mani!
La risposta di Dio incoraggiò Mosè a chiedere ancora di più. 

La dottrina di Dio: Le argomentazioni per l'esistenza di Dio

 La dottrina di Dio: Le argomentazioni per l'esistenza di Dio
La Bibbia presuppone semplicemente che Dio esiste; infatti il primo versetto della Bibbia dice: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Genesi 1:1), e questo indica che la Sua esistenza è presupposta, non c’è nessuna traccia di provarne la Sua esistenza, è ovvia!
Questo ci fa capire che l’esistenza di Dio è reale e oggettiva, cioè non dipende se abbiamo un rapporto personale con Lui, o se può, o non può essere provato. Dio non esiste solo all’interno della fede, per coloro che credono, l’esistenza di Dio è oggettiva, concreta e non teoretica. Credere in Lui è fondamentale per il nostro tempo, per la nostra società malata, ed è assurdo vivere senza di Lui. 
Se Dio esiste in modo come la Bibbia dice, la Sua esistenza implica molto di più di un consenso intellettuale, implica il glorificarlo gioendo in Lui, ubbidendogli, adorandolo (cfr. per esempio Salmo 16:11; Matteo 4:10; 1 Corinzi 10:31), perciò non si tratta solo di credere con la testa. 
Nella Bibbia la fede in Dio è un coinvolgimento intellettivo, emotivo e volitivo, pertanto l’esistenza di Dio non è solo una questione concettuale, ma anche pastorale.
Tutte le persone hanno il senso interiore che Dio esiste (Romani 1:19). Coloro che rifiutano l’esistenza di Dio ne rifiutano le prove, si convincono che Dio non c’è (Salmo 10:4; 14:1).
Questo c’introduce alle argomentazioni sull’esistenza di Dio, chiamate anche prove e quindi la fede in Dio non è una fede cieca.
La domanda allora è: come può essere provata l’esistenza di Dio? Quali sono le argomentazioni che dimostrano l’esistenza di Dio?
Il primo argomento è la Bibbia.
La prova che Dio esiste la troviamo nella Bibbia. La Bibbia è la Parola di Dio mediante la quale Dio si è rivelato. Gli uomini che scrissero la Bibbia erano ispirati da Dio. 
La Bibbia, nell'Antico Testamento, abbonda di affermazioni come: "Così dice il Signore: ...", "La Parola del Signore mi fu rivolta, dicendo ...", e affermazioni simili. 
Nei libri profetici (Isaia, Geremia, ecc.) ci sono più di 1.300 citazioni di questo tipo! 

Introduzione alla dottrina di Dio

 Introduzione alla dottrina di Dio
La dottrina di Dio comprende la descrizione cristiana dell'essere, o della natura del Dio Uno e Trino, della Sua esistenza, i Suoi attributi, titoli, decreti, opere come descritti nella Bibbia.
La dottrina di Dio a volte è chiamata anche “teologia vera e propria” nel senso che la teologia (dal greco antico ‘theos’ - Dio - e ‘logos’ -parola, o discorso, o indagine) sta effettivamente parlando della dottrina di chi è Dio.
Che lo studio della dottrina di Dio è importante lo vediamo dalle parole del teologo James I. Packer:”La scienza più sublime, la congettura più alta, la filosofia più profonda, che possano mai impegnare l’attenzione di un figlio di Dio, sono il nome, la natura, la persona, l’opera, gli atti e l’esistenza del grande Dio che egli chiama suo Padre”.
La dottrina di Dio è centrale nella Bibbia, perché da essa dipendono tutte le altre dottrine. 
Senza la dottrina di Dio, le altre dottrine della Bibbia non avrebbero senso, significato, o scopo, ecco perché è importante studiarla. Per esempio non ha senso considerare la dottrina della salvezza, né la dottrina del peccato, a meno che non abbiamo iniziato con la dottrina di Dio.
Studiare la dottrina di Dio è importante perché non possiamo avere una relazione, e un’adorazione come Dio vuole. È importante conoscerlo per come si è rivelato nella Bibbia e quindi per come vuole che noi ci avviciniamo a Lui.
Studiare la dottrina di Dio è importante per la nostra vita.
A. W. Tozer disse: “Quello che pensi di Dio è la cosa più importante di te”.
Probabilmente questo perché da ciò che pensiamo e crediamo di Dio dipenderà la nostra vita su questa terra e anche quella dopo la morte (cfr. per esempio Giovanni 17:3).
Conoscere Dio significa fare l’esperienza della Sua potenza, significa essere trasformati da Lui (cfr. per esempio 2 Corinzi 3:18). 
La conoscenza di Dio è una forza dinamica vitale capace di trasformare coloro che la possiedono e che ne sono guidati e controllati!

Introduzione alla Bibbia: La sufficienza

Introduzione alla Bibbia
La sufficienza
La Bibbia è tutto per un vero cristiano! Thomas Brooks disse: “La Parola del Signore è una luce per guidarvi, un consigliere per consigliarvi, un consolatore per confortarvi, un bastone per sostenervi, una spada per difendervi e un medico per guarirvi. La Parola è una miniera per arricchirvi, una veste per vestirvi e una corona per incoronarvi”. 
Oggi, la sufficienza della Bibbia viene rinnegata in molti modi sia apertamente che in modo subdolo.
La sufficienza delle Sacre Scritture, quindi della Bibbia, viene minata anche nelle nostre chiese con tre pericolosi errori: quello di aggiungere qualcosa con rivelazioni extrabibliche alla Bibbia; la sostituzione della Parola di Dio con visioni umanistiche psicologiche e filosofiche è il secondo pericolo; infine il terzo pericolo è mettendo da parte, o relegandola a qualche minuto durante il culto dove al centro viene messo altro.
Tutti e tre i pericoli minano e negano la sufficienza della Bibbia, la dottrina secondo cui la Parola di Dio è la guida sufficiente. 
La sufficienza della Bibbia è completa! Abbiamo tutto ciò che ci serve per avere una relazione con Dio, per sapere come comportarci in ogni area della nostra vita e per servirlo in modo che possa essere glorificato! Tutto ciò che dobbiamo sapere per la gloria di Dio è scritto nella Bibbia, la Parola del Signore.
La Bibbia è sufficiente per la nostra vita, è una luce per il nostro cammino! (Salmo 19:7–11; 119:105); c’insegna cosa credere e quale dovere Dio richiede all'umanità.
La Bibbia è più affidabile delle esperienze spirituali più straordinarie (Luca 16:27-31; 2 Pietro 1:17–20). 
È sufficiente per condurre una persona alla fede salvifica (2 Timoteo 3:15), e quindi un mezzo per trasformare, per renderle nuove persone (Giacomo 1:18; 1 Pietro 1:23) e santificarle (Giovanni 17:17).
La Bibbia istruisce tutte le categorie di persone, dal professionista religioso al credente comune (Deuteronomio 6:4; Marco 12:37; Filippesi 1:1). 

Ebrei 11:13: La risolutezza della fede

 Ebrei 11:13: La risolutezza della fede 
Qualcuno ha detto:
“Un fuggitivo è colui che sta scappando da casa,
Un vagabondo è colui che non ha casa;
Un estraneo è uno lontano da casa,
E un pellegrino sta tornando a casa”. 
La vita di fede cristiana è la vita di uno straniero e pellegrino su questa terra!
Il vero cristiano è un estraneo e un pellegrino sulla terra; la sua fede risoluta è proiettata verso il cielo, la sua patria celeste.
Tozer a riguardo diceva: “Se siamo cristiani genuini, impegnati, intenti a camminare per fede con nostro Signore Gesù Cristo, allora confessiamo continuamente che siamo pellegrini e stranieri! Lo Spirito Santo, che è il vero autore di questa lettera agli Ebrei, usa i termini pellegrini e stranieri per ricordare ai primi cristiani che non erano ancora nella loro dimora definitiva. Il messaggio è ancora lo stesso oggi. I pellegrini cristiani stanno viaggiando per fede da un'antica città maledetta e minacciata di giudizio a una città benedetta e celeste dove dimora l'Emmanuele!”

Cantico dei Cantici 2:15: Il pericolo delle piccole volpi

 Cantico dei Cantici 2:15: Il pericolo delle piccole volpi 
“Prendeteci le volpi, le volpicine che guastano le vigne, poiché le nostre vigne sono in fiore!”
Il Cantico dei Cantici parla di amore di un uomo, probabilmente il re Salomone con una bellissima ragazza di campagna chiamata "la Sulamita". 
L'amore della Sulamita e del suo amato è descritto come vigne in fiore, quindi prima che il frutto esca, sono nei suoi primi stadi e quindi molto fragile e vulnerabile ai danni che le volpi possono fare.
La coppia, o la ragazza chiede ad altri di catturare le volpi che rovinano le vigne.
Nel mondo antico, le volpi erano famose riguardo al fatto che andavano a mangiare l’uva direttamente dai vigneti.
Nella commedia “Cavalieri” (424 a.C.)  di Aristofane, Demo e un venditore di salsicce stanno discutendo sull'interpretazione di un oracolo riguardante il "cane-volpe". Demos chiede: "Perché l'oracolo allora non dice 'cane' invece di 'cane-volpe'?" Il venditore di salsicce risponde: "Perché paragona i soldati alle giovani volpi che, come loro, mangiano l'uva nei campi". 
In un poema di Teocrito di Comata del 275 a.C. circa è scritto: "Odio le volpi dalla coda a spazzola, che non appena il giorno declina / vengono strisciando a vendemmiare i vigneti del buon uomo Micon". 
Aristotele (384 - 322 a.C) considerava la volpe "maliziosa e astuta".
Anche F. Landy a riguardo sottolinea: “Le volpi sono creature astute ed enigmatiche nelle favole e nei proverbi; e quindi paragonabile al serpente astuto”. 
Gesù usa la volpe come metafora dell'astuzia per Erode (Luca 13:32).
Dunque le volpi erano considerate animali astuti e distruttivi che potevano danneggiare preziose vigne (cfr. Giudici 15:4; Salmo 63:10; Ezechiele 13:4). 
Ora metaforicamente, le volpi sono tutto ciò che potrebbe ostacolare il rapporto tra la coppia e rovinare lo sbocciare del loro amore.

Ecclesiaste 1:8: Niente soddisfa

  Ecclesiaste 1:8: Niente soddisfa La vanità del mondo umano L’ecclesiaste, Salomone dai vv.2-11 sta parlando della vanità della vita. I vv....

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