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Visualizzazione dei post da Giugno, 2016

Matteo 2:19-23: Il ritorno a Nazaret.

Matteo 2:19-23: Il ritorno a Nazaret. Charles Colson afferma: “Non è quello che facciamo che conta, ma quello che un Dio sovrano sceglie di fare attraverso di noi. Dio non vuole il nostro successo; Egli ci vuole. Egli non richiede i nostri risultati; esige la nostra obbedienza”. Ancora una volta in questi versetti vediamo l’obbedienza di Giuseppe, un esempio per tutti noi. Dio richiede da tutti noi l’obbedienza (Levitico 25:18; Deuteronomio 13:4; 26:16; 32:46; 1 Samuele 15:22; Romani 6:16-18; 1 Pietro 1:14-16).

Il ritorno a Nazaret (Matteo 2:19-23).

Il ritorno a Nazaret (Matteo 2:19-23). Charles Colson afferma: “Non è quello che facciamo che conta, ma quello che un Dio sovrano sceglie di fare attraverso di noi. Dio non vuole il nostro successo; Egli ci vuole. Egli non richiede i nostri risultati; esige la nostra obbedienza”. Ancora una volta in questi versetti vediamo l’obbedienza di Giuseppe, un esempio per tutti noi. Dio richiede da tutti noi l’obbedienza (Levitico 25:18; Deuteronomio 13:4; 26:16; 32:46; 1 Samuele 15:22; Romani 6:16-18; 1 Pietro 1:14-16).

Fedeltà (Galati 5:22).

Fedeltà (Galati 5:22). Un postino gallese ha avuto la medaglia dalla regina Elisabetta per la sua fedeltà: non aveva perso un giorno di lavoro in 43 anni di attività.  La parola “fedeltà”, cioè “pistis” è la stessa parola che usa Paolo altrove in questa lettera tradotta con fede, per l’apostolo questa parola ha un’importanza notevole. La parola “pistis” porta diversi significati distinti nel Nuovo Testamento, tre dei quali li troviamo in Galati.  In primo luogo, c'è la fede nel senso del contenuto di base del messaggio cristiano, la fede trasmessa ai santi una volta per sempre (Galati 1:23).

Matt. 2:16-18:La strage dei bambini in Betlemme.

Matt. 2:16-18:La strage dei bambini in Betlemme. Dopo un breve lasso di tempo passa, Erode si rende conto che i magi non torneranno a dirgli dove stava Gesù, e così egli utilizza le informazioni che ha ricevuto in precedenza dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dai Magi.  Egli sa dai capi religiosi il luogo di nascita del Messia (2:5-6) e sa dai magi quando nacque Gesù (2:7); con queste informazioni farà uccidere tutti i figli maschi, da due in giù, nella zona di Betlemme. Dio protegge Gesù dalla collera di Erode, ma non impedisce a Erode la strage di altri bambini. In questi versetti vediamo la collera di Erode, la crudeltà di Erode, il compimento della profezia della strage dei bambini.

La strage dei bambini in Betlemme (Matteo 2:16-18).

La strage dei bambini in Betlemme (Matteo 2:16-18). Dopo un breve lasso di tempo passa, Erode si rende conto che i magi non torneranno a dirgli dove stava Gesù, e così egli utilizza le informazioni che ha ricevuto in precedenza dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dai Magi.  Egli sa dai capi religiosi il luogo di nascita del Messia (2:5-6) e sa dai magi quando nacque Gesù (2:7); con queste informazioni farà uccidere tutti i figli maschi, da due in giù, nella zona di Betlemme. Dio protegge Gesù dalla collera di Erode, ma non impedisce a Erode la strage di altri bambini. In questi versetti vediamo la collera di Erode, la crudeltà di Erode, il compimento della profezia della strage dei bambini.

Benevolenza e bontà (Galati 5:22).

Benevolenza e bontà (Galati 5:22). Continuiamo la nostra serie di predicazioni sul frutto dello Spirito Santo. La benevolenza e la bontà sono parole strettamente collegate, pertanto vedremo insieme queste due caratteristiche in questa predicazione. La benevolenza e la bontà si riferiscono entrambi all’atteggiamento favorevole verso il prossimo, indicano un desiderio attivo di riconoscere e soddisfare i bisogni degli altri.  La benevolenza è un desiderio sincero per la felicità degli altri; la bontà è l'attività per fare avanzare questa felicità.  La benevolenza (chrēstotēs) è la disposizione interiore, creata dallo Spirito Santo, che ci porta a essere sensibili ai bisogni degli altri, sia fisico, emotivo, o spirituale.  Si riferisce a essere preoccupati per gli altri, è il desiderio genuino di un credente a trattare gli altri con delicatezza come una nutrice cura teneramente i suoi bambini (1 Tessalonicesi 2:6-7). La “bontà” (agathōsunē) indica essere bu