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Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo

Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo
La narrazione si sposta da un incontro pubblico con le autorità del tempio a Pasqua a un incontro privato con un una persona religiosa e dirigente del Sinedrio, si sposta dai molti (Giovanni 2:23-25) al singolo. 

L’incontro di Nicodemo con Gesù contiene uno dei discorsi teologici più importanti della Bibbia, e insieme ad altri versetti che troviamo nel vangelo di Giovanni che contengono una, o più dichiarazioni chiave di Gesù, essendo aspetti importanti della fede cristiana, e avendo una tale forza, sono una delle ragioni per cui molti cristiani pensano che questo vangelo dovrebbe essere letto dai non credenti e dai nuovi convertiti prima di qualsiasi altro libro della Bibbia.

Le nostre vite sono piene di domande, soprattutto quelle esistenziali.

Lev Tolstoj scrisse quello che l'Enciclopedia Britannica descrive come uno dei due, o tre più grandi romanzi della letteratura mondiale: “Guerra e pace”. 
Ma nel 1879 scrisse anche un libro intitolato: “La confessione”, che racconta la storia della sua ricerca di significato e scopo nella vita.
Rifiutando il cristianesimo da bambino, Tolstoj lasciò la sua università in cerca di piacere. A Mosca e San Pietroburgo beveva molto, viveva in modo promiscuo e dedito al gioco d’azzardo. La sua ambizione era quella di diventare ricco e famoso, ma nulla lo soddisfaceva. 
Nel 1862 sposò una moglie amorevole ed ebbe 13 figli; era circondato da quella che sembrava essere una felicità completa. Eppure una domanda lo ossessionava sull'orlo del suicidio: “C'è qualche significato nella mia vita che non sarà annientato dall'inevitabilità della morte, che mi aspetta?"
Nicky Gumbel, in “Questions of Life”, spiega cosa ha innescato la conversione di Tolstoj e cioè il fatto che ha cercato la risposta in ogni campo della scienza e della filosofia. Mentre guardava i suoi contemporanei, vide che le persone non stavano affrontando le domande di prim'ordine della vita:"Da dove vengo?" "Dove sto andando?" "Chi sono?" "Cos'è la vita tutto su?". 
Alla fine Tolstoj ebbe le risposte a queste domande dai contadini della Russia attraverso la loro fede cristiana, e si rese conto che solo in Gesù Cristo troviamo le risposte.

Cento anni dopo, nulla è cambiato. 

Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (1)

Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (1)
Conoscere la speranza conservata in cielo
Paolo era un uomo di preghiera perché credeva nell’importanza della preghiera; era un grande intercessore, e le sue preghiere erano specifiche, soprattutto si riferivano alla crescita spirituale dei cristiani indipendentemente se li conosceva, oppure no.

In Efesini 1:15-23 la preghiera di Paolo, accompagnata dal ringraziamento per i credenti di Efeso che non conosceva, consiste che i cristiani di Efeso potessero conoscere Dio pienamente (v.17), che potessero conoscere la speranza conservata in cielo per loro (v.18), e la ricchezza della gloria e l’immensità della Sua potenza (vv.19-23).

Oggi meditiamo solo una parte del v.18.

Nel v.18 troviamo l’intercessione di conoscere la speranza conservata in cielo.

“Egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati".

Avere “gli occhi del cuore illuminati” ci permette di conoscere più profondamente le benedizioni di Dio!

Filippesi 1:21: La morte secondo Paolo

Filippesi 1:21: La morte secondo Paolo 
Un insegnante della scuola domenicale voleva spiegare ai bambini di sei anni della sua classe, cosa doveva fare qualcuno per andare in paradiso. 
Per scoprire cosa credevano i bambini sull'argomento, ha posto alcune domande.
Chiese: "Se vendessi la mia casa e la mia macchina, facessi una grande vendita delle cose che ho, e dessi tutti i miei soldi alla chiesa, questo mi porterebbe in paradiso?" "No!" risposero i bambini. 
"Se pulissi la chiesa ogni giorno, tagliassi il prato, tenessi tutto pulito e in ordine il cortile, questo mi porterebbe in paradiso?" Ancora una volta la risposta è stata: "No!"
"Se fossi gentile con gli animali e dessi caramelle a tutti i bambini e amassi mia moglie, questo mi porterebbe in paradiso?" Di nuovo tutti gridarono: "No!"
"Ebbene, come posso andare in paradiso?"
Un bambino nell'ultima fila si alzò e gridò: "Devi essere morto!"

“Devi essere morto” è una risposta semplice e giusta se non sarai vivo al ritorno di Gesù Cristo, e se si riferisce a un vero credente! 

Nel “il morire guadagno” vediamo: 

Filippesi 1:21: La vita per Paolo

Filippesi 1:21: La vita per Paolo 
La vita è fatta di slogan, come per esempio quelli pubblicitari.
Eccone qualcuno famoso del passato:
“Dal carciofo ‘Cynar’ contro il logorio della vita moderna”.
“Dove c'è Barilla c'è casa”.
“’Falqui’. Basta la parola”. 
“’Denim’, per l'uomo che non deve chiedere mai”.
“È ‘Lavazza!’ Più lo mandi giù, più ti tira su”.
“Locatelli fa le cose per bene”. 
“Duracell dura di più”.
“Che mondo sarebbe senza Nutella?”

Oppure ci sono frasi che sanno di slogan scritti sui muri.
Per esempio una scritta su un muro diceva: “Io non porto rancore, ma solo odio di qualità”.

Ora vediamo in Filippesi 1:21 lo slogan che era di Paolo e dovrebbe esserlo per tutti i veri cristiani e riguarda l’atteggiamento sulla vita e la morte che anche noi dovremmo avere: “Per me il vivere è Cristo e il morire è guadagno”.

Paolo si trova in carcere a Roma a causa della predicazione del vangelo.

La sua prigionia è servita per il progresso del vangelo, le guardie Romane e altri hanno capito che era in arresto a causa del suo impegno per Cristo (vv. 12-13).

Le sue catene, hanno incoraggiato i fratelli locali a predicare la parola di Dio senza paura. 

Ci sono fratelli che predicano il vangelo di buon animo, ma Paolo è così appassionato per il vangelo, che anche se ci sono coloro che predicano con spirito di rivalità, non sinceramente, non è un problema, perché l’importante è che Cristo sia annunciato! (vv.14-19).

Salmo 124:8: Il nostro aiuto

 Salmo 124:8: Il nostro aiuto
“Il nostro aiuto è nel nome del SIGNORE, che ha fatto il cielo e la terra”.

Avere il Signore nella propria vita fa la differenza in ogni circostanza in cui ci troviamo! 
Avere il Signore dalla propria parte è il fattore determinante in ogni situazione! 
I credenti dell'Antico Testamento avevano una consapevolezza riconoscente della presenza di Dio in mezzo a loro, perché l’avevano sperimentato in modo potente.
Al v.1 di questo salmo, Davide inizia con “se” (lûlēʾ), questa congiunzione, a volte ricorre in alcuni testi dell'Antico Testamento dove viene attribuito al Signore una liberazione inaspettata (cfr. Genesi 31:42; 43,10; Deuteronomio 32:29; 1 Samuele 25:34; 2 Samuele 2:27; 2 Re 3:14; Salmo 94:17). 
Questo salmo di Davide descrive la benevolenza di Dio che li ha protetti dai nemici, se non fosse stato per il Signore, li avrebbero inghiottiti vivi. “Inghiottire” è una metafora di "morte". La morte, rappresentata dallo "Sheol", il soggiorno dei morti, è visto come divoratore delle sue vittime (cfr. Salmo 55:15; Proverbi 1:12). Ma la vita concessa dal Signore non può essere soffocata dalla morte.
Se il Signore non fosse intervenuto, sarebbero stati sommersi da un torrente dalle acque impetuose; questa immagine descrive gli atti violenti dei nemici (vv.1-4); evoca il senso di un potere davanti al quale si è impotenti (Salmo 18:16; 69:1-2; 144:7; Isaia 8:7-8). 
Così Davide benedice il Signore per la Sua protezione, che non li ha abbandonati “ai denti” (un’altra immagine) dei loro nemici! I malvagi sono come belve selvagge affamate che divorano le loro prede, ma il Signore protegge il Suo popolo dal diventare una "preda" per i loro nemici (v.6) 
Poi Davide usa un’altra immagine, il popolo di Dio è scampato come un uccello dalla trappola dei cacciatori, dal loro laccio che è stato spezzato (v.7; cfr. Salmo 119:110). 

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