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Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo

Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo
La narrazione si sposta da un incontro pubblico con le autorità del tempio a Pasqua a un incontro privato con un una persona religiosa e dirigente del Sinedrio, si sposta dai molti (Giovanni 2:23-25) al singolo. 

L’incontro di Nicodemo con Gesù contiene uno dei discorsi teologici più importanti della Bibbia, e insieme ad altri versetti che troviamo nel vangelo di Giovanni che contengono una, o più dichiarazioni chiave di Gesù, essendo aspetti importanti della fede cristiana, e avendo una tale forza, sono una delle ragioni per cui molti cristiani pensano che questo vangelo dovrebbe essere letto dai non credenti e dai nuovi convertiti prima di qualsiasi altro libro della Bibbia.

Le nostre vite sono piene di domande, soprattutto quelle esistenziali.

Lev Tolstoj scrisse quello che l'Enciclopedia Britannica descrive come uno dei due, o tre più grandi romanzi della letteratura mondiale: “Guerra e pace”. 
Ma nel 1879 scrisse anche un libro intitolato: “La confessione”, che racconta la storia della sua ricerca di significato e scopo nella vita.
Rifiutando il cristianesimo da bambino, Tolstoj lasciò la sua università in cerca di piacere. A Mosca e San Pietroburgo beveva molto, viveva in modo promiscuo e dedito al gioco d’azzardo. La sua ambizione era quella di diventare ricco e famoso, ma nulla lo soddisfaceva. 
Nel 1862 sposò una moglie amorevole ed ebbe 13 figli; era circondato da quella che sembrava essere una felicità completa. Eppure una domanda lo ossessionava sull'orlo del suicidio: “C'è qualche significato nella mia vita che non sarà annientato dall'inevitabilità della morte, che mi aspetta?"
Nicky Gumbel, in “Questions of Life”, spiega cosa ha innescato la conversione di Tolstoj e cioè il fatto che ha cercato la risposta in ogni campo della scienza e della filosofia. Mentre guardava i suoi contemporanei, vide che le persone non stavano affrontando le domande di prim'ordine della vita:"Da dove vengo?" "Dove sto andando?" "Chi sono?" "Cos'è la vita tutto su?". 
Alla fine Tolstoj ebbe le risposte a queste domande dai contadini della Russia attraverso la loro fede cristiana, e si rese conto che solo in Gesù Cristo troviamo le risposte.

Cento anni dopo, nulla è cambiato. 
Freddie Mercury, il cantante del gruppo rock “Queen”, morto di AIDS alla fine del 1991, ha scritto in una delle sue ultime canzoni dell'album “The Miracle” “The Show Must Go On”: "Qualcuno sa per cosa stiamo vivendo?"

Anche oggi ci si facciamo domande esistenziali come queste ed è probabile che anche Nicodemo cercava certe risposte da Gesù, ecco perché andò da Lui, perché sapeva che poteva rispondere secondo Dio, sapeva che le risposte di Gesù erano giuste e vere.
Ecco se tu cerchi delle risposte alle tue domande esistenziali, spirituali, le puoi trovare in Gesù! 
 
Giovanni fa una:
I DESCRIZIONE DI NICODEMO (v.1) 
Nel v.1 leggiamo: “C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da lui”.
 
Gesù, durante il Suo ministero, incontrò molte persone, Nicodemo era uno di questi.

Quello che vediamo è che Nicodemo va da Gesù di notte (v.1).
Questa non è una notte buia come abbiamo oggi nelle nostre città contemporanee, dove ci sono lampioni accesi. 

Nelle città antiche mediorientali la notte era veramente buia, con pochissime, o nessuna luce artificiale all'esterno. 
Così Nicodemo, nell’oscurità, si presenta da Gesù.

Sono state date diverse interpretazioni perché Nicodemo va di notte a trovare Gesù.

Per esempio Nicodemo va a trovare Gesù di notte per mancanza di coraggio, per evitare di essere visto con Lui, e quindi poi essere espulso, faceva parte dei capi dei Giudei che credevano in Gesù, ma non lo confessavano apertamente per paura della scomunica (Giovanni 12:42). 

Oppure non voleva che i suoi colleghi diventassero sospettosi e ostili verso di lui, era intimidito dalla classe dirigente religiosa.

Oppure non voleva che il Sinedrio e il popolo sapessero che aveva simpatie per Gesù.

Ma c’è chi vede, tra gli studiosi, che l’oscurità della notte rappresenta l'incredulità, o il dubbio di Nicodemo, o la sua oscurità spirituale, la mancanza di comprensione spirituale.

Nicodemo era un uomo dell’oscurità, mentre Gesù è la luce che è venuto nel mondo (Giovanni 1:4,8), ma l’umanità ha preferito le tenebre (cfr. Giovanni 3:19-20). 
Dunque, la parola “notte” (cfr. Giovanni 3:2; 9:4; 11:10; 13:30) è usata metaforicamente per l'oscurità morale e spirituale, o, se si riferisce alle ore notturne, porta lo stesso simbolismo morale e spirituale. 

Nicodemo si avvicinò a Gesù di notte, ma la sua ‘notte’ era più nera di quanto egli potesse immaginare.

Tuttavia, Nicodemo ha fatto una scelta giusta: è entrato nella luce per capire, per essere benedetto dall’insegnamento di Gesù. 

John McHugh scrive: “Nicodemo non cerca la copertura delle tenebre, ma le benedizioni della notte, e l'evangelista intende qui presentarlo come se venisse alla vera luce che illumina chiunque venga al mondo (Giovanni 1:9; 3:21)”.

Quindi la venuta di Nicodemo a Gesù di notte simboleggia un approccio alla luce del mondo dalle tenebre del peccato e del giudizio.

Oppure, un’altra interpretazione è: Nicodemo è andato di notte per conversare con Gesù senza essere disturbato, o interrotto dalla gente, infatti Gesù era spesso circondato da moltissime persone.

Può darsi che Nicodemo sia andato da Gesù di notte perché voleva un tempo assolutamente privato e completamente indisturbato con Gesù.

Studiosi hanno osservato che la notte è spesso citato nei Salmi come un tempo per lo studio della Scrittura, e ci sono indicazioni che i rabbini Giudei studiavano insieme di notte le Sacre Scritture; dicevano che il momento migliore per studiare la legge era di notte perché non potevano essere così disturbati. 

Oppure Nicodemo è andato di notte perché Gesù era troppo occupato durante il giorno.

Vediamo:
A) Il partito religioso di Nicodemo
Al v.1 è scritto: “C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo”. 

Nicodemo era un membro di un importante partito religioso e politico Ebraico al tempo di Gesù e degli apostoli, era uno dei farisei (pharisaíos).

I farisei erano aderenti severi, tradizionali e zelanti alle leggi dell'Antico Testamento e a numerose tradizioni aggiuntive.

I farisei erano attivi fin dal 150 a.C. ed esistettero fino a quando furono incorporati nel movimento rabbinico intorno al 135 d.C.

I farisei si distinguevano per lo zelo che avevano per le tradizioni degli anziani, tradizioni che insegnavano; credevano che queste tradizioni derivassero dalla stessa fonte della Parola scritta stessa, sostenendo che entrambi erano stati consegnati a Mosè sul monte Sinai (Matteo 15:1–6; Marco 7:3–5), quindi sostenevano che la tradizione orale fosse altrettanto ispirata e autorevole della legge scritta, la Torah.

I farisei insegnavano le tradizioni orali per mantenere l'identità e la purezza religiosa.

Queste tradizioni servivano per essere una barriera protettiva intorno alla legge di Mosè, la Torah, per prevenire possibili violazioni. 
I farisei avevano un sistema minuzioso ed esigente di regole per ogni attività umana che pesava sulle spalle della gente!

Avevano dato 613 regole (248 positive e 365 negative) per impedire interpretazioni arbitrarie e per non fare trasgredire la legge, quindi queste regole erano una specie di recinto attorno alla legge, dei comandi aggiuntivi per assicurarsi che non violassero erroneamente gli originali.

Per esempio un sarto non doveva mettere l’ago nei suoi vestiti il venerdì nel timore che portandolo con sé, poteva trasgredire il riposo del sabato.

I farisei erano noti per la loro stretta osservanza letterale della legge, per la loro vita austera e, come dicevo prima, per la loro ossessione per la tradizione orale. 

L'origine della parola "fariseo" deriva da una parola ebraica (pārash), che significa "separare", "dividere", o "distinguere". 

I farisei si tenevano separati sia socialmente che teologicamente dagli aristocratici simpatizzanti dell'ellenismo e dalla gente comune non istruita (Giovanni 7:49), dai gentili e dalle loro pratiche pagane. 

La spiegazione più probabile della nascita del loro nome è perché si separavano dalla grande massa degli Ebrei che non vivevano secondo la loro concezione religiosa. 

I farisei consideravano se stessi come quelli che tenevano in vita la vera adorazione del Signore.

Al tempo di Gesù, i farisei si consideravano molto più santi della gente comune (Luca 18:11-12). 
Indossavano indumenti speciali per distinguersi dagli altri (cfr. per esempio Matteo 23:5).
Gesù denunciò spesse volte i farisei per la loro ipocrisia come vediamo in questo caso (cfr. Matteo 23:13-36; Luca 16:14).
 
I farisei erano i principali oppositori di Gesù, e una delle principali aree di conflitto tra Gesù e i farisei riguardava la tradizione orale (Matteo 15:1-20; Marco 7:8-13; Luca 11:38-42). 

Gesù condannò il fatto che seguissero la tradizione degli uomini, perché li faceva trascurare lo spirito della legge e ignorare il bisogno di santità interiore.

Gesù li accusava di essere come sepolcri imbiancati, che appaiono belli all'esterno, ma sono pieni di ossa di uomini morti e di ogni impurità all'interno (Matteo 23:27). 

Gesù ha denunciato questa pietà esteriore citando Isaia 29:13: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me" (Marco 7:6).
Allo stesso modo i farisei condannarono Gesù per essersi mescolato con i peccatori (Matteo 9:11; Marco 2:16), per non essersi lavato le mani prima di mangiare (Marco 7:1-5; Luca 11: 37,38) e per aver permesso ai Suoi discepoli di violare il “sabato” (Marco 2:23-24). 

Ma Nicodemo era aperto a Gesù, mostrò interesse sincero per l'insegnamento di Gesù e sul significato della sua missione ed è molto probabile che divenne un discepolo di Gesù.

L’atteggiamento di Nicodemo nei riguardi di Gesù, dimostra che non tutti i farisei erano ostili verso Gesù, non tutti lo rifiutavano, ma vi erano membri moderati, cauti e concilianti nel loro approccio a Gesù (cfr. Giovanni 12:42; Atti 5:34-39).

Nel v.1, nel greco troviamo la congiunzione “de” che può essere intesa come “ora” per indicare il cambiamento di un tema.

Oppure “de” potrebbe essere usato come “e” per indicare la continuità del tema precedente con il senso che Nicodemo era uno di quelli che avevano creduto ai segni miracolosi di Gesù (vv.23-25).

Oppure “de” potrebbe essere un contrasto “ma”, in questo senso, Nicodemo era un'eccezione di coloro che credevano in Gesù, ma che non si fidava di loro perché non erano sinceri, Nicodemo invece era diverso, era un uomo sincero.

In secondo luogo Giovanni ci dice:
B) La posizione sociale di Nicodemo
Nicodemo era un capo, un dirigente, un funzionario che faceva parte del potere.
Sempre nel v.1 leggiamo: “Uno dei capi dei Giudei”. 

“Nicodemo” era un nome comune tra i Giudei e i Gentili.
Il nome (Nikódēmos) significa “vincitore tra la gente”, o “conquistatore del popolo”. 

Nicodemo, era uno dei capi (archōn) dei Giudei, un membro del Sinedrio (Giovanni 11:47).

Il Sinedrio era composto da settanta uomini, la maggior parte dei quali erano del gruppo dei sadducei, ma alcuni erano farisei, con influenti famiglie sacerdotali, anziani (capi di famiglia e tribali), scribi (esperti di legge) e tutti gli ex sommi sacerdoti che erano ancora vivi.

Il Sinedrio aveva sede a Gerusalemme, ed era il più alto organo direttivo Giudaico per gli affari civili, spirituali, politici e legali del popolo.

Andreas Köstenberger scrive: ”Quando la Giudea divenne una provincia Romana nel 6 d.C., il Sinedrio divenne ancora più autonomo nel trattare le questioni interne Giudaiche. Man mano che il Vangelo di Giovanni progredisce, il Sinedrio risulta essere la forza trainante del complotto contro Gesù”.
Dunque, Nicodemo non era solo un semplice leader della comunità, ma come uno dei rispettati dei settanta, ne condivideva l'autorità politica, giuridica, giudiziaria e religiosa, che insieme al sommo sacerdote componevano il Sinedrio (Giovanni 11:47).

Il nome “Nicodemo”, nella Bibbia, lo troviamo solo nel Vangelo di Giovanni.

Nicodemo mostrò coraggio, prese posizione per Gesù quando i capi dei sacerdoti e i farisei cercarono di far arrestare Gesù (Giovanni 7:32,45–52). 
Nicodemo lo difese, sostenendo che la legge richiedeva loro di dare a Gesù un giusto ascolto, quindi che doveva ricevere un processo giusto secondo la legge Ebraica (Giovanni 7:51); sarà accusato, in risposta, di essersi unito ai seguaci Galilei di Gesù (Giovanni 7:52). 

Poi Nicodemo appare per l'ultima volta dopo la morte di Gesù, aiutò Giuseppe di Arimatea alla sepoltura di Gesù portando una grande quantità, 100 libbre, circa 30 chili di mirra e aloe per ungere il corpo di Gesù prima della sepoltura (Giovanni 19:38–42), e questo era abbastanza per seppellire un re in modo maestoso, e Gesù lo era (cfr. per esempio Matteo 1:1-17; Giovanni 1:49).

La menzione di una quantità così grande non è né un errore né un'esagerazione; infatti ci furono cinquecento servi che parteciparono e portarono spezie al corteo funebre di Erode il Grande.

Oltre a indicare che Nicodemo era ricco, questo potrebbe essere un segno di coraggio, di rispetto, di stima e di fede verso Gesù, probabilmente, lo ha riconosciuto il Re dei Giudei!

Quindi la fede di Nicodemo potrebbe essere la fede di un discepolo che crebbe lentamente, una fede progressiva, ma non tutti sono d’accordo con questa interpretazione perché non è scritto che lui ha creduto. 

Ma ciò che Nicodemo ha fatto è notevole se pensiamo che chi si schierava con Gesù era espulso dalla sinagoga (Giovanni 12:42) e se pensiamo anche che tutti i Suoi discepoli lo abbandonarono!

Infine, nella descrizione che fa Giovanni in questo capitolo, troviamo:
C) La professione di Nicodemo (v.10) 
Nel v.10 leggiamo: “Tu sei maestro d’Israele”.

La parola tradotta "maestro" (didaskalos) qui significa “insegnante”, quindi, Nicodemo era un insegnante di professione. 

Nicodemo era un insegnante riconosciuto, molto stimato e ben noto, un'autorità religiosa stabilita, era “l'insegnante per eccellenza”, preminente, un uomo di grande prestigio e reputazione, un oratore illustre che poteva attirare le folle.
Questo si deduce che nel greco l'articolo determinativo "il" (ho) è presente prima della parola tradotta "maestro" letteralmente la frase è: “Tu sei il maestro d’Israele”.

Dunque Nicodemo non era una persona qualsiasi, ma uno studioso della Sacre Scritture: il maestro d’Israele!

È notevole che questo insegnante ebreo di una certa età (Giovanni 3:4) molto rispettato onorerebbe il giovane Gesù come rabbino (circa trent'anni), specialmente perché Gesù era noto per la mancanza di una formazione rabbinica formale (Giovanni 7:15). 

Nicodemo era un insegnante religioso, ma in quest'area più importante della vita, aveva bisogno di essere istruito da Gesù Cristo quella notte!

Nicodemo sedeva ai piedi del più grande di tutti gli insegnanti: Gesù Cristo!

Nicodemo era ricco, era molto istruito, era interessato alle questioni spirituali, aveva una solida conoscenza dell'Antico Testamento—ma sapeva che mancava qualcosa nella sua vita.

Era un insegnante che veniva a farsi insegnare, quindi vediamo la sua umiltà che anche noi dovremmo avere. 

Giovanni riporta una:
II DICHIARAZIONE DI NICODEMO (vv.2-3) 
A) Nicodemo reputa Gesù “Rabbì” (v.2)
La parola greca per “rabbì” (rhabbí) è presa in prestito da una parola Aramaica (rabbî), indica un insegnante e studioso Ebreo riconosciuto per la competenza nell'interpretazione delle Sacre Scritture Ebraiche.
I rabbini erano studiosi, o dotti che occupavano una posizione elevata.
“Rabbì” era un titolo onorifico e rispettoso per un insegnante delle Sacre Scritture Ebraiche (cfr. Matteo 23:7-8; 26:25,49; Marco 9:5; 11:21; 14:45; Giovanni 1:38,49; 3:2,26; 4:31; 6:25; 9:2; 11:8). 

Quindi, Nicodemo salutò Gesù con un titolo di rispetto, come un suo pari, anche se Gesù sarebbe stato popolarmente riconosciuto da altri membri del Sinedrio come uno degli “ignoranti”, cioè i lavoratori della terra. 
Tuttavia, era Nicodemo che dimostrerà la sua ignoranza (Giovanni 3:10).

Poiché Gesù era un falegname (Marco 6:3), ci si aspettava che non potesse dedicare il suo tempo allo studio minuzioso della legge e delle tradizioni degli anziani (cfr. Giovanni 7:15; Atti 4:13). 
Quindi Gesù per Nicodemo era una sorpresa visto che non aveva fatto nessuna scuola teologica rabbinica.

B) Nicodemo riconosce Gesù un “dottore venuto da Dio” (v.3)
Nel v.3 leggiamo:”Noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio”.
“Sappiamo” (oidamen – perfetto attivo indicativo - plurale) significa conoscere, essere consapevole di un fatto o di una specifica informazione, o essere convinti (cfr. Giovanni 2:23).

“Sappiamo” è plurale e secondo alcuni studiosi si riferisce a Nicodemo e ad altri che credevano che Gesù era un dottore (didaskalos- è in enfasi), cioè un insegnante, un maestro (cfr. per esempio Matteo 8:19; 10:24-25; Atti 13:1; 1 Corinzi 12:28-29; Efesini 4:11; Giacomo 3:1) venuto da Dio.
 
Oltre ad altri farisei, potrebbero esserci stati anche altri membri del Sinedrio che erano d'accordo con Nicodemo.

Oppure potrebbero essere discepoli di Nicodemo che erano andati con lui da Gesù quella notte, e ha parlato per tutti loro, ma il testo non lo dice.

Oppure Nicodemo parlava di altri rabbini che erano d’accordo con lui. 

Oppure Nicodemo si riferisce semplicemente ad altre persone che la pensano allo stesso modo suo, come descritto in Giovanni 2:23, persone che hanno creduto in Gesù perché hanno visto i segni miracolosi.

Altri studiosi dicono che “sappiamo” è un uso editoriale, e si riferisce solo a Nicodemo. 

Secondo alcuni studiosi Nicodemo ha usato il plurale intenzionalmente, ha evitato il singolare perché così era meno impegnativo di “io so”, in questo modo si riparava dietro ad altri.

“Venuto da Dio” è in enfasi e indica che Nicodemo credeva che Gesù provenisse da Dio, o che aveva l'autorizzazione divina per la Sua opera, quindi che è stato commissionato e inviato da Dio, e non operava di Sua spontanea volontà, ma sotto la guida di Dio.

Certamente, allora Nicodemo è più aperto di altri farisei che dichiareranno categoricamente: "Quest'uomo non è da Dio" (Giovanni 9:16).

Ma anche se Nicodemo stimava Gesù, lo riteneva un inviato di Dio speciale, però non lo riconosceva come un profeta come lo era stato Mosè, o Geremia (Esodo 3:12; Geremia 1:19).

Anche se per lui, Gesù non era un insegnante ordinario, però non riconosce la Sua pre-esistenza, o divinità che è l’Unigenito (Giovanni 1:1-18), e che quindi viene direttamente dal cielo (Giovanni 3:13,16; 6:33,38,42,63), ma solo un insegnante che faceva miracoli. 

Quindi come dice Carson: “A un certo livello questa valutazione di Gesù deve essere giudicata deludente. Nicodemo non suggerisce che Gesù sia un profeta, ancor meno il profeta, o il Messia, ma semplicemente un insegnante potentemente dotato della potenza di Dio”. 

Gesù è molto più di un insegnante!

Anche oggi, per molte persone, Gesù rimane solo un insegnante, o un socialista, o una figura carismatica, ma se non si crede che è il Figlio di Dio, il Salvatore e il Signore, viene a mancare il riconoscimento più importante!

Chi è per te Gesù?

C) Nicodemo dice la ragione della dichiarazione (v.3)
Sempre al v.3 è scritto:“Perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui”. 

“Questi segni” come anche il pronome “tu” sono in enfasi.

La ragione della dichiarazione di Nicodemo si trova nelle:
(1) Azioni soprannaturali di Gesù
Il motivo per cui Nicodemo riconosceva Gesù come un “dottore venuto da Dio” erano i segni miracolosi (sēmeia -plurale) che faceva.

“Può” (dynatai -presente medio indicativo) indica che Nicodemo riconosce le azioni soprannaturali di Gesù; i segni erano reali.
Gesù è in grado, è capace, ha la potenza di fare miracoli.

Ma nel vangelo di Giovanni fino a questo capitolo è stato riportato solo un miracolo di Gesù, quello delle Nozze di Cana” e questo ci fa capire che Gesù aveva fatto altri miracoli (cfr. Giovanni 2:23) non riportati da Giovanni fino a quel momento; Giovanni ne ha riportato solo alcuni (Giovanni 20:30; 21:24-25).

“Segno” (sēmeion) ricorre diverse volte nel vangelo di Giovanni, è uno dei temi importanti (Giovanni 2:11,18,23; 3:2; 4:48,54; 6:2,11,26,30; 7:31; 9:16; 10:41; 11:47; 12:18, 37; 20:30); in particolare vengono sottolineati dagli studiosi sei segni (Giovanni 2:1-11; 4:46–54; 5:1–15; 6:1–15; 9:1–41; 11:1–57).

Il segno è un invito alla riflessione ricorrente di Gesù affinché le persone riconoscano la testimonianza data dalle Sue opere potenti (per esempio Giovanni 5:36; 6:26-32; 9:39-41;14: 8-11). 

“Segno miracoloso” (sēmeion) consiste in un prodigio, o miracolo, un evento insolito, soprannaturale, un evento contrario al normale corso della natura.

La ragione della dichiarazione di Nicodemo si trova nelle:
(2) Azioni abituali
“Tu fai” (presente attivo infinito) indica la continua attività di Gesù nel compiere opere potenti.

Il tempo presente indica un'azione abituale, ma può anche includere i miracoli già fatti e quelli che potrebbe fare in futuro.

La ragione della dichiarazione di Nicodemo si trova nelle:
(3) Azioni indiziali
“Se Dio non è con lui”.

“Con” (met’) indica "in compagnia di”, “insieme con", “stare vicino”.
Gesù aveva una relazione molto stretta con Dio e quindi per questo motivo faceva i miracoli. 

"Se Dio non è con lui" esprime un concetto usato da Gesù stesso (Giovanni 8:29; 16:32) e spesso trovato nell’Antico Testamento (cfr. per esempio Genesi 21:20; 26:24; 28:15; 31:3; Deuteronomio 31: 23; Giosuè 1:5; Geremia 1:19).

Nicodemo credeva che i miracoli Gesù li faceva perché Dio era con Lui, cioè Dio era presente nella vita di Gesù e lo potenziava!

Così i segni miracolosi mostrano che Gesù è all’opera per la potenza di Dio che era con Lui.

Gli Ebrei credevano comunemente che i miracoli provassero la presenza di Dio con l'operatore dei miracoli. 

I miracoli sono la prova della presenza e dell'aiuto di Dio (Esodo 4:1-9), dimostrano il favore e l'assistenza di Dio.

I segni miracolosi allora, non erano fini a se stessi, ma che Gesù veniva da Dio! (cfr. per esempio Giovanni 5:36; Atti 2:22).

I miracoli accreditano la persona come messaggero mandato da Dio e autenticano il messaggio come proveniente da Dio (cfr. Atti 8:6-8; 9:35,42; Ebrei 2:4).

In questo senso i miracoli servivano per identificare i messaggeri di Dio e servivano per richiamare l’attenzione dei presenti affinché prestassero ascolto e credessero in Cristo (cfr. Giovanni 2:11,23; 3:2; 4:53–54; 6:2,14; 7:31; 9:16; 11:48; 12:11; 20:30–31).  

Le opere di Gesù erano segni che indicavano la realtà di chi era Gesù e che aveva una relazione intima, unica e speciale con Dio Padre, una completa unità: Gesù era nel Padre e il Padre era in Gesù (cfr. Giovanni 5:20; 9,3–4; 10,25; 14:10-11); erano segnali non verbali di chi era Gesù, ed era più di un semplice inviato di Dio! Gesù era il Figlio di Dio! (per esempio Matteo 16:16).

Più avanti, in questo vangelo, vediamo che i miracoli indicavano la provenienza divina di Gesù, non solo che era il profeta come Mosè che veniva da Dio (Giovanni 6:14; 7:40; cfr. Deuteronomio 18:15-19), ma anche il Messia mandato da Dio (Giovanni 7:31; 20:30-31).

Nessun semplice inviato si riferirebbe a Colui che lo ha mandato come suo Padre, nessuno affermerebbe come Gesù, che chi ha visto Lui ha visto il Padre, e nessuno affermerebbe la reciproca comunione unica tra Lui e Colui che lo ha mandato, o che fa le opere del Padre (cfr. Giovanni 5:17-26; 14:10-11).

Nicodemo riconosceva che Gesù era un insegnante che veniva da Dio, come dimostravano i suoi miracoli, ma questo non significa che avesse una fede salvifica, come gli dirà più avanti Gesù: doveva nascere di nuovo!

Dunque possiamo credere tante cose riguardo a Gesù, ma è importante anche nascere di nuovo!

CONCLUSIONE
C’è una frase tratta dalla canzone “Il lato migliore”, pubblicata per la prima volta nell'album “Bellissima noia” del 2016 di Nicolò Carnesi:
“Ho cercato le risposte
ho trovato altre domande
non ho ancora la patente
di vivere serenamente”.

Dove noi possiamo trovare le risposte alle nostre domande esistenziali e trovare serenità?
Evidentemente in Gesù!

Nicodemo c’insegna che la sua fede in Gesù crebbe progressivamente.
La progressione che vediamo in Nicodemo mostra che alcune persone possono avere un incontro iniziale confuso con il messaggio di Gesù, man mano che vanno avanti poi trovano le risposte alle loro domande.

Nicodemo stava cercando e credeva che Gesù avesse delle risposte, era un insegnante colto, ma andò da Gesù per essere ammaestrato. 

Non importa quanto siamo intelligenti e ben istruiti, dobbiamo andare con da Gesù con una mente e un cuore aperti per imparare da Lui. 

Una persona che cerca come Nicodemo Gesù e i Suoi insegnamenti deve avere ameno queste caratteristiche:
1) Avere umiltà ammettendo di avere personalmente bisogno di Gesù e cercarlo.

2) Perseveranza nel superare gli ostacoli che possono impedirgli di cercare, trovare e seguire Gesù.

3) Disponibilità e obbedienza a sottomettersi alla signoria di Gesù accettando tutto il Suo insegnamento.
Se avete intenzione di imparare da Gesù, dovete andare da Lui con una mente aperta e uno spirito ammaestrabile.

Il giornalista Gigi Marzullo dice: “Si faccia una domanda e si dia una risposta”.

La domanda che devi porti è: “Com’è la mia relazione con Gesù?”
Datti una risposta!
La nostra relazione con Gesù dovrebbe essere di umiltà, perseveranza e sottomissione!
Tu hai queste caratteristiche?

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