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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Malachia 1:6: Il responsabile della disapprovazione ai sacerdoti

 Malachia 1:6: Il responsabile della disapprovazione ai sacerdoti
Malachia 1:6 dice: “Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov'è l'onore che m'è dovuto? Se sono padrone, dov'è il timore che mi è dovuto? Il SIGNORE degli eserciti parla a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome! Ma voi dite: ‘In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome?’”

Questo versetto ci parla della disapprovazione del Signore degli eserciti ai sacerdoti d’Israele nel periodo di Malachia.

In questo versetto vediamo un’incoerenza molto comune e sempre attuale tra professione di fede e pratica, tra conoscenza e servizio per il Signore. 

Dopo aver parlato alla nazione nel suo insieme riguardo l’amore del Signore, cioè della sua elezione, il profeta ora si rivolge con franchezza ai sacerdoti d’Israele riguardo il loro ministero superficiale e infedele.

Il Signore aveva amato Giacobbe, il popolo d’Israele, li aveva fatti Suoi figli, ma sia i sacerdoti che il popolo non rispondevano con lo stesso amore, era ingrati!
Eugene Merril scrive a riguardo: “Sembra il massimo dell'ingratitudine per uno che è stato fatto figlio sulla base di nient'altro che la grazia, non rispondere con rispetto e obbedienza”.

Questi sacerdoti accettavano dalle persone e offrivano in sacrificio al Signore, animali con difetti che evidentemente il Signore non gradiva (Malachia 1:7-10), perché dovevano essere animali perfetti secondo le Sue disposizioni che aveva dato a Mosè molti anni prima (Levitico 1:3,10; 22:18–25; Deuteronomio 15:21).

1 Cronache 16:28-29: L’approvazione della gloria di Dio

 1 Cronache 16:28-29: L’approvazione della gloria di Dio
Stiamo ancora in questo meraviglioso capitolo di 1 Cronache riguardo la gloria di Dio.
Questo canto di lode di Davide si conclude con una preghiera affinché Dio liberi il Suo popolo dall'esilio e lo riporti nella sua terra, dove ancora una volta lo loderanno.
In questa predicazione vediamo un’altra reazione, o azione in relazione alla gloria di Dio.
Stiamo ancora parlando della nostra reazione alla gloria di Dio.
Nei vv.28-29 leggiamo: “Date al SIGNORE, o famiglie dei popoli, date al SIGNORE gloria e forza. Date al SIGNORE la gloria dovuta al suo nome, portategli offerte e venite in sua presenza. Prostratevi davanti al SIGNORE vestiti di sacri ornamenti” (Deuteronomio 32:3; Salmo 29:1-2; 96:7-9).
Prima di tutto vediamo in questi versetti:
I L’IMPERATIVO
Per tre volte troviamo il comandamento “date” (hābû - qal imperativo attivo).
“Dare” in Ebraico significa “accreditare”, “attribuire”, cioè dire parole di eccellenza, o grandezza su una persona, quindi lodare. 
C.H. Spurgeon disse: “Guardate gli uccelli della terra: ci fanno vergognare! Care piccole creature, se le osservate quando cantano, a volte vi chiederete come possa uscire tanto suono da corpi così piccoli. Come si buttano con tutto se stessi nella musica e sembrano sciogliersi nel canto! Come l'ala vibra, la gola pulsa e ogni parte del corpo si rallegra di assistere allo sforzo! Questo è il modo in cui dovremmo lodare Dio”.
Dovremmo lodare Dio con tutto noi stessi!
Questo imperativo dunque, qui è usato in senso cultuale, cioè per attribuire gloria e forza al Signore. 
Questo non è un optional, ma un comando che non dobbiamo trascurare!
In tutta la Bibbia vediamo, come ci ricorda Dorothy Kerin che: “L'obbedienza è la chiave che apre la porta a ogni profonda esperienza spirituale”.

1 Cronache 16:24-25: Raccontate la gloria di Dio a tutti!

 1 Cronache 16:24-25: Raccontate la gloria di Dio a tutti! 
Stiamo parlando delle nostre azioni in relazione alla gloria di Dio.
L’ultima volta ci siamo lasciati di non gloriarci di noi stessi, ma di gloriarci del nome santo di Dio, cioè di essere orgogliosi, di vantarci, e quindi non vergognarci di Lui in mezzo a questa società!
Parlando di apatia e insensibilità spirituale riferendosi a Giovanni 3:17 che dice: “Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”, Tozer affermava: “L'avvincente messaggio di Giovanni 3:17 è più di una dichiarazione dell'intenzione di Dio nei confronti del genere umano, perché in realtà costituisce un ‘annuncio straordinario’... Perché c'è un'indifferenza vuota e un'incredibile apatia nei confronti di un annuncio così straordinario delle migliori intenzioni di Dio nei nostri confronti? Sui nostri occhi sembra essere caduta una strana penombra. Nelle nostre orecchie sembra essere caduta una strana ottusità. Nelle nostre menti c'è un torpore e nei nostri cuori, temo, una grande insensibilità. È una meraviglia, e una terribile responsabilità, che noi abbiamo questo messaggio del cuore di Dio in nostro possesso e che siamo così poco agitati al riguardo! Alcuni pensano che siamo persone spirituali e che apparteniamo a chiese spirituali. In tutta franchezza, penso che molti cambierebbero idea se sapessero quanta poca risposta c'è, quanta poca sensibilità allo Spirito, quanta poca urgenza del cuore nelle questioni spirituali....Credo che i nostri atteggiamenti debbano essere un grande dolore per Dio stesso, mentre Egli cerca di muoverci alla lode, alla gioia e alla devozione”.
Noi pensiamo che l’apatia spirituale sia solo nel mondo senza Dio, ma la Bibbia ci dice, come anche vediamo oggi nelle nostre chiese cristiane, che c’è anche un’apatia, un torpore spirituale anche in certi credenti! 
Un’apatia che si vede nel proclamare la grandezza di Dio!
Ma se un vero cristiano è consapevole, crede, ammira e ama Dio, non sarà apatico nel proclamarlo agli altri!

1 Cronache 16:10: Gloriatevi nel santo nome del Signore!

 1 Cronache 16:10: Gloriatevi nel santo nome del Signore!
Un passo parallelo di 1 Cronache 16:10 è il Salmo 105:3 dove troviamo scritto: “Esultate per il suo santo nome; gioisca il cuore di quanti cercano il SIGNORE!”
In questo contesto siamo al tempo di Davide, e ancora una volta vi è uno stretto legame tra l'arca e la gloria di Dio (cfr. per esempio Esodo 25:8; 29:44–46; 1 Samuele 4:21-22; Salmo 26:8).
Al re Davide non fu permesso di costruire il tempio, ma fu responsabile di portare l'arca a Gerusalemme con una grande festa e di collocarla lì in una tenda sacra dove offrirono a Dio olocausti e sacrifici di riconoscenza, e dove distribuì da mangiare ai presenti (1 Cronache 15:25–16:3).
Davide stabilì per la prima volta, davanti all’arca del Signore, alcuni dei Leviti per fare il servizio sacerdotale e per invocare, celebrare e lodare il Signore.
Per l’occasione, Davide compose un canto, o salmo che esalta la gloria di Dio con note esortative ai responsabili dell’arca, i sacerdoti, a lodare il Signore. (vv.8-36).
Questo versetto fa parte di questo canto.
Nel v.10 vediamo un’azione che noi dobbiamo fare riguardo al Signore, riguardo la sua gloria.
Asaf e i suoi fratelli leviti sono esortati a gloriarsi del santo nome del Signore, quindi vediamo:
I IL COMANDO
L’imperativo “gloriatevi” (hithallû – hitpael imperativo medio) indica un’azione intensiva che dobbiamo fare.
Sta dicendo che quest’azione deve avere un ritmo, una densità e una frequenza alta.
“Gloriatevi” è vantarsi! Mettersi in mostra, quindi elogiarsi, lodarsi, esprimere parole di eccellenza (cfr. per esempio Salmo 34:2; 52:1; 63:11; 64:10; 105:3; 106:5; Proverbi 31:30; Isaia 41:16; 45:25).
La stessa parola nella Bibbia è usata per esempio per un uomo che si vanta del suo coraggio, o della sua tranquillità (1 Re 20:11), o della sua generosità (Proverbi 25:14). 
Troviamo il ricco che si gloria delle sue ricchezze nelle quali confida (Salmo 49:6); il tiranno della sua malvagità (Salmo 52:3); Ammon si vanta delle sue valli fertili (Geremia 49:4). 
Secondo Geremia 9:23, nessuno deve vantarsi della propria saggezza, della propria potenza, o delle proprie ricchezze; l'unico motivo di vanto giustificato è la conoscenza del Signore. 
Anche oggi molti si vantano in loro stessi, forse lo abbiamo fatto anche noi e speriamo che non lo faremo più, o mai.

1 Corinzi 10:31: Fate tutto alla gloria di Dio!

 1 Corinzi 10:31: Fate tutto alla gloria di Dio!
Il v.31 dice: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio”.
“Fate tutto alla gloria di Dio” significa glorificarlo!
“Glorificare Dio” è lo scopo della tua esistenza se sei un vero, o una vera credente!
Bryan Chapell scrive: “Siamo destinati a glorificare colui che condivide con noi la sua gloria. La gloria ci viene attraverso la generosità di Gesù (Giovanni 17:22), e la gloria ritorna a lui attraverso la fedeltà dei suoi discepoli (Giovanni 17:10). Troviamo la nostra più grande realizzazione, il nostro scopo più alto e la nostra più vera umanità nel vivere per e come Cristo. Nessun ambito della vita è escluso”. 
Il vero cristiano ha sperimentato la gloria di Dio nella propria vita, questa gloria in certo senso ritorna a Dio con la nostra fedeltà a Lui!
In questa predicazione vediamo due aspetti: lo scopo di Dio e lo scopo del cristiano.
Prima di tutto vediamo che:
I LO SCOPO DI DIO
Nulla è insignificante per Dio riguardo il nostro pensare, sentire e fare! 
Ma Dio è attento anche alle nostre motivazioni e desideri! 
Cominciamo a vedere:
A) Il significato della parola “gloria”
In questo versetto, gloria (doxa) è lo stato di alto onore dovuto, o reso a qualcuno, in questo caso a Dio.
Si riferisce all’importanza, alla posizione sociale ragguardevole, al prestigio e alla reputazione (cfr. per esempio Luca 14:10 Giovanni 5:41, 44; 7:18; 8:50, 54; 11:4; Romani 3:7; 15:7; 2 Corinzi 6:8; Filippesi 1:11; 1 Tessalonicesi 2:6).

Salmo 63:2-4: Il desiderio prioritario di Davide per Dio

 Salmo 63:2-4: Il desiderio prioritario di Davide per Dio
Il re Davide (v.11) si trova nel deserto in fuga dal figlio Absalom, quando si ribellò al padre per detronizzarlo (2 Samuele 15:23, 28; 16:2,14; 17:16).
Il desiderio suscitato da questo luogo desolato, è un desiderio molto più profondo, è un desiderio ardente e prioritario per Dio!
Davide desidera la comunione con il Signore come uno che ha sete d'acqua dopo giorni nel deserto; ha un desiderio forte come una terra arida senz’acqua!
Nei vv.2-4 vediamo l’intenzione e l’implicazione del desiderio prioritario di Davide.
Partiamo con il considerare:
I L’INTENZIONE DEL DESIDERIO DI DAVIDE PER DIO (v.2)
Questa è:
A) La conclusione (v.2) 
La conclusione del suo desiderio ardente e prioritario per Dio.
Con una forte enfasi, Davide al v.2 dice: “Così ti ho contemplato nel santuario”. 
Il modo in cui Davide gestiva la sua pressione, era di contemplare Dio nel santuario.
Altri passi dei salmi parlano di “contemplare” la faccia, o le opere di Dio oltre a questo versetto (Salmo 11:7; 17:15; 27:4; 46:8).
“Così” (kēn – avverbio) indica la logica conclusione (cfr. per esempio Salmo 16:9; 18:49; 25:8; Isaia 5:13; Geremia 14:10), o conseguenza, o logico risultato, o effetto successivo logico (cfr. per esempio Numeri 18:24) del fatto che aveva sete di Dio e allora lo ha contemplato per soddisfare questa sete.
Quando hai sete di Dio contemplalo! 

Salmo 63:1 Il desiderio ardente di Davide per Dio

 Salmo 63:1 Il desiderio ardente di Davide per Dio 
Il filosofo Cicerone (106 a.C - 43 a.C.) disse: “I desideri debbono obbedire alla ragione”.
Non tutti saranno d’accordo con il filosofo, ma certamente, molti anni prima, il re Davide, come vediamo in questo salmo, il desiderio che aveva di Dio era legato alla ragione.
La Bibbia ci parla di desideri buoni e di desideri cattivi, evidentemente questo versetto ci parla del desiderio buono per eccellenza: il desiderio di Dio!
Alcuni studiosi pensano che questo salmo era usato come inno mattutino dei primi cristiani, o come inno mattutino per introdurre il canto dei salmi nel servizio domenicale.
Questo salmo era anche l'inno preferito di uno dei più grandi predicatori dei primi secoli, Giovanni Crisostomo, l'oratore, o predicatore "dalla bocca d'oro", come era generalmente conosciuto. 
Anche Teodoro Beza, un leader della Riforma protestante, quando non riusciva a dormire, recitava questo salmo a se stesso, e sebbene non riuscisse a dormire, comunque era pieno di uno spirito di gioia.
Sappiamo benissimo che quando tutto va bene nella nostra vita, è facile dimenticare quanto abbiamo bisogno della presenza di Dio. 
Alcuni di noi, in questi casi, possono essere superficiali, o addirittura, trascurare completamente la loro vita devozionale, la preghiera e la meditazione della Parola di Dio, e anche la comunione fraterna. 
Poi quando arriva una crisi, siamo così scossi da risvegliare di nuovo il desiderio della comunione con Dio, quindi della vita devozionale, e freneticamente, iniziamo a cercare l'aiuto di Dio attraverso la preghiera e la Bibbia per trovare risposte, conforto, sicurezza e guida. 
Juanita Ryan scrive: “A volte ci sentiamo separati da Dio. Durante questi periodi, potremmo sentirci molto simili a quelli che provano i bambini piccoli quando vengono separati dai loro genitori: spaventati, arrabbiati. E potremmo provare un intenso desiderio che i nostri genitori tornino. 
Molte cose possono creare questo senso di separazione da Dio. Potrebbe venire come risultato di una perdita, o di una crisi nella nostra vita che ci fa sentire dimenticati, o trascurati da Dio. Potrebbe venire durante un periodo di peccato, o fallimento personale quando lottiamo con la paura che Dio possa condannarci, o rifiutarci. Potrebbe derivare dalla rimozione dalla nostra comunità di fede. Qualunque sia la ragione, un senso di separazione da Dio può generare un intenso desiderio di Dio”.
In questo versetto vediamo tre aspetti dell’ardente desiderio di Davide che aveva per Dio. 

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