Giuda 5-7: Tre esempi di giudizio di Dio.

Giuda 5-7: Tre esempi di giudizio di Dio
“Ora voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero.  Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora. Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si abbandonarono, come loro, alla fornicazione e ai vizi contro natura, sono date come esempio, portando la pena di un fuoco eterno”.
 “Ora voglio ricordare” è un’ espressione tipica epistolare, segnala il passaggio a una sezione di spiegazione.
“Ora” (de) indica un contrasto, in riferimento ai falsi insegnanti eretici e libertini (v.4). 
Giuda aggiunge qualcosa di più su questi uomini:saranno sicuramente giudicati!
Questo è quello che Giuda desidera riportare alla mente della chiesa dopo averci ragionato, infatti “voglio” (boulomai-presente medio o passivo indicativo) indica un desiderio basato sulla deliberazione, un desiderio che nasce dalla facoltà di ragionamento.

Giacomo 1:2: Come affrontare le prove: con gioia!

Giacomo 1:2: Come affrontare le prove: con gioia!
“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate”.

Avete capito bene! Con gioia! Quando arriva un evento increscioso, doloroso, inaspettato dovremmo essere contenti! Giacomo sta parlando di avere la stessa gioia (charan) che c’è in cielo per la salvezza di un peccatore (Luca 15:7); o quando Zaccheo accolse Gesù in casa (Luca 19:6); o le donne quando seppero della resurrezione di Gesù (Matteo 28:8); quando Filippo fece molte liberazioni dai demoni in Samaria, la città era gioiosa (Atti 8:6-8), l’eunuco convertito (Atti 8:39). Certo la fede non è masochista, non desideriamo subire pressioni, soffrire, ma quando, questo accade, non dovrebbe turbarci, le prove dovrebbero essere occasione di gioia genuina. La gioia non è per la prova in sé, ma in quello che produce la prova: la salute e la crescita spirituale (vv.3-4 ). 
Considerate una grande gioia deve essere:
(1) Un atteggiamento impellente nella prova.
Il tono di Giacomo è solenne e incoraggia ad agire subito, implica una priorità assoluta, quindi da fare subito, infatti è un ordine.
Il verbo “considerate” (hēgēsasthe aoristo imperativo) indica che ogni caso particolare di prova è da considerarsi un'occasione di gioia, è un imperativo, perciò quando ci saranno le prove, dobbiamo gioire! 
Una grande gioia deve essere:
(2) Un atteggiamento intenzionale nella prova.
La parola “considerate” ha il significato di tener presente (Atti 26:2; 2 Corinzi 9:5); giudicare (Atti 15:22); stimare (Filippesi 2:3; 1 Tessalonicesi 5:13; 1 Timoteo 1:12; 6:1), ritenere (Filippesi 2:25; 3:8; 1 Pietro 2:13); calcolare (Ebrei 10:29; 11:26), perciò “considerate” indica un esercizio, una funzione mentale. Quindi la gioia non è qualcosa di emotivo, o di sentimentale, è intenzionale e viene da un accurato ragionamento basato sul fatto che Dio è all’opera e guida la storia per un progetto ben preciso: il mio bene spirituale, la maturità (vv.3-4).
Una grande gioia deve essere:
(3) Un atteggiamento integrale nella prova.
“Grande” (pasan) è ogni, tutto, indica la piena e completa gioia (1 Pietro 2:18) oppure pura, genuina e intera gioia. Indica che non deve essere mescolata con altre reazioni: rancori, lamentele. Quindi la prova deve essere solo occasione di gioia!
Una grande gioia nella prova è:
(4) Un atteggiamento inconsueto nella prova.
La gioia in periodi di prova non è un atteggiamento normale, della nostra natura. La nostra tendenza è, quella di essere turbati e scoraggiati per le prove e non di certo gioire. Questa gioia non deve essere confusa con la felicità, o con il piacere che dipende dalle circostanze. Giacomo sapeva a che cosa conduce la prova ecco perché dice di gioire. Come si può reagire con gioia nelle difficoltà? Con gli eventi difficili? Nella sofferenza? Solo chi ha una relazione con Dio può gioire! Solo chi conosce Dio e si fida veramente di Lui può gioire nella prova!
Rallegratevi sempre nel Signore! (Filippesi 4:4).
     

Giacomo:1:2: La natura delle prove nella vita del cristiano.

Giacomo:1:2: La natura delle prove nella vita del cristiano.
“Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate”.

La parola “prova” (peirasmois) indica sottoporre a un test per vedere la qualità, o il valore di qualcuno o qualcosa. 
La parola nel Nuovo Testamento è usata sia in senso negativo come istigazione al peccato e sia in senso positivo come prova dimostrativa della fede.
In questo contesto si riferisce in senso positivo, Dio ci prova per mettere in luce la genuinità della fede, e quindi dell’obbedienza, delle risorse morali  (Deuteronomio 8:2; 13:1-4; Giudici 2:21-23; 3:1,4). La prova è un esame serve a vedere di che pasta è fatta la nostra fede, attraverso la prova Dio mette a nudo la natura della nostra fede. Dio ci prova anche per rafforzare la fede e insegnarci cose importanti riguardo il rapporto con Lui (Deuteronomio 8:3). La persona provata da Dio è purificata, corretta, disciplinata, esce dalla tribolazione rafforzata nella fede, perfezionata, purificata, desiderosa di camminare con il Signore (Giacomo 1:3; 1 Pietro 1:6-7; Cfr. Salmi 66:10; Proverbi 17:3; Malachia 3:3). Dio non ha promesso una vita cristiana senza problemi, o sofferenze, ma guida e controlla ogni circostanza della vita, anzi tutte le circostanze della vita sono sotto il Suo controllo per un suo piano prestabilito (Romani 8:28-29; Efesini 1:11-12). 
“Venite a trovarvi” (peripesēte) indica: 1) il carattere esterno della prova, 2) la rapidità come può avvenire e quindi caderci dentro e 3) l'incapacità, o l’impotenza di uscirne fuori con i propri mezzi. Si riferisce a cadere dentro una circostanza non proprio bella, è l’arrivo di un evento fulmineo, increscioso, doloroso, inaspettato. È una difficoltà che viene dall’esterno, qualcosa che non è cercata, un qualcosa d’inatteso, di sorpresa, dove ci si trova impreparati, una brusca circostanza nella quale ci si intoppa, qualcosa di spiacevole che ci disorienta, che sconvolge perché non te lo aspetti. Questo può portare anche a una crisi di fede, per questo Giacomo scrive queste parole, per incoraggiarli!
Le prove sono svariate (poikilois) cioè di tutti i colori, varietà di via e di forme, quindi diversità d’intensità e di enfasi. 
Non ci lasciamo cogliere di sorpresa le prove ci saranno e possono essere in diversi campi, con forme diverse, intensità ed enfasi diverse, ma quando incapperemo in una situazione difficile, che non vediamo via di uscita dobbiamo gioire ricordandoci:
(1) Dio ha tutto sottocontrollo e guida anche i dettagli della nostra vita, perciò la tua prova è nelle sue mani e ha uno scopo: renderti più maturo, sempre più assomigliante a Cristo! (Romani 8:28-29).
(2) Le prove di Dio sono svariate, ma lo è anche la Sua grazia dice 1 Pietro 4:10. 
(3) La prova non è per sempre.
Giacomo dice: “quando venite a trovarvi”, quindi non è sempre e Pietro dice per breve tempo (1 Pietro 1:6). 
(4) Non sarai schiacciato dalle prove.
(1 Corinzi 10:13; 2 Pietro 2:9; Apocalisse 3:10).
Dio con le prove ci dà la forza per sopportarle e una via di uscita per superarle.

Ebrei 1:3: Gesù sostiene tutte le cose.

Ebrei 1:3: Gesù sostiene tutte le cose.
"Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi".

Questo versetto si riferisce a Gesù, il Figlio di Dio, si riferisce al governo provvidenziale di Gesù del mondo. La parola “sostiene” è dinamica, non è statica e passiva, non indica solo supporto, ma include anche il concetto di movimento, progresso, verso un fine, uno scopo. 
Questo lo vediamo, sia dal verbo nel greco (sostiene- pherōn- presente attivo participio) che indica continua e ripetuta azione e anche dal significato della parola. La parola greca, infatti, “sostenere” (phérō) è usata comunemente nel Nuovo Testamento per portare qualche cosa da un luogo a un altro, come quando è stato portato un uomo paralizzato su un letto a Gesù (Luca 5:18), o quando Gesù, dopo aver fatto il miracolo dell’acqua in vino disse ai servitori di portarlo al maestro di tavola (Giovanni 2:8). 
Perciò “sostiene” non vuol dire semplicemente sostenere, ma ha anche il senso “di controllo attivo e decisivo nel preservarlo……”.Gesù continuamente sta sostenendo tutte le cose nell'universo con la potenza della sua parola, questo significa che Gesù regna Sovrano sull’universo!!! Gesù ha tutto sotto controllo. Niente nella creazione è indipendente da Lui.
Gesù non è come il dio dei deisti, che, dopo aver creato il mondo, l’ha lasciato funzionare da solo! Gesù è personalmente e continuamente coinvolto nel sostenerlo. 
Se Cristo cessasse la sua attività di sostenere tutte le cose, la nostra esistenza cesserebbe immediatamente, questo un giorno accadrà (2 Pietro 3:5-10). 
Gesù sostiene tutte le cose con la sua potenza! Gesù governa l’universo con la sua potenza, proprio come per la sua potenza ha creato ogni cosa (Giovanni 1:1-2; Colossesi 1:16; Ebrei 1:2).
Egli è al di sopra di tutte le altre potenze! (cfr. Filippesi 3:21).
Cosa significa per noi che Gesù ha tutto sotto controllo? Pace, sicurezza, conforto! Non siamo nelle mani del caso, o degli eventi della natura, ma di Gesù stesso! 
Possiamo essere certi che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio! (Romani 8:28). 
Questo significa anche accettare la Sua volontà per la nostra vita, qualsiasi cosa ci possa accadere, perché è sotto il Suo controllo! Gesù ha a cuore la nostra vita, siamo più preziosi dei passeri, e come la loro vita dipende da Dio così anche la nostra dipende da Lui! (Cfr. Matteo 10:28-31). Gesù preserva la nostra vita spirituale, la nostra salvezza! Infatti, è scritto che siamo nelle sue mani e nessuno ci può rapire da queste. (Giovanni 6:37-39; cfr. Giovanni 10:27-29; Romani 8:35-39).
Grazie Signore Gesù che ti prendi cura dei tuoi figli.

Come il Signore (Matteo 10:24-25; Luca 6:40; Giovanni 13:16; 15:20).

Come il Signore (Matteo 10:24-25; Luca 6:40; Giovanni 13:16; 15:20).
Le persone di questo mondo hanno i propri guru, maestri a cui guardano, il cristiano guarda solo Gesù Cristo: il Maestro e il Signore!
“Il servo non è più grande del suo signore”, il principio di questa parabola nelle sue varie forme, è ripetuta più volte nella Bibbia. Per quale motivo? Cosa significa? Come possiamo applicarle alla nostra vita oggi?
Di questa parabola vediamo le versioni, i contesti dove è stata detta, e infine gli insegnamenti.

Alcune teorie diverse dal monoteismo Biblico.

Alcune teorie diverse dal monoteismo Biblico.
Nella Bibbia l’esistenza di un unico Dio è presupposta, è affermata senza che sia data una prova, o ragionamento per stabilirlo.
Credere nell'esistenza di un unico Dio è, quindi, la cosa più normale e naturale da fare.
In questo studio vediamo brevemente alcune teorie diverse dal monoteismo Biblico.
La prima teoria è:

LA CONOSCIBILITÀ DI DIO (Studio).

LA CONOSCIBILITÀ DI DIO (Studio).
Nonostante molti dicono che Dio non esista - la Bibbia questi li chiama: “stolti”  (Salmo 14:1) - ci sono delle prove evidenti della Sua esistenza come per esempio la creazione, la Bibbia, Gesù Cristo, la coscienza dell’uomo.
Se Dio esiste ne vale la pena conoscerlo.
L'umanità ha bisogno di conoscere Dio più di qualsiasi altra cosa.
C.H. Spurgeon disse: “La conoscenza di Dio è la grande speranza dei peccatori”.
In questo studio parlerò della possibilità di conoscere Dio, la parzialità nel conoscere Dio, il prerequisito per conoscere Dio.

Si può conoscere Dio? (Studio).

Si può conoscere Dio? (Studio)
In Geremia 9:23-24 è scritto: "Così parla il SIGNORE: 'Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio', dice il SIGNORE".
Questi versetti ci parlano su che cosa dobbiamo davvero vantarci! 
In questo caso l’esortazione non è a vantarsi per la propria sapienza, forza o ricchezza. 
Artur Wiser disse: " L’uomo, chiuso nella sfera puramente terrena e umana, è esposto al pericolo di idolatrare se stesso, in quanto per la sua superbia cieca non coglie le dimensioni più profonde della vita e dimentica il fattore più importante sul quale deve orientare la sua esistenza”.
L’uomo è profondamente narcisista, cioè ha'eccessivo senso di ammirazione, o compiacimento per sé stessi, o per i propri meriti, reali o presunti. 
L’uomo tende sempre a vantarsi, ma il Signore ci dice che il vanto non deve essere in noi stessi ma nella conoscenza di Dio! 

Giuda 4: Lo scopo della lettera di Giuda (Seconda parte).

Giuda 4: Lo scopo della lettera di Giuda (Seconda parte). 
Giuda voleva scrivere una lettera a questi credenti riguardo la loro comune salvezza, ma cambia progetto e scrive questa nuova lettera perché c’è una situazione grave d’affrontare. 
Giuda spiega il motivo per cui ha dovuto cambiare progetto.
Il motivo è: “Perché si sono infiltrati fra di voi certi uomini (per i quali già da tempo è scritta questa condanna); empi che volgono in dissolutezza la grazia del nostro Dio e negano il nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo”.
Un gruppo di falsi insegnanti era arrivato nella chiesa. 
Giuda li descrive come persone di condotta irreligiosa, che pervertono la grazia di Dio e negano l’unico Padrone e Signore Gesù Cristo.
Il loro slogan era: “Dio è un Dio di grazia che perdona sempre, tutto è lecito!” 
Giuda ci dice qualcosa riguardo la loro:

Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3)

  Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:8-10) (3) Stiamo meditando su questo salmo e abbiamo visto che la preghiera è la dichiarazione che d...