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Visualizzazione dei post da Giugno, 2014

1 Timoteo 4:7: Un ordine al positivo.

1 Timoteo 4:7: Un ordine al positivo. “Esèrcitati invece alla pietà”. Letteralmente è: “esercita, invece te stesso per la pietà”. Al posto di perdere tempo con le favole profane, Timoteo deve esercitarsi alla pietà (v.6). “Esercitati” potrebbe essere tradotto con: “continua a esercitare te stesso”. “Esercitati” significa addestrarsi, disciplinarsi, mantenere se stesso disciplinato, tenersi allenato. Era un termine di disciplina sportiva, di atletica, quindi d’impegno, di sudore, di duro e serio allenamento di “esercizi ginnici”, infatti, era un termine usato per allenare gli atleti che gareggiavano. La parola “esercitati”, dunque, parla del rigore, di fatica, di formazione, di sacrificio di un atleta che si prepara per la gara. “Esercitati” indica anche il controllare se stesso con la disciplina in modo accurato, un atleta è disciplinato anche nel suo stile di vita:mangiare, bere, riposo per esempio. Paolo prendendo l’esempio dagli esercizi fisici, trasferisce questo nella rea

1 Timoteo 4:7: Un ordine al negativo.

1 Timoteo 4:7: Un ordine al negativo. “Ma rifiuta le favole profane e da vecchie”. Il “ma” indica un contrasto con la buona dottrina che Timoteo ha imparato. Paolo dà a Timoteo alcune indicazioni circa le sue responsabilità pastorali nei rapporti con l'eresia: deve informare e spiegarle alla chiesa, in questo modo sarà un buon servitore di Cristo Gesù. Timoteo, si deve nutrire con le parole della fede e della buona dottrina che ha imparato (1 Timoteo 4:1-6). “Le parole della fede” si riferisce alla verità cristiana contenuta nella Scrittura (1 Timoteo 5:8; 6:21; Giuda 3) e richiede la nostra fede. Timoteo deve contrastare con la verità cristiana rivelata le favole profane, le deve rifiutare!  Potrebbe significare che Timoteo debba evitare d’insegnare tali cose, o che non deve entrare nel dibattito con gli avversari che insegnano tali cose, o che egli deve rifiutare tale insegnamento quando è dato da altri e impedire il loro insegnamento, o una combinazione di tutti que

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace.

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace. “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi”. Paolo alla fine della sua seconda lettera ai Tessalonicesi saluta la chiesa con una preghiera:  “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera”. La preghiera fa eco alla benedizione della pace di Numeri 6:26 e trova anche le sue radici nella benedizione di Gesù di pace data ai suoi discepoli, registrata in Giovanni 14:27. “Pace” potrebbe essere l'assenza di conflitti all'interno della comunità (2 Tessalonicesi 3:6-15, o dai persecutori (cfr. Atti 24:2; Apocalisse 6:4), ma potrebbe anche essere l’assenza di turbamento, di ansia. I cristiani di Tessalonica potevano essere anche turbati per vari problemi come l’oppressione esterna (1 Tessalonicesi 2:14; 2 Tessalonicesi 1:4-10). La parola “pace” (eirēnē) indica il benessere totale, indica la prosperità della persona in tutta la sua interezz

1 Tessalonicesi 4:9-10: Amatevi sempre di più!

1 Tessalonicesi 4:9-10: Amatevi sempre di più! “Quanto all'amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e veramente lo fate verso tutti i fratelli che sono nell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, ad abbondare in questo sempre di più”. Cosa dovrebbe contraddistinguere i cristiani dal resto della società? Due particolarità distinguevano i cristiani nel periodo del Nuovo Testamento: la santità e l’amore. In questo passo vediamo che Paolo parla di amore fraterno. “L’amore fraterno” (philadelphia), tra i greci si riferiva, all’amore familiare, all’amore che univa i figli di uno stesso padre, e nel Nuovo Testamento si riferisce all’amore che unisce i cristiani l’uno all’altro, quindi un amore che unisce i fratelli, figli di uno stesso Padre, cioè Dio. Quelli di Tessalonica avevano imparato da Dio ad amarsi gli uni gli altri; Paolo non aveva bisogno di scrivere riguardo quest’argomento,

Cantico dei Cantici 8:6-7: la natura del vero amore.

                                        Cantico dei Cantici 8:6-7: la natura del vero amore. "Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l'amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente. Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, i fiumi non potrebbero sommergerlo. Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell'amore, sarebbe del tutto disprezzato". Questi versett1 sono tra i più significativi dell'intero libro, parlano della natura del vero amore. 1) Il vero amore è forte. Il vero amore è forte come la morte. Si possono fare vari tentativi per fermare la morte, ma alla fine tutti moriremo. Nessuno può scampare alla morte: il giusto e l'empio moriranno, la persona religiosa come anche la persona irreligiosa, grandi e piccoli, ricchi e poveri, maschi e femmine. Tutti avremo la stessa sorte:tutti moriremo. Questo dimostra come la

Ecclesiaste 7:3: La tristezza vale più di una risata!

Ecclesiaste 7:3: La tristezza vale più di una risata! "La tristezza vale più del riso; poiché quando il viso è afflitto, il cuore diventa migliore". Nei versetti precedenti l'Ecclesiaste aveva parlato di morte: la morte è meglio del giorno della nascita, e ancora: è meglio andare in una casa in lutto che andare in una casa in festa perché là è la fine di ogni uomo, e colui che vive vi porrà mente (vv.2-3). Poi l'Ecclesiaste parla che la tristezza ha più valore di una risata. La morte di una persona che conosciamo reca tristezza, ma la tristezza ha più valore del riso. Sembra che l'Ecclesiaste sia proprio negativo, pessimista, per la società di oggi che ricerca e incoraggia l'edonismo, il piacere egoistico. La stragrande maggioranza delle persone va più volentieri alle feste che ai funerali. Ma paradossalmente la tristezza porta benefici. Il cuore diventa migliore quando consideriamo la morte, quando ci rendiamo conto che ci attende la stessa fine di col

Proverbi 4:23: Il cuore è importante per il nostro comportamento.

Proverbi 4:23: Il cuore è importante per il nostro comportamento. “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita”. Gli psicologi si chiedono se il comportamento umano è determinato da processi interni alla persona, o da eventi esterni? Come dire siamo attivi, cioè siamo responsabili delle nostre azioni, o passivi nel senso che subiamo gli eventi del mondo? Vale a dire che la colpa è degli altri. Quello che vediamo nella Bibbia è che noi siamo responsabili delle nostre azioni.  Il cuore è importante perché nessuno può essere in buona salute se il suo cuore è in cattive condizioni. Il cuore è un organo vitale. Lo stesso vale spiritualmente, pertanto va custodito.  “Custodire” indica sorvegliare, proteggere, è una parola usata per indicare le torri di guardia, le sentinelle (2 Re 17:9; 18:8). Il cuore è la sede delle energie collettive dell’uomo, il centro della vita personale. Il cuore è la sede intellettuale, (Deuteronomio

Filippesi 4:6: Le preghiere devono essere accompagnate dai ringraziamenti.

Filippesi 4:6: Le preghiere devono essere accompagnate dai ringraziamenti. “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti”. Tutte le preghiere a Dio devono essere accompagnate da ringraziamenti.  “Ringraziamenti” si riferisce alla gratitudine, a un animo grato, è un rendimento di grazie sincero verso Dio.  Perché dovremmo ringraziare sempre Dio quando preghiamo?  In primo luogo perché possiamo pregare Dio. Paolo si riferisce al fatto che possiamo andare alla presenza del Dio Creatore, che abbiamo libero accesso a Dio grazie a Gesù (Efesini 2:18; Ebrei 10:19; Giovanni 14:6). E non solo! Dio ascolta la preghiera dei Suoi figli! (Matteo 7:7-11; Salmo 6:9; 40:1). Dio non è indifferente ai nostri bisogni, alle nostre circostanze!!  In secondo luogo per le benedizioni passate. I credenti non devono dimenticare i benefici già ricevuti! Ogni atto di preghiera fatta con ringraziamen

Un tesoro in cielo (Matteo 6:21).

Un tesoro in cielo (Matteo 6:21). “Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”. Questo versetto è raramente considerato, o messo nella categoria delle parabole. Ma può essere considerato una parabola perché come le parabole  è un modo di dire conciso e istruttivo, che coinvolge una somiglianza, o un confronto con la forza percettiva, o ammonitrice " ( Thayer ). Gli esseri umani hanno un istinto ad accumulare cose che ritengono abbia un valore duraturo, sono naturalmente orientati, fortemente inclini a ricercare e a godere i beni materiali.  John Stott disse: " Le ambizioni mondane hanno un forte fascino per noi. L'incantesimo del materialismo è molto difficile da rompere ". Il materialismo è un idolo, ci sono diversi motivi per cui la gente accumula ricchezze sulla terra. • Sicurezza. Alcuni pensano che la ricchezza ci dia una sicurezza nella vita. • Valore personale, autostima. Beni materiali e ricchezze spesso indicano che le person

Matteo 6:21: Un tesoro in cielo.

Matteo 6:21: Un tesoro in cielo. “Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”. Questo versetto è raramente considerato, o messo nella categoria delle parabole. Ma può essere considerato una parabola perché come le parabole  è un modo di dire conciso e istruttivo, che coinvolge una somiglianza, o un confronto con la forza percettiva, o ammonitrice ( Thayer ). Gli esseri umani hanno un istinto ad accumulare cose che ritengono abbia un valore duraturo, sono naturalmente orientati, fortemente inclini a ricercare e a godere i beni materiali.  John Stott disse: " Le ambizioni mondane hanno un forte fascino per noi. L'incantesimo del materialismo è molto difficile da rompere ". Il materialismo è un idolo, ci sono diversi motivi per cui la gente accumula ricchezze sulla terra. • Sicurezza. Alcuni pensano che la ricchezza ci dia una sicurezza nella vita. • Valore personale, autostima. Beni materiali e ricchezze spesso indicano che le persone hanno

Filippesi 4:6-7: Dio c’invita alla serenità.

Filippesi 4:6-7: Dio c’invita alla serenità. “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti”.    Chi meglio di Dio, può ascoltare e portare tutte le nostre preoccupazioni? Nessuna richiesta è troppo piccola, difficile, o irrilevante per Dio! Non c’è nulla di grande per la potenza di Dio, o di nascosto che Lui non conosca! Non c’è richiesta che a Lui sembri insignificante! Dio c’invita alla serenità! Dio vuole che noi siamo sereni, ma dobbiamo affidarci completamente a Lui e accettare la Sua volontà per noi! Nella comunicazione a Dio vediamo la specificità della richiesta.  “Richieste” indica il rendere noto a Dio i nostri desideri, chiedere quello che pensiamo ci serva, quello che abbiamo di bisogno. Il plurale implica le varie cose che sono richieste (Luca 23:24; 1 Giovanni 5:15), questo significa che Dio non si stanca di ascoltare tutte le volte che preghiamo. “Richieste” è una

Filippesi 4:6-7: La chiave per non essere ansiosi.

Filippesi 4:6-7: La chiave per non essere ansiosi. “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti”.     La cura e la risposta per l’ansia è la preghiera!  La circostanza quando pregare. La circostanza è: in ogni cosa! Ogni giorno è una pagina diversa della nostra vita, con varie situazioni e preoccupazioni: lavoro, familiari, salute, ecc. Al posto di essere ansiosi dovremmo pregare Dio!  “Ogni cosa” comprende tutto: in tutti i dettagli e in tutte le circostanze della vita, sempre, siamo chiamati a pregare Dio. Quindi, il modo per non essere ansiosi per la qualsiasi cosa è: pregare in ogni circostanza Dio. La comunicazione a Dio in preghiera. "Fate conoscere le vostre richieste a Dio" è portare le richieste alla presenza di Dio. Questa frase indica che le preghiere sono fatte da coloro che, essendo in un rapporto personale stretto con Dio, si rivolgono a lui. Paolo ci

Colossesi 1:16: Il proposito della creazione.

Colossesi 1:16: Il proposito della creazione.  “Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui”. “In vista di lui” indica lo scopo della creazione, significa che Gesù ha avuto un piano con uno scopo nel creare il mondo: per la Sua gloria! Questo ovviamente va in controtendenza perché viviamo in un’epoca dove i veri valori mirano a soddisfare se stessi, c’è un profondo narcisismo ed egocentrismo, si vive per il puro ed effimero godimento del proprio piacere! Ma noi siamo stati creati e salvati sempre per la gloria di Dio! (Romani 11:36). Dio vuole che il suo nome sia glorificato! (1 Samuele 12:22; Isaia 48:9-11; Geremia 13:11). Questo è lo scopo della tua esistenza e della tua salvezza spirituale che è solo in Cristo! Quando pensiamo alla salvezza, alcuni di noi pensano che si tratti di un qualcosa di astratto, che

Colossesi 1:17: La preservazione di Gesù della creazione.

Colossesi 1:17: La preservazione di Gesù della creazione. “Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in Lui”.     Gesù ha creato l’universo e lo mantiene unito. Questo dimostra la sua potenza e quindi la sua divinità, ma anche la sua immanenza, è attivo  continuamente nella creazione! Gesù dopo aver creato il mondo (v.16), lo tiene compatto in modo che non si disintegra! Se i pianeti non sono nel caos questo è dovuto a Gesù! Il verbo “sussistono” nel greco, indica ciò che è duraturo, che esiste, ha l’idea dell’atto del creare e del mettere insieme, ma con l’implicazione di mettere insieme e mantenere le cose insieme, di essere compatto, fare in modo che il mondo non si dissolve, non si disintegra. Gesù preserva il mondo, lo mantiene stabile e in ordine secondo la sua volontà. Gesù è il Signore dell’universo, non solo è stato creato da lui, ma lui lo sostiene, lo sorregge per la sua onnipotenza. Il mondo non è abbandonato a se stesso, ai propri meccanismi, ma tutto s

Filippesi 4:6: Il comandamento a non essere ansiosi.

Filippesi 4:6: Il comandamento a non essere ansiosi. "Non angustiatevi di nulla! Sentimenti di ansia sono tra gli stati d’animo più comuni vissuti dagli esseri umani. “Non angustiatevi di nulla” non si riferisce a una semplice preoccupazione, ma a un’ansia eccessiva, a un’ansiosa preoccupazione che c’infastidisce. L'ansia è un sentimento interiore di apprensione, inquietudine, terrore, preoccupazione, e/o di terrore che è accompagnato da un’eccitazione fisica intensa. Nei momenti di ansia, il corpo sembra essere in allerta, pronto a fuggire, o a combattere. L’ansia nasce dall’apprensione, o dalla paura per un possibile pericolo, o dall’incertezza soprattutto riguardo il futuro per i bisogni primari: come il vestire, mangiare, ecc. (Matteo 6:25,27, 28, 31, 34). L’ansia può nascere da una situazione sfavorevole, o anche per l’instabilità: non avere la situazione sotto il nostro controllo (Salmo 13:2; Atti 27:29). Si può essere ansiosi per la criminalità, la guerra, l&

Colossesi 1:15: Il primato di Gesù sulla creazione.

Colossesi 1:15: Il primato di Gesù sulla creazione.   “Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura”. Gesù è il primogenito di ogni creatura. “Primogenito” (prototokos) descrive la caratteristica di Cristo, che si distingue da tutto il resto della creazione. Questa parola ci può ingannare nel farci pensare che Gesù sia il primo a essere stato creato dal Padre e poi tutto il resto, ma non è così perché Gesù risale ai tempi eterni (Michea 5:1). Gesù è sempre esistito, come il Padre è l’Io sono, l’eternamente presente!  Cosa indica allora la parola “primogenito”? “Primogenito” enfatizza il fatto, che esisteva prima della creazione e indica l'unicità di Cristo così come la Sua superiorità sulla creazione. Perciò primogenito va inteso come primo come dignità e supremazia su tutta la creazione per il suo rango!  Questo è confermato anche dall’Antico Testamento.  Il primogenito aveva la preminenza sopra gli altri figli (Genesi 49:3; cfr. 1 Crona

Giobbe 19:27: La certezza di vedere Dio è serena.

Giobbe 19:27: La certezza di vedere Dio è serena. “ Io lo vedrò a me favorevole”. Giobbe è convinto che dopo la morte avrà un incontro positivo con Dio! Dio era il suo redentore e gli avrebbe reso giustizia. Questo fa pensare alla dottrina della giustificazione e per questo che un vero cristiano può affrontare la morte e incontrare Dio serenamente.         La giustificazione è un atto giuridico di Dio mediante il quale rende accettabile il peccatore davanti a Sé. Tramite la giustificazione, Dio considera, o dichiara giusti i peccatori.  La giustificazione è per grazia di Dio mediante la fede (Romani 3:23-28). La giustificazione non è per le nostre opere, ma è un dono gratuito di Dio! Questo ci libera dall’ansia, perché se fossimo accettati per le nostre opere, noi non saremmo mai sicuri di aver avuto un comportamento sufficientemente meritevole per ottenere l’approvazione divina. Invece la giustificazione per la grazia di Dio in Cristo mediante la fede ci assicura, dà la cer

Giobbe 19:26-27: La certezza di vedere Dio dopo la morte.

Giobbe 19:26-27: La certezza di vedere Dio dopo la morte. “E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò a me favorevole; lo contempleranno i miei occhi, non quelli d'un altro ”. Giobbe era sicuro dell’esistenza di Dio e della vita dopo la morte! Nonostante la sofferenza, per fede ha una prospettiva certa per il futuro. Giobbe non ha sempre parlato in questo modo. La sofferenza l’ha quasi sopraffatto, vedeva solo morte e tenebre. Ma ora le nubi del dubbio e dello sconforto si sono dissolte e Giobbe ha una certezza: un giorno vedrà Dio. Nessuna circostanza, non importa quanto male provasse, non avrebbe intaccato questa certezza!  Giobbe dice dopo la mia pelle. Il senso è dopo che la sua pelle sarà scorticata, consumata dalla malattia, dalle piaghe (aveva un’ulcera maligna su tutto il corpo, Giobbe 2:7; 7:5; 30:30), o il senso può essere la pelle consumata dai vermi nella tomba (Giobbe 17:14; 24:20) e quindi senza il suo