1 Timoteo 4:7: Un ordine al positivo.

1 Timoteo 4:7: Un ordine al positivo.
“Esèrcitati invece alla pietà”.

Letteralmente è: “esercita, invece te stesso per la pietà”. Al posto di perdere tempo con le favole profane, Timoteo deve esercitarsi alla pietà (v.6). “Esercitati” potrebbe essere tradotto con: “continua a esercitare te stesso”. “Esercitati” significa addestrarsi, disciplinarsi, mantenere se stesso disciplinato, tenersi allenato. Era un termine di disciplina sportiva, di atletica, quindi d’impegno, di sudore, di duro e serio allenamento di “esercizi ginnici”, infatti, era un termine usato per allenare gli atleti che gareggiavano. La parola “esercitati”, dunque, parla del rigore, di fatica, di formazione, di sacrificio di un atleta che si prepara per la gara. “Esercitati” indica anche il controllare se stesso con la disciplina in modo accurato, un atleta è disciplinato anche nel suo stile di vita:mangiare, bere, riposo per esempio.
Paolo prendendo l’esempio dagli esercizi fisici, trasferisce questo nella realtà spirituale, esorta Timoteo a esercitarsi a progredire verso la virtù nella sfera morale e spirituale secondo la volontà di Dio. “Esercitarsi” è utilizzato per sottolineare lo sforzo che è coinvolto per progredire verso una maggiore virtù, quella della divinità. Quindi, questo esercizio si occupa di crescita cristiana e disciplina spirituale.
Il verbo “esercitarsi” indica che questo tipo di formazione per una vita devota deve essere continuo e persistente. Non si raggiungono buoni risultati dall’oggi a domani, ci vuole tempo, costanza, e disciplina per vincere, così anche per la formazione spirituale. La formazione spirituale non avviene per caso! Richiede il tuo impegno, la tua responsabilità! Un atleta per vincere è concentrato e impegnato, in costante formazione, rifiutandosi di mollare. I credenti devono avere la stessa attenzione e impegno, rifiutando di essere distratti dall’ insegnamento sbagliato (vv.1-6). Non si diventa pii senza impegno (cfr. Ebrei 12:14; 2 Pietro 1:5-7) e senza pagare il prezzo di una rigorosa disciplina quotidiana per la formazione spirituale che Dio vuole per la nostra vita.
Come ci possiamo esercitare per la pietà?
Come per un atleta il credente è chiamato a disciplinarsi: allenarsi e a cibarsi di cibo spirituale sano, come la disciplina della preghiera, della lettura, meditazione e studio della Bibbia, il servizio, il digiuno, ecc. Non ci sarà crescita spirituale senza un impegno costante, o regolare in queste aree! Ma è importante sottolineare questo: le discipline non sono fini a se stessi, ma mezzi per una relazione più piena con Dio. Le discipline non ci cambiano, ma attraverso di queste ci mettiamo nelle condizioni, dove il cambiamento può avvenire. Le discipline spirituali non producono cambiamenti, ma sono mezzi, della grazia di Dio che Lui usa per farci crescere spiritualmente, ci permettono di metterci davanti a Dio in modo che lo Spirito Santo può operare in noi. Oppure sono “luoghi” dove il nostro cambiamento può verificarsi per opera di Dio. 
A noi aspetta coltivare la nostra vita quotidiana in un terreno fertile nel quale Dio può portare una crescita spirituale. Dio che ci fa crescere spiritualmente (Giovanni 17:17; 1 Tessalonicesi 5:23; Ebrei 2:11).

1 Timoteo 4:7: Un ordine al negativo.

1 Timoteo 4:7: Un ordine al negativo.
“Ma rifiuta le favole profane e da vecchie”.

Il “ma” indica un contrasto con la buona dottrina che Timoteo ha imparato. Paolo dà a Timoteo alcune indicazioni circa le sue responsabilità pastorali nei rapporti con l'eresia: deve informare e spiegarle alla chiesa, in questo modo sarà un buon servitore di Cristo Gesù. Timoteo, si deve nutrire con le parole della fede e della buona dottrina che ha imparato (1 Timoteo 4:1-6).
“Le parole della fede” si riferisce alla verità cristiana contenuta nella Scrittura (1 Timoteo 5:8; 6:21; Giuda 3) e richiede la nostra fede.
Timoteo deve contrastare con la verità cristiana rivelata le favole profane, le deve rifiutare! 
Potrebbe significare che Timoteo debba evitare d’insegnare tali cose, o che non deve entrare nel dibattito con gli avversari che insegnano tali cose, o che egli deve rifiutare tale insegnamento quando è dato da altri e impedire il loro insegnamento, o una combinazione di tutti questi.
La parola “rifiutare” comunque, indica un forte rifiuto!Non si tratta di un consiglio, il verbo indica un ordine chiaro da fare ogni giorno: “continua a rifiutare”. Timoteo deve, quindi, fare attenzione su questo punto, non deve avere niente a che fare con le favole profane e da vecchie.
“Favole” è miti, storie leggendarie, falsità, finzione (1 Timoteo 1:4). 
“Profane” indica ciò che è separato da Dio, o senza Dio, al di fuori di ciò che è santo, quindi di Dio (cfr.1 Timoteo 1:9; 6:20;2 Timoteo 2:16). 
Non c'è niente di sacro nelle favole, nei miti, sono indegni di attenzione di una persona devota a Dio. 
“Da vecchie” descrive qualcosa che è frivolo e non degno di seria attenzione, qualcosa che è insignificante nel suo contributo. L'espressione era usata spesso in modo sarcastico negli scritti filosofici greci per indicare il credere facilmente a cose inutili, o inattendibili. Era un termine di disprezzo per un punto di vista privo di credibilità e attrattiva, si riferisce alle chiacchiere insignificanti, sciocche, frivole, inutili, quindi solo per ignoranti. Nessun uomo intelligente avrebbe sentito queste favole. 
Probabilmente “le favole profane e da vecchie” si riferisce a qualche eresia che riguardava i miti e le genealogie senza fine (1 Timoteo 1:4), oppure alle storielle, o alle leggende ebraiche. Timoteo non doveva sprecare il tempo con i miti e con coloro che l’insegnavano, non doveva perdere tempo a discutere di queste cose! Non doveva nemmeno far posto nella sua mente a tali cose. Il buon servitore di Gesù Cristo mantiene la sua convinzione e la sua chiarezza nella Parola di Dio (Filippesi 4:8; 2 Timoteo 2:16). Sotto l'apparenza di un’istruzione teologica ed erudizione accademica, l’amore di un uomo per la verità può essere distrutta, e la sua mente essere confusa. È facile perdersi in questioni secondarie e rimanere impigliato in queste, cosa che avviene ancora oggi e fanno perdere tanto tempo.
È sulle grandi verità centrali rivelate nella Scrittura che noi dobbiamo costantemente nutrire le nostre menti e la nostra fede, su queste dobbiamo soffermarci, queste dobbiamo predicare.

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace.

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace.
“Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi”.

Paolo alla fine della sua seconda lettera ai Tessalonicesi saluta la chiesa con una preghiera:  “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera”.
La preghiera fa eco alla benedizione della pace di Numeri 6:26 e trova anche le sue radici nella benedizione di Gesù di pace data ai suoi discepoli, registrata in Giovanni 14:27.
“Pace” potrebbe essere l'assenza di conflitti all'interno della comunità (2 Tessalonicesi 3:6-15, o dai persecutori (cfr. Atti 24:2; Apocalisse 6:4), ma potrebbe anche essere l’assenza di turbamento, di ansia. I cristiani di Tessalonica potevano essere anche turbati per vari problemi come l’oppressione esterna (1 Tessalonicesi 2:14; 2 Tessalonicesi 1:4-10). La parola “pace” (eirēnē) indica il benessere totale, indica la prosperità della persona in tutta la sua interezza. Tale pace potrebbe venire solo da Dio, infatti, è diversa da quella effimera, fragile e superficiale di questo mondo, non dipende dalle circostanze e dal tempo. In mezzo alle difficoltà, al dolore, alle persecuzioni, ai problemi di vario genere, quando tutto va a rotoli, quando non vediamo nessuna via di uscita, nelle prove di vario genere, possiamo avere la pace del Signore. La sorgente della pace è sovrannaturale, è del Signore: il Signore della pace. Paolo stava pensando a una realtà spirituale che va oltre la pace umana, una pace che può esistere e resistere anche in mezzo alle turbolenze della vita (Filippesi 4:4-6). La pace del Signore è duratura, ed è un dono gratuito, non possiamo procurarcela con i nostri sforzi. Paolo prega affinché il Signore stesso dia la pace sempre e in ogni maniera; il significato è: una pace che rimane costante nonostante le circostanze e le condizioni. La pace del Signore non è intaccata dal tempo e dalle circostanze!!
Ora la pace del Signore è possibile se c’è la pace con Dio, questa è possibile grazie al sacrificio e alla mediazione di Gesù Cristo (Romani 5:1-11). Dio non dà la vera pace spirituale ai non credenti, la pace di Dio è una caratteristica di coloro che sono salvati e non per gli empi (Isaia 48:22; 57:21). 
La pace del Signore è collegata con la Sua presenza in noi. La pace del cristiano è la presenza del Signore, infatti, Paolo conclude la Sua preghiera con una benedizione: “Il Signore sia con tutti voi”. Questa benedizione anticipa la benedizione finale della lettera (v. 18) e riflette la consapevolezza che il Signore è con coloro che appartengono a Lui (Matteo 28:20; Atti 18:10; 2 Timoteo 4:22); per questo motivo Paolo poteva pregare e sperare per la Sua presenza in ogni situazione (Romani 15:33; Filippesi 4:9; 2 Timoteo 4:22). 
In mezzo ai conflitti, alla confusione, ai problemi, il cristiano non è mai solo! Il Signore è con tutti coloro che gli appartengono, pertanto questi avranno la Sua pace!

1 Tessalonicesi 4:9-10: Amatevi sempre di più!

1 Tessalonicesi 4:9-10: Amatevi sempre di più!
“Quanto all'amore fraterno non avete bisogno che io ve ne scriva, giacché voi stessi avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e veramente lo fate verso tutti i fratelli che sono nell'intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, ad abbondare in questo sempre di più”.

Cosa dovrebbe contraddistinguere i cristiani dal resto della società? Due particolarità distinguevano i cristiani nel periodo del Nuovo Testamento: la santità e l’amore. In questo passo vediamo che Paolo parla di amore fraterno.
“L’amore fraterno” (philadelphia), tra i greci si riferiva, all’amore familiare, all’amore che univa i figli di uno stesso padre, e nel Nuovo Testamento si riferisce all’amore che unisce i cristiani l’uno all’altro, quindi un amore che unisce i fratelli, figli di uno stesso Padre, cioè Dio.
Quelli di Tessalonica avevano imparato da Dio ad amarsi gli uni gli altri; Paolo non aveva bisogno di scrivere riguardo quest’argomento, la chiesa già ne era a conoscenza, per il dono e l’opera dello Spirito Santo (1 Tessalonicesi 4:8; cfr. Romani 5:5; Galati 5:22). Alla conversione, i cristiani ricevono lo Spirito Santo (Atti 2:38-39; 15:8; 1 Corinzi 12:13), e sono abilitati (Giovanni 14:16-17; Romani 8:11; Efesini 1:13-14; 5:18; 2 Timoteo 1:14; 1 Giovanni 2:27;cfr. Ezechiele 36:27). Lo Spirito Santo insegna loro ad amare (cfr. Giovanni 14:26; 16:13; 1 Corinzi 2:10).  Se l’odio non ha bisogno di essere insegnato, basta solo che sia provocato, l'amore deve essere appreso e imparato. Amare i fratelli della chiesa non è naturale, non fa parte della nostra natura umana decaduta, ma chi ha conosciuto Dio, chi è nato di nuovo, amerà (1 Pietro 1:22-23; cfr.1 Giovanni 4:7-8). Chi non ama non è nella luce, ma nelle tenebre (1 Giovanni 2:9-10; 3:14; 4:7-8, 12). Perciò è impossibile per i credenti non amare! (Giovanni 13:34-35; 1 Giovanni 3:17; 4:20-21; 5:1). L’amore fraterno è generato nell’intimo di un cristiano nel momento in cui diventa un figlio di Dio, il suo amore è rivolto verso coloro che fanno parte della famiglia di Dio. Quelli di Tessalonica amavano tutti i fratelli della regione, Paolo ne era a conoscenza, infatti dice: “veramente lo fate”. L’amore si dimostra con fatti concreti e questi cristiani lo facevano costantemente, infatti, “lo fate” (poieite- presente attivo) indica un’azione continuata, abituale. Questi cristiani non amavano a intermittenza, ma regolarmente, sempre. Non possiamo dire di amare senza mostrarlo praticamente (1 Giovanni 3:16-17; 4:9-11), e non possiamo amare solo quando le cose ci vanno bene, o quando è nei nostri interessi farlo, o quando non costa nessun sacrificio, siamo chiamati ad amare sempre! Paolo, però li esorta ad abbondare sempre di più in questo! Egli è desideroso che i Tessalonicesi continuino ad amarsi sempre di più, ad abbondare in questo. Non possiamo accontentarci che già amiamo, nell’amore fraterno dobbiamo abbondare sempre di più! Ci sono sempre nuovi bisogni per esercitare l’amore fraterno, ma è importante essere presenti, vivere una vita comunitaria per poterlo fare.

Cantico dei Cantici 8:6-7: la natura del vero amore.

                                        Cantico dei Cantici 8:6-7: la natura del vero amore.
"Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l'amore è forte come la morte, la gelosia è dura come il soggiorno dei morti. I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente. Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, i fiumi non potrebbero sommergerlo. Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell'amore, sarebbe del tutto disprezzato".

Questi versett1 sono tra i più significativi dell'intero libro, parlano della natura del vero amore.
1) Il vero amore è forte.
Il vero amore è forte come la morte. Si possono fare vari tentativi per fermare la morte, ma alla fine tutti moriremo. Nessuno può scampare alla morte: il giusto e l'empio moriranno, la persona religiosa come anche la persona irreligiosa, grandi e piccoli, ricchi e poveri, maschi e femmine. Tutti avremo la stessa sorte:tutti moriremo. Questo dimostra come la morte possa essere forte; ebbene il vero amore ha la stessa forza della morte! L'amore è irresistibile, risoluta e incrollabile.
2) Il vero amore è esclusivo.
Nel vero amore c'è anche la gelosia! La gelosia è dura come il soggiorno dei morti, cioè è tenace, vittoriosa, durevole nonostante gli ostacoli. La gelosia oggi è vista negativamente, ma qui non è vista come meschina ed egoista. La gelosia è lo zelo nel proteggere un legame di amore dagli intrusi. La gelosia è custodire ciò che ci appartiene. Quando qualcosa appartiene a noi è giusto proteggerlo, la gelosia è custodire ciò che ci appartiene. Nessun marito che ama veramente la moglie, non sopporta di vederla tra le braccia di un altro e viceversa! La gelosia è una devozione intensa nel curare e proteggere ciò che si ama, è la giusta sollecitudine di mantenere un rapporto integro!
3) Il vero amore resiste, è persistente.
Il vero amore è forte, resiste alle difficoltà, ai guai, o alle forze negative.
I suoi ardori sono ardori di fuoco, fiamma potente. Le grandi acque non potrebbero spegnere l'amore, i fiumi non potrebbero sommergerlo.
Il vero amore è potente, ha una forte energia come un grande fuoco che arde come un grande incendio devastante. Nel vero amore c'è passione.
L'amore è come un fuoco che non può essere spento e i fiumi sono insufficienti per coprirlo. Il vero amore supera ogni ostacolo. Nessuna circostanza avversa può estinguere, o sopprimere il vero amore!
4) Il vero amore non si compra.
Se uno desse tutti i beni di casa sua in cambio dell'amore, sarebbe del tutto disprezzato".
Il vero amore non ha prezzo, non ci sono ricchezze per comprare il vero amore, non rientra in un'azione commerciale chi lo fa è disprezzato!

Il vero amore ha la sua fonte in Dio, perché Dio è amore (1 Giovanni 4:8). Dio ama il Suo popolo e niente e nessuno potrà mai separarci dal suo amore (Romani 8:31-39). Dio ci ama di un amore eterno (Isaia 54:8-10). Chi fa parte del popolo di Dio è prezioso ai Suoi occhi (Isaia 43:4).

Ecclesiaste 7:3: La tristezza vale più di una risata!

Ecclesiaste 7:3: La tristezza vale più di una risata!
"La tristezza vale più del riso; poiché quando il viso è afflitto, il cuore diventa migliore".

Nei versetti precedenti l'Ecclesiaste aveva parlato di morte: la morte è meglio del giorno della nascita, e ancora: è meglio andare in una casa in lutto che andare in una casa in festa perché là è la fine di ogni uomo, e colui che vive vi porrà mente (vv.2-3). Poi l'Ecclesiaste parla che la tristezza ha più valore di una risata. La morte di una persona che conosciamo reca tristezza, ma la tristezza ha più valore del riso. Sembra che l'Ecclesiaste sia proprio negativo, pessimista, per la società di oggi che ricerca e incoraggia l'edonismo, il piacere egoistico. La stragrande maggioranza delle persone va più volentieri alle feste che ai funerali. Ma paradossalmente la tristezza porta benefici. Il cuore diventa migliore quando consideriamo la morte, quando ci rendiamo conto che ci attende la stessa fine di coloro che conosciamo e sono morti.
Quindi in che modo è meglio la tristezza? È migliore perché ha il potenziale per insegnarci qualcosa sulla vita, sensibilizzarci sui veri valori. Quando siamo tristi per i nostri problemi, quando siamo addolorati, o quando siamo in presenza di persone che sono nel dolore, impariamo più! Una triste esperienza ci può insegnare qualcosa di prezioso. Il dolore è più redditizio di una risata perché la tristezza ci rende più maturi. La tristezza è spesso un appuntamento con Dio e  siamo più sensibili a Dio. Possiamo imparare più cose attraverso la tristezza che con la gioia. Perciò il cuore del saggio è nella casa del pianto; ma il cuore degli stolti è nella casa della gioia (v.4).
La tristezza penetra nel cuore, forma e orienta il pensiero verso l'alto, lo purifica e lo trasforma. L'apostolo Paolo in 2 Corinzi 7:9-10 dice: "Ora mi rallegro, non perché siete stati rattristati, ma perché questa tristezza vi ha portati al ravvedimento; poiché siete stati rattristati secondo Dio, in modo che non aveste a ricevere alcun danno da noi. Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza, del quale non c'è mai da pentirsi; ma la tristezza del mondo produce la morte".
La tristezza che viene da Dio, la tristezza secondo la sua volontà ci porta più vicini a Lui!

Proverbi 4:23: Il cuore è importante per il nostro comportamento.

Proverbi 4:23: Il cuore è importante per il nostro comportamento.
“Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita”.

Gli psicologi si chiedono se il comportamento umano è determinato da processi interni alla persona, o da eventi esterni? Come dire siamo attivi, cioè siamo responsabili delle nostre azioni, o passivi nel senso che subiamo gli eventi del mondo? Vale a dire che la colpa è degli altri. Quello che vediamo nella Bibbia è che noi siamo responsabili delle nostre azioni. 
Il cuore è importante perché nessuno può essere in buona salute se il suo cuore è in cattive condizioni. Il cuore è un organo vitale. Lo stesso vale spiritualmente, pertanto va custodito. 
“Custodire” indica sorvegliare, proteggere, è una parola usata per indicare le torri di guardia, le sentinelle (2 Re 17:9; 18:8). Il cuore è la sede delle energie collettive dell’uomo, il centro della vita personale.
Il cuore è la sede intellettuale, (Deuteronomio 8:5; 1 Re 3:9; Giovanni 12:40 ); della volontà (1 Re 8:17; 2 Tessalonicesi 3:5);  la sede emotiva (1 Samuele 1:8; Esodo 4:14). Il cuore indica l’uomo nella sua totalità, da dove proviene la forza e la funzione spirituale, dove Dio si manifesta (Efesini 3:17), dove mette il suo Spirito (Galati 4:6), è la sede del timore di Dio (Geremia 32:40), dove Dio ha scritto le sue leggi (Ebrei 8:8; 10:16) dove riceviamo la Parola di Dio (Luca 8:15; Matteo 13:19) e dove dobbiamo “scrivere” gli insegnamenti di Dio (Proverbi 7:3). Il cuore è il centro operativo che determina il nostro comportamento e quindi il comportamento morale. Nel cuore c’è la sorgente del nostro comportamento, da quello che abbiamo nel cuore sarà il nostro comportamento. Gesù dice che ciò che rende l’uomo impuro è ciò che esce dall’uomo, il peccato. Gesù ha sviluppato il concetto di purità nella lotta contro i farisei contro la loro purità esteriore (Marco 7:14-23). I farisei si lamentavano con Gesù perché i discepoli mangiavano con mani impure (Marco 7:1-2), mentre i farisei e tutti i Giudei mangiavano se non dopo essersi lavate le mani con grande cura, seguendo la tradizione degli antichi. Quindi il lavaggio delle mani non aveva niente a che fare con l’igiene, ma era un rituale. I farisei dicono a Gesù, perché i discepoli non seguono la tradizione degli antichi di lavarsi le mani impure prima di mangiare. La loro paura era che camminando qua e là potevano toccare qualcosa d’impuro, poi toccando il cibo si potevano contaminare. Gesù dice che non è qualcosa dall’esterno che ci contamina, ma qualcosa che abbiamo da dentro, dal cuore. 
Il nostro comportamento nasce nel cuore! Il cuore è la centrale operativa delle nostre azioni! La santità di un uomo nasce nel cuore! Il buon o cattivo comportamento dipende da ciò che abbiamo nel cuore.
Non fare l’errore di fare una lista di cose da fare e non fare, fai prima a custodire il tuo cuore! Sorveglialo, proteggilo da forze dannose! Allora avrai un comportamento santo.

Filippesi 4:6: Le preghiere devono essere accompagnate dai ringraziamenti.

Filippesi 4:6: Le preghiere devono essere accompagnate dai ringraziamenti.
“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti”.

Tutte le preghiere a Dio devono essere accompagnate da ringraziamenti. 
“Ringraziamenti” si riferisce alla gratitudine, a un animo grato, è un rendimento di grazie sincero verso Dio. 
Perché dovremmo ringraziare sempre Dio quando preghiamo? 
In primo luogo perché possiamo pregare Dio.
Paolo si riferisce al fatto che possiamo andare alla presenza del Dio Creatore, che abbiamo libero accesso a Dio grazie a Gesù (Efesini 2:18; Ebrei 10:19; Giovanni 14:6). E non solo! Dio ascolta la preghiera dei Suoi figli! (Matteo 7:7-11; Salmo 6:9; 40:1). Dio non è indifferente ai nostri bisogni, alle nostre circostanze!! 
In secondo luogo per le benedizioni passate.
I credenti non devono dimenticare i benefici già ricevuti! Ogni atto di preghiera fatta con ringraziamento, è un atteggiamento, che viene da una buona memoria, il ricordare la bontà e la misericordia di Dio come ha operato nel passato.
Abbiamo tanti motivi per ringraziare Dio, per esempio per la salvezza in Cristo (1 Corinzi 1:4; 2 Corinzi 9:15 con 8:9; Filippesi 1:11), e tutte le altre benedizioni spirituali come il dono dello Spirito Santo, della Bibbia, ecc. Il ringraziamento è un segno di umiltà e di fede, un riconoscimento che tutto viene come dono, la dichiarazione davanti a Dio della sua bontà e generosità (Matteo 5:44-45).
Ricordare le benedizioni passate è una salvaguardia contro l'ansia per il presente e futuro. Senza di rendimento di grazie, la preghiera diventa semplicemente un modo di lamentarsi con Dio di tutte quelle cose che ci sono accadute, o che potrebbero, accaderci e che pensiamo siano cattive.
Quando ringraziamo Dio ci concentriamo sulla sua bontà e misericordia! 
In terzo luogo per le benedizioni presenti e future.
Ringrazieremo Dio per fede, per quello che ci dà e per quello che non ci dà. In alcune occasioni se Dio avesse esaudito le nostre preghiere, sarebbe stato un guaio, sarebbe stato peggio per noi! Dobbiamo sempre ringraziare Dio riconoscendo che se Egli non dà è per il nostro bene, se Egli ci dà, è sempre per il nostro bene! Il ringraziamento è un esplicito riconoscimento che siamo creature di Dio e che la nostra vita dipende da Lui (1 Samuele 2:6-8; Matteo 6:25-34; 10:29-31; Filippesi 4:19; Giacomo 4:13-16). Questo implica sottomissione alla volontà di Dio sapendo e credendo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che lo amano (Romani 8:28) e quello che Lui fa è sempre giusto (Deuteronomio 32:4). Se siamo consapevoli di questo, saremo grati a Dio e non saremo ansiosi. Ringraziare Dio è la fine dell’ansia! Quando ringraziamo Dio vediamo i nostri problemi alla luce del Suo carattere e li vediamo in un ottica diversa! Ringraziamento significa dare a Dio la gloria in ogni cosa, facendo spazio a lui, gettando la nostra attenzione su di lui, fidandoci di lui, della sua cura amorevole, e la pace di Dio custodirà i nostri cuori e pensieri in Cristo Gesù (v.7).

Un tesoro in cielo (Matteo 6:21).

Un tesoro in cielo (Matteo 6:21).
“Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”.
Questo versetto è raramente considerato, o messo nella categoria delle parabole. Ma può essere considerato una parabola perché come le parabole  è un modo di dire conciso e istruttivo, che coinvolge una somiglianza, o un confronto con la forza percettiva, o ammonitrice " ( Thayer ).
Gli esseri umani hanno un istinto ad accumulare cose che ritengono abbia un valore duraturo, sono naturalmente orientati, fortemente inclini a ricercare e a godere i beni materiali. 
John Stott disse: " Le ambizioni mondane hanno un forte fascino per noi. L'incantesimo del materialismo è molto difficile da rompere ".
Il materialismo è un idolo, ci sono diversi motivi per cui la gente accumula ricchezze sulla terra.
Sicurezza. Alcuni pensano che la ricchezza ci dia una sicurezza nella vita.
Valore personale, autostima. Beni materiali e ricchezze spesso indicano che le persone hanno successo in quello che hanno fatto con la loro vita. 
Potere. Con la ricchezza e il successo materiale, si crede che possiamo avere e ricevere, ed essere ciò che vogliamo. Pensiamo che la ricchezza ci dia il controllo sul nostro destino e su altre persone.
Indipendenza. Con la ricchezza ci sentiamo dèi e non facciamo  affidamento su nessun altro.
Piacere. Con la ricchezza si pensa che si possa fare tutto: vacanza esotica, nozze di lusso, i migliori ristoranti, case da favola,ecc.
Ora dal contesto di questa parabola possiamo capire quali ricchezze dobbiamo ricercare, quali tesori ci dobbiamo fare.

Matteo 6:21: Un tesoro in cielo.

Matteo 6:21: Un tesoro in cielo.
“Perché dov'è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore”.
Questo versetto è raramente considerato, o messo nella categoria delle parabole. Ma può essere considerato una parabola perché come le parabole  è un modo di dire conciso e istruttivo, che coinvolge una somiglianza, o un confronto con la forza percettiva, o ammonitrice ( Thayer ).
Gli esseri umani hanno un istinto ad accumulare cose che ritengono abbia un valore duraturo, sono naturalmente orientati, fortemente inclini a ricercare e a godere i beni materiali. 
John Stott disse: " Le ambizioni mondane hanno un forte fascino per noi. L'incantesimo del materialismo è molto difficile da rompere ".
Il materialismo è un idolo, ci sono diversi motivi per cui la gente accumula ricchezze sulla terra.
Sicurezza. Alcuni pensano che la ricchezza ci dia una sicurezza nella vita.
Valore personale, autostima. Beni materiali e ricchezze spesso indicano che le persone hanno successo in quello che hanno fatto con la loro vita. 
Potere. Con la ricchezza e il successo materiale, si crede che possiamo avere e ricevere, ed essere ciò che vogliamo. Pensiamo che la ricchezza ci dia il controllo sul nostro destino e su altre persone.
Indipendenza. Con la ricchezza ci sentiamo dèi e non facciamo  affidamento su nessun altro.
Piacere. Con la ricchezza si pensa che si possa fare tutto: vacanza esotica, nozze di lusso, i migliori ristoranti, case da favola,ecc.

Filippesi 4:6-7: Dio c’invita alla serenità.

Filippesi 4:6-7: Dio c’invita alla serenità.
“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti”.   

Chi meglio di Dio, può ascoltare e portare tutte le nostre preoccupazioni? Nessuna richiesta è troppo piccola, difficile, o irrilevante per Dio! Non c’è nulla di grande per la potenza di Dio, o di nascosto che Lui non conosca! Non c’è richiesta che a Lui sembri insignificante! Dio c’invita alla serenità! Dio vuole che noi siamo sereni, ma dobbiamo affidarci completamente a Lui e accettare la Sua volontà per noi!
Nella comunicazione a Dio vediamo la specificità della richiesta.
 “Richieste” indica il rendere noto a Dio i nostri desideri, chiedere quello che pensiamo ci serva, quello che abbiamo di bisogno. Il plurale implica le varie cose che sono richieste (Luca 23:24; 1 Giovanni 5:15), questo significa che Dio non si stanca di ascoltare tutte le volte che preghiamo.
“Richieste” è una parola che specifica il contenuto della preghiera, formulazioni di richieste definite, specifiche e precise. Quindi siamo chiamati a pregare non in senso generale, ma specificatamente i soggetti. Paolo c’incoraggia a essere specifici nella preghiera, a non essere generali e vaghi, ma a dare voce ai desideri specifici dei nostri cuori.
Paolo dice il mezzo come portare le nostre richieste a Dio: per mezzo della preghiera e della supplica.
Nella comunicazione a Dio vediamo la pietà della richiesta.
Pietà intesa come devozione. "Preghiere" in realtà nel greco è al singolare “preghiera”. È un termine generale per la preghiera solo a Dio (Colossesi 4:2-3; 1 Tessalonicesi 1:2; Filemone 4; Apocalisse 8:3-4) una parola biblica standard per qualsiasi tipo di preghiera. Ma secondo alcuni studiosi denota l'atteggiamento della mente come adorante, e si riferisce alla preghiera con un atteggiamento di adorazione e sentimento, è un atto di culto, o di devozione. Quindi si vuole sottolineare la preghiera a Dio e anche l’atteggiamento di adorazione e devozione solo a Dio! Chi prega ha come punto di riferimento nella vita solo Dio! In Esodo 20:3 è scritto: "Non avere altri dèi oltre a me".
Nella comunicazione a Dio vediamo la vitalità della richiesta.
Nel senso di forza, passione, energia, potenza. "Suppliche" (deēsei) fra i greci era un termine forte che significava più di una semplice richiesta. Era utilizzata da un prigioniero per richiedere la libertà, o qualche favore, così come nelle richieste alle divinità. Questa parola indica la passione, l’energia nella preghiera, "la potente espressione di una potente esigenza " (Trench). La supplicazione è il grido dell’anima a Dio per particolari bisogni! Nel Nuovo Testamento, indica la preghiera per particolari benefici (Luca 1:13; Filippesi 1:19; Ebrei 5:7; 1 Pietro 3:12), una richiesta urgente per soddisfare un bisogno, è rendere noto il proprio particolare, o specifico bisogno a Dio.      
Quindi, Dio c’invita alla serenità, e il modo per esserlo è fare conoscere le nostre specifiche richieste a Dio in modo appassionato, una preghiera che viene dal profondo del nostro cuore.

Filippesi 4:6-7: La chiave per non essere ansiosi.

Filippesi 4:6-7: La chiave per non essere ansiosi.
“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti”.   
La cura e la risposta per l’ansia è la preghiera! 

La circostanza quando pregare.
La circostanza è: in ogni cosa! Ogni giorno è una pagina diversa della nostra vita, con varie situazioni e preoccupazioni: lavoro, familiari, salute, ecc. Al posto di essere ansiosi dovremmo pregare Dio!  “Ogni cosa” comprende tutto: in tutti i dettagli e in tutte le circostanze della vita, sempre, siamo chiamati a pregare Dio. Quindi, il modo per non essere ansiosi per la qualsiasi cosa è: pregare in ogni circostanza Dio.
La comunicazione a Dio in preghiera.
"Fate conoscere le vostre richieste a Dio" è portare le richieste alla presenza di Dio. Questa frase indica che le preghiere sono fatte da coloro che, essendo in un rapporto personale stretto con Dio, si rivolgono a lui. Paolo ci esorta a far conoscere sempre le nostre necessità, problemi e desideri a Dio, come indicato dal verbo “fate conoscere”. Ma questo vuol dire che Dio non sappia di cosa abbiamo di bisogno? Dio non ha certo bisogno di essere informato circa i nostri bisogni (Matteo 6:32), ma la preghiera è un’espressione di fiducia, di umiltà e di dipendenza da Dio. La preghiera orienta la nostra vita verso Dio, e ci fa crescere in una relazione aperta e sincera con Dio, presentando i nostri bisogni e desideri specifici a Lui. Portando le nostre richieste a Dio, ciò che è la causa dell’ansia, noi la tiriamo fuori e la gettiamo su Dio (1 Pietro 5:6-7). Anche il cristiano ha difficoltà e desideri, ma li affida a Dio perché sa che si prende cura di lui (Salmo 34:15). Come un figlio chiede al padre il pane, così noi dobbiamo chiedere a Dio. Come noi che siamo malvagi ci prendiamo cura dei nostri figli, a maggior ragione Dio si prende cura di noi (Matteo 7:11).
Certo possiamo avere qualche pensiero di vario genere per il futuro, ma possiamo dire: “Non so cosa mi riserva il futuro, ma so chi ha il mio futuro nelle mani!" È una questione di avere fede nel Signore! La fede è la fine dell’ansia! È una questione di lasciare la nostra vita nelle mani di Dio in sottomissione, sapendo che tutte le cose cooperano per il nostro bene secondo il Suo disegno! (Romani 8:28).
In che mani migliori possiamo lasciare i nostri problemi? Ci sono persone meglio di Dio? Dio ci ama in modo perfetto (1 Giovanni 4:8-10), non cambia mai (Malachia 3:6); è fedele (1 Corinzi 1:9); è saggio (Romani 16:27); è Sovrano (Salmo33:10); conosce ogni cosa (1 Giovanni 3:20), è  eterno (Salmo 10:16)! 
C’è qualcuno meglio di Lui a cui dare le nostre preoccupazioni? No! E allora metti la tua vita e le tue richieste in mano di Dio! Questa è la soluzione per la tua ansia!

        

Colossesi 1:16: Il proposito della creazione.

Colossesi 1:16: Il proposito della creazione. 
“Poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui”.

“In vista di lui” indica lo scopo della creazione, significa che Gesù ha avuto un piano con uno scopo nel creare il mondo: per la Sua gloria! Questo ovviamente va in controtendenza perché viviamo in un’epoca dove i veri valori mirano a soddisfare se stessi, c’è un profondo narcisismo ed egocentrismo, si vive per il puro ed effimero godimento del proprio piacere! Ma noi siamo stati creati e salvati sempre per la gloria di Dio! (Romani 11:36). Dio vuole che il suo nome sia glorificato! (1 Samuele 12:22; Isaia 48:9-11; Geremia 13:11). Questo è lo scopo della tua esistenza e della tua salvezza spirituale che è solo in Cristo! Quando pensiamo alla salvezza, alcuni di noi pensano che si tratti di un qualcosa di astratto, che si riferisce al futuro, solo all’aldilà. Ma la salvezza non riguardo solo a qualcosa dopo la morte, è anche nel presente. Dio ci rende nuove persone perché mette in noi la sua natura divina mediante la rigenerazione dello Spirito Santo, questo sarà visibile a tutti! (2 Pietro 1:4; Tito 3:5-6; Galati 5:22). Chi è in Cristo è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate ecco sono diventate nuove! (2 Corinzi 5:17).
La persona rigenerata spiritualmente dallo Spirito di Dio avrà nuove prospettive, desideri, obiettivi, sentimenti che glorificheranno il Signore Gesù. Cosa cambierà in noi? Cambierà il modo di vedere innanzitutto se stessi e Dio! La salvezza comporta un cambiamento di visione: non sarà più una visione della vita egocentrica, o narcisista, ma Cristocentrica! Questo è il significato di “in vista di Lui”!
Quali sono i segni dell’esperienza che abbiamo fatto con Dio della nuova nascita e quindi come glorificheremo Gesù? 
Glorificheremo Gesù con l’adorazione (Matteo 2:2,11;28:9,17; Apocalisse 5:11-14).
Glorificheremo Gesù seguendo il Suo esempio di santificazione.         
Chi è nato di nuovo ama la bellezza del carattere di Cristo e guarderà a Cristo come esempio da seguire!! 
Gesù è stato tentato, ma non ha peccato! (Ebrei 4:15; 2 Corinzi 5:21). Lo scopo del discepolo è essere come Cristo, raggiungere la Sua statura (Efesini 4:13)! Questo lo glorificherà!        
Glorificheremo Gesù seguendo il Suo esempio di consacrazione. 
L’esempio di Gesù con il Padre è il nostro modello per glorificare Gesù stesso. Gesù ha glorificato il Padre consacrandosi in modo totale e radicale per la salvezza dei peccatori! (Giovanni 17:4; 1 Timoteo 1:15). Gesù non si è rifiutato di ubbidire al Padre (Isaia 50:5; Filippesi 2:5-11) per la missione che il Padre ha voluto.  
Lo scopo della tua esistenza è di vivere consacrato a Gesù senza condizioni, riserve e distrazioni! (Filippesi 1:21; Galati 2:20; 1 Pietro 2:9).
Consacrati al Signore, abbandonati completamente a Lui perché a questo sei chiamato se sei un vero credente!

Colossesi 1:17: La preservazione di Gesù della creazione.

Colossesi 1:17: La preservazione di Gesù della creazione.
“Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in Lui”.    

Gesù ha creato l’universo e lo mantiene unito. Questo dimostra la sua potenza e quindi la sua divinità, ma anche la sua immanenza, è attivo  continuamente nella creazione! Gesù dopo aver creato il mondo (v.16), lo tiene compatto in modo che non si disintegra! Se i pianeti non sono nel caos questo è dovuto a Gesù! Il verbo “sussistono” nel greco, indica ciò che è duraturo, che esiste, ha l’idea dell’atto del creare e del mettere insieme, ma con l’implicazione di mettere insieme e mantenere le cose insieme, di essere compatto, fare in modo che il mondo non si dissolve, non si disintegra.
Gesù preserva il mondo, lo mantiene stabile e in ordine secondo la sua volontà. Gesù è il Signore dell’universo, non solo è stato creato da lui, ma lui lo sostiene, lo sorregge per la sua onnipotenza. Il mondo non è abbandonato a se stesso, ai propri meccanismi, ma tutto sussiste e funziona per l’attività immanente di Gesù. In Ebrei 1:3 riguardo a Gesù leggiamo: “Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi”.
La parola “sostiene” è dinamica, non è statica e passiva, non indica solo supporto, ma include anche il concetto di movimento verso uno scopo. Questo lo vediamo, sia dal verbo nel greco (presente participio attivo) che indica continua e ripetuta azione e sia dal significato della parola.  Infatti, la parola greca “sostenere” è usata comunemente nel Nuovo Testamento per portare qualche cosa da un luogo a un altro (Luca 5:18; Giovanni 2:8). Perciò non vuol dire semplicemente sostenere, ma ha il senso anche di controllo attivo e decisivo nel preservarlo. Gesù continuamente sta sostenendo tutte le cose nell'universo con la potenza della sua parola, questo significa che Gesù regna Sovrano sull’universo!!! Se Cristo cessasse la sua attività di sostenere tutte le cose, la nostra esistenza cesserebbe immediatamente, questo un giorno accadrà (2 Pietro 3:5-10). 
Cosa, significa per noi che Gesù ha tutto sotto controllo? Pace, sicurezza, conforto! Non siamo nelle mani del caso, o degli eventi della natura, ma di Gesù stesso! Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio! (Romani 8:28). Questo significa anche accettare la Sua volontà per la nostra vita, accettare qualsiasi cosa ci possa accadere, perché è sotto il controllo di Dio! Gesù ha a cuore la nostra vita, siamo più preziosi dei passeri la cui vita dipende da Dio, così anche la nostra! (Matteo 10:28-31). Ma soprattutto Dio preserva la nostra vita spirituale, la nostra salvezza! Infatti, è scritto che siamo nelle sue mani e nessuno ci può rapire da queste (Giovanni 10:27-29; Romani 8:35-39).
Alleluia!

Filippesi 4:6: Il comandamento a non essere ansiosi.

Filippesi 4:6: Il comandamento a non essere ansiosi.
"Non angustiatevi di nulla!

Sentimenti di ansia sono tra gli stati d’animo più comuni vissuti dagli esseri umani. “Non angustiatevi di nulla” non si riferisce a una semplice preoccupazione, ma a un’ansia eccessiva, a un’ansiosa preoccupazione che c’infastidisce.
L'ansia è un sentimento interiore di apprensione, inquietudine, terrore, preoccupazione, e/o di terrore che è accompagnato da un’eccitazione fisica intensa. Nei momenti di ansia, il corpo sembra essere in allerta, pronto a fuggire, o a combattere. L’ansia nasce dall’apprensione, o dalla paura per un possibile pericolo, o dall’incertezza soprattutto riguardo il futuro per i bisogni primari: come il vestire, mangiare, ecc. (Matteo 6:25,27, 28, 31, 34).
L’ansia può nascere da una situazione sfavorevole, o anche per l’instabilità: non avere la situazione sotto il nostro controllo (Salmo 13:2; Atti 27:29). Si può essere ansiosi per la criminalità, la guerra, l'instabilità politica, instabilità lavorativa, brutto tempo, malattia inspiegabile e inaspettata, e così via. 
Si può essere ansiosi per l’incertezza, per esempio quando ci muoviamo verso una nuova situazione: prendere un nuovo lavoro, fare un esame di scuola, o per un concorso, fare un discorso davanti a tante persone e avere paura di sbagliare. L’ansia nasce quando l'individuo non ha la situazione sotto controllo, ha paura ed è incerto su cosa gli accadrà, e in gran parte impotente a prevenire, o ridurre la minaccia. 
L’ansia può nascere quando c’è una separazione da una persona che si ama ed è significativa: per morte, per separazione (divorzio,o fidanzamento), per trasferimento, in questi casi il vuoto lasciato dalla persona che era un punto di riferimento può causare l’ansia. Possiamo essere ansiosi per i nostri cari che gli accada qualcosa di brutto! L'ansia, quindi può nascere da un pericolo specifico e reale, oppure da un pericolo immaginario, o sconosciuto. 
A questo si aggiunge l’impazienza, che spesso accompagna l’ansia! Vogliamo avere e vogliamo subito per stare bene! Non vogliamo aspettare!      
Ora l'imperativo presente “ non angustiatevi” presuppone che i Filippesi erano in uno stato ansioso, e sono ora invitati a smettere di essere ansiosi, è un ordine! 
“Angustiatevi” indica una mancanza di fiducia in Dio nella cura amorevole di Dio e nella Sua potenza sovrana. L’ansia è un peccato perché è una forma sottile di sfiducia in Dio, sfiducia che non farà la cosa migliore, che provvederà ai nostri bisogni, o peggio ancora che dubitiamo del fatto che il Re Sovrano controlli ogni cosa. 
L’ansia può essere anche la presunzione dell’uomo che vuole creare da sé il proprio destino e disporre il proprio futuro, come se tutto dipendesse da lui e non da Dio (Matteo 6:25; Giacomo 4:13-16)
“Non di nulla” (Mēden) è enfatico, e serve a sottolineare che non dobbiamo assolutamente essere ansiosi di niente. Esclude tutte le eccezioni: per nulla! Assolutamente nulla! Paolo esorta i credenti a bloccare la loro preoccupazione eccessiva perché sa che Dio è più grande di tutti i loro problemi e in controllo su tutto e si prende cura dei suoi figli.
Guarda al Signore, Lui si prende cura di te!

Colossesi 1:15: Il primato di Gesù sulla creazione.

Colossesi 1:15: Il primato di Gesù sulla creazione.  
“Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura”.

Gesù è il primogenito di ogni creatura.
“Primogenito” (prototokos) descrive la caratteristica di Cristo, che si distingue da tutto il resto della creazione. Questa parola ci può ingannare nel farci pensare che Gesù sia il primo a essere stato creato dal Padre e poi tutto il resto, ma non è così perché Gesù risale ai tempi eterni (Michea 5:1). Gesù è sempre esistito, come il Padre è l’Io sono, l’eternamente presente! 
Cosa indica allora la parola “primogenito”? “Primogenito” enfatizza il fatto, che esisteva prima della creazione e indica l'unicità di Cristo così come la Sua superiorità sulla creazione. Perciò primogenito va inteso come primo come dignità e supremazia su tutta la creazione per il suo rango! 
Questo è confermato anche dall’Antico Testamento. 
Il primogenito aveva la preminenza sopra gli altri figli (Genesi 49:3; cfr. 1 Cronache 5:1-2; Deuteronomio 21:15-17).
Il primogenito descriveva anche il rapporto particolare, speciale, unico che Dio ha voluto, scegliendo il popolo di Israele, e quindi l’onore e il privilegio per il popolo (Esodo 4:22; 19:5-6). Lo stesso insegnamento per la dignità lo troviamo per il re Davide e la sua stirpe, quindi il Messia, Gesù (Salmo 89:27).  
Anche il contesto storico indica “ primogenito” come preminente, rango e dignità.
Paolo scrisse queste parole, perché c’erano certe eresie che stavano circolando nella zona, la chiesa era influenzata da falsi insegnamenti che negavano la preminenza di Gesù ed enfatizzavano la mediazione degli angeli. Paolo vuole riportare la chiesa a considerare Cristo come superiore agli angeli come Dio, Creatore, e Redentore, in Lui abbiamo tutto pienamente (Colossesi 2:9-10).            
Il contesto del testo indica ancora il primato di Cristo.
Paolo prima parla che Gesù è l’immagine (eikon) del Dio invisibile. Questo vuol dire che, Gesù rappresenta visibilmente ed esattamente la natura del Dio invisibile. Gesù non è un dio inferiore al Padre, o una copia falsa e imperfetta perché “immagine di Dio” indica che Gesù è della stessa sostanza di Dio e ha manifestato in modo perfetto il carattere di Dio. Gesù è Dio come il Padre! (Colossesi 2:9; Giovanni 1:1-3; Ebrei 1:3).
Paolo dice ancora nel contesto che Gesù ha il primato sulla creazione spiegandone il perché al v.16: Lui ha creato tutte le cose.
Ancora noi notiamo il primato di Gesù anche dalle parole:“ogni creatura”. La forma grammaticale greca, indica e specifica che la creazione è sotto al dominio di Gesù.
Infine c’è anche il contesto del Nuovo Testamento che conferma il primato di Gesù (Ebrei 1:6) per indicare la dignità e la preminenza di Gesù per la relazione speciale e unica come Figlio che ha con il Padre, preminenza come Re e Dio (Salmo 97:7). 
Gesù ha il primato su tutta la creazione nel senso di dignità e rango, perché è l’immagine dell’invisibile Dio e il Creatore!
Pertanto a Gesù va data l’adorazione e la sottomissione (Matteo 28:17;Luca 6:46).

Giobbe 19:27: La certezza di vedere Dio è serena.

Giobbe 19:27: La certezza di vedere Dio è serena.
“ Io lo vedrò a me favorevole”.

Giobbe è convinto che dopo la morte avrà un incontro positivo con Dio! Dio era il suo redentore e gli avrebbe reso giustizia. Questo fa pensare alla dottrina della giustificazione e per questo che un vero cristiano può affrontare la morte e incontrare Dio serenamente.        
La giustificazione è un atto giuridico di Dio mediante il quale rende accettabile il peccatore davanti a Sé. Tramite la giustificazione, Dio considera, o dichiara giusti i peccatori. 
La giustificazione è per grazia di Dio mediante la fede (Romani 3:23-28). La giustificazione non è per le nostre opere, ma è un dono gratuito di Dio! Questo ci libera dall’ansia, perché se fossimo accettati per le nostre opere, noi non saremmo mai sicuri di aver avuto un comportamento sufficientemente meritevole per ottenere l’approvazione divina. Invece la giustificazione per la grazia di Dio in Cristo mediante la fede ci assicura, dà la certezza che Dio ci accetta così come siamo!
La giustificazione è solo grazie a Gesù Cristo! 
Dio è soddisfatto accreditando al credente la giustizia di Gesù. 
Il vangelo c’insegna che ciò che non si trova in noi, si trova solo in Cristo. Con la sua vita e obbedienza perfetta, Gesù ha soddisfatto pienamente la giustizia di Dio.  (Romani 4:5-6; 5:18-19; 8:1-4; 1 Corinzi 1:28-31; 2 Corinzi 5:19-21; Filippesi 3:9). 
Dio ci riveste della giustizia di Cristo, perciò la giustizia non è la nostra, è al di fuori di noi, è di Cristo, che ci viene attribuita per grazia di Dio.                  
Pertanto la giustificazione è una giustizia al di fuori di noi, non è la nostra, ma è un beneficio per grazia di Dio che ha come fondamento Gesù e lo riceviamo per i meriti di Cristo, perché Cristo non ha peccato!  (Romani 8:1-4).
Dio ci giustifica addebitando su Gesù i nostri peccati. 
Nell’espiazione Gesù soddisfa la giustizia di Dio. Egli sopporta e prende su di sé i nostri peccati e la nostra colpa per i peccati, subisce al posto nostro l’ira di Dio (2 Corinzi 5:19; Romani 5:9; Ebrei 10:14).
Dio assicura la giustificazione con la risurrezione di Gesù. 
Non era necessaria solo la morte, ma anche la risurrezione di Gesù per la nostra giustificazione (Romani 4:23-25). Gesù è morto per espiare i nostri peccati, ma la resurrezione di Gesù garantisce la nostra giustificazione. Dio è soddisfatto del sacrificio espiatorio di Gesù, pertanto l’ha risuscitato. La risurrezione è la dichiarazione, o la prova che Dio è totalmente soddisfatto dell’opera di suo Figlio sulla croce.                 
La risurrezione completa l’opera di redenzione della Sua morte. La morte e la risurrezione sono indissolubilmente unite, se non ci fosse stata la risurrezione, viene a mancare anche il significato della Sua morte, noi saremmo ancora nei peccati (1 Corinzi 15:17).
Inoltre, la risurrezione è stata necessaria affinché Gesù potesse fare da mediatore, intercessore e avvocato davanti a Dio per conto nostro (Romani 8:32-34; Ebrei 7:25-27). 
Pertanto possiamo essere sereni all’idea d’incontrare Dio perché Gesù è la nostra giustificazione!

Giobbe 19:26-27: La certezza di vedere Dio dopo la morte.

Giobbe 19:26-27: La certezza di vedere Dio dopo la morte.
“E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò a me favorevole; lo contempleranno i miei occhi, non quelli d'un altro ”.

Giobbe era sicuro dell’esistenza di Dio e della vita dopo la morte! Nonostante la sofferenza, per fede ha una prospettiva certa per il futuro. Giobbe non ha sempre parlato in questo modo. La sofferenza l’ha quasi sopraffatto, vedeva solo morte e tenebre. Ma ora le nubi del dubbio e dello sconforto si sono dissolte e Giobbe ha una certezza: un giorno vedrà Dio. Nessuna circostanza, non importa quanto male provasse, non avrebbe intaccato questa certezza! 
Giobbe dice dopo la mia pelle. Il senso è dopo che la sua pelle sarà scorticata, consumata dalla malattia, dalle piaghe (aveva un’ulcera maligna su tutto il corpo, Giobbe 2:7; 7:5; 30:30), o il senso può essere la pelle consumata dai vermi nella tomba (Giobbe 17:14; 24:20) e quindi senza il suo corpo, senza la carne vedrà Dio. 
Quando il credente muore va alla presenza di Dio. Quando Gesù morì, c’erano due ladroni con lui: uno riconosceva che quella pena era giusta per loro, ma non per Gesù e disse a Gesù Luca 23:42-43: “… ‘Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!’Gesù gli disse: ‘Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso’”. Il corpo quando muore rimane nella tomba, ma l’anima va in cielo in attesa della resurrezione (2 Corinzi 5:6-9; Filippesi 1:23-24).
Noi vediamo che Giobbe ha la certezza che contemplerà Dio.
La parola “contempleranno” (rā˒āh) nell’Antico Testamento è usata con vari significati: per vedere in modo che si può imparare a conoscere un'altra persona (Deuteronomio 33:9); per prestare attenzione (Geremia 2:31); trovare piacere in una situazione (Salmi 22:17; 59:10).
Sicuramente “contempleranno” è trovare piacere di stare alla presenza di Dio e imparare a conoscerlo! Nell’Antico Testamento vedere il volto, vale a dire: essere ammesso a vedere Dio, era un privilegio (Esodo 24:10; 33:20), ed era anche pericoloso per la vita (Genesi 16:11; 32:30; Giudici 13:22; Isaia 6:5).       
Noi, i figli di Dio, lo vedremo senza pericolo di morire! Gesù in Matteo 5:8: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”. Così in 1 Giovanni 3:2 leggiamo: “Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è”. (Salmi 11:7; 17:15; Isaia 33:17; 1 Corinzi 13:12; Apocalisse 22:1-4).
Noi vediamo che la contemplazione di Giobbe è personale.
“Io lo vedrò a me favorevole; lo contempleranno i miei occhi, non quelli d'un altro”.
Giobbe per fede è consapevole che lui personalmente e non con gli occhi di un altro contemplerà Dio. 
Che meraviglia il vero credente, potrà contemplare Dio e avere così un’esperienza personale diretta e non per sentito dire da un altro! Questo è solo possibile per il sacrificio e la mediazione di Gesù (Romani 8:32-34; 1 Timoteo 2:5-6), solo possibile per chi ha fiducia in Lui (Giovanni 3:16), per chi si pente dei propri peccati (Atti 3:19).

Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo

Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo La narrazione si sposta da un incontro pubblico con le autorità del tempio a Pasqua a un incontro priv...