Daniele 2:20-21: Dio controlla la storia e i governanti.

Daniele 2:20-21: Dio controlla la storia e i governanti. 
“’Sia benedetto eternamente il nome di Dio perché a lui appartengono la saggezza e la forza. Egli alterna i tempi e le stagioni; depone i re e li innalza, dà la saggezza ai saggi e il sapere agli intelligenti’”.

Il tema predominante del libro è il controllo sovrano che Dio esercita su tutte le nazioni e sui loro dominatori e il loro finale spodestamento da parte di Dio.
Il controllo di Dio della storia è espressa nella visione nel capitolo 7, dove si vede Dio sul trono dell'universo decidere il destino delle superpotenze della storia e dare il dominio a chi vuole. Nella sua sovranità, egli volle che i Babilonesi (605-539 a.C.), i Medo-Persiani (539- 331 a.C.), i Greci (331-146 a.C.) e i Romani (146 a.C. 476 d.C.) dominassero Israele. (Cfr. Giosuè 21:44-45; Proverbi 21:31; Isaia 10:5-19; 14:26-27; 45:1-13; Abacuc 1:5-11). 
Dio stabilisce il destino e i confini geopolitici delle nazioni. "Egli li ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione” (Atti 17:26). 
Dio stabilisce anche chi deve governare! (Daniele 4:17; Romani 13:1). Nabucodonosor era il re più potente della terra in quel momento, ma la sua autorità era stata concessa dal Signore sovrano ed era sotto il Suo completo controllo!! 
I cristiani hanno bisogno di ricordare la potenza di Dio sui governanti del mondo, soprattutto in tempi di elezioni nazionali. Molti cristiani sono così frustrati se viene eletto questo, o quell’altro leader, mentre dovrebbero ricordare che Dio è sovrano su chi deve governare.
Dio preordina e realizza il Suo piano! (Isaia 46:9-10). Egli è colui che ha l’ultima parola, sia nella storia del mondo e sia nei singoli individui. (Salmi 33:10-11; Proverbi 16:9; 19:21; Giacomo 4:13-15). 
Dio domina sulle nazioni! (2 Cronache 20:6).
Dio governa le diverse epoche e gli eventi della storia umana ed è in grado di modificarli a piacimento come indicato dall’espressione: “Egli alterna i tempi e le stagioni”.
Dio ha autorità nel corso del tempo e della storia. Egli esercita il suo potere, non solo in cielo, ma anche sulla terra. Alla fine, il suo regno, un regno eterno e la sua giustizia, trionferanno, perché né gli uomini e né gli angeli, o qualsiasi altra cosa lo potranno ostacolare! (Daniele 7:27). In Isaia 40:22-24 è scritto: "Egli è assiso sulla volta della terra, da lì gli abitanti appaiono come cavallette; egli distende i cieli come una cortina e li spiega come una tenda per abitarvi; egli riduce i prìncipi a nulla, e annienta i giudici della terra; appena piantati, appena seminati, appena il loro fusto ha preso radici in terra, egli vi soffia contro, e quelli inaridiscono e l'uragano li porta via come stoppia”.  
Pertanto, possiamo affermare: la storia degli uomini è nelle mani di Dio! Questo dovrebbe infondere in noi fiducia e ispirare la preghiera al Dio che può cambiare le circostanze!

Tito 1:16: Le nostre azioni negano, o affermano la nostra professione di fede.

Tito 1:16: Le nostre azioni negano, o affermano la nostra professione di fede. 
“Professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, essendo abominevoli e ribelli, incapaci di qualsiasi opera buona”.

Molte persone affermano di conoscere Dio. Come possiamo sapere se davvero lo conoscono? Non lo sapremo con assoluta certezza in questa vita, ma uno sguardo al loro stile di vita ci dirà tanto se lo conoscono veramente.
Paolo ha lasciato Tito a Creta per organizzare la chiesa e costituire gli anziani (responsabili di chiesa). L’anziano deve avere certe caratteristiche, tra le quali quella di essere attaccato alla Parola di Dio, in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono (Tito 1:9). Paolo mette in guardia Tito riguardo il fatto che a Creta vi sono molti ribelli, ciarloni e seduttori, quindi falsi dottori; Tito li deve riprendere perché siano sani nella fede e non diano retta alle favole giudaiche e né a comandamenti degli uomini che girano le spalle alla verità (Tito 1:10-14).
Queste persone dicevano di conoscere Dio, ma lo rinnegavano con i fatti! Si può dire di conoscere Dio con la bocca, ma essere atei nella pratica! La professione di fede deve essere accompagnata da azioni che siano conformi alla verità che crediamo, quindi essere fedeli a Dio e alla Sua parola rivelata. Con le loro azioni, dice Paolo, questi uomini, stavano negando proprio le cose che affermavano, quindi il conoscere Dio. Il loro comportamento smentiva la loro affermazione che conoscevano Dio. Infatti, erano abominevoli (bdeluktoi), cioè indica qualcosa che è detestabile, che provoca disgusto a Dio perché è immorale (cfr. il sostantivo corrispondente in Matteo 24:15 riguardo l’anticristo. Apocalisse 21:27). Erano ribelli (apeithes), vale a dire che si rifiutavano di sottomettersi a Dio e alla sua verità, disobbedienti come i pagani (cfr. Efesini 2:2; 5:6; Colossesi 3:6; Tito 3:3). Erano incapaci di qualsiasi opera buona, in contrasto cioè con il continuo appello contenuto in questa lettera (2:7,14; 3:8,14). Incapaci (adokimoi) significa respinti dopo la prova, suggerisce essere messo alla prova con lo scopo di essere approvato, ma non rispondendo ai requisiti richiesti ne consegue che è disapprovato.  Dio disapprova quelle persone che dicono di essere credenti, ma che sono privi di qualsiasi opera buona.
Questi versetti dovrebbero fare riflettere coloro, che affermano di conoscere Dio, ma le loro azioni sono incoerenti con quest’affermazione. Si può essere orgogliosi di conoscere Dio, ma quando la professione di fede e la pratica sono in conflitto, allora viene dimostrato che non si conosce veramente Dio!! Le nostre azioni dimostrano se conosciamo veramente Dio (cfr. Matteo 7:15-20;1 Giovanni 2:4-6). 
Dunque, la nostra condotta dice chiaramente se conosciamo Dio. Cosa dice la tua condotta agli altri? Stai comunicando con le tue azioni che conosci veramente Dio?

Ezechiele 1:4: La gloria del nostro Dio manifestata.

Ezechiele 1:4: La gloria del nostro Dio manifestata.
“Io guardai, ed ecco venire dal settentrione un vento tempestoso, una grossa nuvola con un fuoco folgorante e uno splendore intorno a essa; nel centro vi era come un bagliore di metallo in mezzo al fuoco”.

Non abbiamo modo di sapere cosa Ezechiele stesse facendo al momento di questa visione. Qualunque cosa stesse facendo, la sua attenzione fu improvvisamente attirata da un forte vento e dalla vista di un'enorme nuvola con un fuoco folgorante e uno splendore intorno a essa, nel centro vi era come un bagliore di metallo incandescente. 
Tempesta, nuvole e fuoco indicano la manifestazione della gloria di Dio.
Tempesta e fuoco a volte è usato per indicare l’aiuto del Signore verso il Suo popolo, che combatteva per loro contro i nemici e li disperdeva (Salmi 18:12-14;1 Samuele 22:11-15), per la protezione (Zaccaria 9:14-15). Ma in questo contesto sembri che si riferisca alla manifestazione del giudizio di Dio.
Infatti, a volte nella Bibbia, una tempesta è spesso l'immagine del giudizio divino (Proverbi 1:27; Isaia 66:15; Geremia 4:13; 23:19; Naum 1:3). 
Così anche la nuvola e il fuoco folgorante indicano la santità e il giudizio (Osea 8:5; Lamentazioni 2:4; Naum 1:6), un fuoco consumante (Deuteronomio 4:24; Ebrei 12:29), ma era anche il simbolo della presenza di Dio (Esodo 3:1-15); della sua purificazione (Malachia 3:1-6) e del suo giudizio (Salmi 97:1-5,8;13:17-22; 19:16,18). 
Se il popolo d’Israele e quindi anche Ezechiele si trovano esiliati a Babilonia (2 Re 24:1-2,10-17; 25:1-17; 2 Cronache 36), questo era per il giudizio di Dio!! Questo giudizio Dio l’ha realizzato tramite l’esercito Babilonese distruggendo la città e il tempio a Gerusalemme (Geremia 1:13-16; 4:6; 6:1). Per quarant'anni, Dio aveva gentilmente guidato Israele con una nuvola di fuoco, ma ora una nuvola di fuoco ricorda il suo giudizio al suo popolo disobbediente. Quindi tempesta, nuvole e fuoco sono elementi che indicano la manifestazione di Dio (cfr. v.3) la Sua presenza in tutta la sua maestosità e magnificenza che ci parlano di un Dio santo che giudica. Gli esuli avevano perso il senso di timore reverenziale e la maestà del Signore. Il Signore si presentò al profeta con il Suo potere, maestà e santità in modo che Ezechiele potesse essere consapevole del carattere di Dio e comunicarlo ai suoi connazionali.
Come dobbiamo reagire, allora di fronte questo Dio?
Sicuramente non con leggerezza e superficialità!, ma con timore (Isaia 6:1-5; Ebrei 12:28-29).
Esiste la teologia del Dio Babbo natale! In che cosa consiste? Semplicemente consiste che i peccati per Dio non creano nessun problema e che possiamo comportarci come ci pare tanto Lui è buono. Ma noi nella Bibbia vediamo sia la Sua bontà, ma anche la Sua severità (Romani 11:22) verso il peccato e i peccatori e troviamo diversi avvertimenti di giudizio contro quelli che peccano volontariamente (Romani 2:1-5; Ebrei 10:26-31; 12:25-29).

2 Timoteo 2:13: La fedeltà di Dio è coerente.

2 Timoteo 2:13: La fedeltà di Dio è coerente.
 “Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso”. 

Queste parole non forniscono una concessione a peccare, o ad allontanarsi da Dio, bensì sono una consolazione per chi è scoraggiato a causa del proprio peccato, o fragilità. Paolo con queste parole non vuole incoraggiare l’apostasia e la disobbedienza, ma vuole calmare una coscienza turbata e incoraggiare a essere fedeli a Dio! 
È inconcepibile che la nostra infedeltà possa intaccare la fedeltà di Dio, poiché Egli non può rinnegare se stesso. La nostra debole fede, o un peccato, un dubbio non cambia il carattere di Dio, non cambia la Sua fedeltà verso di noi!! La fedeltà di Dio è parte integrante della sua natura. Dio è fedele perché non cambia e la sua benignità non viene mai meno (Esodo 34:6). Dio è sempre fedele con se stesso, agisce sempre in conformità alla sua natura e parola data. 
Questo versetto afferma la coerenza e l'integrità di Dio. Anche se gli esseri umani sono infedeli a Dio, egli rimane fedele perché non può contraddire se stesso. In Dio è presente l’impossibilità morale che contraddica se stesso, questo costituisce la base della Sua fedeltà! Dio prima di essere fedele agli uomini è fedele a se stesso! La fedeltà di Dio a se stesso significa in primo luogo che agisce secondo il Suo carattere perfetto e immutabile e quindi che agisce in base alle promesse che ha fatto agli uomini, è fedele alla Sua parola data! 
Se non fosse fedele al proprio carattere e alla parola data, non sarebbe più Dio! Se Dio fosse infedele profanerebbe se stesso! La fedeltà è: Dio garantisce ciò che Egli non sarà mai, o che agisce in contraddizione con se stesso. Dio non cesserà mai di essere quello che Egli è. Dio è lo standard di se stesso!! Dio non imita nessuno e non è influenzato da nessuno! Tutto ciò che Dio dice, o fa è in accordo con se stesso. Egli sarà sempre fedele a se stesso, alle sue opere e alla sua creazione. 
Cosa significa per noi che Dio è fedele?
Significa che dobbiamo fidarci di Dio anche quando le circostanze non sono favorevoli (Isaia 50:10; Lamentazioni 3:22-23; 1 Pietro 4:19).
Egli può essere invocato in modo sicuro! Possiamo affidare a Lui le nostre anime con la certezza che si prende cura di noi.
Nessuno ancora che ha veramente avuto fiducia in lui, l’ha fatto invano!! Nessuno è mai stato deluso!
Significa che dobbiamo accettare con umiltà e gratitudine ogni cosa senza lamentarci (Efesini 5:20; 1 Tessalonicesi 5:16-18).
Significa che è di grande conforto per coloro che gli appartengono!  
Significa essere liberi dall’ansia e dalle preoccupazioni!
Ricordiamo dunque, ogni giorno la fedeltà di Dio perché porta una nuova speranza e con essa nuove forze! (Isaia 40:30-31).

Lamentazioni 3:22-23: Grande è la fedeltà del Signore!

Lamentazioni 3:22-23: Grande è la fedeltà del Signore!
“È una grazia del SIGNORE che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà!” 

Dio sostiene il suo popolo in mezzo alle più grandi afflizioni come quando Gerusalemme è stata attaccata e distrutta per mano di Nabucodonosor, strumento di giudizio di Dio (2 Cronache 36:11-21; Lamentazioni 1:5-22). Queste parole, dunque, sono state dette in circostanze davvero drammatiche di guerra. Potete immaginare cosa porti la guerra: distruzione, dolore, morte, fame, malattie, feriti così via. Ma nonostante il suo giudizio; per la Sua grande fedeltà le Sue compassioni si rinnovavano ogni giorno. Il profeta nella drammaticità della situazione ha parole di conforto, lui non vede in modo negativo, ma guarda al Signore ricordando ciò che è! Il carattere di Dio, come rivelato attraverso l'esperienza passata d’Israele, è il fondamento della speranza dell'uomo.
Il profeta ricorda la grazia di Dio: non sono stati completamente distrutti!
Il profeta ricorda le compassioni di Dio: non sono esaurite!
Il profeta ricorda la grande fedeltà di Dio: le compassioni si rinnovano ogni mattina.
“Grande” (rǎḇ) può essere intesa come molta, numerosa, cioè, appartenente a una grande quantità (cfr. Esodo 12:38); oppure estesa, di dimensione enorme, abbondante (Numeri 20:11; 1 Cronache 22:8). “Grande” può quindi, indicare l'ampiezza dell'azione del Signore, che è tale da abbracciare tutti i tipi di situazioni, con un impegno che non cambia direzione. 
Il disastro che il profeta e la sua nazione hanno sperimentato, non segna la fine dell'amore di Dio! Gli Israeliti non erano stati completamente distrutti: stavano bruciando, ma non erano consumati! La fedeltà di Dio rimane intatta, anche se le circostanze possono sembrare diverse! Ogni respiro, ogni piccolo sorso d'acqua, ogni piccolo pezzo di crosta di pane, ogni pezzo di vestito consumato che avevano ancora addosso è considerato dal profeta come prova della grande fedeltà di Dio!!
Per la sua fedeltà Dio rinnova ogni giorno le sue compassioni!
La sua fedeltà, la possiamo vedere con le benedizioni che riceviamo! Anche dalle piccole cose che diamo per scontato! Fai un elenco delle benedizioni che hai per esempio una casa, l’acqua, il cibo, i vestiti, le scarpe, ecc. Così, non dobbiamo lamentarci davanti a Dio per ciò che non abbiamo, ma ringraziarlo per ciò che abbiamo, che Lui ci ha dato!
Dio è fedele ai suoi figli, pieno di compassione, Egli offre ogni giorno un rifornimento fresco, efficace e adatto ai loro bisogni.
Dio non dimentica e abbandona i suoi figli (Isaia 49:13-16; Ebrei 13:5) anche nei momenti più difficili della nostra vita. Dio è con noi anche nella valle dell’ombra della morte (Salmo 23:4). Dio è con noi in qualsiasi situazione di pericolo ci troviamo. In qualsiasi situazione difficile, di afflizione, tenebrosa, minacciosa e ostile, anche se siamo vicino alla morte, Dio non ci abbandona! 
A volte la sua presenza la sentiamo, altre volte no, ma questo non significa che la sua presenza è discontinua, Dio è sempre presente con noi anche nella sofferenza! (cfr. Isaia 43:2).
Dio è fedele! Dio non ci abbandona!

Geremia 1:11-12: Dio vigila sulla sua parola per mandarla a effetto.

Geremia 1:11-12: Dio vigila sulla sua parola per mandarla a effetto.
“Poi la parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: «Geremia, che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo un ramo di mandorlo».  E il SIGNORE mi disse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto»”.

Geremia è chiamato da Dio a essere un Suo profeta, operò in Giudea. Il popolo di Giuda era spiritualmente corrotto e idolatra (cfr. Geremia 1:16; 2). 
In questi versetti leggiamo che Geremia vede un oggetto che può sembrare insignificante: un ramo di mandorlo. Non si capisce bene se Geremia stesse facendo una passeggiata in campagna dove vi erano degli alberi di mandorle, oppure se ebbe una visione interiore.
“Mandorlo” in ebraico (šāqēḏ) indica colui che veglia. Il mandarlo era indicato in ebraico come l’albero che vigila, perché comincia a fiorire prima di tutti gli altri alberi, già da Gennaio, mentre gli altri alberi sembrano ancora dormire.
Così Dio chiama Geremia e lo invita a riflettere su questo ramo di mandorlo che diventa simbolo di quel che gli vuole comunicare riguardo la realizzazione della Sua parola.
“Io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto” sono parole  d’incoraggiamento per Geremia, per il suo ministero, per rassicurarlo che il Signore avrebbe realizzarlo i suoi piani secondo la Sua parola (Geremia 1:4-10).
“Vigilo” (šōqēd) significa che Dio è attento, sempre sveglio e controlla sulla sua parola per mandarla a effetto. Questo verbo descrive le attività di Dio di giudizio e di benedizione in Geremia 31:28 e in Geremia 44:27 di giudizio.
Possiamo essere certi che Dio realizza le sue promesse di benedizioni come i suoi giudizi! Dio è sovrano niente e impossibile a Lui, Dio è fedele alla Sua parola, ed è fedele a se stesso, adempirà, pertanto, la Sua parola.
In Isaia 55:10-11 il Signore dice:  “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata”. 
Dio opera attivamente per raggiungere i suoi scopi! Possiamo essere certi che questo avverrà! Non ci sono ostacoli per Lui (Salmo 33:11; Isaia 46:9-11; Daniele 4:35). Dio in modo inesorabile porterà avanti i suoi progetti. Il Signore della storia si adopera per le Sue parole dette e le realizzerà, parole che riguardano le sue benedizioni e parole che riguardano le sue maledizioni.
Questo deve far riflettere sia il credente come anche il non credente, sia riguardo la salvezza come anche il giudizio. Può essere d’incoraggiamento per il credente, come di avvertimento verso il non credente, e anche per coloro che sono credenti in modo apparente e che si rifugiano nella loro falsa sicurezza di esserlo (cfr. Matteo7:21-23).

DIO È FEDELE (2).

DIO È FEDELE (2).
Ci sono dei modi dire che usiamo per esprimere un’idea, uno stato d’animo, e così via.
Per esempio c’è il modo di dire: “Forse che sì, forse che no”. Questa si usa un po’ scherzosamente per indicare un’incertezza, o un dubbio, o una perplessità rispetto a quanto sta per avvenire. Questa espressione è il titolo di un libro di Gabriele D’Annunzio (1863-1938), un romanzo che scrisse nel 1910. La frase è anche un motto che si trova in una delle sale di palazzo Gonzaga a Mantova, che probabilmente alludeva alla difficile situazione di Vincenzo Gonzaga al tempo delle guerre con i Turchi. È anche una frase riportata in una canzonetta di Marchetto Cara (1470-1525) cantore della corte dei Gonzaga, le cui strofe cominciano proprio con questa frase. 
Ora in mezzo alle incertezze, ai dubbi, o alle perplessità della vita noi dobbiamo ricordare che Dio è fedele.
Fedele abbiamo visto nel primo studio indica stabilità, fermezza, quindi essere costante e coerente, che rimane uguale a se stesso, verace, affidabile.
Nella prima predicazione ho parlato della natura e della manifestazione della fedeltà di Dio.
In questa predicazione vedremo l’assicurazione e l’applicazione della fedeltà di Dio!

1 Timoteo 4:8: Le motivazioni alla pietà.

1 Timoteo 4:8: Le motivazioni alla pietà. 
“Perché l'esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura”. 

Troviamo due motivi per cui ricercare la devozione, la pietà.
Il primo motivo è il profitto della pietà.
Paolo spiega ora perché dobbiamo dedicarci alla pietà: perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa. Paolo non vuole sminuire i benefici dell’esercizio fisico. Paolo sta dicendo che il vantaggio che conferisce la formazione del corpo, per quanto grande possa essere, è sicuramente inferiore all’utilità della pietà, e la sfera in cui la formazione del corpo è di beneficio è molto più ristretta del beneficio che arreca la pietà. 
Paolo dice che l’esercizio fisico ha un certo valore, ma solo un po’, è utile fino a un certo punto, ha un beneficio limitato e influisce solo sul fisico, mentre la pietà è utile a ogni cosa, cioè ha più valore, è utile per tutto, in ogni direzione, ha valore per tutte le cose, porta i maggiori benefici possibili, i benefici sono senza limiti.
Il secondo motivo è la promessa della vita presenta e la vita futura riguardo la pietà. 
“Avendo la promessa” indica i motivi perché la pietà è utile a ogni cosa. La promessa di Dio è: la pietà porta benefici nella vita attuale, presente, di questo mondo (1 Timoteo 6:17; 2 Timoteo 4:10; Tito 2:12; cfr. Romani 3:26; 8:18;11:5; 2 Corinzi 8:14; Galati 4:25; cfr. 2 Pietro 3:7) e nell’ età a venire, la vita futura che segue la vita terrena, la vita eterna (Matteo 12:32; Efesini 1:21; 1 Timoteo 6:19; Ebrei 6:5; cfr. Matteo 3:7; 1 Corinzi 3:22; Ebrei 2:5; 13:14).
Una nota importante è che “futura” indica qualcosa che è destinato, che è inevitabile (Matteo 17:22; Luca 9:44; Romani 4:24; 8:13), quindi sicura, certa e quindi possiamo crederci!! Troviamo un parallelo nei Vangeli, dove si parla di benedizioni nel tempo presente e nel tempo futuro:la vita eterna(Matteo 19:29; Marco 10:29-30; Luca 18:29-30, cfr. 1 Timoteo 6:19).
“Vita” (zōēs) descrive un tipo abbondante di vita che è promessa a coloro che sono in Cristo (cfr.1 Timoteo 1 :16). Il senso potrebbe anche essere: il contenuto della promessa è la vita nella sua pienezza sia nel tempo presente e sia nel tempo che verrà, includendo gli aspetti presenti e futuri della salvezza. In questo senso vita è la vita eterna che è già iniziata in questa vita (Tito 1:2; cfr. 2 Timoteo 1:1,10; Ebrei 9:15). Le persone che dimorano in Cristo per fede, cominciano a dimorare in eterno ora.
La vita eterna è in Cristo per fede, comincia nel momento in cui crediamo in Cristo (Giovanni 3:16).
Non possiamo che essere riconoscenti al Signore Gesù Cristo per la promessa della vita presente e di quella futura.

1 Timoteo 4:7: I nemici della pietà.

1 Timoteo 4:7: I nemici della pietà.
“Esercitati invece alla pietà”.

Siamo chiamati a consacrarci al Signore, ma la consacrazione è ostacolata da tre nemici.
(1) La pietà è ostacolata dal mondo.
Il mondo si riferisce agli standard, giudizi, desideri, influenze e valori umani corrotti rispetto a quelli di Dio. Si riferisce al sistema egocentrico ostile e ribelle a Dio controllato da Satana (Giovanni 12:31;14:30; 2 Corinzi 4:4, Galati 1:4; 1 Giovanni 2:15-17; 5:19). Il mondo è come una calamita che attira tutti, anche i credenti. La reazione dei discepoli non è di ritirarsi dal mondo, ma di vivere nel mondo senza seguire il suo sistema filosofico e quindi non esserne influenzati negativamente a livello morale e spirituale. Il cristiano deve conservarsi puro dal mondo (Giacomo 1:27). Questo significa mantenere se stessi puri ogni giorno senza permettere che il mondo possa influenzarci negativamente, quindi cercare di essere senza difetto, colpa, o corruzione.
(2) La pietà è ostacolata dalla carne.
La carne è potente, tende, o spinge verso il peccato e contrasta l’opera dello Spirito Santo (Galati 5:17). È la vita fuori dallo Spirito di Dio controllata dal peccato, è la sede del peccato (Romani 7:18,25; 8:5,9,12-13). La carne spinge sempre a vivere in modo egoistico e indipendente da Dio (Romani 8:5-8). Il vero credente è rigenerato dallo Spirito Santo e ha una nuova natura (Efesini 4:17-24; Colossesi 3:9-10), ma insieme alla nuova natura è presente anche la vecchia. La carne non può essere migliorata e sradicata fino a quando il credente non sarà in cielo. Quindi nel presente vi è un conflitto interiore benché il credente non sia nella carne, ma nello Spirito (Romani 7:15-23; 8:9). 
La carne con i suoi desideri controllata dal peccato, ci spinge a fare ciò che è contrario allo Spirito Santo, ma sempre per l’aiuto dello Spirito Santo il credente sarà in grado di vincere la battaglia contro il peccato (Romani 8:2; Galati 5:16-25). 
(3) La pietà è ostacolata da Satana. 
Due sono gli errori che fanno in genere le persone riguardo al diavolo: o lo prendono troppo sul serio, oppure non lo prendono abbastanza sul serio. Ci sono quelli che lo vedono dappertutto e quelli che invece pensano sia una favola. L'esistenza del diavolo è così chiaramente insegnata nella Bibbia che dubitare della sua esistenza significa dubitare della Bibbia stessa!!! Noi vediamo nella Bibbia che Satana è un nemico reale di Dio e implacabile contro coloro che appartengono a Dio. L’attività e lo scopo di Satana è quella di ostacolare l'opera di Dio (Matteo 13:36-39;16:23; Atti 13:8-10; 1 Tessalonicesi 2:18) e di allontanare le persone da Dio (Giobbe 2:4-5; Marco 4:15). Satana cerca di corrompere e sviare le menti dei credenti dalla consacrazione di Cristo (2 Corinzi 11:3) e di distorcere la verità delle Sacre Scritture (Matteo 4:5-6; 1 Timoteo 4:1). L’attività e lo scopo di Satana è quella d’istigare al peccato, quindi anche i credenti a commettere peccato; è il tentatore (Matteo 4:3;1 Tessalonicesi 3:5).
Contro questi nemici è importante la preghiera (Efesini 6:18).
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1 Timoteo 4:7: La pietà solo esteriore.

1 Timoteo 4:7: La pietà solo esteriore.
“Esercitati invece alla pietà”.

Esiste una pietà, che non è vera! C’è un tipo di persona che professa di essere cristiana, che sembra cristiana solo in apparenza, ma è un cristianesimo solo esteriore. Noi uomini guardiamo all’apparenza, Dio invece guarda al nostro cuore. In 1 Samuele 16:7 è scritto: “ Il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore”.
La vera pietà non è solo una forma esteriore, ma anche una forza interiore. Paolo, sempre a Timoteo, dice che negli ultimi giorni gli uomini avranno determinate caratteristiche, una di queste è: “aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza”  (2 Timoteo 3:5). Un po’ come quelle noci che fuori sembrano buone, ma dentro sono secche, o ci sono i vermi.
Un esempio di questo tipo di religiosità si trovava nei Farisei, Gesù li chiamava ipocriti simili ai sepolcri imbiancati che appaiono belli fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. Sembravano giusti alla gente, invece, erano pieni d’ipocrisia e d’iniquità (Matteo 23:27-28).
I falsi pii, hanno l’apparenza (morphōsis) la forma, ma ne rinnegano la potenza, cioè rifiutano consapevolmente il suo potere effettivo. Non negano, poiché esteriormente sembrano essere religiosi, ma non credono che il Vangelo possa veramente avere una forza rigenerante per la loro vita, in loro non c’è l’effetto rigenerante del Vangelo e dello Spirito Santo!
Le loro azioni indicano che la loro religione non significa nulla per loro. Anche se la loro religione li fa apparire rispettabili, non hanno, però un potere effettivo nella loro vita. Sono persone che vanno ogni giorno in chiesa, che pregano, che fanno opere di carità, ma in realtà nel loro cuore non c’è Dio, non c’è stato un vero cambiamento interiore, non hanno una vita totalmente consacrata a Dio secondo la sua volontà.
Essere religioso non è importante! Non sono importanti le forme, la conoscenza, il frequentare la chiesa, ma essere persone nate di nuovo (Giovanni 3:3-5; 2 Corinzi 5:17) che si manifesta con il carattere e il comportamento che proviene dal cuore. Gesù in Matteo 5:8 dice: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. 
C’è un altro tipo di persona che dice di essere cristiano, ma nella pratica non lo è, professa di conoscere Dio, ma lo rinnega con i fatti (Romani 2:17-24; Tito 1:16). Son credenti a parole, ma atei nella pratica, non seguono e camminano con Gesù Cristo.
Forse il più grande handicap del cristianesimo non è, che il peccatore sia riconosciuto, ma che chi dice di essere credente devoto non è coerente con la verità della Parola di Dio!!
Quindi nella falsa pietà troviamo persone che possono sembrare in apparenza cristiane, ma dentro non sono cambiate, oppure che dicono di essere cristiane, ma le loro azioni dicono che non lo sono.
La vera pietà è un atteggiamento del cuore che s’irradia attraverso il comportamento morale che assomiglia a quello di Dio.

1 Timoteo 4:7: La pietà deve essere centrata su Dio.

1 Timoteo 4:7: La pietà deve essere centrata su Dio.
“Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esercitati invece alla pietà”.

Se questo mondo ci dice che siamo padroni del nostro corpo, che dobbiamo vivere per il nostro piacere, la Bibbia afferma che il nostro corpo appartiene a Dio (1 Corinzi 6:19-20) e siamo chiamati a vivere per la gloria di Dio (1 Corinzi 10:31).
“Pietà” (eusebeian) nei tempi antichi era associato principalmente con l' idea di religioso, di rispetto, di timore verso gli dèi. Questa parola e altre della stessa radice, si riferisce alla riverenza che implica un culto e una vita di obbedienza attiva che si addice a quella riverenza. La pietà è una vita che mostra la riverenza a Dio. È l'adempimento osservabile della conoscenza di Dio e della verità nei modi appropriati. La pietà coinvolge tutto il nostro essere, sia la giusta fede e sia l’azione obbediente. È un atteggiamento verso Dio nel cuore del credente che dà a Dio il posto che gli spetta, nei pensieri, nell’emozioni e nelle azioni, mostrando quindi riverenza e rispetto nei Suoi confronti. La pietà è avere un carattere e una condotta inequivocabile secondo la volontà di Dio. Indica una pratica devota e un credo secondo la volontà di Dio, un comportamento che riflette il corretto credo e atteggiamenti morali e spirituali secondo Dio, secondo ciò che Dio gradisce. La pietà è una vita totalmente consacrata a Dio che si vede nella vita quotidiana (cfr. 1 Timoteo 2:2; 3:16). 
La pietà è una vita è condurre se stessi in modo divino, come Dio. La pietà non è altro che assomigliare a Dio! Le persone pie hanno sperimentato la rivoluzione radicale della conversione cristiana dall’egocentrismo alla centralità di Dio. Se prima la conversione, la persona pensava e diceva:  “ Non c'è posto per Dio” e di conseguenza viveva senza Dio (Salmo 10:4; 31:1), ora dice: “ Io ho posto il Signore davanti gli occhi miei” (Salmo 16:8). 
Queste persone hanno sperimentato la grazia di Dio, s’impegnano e rinunciano all’empietà e alle passioni mondane per vivere in questo mondo una vita devota a Dio (Tito 2:12), una vita dove al centro c’è il trono di Dio. 
“Pietà” si riferisce all’essenza della fede del cristiano ed è lo scopo di ogni vero cristiano. Non dobbiamo mai spostare il nostro obiettivo primario da tutto ciò che è Dio e da tutto ciò che ha fatto per noi in Cristo. Non dobbiamo trascurare il tipo di vita che Dio si aspetta da noi. Lo scopo della nostra vita è dedicarci completamente a Dio e compiere la Sua volontà per la nostra vita.
L'unico vero Dio, come creatore e redentore, richiede la nostra totale consacrazione e obbedienza attiva alla Sua volontà. 
Come Enoc che camminò con Dio (Genesi 5:24); Noè (Genesi 6:9) per esempio, ma soprattutto Gesù Cristo (Giovanni 8:29; Ebrei 5:7). 
Quindi lo scopo della disciplina spirituale (esercitati) è: assomigliare e comportarsi come Dio nel senso morale ovviamente.  

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