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1 Corinzi 10:13: Dio ci darà una via di uscita!

 1 Corinzi 10:13: Dio ci darà una via di uscita!
L'incrocio più pericoloso per gli incidenti negli Stati Uniti tra il 1999 e il 2000 è stato l'angolo tra Flamingo Road e Pines Boulevard a Pembroke Pines, in Florida, appena a nord di Miami.
Così ha riferito “State Farm Insurance” nel 2001. 
Durante il periodo di due anni, ci sono stati 357 incidenti segnalati in questo incrocio, che è circondato da tre centri commerciali e dal CB Smith Park. Secondo le statistiche di State Farm, quasi 90.000 auto passano attraverso l'incrocio ogni giorno. 
L'incrocio ha una media di quasi un incidente automobilistico ogni due giorni, con un costo di oltre 1 milione di dollari in danni alla proprietà ogni anno.
Ora la vita è piena di incroci pericolosi, piena di tentazioni per la nostra vita morale e spirituale! 
Ma abbiamo la promessa che il Dio fedele è con noi e ci aiuta contro le tentazioni!
“Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare”.
Questo versetto è uno dei più famosi e amati della Bibbia, molte persone vi hanno trovato e trovano conforto e pace, ed è probabile che si riferisca a coloro che sono abbattuti e rassegnati che pensano sia inutile combattere contro il potere della tentazione.
In questo versetto vediamo l’esperienza, l’entità e l’esito della tentazione.

1 Samuele 12:20: Chiamati a essere completamente consacrati al Signore!

1 Samuele 12:20: Chiamati a essere completamente consacrati al Signore!
La grazia di Dio è uno dei temi principali della Bibbia, ma è anche unica tra tutte le religioni del mondo che ci sono state e ci sono.
A riguardo Gilbert Bilezikiam scrive: “Nessun altro sistema di pensiero religioso, passato, o presente, contiene un'enfasi sulla grazia divina paragonabile a quella della Bibbia”.
Che cos’è la grazia di Dio?
La grazia è il favore immeritato di Dio verso gli esseri umani!
Tim Shenton scrive: “La grazia è un atteggiamento favorevole verso gli indegni e gli empi, il favore concesso con generosità a chi non possiede alcun merito per ottenerlo. È l'esercizio dell'amore verso chi è in posizione inferiore e di dipendenza, che può essere chiamato ‘favore immeritato’. La grazia di Dio consiste nella sua bontà liberamente elargita a coloro che ne sono immeritevoli e che sono, per natura, sottoposti ad un giudizio di morte eterna”.
Ogni giorno siamo i destinatari della grazia di Dio!
Tutto quello che abbiamo e che possiamo fare è per grazia di Dio!
Dio non ci deve nulla, meritiamo solo l’inferno perché siamo peccatori, pertanto i beni che abbiamo, o quello che possiamo fare è tutto merito della Sua grazia!
Sempre Gilbert Bilezikiam scrive: ”La grazia è la dimensione dell'attività divina che permette a Dio di affrontare l'indifferenza e la ribellione umana con una capacità inesauribile di perdonare e di benedire”.
Dio nella Sua grazia perdona, prende l'iniziativa, si abbassa per abbracciare i peccatori e si adopera per comunicare loro il Suo perdono e le Sue benedizioni. 
Allora la grazia di Dio è davvero stupefacente, e lo è di più se pensiamo che è anche ricca (Efesini 1:7; 2:7) e abbondante verso i peccatori (Romani 5:15,17,20).
Quindi la grazia di Dio è la Sua disposizione favorevole verso le Sue creature che non meritano nulla da Lui!
Questa disposizione trova la sua suprema espressione in Gesù Cristo.

Salmo 42:5: L’auto-esortazione a sperare in Dio

 Salmo 42:5: L’auto-esortazione a sperare in Dio 
Il salmista, descrive la situazione, probabilmente la sua, con una similitudine tratta dalla natura, per trasmettere con forza la sua sete di Dio.
Si paragona a un cervo assetato in un posto arido che desidera i corsi d’acqua, così desidera stare alla presenza di Dio nel tempio, da cui è lontano (vv.3-4,6). 
Questo salmo è il lamento di un fedele che si trova nel nord d’Israele che desidera tornare alla casa di Dio, manifestando il suo desiderio con una fede risoluta e speranza in Dio. 
Così la motivazione e il significato della sete di Dio, mentre soffre piangendo, è da ricercare nel v.3 (anche v.10), dove leggiamo di gente che lo schernisce dicendogli: “Dov’è il tuo Dio?” e nel v.9, dove troviamo scritto che l’autore dice che Dio lo ha dimenticato e questo nella sostanza indica che è oppresso dal nemico, probabilmente è in esilio, comunque lontano forzatamente da Gerusalemme e dal culto nel tempio (vv.9-10). 
Il disprezzo e l’oppressione dei suoi nemici non fanno altro che mettere alla luce la sua situazione difficile. 
Non è difficile, anche per noi oggi, essere depressi, o scoraggiati come questo fedele e questo per varie ragioni: la perdita di un lavoro, una malattia, un lutto, quindi l’assenza di significato nella vita, e così via. 
Ora una delle cause, se non la causa di una depressione, o dello scoraggiamento, è non avere risposte alle preghiere, il fatto che Dio non interviene per cambiare le circostanze, sentiamo che ci ha dimenticati perché le cose non cambiano; a questo si aggiunge anche l’indifferenza, o il disprezzo, o il giudizio delle persone che ci sono vicine. 
È una condizione che è stata chiamata "la notte oscura dell'anima". 
Una condizione di scoraggiamento e di tristezza, senza forze e motivazioni! 
Esiste un rimedio? 
Nel Salmo 42 leggiamo che comunque il salmista si concentra su Dio ed esorta la propria anima a sperare in Dio (Salmo 42:5,11). 

Salmo 86:11-12: Una preghiera di dipendenza (4)

 Salmo 86:11-12: Una preghiera di dipendenza (4)
Continuiamo la nostra serie di predicazioni su questo salmo meraviglioso che ci fa capire come la preghiera è la dichiarazione che dipendiamo da Dio.
Davide si trova in grande difficoltà, la sua vita è a rischio (vv.7,13-14,17), ma comunque ha fede, loda il Signore (vv.8-10), e richiede aiuto al Signore per la consacrazione.
In questo salmo vediamo che la preghiera è una richiesta di aiuto per la consacrazione in una situazione difficile.
Quanto più siamo consapevoli della natura di Dio, tanto più questo rifletterà e influenzerà anche i nostri desideri. 
I vv.11-12 si riferiscono al desiderio di formare delle giuste abitudini, al desiderio di avere uno sviluppo di una mentalità le cui decisioni saranno sempre più in linea con quelle di Dio.
James Montgomery Boice riguardo questi versetti scriveva: “La maggior parte di noi, quando preghiamo, è preoccupata per la liberazione, l'aiuto, la guida e cose simili. Ma non siamo così preoccupati di essere istruiti sulla via di Dio e di essere aiutati a servirlo con un cuore indiviso. In altre parole, vogliamo le benedizioni della salvezza senza i doveri. Vogliamo prosperità e sicurezza personale mentre comunque andiamo per la nostra strada. Davide non era così. Conosceva il suo cuore, quanto fosse incline ad allontanarsi da Dio. Ma sapeva anche che doveva seguire la via di Dio se voleva prosperare spiritualmente. Quindi chiede a Dio questa grande benedizione”.
Quando siamo sotto pressione siamo provati e tendiamo a comportarci a modo nostro e non secondo ciò che vuole il Signore per trovare una rapida soluzione.
Il salmista sotto pressione era forse influenzato dalle sue circostanze quotidiane difficili, è probabile che avesse la tentazione di riporre la sua fiducia in fonti di forza diverse da Dio, o di cercare rimedi non secondo la volontà di Dio per risolvere i suoi problemi.

Luca 19:9-10: La comunicazione di Gesù riguardo la conversione di Zaccheo

Luca 19:9-10: La comunicazione di Gesù riguardo la conversione di Zaccheo
Jerry, i cui genitori possedevano un allevamento di pecore, ogni primavera si assentava spesso dal lavoro per andare a cercare le pecore. 
Gli fu chiesto perché dovesse andare a cercare le pecore. La risposta fu che ogni volta che una pecora gravida entra in travaglio, si mette subito a sedere. Ma se quando si siede è rivolta verso il basso, rimarrà in quella direzione, lottando contro la gravità per spingere l'agnello fuori dal grembo. Se nessuno l’aiutasse, morirebbe in quella posizione piuttosto che girarsi.
Jerry raccontava che ogni sera la sua famiglia doveva contare attentamente le pecore gravide, e quando mancava anche una sola pecora, tutta la famiglia usciva a cercarla.
La riportavano a casa, o restavano con lei fino alla fine del travaglio. Se il tempo era rigido, dovevano costruire un riparo intorno a lei, usando i loro corpi per tenerla al caldo.

Gesù, il buon (Giovanni 10:11) e sommo pastore delle anime nostre (1 Pietro 5:4) è venuto nel mondo per cercare salvare “le pecore” perdute, cioè i peccatori! 

Nelle precedenti predicazioni abbiamo visto il contesto della conversione di Zaccheo e la conversione, oggi vediamo la comunicazione di Gesù riguardo la salvezza di Zaccheo.
 
In questa predicazione vediamo tre aspetti riguardo Zaccheo: La dichiarazione riguardo la salvezza di Zaccheo, la motivazione della salvezza di Zaccheo e infine la spiegazione della salvezza di Zaccheo.

Luca 19:6-8: La conversione di Zaccheo

 Luca 19:6-8: La conversione di Zaccheo 
Un uomo è stato salvato grazie al lavoro della Wycliffe Bible Translators in Brasile, dove un team di linguisti aveva finito di tradurre il vangelo di Luca in una lingua di una popolazione locale e aveva iniziato a registrare la colonna sonora per il film “Jesus”.
Quando arrivò il momento di registrare la sezione in cui Gesù chiamò Zaccheo, l'unico uomo disponibile a leggere la parte di Zaccheo era qualcuno che era conosciuto come un mascalzone, un uomo che era sempre alla ricerca su come trarre profitto a spese degli altri. 
Quando quest'uomo registrò la parte della storia in cui Zaccheo si pentì dei suoi peccati, non riuscì a pronunciare le parole "ho frodato", ma invece disse "ha frodato". 
Quando gli è stato fatto notare, ha negato di aver commesso un errore e si è rifiutato di registrare nuovamente la sua parte.
Questa è la difficoltà che tutti abbiamo: è così difficile per noi ammettere il nostro peccato. 
Ma alla fine, dopo molte discussioni, l'uomo ha ceduto e ha accettato di registrare correttamente la sua parte. 
Quando la registrazione fu terminata, l'intero villaggio si accalcò nella scuola per vedere il film. Ogni occhio rimase incollato allo schermo per tutte le due ore. Verso la fine, quando il film mostra Gesù che lotta sotto la pesante croce, mostrando il prezzo che ha pagato per i nostri peccati, l'uomo che aveva letto la parte di Zaccheo fu visto in mezzo alla folla con le lacrime che gli rigavano il viso. 
Il cuore ladro dell'uomo fu toccato e la sua vita fu trasformata dal Salvatore che morì per i suoi peccati.

Così è stato anche per Zaccheo!

Luca 19:1-5: Il contesto della conversione di Zaccheo

 Luca 19:1-5: Il contesto della conversione di Zaccheo 
L'incontro di Gesù con Zaccheo giunge al termine del viaggio verso Gerusalemme.

La conversione di Zaccheo illustra il frutto (la salvezza) del pentimento e della fede, come anche la folla come un ostacolo per vedere Gesù, come lo era la cecità per il cieco che Gesù ha guarito prima di entrare a Gerico (Luca 18:35-43). 

L'enfasi in questo racconto della conversione di Zaccheo è un’illustrazione che le cose impossibili agli uomini come la salvezza di una persona ricca, è possibile per Dio, come vediamo nell’incontro del giovane ricco con Gesù (Luca 18:18-30).

La conversione di Zaccheo ci parla dell'iniziativa di Gesù nel cercare e trovare appunto Zaccheo per salvarlo (Luca 19:10).

La storia di Zaccheo è il secondo evento di Gerico che descrive gli elementi della conversione, o del ravvedimento, l’altro è del figliol prodigo.

Nel contesto della conversione di Zaccheo vediamo prima di tutto:

Osea 2:6-7: La logica conclusione delle azioni idolatriche d’Israele

Osea 2:6-7: La logica conclusione delle azioni idolatriche d’Israele
Una strana pianta chiamata “nardoo” (marsilea) cresce nei deserti dell'Australia centrale. È come una felce, e gli indigeni mangiano i suoi semi quando non possono ottenere altro cibo. Una proprietà peculiare è che soddisfa e produce una piacevole sensazione di benessere, ma non nutre.
Un gruppo di esploratori, attraversando questo deserto centrale, una volta rimase senza cibo. Il loro leader, il capitano King, raccomandò il nardoo poiché sapeva che i nativi lo mangiavano. Giorno dopo giorno se ne cibavano. All'inizio si sentivano soddisfatti, ma presto le loro forze cominciarono a venir meno. Alla fine li ha uccisi. L’unico sopravvissuto è stato trovato sotto un albero e ha raccontato la storia.

Gli idoli possono dare una parvenza di benessere, ma portano alla morte spirituale! Non nutrono veramente la nostra anima!

In risposta alla dichiarata determinazione di seguire altre divinità, il Signore decide di opporsi ai movimenti ribelli d’Israele; gli impedisce di trovare i suoi amanti spirituali in modo che il Suo popolo ribelle capisca la futilità dell'idolatria.

"I messaggi espliciti di Osea sono quelli di una divinità sconcertata" (Landy).

Dio era sconcertato per l’idolatria, o l’adulterio spirituale del Suo popolo!

Esodo 17:8-13 La vittoria d’Israele su Amalec

 Esodo 17:8-13 La vittoria d’Israele su Amalec 
Molti pensano alla preghiera come ultima risorsa, una sorta di ultimo disperato sforzo quando tutto il resto fallisce e si conclude con la frase: "Non ci rimane altro da fare che pregare”.
Come ci ricorda questa storia la preghiera è un’azione che va fatta subito, o prima e durante di ogni cosa!
John Blanchard scrive: “Abbiamo bisogno di più cristiani per i quali la preghiera è la prima risorsa, non l'ultima”.
Subito dopo aver superato la difficoltà della carenza d'acqua si presenta un'altra difficoltà: l’attacco degli Amalechiti.
Di punto in bianco, Israele si trova sotto attacco nel deserto.
Questo episodio è la dimostrazione della presenza protettiva e di sostegno di Dio nei momenti di avversità per coloro che lo invocano con fede.
Partiamo con ordine, consideriamo:
I LA VENUTA DEL CONFLITTO (v.8) 
Prima di tutto vediamo:
A) Le persone del conflitto (v.8)
Nel v.8 leggiamo: “Allora venne Amalec per combattere contro Israele a Refidim”.
Israele non risponde fuggendo come aveva fatto in Egitto, ma è costretto a difendersi combattendo contro l'aggressore per garantire la sua sopravvivenza. 
Amalec descrive i suoi discendenti, o nazione (cfr. per esempio Numeri 24:20; Deuteronomio 25:17).
Gli Amalechiti, spesso con altri gruppi, continuarono ancora a molestare gli Israeliti anche dopo che si stabilirono nel paese di Canaan (cfr. per esempio Giudici 3:13; 6:3; 10:12; 1 Samuele 14:48).
Gli Amalechiti erano nomadi discendenti di Esaù; infatti Amalec, il padre degli Amalechiti, era un nipote di Esaù (Genesi 36:12). 
Non temevano Dio (Deuteronomio 25:18) e si dimostrarono di essere un serio nemico, era un popolo potente secondo Balaam (Numeri 24:20). 
Non si capisce il motivo di questo attacco contro il popolo di Dio.

1 Samuele 1:10: Il punto di riferimento di una persona devota

 1 Samuele 1:10: Il punto di riferimento di una persona devota
Non possiamo fare a meno di avere punti di riferimento, sono importanti per orientarsi e non perdersi.

Wikipedia riguardo un punto d riferimento dice: “Un punto di riferimento è un elemento ben riconoscibile del paesaggio, naturale o artificiale, utile per la navigazione e i viaggi in generale, ben distinto nel proprio ambiente e spesso ben visibile da lontano”.

Il punto di riferimento può essere una montagna, un albero, un monumento, un edificio.

Ma ci sono punti di riferimento che si riferiscono agli ideali, ai valori, o una persona, e così via.

Per un cristiano il punto di riferimento è il Dio della Bibbia, e lo è anche in tempi difficili, di crisi, di sofferenza.

La vita è fatta di sofferenze e anche i credenti praticanti possono soffrire! (cfr. per esempio Isaia 40:10; Romani 8:18).

È stato detto sui benefici della sofferenza da parte di statisti, filosofi e anche la Bibbia ne parla tanto.

La sofferenza, tra i vari benefici, è la messaggera di Dio per chiamarci all'incontro con Lui.

La sofferenza può essere uno strumento nelle mani di Dio per farci sperimentare la Sua gloria (cfr. per esempio Giovanni 11:40), e questo è avvenuto ad Anna, madre del profeta Samuele.

Ma come si devono comportare i credenti quando sono dentro la sofferenza?

I credenti hanno due opzioni in definitiva: aggrapparsi a Dio con fede e speranza, oppure no!

Noi vediamo tre aspetti di Anna: la sofferenza, il soggetto, cioè chi pregava e i sentimenti.

1 Samuele 4:7,12-22 La gloria nell’arca del patto

 1 Samuele 4:7,12-22 La gloria nell’arca del patto
L'arca dell'alleanza affascina anche i non credenti, che la considerano un talismano per accedere al potere divino. o magico. 
In una scena del famoso film di Spielberg: “I predatori dell'arca perduta”, Indiana Jones e il suo collega Marcus Brody spiegano ai servizi segreti dell'esercito perché Hitler stesse cercando l'arca. Brody afferma minacciosamente: " Un esercito che porta l'arca davanti a sé è invincibile". 
Tuttavia, i tragici eventi di 1 Samuele 4 mostrano che non è così!
La presenza dell'arca di Dio non garantiva affatto la vittoria!
Gli Israeliti persero contro i Filistei!
La vittoria non è dovuta a un oggetto sacro, ma dipende dal Signore (Proverbi 21:31). 
I IL SIMBOLO DELL’ARCA DEL PATTO (v.7) 
Nel v.7 leggiamo:“I Filistei ebbero paura, perché dicevano: ‘Dio è venuto nell'accampamento’. Ed esclamarono: ‘Guai a noi! Poiché non era così nei giorni passati’”.
La frase dei Filistei: “Dio è venuto nell'accampamento” si riferisce all’arca del patto (1 Samuele 4:1-5).
L’arca del patto del Signore (v.3) era l'oggetto più sacro nella religione di Israele. 
Questo oggetto a forma di scatola, era ricoperto d'oro e conteneva memoriali dell'esodo, in particolare le tavole di pietra contenenti i dieci comandamenti e un contenitore di manna. 
Due cherubini erano montati sul suo coperchio, le loro ali si toccavano sul suo centro dove stava il Signore degli eserciti, dove ogni anno il sommo sacerdote spruzzava sangue sacrificale nel giorno dell'espiazione. 
L'arca doveva essere custodita nella stanza interna del tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:10-22; 30:6; 37:1-9; Deuteronomio 10:1-5; Ebrei 9:4). 
L'arca era pensata come il trono del Signore (cfr. per esempio Geremia 3:16-17) o, più probabilmente, come il suo sgabello (1 Samuele 4:4; 2 Samuele 6:2; 1 Cronache 28:2; Salmo 99:5; 132:7; Lamentazioni 2:1). 
La presenza del Signore aleggiava sull’arca e rivelava la Sua volontà ai Suoi servi (Mosè: Esodo 25:22; 30:36; Numeri 7:89; Aronne: Levitico 16:2; Giosuè: Giosuè 7:6), in questo modo serviva come simbolo della presenza divina che guidava il Suo popolo (1 Samuele 4:21-22; 6:19-20). 

2 Re 5:14-17: Naaman riconosce il Dio d’Israele come il solo Signore

 2 Re 5:14-17: Naaman riconosce il Dio d’Israele come il solo Signore
La narrazione della guarigione di Naaman è una delle più grandi storie della Bibbia, anche Gesù ne ha parlato nel Vangelo (Luca 4:27).

Questi versetti ci parlano della grazia di Dio.
La grazia di Dio è un atteggiamento favorevole verso i peccatori, il favore concesso con generosità a chi non possiede alcun merito per ottenerlo, può essere chiamato "favore immeritato". 
Dio si abbassa per abbracciare i miseri e i meno amabili, e per concedere benefici agli ingiusti, ai peccatori.

Dio ha mostrato la Sua grazia al pagano Naaman.

Naaman era il generale dell’esercito di Siria molto stimato dal suo re perché uomo vittorioso, forte e coraggioso.
Non era un adoratore del Signore, ma di altre divinità!
 
Quest’uomo si ammalò di lebbra, sua moglie aveva una schiava Israeliana che era stata fatta prigioniera.
Era normale a quei tempi fare schiavi i prigionieri (cfr. per esempio Numeri 31:9; Giudici 5:30; 1 Samuele 4:9).

Questa schiava, incoraggiò la sua padrona a parlare con il marito per andare in Samaria dove c’era il profeta (Eliseo) che lo avrebbe guarito.

Non è sbagliato pensare che le schiave venivano regolarmente maltrattate dai loro padroni (cfr. per esempio Genesi 16:1–6; 21:8–14). 

Certamente questa giovane schiava aveva molte ragioni per non aiutare il suo padrone; eppure lei è stata il fattore iniziale per la sua guarigione!!

Salmo 86:8-10: Una preghiera di dipendenza (3)

 Salmo 86:8-10: Una preghiera di dipendenza (3)
Stiamo meditando su questo salmo e abbiamo visto che la preghiera è la dichiarazione che dipendiamo da Dio. 
Abbiamo visto che la preghiera è la richiesta urgente di un uomo fedele e la voce della fiducia in Dio (v.2), la richiesta urgente e perseverante di un uomo angosciato che richiede la grazia di Dio (vv.1,3,7), è l’elevazione dell’anima a Dio (v.4).  
Nei vv.8-10 troviamo che la preghiera è concentrarsi su Dio.
Anche nell’angustia, Davide è in pericolo di vita (vv.7,13-14,17), ha fede e adora il Signore.
È certamente un segno di buona salute spirituale riflettere sulla grandezza di Dio e adorarlo, anche quando siamo in grande sofferenza, quindi non essere immersi e risucchiati dai propri problemi!
Dividiamo la preghiera in adorazione, intercessione, confessione, supplicazione, ma noi vediamo che in questo salmo la supplicazione è mischiata con l’adorazione.
Davide va umilmente davanti a Dio, ma esprime la sua fede in Dio non solo con la supplicazione, ma anche con l’adorazione. 
Le nostre preghiere dovrebbero esprimere la fiducia in Dio e allo stesso modo dichiarare a Dio perché ci fidiamo di Lui mentre adoriamo la Sua natura, il Suo carattere!
Per fare questo, però, dobbiamo prima conoscere bene Dio!
Philip Ryken scrive: “Devi avere una teologia prima di poter avere una vita di preghiera. Conoscere il carattere di Dio precede l'avere intimità con lui attraverso la preghiera. Troppe preghiere sono superficiali nella loro comprensione del carattere di Dio. Invece, dovrebbero essere sature della lode dei suoi gloriosi attributi”.
L’adorazione per l’unicità e la grandezza del Signore nei vv. 8-10 funziona come una confessione di fede in questo salmo. 
Nell’adorazione del Signore vediamo tre aspetti.

1 Samuele 1:10: Chi è il nostro punto di riferimento?

 1 Samuele 1:10: Chi è il nostro punto di riferimento?
“Lei aveva l'anima piena di amarezza e pregò il SIGNORE dirottamente”.
Anche i credenti praticanti possono soffrire! 
Allora la domanda è: “Come si devono comportare quando le circostanze della vita sono davvero difficili?”
I credenti devono aggrapparsi a Dio con fiducia e speranza!
Noi vediamo tre aspetti di Anna: la sofferenza, il soggetto, cioè chi pregava e i sentimenti.
Prima di tutto vediamo la sofferenza di Anna
Anna, madre del profeta Samuele, prima di partorirlo era una donna sterile.
La sterilità era una vergogna per la società di allora (Luca 1:25). 
Nell'antica mentalità, avere figli era vicino alla ragione stessa dell'esistenza di una donna. 
La fertilità era considerata una benedizione divina (cfr. per esempio Salmo 127:3) e l'infertilità era intesa in gran parte come una maledizione divina (cfr. per esempio Giobbe 15:34).
Se oggi alcune donne scelgono di non avere figli, una scelta del genere sarebbe stata inconcepibile per una donna di quel tempo. 
Anche oggi, è una grande sofferenza per una donna che vuole avere figli essere sterile.
Anna dentro di lei era piena di amarezza.
La parola Ebraica per “amarezza” (mārat) indica che Anna era infelice, scontenta, amareggiata, aveva un grande dolore, sofferenza, una grande angoscia, profonda tristezza (cfr. per esempio Genesi 27:34; 1 Samuele 22:2; Ester 4:1; Ezechiele 3:14; 27:31; Amos 8:10; Giobbe 3:20; 7:11; 10:1; 21:25; Isaia 38:15) per il fatto che era sterile e ciò che comportava socialmente.

Lamentazioni 3:19-24: L’approccio alla sofferenza

 Lamentazioni 3:19-24: L’approccio alla sofferenza 
Nonostante ci sono delle gioie, la vita è dura e poi moriamo!
La sofferenza fa parte della nostra vita in questo mondo peccaminoso, forse l’abbiamo da poco attraversata, o ci siamo in mezzo, o presto ci passeremo!
Ma come la dobbiamo affrontare?
In questi versetti vediamo l’approccio alla sofferenza che dobbiamo avere.
Il contesto di queste parole è che Gerusalemme è stata attaccata e distrutta per mano di Nabucodonosor, strumento di giudizio di Dio (cfr. per esempio 2 Cronache 36:11-21; Lamentazioni 1:5-22).
Queste parole, dunque, sono state dette in circostanze davvero drammatiche di guerra. 
Potete immaginare cosa porti la guerra: distruzione, dolore, morte, fame, malattie, feriti e così via. 
Ma nonostante il Suo giudizio, il Signore rimane un Dio di grazia, di compassione e di fedeltà. 
Il profeta nella drammaticità della situazione, in questi versetti, ha parole di conforto, guarda al Signore ricordando ciò che è! 
Il carattere di Dio, come rivelato attraverso l'esperienza passata d’Israele, è il fondamento della speranza dell'uomo.
Cominciamo a vedere:

1 Samuele 12:21: La motivazione per non allontanarsi dal Signore

 1 Samuele 12:21: La motivazione per non allontanarsi dal Signore
“Non ve ne allontanate, perché andreste dietro a cose vane, che non possono giovare né liberare, perché sono cose vane”.

Il profeta Samuele, dopo aver esortato il popolo d’Israele a non allontanarsi dal Signore (v.20), ora lo ribadisce di nuovo e dice la motivazione specificando e sottolineando due volte che andrebbero dietro a cose vane, che non possono giovare né liberare.
“Allontanarsi” (sûr) indica “deviare” “cambiare direzione”, in questo caso significa lasciare il Signore allo scopo di seguire altro, che Samuele chiama “cose vane”.
“Cose vane” (hattōhû) si riferisce a cose senza valore, inconsistenti, inutili, vuote, che non c’è niente come un deserto (cfr. per esempio Isaia 24:10; 34:11; 45:18).
Per alcuni studiosi “cose vane” non può essere limitato solo agli idoli, ma si riferisce a tutte le tentazioni che deviano dal patto con cui il popolo era legato al Signore.
“Cose vane” si riferisce a ciò che non è funzionale e non produttivo, e in quanto tale è un termine appropriato per descrivere gli idoli (cfr. 1 Corinzi 8:4).
Infatti, alcuni studiosi sono convinti si riferisca agli idoli secondo Isaia 41:29; 44:9, e questo era stato il problema di Israele (cfr. per esempio 1 Samuele 12:10).
L'idolatria è proprio come il nulla, niente di sostanziale; è un'entità vuota che premia colui che in essa confida solo con la vanità, o il vuoto.

Giovanni 4:7-15: L’incontro di Gesù con la Samaritana

 Giovanni 4:7-15: L’incontro di Gesù con la Samaritana
Nel 1509, Don Diego Colombo arrivò sull'isola di Hispaniola per governare come governatore spagnolo nelle Indie Occidentali. Don Diego, figlio del grande esploratore Cristoforo Colombo, arrivò con diversi parenti, un grande seguito di cavalieri e con molte di donne inviate per sposare i principali coloni della Nuova Spagna. Tra quei coloni c'era Juan Ponce de Leon, governatore di Porto Rico. Ponce si era distinto in battaglia ed era venerato come compagno personale di Cristoforo Colombo. Sebbene fosse un uomo anziano, era animato dalle ambizioni della giovinezza. Guardò con frustrazione mentre i giovani cortigiani prendevano le loro giovani mogli e partivano per la ricchezza e la fama. Una biografia racconta: "Il godimento della vita era sempre stato un piacere squisito per lui, e il suo desiderio di prolungare la sua esistenza terrena in vigore era intenso".
A causa di questo desiderio, Ponce fu ispirato da leggende che aveva sentito parlare di "acque cristalline che sgorgano da sorgenti viventi ... dove colui che faceva il bagno sarebbe stato immediatamente dotato di giovinezza immortale e di grande bellezza". 
Organizzò una piccola flotta e iniziò a cercare questa "Fontana della Giovinezza" alle isole Bahamas, dove fece il bagno in ogni ruscello e lago. Deluso, estese la sua ricerca a nord-ovest. 
La domenica di Pasqua approdò in quello che oggi è Saint Augustin, dopo essere stato attirato lì dal profumo dei fiori che si diffondevano sull'oceano. Credendo di aver scoperto il paradiso, rivendicò la terra per la Spagna e la chiamò Florida in onore dei fiori. 
Pensava che la “Fontana della Giovinezza” doveva essere tra i ruscelli di questo posto incantevole che Ponce cercò seriamente, ma anche invano. Frustrato per non aver trovato la fontana, Ponce tornò a Porto Rico.

Ponce, certamente guadagnò una fama immortale per aver scoperto la Florida, ma non ha trovato la “Fontana della Giovinezza”, quindi della vita eterna.

Se Ponce de Leon si fosse fidato della sua Bibbia invece delle leggende native, avrebbe appreso che la fonte della vita eterna non si trova alle Bahamas o in Florida, ma in Gesù Cristo!

Filippesi 4:4: Un imperativo ben sottolineato

 Filippesi 4:4: Un imperativo ben sottolineato
A Franz Joseph Haydn, il grande compositore austriaco di musica classica (Rohrau, 31 marzo 1732 – Vienna, 31 maggio 1809), fu chiesto una volta perché la sua musica di chiesa era così allegra; lui rispose: “Quando penso a Dio, il mio cuore è così pieno di gioia che le note danzano e saltano, per così dire, dalla mia penna, e poiché Dio mi ha dato un cuore allegro, mi sarà perdonato di servirLo con spirito allegro".

La gioia è un tema chiave di questa epistola (Filippesi 1:4,18,25; 2:2,17-18,28-29; 3:1; 4:1,4,10).

La lettera ai Filippesi sottolinea la gioia nonostante sia stata scritta da Paolo mentre era in prigione e i credenti di Filippi stavano attraversando prove molto dure; quindi Paolo aveva bisogno di porre l'accento sulla gioia per timore che si fissassero sulla loro situazione e diventassero negativi distogliendo lo sguardo dal Signore.

Per alcuni studiosi, Paolo con il v.4 inizia una nuova sezione, per altri Paolo riprende il suo argomento di Filippesi 3:1, e anche se non è direttamente connesso comunque ci può essere un collegamento con Filippesi 4:3. 

Se Filippesi 4:4 doveva essere letto in relazione alla situazione descritta in Filippesi 4:2–3 del conflitto tra Evodia e Sintìche, il punto di Paolo allora era: "Sostituisci i litigi con la gioia". 

I Filippesi devono lasciarsi alle spalle le contese e di trovare di nuovo la gioia.

Paolo ha in mente non solo la loro vita individuale, ma anche comunitaria, non solo una gioia individuale, ma anche comunitaria.

Luca 1:5: Dio è all’opera anche nei momenti più bui!

 Luca 1:5: Dio è all’opera anche nei momenti più bui!
“Che i miei tempi siano nelle mani di Dio è un dato di fatto, che me ne renda conto e lo sperimenti oppure no” dice E. F. Hallock.
La mano invisibile di Dio è sempre all’opera nella storia dell’umanità!
Infatti, la Bibbia ci presenta Dio come Colui che guida la storia!
Dio non è spettatore nella storia dell’umanità, ma guida la storia dell’umanità per realizzare i Suoi progetti!
In questa predicazione mediteremo che Dio opera efficacemente anche nelle situazioni più difficili, Dio guida gli eventi e realizza i Suoi progetti, e infine Dio è più grande di qualsiasi circostanza.
Cominciamo a vedere che:
I DIO OPERA EFFICACEMENTE ANCHE NELLE SITUAZIONI PIÙ DIFFICILI
Più è buio più si vedono le stelle!
Nella mia giovinezza andavo in spiaggia di sera e nel buio più totale potevo osservare le miriadi di stelle! Uno spettacolo straordinario!
Dio si compiace di mostrare la Sua potenza anche nelle situazioni più difficili, nelle circostanze buie!
Dio si compiace di fare grandi opere quando le condizioni sono peggiori in modo che la Sua potenza sarà meglio vista, riconosciuta e onorata. 
Come è accaduto anche con la resurrezione di Lazzaro, infatti Gesù ha aspettato che la sua salute peggiorasse fino a morire per fare il grande miracolo della resurrezione dell’amico suo in modo tale che il nome di Dio fosse glorificato (Giovanni 11:1-45).
Al v.5 leggiamo: "Al tempo di Erode, re della Giudea".
L'espressione "Al tempo di Erode", secondo alcuni studiosi indica un periodo oscuro, minaccioso e disastroso nella storia della nazione Ebraica. 
Su questo sfondo cupo, Luca racconta la storia dell'alba del nuovo giorno nella vita dell'umanità, della venuta di Cristo, che è stato preparato da Dio di cui Giovanni Battista era il precursore (cfr. per esempio Matteo 3:1-3; Marco 1:2-3; Luca 1:17; 3:1-6).
Il mondo in cui Giovanni venne era un mondo senza Dio, nelle tenebre (cfr. per esempio Luca 1:79), tanto è vero che gli tagliarono la testa per aver denunciato il peccato di Erode Antipa governatore della Galilea (Matteo 14:1-12).

Romani 8:32: L’amore provvidente di Dio

 Romani 8:32: L’amore provvidente di Dio 
Questo passo ci parla dell’amore provvidente di Dio.
Spurgeon disse: “Non ci sono cambiamenti nell'amore del Signore, anche se ci possono essere cambiamenti nei modi di mostrarlo”.
Dio essendo immutabile nel Suo carattere (cfr. per esempio Malachia 3:6), ed eterno (cfr. per esempio Isaia 40:28), il Suo amore non cambierà e non finirà mai e lo mostra in modi diversi!
Prima di tutto in questo versetto vediamo che:
I DIO HA PROVVEDUTO IL FIGLIO 
Infatti:
A) Dio non ha risparmiato il proprio Figlio
“Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio”
La frase greca comincia con una particella enclitica intensiva (ge) che aggiunge enfasi, richiama particolare attenzione sulla frase e aggiunge una sfumatura emotiva.
Il senso è “veramente”, o “certamente”, come traduce la “Nuova Diodati”.
Quindi Colui, cioè Dio (vv.28,30) veramente, certamente non ha risparmiato il proprio Figlio!
Paolo sta parlando di un dato di fatto, di qualcosa che è accaduta veramente nella storia!
“Risparmiato” (epheisato - aoristo medio indicativo) è astenersi dal danneggiare, dal nuocere, dal distruggere, ebbene Dio non lo ha fatto nel senso che non ha impedito, non ha evitato che Gesù soffrisse e venisse ucciso sulla croce.
Dio non ha impedito a Gesù la sofferenza in croce, era il Suo piano preparato prima della creazione del mondo che morisse per i peccatori (cfr. per esempio Atti 2:23; 4:27-28; 1 Pietro 1:19-20).

1 Samuele 7:12: Il Dio del finora è il Dio dell’ora in poi!

1 Samuele 7:12: Il Dio del finora è il Dio dell’ora in poi! 
Possiamo affermare che il Dio del finora è il Dio dell’ora in poi!

Il Signore (Yahweh) è il Soccorritore, l’Aiutatore del Suo popolo! 

È Colui che fornisce aiuto, o assistenza a coloro che confidano in Lui!

Davide nel Salmo 28:7 dice: “Il SIGNORE è la mia forza e il mio scudo; in lui s'è confidato il mio cuore, e sono stato soccorso; perciò il mio cuore esulta, e io lo celebrerò con il mio canto”.

Nel Salmo 54:4 Davide dice: “Ecco, Dio è il mio aiuto; il Signore è colui che sostiene l'anima mia”.

In Ebrei 13:6 è scritto: “Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?”

Così l’autore di Ebrei 4:16 c’incoraggia dicendo: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno”.

La verità che Dio è santo e maestoso alla luce di ciò che siamo, ci potrebbe schiacciare e scoraggiare a invocarlo per essere soccorsi, ma quando consideriamo che è anche un Dio di grazia e misericordioso, possiamo accostarci a Lui in Cristo, il nostro Sommo Sacerdote, per essere soccorsi non quando noi vogliamo, ma al momento opportuno, cioè nel momento giusto in cui l’aiuto è necessario.

In 1 Samuele 7:12 possiamo vedere tre verità che riguardano il soccorso del Signore.

1 Samuele 12:20: Chiamati a servire il Signore con tutto il cuore!

 1 Samuele 12:20: Chiamati a servire il Signore con tutto il cuore!
Samuele rispose al popolo: ‘Non temete; è vero, voi avete fatto tutto questo male; tuttavia non allontanatevi dal SIGNORE, ma servitelo con tutto il vostro cuore’”.
Il popolo era consapevole dei suoi peccati e a questi aveva aggiunto anche il peccato di chiedere un re come le atre nazioni (1 Samuele 12:19), che implicava il rifiuto con disprezzo del Signore come Re!
Samuele conferma i peccati del popolo, ma li rassicura dicendogli di non temere (il giudizio di Dio), e li esorta a non allontanarsi dal Signore, ma a servirlo con tutto il cuore.
Samuele li rassicura perché, sebbene abbiano peccato, rimane la possibilità di un nuovo inizio con il Signore, in cui il popolo è chiamato a vivere nella fedeltà, non voltando le spalle, ma dando se stesso completamente nel servizio fedele.
Così Samuele non minimizza il peccato degli Israeliti; tuttavia, non voleva che si soffermassero sui loro peccati, ma che svoltassero per camminare con il Signore fedelmente con il Signore!
Enfaticamente Samuele ricorda loro che hanno peccato contro il Signore, ma questo tuttavia era nel passato, da ora in poi non devono allontanarsi dal Signore, ma servirlo con tutto il cuore!
Israele aveva peccato, ma questa non è la fine della storia, perché Dio è misericordioso; la possibilità del pentimento è ancora aperta per un nuovo inizio, quello di essere consacrati al Signore.
C’è sempre una nuova possibilità, un ricominciare con il Signore grazie alla Sua misericordia, non ci sono peccati che Lui non possa perdonare (cfr. Luca 15:11-24; Timoteo 1:13-16).
Non possiamo fare niente per come ci siamo comportati nel passato, se non pentirsi e chiedere perdono al Signore.
Ciò che conta in questo momento è non allontanarsi da Lui e servire solo Lui con tutto il cuore!
Satana ama quando viviamo nel passato, quando facciamo qualsiasi cosa tranne che servire il Signore con tutto il nostro cuore!
D. L. Moody disse: “A Satana non importa ciò che adoriamo, finché non adoriamo Dio”.

Salmo 86:2,5-7,15: Una preghiera di dipendenza (2)

 Salmo 86:2,5-7,15: Una preghiera di dipendenza (2)
“C'è solo una cosa nel mondo che vale davvero la pena perseguire: la conoscenza di Dio” (Robert H. Benson).

È proprio così non solo perché nel conoscere Dio si ha la vita eterna (cfr. per esempio Giovanni 17:3), ma anche perché dalla conoscenza di Dio dipende la nostra salute spirituale e anche il modo come preghiamo.

Il Salmo 86 è una preghiera che dichiara la dipendenza dal Signore.

Nella precedente predicazione di questo salmo abbiamo visto che la situazione di Davide era davvero brutta a causa di certi nemici che lo volevano morto (vv.7,13-14,17).

Continuiamo a meditare su questo salmo che dichiara la dipendenza di Dio, considerando che la preghiera è la voce della fiducia in Dio e la motivazione della preghiera fiduciosa. 

I LA PREGHIERA È LA VOCE DELLA FIDUCIA IN DIO (v.2)
Al v.2 leggiamo: “Salva il tuo servo che confida in te”.

Questa preghiera di Davide è:

Giovanni 6:27: Adoperatevi per il cibo che dura in vita eterna

 Giovanni 6:27: Adoperatevi per il cibo che dura in vita eterna
Il teologo del IV secolo Giovanni Crisostomo disse: "Gli uomini sono inchiodati alle cose di questa vita". 
È proprio così l’umanità pensa ed è legata alle cose di questa vita! Alle cose materiali!
Tra queste persone ci sono anche coloro che cercano Gesù Cristo per soddisfare i loro bisogni materiali! Hanno una fede per cose materiali.
Queste parole sono rivolte a chi cerca Gesù per motivi materiali, a quelle persone che cercavano Gesù perché avevano visto fargli segni miracolosi come la moltiplicazione dei pani e furono saziati.
Così Gesù esorta queste persone a non adoperarsi per il cibo che perisce, quindi per le cose materiali che non durano per sempre, ma ad adoperarsi per il cibo che dura in vita eterna, per le cose spirituali che durano per sempre.
In questo versetto vediamo prima di tutto:
I IL COMANDO CHE RIGUARDA IL CIBO 
“Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna”.
Il comando “adoperatevi” (ergazesthe – presente medio imperativo) indica che ogni giorno noi dobbiamo adoperarci non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna.
“Adoperatevi” significa impegnarsi, sforzarsi attivamente facendo un lavoro per uno scopo, o per necessità, indica attività che implica impegno e lavoro, quindi spendere le proprie energie (cfr. per esempio 1 Corinzi 9:6; 1 Tessalonicesi 4:11; 2 Tessalonicesi 3:8; 3 Giovanni 5).
Questo verbo significa impegnarsi in un'attività che comporta un notevole dispendio di energie.

1 Samuele 8:6: Il desiderio sbagliato di volere un re

 1 Samuele 8:6: Il desiderio sbagliato di volere un re
“A Samuele dispiacque questa frase: ‘Dacci un re che amministri la giustizia in mezzo a noi’…”.

Ai tempi dell'Antico Testamento i re controllavano tutte le funzioni di governo: quello legislativo, esecutivo e giudiziario. 
Il popolo doveva fedeltà totale al suo sovrano, e il sovrano a sua volta proteggeva il suo popolo guidandoli in guerra e in pace.
Come originariamente concepito, Israele era una teocrazia, un popolo il cui Re era Dio. Secondo il Patto Mosaico, Dio s’impegnava a combattere le battaglie di Israele e a far prosperare la nazione. A loro volta il popolo doveva obbedire alle Sue leggi e dare la loro fedeltà completamente a Lui (Levitico 26; Deuteronomio 28-30). Quando gli anziani d’Israele chiedono a Samuele di nominare un re che amministrasse la giustizia in mezzo a loro come tutte le altre nazioni (1 Samuele 8:5), chiaramente hanno in mente più di un semplice cambio di leader, vogliono un cambio di istituzioni; vogliono un cambiamento fondamentale della costituzione nazionale. Potrebbe anche esserci una motivazione personale del dispiacere di Samuele, era ancora giudice d’Israele e aveva nominato i due figli Ioel e Abia come giudici, si è sentito respinto, rifiutato, ma il dispiacere più grande di Samuele è che il volere di tutti gli anziani d’Israele (responsabili delle comunità locali coinvolti in importanti decisioni religiose e sociali) di avere un re come tutte le altre nazioni (1 Samuele 8:5,20) che amministri la giustizia in mezzo a loro, la richiesta di un re, implicava il rifiuto con disprezzo del Signore come Re! (1 Samuele 8:7; 10:19; 12:12), il Re (cfr. Salmo 49; 93; 96-99) che lo era da sempre! (cfr. Salmo 29:10; Daniele 4:34-35). Gedeone consapevole di questo anni prima, aveva rifiutato di essere re alla richiesta degli uomini d’Israele, in Giudici 8:23 leggiamo: “Ma Gedeone rispose loro: ‘Io non regnerò su di voi, né mio figlio regnerà su di voi; il SIGNORE è colui che regnerà su di voi!’ (cfr. 1 Samuele 12:12).

Geremia 29:11: Dio ha un piano per te

Geremia 29:11: Dio ha un piano per te
In una scena del film Wonderful Life, Dio ha una conversazione con un goffo angelo di nome Clarence.
    CLARENCE: "Mi ha mandato a chiamare, Signore?"
    DIO: “Sì, Clarence. Un uomo sulla terra ha bisogno del tuo aiuto”.
    CLARENCE: “Splendido! È malato?"
    DIO: “No, peggio. È scoraggiato".
Possiamo dire che lo scoraggiamento è una brutta bestia!
Ti toglie energie, voglia di vivere, voglia di fare e così via!
Tutti siamo caduti, cadiamo e cadremo nello scoraggiamento!
Billy Graham una volta disse: “La vita cristiana non è un entusiasmo costante. Ho i miei momenti di profondo sconforto. Devo andare a Dio in preghiera con le lacrime agli occhi e dire: 'Aiutami'".
Siamo scoraggiati anche quando siamo giudicati dal Signore; infatti abbiamo bisogno di sapere che si prende ancora cura di noi, come in questo caso di Geremia 29:11.
I Giudei in esilio per punizione di Dio (cfr. per esempio 2 Cronache 36:11-21; Geremia 25:9-11) avevano bisogno di ricordare i piani di Dio per loro.
Queste parole fanno parte di una lettera scritta da Geremia agli esuli Giudei in cattività a Babilonia.
Geremia scrisse loro che la deportazione era opera del Signore e dovevano pensare a vivere la loro vita a Babilonia, a costruire case e ad abitarle, a coltivare la terra e a mangiarne i frutti, a prendere moglie a generare figli, quindi a moltiplicarsi (Geremia 29:1-6).
Gli esuli sono esortati a cercare il bene della città dove si trovavano e di pregare per essa (Geremia 29:7). 

1 Samuele 7:12: Come il Signore ci ha soccorsi fino a oggi farà anche nel futuro!

1 Samuele 7:12: Come il Signore ci ha soccorsi fino a oggi farà anche nel futuro!
“Allora Samuele prese una pietra, la pose tra Mispa e Sen, e la chiamò Eben-Ezer, e disse: ‘Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi’”.
Dopo la sconfitta dei Filistei da parte del Signore, Samuele prese una pietra (pietra memoriale), per ricordare il potente intervento del Signore nella storia in favore del Suo popolo.
Quando Dio aprì una via attraverso il fiume Giordano per il passaggio di Israele, Giosuè innalzò dodici pietre per sottolineare l'evento (Giosuè 4:20–24). Alla fine della vita di Giosuè, quando Israele si riunì per rinnovare il patto a Sichem, Giosuè eresse una pietra come testimonianza (Giosuè 24:26).
Secondo Gordon Keddie: "L'idea di questi memoriali era che fossero una testimonianza permanente di ciò che Dio aveva fatto in passato per il suo popolo e di ciò che avrebbe fatto nel tempo a venire".
Questa pietra commemorativa Samuele la pose tra Mispa e Sen, apparentemente nel punto in cui i Filistei erano stati respinti, e la chiamò Eben-Ezer, cioè “pietra del soccorso”, e disse “Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi”. 
Joyce Baldwin a riguardo scrive: “Non si poteva permettere che una liberazione così straordinaria sprofondasse nell'oblio, da qui la pietra commemorativa di Samuele, posta come i nostri monumenti ai caduti in un posto prominente. Ma la pietra di Samuele non ricordava i nomi dei morti, ma il Signore Dio vivente, l'Aiutatore del suo popolo”.
“Fin qui” ('ad-hēnnāh) ha un significato temporale di “fino a ora” (cfr. per esempio Numeri 14:19; Giudici 16:13; 1 Samuele 1:16; Salmo 71:17); cioè fino a quel momento, a quel tempo della storia d’Israele il Signore lo ha soccorso.

Isaia 50:10: Nelle tenebre continua a fidarti di Dio!

 Isaia 50:10: Nelle tenebre continua a fidarti di Dio!
Immaginati di essere dentro un tunnel molto buio che non si vede niente, ma proprio niente, sei con una persona che ha poteri sovrannaturali e conosce benissimo quel tunnel, quindi è in grado di vedere e di portarti fuori sano e salvo, tu che cosa fai? 
Certamente ti fiderai di lui e ti appoggerai a lui per uscirne fuori.

In questo versetto di Isaia vediamo che una persona consacrata a Dio può camminare nelle tenebre, ma questa è esortata a confidare in Dio e ad appoggiarsi su di Lui!

Dal contesto, “le tenebre” si riferiscono alla persecuzione del servo (vv.6-9).

Quindi le tenebre in questo contesto si può riferire alla sofferenza per la persecuzione del servo del Signore, e i vv.10-11 si possono riferire agli esiliati in Babilonia che erano perplessi di ciò che Dio stava facendo, ma possiamo applicarlo a tutti i tipi di sofferenza.

Questo versetto ha una serie di ripetizioni per sottolineare le verità in questione: temere e ascoltare; tenebre e privo di luce; confidi e appoggiarsi.

1 Samuele 7:9: Il Signore esaudisce la preghiera

 1 Samuele 7:9: Il Signore esaudisce la preghiera
“Samuele prese un agnello da latte e l'offrì intero in olocausto al SIGNORE; e gridò al SIGNORE per Israele, e il SIGNORE l'esaudì”.
C’è una guerra in corso tra Filistei e gli Israeliti, ci si prepara a una battaglia, e i soldati d’Israele hanno paura dei loro nemici e chiedono al profeta (1 Samuele 3:20, 21; 4:1), giudice d’Israele (1 Samuele 7:15–17) e sacerdote Samuele di non cessare di pregare per loro affinché Dio li salvi (cfr. per esempio 1 Samuele 4:3; Esodo 14:13; Giudici 2:18; 6:37; 7:7; 10:12-13) dalle mani dei Filistei (1 Samuele 7:8). Samuele allora, come vediamo in questo versetto, offrì un sacrificio al Signore e pregò il Signore con grande intensità e insistenza (gridò - yizʿaq) per chiedere aiuto per il popolo.
Samuele stava supplicando Dio come intercessore, era come un generale a capo dell’esercito di Dio che affrontava la guerra con il sacrificio e la preghiera! 
Così Samuele offrì interamente un agnello da latte (non prima degli otto giorni - Esodo 22:30; Levitico 22:27) in olocausto e pregò il Signore per Israele e il Signore l’esaudì; infatti mentre Samuele stava offrendo l’olocausto, i Filistei si avvicinarono a Israele per assalirlo, il Signore fece rimbombare dei tuoni così forte contro di loro tanto che furono sconfitti davanti Israele che li seguirono e li batterono fin sotto Bet-Car (1 Samuele 7:10-11).
In questa sconfitta finale dei Filistei è dimostrato e affermato ancora una volta la potenza di Dio. A Dio appartiene la vittoria! (cfr. per esempio Deuteronomio 2:33; 3:3; 2 Samuele 23:10; Proverbi 21:31).
I sacrifici venivano offerti per l’espiazione dei peccati (cfr. per esempio Levitico 1:4).
Ora l’agnello era una prefigurazione di Gesù Cristo (cfr. per esempio Giovanni 1:29; Apocalisse 5:6,9; Ebrei 9:9-12). Gesù è venuto per espiare i peccati del popolo (Ebrei 2:17); Gesù è il sacrificio che ci rende Dio favorevole (cfr. per esempio Romani 3:25, 1 Giovanni 2:2).
Grazie al sacrificio di Gesù i nostri peccati possono essere perdonati (cfr. per esempio Atti 10:43; 13:38-39; Efesini 1:7; Ebrei 9:28; Apocalisse 1:5) e quindi avere una relazione con Dio per l’intercessione di Gesù alla Sua destra (cfr. per esempio Giovanni 14:6; Romani 8:32-34; 1 Timoteo 2:5; Ebrei 7:25).

Giovanni 4:1-6: I movimenti di Gesù

 Giovanni 4:1-6: I movimenti di Gesù 
In Giovanni 4 il regno di Dio si diffonde oltre i confini della Giudea, in Samaria. 
Nel capitolo precedente Giovanni ha riportato il dialogo tra Gesù e Nicodemo sulla necessità della nuova nascita per vedere ed entrare nel regno di Dio, al capitolo 4 Gesù incontrerà i Samaritani che lo sperimenteranno come il Salvatore del mondo che dona la vita eterna.
Sulla via del ritorno in Galilea Gesù incontra prima una singola donna in un pozzo in Samaria (4:1–26), e poi in un intero villaggio (vv. 27–42). 
Parla prima alla donna dell'acqua che disseta e della vita eterna, poi della vera adorazione, e la donna diventa messaggera per gli abitanti del suo villaggio, che alla fine imparano che Gesù è il Salvatore del mondo (v. 42). 

Cominciamo a vedere:
I LA PARTENZA DI GESÙ (vv.1-3)

Nella partenza di Gesù vediamo:
A) L’informazione
Nei vv.1-3 leggiamo: “Quando dunque Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni (sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli), lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea)”.

Consideriamo prima di tutto:
(1) La conseguenza dell’informazione
Di conseguenza al fatto che Gesù venne a conoscenza (seppe – egnō – aoristo attivo indicativo) che era diventato popolare, lasciò la Giudea per ritornare di nuovo in Galilea (cfr. Giovanni 1:43-2:12).

I farisei avevano investigato su Giovanni Battista (Giovanni 1:19-27), ora cominciano a esaminare quelle di Gesù, sono più interessati a Gesù che non solo aveva da poco purificato il tempio dai mercanti con autorità (Giovanni 2:13-22) ma aveva più successo di Giovanni Battista (cfr. anche Giovanni 3:26), e a differenza di Giovanni, Gesù era stato dichiarato l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29,35), già cominciava a essere riconosciuto come il Messia (Giovanni 1:41,49), e aveva compiuto miracoli (Giovanni 2:1-11,23; 3:2) e molti hanno creduto nel suo nome (Giovanni 2:23).

1 Samuele 7:3: La condizione per la liberazione

 1 Samuele 7:3: La condizione per la liberazione
“Allora Samuele parlò a tutta la casa d'Israele, e disse: ‘Se davvero tornate al SIGNORE con tutto il vostro cuore, togliete di mezzo a voi gli dèi stranieri e gli idoli di Astarte, volgete risolutamente il vostro cuore verso il SIGNORE e servite lui, lui solo. Allora egli vi libererà dalle mani dei Filistei’”.

Israele è in guerra contro i Filistei. Samuele dice a tutto il popolo che la condizione per la liberazione dai nemici è la consacrazione. Al v.4 è scritto che i figli di Israele tolsero via gli idoli di Baal e di Astarte e servirono il Signore soltanto; al v.5 Samuele intercede per il popolo, al v.6 il popolo fece cordoglio per il peccato con un digiuno. Samuele offrì in sacrificio un agnello e pregò per Israele, il Signore l’esaudì e umiliò i Filistei liberando così Israele (vv.7-14).
Dunque la condizione per la liberazione, per la salvezza quindi per l’esaudimento alla preghiera è la consacrazione.
Vediamo quattro aspetti della consacrazione al Signore in questo versetto.
Prima di tutto c’è il:
1) Ritornare al Signore
“Se davvero tornate al SIGNORE con tutto il vostro cuore”.
Il popolo si era allontanato dal Signore, ora è esortato a ritornare al Signore con tutto il cuore.
In ebraico, “con tutto il vostro cuore” è prima nella frase e quindi è enfatizzata. 
“Il cuore” (lē·ḇāḇ) nella Bibbia, è la parte più intima di una persona; è la sede dei pensieri, della volontà, delle emozioni e della coscienza di una persona.
In primo luogo il riferimento “con tutto il vostro cuore” sottolinea la necessità di motivi sinceri come fondamento dell'azione 
L'espressione “con tutto il vostro cuore” si concentra sulla dimensione interiore del pentimento come fondamento per azioni appropriate (cfr. per esempio 1 Re 8:48; 2 Re 23:25; Gioele 2:12-13).
In secondo luogo “con tutto il vostro cuore” sottolinea la necessità di un impegno interiore totale verso Dio (cfr. per esempio Deuteronomio 6:5; Matteo 22:37). 

1 Samuele 6:19: Il giudizio di Dio sugli abitanti di Bet-Semes

  1 Samuele 6:19: Il giudizio di Dio sugli abitanti di Bet-Semes

“Il SIGNORE colpì gli abitanti di Bet-Semes, perché avevano guardato dentro l'arca del SIGNORE; colpì settanta uomini fra i cinquantamila del popolo. Il popolo fece cordoglio, perché il SIGNORE l'aveva colpito con un grande flagello”.

L’arca del Signore era stata presa in battaglia dai Filistei e ora rimandata agli Israeliti. Arrivata a Bet-Semes, una città Giudaica, la popolazione offrì i sacrifici al Signore, ma a un certo punto, quando settanta Israeliti guardarono curiosamente all’interno dell'arca, cioè l’aprirono per vedere che cosa ci fosse, Dio li colpì e morirono. Perché questo grande flagello? Come i due figli di Eli avevano mostrato disprezzo per Dio ignorando le regole del culto (1 Samuele 3:12-17,22-25), così questi uomini giudicati dal Signore, gli mostrarono disprezzo trattando la Sua arca, una cosa santa, come se fosse un oggetto ordinario; queste persone non hanno avuto il giusto atteggiamento verso Dio!

Marco 1:35: Gesù un uomo di preghiera

 Marco 1:35: Gesù un uomo di preghiera 
Una volta una cara sorella nella fede si lamentava della sua vita cristiana dicendomi che non aveva una vita abbondante come aveva promesso Gesù in Giovanni 10:10.

Penso che non sia l’unica a sperimentare questo!

A volte si ha quella sensazione che quei fiumi di acqua viva dello Spirito Santo non scorrono in noi (Giovanni 7:38), sembra che dentro di noi ci sia acqua stagnante!
Certamente la colpa non è dello Spirito Santo!

A volte ci chiediamo come mai la nostra vita cristiana sia deprimente, sterile, ci sentiamo stanchi e svuotati spiritualmente. 

Ci possono essere diversi motivi, uno di questi è la mancanza di una vita quotidiana di preghiera!

C. H. Spurgeon credeva molto nella preghiera, disse: “Non potrei dubitare dell'efficacia della preghiera più di quanto potrei non credere alla legge di gravità”.

Anche Gesù credeva nell’efficacia della preghiera!

La preghiera era vitale per Gesù e faceva di tutto per andare in disparte per pregare privatamente nonostante i Suoi impegni missionari.

Trovare il tempo per pregare, in questa vita frenetica, non è facile, ma la preghiera è fondamentale per la nostra vita come lo era per Gesù, ecco perché dobbiamo fare di tutto per ritagliarci uno spazio di tempo ogni giorno per la preghiera privata, e il momento migliore è la mattina quando ci alziamo dal letto!

In questo versetto vediamo quattro aspetti.

Filippesi 3:20-21: L’attesa del ritorno di Gesù Cristo

 Filippesi 3:20-21: L’attesa del ritorno di Gesù Cristo
Con il passare degli anni, spesso ci troviamo deboli e indifesi, e possiamo essere scoraggiati nel vedere i nostri corpi che stanno invecchiando, decadendo e avvicinando alla morte. 

Al pensiero della morte moltissime persone ne sono angosciate, ma la speranza dei veri cristiani è la loro cittadinanza eterna nei cieli da dove verrà anche il Salvatore e Signore Gesù Cristo che trasformerà i nostri corpi rendendoli gloriosi.

La glorificazione è la trasformazione radicale sia del corpo che dell'anima dei credenti, perfezionandoli nella santità, e quindi adattandoli alla vita eterna in perfetta comunione con il Dio uno e trino. 

Questi versetti ci dicono perché dovremmo dirigere la nostra attenzione alle cose celesti.

Prima di tutto vediamo:
I L’ATTESA IMPAZIENTE  
Nel v. 20 leggiamo: “La nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore”.

La cittadinanza dei veri cristiani è nei cieli da dove aspettano impazientemente il ritorno di Gesù!

Il cielo non è solo uno stato mentale, è anche un luogo reale, tangibile dove vive Gesù l'uomo risorto con un corpo glorificato.
 
“Da dove” (ex hou) indica l’origine da dove proviene Gesù, quindi dai cieli e non dalla terra, indica la Sua provenienza trascendente.

“Anche” (kai) si riferisce al fatto che non solo i cieli è dove hanno la cittadinanza i veri cristiani, ma indica che da lì aspettano il loro Salvatore, Gesù Cristo il Signore.

Gesù era in cielo prima di venire sulla terra (cfr. Giovanni 1:1-3; 3:16; 17:3-5), venne in assoluta umiltà e obbedienza al Padre, per morire e salvare i peccatori (cfr. per esempio Filippesi 2:6-8; 1 Timoteo 1:15).

1 Samuele 5:9: Il flagello del Signore sui Filistei

 1 Samuele 5:9: Il flagello del Signore sui Filistei
“Così trasportarono a Gat l'arca del Dio d'Israele. E quando l'ebbero trasportata, la mano del SIGNORE fu contro la città che si fece prendere da un grande panico. Il SIGNORE colpì gli uomini della città, piccoli e grandi, e un flagello d'emorroidi scoppiò in mezzo a loro”.
La pratica di catturare gli dèi di un nemico come un trofeo, era comune nelle guerre nell'antico Medio Oriente.
L’arca del Dio d’Israele era l’arca del patto, dove il Signore rivelava la Sua volontà ai Suoi servi (Esodo 25:22; 30:36; Levitico 16:2; Giosuè 7:6), in questo modo serviva come simbolo della presenza divina che guidava il Suo popolo (1 Samuele 4:21-22; 6:19-20).
I Filistei sconfiggono gli Israeliti in battaglia e presero l’arca del patto (1 Samuele 5:10-11) e la trasportarono ad Asdod nel tempio della loro divinità nazionale “Dagon” (cfr. Giudici 16:23; 1 Cronache 10:10). 
Forse i Filistei pensavano di dargli sinceramente adorazione e onore accanto al loro dio Dagon, di arruolarlo per un futuro aiuto offrendogli lo stesso status di Dagon. Ma il Signore non era il "dio dei Filistei", né avrebbe accettato l'adorazione insieme a nessun'altra divinità (cfr. per esempio Esodo 20:2-3; 23:13; Atti 15:29; 1 Giovanni 5:21). L’arca di Dio apparteneva al popolo che aveva scelto e redento dall'Egitto, doveva essere portato nella terra che aveva promesso ad Abraamo.
Oppure gli oggetti presi ai nemici e portati nel tempio potevano servire come doni di gratitudine al proprio dio per la vittoria riportata. 
Mettere l'arca del Signore nel tempio di Dagon poteva essere un segno di ringraziamento a Dagon per la vittoria su Israele.

1 Samuele 4:22: La gloria si è allontanata da Israele

 1 Samuele 4:22: La gloria si è allontanata da Israele
“La gloria si è allontanata da Israele, perché l'arca di Dio è stata presa”.
Queste sono le parole della moglie del sacerdote Fineas, figlio di Eli, quando udì la notizia che l’arca di Dio era stata presa in battaglia dai filistei, dove sia il cognato e il marito morirono. Questa donna era incinta e a queste brutte notizie, partorì prematuramente. Chiamò il figlio “Icabod” che significa “senza gloria”, o “non più gloria”.
Cosa era accaduto? Vi era stata una battaglia tra i filistei e gli israeliti, gli anziani d’Israele dissero di portare l’arca del patto in battaglia così il Signore li avrebbe salvati dai nemici (1 Samuele 4:1-3). Pensando di portare l’arca, il simbolo della presenza del Signore avrebbero vinto. Ma così non è stato! Il Signore non può essere manipolato affinché concede il Suo favore! Dio non è un portafortuna e non dovrebbe mai essere trattato come tale, e nemmeno pensare che certi simboli religiosi possono essere usati magicamente come talismani per la protezione.
L'obbedienza è la chiave per sperimentare il favore di Dio, come chiarisce l'antico elenco di benedizioni e maledizioni dell'alleanza (cfr. per esempio Deuteronomio 28) e come Gesù insegna ai suoi discepoli (Giovanni 15:1–17).
L’arca era il simbolo della presenza di Dio (cfr. per esempio Esodo 25:10–22; 29:43; 37:1–9; 40:34-35; Deuteronomio 5:24; 1 Re 8:11; Ezechiele 10:18; Osea 10:5). Quindi, con la perdita dell’arca, si vuole indicare la presenza stessa di Dio che va via da Israele. 
“Gloria" (kabod) si riferisce alla presenza gloriosa del Signore, allo splendore tremendo della presenza invisibile di Dio; rappresenta la presenza di Dio che dimora nel tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:8; 29:44–46; Salmo 26:8).

Filippesi 3:20: L’appartenenza differente

 Filippesi 3:20: L’appartenenza differente
Come cristiani, cosa ci rende diversi dalle persone di questo mondo?
È la nostra appartenenza: la nostra cittadinanza è nei cieli!

I veri cristiani hanno prospettive migliori di chiunque altro: la certezza di andare in cielo perché la loro cittadinanza è nei cieli!!
Questa certezza influenza e determina il loro comportamento, cioè vivono sulla terra secondo la loro cittadinanza celeste!

Se sei un vero cristiano ti sei scontrato diverse volte con le persone di questo mondo sui valori, sulla visione, sull’etica, e ti sei sentito a volte scoraggiato, o frustrato, o non accettato a causa della tua identità in Cristo.

Lo scontro di culture, visioni e comportamenti tra il Regno di Dio e il regno di questo mondo può essere demoralizzante per noi credenti, ma questo conflitto è un segno che la nostra cittadinanza è nei cieli, prova il nostro rapporto con Gesù Cristo. 

Il mondo ama ciò che è suo, e tu come discepolo di Gesù Cristo, non fai più parte del mondo (cfr. per esempio Giovanni 15:19).

In questo versetto vediamo, la causa, la contrapposizione e la cittadinanza.

1 Samuele 4:7: Il simbolo dell’arca del patto

 1 Samuele 4:7: Il simbolo dell’arca del patto
“I Filistei ebbero paura, perché dicevano: ‘Dio è venuto nell'accampamento’. Ed esclamarono: ‘Guai a noi! Poiché non era così nei giorni passati’.
La frase dei filistei: “Dio è venuto nell'accampamento” si riferisce all’arca del patto.
L’arca del patto era l'oggetto più sacro nella religione di Israele. Questo oggetto a forma di scatola, era ricoperto d'oro e conteneva memoriali dell'esodo, in particolare le tavole di pietra contenenti i dieci comandamenti e un contenitore di manna. Due cherubini erano montati sul suo coperchio, le loro ali si toccavano sul suo centro, dove ogni anno il sommo sacerdote spruzzava sangue sacrificale nel giorno dell'espiazione. L'arca doveva essere custodita nella stanza interna del tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:10-22; 30:6; 37:1-9; Deuteronomio 10:1-5; Ebrei 9:4), ed era dove il Signore rivelava la sua volontà ai suoi servi (Mosè: Esodo 25:22; 30:36; Aronne: Levitico 16:2; Giosuè: Giosuè 7:6), in questo modo serviva come simbolo della presenza divina che guidava il Suo popolo (1 Samuele 4:4,21-22; 6:19-20; 2 Samuele 6:2).
Filistei e israeliti sono in guerra. Sono schierati per la battaglia, vincono i filistei uccidendo quattromila uomini. Gli anziani d’Israele accreditano la loro sconfitta al Signore; così decidono di andare a prendere l’arca del patto e portarla in mezzo all’esercito israelita con lo scopo che il Signore li salvasse dai nemici. 
Così gli israeliti presero e portarono l’arca del patto del Signore degli eserciti con Ofni e Fineas, i figli di Eli, sacerdoti corrotti in mezzo al loro esercito (cfr. 1 Samuele 2:12-25).
Quando i filistei seppero dell’arca del patto ebbero paura perché, secondo loro, ora non affronteranno un esercito umano, ma il potere del dio associato all'idolo, che combatterà contro i loro nemici.
I filistei riconoscevano l’arca in qualche modo, come l’equivalente di un’immagine, o di un idolo (cfr. 1 Samuele 5:2) che aveva una presenza potente divina, infatti supponevano che Dio fossero gli dèi (cfr. per esempio 1 Samuele 4:8). I filistei avevano sentito dire della potenza di Dio (secondo loro dèi), di ciò che aveva fatto agli egiziani (anche altre nazioni sono state profondamente colpite da questo - Giosuè 2:9; 5:1; 2 Re 5:15; Giona 1:14), la Sua presenza faceva la differenza, nei giorni passati della loro vittoria non era così, Dio non c’era e loro avevano vinto. 

Salmo 40:1: Aspettando la risposta con fede

Salmo 40:1:  Aspettando la risposta con fede 
“Ho pazientemente aspettato il SIGNORE, ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido”.

Dai vv.1-10 Davide ringrazia il Signore perché ha risposto alla sua preghiera, ma è anche una testimonianza su Dio, testimonia la grande liberazione che ha operato per lui in risposta alla sua preghiera, ma non lo ha fatto subito (vv. 1–3).

“Ed egli si è chinato su di me”, è un’espressione davvero molto bella e significativa.

Questa immagine antropomorfica indica che il Signore si è abbassato per ascoltare il grido di Davide, ha teso il “Suo orecchio” (cfr. per esempio Salmi 17:6; 31:2; 39:12), come quando qualcuno si piega in avanti per ascoltare ponendo l’orecchio vicino alla bocca di chi parla per sentirlo meglio.

Dio è attento a chi umilmente si avvicina a Lui!

In Isaia 57:15 leggiamo: “Infatti così parla Colui che è l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e che si chiama il Santo. ‘Io dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi’”. 

Il Dio trascendente è anche immanente, è presente nella vita degli umili!
Dio resiste ai superbi, ma fa grazia agli umili! (Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5).

Il Signore è vicino a chi dipende da Lui! 

Osea 2:3-5: La determinazione a rimanere infedeli

 Osea 2:3-5: La determinazione a rimanere infedeli
Hai mai pensato alle cose che trafiggono il cuore di Dio? 
Una di queste è l'idolatria!

Friedrich H. Jacobi disse: “Dove finisce l'idolatria, lì inizia il cristianesimo; e dove inizia l'idolatria, lì finisce il cristianesimo”.

Dopo aver rimproverato le prostituzioni e gli adulteri spirituali d’Israele simboleggiato dalla moglie di Osea, Gomer, ora il Signore per bocca di Osea minaccia il giudizio su Israele se il popolo non prende sul serio la Sua esortazione a ravvedersi, se rimane determinato a essere infedele.

Noi in questi versetti vediamo la condanna e la convinzione.

Cominciamo con:
I LA CONDANNA (vv.3-5) 
Se la moglie di Osea, quindi Israele, non abbandona la sua idolatria sarà condannata. 

Consideriamo:
A) La caratteristica della condanna (v.3) 
Nel v. 3 è scritto: “Altrimenti, io la spoglierò nuda, la metterò com'era nel giorno che nacque, la renderò simile a un deserto, la ridurrò come una terra arida e la farò morir di sete”.

Osea 2:2: Israele è chiamato al ravvedimento

 Osea 2:2: Israele è chiamato al ravvedimento
In Inghilterra, due donne stavano parlando dei loro mariti in un ristorante londinese alla moda, e mentre mostravano le foto dei loro mariti, si sono rese conto di aver sposato lo stesso uomo! 
L’uomo infedele, per questo motivo è stato arrestato e imprigionato per cinque anni.

La storia che troviamo in Osea, è anche la storia di infedeltà coniugale di sua moglie, Gomer, che illustra l’infedeltà d’Israele che segue i suoi vari amanti, divinità pagane Cananee (Baal).
 
In questo versetto, Israele è chiamato al ravvedimento dalle sue prostituzioni e adulteri spirituali con gli idoli.

Dal ristabilimento di Osea 1:10-2:1 si passa a scene di tensione, alienazione e rimprovero in Osea 2:2-13, per poi passare a un quadro estremamente positivo, quindi nuovamente di ristabilimento per il favore di Dio (Osea 2:14-23).

Osea 2:2-13 descrive il rapporto d’Israele con Dio, una relazione tumultuosa di una moglie infedele, con le sue infedeltà passate e presenti con i suoi amanti spirituali (Baal), infedeltà rappresentata tra Gomer, moglie del profeta Osea e Osea stesso.

Prima il Signore espone la Sua disapprovazione e giudizio per il comportamento infedele di Israele (Osea 2:2-5), al quale si richiede un cambiamento nella prospettiva e nel comportamento personale, un ravvedimento.

Poi avverte dell'azione che deve necessariamente intraprendere contro di lei se persiste nella sua infedeltà (Osea 2:6-13). 

Noi, in questo versetto vediamo il comando, la causa e il cambiamento.

Deuteronomio 1:29-33: Il Signore è con te!

Deuteronomio 1:29-33: Il Signore è con te! 
Nel romanzo “In Requiem for a Nun A Play”, William Faulkner a uno dei suoi personaggi gli fa dire: “Il passato non è mai morto. Non è nemmeno passato".

Nella vita cristiana, ricordare gli errori del passato sia nostri, o degli altri e come Dio ha operato è importante, perché possiamo crescere spiritualmente e la nostra fede può essere fortificata, o stimolata nell’affrontare le nostre sfide.
Il passato, in questo senso, non deve mai morire! 
Soprattutto come Dio si è manifestato, come ha operato nella storia!

Così dalla storia di Dio con il popolo d’Israele, da questa storia passata, possiamo imparare delle verità che rafforzano la nostra fede nel Signore e possiamo essere incoraggiati nelle sfide che ci aspettano.

Mosè stava ricordando al popolo di Israele la storia dei loro padri nel viaggio dall’Egitto fino al Giordano e di come si rifiutarono di prendere possesso di Canaan per paura degli Amorei e degli Anachiti (cfr. Numeri 13-14).
Ora la nuova generazione aveva la loro stessa opportunità di conquistare Canaan e la stessa possibilità di rifiuto dei loro padri.
Mosè voleva che la nuova generazione non ripetesse gli stessi errori!

In questi versetti vediamo due aspetti: il richiamo e la rassicurazione.

1 Samuele 3:10: L’atteggiamento giusto davanti a Dio

1 Samuele 3:10: L’atteggiamento giusto davanti a Dio 
“Il SIGNORE venne, si fermò accanto a lui e chiamò come le altre volte: ‘Samuele, Samuele!’ E Samuele rispose: ‘Parla, poiché il tuo servo ascolta’”. 

Ci sono degli aspetti nella preghiera che trascuriamo, una di queste è l’ascoltare Dio per obbedirgli.
Samuele c’insegna ad ascoltare Dio per fare la Sua volontà!

In questo modo la preghiera non sarà antropocentrica, cioè prego così Dio soddisfa le mie preghiere, ma prego affinché io possa soddisfare le Sue aspettative!

La chiamata di Samuele è certamente una delle storie più famose che viene raccontata ai bambini per indicare che Dio li ama, oppure che può chiamare anche loro benché siano ancora piccoli.

In verità, tuttavia, questa non è solo una storia per i bambini, lo è anche per gli adulti.

Samuele rappresenta la speranza di un nuovo inizio in una fase della storia d’Israele buia. 

Giovanni 21:6: L’obbedienza a Gesù porta risultati

 Giovanni 21:6: L’obbedienza a Gesù porta risultati (Lucca)
“Ed egli disse loro: ‘Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete’. Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci”.

Giovanni 21 inizia dopo che il Gesù risorto era già apparso ai discepoli due volte. 
Eppure i discepoli sembrano ancora smarriti, sono tornati alla pesca, a loro vecchio lavoro; non sapevano cos’altro fare di se stessi, non avendo ancora ricevuto nuovi ordini di marcia. 

Gesù quindi, si manifestò di nuovo, la terza volta ai discepoli presso il mare di Tiberiade. Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli vanno a pescare, ma non pescarono nulla quella notte. 
La mattina Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che fosse Gesù; Gesù disse loro se avevano pescato, alla loro risposta negativa, Gesù disse di gettare la rete dal lato destro della barca che avrebbero trovato i pesci. 

Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla perché era piena di pesci. 
Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro che quell’uomo era il Signore. 

Una volta tirata la rete a terra, contarono centocinquantatré grossi pesci; e, benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. 

Quali lezioni impariamo da questa storia?

Matteo 14:17: La potenza miracolosa di Gesù

 Matteo 14:17: La potenza miracolosa di Gesù
“Non abbiamo qui altro che cinque pani e due pesci”.
Gesù salì in barca per andare in un luogo solitario, in disparte; le folle, saputolo, lo seguirono a piedi dalle città.  
Gesù, sceso dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati.
Facendosi sera, i suoi discepoli si avvicinarono a Lui e gli dissero che erano in un luogo dove non c’era nessuno, ed era tardi, così consigliano Gesù di lasciare andare la folla nei villaggi per comprarsi da mangiare.
Ma Gesù dà una risposta strana, disse loro: “Non hanno bisogno di andarsene; date loro voi da mangiare!” 
Perché Gesù risponde così?
In primo luogo:
(1) Per rafforzare la fede dei discepoli
Gesù sapeva che i discepoli non avrebbero capito, ma Lui ha lanciato la sfida per ottenere la loro attenzione e per rendere evidente il miracolo che stava per fare, e quindi affinché loro potessero imparare ad avere fiducia in Lui.
Questo miracolo, perciò, è una lezione per la formazione dei discepoli.
La preparazione dei Suoi discepoli era un compito di grande importanza per il ministero futuro per l’espansione del regno di Dio.
A volte Dio ci mette in certe condizioni difficili per creare, o rafforzare la nostra fede mostrando la Sua potenza in quell’occasione particolare! 

Giudici 10:16: La rimozione degli idoli

 Giudici 10:16: La rimozione degli idoli
“Allora tolsero di mezzo a loro gli dèi stranieri e servirono il SIGNORE, che si addolorò per l'afflizione d'Israele”.
A causa dei peccati d’idolatria (v.6), Israele fu punito da Dio consegnandolo nelle mani dei Filistei e degli Ammoniti che li angariarono e oppressero (cfr.vv.6-8). 
Gli Israeliti gridarono al Signore per liberarli, ma Dio in un primo momento gli disse di andare a gridare dagli dèi che avevano scelto, il popolo non si scoraggia e riconosce che ha peccato (vv.13-15), e tolse di mezzo gli dèi stranieri che avevano e servirono il Signore che si è addolorato per l’afflizione d’Israele. 
Così in questo versetto vediamo il cambiamento e la consacrazione del popolo, e il cuore di Dio.
Prima di tutto vediamo:
Il cambiamento del popolo
Già al v.15, il popolo aveva pregato il Signore riconoscendo di aver peccato e riconoscendo la Sua Signoria, cioè che faccia loro tutto ciò che gli piace e gli chiedono la liberazione.
Israele dimostrò la genuinità del suo ravvedimento rimuovendo gli idoli che stava adorando e la disposizione a tornare a Dio alle Sue condizioni.
Ora con C. Macaulay possiamo affermare: “Il ravvedimento può essere antiquato, ma non è datato finché c'è il peccato”.

1 Samuele 2:12: Servire il Signore non significa conoscerlo

 1 Samuele 2:12: Servire il Signore non significa conoscerlo
“I figli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano il Signore”.
Il sacerdozio in Israele era ereditario, un ruolo che era destinato solo ai discendenti di Aaronne. 
Così i due figli giovani (1 Samuele 2:17) di Eli stavano servendo come sacerdoti come aveva fatto il loro padre, ma non erano obbedienti a Dio, e ignorarono il rimprovero del padre perché ciò che facevano era malvagio e non dava buona testimonianza al popolo (vv.23-25). Sicuramente Eli poteva fare di più, per esempio rimuoverli dal servizio sacerdotale, ma non lo fece. Dio giudicherà i figli di Eli con la morte (1 Samuele 2:34; 4:11,17). 
In questo versetto vediamo due aspetti dei figli di Eli, Ofni e Fineas ( 1 Samuele 4:11): erano scellerati e non conoscevano il Signore.
Cominciamo a vedere che erano uomini scellerati
“Uomini Scellerati”, letteralmente "figli di Belial" (bĕnê belîyaʿal), questa frase è idiomatica indica “buono a nulla”, o “uno che è senza valore” che si disinteressa del Signore (cfr. 1 Samuele 1:16).
Indica qualcuno che non ha valore, in questo caso per quanto riguarda il comportamento retto, giusto davanti al Signore, non conforme alla Sua retta misura, e quindi esprime il concetto di malvagità, depravazione (Giobbe 34:18; Proverbi 6:12; Naum 1:11). 
Quindi i figli di Eli come scellerati, erano senza legge, o non conformi alla legge di Dio, alla Sua volontà, non riconoscevano l'autorità morale di Dio sul loro comportamento; rifiutavano di conformarsi alle richieste della legittima autorità di Dio, quindi erano ribelli a Dio e moralmente degenerati.

2 Re 19:19: Lo scopo della preghiera

2 Re 19:19: Lo scopo della preghiera
“Ma ora, SIGNORE nostro Dio, salvaci, te ne supplico, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!”
Lo scopo della tua vita è glorificare Dio (cfr. per esempio Isaia 43:7; 1 Corinzi 10:31)
Così lo devono essere anche tutte le tue preghiere!
In un momento difficile, d’impotenza militare, l’Assiria ha invaso la Giudea e la conquista, il re Ezechia si sottomette al re Assiro Sennacherib (2 Re 18:13-16).
Il re Ezechia è sotto pressione perché più volte è stato attaccato verbalmente con certe parole arroganti e minacciose degli Assiri, che cercarono di scoraggiare la fede in Dio dei Giudei, dicendo che nessuna divinità ha potuto resistere loro altrove, e così nemmeno il Signore potrà liberare Gerusalemme dalle loro mani (2 Re 18:17-35; 19:10-14). 
Soffermarsi esplicitamente sulle caratteristiche del Dio che preghiamo rafforza la fede, così è stato per Ezechia.
Ezechia allora prega Dio riconoscendo che è il solo Dio di tutti i regni della terra, Colui che ha fatto il cielo e la terra, chiede al Signore di considerare gli insulti del re Sennacherib proprio al Dio vivente.
Ezechia riconosce che è vero che gli Assiri hanno devastato le nazioni e hanno dato alle fiamme i loro dèi, perché quelli non erano veramente divinità, ma solo opera di mano d’uomo fatti con legno e pietra e sono stati distrutti (2 Re 19:10-18).
A questo punto ecco il v.19 che conclude la preghiera di Ezechia: “Ma ora, SIGNORE nostro Dio, salvaci, te ne supplico, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!”
Ezechia prega per la salvezza.

Salmo 86:1-4: Una preghiera di dipendenza (1)

 Salmo 86:1-4: Una preghiera di dipendenza (1)
Juanita Ryan scrive: “Ci piace pensare a noi stessi come indipendenti e autosufficienti, ma non lo siamo. Abbiamo bisogno di Dio. È vitale che riconosciamo il nostro bisogno perché è il punto di partenza della nostra relazione con lui”.

Che ci piaccia o no, abbiamo bisogno di Dio! 

Abbiamo bisogno di Lui per vivere fisicamente e spiritualmente.

Ogni giorno dovremmo iniziare la giornata con una dichiarazione di dipendenza. 
Appena ci scegliamo la mattina dovremmo dire: "Signore non sono in grado di affrontare da solo quello che farò oggi, o ciò che dovrò affrontare: decisioni, tentazioni, conflitti, problemi. Aiutami dipendo completamente da Te".

Ora in questo salmo vediamo la preghiera di Davide che ci fa capire come dipendeva da Dio.

Il re Davide descrive un periodo della sua vita davvero difficile, molto serio: la sua vita era a rischio perché persone superbe e violente erano insorte contro di lui per ucciderlo, dunque era una situazione angosciante (vv.7,13-14,17).

Vediamo allora alcune caratteristiche della preghiera di Davide.

Salmo 62:8 Dio è il nostro RIFUGIO

 Salmo 62:8 Dio è il nostro RIFUGIO
Frances J. Roberts disse: “Considera sacra ogni esperienza”.

Ogni esperienza che viviamo su questa terra è da considerarsi importante perché da queste possiamo imparare tanto per poi condividerlo con gli altri come fece Davide riguardo il suo rapporto con Dio.

Davide aveva sperimentato Dio nella sua vita, infatti dal personale dei vv.1-7, esorta poi il popolo a confidare in Dio (v.8; cfr.v.10) e ad aprire il suo cuore in Sua presenza perché è il loro rifugio!

Il Salmo 62 è una dichiarazione di fiducia in Dio e di affermazione personale riguardo chi è Dio.
I nemici di Davide si sono scagliati contro di lui e cercano di abbatterlo, ma confida in Dio, il salmista dichiara con calma assoluta fiducia nella protezione di Dio.

Prima di tuto vediamo l’esortazione:

Giudici 7:2: Tutta la gloria deve essere di Dio

 Giudici 7:2: Tutta la gloria deve essere di Dio
“Il SIGNORE disse a Gedeone: ‘La gente che è con te è troppo numerosa perché io dia Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi di fronte a me, e dire: -È stata la mia mano a salvarmi-’".

Nulla può impedire al Signore di salvare con molta, o poca gente! (1 Samuele 14:6).
Gedeone fu chiamato da Dio a capo d’Israele e quindi a combattere contro i Madianiti e i loro alleati (Giudici 6:33) che si preparavano ad attaccare ancora una volta gli Israeliti. Il popolo di Dio non aveva il numero, l'esperienza, o l'equipaggiamento militare per competere contro il suo nemico, ma la vittoria non era in discussione, perché la vittoria non era militare, ma teologica: a Dio appartiene la vittoria! (cfr. 2 Re 5:1; Proverbi 21:31; Salmo 33:10-22).
Dio chiama Gedeone per sconfiggere i più numerosi Madianiti (Giudici 6:5,14-16; 8:10). Ma come avrebbe interpretato Israele la vittoria se con Gedeone ci sarebbe stato tutto il contingente di uomini: 32.000 che hanno risposto alla sua chiamata?
Il Signore conosce quando il cuore dell’uomo sia orgoglioso (cfr. per esempio Deuteronomio 8:11-17; Daniele 4:30-32; 5:18-21; Atti 12:21-23).
Gli Israeliti potevano confidare orgogliosamente in se stessi e avrebbero potuto pensare che la vittoria fosse opera loro invece che di Dio, si sarebbero presi il merito della vittoria, come dice il nostro testo.
Il Signore non condivide la Sua gloria con nessuno! (cfr. Isaia 42:8; 48:11). Quindi l'esercito di Gedeone doveva essere ridotto, così per volontà di Dio, 22.000 andarono via e ne rimasero 10.000. Ma questo non bastava; “il SIGNORE disse a Gedeone: ‘La gente è ancora troppo numerosa; falla scendere all'acqua dove io li sceglierò per te. Quello del quale ti dirò: Questo vada con te, andrà con te; e quello del quale ti dirò: Questo non vada con te, non andrà’” (Giudici 7:4).

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