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1 Samuele 4:22: La gloria si è allontanata da Israele

 1 Samuele 4:22: La gloria si è allontanata da Israele
“La gloria si è allontanata da Israele, perché l'arca di Dio è stata presa”.
Queste sono le parole della moglie del sacerdote Fineas, figlio di Eli, quando udì la notizia che l’arca di Dio era stata presa in battaglia dai filistei, dove sia il cognato e il marito morirono. Questa donna era incinta e a queste brutte notizie, partorì prematuramente. Chiamò il figlio “Icabod” che significa “senza gloria”, o “non più gloria”.
Cosa era accaduto? Vi era stata una battaglia tra i filistei e gli israeliti, gli anziani d’Israele dissero di portare l’arca del patto in battaglia così il Signore li avrebbe salvati dai nemici (1 Samuele 4:1-3). Pensando di portare l’arca, il simbolo della presenza del Signore avrebbero vinto. Ma così non è stato! Il Signore non può essere manipolato affinché concede il Suo favore! Dio non è un portafortuna e non dovrebbe mai essere trattato come tale, e nemmeno pensare che certi simboli religiosi possono essere usati magicamente come talismani per la protezione.
L'obbedienza è la chiave per sperimentare il favore di Dio, come chiarisce l'antico elenco di benedizioni e maledizioni dell'alleanza (cfr. per esempio Deuteronomio 28) e come Gesù insegna ai suoi discepoli (Giovanni 15:1–17).
L’arca era il simbolo della presenza di Dio (cfr. per esempio Esodo 25:10–22; 29:43; 37:1–9; 40:34-35; Deuteronomio 5:24; 1 Re 8:11; Ezechiele 10:18; Osea 10:5). Quindi, con la perdita dell’arca, si vuole indicare la presenza stessa di Dio che va via da Israele. 
“Gloria" (kabod) si riferisce alla presenza gloriosa del Signore, allo splendore tremendo della presenza invisibile di Dio; rappresenta la presenza di Dio che dimora nel tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:8; 29:44–46; Salmo 26:8).

Filippesi 3:20: L’appartenenza differente

 Filippesi 3:20: L’appartenenza differente
Come cristiani, cosa ci rende diversi dalle persone di questo mondo?
È la nostra appartenenza: la nostra cittadinanza è nei cieli!

I veri cristiani hanno prospettive migliori di chiunque altro: la certezza di andare in cielo perché la loro cittadinanza è nei cieli!!
Questa certezza influenza e determina il loro comportamento, cioè vivono sulla terra secondo la loro cittadinanza celeste!

Se sei un vero cristiano ti sei scontrato diverse volte con le persone di questo mondo sui valori, sulla visione, sull’etica, e ti sei sentito a volte scoraggiato, o frustrato, o non accettato a causa della tua identità in Cristo.

Lo scontro di culture, visioni e comportamenti tra il Regno di Dio e il regno di questo mondo può essere demoralizzante per noi credenti, ma questo conflitto è un segno che la nostra cittadinanza è nei cieli, prova il nostro rapporto con Gesù Cristo. 

Il mondo ama ciò che è suo, e tu come discepolo di Gesù Cristo, non fai più parte del mondo (cfr. per esempio Giovanni 15:19).

In questo versetto vediamo, la causa, la contrapposizione e la cittadinanza.

1 Samuele 4:7: Il simbolo dell’arca del patto

 1 Samuele 4:7: Il simbolo dell’arca del patto
“I Filistei ebbero paura, perché dicevano: ‘Dio è venuto nell'accampamento’. Ed esclamarono: ‘Guai a noi! Poiché non era così nei giorni passati’.
La frase dei filistei: “Dio è venuto nell'accampamento” si riferisce all’arca del patto.
L’arca del patto era l'oggetto più sacro nella religione di Israele. Questo oggetto a forma di scatola, era ricoperto d'oro e conteneva memoriali dell'esodo, in particolare le tavole di pietra contenenti i dieci comandamenti e un contenitore di manna. Due cherubini erano montati sul suo coperchio, le loro ali si toccavano sul suo centro, dove ogni anno il sommo sacerdote spruzzava sangue sacrificale nel giorno dell'espiazione. L'arca doveva essere custodita nella stanza interna del tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:10-22; 30:6; 37:1-9; Deuteronomio 10:1-5; Ebrei 9:4), ed era dove il Signore rivelava la sua volontà ai suoi servi (Mosè: Esodo 25:22; 30:36; Aronne: Levitico 16:2; Giosuè: Giosuè 7:6), in questo modo serviva come simbolo della presenza divina che guidava il Suo popolo (1 Samuele 4:21-22; 6:19-20).
Filistei e israeliti sono in guerra. Sono schierati per la battaglia, vincono i filistei uccidendo quattromila uomini. Gli anziani d’Israele accreditano la loro sconfitta al Signore; così decidono di andare a prendere l’arca del patto e portarla in mezzo all’esercito israelita con lo scopo che il Signore li salvasse dai nemici. 
Così gli israeliti presero e portarono l’arca del patto del Signore degli eserciti con Ofni e Fineas, i figli di Eli, sacerdoti corrotti in mezzo al loro esercito (cfr. 1 Samuele 2:12-25).
Quando i filistei seppero dell’arca del patto ebbero paura perché, secondo loro, ora non affronteranno un esercito umano, ma il potere del dio associato all'idolo, che combatterà per i loro nemici.
I filistei riconoscevano l’arca in qualche modo, come l’equivalente di un’immagine, o di un idolo (cfr. 1 Samuele 5:2) che aveva una presenza potente divina, infatti supponevano che Dio fossero gli dèi (cfr. per esempio 1 Samuele 4:8). I filistei avevano sentito dire della potenza di Dio (secondo loro dèi), di ciò che aveva fatto agli egiziani (anche altre nazioni sono state profondamente colpite da questo - Giosuè 2:9; 5:1; 2 Re 5:15; Giona 1:14), la Sua presenza faceva la differenza, nei giorni passati della loro vittoria non era così, Dio non c’era e loro avevano vinto. 
Dunque, la paura invase il campo filisteo a causa della loro conoscenza, per quanto imperfetta potesse essere, delle azioni potenti di Dio. 
“Guai a noi!”, esclamarono! “Guai a noi!” (ʾôy lānû), è un lamento che è spesso usato nell'Antico Testamento per esprimere un senso di intenso disagio e angoscia, o di estrema tristezza di fronte a una disgrazia imminente, o reale (cfr. per esempio Numeri 21:29; 24:23; Proverbi 23:29; Isaia 3:9,11; 6:5; 24:16).
I nemici di Israele si aspettavano di essere sconfitti, ma le loro aspettative sul potere favorevole dell'arca erano errate. Coraggiosamente combatterono nuovamente gli israeliti e vinsero, e presero l’arca di Dio, e i due fratelli sacerdoti perversi morirono (1 Samuele 4:1-11).
Come poteva Dio benedire due uomini peccatori che aveva già deciso di giudicarli? (1 Samuele 2:29,34–4:4,17). 
I filistei si aspettavano grandi colpi, come quelli che colpirono l'Egitto, ma il colpo del Signore, si abbatté su Israele!! (1 Samuele 4:10).
Sia gli israeliti e sia i filistei, pensavano all’arca come un talismano portafortuna. 
John MacArthur riguardo gli israeliti che portarono l’arca per assicurarsi la vittoria commenta: “Ben sapendo che la vittoria e la sconfitta dipendevano dalla presenza del Signore, essi scambiarono il simbolo della sua presenza con la sua presenza effettiva. Una siffatta concezione di Dio si avvicinava piuttosto a quella dei filistei (4:8)”.
Gli israeliti proponendo di portare l'arca nel campo di guerra, affinché Dio combattesse per loro, riconoscevano in essa una presenza speciale di Dio e speravano che Egli si manifestasse potentemente in salvezza!
Anche se gli israeliti portano l'arca in battaglia (cfr. Numeri 14:44; Giosuè 6:6-9,11-13), non mostra che alle origini avesse uno scopo militare! Dio aveva detto solo che sarebbe stato in marcia con loro per combattere per loro contro e i nemici e salvarli (cfr. per esempio Deuteronomio 20:1-4). 
L'uso dell'arca come talismano magico non era comandato dalla legge di Dio, invece imitava le superstizioni delle nazioni pagane, che credevano che i loro dèi fossero localizzati e potessero essere manipolati. 
Invece di umiliarsi davanti a Dio e cercare la Sua volontà per fede e per glorificarlo, Israele ha cercato di usarlo, come un talismano per i propri scopi. 
Il Signore rifiuta di lasciarsi mettere sotto il potere di qualcuno!
L'importanza dell'arca per Israele in relazione alle sue guerre è solo il risultato del significato come simbolo della presenza del Signore, un Dio la cui presenza era necessaria per la vittoria del Suo popolo.
Non dovremmo mai prendere i simboli della nostra fede per la realtà!
Eppure per molti, i simboli sono importanti.
Benchè l'arca di Dio era il simbolo scelto della sua presenza e potenza, non era Dio! 
Certo in un modo reale lo rappresentava, e doveva essere trattato con rispetto (cfr. per esempio 1 Samuele 5:1-12; 6:19-20), ma non doveva essere usato come una sorta di talismano portafortuna!
Facciamo allora attenzione ai simboli cristiani prendendoli automaticamente come protezione!
Le vetrate nelle chiese, le croci, il rituale, i santuari lungo le strade, le statue davanti le case, gli adesivi sui parabrezza delle auto, le croci al collo, o sui muri, o all’aperto, e la Bibbia stessa, non devono essere identificati come talismani, con Dio come se fosse presente in essi e ci proteggono. 
Questa storia c’insegna che non dobbiamo credere e fare questo! 
Piuttosto dobbiamo umiliarci davanti a Dio, cercando la Sua volontà e non i nostri interessi, senza cercare di usare i simboli che lo rappresentano come un talismano!  


Salmo 40:1: Aspettando la risposta con fede

Salmo 40:1:  Aspettando la risposta con fede 
“Ho pazientemente aspettato il SIGNORE, ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido”.

Dai vv.1-10 Davide ringrazia il Signore perché ha risposto alla sua preghiera, ma è anche una testimonianza su Dio, testimonia la grande liberazione che ha operato per lui in risposta alla sua preghiera, ma non lo ha fatto subito (vv. 1–3).

“Ed egli si è chinato su di me”, è un’espressione davvero molto bella e significativa.

Questa immagine antropomorfica indica che il Signore si è abbassato per ascoltare il grido di Davide, ha teso il “Suo orecchio” (cfr. per esempio Salmi 17:6; 31:2; 39:12), come quando qualcuno si piega in avanti per ascoltare ponendo l’orecchio vicino alla bocca di chi parla per sentirlo meglio.

Dio è attento a chi umilmente si avvicina a Lui!

In Isaia 57:15 leggiamo: “Infatti così parla Colui che è l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e che si chiama il Santo. ‘Io dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi’”. 

Il Dio trascendente è anche immanente, è presente nella vita degli umili!
Dio resiste ai superbi, ma fa grazia agli umili! (Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5).

Il Signore è vicino a chi dipende da Lui! 

Osea 2:3-5: La determinazione a rimanere infedeli

 Osea 2:3-5: La determinazione a rimanere infedeli
Hai mai pensato alle cose che trafiggono il cuore di Dio? 
Una di queste è l'idolatria!

Friedrich H. Jacobi disse: “Dove finisce l'idolatria, lì inizia il cristianesimo; e dove inizia l'idolatria, lì finisce il cristianesimo”.

Dopo aver rimproverato le prostituzioni e gli adulteri spirituali d’Israele simboleggiato dalla moglie di Osea, Gomer, ora il Signore per bocca di Osea minaccia il giudizio su Israele se il popolo non prende sul serio la Sua esortazione a ravvedersi, se rimane determinato a essere infedele.

Noi in questi versetti vediamo la condanna e la convinzione.

Cominciamo con:
I LA CONDANNA (vv.3-5) 
Se la moglie di Osea, quindi Israele, non abbandona la sua idolatria sarà condannata. 

Consideriamo:
A) La caratteristica della condanna (v.3) 
Nel v. 3 è scritto: “Altrimenti, io la spoglierò nuda, la metterò com'era nel giorno che nacque, la renderò simile a un deserto, la ridurrò come una terra arida e la farò morir di sete”.

Osea 2:2: Israele è chiamato al ravvedimento

 Osea 2:2: Israele è chiamato al ravvedimento
In Inghilterra, due donne stavano parlando dei loro mariti in un ristorante londinese alla moda, e mentre mostravano le foto dei loro mariti, si sono rese conto di aver sposato lo stesso uomo! 
L’uomo infedele, per questo motivo è stato arrestato e imprigionato per cinque anni.

La storia che troviamo in Osea, è anche la storia di infedeltà coniugale di sua moglie, Gomer, che illustra l’infedeltà d’Israele che segue i suoi vari amanti, divinità pagane Cananee (Baal).
 
In questo versetto, Israele è chiamato al ravvedimento dalle sue prostituzioni e adulteri spirituali con gli idoli.

Dal ristabilimento di Osea 1:10-2:1 si passa a scene di tensione, alienazione e rimprovero in Osea 2:2-13, per poi passare a un quadro estremamente positivo, quindi nuovamente di ristabilimento per il favore di Dio (Osea 2:14-23).

Osea 2:2-13 descrive il rapporto d’Israele con Dio, una relazione tumultuosa di una moglie infedele, con le sue infedeltà passate e presenti con i suoi amanti spirituali (Baal), infedeltà rappresentata tra Gomer, moglie del profeta Osea e Osea stesso.

Prima il Signore espone la Sua disapprovazione e giudizio per il comportamento infedele di Israele (Osea 2:2-5), al quale si richiede un cambiamento nella prospettiva e nel comportamento personale, un ravvedimento.

Poi avverte dell'azione che deve necessariamente intraprendere contro di lei se persiste nella sua infedeltà (Osea 2:6-13). 

Noi, in questo versetto vediamo il comando, la causa e il cambiamento.

Deuteronomio 1:29-33: Il Signore è con te!

Deuteronomio 1:29-33: Il Signore è con te! 
Nel romanzo “In Requiem for a Nun A Play”, William Faulkner a uno dei suoi personaggi gli fa dire: “Il passato non è mai morto. Non è nemmeno passato".

Nella vita cristiana, ricordare gli errori del passato sia nostri, o degli altri e come Dio ha operato è importante, perché possiamo crescere spiritualmente e la nostra fede può essere fortificata, o stimolata nell’affrontare le nostre sfide.
Il passato, in questo senso, non deve mai morire! 
Soprattutto come Dio si è manifestato, come ha operato nella storia!

Così dalla storia di Dio con il popolo d’Israele, da questa storia passata, possiamo imparare delle verità che rafforzano la nostra fede nel Signore e possiamo essere incoraggiati nelle sfide che ci aspettano.

Mosè stava ricordando al popolo di Israele la storia dei loro padri nel viaggio dall’Egitto fino al Giordano e di come si rifiutarono di prendere possesso di Canaan per paura degli Amorei e degli Anachiti (cfr. Numeri 13-14).
Ora la nuova generazione aveva la loro stessa opportunità di conquistare Canaan e la stessa possibilità di rifiuto dei loro padri.
Mosè voleva che la nuova generazione non ripetesse gli stessi errori!

In questi versetti vediamo due aspetti: il richiamo e la rassicurazione.

1 Samuele 3:10: L’atteggiamento giusto davanti a Dio

 1 Samuele 3:10: L’atteggiamento giusto davanti a Dio 
“Il SIGNORE venne, si fermò accanto a lui e chiamò come le altre volte: ‘Samuele, Samuele!’ E Samuele rispose: ‘Parla, poiché il tuo servo ascolta’”. 

La chiamata di Samuele è certamente una delle storie più famose che viene raccontata ai bambini per indicare che Dio li ama, oppure che può chiamare anche loro benché siano ancora piccoli.

In verità, tuttavia, questa non è solo una storia per i bambini, lo è anche per gli adulti.

Samuele rappresenta la speranza di un nuovo inizio in una fase della storia d’Israele buia. 

La scelta del ragazzo da parte di Dio, riprende l'enfasi precedente sulla sovranità di Dio (1 Samuele 2:6-10).

In un periodo in cui la rivelazione della parola del Signore e le visioni erano rare, Dio si manifestò a Samuele; non viene detta l’età, probabilmente era un adolescente, un ragazzo (cfr. Genesi 19:4; 22:12; 1 Samuele 20:21).

Erano lontani i giorni in cui Dio li guida Israele in modo visibile con la nuvola e il fuoco (Esodo 13:21-22).

Anche i capi di grande valore, come Mosè e Giosuè, erano solo un ricordo. 

Giovanni 21:6: L’obbedienza a Gesù porta risultati

 Giovanni 21:6: L’obbedienza a Gesù porta risultati (Lucca)
“Ed egli disse loro: ‘Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete’. Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci”.

Giovanni 21 inizia dopo che il Gesù risorto era già apparso ai discepoli due volte. 
Eppure i discepoli sembrano ancora smarriti, sono tornati alla pesca, a loro vecchio lavoro; non sapevano cos’altro fare di se stessi, non avendo ancora ricevuto nuovi ordini di marcia. 

Gesù quindi, si manifestò di nuovo, la terza volta ai discepoli presso il mare di Tiberiade. Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli vanno a pescare, ma non pescarono nulla quella notte. 
La mattina Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che fosse Gesù; Gesù disse loro se avevano pescato, alla loro risposta negativa, Gesù disse di gettare la rete dal lato destro della barca che avrebbero trovato i pesci. 

Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla perché era piena di pesci. 
Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro che quell’uomo era il Signore. 

Una volta tirata la rete a terra, contarono centocinquantatré grossi pesci; e, benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. 

Quali lezioni impariamo da questa storia?

Matteo 14:17: La potenza miracolosa di Gesù

 Matteo 14:17: La potenza miracolosa di Gesù
“Non abbiamo qui altro che cinque pani e due pesci”.
Gesù salì in barca per andare in un luogo solitario, in disparte; le folle, saputolo, lo seguirono a piedi dalle città.  
Gesù, sceso dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati.
Facendosi sera, i suoi discepoli si avvicinarono a Lui e gli dissero che erano in un luogo dove non c’era nessuno, ed era tardi, così consigliano Gesù di lasciare andare la folla nei villaggi per comprarsi da mangiare.
Ma Gesù dà una risposta strana, disse loro: “Non hanno bisogno di andarsene; date loro voi da mangiare!” 
Perché Gesù risponde così?
In primo luogo:
(1) Per rafforzare la fede dei discepoli
Gesù sapeva che i discepoli non avrebbero capito, ma Lui ha lanciato la sfida per ottenere la loro attenzione e per rendere evidente il miracolo che stava per fare, e quindi affinché loro potessero imparare ad avere fiducia in Lui.
Questo miracolo, perciò, è una lezione per la formazione dei discepoli.
La preparazione dei Suoi discepoli era un compito di grande importanza per il ministero futuro per l’espansione del regno di Dio.
A volte Dio ci mette in certe condizioni difficili per creare, o rafforzare la nostra fede mostrando la Sua potenza in quell’occasione particolare! 

Giudici 10:16: La rimozione degli idoli

 Giudici 10:16: La rimozione degli idoli
“Allora tolsero di mezzo a loro gli dèi stranieri e servirono il SIGNORE, che si addolorò per l'afflizione d'Israele”.
A causa dei peccati d’idolatria (v.6), Israele fu punito da Dio consegnandolo nelle mani dei Filistei e degli Ammoniti che li angariarono e oppressero (cfr.vv.6-8). 
Gli Israeliti gridarono al Signore per liberarli, ma Dio in un primo momento gli disse di andare a gridare dagli dèi che avevano scelto, il popolo non si scoraggia e riconosce che ha peccato (vv.13-15), e tolse di mezzo gli dèi stranieri che avevano e servirono il Signore che si è addolorato per l’afflizione d’Israele. 
Così in questo versetto vediamo il cambiamento e la consacrazione del popolo, e il cuore di Dio.
Prima di tutto vediamo:
Il cambiamento del popolo
Già al v.15, il popolo aveva pregato il Signore riconoscendo di aver peccato e riconoscendo la Sua Signoria, cioè che faccia loro tutto ciò che gli piace e gli chiedono la liberazione.
Israele dimostrò la genuinità del suo ravvedimento rimuovendo gli idoli che stava adorando e la disposizione a tornare a Dio alle Sue condizioni.
Ora con C. Macaulay possiamo affermare: “Il ravvedimento può essere antiquato, ma non è datato finché c'è il peccato”.

1 Samuele 2:12: Servire il Signore non significa conoscerlo

 1 Samuele 2:12: Servire il Signore non significa conoscerlo
“I figli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano il Signore”.
Il sacerdozio in Israele era ereditario, un ruolo che era destinato solo ai discendenti di Aaronne. 
Così i due figli giovani (1 Samuele 2:17) di Eli stavano servendo come sacerdoti come aveva fatto il loro padre, ma non erano obbedienti a Dio, e ignorarono il rimprovero del padre perché ciò che facevano era malvagio e non dava buona testimonianza al popolo (vv.23-25). Sicuramente Eli poteva fare di più, per esempio rimuoverli dal servizio sacerdotale, ma non lo fece. Dio giudicherà i figli di Eli con la morte (1 Samuele 2:34; 4:11,17). 
In questo versetto vediamo due aspetti dei figli di Eli, Ofni e Fineas ( 1 Samuele 4:11): erano scellerati e non conoscevano il Signore.
Cominciamo a vedere che erano uomini scellerati
“Uomini Scellerati”, letteralmente "figli di Belial" (bĕnê belîyaʿal), questa frase è idiomatica indica “buono a nulla”, o “uno che è senza valore” che si disinteressa del Signore (cfr. 1 Samuele 1:16).
Indica qualcuno che non ha valore, in questo caso per quanto riguarda il comportamento retto, giusto davanti al Signore, non conforme alla Sua retta misura, e quindi esprime il concetto di malvagità, depravazione (Giobbe 34:18; Proverbi 6:12; Naum 1:11). 
Quindi i figli di Eli come scellerati, erano senza legge, o non conformi alla legge di Dio, alla Sua volontà, non riconoscevano l'autorità morale di Dio sul loro comportamento; rifiutavano di conformarsi alle richieste della legittima autorità di Dio, quindi erano ribelli a Dio e moralmente degenerati.

2 Re 19:19: Lo scopo della preghiera

2 Re 19:19: Lo scopo della preghiera
“Ma ora, SIGNORE nostro Dio, salvaci, te ne supplico, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!”
Lo scopo della tua vita è glorificare Dio (cfr. per esempio Isaia 43:7; 1 Corinzi 10:31)
Così lo devono essere anche tutte le tue preghiere!
In un momento difficile, d’impotenza militare, l’Assiria ha invaso la Giudea e la conquista, il re Ezechia si sottomette al re Assiro Sennacherib (2 Re 18:13-16).
Il re Ezechia è sotto pressione perché più volte è stato attaccato verbalmente con certe parole arroganti e minacciose degli Assiri, che cercarono di scoraggiare la fede in Dio dei Giudei, dicendo che nessuna divinità ha potuto resistere loro altrove, e così nemmeno il Signore potrà liberare Gerusalemme dalle loro mani (2 Re 18:17-35; 19:10-14). 
Soffermarsi esplicitamente sulle caratteristiche del Dio che preghiamo rafforza la fede, così è stato per Ezechia.
Ezechia allora prega Dio riconoscendo che è il solo Dio di tutti i regni della terra, Colui che ha fatto il cielo e la terra, chiede al Signore di considerare gli insulti del re Sennacherib proprio al Dio vivente.
Ezechia riconosce che è vero che gli Assiri hanno devastato le nazioni e hanno dato alle fiamme i loro dèi, perché quelli non erano veramente divinità, ma solo opera di mano d’uomo fatti con legno e pietra e sono stati distrutti (2 Re 19:10-18).
A questo punto ecco il v.19 che conclude la preghiera di Ezechia: “Ma ora, SIGNORE nostro Dio, salvaci, te ne supplico, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!”
Ezechia prega per la salvezza.

Salmo 86:1-4: Una preghiera di dipendenza (1)

 Salmo 86:1-4: Una preghiera di dipendenza (1)
Juanita Ryan scrive: “Ci piace pensare a noi stessi come indipendenti e autosufficienti, ma non lo siamo. Abbiamo bisogno di Dio. È vitale che riconosciamo il nostro bisogno perché è il punto di partenza della nostra relazione con lui”.

Che ci piaccia o no, abbiamo bisogno di Dio! 

Abbiamo bisogno di Lui per vivere fisicamente e spiritualmente.

Ogni giorno dovremmo iniziare la giornata con una dichiarazione di dipendenza. 
Appena ci scegliamo la mattina dovremmo dire: "Signore non sono in grado di affrontare da solo quello che farò oggi, o ciò che dovrò affrontare: decisioni, tentazioni, conflitti, problemi. Aiutami dipendo completamente da Te".

Ora in questo salmo vediamo la preghiera di Davide che ci fa capire come dipendeva da Dio.

Il re Davide descrive un periodo della sua vita davvero difficile, molto serio: la sua vita era a rischio perché persone superbe e violente erano insorte contro di lui per ucciderlo, dunque era una situazione angosciante (vv.7,13-14,17).

Vediamo allora alcune caratteristiche della preghiera di Davide.

Salmo 62:8 Dio è il nostro RIFUGIO

 Salmo 62:8 Dio è il nostro RIFUGIO
Frances J. Roberts disse: “Considera sacra ogni esperienza”.

Ogni esperienza che viviamo su questa terra è da considerarsi importante perché da queste possiamo imparare tanto per poi condividerlo con gli altri come fece Davide riguardo il suo rapporto con Dio.

Davide aveva sperimentato Dio nella sua vita, infatti dal personale dei vv.1-7, esorta poi il popolo a confidare in Dio (v.8; cfr.v.10) e ad aprire il suo cuore in Sua presenza perché è il loro rifugio!

Il Salmo 62 è una dichiarazione di fiducia in Dio e di affermazione personale riguardo chi è Dio.
I nemici di Davide si sono scagliati contro di lui e cercano di abbatterlo, ma confida in Dio, il salmista dichiara con calma assoluta fiducia nella protezione di Dio.

Prima di tuto vediamo l’esortazione:

Giudici 7:2: Tutta la gloria deve essere di Dio

 Giudici 7:2: Tutta la gloria deve essere di Dio
“Il SIGNORE disse a Gedeone: ‘La gente che è con te è troppo numerosa perché io dia Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi di fronte a me, e dire: -È stata la mia mano a salvarmi-’".

Nulla può impedire al Signore di salvare con molta, o poca gente! (1 Samuele 14:6).
Gedeone fu chiamato da Dio a capo d’Israele e quindi a combattere contro i Madianiti e i loro alleati (Giudici 6:33) che si preparavano ad attaccare ancora una volta gli Israeliti. Il popolo di Dio non aveva il numero, l'esperienza, o l'equipaggiamento militare per competere contro il suo nemico, ma la vittoria non era in discussione, perché la vittoria non era militare, ma teologica: a Dio appartiene la vittoria! (cfr. 2 Re 5:1; Proverbi 21:31; Salmo 33:10-22).
Dio chiama Gedeone per sconfiggere i più numerosi Madianiti (Giudici 6:5,14-16; 8:10). Ma come avrebbe interpretato Israele la vittoria se con Gedeone ci sarebbe stato tutto il contingente di uomini: 32.000 che hanno risposto alla sua chiamata?
Il Signore conosce quando il cuore dell’uomo sia orgoglioso (cfr. per esempio Deuteronomio 8:11-17; Daniele 4:30-32; 5:18-21; Atti 12:21-23).
Gli Israeliti potevano confidare orgogliosamente in se stessi e avrebbero potuto pensare che la vittoria fosse opera loro invece che di Dio, si sarebbero presi il merito della vittoria, come dice il nostro testo.
Il Signore non condivide la Sua gloria con nessuno! (cfr. Isaia 42:8; 48:11). Quindi l'esercito di Gedeone doveva essere ridotto, così per volontà di Dio, 22.000 andarono via e ne rimasero 10.000. Ma questo non bastava; “il SIGNORE disse a Gedeone: ‘La gente è ancora troppo numerosa; falla scendere all'acqua dove io li sceglierò per te. Quello del quale ti dirò: Questo vada con te, andrà con te; e quello del quale ti dirò: Questo non vada con te, non andrà’” (Giudici 7:4).

Matteo 6:19-21: Il vero valore di un tesoro

 Matteo 6:19-21: Il vero valore di un tesoro
Il vero valore del tesoro è determinato dalla natura della sua collocazione, questo è ciò che vediamo in questi versetti.

Gli esseri umani hanno un istinto ad accumulare cose che ritengono abbia un valore duraturo, sono naturalmente orientati, fortemente inclini a ricercare e a godere i beni materiali. 

John Stott disse: " Le ambizioni mondane hanno un forte fascino per noi. L'incantesimo del materialismo è molto difficile da rompere ".

Il materialismo è un idolo, ci sono diversi motivi per cui la gente accumula ricchezze sulla terra: sicurezza nella vita, valore personale, potere, indipendenza, piacere.

Ma quali ricchezze dobbiamo ricercare?

Giovanni 14:1-3: La promessa di Gesù

 Giovanni 14:1-3: La promessa di Gesù
Come dovrebbe comportarsi un cristiano nelle difficoltà e nelle sofferenze, quando la vita si fa dura?  

Vogliamo essere forti, ma poi ci dimostriamo deboli. 
A volte ci sentiamo, smarriti, frustrati, depressi, disperati, ma come possiamo affrontare queste situazioni? 

Noi dobbiamo guardare alla promessa di Gesù per noi! 

Spurgeon diceva: "Cristiano, medita molto sul cielo, ti aiuterà ad andare avanti e a dimenticare la fatica del cammino. Questa valle di lacrime non è che la via verso un paese migliore: questo mondo di sventura non è che il trampolino di lancio verso un mondo di beatitudine. E, dopo la morte, cosa viene? Quale mondo delle meraviglie si aprirà alla nostra vista stupita?" 

Dopo aver fatto il lavaggio dei piedi ai Suoi discepoli, durante l’ultima cena (Giovanni 13:1-17), Gesù annunzia alcune verità sconvolgenti: uno di loro lo avrebbe tradito, Egli stava per lasciarli e Pietro lo avrebbe rinnegato. 
Presto i discepoli avrebbero visto che il loro Maestro sarebbe stato portato via, processato e crocifisso. 

La loro fede sarebbe stata messa duramente alla prova, e quindi si sarebbero scoraggiati, così Gesù in questi versetti vuole consolarli.

La consolazione dei credenti si trova nella promessa di Gesù.

Geremia 27:5: Dio è sovrano!!!

Geremia 27:5: Dio è sovrano!!! 
In questi giorni siamo sommersi dalle notizie che provengono dalla guerra in Ucraina, quindi il pericolo di una terza guerra mondiale, e peggio ancora di una guerra nucleare!

Come possiamo affrontare una situazione del genere?

Noi non dobbiamo perdere la prospettiva divina.

Secondo la Bibbia, dobbiamo ricordare che Dio non va in ferie! 

Come ai tempi di Giuda con il re Babilonese Nabucodonosor, Dio opera anche in tempi di guerra! 

In questo momento storico di guerra, Dio non è andato in qualche altro universo a sbrigare qualche altra pratica più importante su qualche altro pianeta!
Dio è sovrano! Signoreggia su tutto! (cfr. per esempio 2 Cronache 29:11-12; Salmi 93:1-2).

Dio è l’unico e supremo Dominatore dell’universo, è l’Altissimo (cfr. per esempio Salmo 91:1) niente e fuori dal Suo controllo! 

Con il Suo governo universale ed efficace sta guidando la storia dell’umanità (cfr. Giovanni 5:17, Efesini 1:11) secondo i Suoi piani prestabiliti dall’eternità!

Perciò gli eventi e tutta la creazione non sono frutto del caso, o della fortuna, o della sfortuna, ma di Dio che secondo la Sua sovranità e sapienza ha determinato fin dal principio il Suo piano, e lo porterà a termine attraverso la storia dell’umanità (cfr. per esempio Salmo 139:16; Isaia 22:11; 44:7; 46:10; Matteo 10:30; Atti 4:28).

Così insieme a John Blanchard possiamo dire: “Dio non è mai colto di sorpresa”.

Salmo 124:8: Il Signore è il nostro AIUTO

 Salmo 124:8: Il Signore è il nostro AIUTO
Avere il Signore nella propria vita fa la differenza in ogni circostanza in cui ci troviamo! 

Avere il Signore dalla propria parte è il fattore determinante per affrontare serenamente ogni situazione! 

I credenti dell'Antico Testamento avevano una consapevolezza riconoscente della presenza di Dio in mezzo a loro, perché l’avevano sperimentato in modo potente e per questo lo lodavano.

Il Salmo 124 ci parla di ringraziamento comunitario e di fiducia nel Signore; infatti troviamo la lode e questa affermazione fiduciosa conclusiva del v.8, dove troviamo il tema dell’aiuto che è nel nome del Signore. 

Prima di tutto vediamo:
I IL SOCCORSO (vv.1-6)
Molti dicono che Dio è assente nella vita degli uomini, ma noi vediamo nella Bibbia che Dio è presente, soprattutto, come dice questo Salmo, nella vita del Suo popolo!

Dio non è indifferente alle circostanze che vivono coloro che gli appartengono.

Dio non gira la testa da un’altra parte, quando siamo in brutte “acque tempestose”, o quando viene meno “il terreno da sotto i nostri piedi”!

Nel Salmo 46:1-3 leggiamo: “Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. Perciò non temiamo se la terra è sconvolta, se i monti si smuovono in mezzo al mare, se le sue acque rumoreggiano, schiumano e si gonfiano, facendo tremare i monti. [Pausa]”

Giovanni 3:14-15: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (2)

 Giovanni 3:14-15: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (2)
La necessità del sacrificio di Gesù
Nei vv.9-13 abbiamo visto la seconda reazione di Gesù a Nicodemo, dopo aver parlato della natura e della necessità nuova nascita per vedere ed entrare nel regno di Dio.
I vv.14-15 ci parlano ancora della seconda reazione di Gesù con l’insegnante d’Israele.

Nei vv.14-15 troviamo un'altra chiara e forte affermazione del principio che la nostra salvezza dai peccati, è sempre un’opera della grazia di Dio.
Questa salvezza è per mezzo il sacrificio di Gesù sulla croce, la Sua resurrezione ed esaltazione in cielo.

Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così è stato necessario che il Figlio dell'uomo, Gesù, doveva essere innalzato per dare la vita eterna a chi crede in Lui!

Nella Bibbia ciò che vediamo che la salvezza e quindi la vita eterna, non è per le buone opere, ma per sola grazia di Dio per la sola fede! (cfr. per esempio Romani 4:4; Galati 2:16; Efesini 2:8-9; Tito 3:5).

Ci sono molte cose che separano il vero cristianesimo dalle altre religioni di questo mondo, ma la più importante è che il cristianesimo non è una religione che ti devi guadagnare la salvezza con le buone opere!

In Giovanni 3:14-15 vediamo: il paragone, la predizione e il proposito.

Giovanni 3:19-13: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (1)

 Giovanni 3:19-13: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (1)
Lo Statunitense Benjamin Franklin (1706-1790) non solo era un grande statista e inventore, ma era anche un grande corrispondente e riceveva lettere da personaggi famosi da tutto il mondo. Un giorno ricevette quella che avrebbe potuto essere la lettera più importante mai arrivata alla sua scrivania; era dal noto predicatore britannico George Whitefield.
In questa lettera George Whitefield diceva: “Trovo che lei diventa sempre più famoso nel mondo colto. Poiché avete compiuto tali progressi nell'investigare i misteri dell'elettricità, ora la esorto umilmente a prestare diligente attenzione al mistero della nuova nascita. È uno studio molto importante e interessante e, una volta padroneggiato, la ripagherà riccamente dalle vostre fatiche”.

Diversi secoli prima, Gesù stava parlando del mistero della nuova nascita con Nicodemo.
Stiamo ancora meditando sull’incontro di Nicodemo con Gesù.
I vv.9-13 ci parlano della seconda reazione di Gesù alla seconda reazione di Nicodemo.
In questa seconda reazione di Gesù vediamo: il fallimento di Nicodemo e la franchezza di Gesù.

Giovanni 3:3-5,7: L’importanza della nuova nascita

 Giovanni 3:3-5,7: L’importanza della nuova nascita 
Nicodemo era un uomo molto religioso, un fariseo, uno dei capi del Sinedrio; va a trovare Gesù, riconosce in Lui un insegnante venuto da Dio e Dio è con Lui perché fa i miracoli.

Questa è l’occasione per Nicodemo di sapere quello che è davvero importante per lui, come anche per tutte le persone, cioè la nuova nascita.

La nuova nascita è un argomento che sta alla base della salvezza spirituale.  

La nuova nascita è un atto sovrano, invisibile, misterioso totalmente di Dio in una persona a cui impartisce una nuova vita spirituale. 
È l’esperienza di un cambiamento radicale interiore, una nuova creazione che si vede nel carattere e nel comportamento, e non è quindi, un miglioramento della nostra natura umana peccaminosa!
La nuova nascita non è semplicemente un nuovo inizio; è una vita completamente nuova!

Dopo aver visto già, la natura della nuova nascita, consideriamo ora l’importanza della nuova nascita.

Gesù sta parlando sempre con Nicodemo. 

Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (2)

Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (2)
Conoscere la ricchezza della gloria dell’eredità di Dio
Sir John Waller sarebbe stato più ricco di un milione di dollari se sua moglie avesse dato alla luce un figlio anziché una figlia.
"Ma è la bambina più bella che abbia mai visto. È meravigliosa", canticchiava Waller mentre cullava la bambina tra le sue braccia al Queen Charlotte's Hospital a West London.
E Lady Waller dichiarò con orgoglio: "È perfetta. Dell’eredità non mi importa nulla!".

Ci sono vari tipi di eredità, come l’esempio che ho riportato, e quindi la successione di un patrimonio, o trasmissioni di valori morali, o culturali, o caratteriali e così via.

Anche Paolo in questo versetto parla di eredità.

Senza l’illuminazione dello Spirito Santo, non saremo in grado di comprendere queste le realtà spirituali.

Nei versetti precedenti, nella sua preghiera per i credenti di Efeso, Paolo prega affinché il Padre della gloria possa dare loro uno spirito di sapienza e rivelazione; affinché gli faccia comprendere ampiamente e sempre a quale speranza Dio li ha chiamati.
Ora prega che possano conoscere la ricchezza della gloria.

Questa, come quella precedente, è una preghiera che indirizza la vita dei cristiani; cambia il modo in cui viviamo, il modo in cui pensiamo alla vita, ci fa riflettere sulle nostre priorità, quindi sui nostri desideri. 

Giovanni 3:3-8: La natura della nuova nascita

 Giovanni 3:3-8: La natura della nuova nascita
Molte persone, in un momento, o nell'altro, desiderano poter ricominciare la vita da capo per avere nuove opportunità, o per non ripetere gli stessi errori.

La Bibbia ci dice che c’è un modo per ricominciare da capo e ci fa sperimentare il regno di Dio: la nuova nascita spirituale!

Ricominciare da capo con l’aggiunta di essere nuove persone può essere naturalmente impossibile, ma per Dio niente è impossibile! (cfr. Matteo 19:26).

Sembra che Gesù abbia reagito a Nicodemo in modo improvviso e senza senso, ma Gesù conoscendo i cuori (cfr. Giovanni 2:23-25), sapeva che quel capo dei Giudei, aveva bisogno di sentire quelle parole, sapeva ciò che albergava nella profondità del cuore di quell’uomo.

Nicodemo aveva detto di aver visto i segni miracolosi di Gesù e riconosceva che proveniva da Dio, ma questo non significa vedere ed entrare nel regno di Dio, Nicodemo aveva bisogno di nascere di nuovo; questo era il suo bisogno spirituale, ecco perché Gesù gli dice queste parole!

Gesù non era interessato a discutere dei Suoi segni miracolosi, che avevano spinto Nicodemo ad andare da Lui, Gesù è andato dritto alla questione più importante: la necessità della nuova nascita per vedere ed entrare nel regno di Dio.

O forse quelle parole di Gesù sono dovute al fatto non si fidava di coloro che credevano ai Suoi segni miracolosi (Giovanni 2:23-25) perché conosceva i loro cuori, e sapeva, nonostante fosse una persona religiosa, un fariseo, aveva bisogno di nascere di nuovo.

Nicodemo era religiosissimo, era un insegnante, ma gli mancava la cosa più importante: la nuova nascita!

Le credenziali religiose non salvano! (vv.3,5).

Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo

Giovanni 3:1-2: La ricerca di un uomo
La narrazione si sposta da un incontro pubblico con le autorità del tempio a Pasqua a un incontro privato con un una persona religiosa e dirigente del Sinedrio, si sposta dai molti (Giovanni 2:23-25) al singolo. 

L’incontro di Nicodemo con Gesù contiene uno dei discorsi teologici più importanti della Bibbia, e insieme ad altri versetti che troviamo nel vangelo di Giovanni che contengono una, o più dichiarazioni chiave di Gesù, essendo aspetti importanti della fede cristiana, e avendo una tale forza, sono una delle ragioni per cui molti cristiani pensano che questo vangelo dovrebbe essere letto dai non credenti e dai nuovi convertiti prima di qualsiasi altro libro della Bibbia.

Le nostre vite sono piene di domande, soprattutto quelle esistenziali.

Lev Tolstoj scrisse quello che l'Enciclopedia Britannica descrive come uno dei due, o tre più grandi romanzi della letteratura mondiale: “Guerra e pace”. 
Ma nel 1879 scrisse anche un libro intitolato: “La confessione”, che racconta la storia della sua ricerca di significato e scopo nella vita.
Rifiutando il cristianesimo da bambino, Tolstoj lasciò la sua università in cerca di piacere. A Mosca e San Pietroburgo beveva molto, viveva in modo promiscuo e dedito al gioco d’azzardo. La sua ambizione era quella di diventare ricco e famoso, ma nulla lo soddisfaceva. 
Nel 1862 sposò una moglie amorevole ed ebbe 13 figli; era circondato da quella che sembrava essere una felicità completa. Eppure una domanda lo ossessionava sull'orlo del suicidio: “C'è qualche significato nella mia vita che non sarà annientato dall'inevitabilità della morte, che mi aspetta?"
Nicky Gumbel, in “Questions of Life”, spiega cosa ha innescato la conversione di Tolstoj e cioè il fatto che ha cercato la risposta in ogni campo della scienza e della filosofia. Mentre guardava i suoi contemporanei, vide che le persone non stavano affrontando le domande di prim'ordine della vita:"Da dove vengo?" "Dove sto andando?" "Chi sono?" "Cos'è la vita tutto su?". 
Alla fine Tolstoj ebbe le risposte a queste domande dai contadini della Russia attraverso la loro fede cristiana, e si rese conto che solo in Gesù Cristo troviamo le risposte.

Cento anni dopo, nulla è cambiato. 

Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (1)

Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (1)
Conoscere la speranza conservata in cielo
Paolo era un uomo di preghiera perché credeva nell’importanza della preghiera; era un grande intercessore, e le sue preghiere erano specifiche, soprattutto si riferivano alla crescita spirituale dei cristiani indipendentemente se li conosceva, oppure no.

In Efesini 1:15-23 la preghiera di Paolo, accompagnata dal ringraziamento per i credenti di Efeso che non conosceva, consiste che i cristiani di Efeso potessero conoscere Dio pienamente (v.17), che potessero conoscere la speranza conservata in cielo per loro (v.18), e la ricchezza della gloria e l’immensità della Sua potenza (vv.19-23).

Oggi meditiamo solo una parte del v.18.

Nel v.18 troviamo l’intercessione di conoscere la speranza conservata in cielo.

“Egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati".

Avere “gli occhi del cuore illuminati” ci permette di conoscere più profondamente le benedizioni di Dio!

Filippesi 1:21: La morte secondo Paolo

Filippesi 1:21: La morte secondo Paolo 
Un insegnante della scuola domenicale voleva spiegare ai bambini di sei anni della sua classe, cosa doveva fare qualcuno per andare in paradiso. 
Per scoprire cosa credevano i bambini sull'argomento, ha posto alcune domande.
Chiese: "Se vendessi la mia casa e la mia macchina, facessi una grande vendita delle cose che ho, e dessi tutti i miei soldi alla chiesa, questo mi porterebbe in paradiso?" "No!" risposero i bambini. 
"Se pulissi la chiesa ogni giorno, tagliassi il prato, tenessi tutto pulito e in ordine il cortile, questo mi porterebbe in paradiso?" Ancora una volta la risposta è stata: "No!"
"Se fossi gentile con gli animali e dessi caramelle a tutti i bambini e amassi mia moglie, questo mi porterebbe in paradiso?" Di nuovo tutti gridarono: "No!"
"Ebbene, come posso andare in paradiso?"
Un bambino nell'ultima fila si alzò e gridò: "Devi essere morto!"

“Devi essere morto” è una risposta semplice e giusta se non sarai vivo al ritorno di Gesù Cristo, e se si riferisce a un vero credente! 

Nel “il morire guadagno” vediamo: 

Filippesi 1:21: La vita per Paolo

Filippesi 1:21: La vita per Paolo 
La vita è fatta di slogan, come per esempio quelli pubblicitari.
Eccone qualcuno famoso del passato:
“Dal carciofo ‘Cynar’ contro il logorio della vita moderna”.
“Dove c'è Barilla c'è casa”.
“’Falqui’. Basta la parola”. 
“’Denim’, per l'uomo che non deve chiedere mai”.
“È ‘Lavazza!’ Più lo mandi giù, più ti tira su”.
“Locatelli fa le cose per bene”. 
“Duracell dura di più”.
“Che mondo sarebbe senza Nutella?”

Oppure ci sono frasi che sanno di slogan scritti sui muri.
Per esempio una scritta su un muro diceva: “Io non porto rancore, ma solo odio di qualità”.

Ora vediamo in Filippesi 1:21 lo slogan che era di Paolo e dovrebbe esserlo per tutti i veri cristiani e riguarda l’atteggiamento sulla vita e la morte che anche noi dovremmo avere: “Per me il vivere è Cristo e il morire è guadagno”.

Paolo si trova in carcere a Roma a causa della predicazione del vangelo.

La sua prigionia è servita per il progresso del vangelo, le guardie Romane e altri hanno capito che era in arresto a causa del suo impegno per Cristo (vv. 12-13).

Le sue catene, hanno incoraggiato i fratelli locali a predicare la parola di Dio senza paura. 

Ci sono fratelli che predicano il vangelo di buon animo, ma Paolo è così appassionato per il vangelo, che anche se ci sono coloro che predicano con spirito di rivalità, non sinceramente, non è un problema, perché l’importante è che Cristo sia annunciato! (vv.14-19).

Salmo 124:8: Il nostro aiuto

 Salmo 124:8: Il nostro aiuto
“Il nostro aiuto è nel nome del SIGNORE, che ha fatto il cielo e la terra”.

Avere il Signore nella propria vita fa la differenza in ogni circostanza in cui ci troviamo! 
Avere il Signore dalla propria parte è il fattore determinante in ogni situazione! 
I credenti dell'Antico Testamento avevano una consapevolezza riconoscente della presenza di Dio in mezzo a loro, perché l’avevano sperimentato in modo potente.
Al v.1 di questo salmo, Davide inizia con “se” (lûlēʾ), questa congiunzione, a volte ricorre in alcuni testi dell'Antico Testamento dove viene attribuito al Signore una liberazione inaspettata (cfr. Genesi 31:42; 43,10; Deuteronomio 32:29; 1 Samuele 25:34; 2 Samuele 2:27; 2 Re 3:14; Salmo 94:17). 
Questo salmo di Davide descrive la benevolenza di Dio che li ha protetti dai nemici, se non fosse stato per il Signore, li avrebbero inghiottiti vivi. “Inghiottire” è una metafora di "morte". La morte, rappresentata dallo "Sheol", il soggiorno dei morti, è visto come divoratore delle sue vittime (cfr. Salmo 55:15; Proverbi 1:12). Ma la vita concessa dal Signore non può essere soffocata dalla morte.
Se il Signore non fosse intervenuto, sarebbero stati sommersi da un torrente dalle acque impetuose; questa immagine descrive gli atti violenti dei nemici (vv.1-4); evoca il senso di un potere davanti al quale si è impotenti (Salmo 18:16; 69:1-2; 144:7; Isaia 8:7-8). 
Così Davide benedice il Signore per la Sua protezione, che non li ha abbandonati “ai denti” (un’altra immagine) dei loro nemici! I malvagi sono come belve selvagge affamate che divorano le loro prede, ma il Signore protegge il Suo popolo dal diventare una "preda" per i loro nemici (v.6) 
Poi Davide usa un’altra immagine, il popolo di Dio è scampato come un uccello dalla trappola dei cacciatori, dal loro laccio che è stato spezzato (v.7; cfr. Salmo 119:110). 

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