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Salmo 42:5: L’auto-esortazione a sperare in Dio

 Salmo 42:5: L’auto-esortazione a sperare in Dio 
Il salmista, descrive la situazione, probabilmente la sua, con una similitudine tratta dalla natura, per trasmettere con forza la sua sete di Dio.
Si paragona a un cervo assetato in un posto arido che desidera i corsi d’acqua, così desidera stare alla presenza di Dio nel tempio, da cui è lontano (vv.3-4,6). 
Questo salmo è il lamento di un fedele che si trova nel nord d’Israele che desidera tornare alla casa di Dio, manifestando il suo desiderio con una fede risoluta e speranza in Dio. 
Così la motivazione e il significato della sete di Dio, mentre soffre piangendo, è da ricercare nel v.3 (anche v.10), dove leggiamo di gente che lo schernisce dicendogli: “Dov’è il tuo Dio?” e nel v.9, dove troviamo scritto che l’autore dice che Dio lo ha dimenticato e questo nella sostanza indica che è oppresso dal nemico, probabilmente è in esilio, comunque lontano forzatamente da Gerusalemme e dal culto nel tempio (vv.9-10). 
Il disprezzo e l’oppressione dei suoi nemici non fanno altro che mettere alla luce la sua situazione difficile. 
Non è difficile, anche per noi oggi, essere depressi, o scoraggiati come questo fedele e questo per varie ragioni: la perdita di un lavoro, una malattia, un lutto, quindi l’assenza di significato nella vita, e così via. 
Ora una delle cause, se non la causa di una depressione, o dello scoraggiamento, è non avere risposte alle preghiere, il fatto che Dio non interviene per cambiare le circostanze, sentiamo che ci ha dimenticati perché le cose non cambiano; a questo si aggiunge anche l’indifferenza, o il disprezzo, o il giudizio delle persone che ci sono vicine. 
È una condizione che è stata chiamata "la notte oscura dell'anima". 
Una condizione di scoraggiamento e di tristezza, senza forze e motivazioni! 
Esiste un rimedio? 
Nel Salmo 42 leggiamo che comunque il salmista si concentra su Dio ed esorta la propria anima a sperare in Dio (Salmo 42:5,11). 
Cominciamo col vedere:
I LA RIFLESSIONE
“Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?”
Queste domande sono riflessive.
“Perché” (māh) indica il cercare di capire la ragione dell’abbattimento e dell’agitazione, una domanda per riflettere che non c’è ragione per esserlo.
David Guzik scrive: “Questo è molto lontano dalla resa che spesso intrappola la persona scoraggiata, o spiritualmente depressa. Non ha detto: ‘La mia anima è abbattuta ed è così. Non c'è niente che io possa fare a riguardo’. La sfida lanciata alla sua stessa anima – chiedendo che spiegasse una ragione per cui dovrebbe essere così abbattuta – è un esempio meraviglioso. C'erano dei validi motivi per lo scoraggiamento; ce n'erano molte più altre per sperare”.
Quando sei scoraggiato, o triste, o depresso, devi rivolgerti a te stesso, predicare a te stesso, interrogarti e chiederti: “Ma che motivo ho di essere scoraggiato? Che motivo ho di essere triste? Che motivo ho di essere depresso? Di essere agitato?”
Quindi ciò che vediamo è:
A) Il soliloquio del salmista 
Il filosofo e scrittore austriaco Ludwig Wittgenstein (1889–1951) diceva: “Scrivo quasi sempre soliloqui. Cose che mi dico a quattr'occhi “.
  
Noi vediamo il soliloquio del salmista, cioè si rivolge all’anima sua, a se stesso riflettendo.
Di tanto in tanto i salmi esortano la propria anima a trovare riposo in Dio (Salmo 62:5; 116:7), o a benedire il Signore (Salmo 103:1-2), o a lodare il Signore (Salmo 146:1), ma in questo Salmo (Salmo 42:5-6,12) e nel Salmo 43:5 il salmista chiede all’anima sua perché è abbattuta e agitata.
“Anima mia” (napšî) è la parte interiore di una persona.
“L’anima” (nep̱eš) è il sé interiore, cioè l'essenza della vita, che include i pensieri, le emozioni, la volontà, i desideri (cfr. per esempio Genesi 34:3; Giudici 10:16; Proverbi 14:10; Ezechiele 25:6).
Così il salmista si rivolge a se stesso, al suo sé interiore.
In secondo luogo vediamo:
B) La situazione del salmista
Il salmista chiede all’anima sua perché si abbatte ed è agitata.
Questi due verbi descrivono un’azione in corso intensa.
Nella situazione troviamo che:
(1) Il salmista è abbattuto
“Abbatti” (tištôḥăḥî – hitpael imperfetto medio) indica sprofondare a terra disperato, essere piegato dal dolore, prostrato a terra nella polvere come leggiamo nel Salmo 44:25, cioè in una situazione di sofferenza, come anche essere in una situazione angosciante, di disperazione, di depressione, di scoraggiamento (vedi anche vv.6,11).
Siamo inclini a guardare solo al lato oscuro, a vedere solo ciò che è cupo e scoraggiante, poi è chiaro che alcuni tendono a essere più scoraggiati di altri.
Martyn Lloyd Jones qualche anno fa, ma penso sia ancora attuale diceva: “Se dovessi azzardare un'opinione su quale sia la malattia più diffusa nella chiesa di oggi, suggerirei che è lo scoraggiamento”.
Lo scoraggiamento porta pensieri negativi, incertezze, insicurezze, paure, tensioni, depressione e così via!
“Lo scoraggiamento suona una nota discordante nelle nostre vite. Ci sentiamo fuori forma e tutto diventa incolore” (Baker Publishing Group).
Non scoraggiarsi mai è davvero difficile, impossibile! Fa parte della nostra umanità!
Anche i grandi uomini di Dio ebbero i loro momenti di sconforto come Mosè, Elia, Geremia, Paolo! 
Anche in tempi più moderni il noto predicatore Charles Spurgeon lottò contro la depressione e lo scoraggiamento e anche Billy Graham lottava in certi momenti contro lo sconforto.
Nella situazione:
(2) Il salmista è agitato
“Agiti” (tehĕmî - qal imperfetto attivo) è essere irrequieto, in subbuglio, turbato, afflitto, segnato da ansioso disagio, difficoltà, o dolore.
Questa parola descrive un suono forte, o un rumore, un grande trambusto, o un tumulto. 
Questa parola illustra il rumore della sua anima agitata avanti e indietro dalla situazione scoraggiante come il forte rumore, o l’impeto delle acque (cfr. per esempio Salmo 46:3; Isaia 17:12).
È interessante che questa parola oltre a essere usata per il rumore delle acque è usata anche per indicare un tumulto, trambusto, rabbia, cioè una situazione sociale eccitante, disordinata, rumorosa (1 Re 1:41); per il ringhio rabbioso di un cane (Salmo 59:6); il grugnare di un orso (Isaia 59:11).
È un’agitazione interiore a volte accompagnata da gemiti nei momenti di angoscia (Geremia 4:19), lutto (Isaia 16:11; 59:11; Geremia 48:36), incertezza apprensiva di fronte al pericolo (Salmo 43:5; 55:17; 77:3).
Il salmista descrive colui la cui mente si concentra sul lato oscuro di una situazione, che guarda all’aspetto scoraggiante delle proprie condizioni.
Ma c’è una svolta, ora comincia a sperare in Dio! 
Quindi vediamo:
II L’ESORTAZIONE 
“Spera in Dio”.
In questa esortazione vediamo:
A) La reazione giusta del salmista
La riflessione lo ha portato a sperare in Dio!
Le persone scoraggiate e inquete spesso incolpano se stesse, o Dio, invece il salmista esorta la sua anima a sperare in Dio! 
Questa è la reazione giusta che dobbiamo avere davanti le brutte circostanze!
Qui troviamo la fede alle prese con situazioni spiacevoli e la fede vince.
Nella sua ora più buia, il salmista reagì con fede!
Spurgeon raccontò la storia di un famoso sarto che era sul letto di morte. I suoi soci gli chiesero di raccontare a loro il segreto del suo successo negli affari. Con voce solenne disse: "Metti sempre un nodo nel tuo filo".
Non so a che cosa si riferisse il sarto, ma quello che ti posso dire a te è: “Metti ogni giorno il nodo della speranza in Dio nella tua vita, soprattutto nei giorni difficili!”
Una persona che perde la speranza perde l’allegria, l’entusiasmo, l’incoraggiamento, la forza, la determinazione, la serenità, il senso il piacere e la gioia di vivere
Il diavolo cercherà in tutti i modi di farci perdere la speranza in Dio, perché questo significherà la distruzione della nostra fede.
La speranza in Dio è centrale nella nostra relazione con Lui!
Certamente il salmista aveva molte cose che lo infastidivano e lo facevano stare male: esiliato lontanano da casa e dalla casa di Dio (vv. 2,6); gli attacchi dei non credenti (vv.3,10); i ricordi dei giorni spirituali migliori, giorni di gioia quando andava alla casa di Dio (v.4), le travolgenti prove della vita (v.7), la sensazione che Dio lo avesse dimenticato (v.9).
Tuttavia, era come se il salmista dicesse: "Non sono ragioni sufficienti per essere abbattuto e agitato quando penso che la presenza di Dio è una presenza che libera!”
Nel tentativo di risollevarsi dall'abisso dell’abbattimento e dell’agitazione, dallo sconforto e dall’inquietudine, il salmista esorta se stesso a sperare in Dio! (cfr. per esempio 1 Samuele 30:6). 
Non è stato Dio che lo stimolato alla speranza, né un sacerdote, o un profeta, o qualsiasi altra persona.
Il salmista stesso ha preso in mano la sua situazione! 
Il salmista ha preso il controllo delle sue emozioni piuttosto che lasciare che le sue emozioni lo controllassero!!
Martyn Lloyd Jones disse: “Il segreto della vita spirituale consiste nel saper prendere in mano la propria situazione, nel saper parlare a se stessi, nel sapere interrogarsi. Dovete imparare a dire alla vostra anima: ‘Perché sei abbattuta? Da dove vengono tutti questi lamenti?’ Invece di lasciarvi affondare nella depressione, affrontate il vostro ‘io’, sgridatelo, giudicatelo, esortatelo, e ditegli: ‘Spera in Dio!’ E quindi andate avanti ricordando a voi stessi chi è Dio, che cosa ha fatto per voi, quali sono le Sue promesse, quali le sue opere presenti e passate! E infine, sull’onda di questa visione, concludete accettando la sfida di fronte a voi stessi, di fronte a Satana e al mondo intero. Dichiarate insieme con il salmista: ‘ Io lo celebrerò ancora: Egli è il mio Salvatore e il mio Dio’”.
B) La significazione di “speranza”
“Spera” (hôḥîlî – hifil imperativo attivo) è guardare avanti, attendere con impazienza il verificarsi, o l'arrivo di ciò che si desidera, la soluzione di qualche problema, o il cambiamento di una circostanza (cfr. per esempio Genesi 8:12), attendere con impazienza un evento futuro (Giobbe 13:15).
Indica un’attesa fiduciosa (cfr. per esempio Isaia 51:5; Ezechiele 13:6; Salmo 31:24; 33:18), è ciò che la causa è Dio!
La speranza esprime l’idea di aspettare fiduciosamente Dio, in questo senso il Suo intervento, la realtà che interverrà a liberarlo! (cfr. per esempio Salmo 33:18,22; 38:15; Lamentazioni 3:21,24,26).
La speranza biblica è una ferma convinzione che Dio farà ciò che ha promesso, secondo il Suo perfetto tempismo e questo fortificherà la nostra fede e ci aiuterà ad aspettare e a perseverare finché Dio non adempie ciò che ha promesso.
E questo ci porta a considerare:
C) Il soggetto della speranza
Il soggetto della speranza è Dio e nessun altro!
Dalla sua cella in un campo di concentramento nazista dove fu tenuta prigioniera durante parte della seconda guerra mondiale per aver nascosto gli Ebrei, la cristiana Corrie Ten Boom scrisse, in uno spirito di speranza cristiana: “Il tempo [qui] è qualcosa da far passare. Sono sorpresa che mi sono adattata così bene. Ad alcune cose non mi abituerò mai, ma nel complesso sono davvero felice... A volte può essere buio, ma il Salvatore fornisce la Sua luce e questo è meraviglioso”.
Anche nel buio può splendere la speranza grazie alla luce del Signore!
La speranza cristiana non è una speranza nelle circostanze, ma in Dio stesso.
“Dio” (ʾElōhiym) è l’essere soprannaturale che ha dato origine al mondo (cfr. per esempio Genesi 1:1; Isaia 45:18; Giona 1:9) e lo governa (per esempio Genesi 24:3,7; Deuteronomio 4:39; 10:17; Giosuè 2:11; 1 Re 20:28; 2 Cronache 36:23; Neemia 2:4,20; Isaia 37:16; 54:5; Geremia 32:27) in modo efficace, raggiunge tutto e tutti (cfr. per esempio Salmo 33:10-11; 47; Proverbi 16:33; Isaia 46:9-10; Matteo 8:23-27; Atti 17:26) e realizza lo scopo che si è prefissato! (cfr. per esempio Giobbe 42:2; Proverbi 21:30; Isaia 14:24-27; 46:10; 55:11; Matteo 19:26).
Dio come sovrano, controlla e guida la storia di tutte le persone!
Non c’è niente e nessuno che sfugge al controllo sovrano di Dio!
Questo Dio sovrano è anche il Salvatore (cfr. per esempio Isaia 45:15) che salva in modi inaspettati, perché ha una logica diversa da quella umana (Isaia 55:8-9; Romani 11:33-36)!
Quindi la speranza è nella (in- lē-) persona che ha creato questo mondo e lo governa in modo efficace!!
E allora “in Dio” (ʾElōhiym) si riferisce a Dio come fonte di ogni bene che si possa sperare!
Lamentazioni 3:24 dice: “Il SIGNORE è la mia parte’, io dico, ’perciò spererò in lui’”.
Questo passo di Lamentazioni ci parla di certezza.
“Parte” (ḥelqî) a volte è usato per indicare una quota di bottino (cfr. per esempio Genesi 14:24; Numeri 31:36), o di un'eredità, una proprietà (cfr. per esempio Giosuè 14:4; 19:9), questo può essere anche il Signore stesso cfr. Deuteronomio 10:9).
Questa è una parola che descrive qualcosa che appartiene a qualcuno e quindi in questo caso: “Il Signore è tutto ciò che ho” che provvede alle necessità della vita (cfr. per esempio Filippesi 4:19).
Avere il Signore è avere tutto!
La frase è usata frequentemente nei Salmi per indicare la completa soddisfazione del salmista in Dio, oppure come il tesoro più alto, la cosa più importante (cfr. per esempio Salmo 16:5; 73:26; 119:57; 142:5). 
L'idea è che l’orante, Geremia sia contento in Dio e non desideri nulla al di là di Lui. 
“Parte” (ḥelqî) è anche usata per riferirsi al destino di una persona, compreso tutto ciò che gli accade (cfr. per esempio Giobbe 20:29; 27:13; Ecclesiaste 3:22; Abacuc 1:16).
In questo senso il destino della persona, del fedele è nelle mani del Signore (cfr. per esempio Giovanni 10:28-30) e niente e nessuno lo separerà dal Suo amore (Romani 8:31–39).
Infine vediamo:
III LA MOTIVAZIONE 
La Nuova Riveduta traduce: “Perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio”
Mentre la Nuova Diodati traduce: “Perché io lo celebrerò ancora per la liberazione della sua presenza”.
La Nuova Diodati, in questo caso è la traduzione più corretta.
Albert Barnes diceva: “L'anima si rivolge a Dio quando ogni altra speranza viene meno, e trova conforto nella convinzione che Egli può e ci aiuterà”.
In realtà dovremmo rivolgerci a Dio prima che qualsiasi altra speranza viene meno! 
Solo Dio deve essere la nostra speranza! 
Perché Lui può ogni cosa e perché è il nostro AIUTO!
Non c’è nessuno che ci può aiutare come Dio! Uno dei motivi semplicemente è perché è il Creatore!
Nel Salmo 124:8 è scritto: “Il nostro aiuto è nel nome del SIGNORE, che ha fatto il cielo e la terra”.
Il 23 maggio 1939, il sottomarino Squalus, una nave da cinque milioni di dollari, affondò al largo di Portsmouth, nel New Hampshire. 
In questa circostanza è stata utilizzata per la prima volta la famosa campana di salvataggio McCann. 
Attraverso questa valvola a forma di campana, i soccorritori sono stati in grado di raggiungere e salvare i trentatré uomini intrappolati all'interno. 
Quando la squadra di soccorso raggiunse il sottomarino in avaria, colpì con un metallo lo scafo nel tentativo di localizzare i marinai e farsi sentire che erano lì per soccorrerli. Gli uomini imprigionati, rispondendo in modo simile, chiesero nel linguaggio del codice Morse: "C'è qualche speranza?"
Evidentemente qualche speranza di salvezza.
C’è qualche speranza per noi se ci troviamo, o quando ci troveremo nei guai?
C’è la possibilità di essere liberati da una circostanza difficile?
Da quello che vediamo nella Bibbia certamente sì perché a Dio niente è impossibile! 
Quello che a noi è impossibile è possibile per Dio!  (Genesi 18:14; Giobbe 42:2; Isaia 14:27; Geremia 32:17; Luca 1:37; Matteo 19:26).
Infatti ha creato ogni cosa dal nulla, l’intera terra e tutto ciò che c’è in essa! (Genesi 1:1-31).
Egli parlò e dal nulla apparì la terra e le cose che ci sono in essa! (Salmo 33:9; cfr. 24:1-2). 
Allora possiamo affermare:
Non c'è problema troppo grande che il Signore non possa risolvere! 
Non c'è persona troppo difficile che il Signore non possa gestire!
Non c'è pressione troppo forte che il Signore non possa contrastare!
Non c’è pericolo minaccioso da cui il Signore non possa liberarci!
Per questo motivo quasi stupito il salmista si chiede: “Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me?” e si concentra con fede e speranza su Dio.
La speranza Biblica e quindi cristiana, è un atteggiamento di certezza che Dio è presente nella vita del popolo anche quando il mondo è nella disperazione ed è inseparabilmente intrecciata con la fede in Dio.
John Bunyan disse: “La speranza non è mai malata quando la fede è buona”.
Il sollievo dalla depressione, o dallo scoraggiamento si trova nella fiducia nel Signore. 
Lo scoraggiamento non c’è dove c’è la fede, e la fede non c’è quando appare lo scoraggiamento. 
Dobbiamo scegliere se essere scoraggiati, o avere fede perché non saranno entrambi presenti!
Nella motivazione troviamo:
A) La certezza
Nel Salmo 42:5 viene espressa la certezza che verrà l'ora della celebrazione a Dio.
L’enfatico “celebrerò” (ʾôdennû – hifil imperfetto attivo iussivo) indica la volontà di celebrare Dio, cioè riconoscere ed esaltare la Sua grandezza, o le Sue opere come atto di adorazione, lode e ringraziamento (cfr. per esempio 2 Samuele 22:50; 1 Cronache 16:34).
“Celebrare” è una reazione gioiosa a Dio per il Suo intervento (cfr. per esempio Salmo 28:7), quindi è una reazione a un'esperienza, nasce dalla gioia di questa esperienza (cfr. per esempio ; 2 Sam 22:50; Salmo 30:11-12; 35:17-18; 42:6, 12; 43:4 segg.; 52:11; 54:8; 57:10; 71:22; 86:12; 108:4; 109:30; 111:1; 118:19, 21, 28; 119:7; 138:1-2.; 139:14; Isaia 12:1; 25:1).
“Ancora” (ʿôḏ) è enfatizzato e indica per fede che ritornerà a celebrare Dio!
Come una volta celebrava Dio in processione verso il santuario (v.4), così il salmista per fede dice che lo farà ancora.
Ciò implica una forte certezza che i suoi problemi non dureranno sempre.
L'idea è che avrà ancora occasione di celebrarlo per il suo misericordioso intervento, quindi si aspetta per fede il cambiamento della sua brutta circostanza!
Nella motivazione c’è:
B) La causa della certezza
Ci sono due interpretazioni la prima è che “mio Dio” è legato al v.5, mentre l’altra lo mette all’inizio del v.6.
La Nuova riveduta omette “facce sue” (pāānyw), cioè le presenze di Dio che è nella versione Ebraica.
Il senso della frase in Ebraico è: “Perché io lo celebrerò ancora per le salvezze delle sue presenze”.
“Salvezza” dunque è “salvezze” (yĕšûʿôt – nome femminile plurale) e indica così il fatto Dio ha più e grandi azioni salvifiche da varie situazioni, o che la sua liberazione è completa o intera, come doppia, o molteplice, oppure indica grande eccellenza, o grandezza: cioè le grandi salvezze della Sue presenze.
Secondo questa ultima interpretazione la parola "salvezza" è un “plurale di maestà” (plurale maiestatis - cfr. 2 Samuele 22:51; Salmo 18:50), che indica un superlativo di qualità.
“Salvezze” si riferisce all’aiuto, al soccorso di Dio, a essere liberato, o preservato dal pericolo, dal danno come per esempio il Signore liberò Israele dall'Egitto con il passaggio attraverso il Mar Rosso (Esodo 14:13,30; Giudici 6:37; 7:7; 1 Samuele 7:8; 11:13; 14:23,39; 19:5; 2 Samuele 3:18; 8:6,14; 23:10,12; 2 Re 13:17; 14:27; 2 Cronache 20:17; 32:22).
Dio combatte per il Suo popolo e vince! 
Il Signore è un Guerriero (Esodo 15:3) che combatte per il Suo popolo! (Esodo 14:14; Deuteronomio 1:30; 2 Cronache 20:17).
“Gli uni confidano nei carri, gli altri nei cavalli; ma noi invocheremo il nome del SIGNORE, del nostro Dio” (Salmo 20:7).
La salvezza viene dal Signore, appartiene a Lui (cfr. per esempio Isaia 43:11; Giona 2:10; Apocalisse 7:10), è una faccenda di Dio perché connota un salvataggio che nessuna risorsa ordinaria potrebbe portare.
Come dicevo “mio Dio” nel testo Ebraico è “facce” (pāāny – nome maschile plurale) una metafora antropomorfa che indica le presenze di Dio (cfr. per esempio Genesi 27:30; Esodo 33:14-15), cioè Dio in persona (cfr. per esempio 2 Samuele 17:11) e non nessun altro!
In questo caso, la presenza di Dio è salvifica! (cfr. per esempio Salmo 14:7; 44:3; 91:15-16; Isaia 25:9).
Allora insieme a John Wesley possiamo affermare: “La cosa migliore è che Dio è con noi!”
La cosa migliore non è avere un buon lavoro, una buona salute, o qualsiasi altra cosa, ma che Dio è con noi da cui tutto dipende!
La presenza di Dio era così importante per Mosè, infatti in Esodo 33:14-15 leggiamo: “Il SIGNORE rispose: ‘La mia presenza andrà con te e io ti darò riposo’. Mosè gli disse: ‘Se la tua presenza non viene con me, non farci partire di qui’”. 
Mosè sottolineò quanto fosse essenziale la presenza di Dio per l'intera impresa dell'esodo rimanente.
È stata la presenza di Dio con il Suo popolo, e tutto ciò che ciò implicava, a rendere speciale il Suo popolo!
Senza la presenza di Dio non ci sarebbero state liberazioni, vittorie e protezione!
Mosè sapeva che Israele non avrebbe avuto un futuro, la vita e il successo del popolo dipendevano dalla presenza attiva del Signore!
Elliot Ritzema dal Salmo 16 fa questa preghiera:
“Proteggimi, o Dio, perché in te mi rifugio.
O anima mia, hai detto al Signore: ‘Tu sei il mio Signore. Non ho niente di buono a parte te’.
Yahweh è la porzione che è la mia parte e il mio calice. Tu trattieni la mia sorte.
Perciò il mio cuore si rallegra e la mia gloria esulta.
Sì, il mio corpo abiterà al sicuro, poiché non abbandonerai la mia anima nello Sheol; non darai al tuo fedele di vedere la tomba.
Mi farai conoscere il sentiero della vita.
Alla tua presenza c'è pienezza di gioia.
Alla tua destra ci sono i piaceri per sempre”.
CONCLUSIONE 
È umano avere momenti di turbamento, tristezza, angoscia mortale lo fu anche Gesù nel Getsemani poco prima di morire (Matteo 26:38; cfr. Giovanni 12:27).
Pertanto come fece Gesù, non dobbiamo vergognarci di ammettere la nostra angoscia, tristezza, o scoraggiamento, o depressione, o inquietudine, o turbamento: è umano!
In mezzo alla sua sterilità spirituale e al desiderio di Dio, il salmista riflettendo, si auto-esorta a sperare in Dio il che implica avere fede in Dio.
Non c’è motivo di disperare se consideriamo chi è Dio e la Sua presenza salvifica!
È in questo modo che possiamo superare lo scoraggiamento, o la depressione e l’inquietudine!
Allora se stai vivendo questo tipo di situazione difficile, o tenebrosa, o quando la vivrai, esorta te stesso a sperare in Dio considerando chi è e cosa fa!
Thomas Brooks disse: “La speranza può vedere il paradiso attraverso le nuvole più fitte”.
Ti voglio ancora incoraggiare con le parole di Davide: “Spera nel Signore! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi; si spera nel Signore!” (Salmo 27:14).   

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