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Salmo 86:11-12: Una preghiera di dipendenza (4)

 Salmo 86:11-12: Una preghiera di dipendenza (4)
Continuiamo la nostra serie di predicazioni su questo salmo meraviglioso che ci fa capire come la preghiera è la dichiarazione che dipendiamo da Dio.
Davide si trova in grande difficoltà, la sua vita è a rischio (vv.7,13-14,17), ma comunque ha fede, loda il Signore (vv.8-10), e richiede aiuto al Signore per la consacrazione.
In questo salmo vediamo che la preghiera è una richiesta di aiuto per la consacrazione in una situazione difficile.
Quanto più siamo consapevoli della natura di Dio, tanto più questo rifletterà e influenzerà anche i nostri desideri. 
I vv.11-12 si riferiscono al desiderio di formare delle giuste abitudini, al desiderio di avere uno sviluppo di una mentalità le cui decisioni saranno sempre più in linea con quelle di Dio.
James Montgomery Boice riguardo questi versetti scriveva: “La maggior parte di noi, quando preghiamo, è preoccupata per la liberazione, l'aiuto, la guida e cose simili. Ma non siamo così preoccupati di essere istruiti sulla via di Dio e di essere aiutati a servirlo con un cuore indiviso. In altre parole, vogliamo le benedizioni della salvezza senza i doveri. Vogliamo prosperità e sicurezza personale mentre comunque andiamo per la nostra strada. Davide non era così. Conosceva il suo cuore, quanto fosse incline ad allontanarsi da Dio. Ma sapeva anche che doveva seguire la via di Dio se voleva prosperare spiritualmente. Quindi chiede a Dio questa grande benedizione”.
Quando siamo sotto pressione siamo provati e tendiamo a comportarci a modo nostro e non secondo ciò che vuole il Signore per trovare una rapida soluzione.
Il salmista sotto pressione era forse influenzato dalle sue circostanze quotidiane difficili, è probabile che avesse la tentazione di riporre la sua fiducia in fonti di forza diverse da Dio, o di cercare rimedi non secondo la volontà di Dio per risolvere i suoi problemi.
Allora Davide prega per l'aiuto del Signore affinché possa continuare a vivere una vita di devozione a Lui! 
La preghiera è la voce della priorità e dell’impegno verso Dio! 
Non è solo una supplica per la vita, è una sottomissione della propria vita a Dio!! 
Il servo deve servire un solo padrone e questo è Dio (cfr. Deuteronomio 6:4-5; Giosuè 24:14-15; Matteo 6:19–34; 22:37). 
La preghiera non cerca solo la liberazione dai problemi, ma anche l'aiuto nella formazione del nostro carattere secondo la volontà di Dio.
Nel suo desiderio di consacrazione di Davide vediamo tre aspetti.
Il primo aspetto di questa preghiera di consacrazione riguarda:
I IL CONOSCERE LA VIA DEL SIGNORE (cfr. per esempio Salmo 27:11; 32:8). 
Nel v.11 leggiamo: “O Signore, insegnami la tua via”.
“Insegnami” si riferisce a essere istruito per conoscere.
Nella Bibbia, nei contesti secolari un padre istruisce il figlio nella corretta condotta della vita, impartendo saggi insegnamenti che, se presi a cuore, dovrebbero condurre a una vita buona, di successo e prosperità (cfr. per esempio Proverbi 4:4-5,11).
Troviamo ancora per esempio la parola “insegnare” nel Salmo 25:8,12 vediamo che Davide è fiducioso che il Signore insegnerà la via ai peccatori, la via che devono scegliere coloro che lo temono.
Nel Salmo 32:8 vediamo ancora la certezza che il Signore insegnerà per la via per la quale Davide deve camminare.
In questa preghiera vediamo che:
A) La richiesta è urgente 
“Insegnami” (hôrēnî – hifil imperativo attivo), infatti, indica una richiesta urgente, un desiderio forte.
Lev Tolstoj, eminente scrittore Russo, racconta come sia passato dal male al bene: “Cinque anni fa mi è venuta la fede, ho creduto nella dottrina di Gesù e tutta la mia vita è stata improvvisamente cambiata. Smetto di desiderare ciò che prima avevo desiderato, e d'altra parte, ho preso a desiderare ciò che non avevo mai desiderato prima. Ciò che prima appariva buono ai miei occhi appariva cattivo, e ciò che appariva cattivo appariva buono”.
Una persona che ha sperimentato Gesù Cristo nella propria vita è una nuova persona (cfr. 2 Corinzi 5:17) con una nuova mentalità, nuove motivazioni, nuovi comportamenti, nuovi desideri conformi alla volontà di Dio perché Dio ha la priorità e non più se stesso! (cfr. per esempio Matteo 6:33; Marco 8:34-36; atti 5:29).
“Quando Dio è al centro della tua vita, farai del tuo rapporto con lui la tua massima priorità. Vorresti passare del tempo con lui. Gli parlerai, lo ascolterai, penserai spesso a lui, lo compiacerai e obbedirai alla sua Parola. Il tuo cuore lo desidererà. Ed è il tuo cuore che conta davvero per Dio" (Beers, R. A., & Mason, A. E.).
Il modo come pensiamo, su quello che desideriamo, su come impieghiamo i nostri sforzi, il nostro tempo, come, quanto, quando preghiamo mostrano se Dio è veramente la priorità nella nostra vita.
Per Davide Dio era la priorità lo vediamo da questa richiesta urgente che mostra un desiderio forte, quello di essere istruito da Dio riguardo la Sua via per camminare nella Sua verità di avere il suo cuore unito al timore del Suo nome.
In secondo luogo vediamo che:
B) La richiesta è umile
Uno dei segreti della vita cristiana, quindi della consacrazione e della forza spirituale è l’umiltà, cioè il riconoscere di aver bisogno di Dio.
L'umiltà è l'atteggiamento appropriato verso Dio.
Dio resiste ai superbi, ma fa grazia agli umili (Matteo 5:3; Luca 18:9-14; Giacomo 4:6,10; 1 Pietro 5:6-7). 
La grazia di Dio è data agli umili, mentre l'orgoglio è associato allo stesso giudizio del diavolo (cfr. per esempio 1 Timoteo 3:6). 
Come cristiani, dobbiamo continuamente umiliarci davanti a Dio, sottometterci alla Sua volontà e attendere la Sua grazia al momento opportuno (cfr. Ebrei 4:14-16; 1 Pietro 5:6-7).
Daniel Estes riguardo Davide in questo salmo scrive: “Prendendo la posizione umile di uno studente nella scuola di Dio (cfr. Salmi 25:9; 27:11; 32:8; 143:11), chiede al Signore di insegnargli il suo modello di vita. Invece di insistere sulla propria via, accetta per lui la via del Signore (cfr. Salmo 139:23-24)”.
“Via” (derek) significa seguire il modo di vivere, o di fare (cfr. per esempio 1 Re 2:3; Salmo 37:14; Proverbi 6:6; Isaia 55:7) corretto secondo la volontà del Signore (cfr. per esempio Deuteronomio 5:33; 8:6; Salmo 81:13), seguire come modello gli insegnamenti, o i comandamenti del Signore, obbedirgli e di non seguire la nostra via (cfr. Isaia 53:6) che la natura umana ci spinge a fare orgogliosamente ed egoisticamente andando lontani da Dio!
Tutti noi in natura siamo ribelli, recalcitranti, come pecore insensate e insensibili che pascolano fuori dalla via del Signore senza ascoltare la voce del Suo richiamo pastorale.
Mosè aveva esortato il popolo d’Israele con queste parole: “Abbiate dunque cura di fare ciò che il SIGNORE, il vostro Dio, vi ha comandato; non ve ne sviate né a destra né a sinistra; camminate in tutto e per tutto per la via che il SIGNORE, il vostro Dio, vi ha prescritta, affinché viviate e siate felici e prolunghiate i vostri giorni nel paese che voi possederete” (Deuteronomio 5:32-33).
Obbedire al Signore è camminare in tutto e per tutto per la via che il Signore vuole, camminare in modo tale da evitare di deviare a destra o a sinistra, vale a dire sviarsi dalla Sua via (cfr. Deuteronomio 2:27; 17:11,20; 28:14).
Queste immagini sono molto comuni nella letteratura sapienziale dell'Antico Testamento come descrizione dello stile di vita dei devoti (cfr. per esempio Proverbi 4:27; 8:20; 9:6).
La supplicazione di Davide a Dio per insegnargli la via, non era tanto una richiesta per avere una conoscenza intellettuale più approfondita, ma il desiderio che il Signore lo prendesse per mano e lo guidasse a fare ciò che è giusto perché aveva bisogno della capacità del Signore per camminare nel modo opportuno, o coerente con la via, o la volontà del Signore.
Allora quando siamo sotto pressione, nella sofferenza, o nelle difficoltà, o nelle tentazioni, dobbiamo pregare urgentemente e umilmente: “Signore insegnami la tua via”.
“Signore aiutami a fare la Tua volontà, a esserti obbediente! E a non fare la mia volontà!”
Il secondo aspetto della preghiera di consacrazione riguarda:
II IL VIVERE COME PIACE AL SIGNORE 
“Io camminerò nella tua verità” dice il v.11.
“Io camminerò nella tua verità” ci parla di fedeltà al Signore.
“Camminerò nella tua verità” riflette il desiderio di vivere una vita coerente (camminare – hālaḵ - stile di vita, comportarsi in un modo specifico) con la rivelazione di Dio, include le istruzioni e le leggi di Dio, quindi camminare in modo fedele al Signore. (1 Samuele 12:24; cfr. per esempio 1 Re 2:4; 3:6; 2 Re 20:3), come lo è Lui! (verità - ʾemet; cfr. Genesi 24:27,49; Esodo 34:6; Michea 7:20) 
La fedeltà di Dio richiede una risposta di fedeltà da parte del Suo popolo (cfr. per esempio Deuteronomio 7:9; 1 Corinzi 4:2; 2 Timoteo 2:2).
La fedeltà è la risposta adeguata al Signore da parte del Suo popolo!
Quando gli Israeliti furono finalmente insediati in Canaan, Dio rinnovò il Suo patto con loro.
L’esortazione di Giosuè fu ancora una volta di servire il Signore con sincerità e fedeltà (Giosuè 24:14). 
Allo stesso modo, Samuele parlò della fedeltà di Dio e poi chiese al popolo di servirlo fedelmente con tutto il cuore (1 Samuele 12:24).
“Camminare nella verità” è comportarsi secondo le sante norme di Dio (cfr. per esempio 1 Re 2:4; 3:6; Isaia 38:3). 
Questa preghiera di Davide, indica il desiderio di continuare in uno stile di vita devoto a Dio anche di fronte a tutte le difficoltà e opposizioni che incontra nella sua realtà quotidiana. 
Essere servi di Dio, e quindi cristiani è un affare quotidiano!
Dobbiamo essere fedeli a Dio sempre e in ogni circostanza “nel bello e nel cattivo tempo”, nelle piccole come nelle grandi cose (cfr. Matteo 25:21; Luca 16:10).
“La fedeltà non conosce differenza tra piccoli e grandi doveri” (John Ruskin).
“Camminare nella verità” è una dichiarazione di fiducia e determinazione, una preghiera di consacrazione, di fedeltà a Dio!
Noi dobbiamo avere il desiderio di essere fedeli a Dio come l’aveva Davide, Abraamo (Neemia 9:7-8); Mosè (Numeri 12:7); e tanti altri.
C. H. Spurgeon aveva questo desiderio, disse: “Non c'è nulla che sceglierei come oggetto della mia ambizione di vita che rimanere fedele al mio Dio fino alla morte”.
Se sei un cristiano, sei chiamato a essere fedele al Signore fino alla morte se sarà necessario! 
Dopo averli elogiati per aver sopportato fedelmente la persecuzione, Gesù avvertì i credenti di Smirne che ne sarebbero arrivate ancora, ma dovevano rimanere fedeli fino alla morte.
In Apocalisse 2:10 leggiamo ciò che Gesù dice alla chiesa di Smirne: “Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita”.
Mentre alla chiesa di Pergamo Gesù dice: "Io conosco dove tu abiti, cioè là dov'è il trono di Satana; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me, neppure ai giorni di Antipa, il mio fedele testimone, che fu ucciso fra voi, là dove Satana abita” (Apocalisse 2:13; cfr. per esempio Apocalisse 12:11).
A proposito John MacArthur scrive: “Ecco un uomo che ha pagato il prezzo più alto per il suo rifiuto di scendere a compromessi. A causa della sua fedeltà, il Signore risorto lodò Antipa con un titolo usato altrove per riferirsi a Se stesso (Apocalisse 1:5; 3:14). La fedeltà e il coraggio di Antipa erano un rimprovero a coloro che a Pergamo erano tentati di scendere a compromessi con il mondo”.
Seguiamo allora l’esempio di fedeltà della chiesa di Pergamo, di Antipa e di Davide, che sotto la minaccia dei nemici desidera comunque vivere come piace al Signore, desidera essergli consacrato, fedele!
Il terzo aspetto della preghiera di consacrazione di Davide è:
III IL DESIDERIO SINCERO DI AVERE IL SUO CUORE UNITO AL TIMORE DEL SIGNORE
Davide voleva dunque rimanere fedele, era determinato a temere il Signore che implica un comportamento come vuole il Signore, questo è il significato di “unisci il mio cuore al timor del tuo nome” (v.11).
Consideriamo prima di tutto:
A) Il desiderio di avere il timore di Dio
Il timore del Signore, è senza dubbio un concetto centrale della religione dell’Antico Testamento della vera devozione al Signore. 
Il “timore del tuo nome” è il timore che dobbiamo avere di Dio e indica il rispetto, la riverenza, la paura.
La radice della parola “timore” (yārēʾ) ha il significato fondamentale di “tremare”, in questo caso tremare davanti a Dio, ed è una qualità positiva! 
Ogni persona devota rabbrividisce per il peccato e provare profonda contrizione davanti la presenza di un Dio infinitamente puro.
Per qualcuno può sembrare strano pregare di avere il timore di Dio, ma per una persona che lo conosce bene, che conosce per esempio la santità, la giustizia e l’ira di Dio e quindi a come reagisce davanti al peccato, non è poi così strano! (cfr. per esempio Esodo 15:11; Salmo 96:4; 99:3; 111:9; Isaia 8:13; 29:23; Luca 12:4-5; Ebrei 10:31).
Noi vediamo nell’Antico Testamento che l'incontro con il Dio santo era pericoloso, anzi mortale (cfr. per esempio Esodo 19:21; 33:18-20; 1 Samuele 6:19; Isaia 6:5).
Lo stesso valeva per l'ascolto della voce di Dio (cfr. per esempio Esodo 20:19; Deuteronomio 4:33; 5:23-25).
“Timore” è anche una reazione alle grandi opere del Signore (cfr. per esempio Esodo 14:31; Giosuè 4:23-24; 1 Samuele 4:7-9), al giudizio del Signore (cfr. per esempio Proverbi 10:27; Isaia 59:18-19), alla parola del Signore (cfr. per esempio Deuteronomio 4:10; Aggeo 1:12).
Il timore di Dio è la consapevolezza della Sua santità e dei Suoi giudizi (Isaia 6:1-7; Apocalisse 15:4); della Sua maestà (Geremia 10:7); e implica, il nostro senso di peccaminosità e fragilità umana davanti il Suo carattere. 
Andrew Murray scriveva: “Il senso dominante della maestà e della santità di Dio e la profonda riverenza che questa apprensione suscita, costituiscono l'essenza del timore di Dio”.
Il timore rende una persona ricettiva alla saggezza e alla conoscenza (Proverbi 1:7; 9:10), quindi è il principio, cioè la parte principale, fondamentale, o centrale della saggezza ed è la guida di qualsiasi pensiero saggio, decisione e comportamenti giusti secondo la volontà di Dio.
Il timore di Dio è la consapevolezza che la Sua approvazione è la cosa migliore che possiamo avere e la Sua disapprovazione la cosa peggiore (Luca 12:4-5; Ebrei 10:31). 
Perciò John Brown diceva a riguardo: “Noi dobbiamo possedere il timore di Dio, cioè dobbiamo possedere il senso della sua grandezza infinita la quale è rivelata nelle sue opere e nella sua parola. Esso ci dona la convinzione che il suo favore sia la più grande benedizione che l’uomo possa ricevere e che la sua disapprovazione sia invece il peggiore dei mali. Il timore di Dio si manifesta in modo pratico quando ci spinge a cercare il favore di Dio…questo è il timore che il cristiano deve ricercare e manifestare nei confronti di Dio”.
Il timore di Dio ha un ruolo costruttivo sia nel senso di deterrente a commettere il peccato e sia come anche il desiderio di ricercare il favore di Dio. 
Temere Dio significa respingere ogni divinità in competizione e servire solo lui (cfr. per esempio Deuteronomio 6:13). 
Il timore di Dio è l’anima della consacrazione!
Il timore di Dio ci spinge ad avere il carattere e a comportarci come Lui desidera e si esprime camminando in tutte le Sue vie, amandolo e servendolo con tutto il cuore e l'anima (cfr. per esempio Deuteronomio 10:12; Giobbe 1:1; Salmo 128:1).
In questo desiderio di Davide c’è:
B) Il desiderio di avere un cuore compatto per Dio
Consapevole della sua propensione a essere infedele, come del resto tutti quanti noi (cfr. per esempio Romani 7:14-23), Davide chiede al Signore di unire tutto il suo cuore nell'impegno verso di Lui.
All’unico, vero e vivente Dio, Davide risponde con il desiderio di avere un cuore unico e compatto per Dio! 
Il suo cuore, come anche del resto il nostro non può essere diviso, deve essere al 100% per Dio!
Non possiamo pensare di vivere per esempio al 50% per noi stessi e al 50% per Dio!
Siamo chiamati a dare il 100% del nostro cuore a Dio!
L'apostolo Giacomo ci mette in guardia dall'essere come colui che dubita che è come a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. 
Questo tipo di persona non riceverà qualcosa dal Signore, in questo caso la saggezza, perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie.
“Tutto il cuore” ricorda la confessione di fede di Deuteronomio 6:4-5 dove si parla di consacrazione unica, totale e radicale al Signore.
L'unicità del Signore (cfr. per esempio Deuteronomio 6:4-5) deve essere accompagnata da un impegno integrale, indiviso di chi gli appartiene!! (cfr. per esempio Geremia 32:39).
Così Davide prega che il suo cuore non possa essere diviso, ma compatto, unito nella consacrazione! 
Davide prega per avere questo unico scopo nella vita! 
Non vuole essere distratto, o avere un cuore diviso nella sua fedeltà a Dio, ma piuttosto chiede un cuore indivisibile nella sua devozione, non vuole un cuore diviso tra l'obbedienza alla Parola di Dio e la disobbedienza, tra Dio e il mondo!
Davide desiderava temere Dio con tutto il cuore, obbedire e sottomettersi a Lui totalmente per poter onorare sinceramente il santo nome di Dio.
Questa richiesta è stata vista come la richiesta del “cuore nuovo” e del “nuovo spirito” che produce obbedienza a Dio (Ezechiele 11:19–20; 36:26–27).
Quindi, ancora una volta, il salmista fa una dichiarazione fiduciosa che il suo impegno verso Dio rimanga incrollabile nel desiderio di vivere in modo consacrato anche in circostanze difficili, critiche, spaventose e tortuose.
Il rinnovato impegno si esprimerà anche in atti e parole di lode al Signore con tutto il cuore.
Infine vediamo:
C) Il desiderio di lodare il Signore sempre 
Davide per fede prega ancora: “Io ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il mio cuore, e glorificherò il tuo nome in eterno” (v.12).
Noi in questo versetto vediamo la fede, la gratitudine e la determinazione di Davide a onorare il Signore.
Davide crede che il Signore lo libererà dalle sue afflizioni, dai suoi nemici.
“Loderò” (ʾôdĕkā - hifil imperfetto attivo iussivo) e “glorificherò” (ʾăkabbĕdâ - piel imperfetto attivo iussivo) esprimono la volontà di Davide e indicano azioni continue.
Davide immagina uno stile di vita a lungo termine di lode, non un atto occasionale, ma una lode continua con tutto il cuore, una lode per sempre e non può essere altrimenti, come segno di riconoscenza della salvezza del Signore.
John Goldingay ci ricorda: “Quando Dio agisce per noi, non diamo solo un grazie. Ha un tale effetto su di noi che la lode non cesserà mai di risuonare (cfr. Salmo 30:11–12)”.
Noi abbiamo sperimentato tante liberazioni dal Signore, soprattutto quella dal peccato (cfr. per esempio Matteo 1:21; Romani 1:16; Efesini 2:8-10).
CONCLUSIONE 
Alcuni pensano che fuggire in isolamento ci aiuti a non peccare!
Ma dovunque ci troviamo possiamo essere tentati e peccare.
C’era un’eremita che sperava di sbarazzarsi di tutti i peccati vivendo isolato in una grotta. Portò con sé la sua piccola pagnotta e la sua brocca d'acqua, ma appena entrò nella grotta inavvertitamente capovolse la sua brocca e l'acqua si sparse per terra. Si arrabbiò tanto perché il pozzo dell’acqua era lontano.
Così scoprì presto che possiamo peccare anche quando siamo da soli perché questa è la nostra natura umana, e il diavolo, o i suoi soldati ci possono seguire anche in una remota grotta.
In 1 Corinzi 10:12 è scritto: “Perciò chi pensa di star dritto cerchi di non cadere”. 
Charles Simeon disse: “Per quanto un uomo possa essere avanzato in età o devozione, corre ancora il pericolo di cadere”.
Questo versetto di 1 Corinzi, ci parla contro la falsa sicurezza, o il sentirsi potenti tanto da non cadere, ci parla della presunzione di una persona che pensa di essere così forte, che confida in se stessa e non peccherà mai!
Alcuni dei Corinzi pensavano di essere inattaccabili spiritualmente, pensavano che non sarebbero mai caduti nel peccato, la loro sicurezza era basata sulla loro conoscenza ed esperienze spirituali, si sentivano iper-spirituali!
Paolo li avverte che non è così! Non sono al sicuro come loro suppongono!
Paolo a quei cristiani sicuri di sé, arroganti e presuntuosi che confidano in se stessi, dice che anche loro possono cadere nel peccare.
John MacArthur scrive a riguardo: “I cristiani che diventano sicuri di sé diventano meno dipendenti dalla Parola di Dio e dallo Spirito di Dio e diventano negligenti nella loro vita. Con l'aumento della negligenza, aumenta l'apertura alla tentazione e diminuisce la resistenza al peccato. È la certezza di persone con la testa gonfia che sono colpevoli di una fiducia mal riposta nella propria conoscenza. Quando ci sentiamo più sicuri in noi stessi, quando pensiamo che la nostra vita spirituale sia la più forte, la nostra dottrina la più sana e la nostra morale la più pura, dovremmo stare più in guardia e più dipendenti dal Signore”.
Non dobbiamo pensare di essere liberi dalla tentazione e che quindi non possiamo cadere perché ci sentiamo forti!
Come Davide, come Paolo, la nostra forza è dipendere dal Signore per non cadere nel peccato e non in noi stessi!
Se confidiamo in noi stessi, quando meno ce lo aspettiamo, cadremo!
Davide era una persona devota a Dio consapevole della propria fragilità, e quindi del pericolo di cadere quando si è sotto pressione.
Davide umilmente ha rinnovato l’impegno per il Signore, per la consacrazione e ha gli chiesto l’aiuto per continuare a esserlo!
Spurgeon ci esorta a non confidare nei nostri punti di forza dicendo: “Fai attenzione a non gloriarti delle tue grazie, ma lascia che tutta la tua gloria e la tua fiducia siano in Cristo e nella sua forza, perché solo così puoi evitare di cadere”.
È la grazia di Dio che ci rende capaci di fare ciò che vuole! (cfr. per esempio 1 Corinzi 15:10; 2 Corinzi 3:5).
Così se siamo, o quando saremo sotto pressione, rinnoviamo l’impegno della nostra consacrazione e chiediamo a Dio di aiutarci in questo così da non cedere e seguire la nostra volontà peccaminosa, ma quella del Signore lodandolo per fede che ce la faremo!


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