Salmo 73:23-24: La certezza del credente

Salmo 73:23-24: La certezza del credente 

La sezione che va dai vv. 23-27, sviluppa la certezza del Salmista che Dio è sempre lì, sempre al proprio fianco.

Nella precedente predicazione abbiamo visto la consacrazione del credente, quindi la perseveranza e la priorità.

Nei vv.23-24 si parla ancora della perseveranza dei credenti!

I credenti come l’autore di questo salmo, Asaf, possono avere dei periodi di crisi, ma non perderanno definitivamente la fede e la salvezza perché sono sostenuti da Dio, Dio nel Suo piano li ha già salvati e fatti sedere nei luoghi celesti (cfr. per esempio Romani 8:29-30; Efesini 2:6).

Molte persone quando pensano a Dio lo pensano come se fosse là chissà dove e non si prende cura degli uomini; pensano a Dio come un essere distaccato, indaffarato da qualche altra parte, ma Dio è con noi! È presente in modo dinamico e operativo!

E come diceva John Wesley: “La cosa migliore è che Dio è con noi”.

Salmo 73:23,25: La consacrazione a Dio

 Salmo 73:23,25: La consacrazione a Dio

Ciò che Dio vuole da una persona non è l’abilità, o il successo, Dio vuole l’intera persona, vuole la nostra completa consacrazione!

Frances Ridley Havergal poetessa e scrittrice inglese (1836-1879) ha ricevuto Cristo quando era giovane, ma c’è voluto del tempo affinché capisse il segreto della vita cristiana.

Lei diceva: “Avevo sperato che nel mio viaggio fosse stata raggiunta una specie di altopiano, dove avrei potuto camminare un po' nella luce, senza la successione stanca di roccia e fossato, rupe e palude, inciampando e lottando; ma mi sembra di essere tornata indietro in tutte le vecchie difficoltà del cammino, con molti aggravamenti peccaminosi. Penso che la grande radice del mio problema e della mia alienazione sia che non mi arrendo senza riserve a Dio; finché questo non sarà fatto non conoscerò pace. Ne sono sicura”.

Questa scrittrice aveva lottato per molti anni, tra la tensione del consenso delle grandi folle di Londra che amava il suo canto, e la direzione dello Spirito Santo. Poi un giorno, all'età di 36 anni, lesse un opuscolo intitolato: “Tutto per Gesù”, che sottolineava l'importanza di fare di Cristo il Re di ogni angolo e cubicolo della propria vita. Frances fece una nuova, completa consacrazione a Dio. Anni dopo la sorella gli chiese della sua consacrazione e lei rispose: “Sì, era la domenica di Avvento, il 2 dicembre 1873, vidi per la prima volta chiaramente la beatitudine della vera consacrazione. L'ho visto come un lampo di luce elettrica. Ci deve essere piena resa prima che ci possa essere piena beatitudine. Dio ti ammette dall'uno nell'altro. Me l'ha mostrato molto chiaramente”.

Poco dopo, Frances si trovò a trascorrere diversi giorni con dieci persone, alcune delle quali non convertite, e altri di loro cristiani non completamente arresi al Signore. Lei pregò: ”Signore dammi tutti in questa casa”. Prima che se ne andasse, tutti e dieci diventarono cristiani. L'ultima notte della sua visita, Frances, troppo eccitata per dormire, scrisse il canto: "Inno di consacrazione", che divenne il tema della sua vita. Ha preso sul serio le sue parole e pregava sinceramente secondo queste parole ogni 2 dicembre, apportando modifiche al suo stile di vita, se era necessario. La prima parte dice:

“Prendi la mia vita e lascia che sia,

Consacrato, Signore, a te;

Prendi le mie mani e lasciale muovere

Su impulso del tuo amore”.

2 Corinzi 4:18: La sofferenza non è per sempre!

 2 Corinzi 4:18: La sofferenza non è per sempre! 

A causa del peccato, i nostri corpi anche quelli più forti e più belli, sono soggetti a malattie, a infezioni, a tosse, a raffreddore, a dolori, e a sofferenze di vario genere, e a decadimento.

Ma quando saremo glorificati, i nostri stessi corpi saranno perfetti, e non ci sarà nessuna traccia di peccato e di decadimento; ognuno di noi, se siamo veri cristiani, sarà glorificato! (cfr. per esempio Romani 8:29-30; 1 Corinzi 15:42-49; Filippesi 3:21).

Paolo dopo aver parlato dei motivi per cui non dobbiamo essere scoraggiati quando soffriamo, e cioè perché il nostro uomo interiore si rinnova, e perché la sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo, ora ci dà un terzo motivo: la sofferenza non è per sempre per il cristiano, questo perché andrà alla presenza beata eterna di Dio, non così per l’incredulo!

2 Corinzi 4:17: La sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo

2 Corinzi 4:17: La sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo

Riguardo la sofferenza A. W. Tozer disse: “La Bibbia ha molto da dire sulla sofferenza e la maggior parte è incoraggiante”.

Dopo aver parlato della prima motivazione per cui non dobbiamo scoraggiarci, e cioè che l’uomo interiore si rinnova mentre il nostro uomo esteriore, il corpo fisico si consuma, ora Paolo dà la seconda motivazione: la sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo.

Il 10 novembre 1942, dopo la vittoria nel deserto di El Alamein, il primo ministro britannico Winston Churchill disse: “Questa non è la fine. Non è nemmeno l'inizio della fine. Ma forse è la fine dell'inizio".

Ogni giorno ci avviciniamo di più alla morte, ci stiamo avvicinando alla fine dell’inizio, infatti la fine di questa vita, per noi credenti, è la fine dell’inizio della nostra relazione con Dio in questa vita terrena. Ma non finisce tutto su questa terra e con la nostra morte!

2 Corinzi 4:16: La sofferenza rinnova l’uomo interiore

 2 Corinzi 4:16: La sofferenza rinnova l’uomo interiore

Sembra che Aristotele abbia detto: “Non possiamo imparare senza dolore”.

Anche il salmista ha detto: “È stata un bene per me l’afflizione subita, perché imparassi i tuoi statuti” (Salmo 119:71).

I tempi di sofferenza sono tempi di insegnamento, tempi in cui possiamo imparare ciò che nei piaceri non possiamo capire!

La sofferenza è produttiva nella vita del servo di Dio.

Nei vv.16-18 vediamo una serie di contrasti che ci parlano della sofferenza e del beneficio della sofferenza:

Uomo esteriore / uomo interiore (v. 16),

disfacimento / rinnovamento (v.16),

leggera / più grande, smisurato (v.17),

momentaneo / eterno (vv.17-18),

afflizione / gloria (v.17),

cose che si vedono / cose che non si vedono (v.18).

Paolo dai vv.16-18 parla di tre motivi per cui non essere scoraggiati: 

1) La sofferenza rinnova l’uomo interiore

2) La sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo

3) La sofferenza non è per sempre

Oggi vediamo: La sofferenza rinnova l’uomo interiore

Prima di tutto vediamo:

I LA CHIAMATA

“Perciò non ci scoraggiamo”

“Perciò” (dio) introduce una dichiarazione concludendo il discorso precedente sulla sofferenza, sofferenza dovuta al ministero di predicazione di Gesù, alla persecuzione (2 Corinzi 4:7-11).

Anche se Paolo sta parlando di se stesso e dei suoi collaboratori, l'applicazione può essere fatta per tutti i cristiani, cioè per coloro che servono Dio.

La persecuzione ha sempre fatto parte della vita del popolo di Dio, infatti nella storia l’ha sempre subita, e la Bibbia ne parla come qualcosa di inevitabile (per esempio Matteo 5:10-12; Marco 13: 9-13; Giovanni 15:18-20; Atti 14:22; 21:11-13; Filippesi 1:18-26; 2 Timoteo 3:10-12).

A causa della persecuzione c’è la sofferenza e attraverso la sofferenza il corpo si consuma, ma il servo del Signore non deve scoraggiarsi, non deve lasciarsi sopraffare dall’avvilimento.

Lo scoraggiamento è una realtà; Paolo sta descrivendo come stanno le cose.

“Non ci scoraggiamo” (ekkakoumen - presente attivo indicativo), indica che siamo chiamati ogni giorno a non scoraggiarci!

Ogni giorno dobbiamo rifiutare lo scoraggiamento!

Il Signore vuole che siamo sempre gioiosi (cfr. Filippesi 4:4) e che ci accostiamo a Lui con lode e non certamente che siamo scoraggiati! 

Lo scoraggiamento non fa bene a noi, perché quando siamo scoraggiati siamo bloccati, senza energie (cfr. per esempio Esodo 6:9; Proverbi 17:22; 18:14) e non fa bene nemmeno agli altri (cfr. per esempio Numeri 13-14; 22:6-9; Deuteronomio 1:22-28). 

Lo scoraggiamento è come una malattia contagiosa con cui non scherzare!  

Lo scoraggiamento è un'epidemia che presto si diffonde nella comunità del Signore: un credente abbattuto rende scoraggia altri credenti!!

“Scoraggiarsi” indica “perdere il cuore”, “perdersi d’animo”, “stancarsi”, “disperare”, “perdere lo spirito”; “avvilirsi per le difficoltà”; “mollare”; “perdere l’entusiasmo”; “arrendersi”, “perdere la motivazione per raggiungere un obiettivo valido"; quindi non essere più costanti, rinunciare.

Ceslas Spicq riguardo la parola “scoraggiamento” scrive: “Non è tanto una questione di omissione quanto di allentare gli sforzi, scoraggiarsi in mezzo alle difficoltà, lasciarsi andare, interrompere la propria perseveranza prima di raggiungere il proprio obiettivo; rinunciare piuttosto che continuare la lotta. 

Quindi, a livello morale, l'esortazione è di superare letargia, noia, durata, persino angoscia nella tribolazione; non bisogna cedere all'apparente inutilità degli appelli a Dio e soccombere all'esaurimento, ma al contrario superare la fatica e proseguire senza cedere o ammorbidirsi”. 

Nel Nuovo Testamento il verbo ricorre sempre in una costruzione negativa e diventa, a sua volta, un incoraggiamento positivo a sopportare e a essere persistenti, quindi non stancarsi per esempio nel fare il bene in Galati 6:9 e 2 Tessalonicesi 3:13, indica nel senso positivo, il persistere, il continuare a fare del bene, a compiere buone azioni.

Così anche la persistenza la troviamo nell’esortazione di Gesù di pregare sempre e non stancarsi (Luca 18:1). 

Paolo e gli altri ministri del Vangelo non si perdono d'animo nel predicare il Vangelo fedelmente nonostante le circostanze sfavorevoli (2 Corinzi 4:1,16; cfr. Efesini 3:13).

Così “non scoraggiarsi” in senso positivo esprime il costante perseguimento dell'obiettivo di servizio al Signore e verso il prossimo per la gloria di Dio (cfr. 1 Corinzi 10:31-33), quindi la determinazione, la volontà di fare ciò che il Signore vuole che facciamo. 

Ma Paolo ha in mente uno scoraggiamento dovuto al nostro corpo fisico, dunque vediamo:

II LA CONDIZIONE

v.16: “Ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo”.

Paolo sta parlando di una condizione, di una circostanza reale, afferma un dato di fatto.

La condizione riguarda:

A) Il corpo fisico

“L’uomo esteriore” (ho exō anthrōpos) figurativamente si riferisce al corpo in senso fisico, materiale e passeggero del corpo umano, la parte fisica dell’esistenza umana.

L'uomo esteriore corrisponde ai ”vasi di terra“, al ”corpo“, e alla ”carne mortale “ menzionati da Paolo nei versetti 7, 10 e 11.

“L’uomo esteriore” è il corpo di carne corruttibile e mortale (Romani 6:12; 7:24; 8:11; 1 Corinzi 15:42-50, 532 Corinzi 4:11), a causa del peccato (Genesi 2:17, 3:17-19; Salmo 90:3-10; Romani 6:23), di cui il corpo ne è uno strumento (Romani 6:6,12).

Ora dobbiamo ricordare che Paolo qui non sta disprezzando il corpo umano, il corpo è creazione di Dio (per esempio Genesi 2:7,21-22; Salmo 92:5; 139:14-16).

Dobbiamo stare attenti come dice Michel Quoist: “Il corpo è materia, ma è la creazione di Dio… quando viene trascurato o deriso, Dio stesso viene insultato”.

Gesù incarnandosi ci fa capire che il corpo non è da disprezzare (Matteo 1:20–25; Luca 1:26–35; Giovanni 1:14; Romani 1:3; Galati 4:4; 1 Timoteo 3:16; 1 Giovanni 4:2–3).

Il problema non è il corpo, ma come lo usiamo: per il peccato, o al servizio di Dio! (cfr. Romani 6; 12:1-2, 1 Corinzi 6:12-20).

Paolo allora sta semplicemente affermando che il corpo è corruttibile, si sta disfacendo.

Dunque:

B) Il corpo fisico si consuma

La persona esteriore, il corpo, si va disfacendo e soccombe alla morte.

“Si va disfacendo” (diaphtheiretai- presente passivo indicativo) è in enfasi e indica quello che realmente sta accadendo, sta parlando di un’azione costante, inevitabile e irreversibile, di un processo in corso.

Come sappiamo benissimo, man mano che andiamo avanti nella vita, il corpo si logora e fino a morire!

La voce passiva indica che il corpo subisce l’azione logorante della persecuzione, o comunque della sofferenza in generale in modo tale che l’uomo interiore è rinnovato.

La parola greca per “si va disfacendo” (diaphtheiretai) si riferisce a qualcosa che viene rovinata, o distrutta attraverso la corrosione di qualche tipo; per esempio era una parola usata nella letteratura antica per indicare la ruggine che mangia il ferro, o della tignola che rode, che mangia per esempio i vestiti (Luca 12:33). 

Quindi che il nostro corpo umano si va disfacendo, indica “che si sta “consumando”, “rovinando”, logorando”, “deperendo”, “indebolendo”.

Questa parola significa che il corpo sta invecchiando e perde la sua salute, il suo vigore, sta decadendo.

Indica diventare gradualmente incapaci, perdere il proprio vigore e le proprie forze, la lucidità come quell’un uomo anziano negli Stati Uniti guidava lungo un'autostrada, sentì il suo cellulare squillare. Era sua moglie, che lo avvertiva con urgenza: "Herman, ho appena sentito al telegiornale che c'è una macchina che va nella direzione sbagliata sull'interstatale, dice di fare molta attenzione!”

Il marito rispose: "Non ci crederesti! Non è solo una macchina che sta andando nella direzione sbagliata! Sono centinaia!”

Paolo si riferisce alle difficoltà descritte nei vv. 8-9, cioè tribolazioni e persecuzioni e al morire dei vv. 10-12.

George Guthrie scrive: “Così Paolo usa il termine per continuare la sua discussione del processo in corso di morte sperimentato mentre si vive per Cristo (4:10-12). Paolo ammette che la vita in un mondo caduto e impregnato di morte non è una festa. Questo può essere scoraggiante in alcuni punti, ma non solo non è debilitante, l'apparenza esteriore del deterioramento maschera anche un vibrante, spirituale, rinnovamento interiore che ha luogo in Paolo e nei suoi compagni di lavoro. Così anche le circostanze brutali di Paolo non sono indicative di una mancanza di potere spirituale da parte sua, come alcuni a Corinto potrebbero aver suggerito”.

Il corpo di Paolo si stava consumando sempre di più, a causa della vita davvero dura e zelante che conduceva per Gesù Cristo.

Paolo era perseguitato perché era un predicatore di Gesù Cristo; portava sul suo corpo i segni di Gesù (Galati 6:17); i segni delle percosse (Atti 16:22; 21:30-32); delle frustate (2 Corinzi 11:24), delle lapidazioni (Atti 14:19; 2 Corinzi 11:25), e delle prigionie (Atti 16:24).

Il corpo di Paolo si stava logorando anche per i pericoli, per i naufragi, per le fatiche, le pene, la fame e la sete, l’insonnia, digiuni, freddo e nudità (2 Corinzi 11:24-27).

Ora è chiaro che Paolo ha in mente in modo particolare la sofferenza da persecuzione, ma il corpo non si logora, non si consuma, solo per la persecuzione con tutte le sue implicazioni, ma anche per una vita stressante, per le malattie, e con il normale processo di invecchiamento, e sappiamo che questo è un fatto normale che accettiamo, ma desideriamo che arrivi più tardi possibile.

Il fotografo George Zimbel, nella sua vecchiaia ha detto: “Quando arrivi alla mia età, vedi morire molte persone e pensi:’ Bè all’inzio è davvero brutto e poi dici: -Dopo tutto si viene e si va, e questa la natura delle cose-‘ Cerchiamo solo di non andarcene troppo velocemente”.

Possiamo prendere tutti gli integratori che vogliamo, fare palestra, andare in un centro benessere, mangiare sano, che certamente ritarderanno la morte, ma alla fine tutti moriremo!

Martyn Lloyd Jones diceva: “Stiamo tutti lottando per mantenerci giovani e per combattere la morte. Si può rinviare per un anno o due, ma non si può eludere. Eccolo con la sua falce, che avanza sempre più vicino e sempre più vicino al giorno e sappiamo tutti che deve inevitabilmente venire quando martellerà alla tua porta e ti dirà: ‘vai avanti’ e dovrai andare”.

Infine troviamo:

III LA CERTEZZA

“Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Questo è quello che incoraggiava Paolo ad affrontare la persecuzione: l’uomo interiore che si rinnova!

Sia: “Non ci scoraggiamo”, e: “Ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo” serve ad attirare maggiore attenzione proprio su: “Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Il ragionamento di Paolo è: anche se soffriamo per la persecuzione, e quindi il nostro corpo si va disfacendo, il nostro uomo interiore “si rinnova di giorno in giorno”.

Mentre il nostro fisico si consuma ogni giorno, c’è un’altra parte nel cristiano che si rinnova!!

Sempre figurativamente e con enfasi Paolo dice: “Il nostro uomo interiore”.

In realtà la frase nel greco, inizia con l’enfatica congiunzione avversativa “Ma”, quindi: “Ma l’interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Questa frase raccoglie riferimenti alla grande potenza di Dio presente nei credenti nel v.7, alla vita di Gesù nei vv. 10-11, e alla risurrezione di Gesù e alla prossima risurrezione dei credenti nel v. 14.

“Si va disfacendo” e “si rinnova” sono processi incessanti, simultanei e proporzionali.

In diretta correlazione con il disfacimento dell’uomo esteriore, c’è il rinnovamento dell’uomo interiore.

Nella sofferenza simultaneamente e proporzionalmente c’è la crescita!

Allo scultore Michelangelo è attribuito il detto: "Più il marmo si spreca, più la statua cresce”.

E per rimanere sempre in questo campo il teologo J. I. Packer diceva: “Dio usa il dolore cronico e la debolezza, insieme ad altre afflizioni, come suo scalpello per scolpire le nostre vite”.

“Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” è la parte centrale di questo versetto, il punto più importante del ragionamento di Paolo a cui dobbiamo fare particolare attenzione!

Non dobbiamo concentrarci sul corpo che si logora, e quindi anche sulla sofferenza, sulle afflizioni, ma su quello che è la sua implicazione, o la conseguenza, e cioè l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno.

Mentre il corpo, la parte esteriore di noi si consuma, il nostro uomo interiore si rinnova! 

Ecco perché non dobbiamo scoraggiarci! 

Man mano che andiamo avanti nella vita, inevitabilmente, il nostro corpo si logora e la nostra forza fisica lentamente svanisce, soprattutto con la sofferenza, ma il nostro uomo interiore contemporaneamente si rinnova!

Ma cerchiamo di capire:

A) La natura dell’uomo interiore

A che cosa si riferisce uomo interiore? 

Tre possibili interpretazioni.

La prima interpretazione: 

(1) Per i greci comprendeva tre cose: la ragione, la coscienza e la volontà

La parte mentale, morale e spirituale di un uomo sia credente che non credente. 

Quest’uomo interiore è la parte immateriale di una persona, l’essenza dell’uomo stesso, il carattere morale, emotivo e razionale; possiamo dire il vero sé.

Se fosse questa l’interpretazione, lo Spirito Santo trasformerebbe l’uomo interiore che già è presente e lo modella all’immagine di Gesù.

Allora l’uomo interiore significa la mente, o l’anima rinnovata e rafforzata dallo Spirito Santo. 

Oppure l’uomo interiore è il vero sé del cristiano, sinonimo di nuova creatura spirituale grazie all’unione vitale con Cristo (2 Corinzi 5:17; Galati 6:15).

La vita di Gesù scorre effettivamente nella nostra, rinnovando la nostra natura interiore e impartendo Sua forza spirituale.

Nella relazione con Gesù Cristo, la vita spirituale e la produttività sono impartite esperienzialmente ai credenti (Giovanni 15:2-7; cfr. Romani 6:11; 12:2). 

La seconda interpretazione:

(2) L’uomo interiore è sinonimo di cuore

La parte più interna, nascosta (1 Corinzi 5:12; 1 Pietro 3:4). 

Dio si manifesta nel nostro cuore dice 2 Corinzi 4:6.

La terza interpretazione è:

(3) L’uomo nuovo

L’uomo nuovo è in contrasto con il vecchio, con la carne, la natura decaduta, peccaminosa di Adamo in noi (Efesini 4:20-24; Colossesi 3:9-10). 

L’uomo interiore è colui che si diletta nella legge di Dio, invece la carne nel peccato, c’è una guerra continua (Romani 7:22; 8:5-8).

Questa è la parte spirituale dell'uomo rigenerato, compresa la sua anima, spirito, cuore, mente. 

L’uomo nuovo è una creazione dello Spirito Santo (Giovanni 3:5-8; Tito 3:5).

L’uomo interiore non è innato in noi, l’uomo non rigenerato non ha questa natura, ma nasce, cresce, si rinnova e si rafforza per l’azione dello Spirito Santo.

In Efesini 3:16-17 Paolo prega Dio Padre: “Affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori”.

Comunque sia, “l’uomo esteriore” appartiene a questo mondo ed è temporaneo e corruttibile.

Mentre, secondo alcuni studiosi “l’uomo interiore” si riferisce agli aspetti spirituali e immortali di una persona che appartiene a Cristo, che viene rinnovato e preparato per la vita di risurrezione attraverso la grande potenza di Dio per essere alla Sua presenza, questo per Paolo era una grande motivazione a servire il Signore anche a costo della persecuzione e della morte! (cfr. 1 Corinzi 15:17-19; 30-32; 42-49; 2 Corinzi 4:14,17-5:10;).

Tutto il ministero apostolico di predicazione di Paolo era fondato per fede sulla certezza della resurrezione!

Vediamo ora:

B) La natura del rinnovamento

“Il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno”.

Prima di tutto vediamo che:

(1) Il rinnovamento esclude la disapprovazione di Dio

Le apparenze possono ingannare!

Dal punto di vista delle apparenze esteriori, Paolo e la sua missione non sembrano che andassero così bene, non filava tutto liscio.

Le liste di difficoltà che troviamo in 2 Corinzi (4:8-11; 6:4b–10; 11:23-33; 12:10) ci fanno capire come fossero dure e faticose le pressioni fisiche ed emotive esercitate per il progresso del Vangelo, ma secondo Paolo, i servi di Gesù Cristo vanno oltre le apparenze.

Le afflizioni che Paolo ha dovuto affrontare erano considerate vergognose da parte di alcuni a Corinto, tanto da chiedersi se fosse veramente un apostolo!

Ma come ci ricorda la storia di Eliseo, il cui servo vide solo gli eserciti della Siria e non il maggior numero di cavalli e carri di fuoco del Signore che circondavano i Siriani (2 Re 6:15-19), Paolo va oltre le apparenze delle afflizioni, e così, in un certo senso, come Eliseo, fa capire ai Corinzi le realtà spirituali dietro a quella, che potrebbe essere intesa da parte di alcuni di loro, come una situazione vergognosa e scoraggiante sull’apostolo e i suoi collaboratori, situazione interpretata come giudizio di Dio e quindi senza la Sua presenza dinamica.

Le afflizioni, la sofferenza, o le difficoltà, non sono necessariamente segni del giudizio di Dio, ma Dio li usa anche per la crescita dei Suoi servi! (cfr. Giovanni 15:2; Romani 8:28; Giacomo 1:2-4).

Alcuni nel mondo antico, ma anche oggi, interpretavano l'afflizione come esclusivamente, un segno del giudizio di Dio e come qualcosa di disonorevole. 

Infatti, dopo essere sopravvissuti al naufragio durante il viaggio verso Roma e dopo aver approdato in sicurezza sull'isola di Malta, gli isolani erano sicuri, quando videro una vipera appesa alla mano di Paolo, che doveva essere colpevole di qualche grande crimine per il quale gli dèi lo stavano ora punendo. 

I maltesi si aspettavano che Paolo morisse da un momento all’altro per punizione divina, ma Paolo si liberò dalla vipera e non ne patì alcun danno! (Atti 28:5-6).

Come quei maltesi, alcuni Corinzi giudicavano Paolo solo dalle apparenze e da una visione sbagliata di come Dio operava (cfr. 2 Corinzi 5:16).

Così anche le circostanze difficili di Paolo non sono indicative di una mancanza di potere spirituale da parte sua, come punizione divina, come alcuni a Corinto pensavano.

I Corinzi dovevano capire che l’uomo interiore del cristiano si rinnova costantemente, anche quando il corpo terreno si logora.

Questo è un dato di fatto; Paolo sta parlando di come vanno le cose per un cristiano, mentre il suo corpo si consuma! 

(2) Il rinnovamento è la crescita spirituale

Se il corpo fisico si consuma, quello interiore si rinnova!

“Si rinnova” (anakainoutai - Presente passivo indicativo) indica far sì che qualcosa diventi nuovo e diverso, quindi migliore.

Questa parola è usata in Colossesi 3:10 dove l’uomo nuovo (la natura rigenerata) in contrasto con l’uomo vecchio (la vecchia natura non rigenerata), si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creata.

Così, “il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” indica una crescita spirituale in conoscenza di colui che l’ha creato.

Indica crescere e sviluppare l’immagine di Dio nella nostra vita.

È la graduale trasformazione del carattere cristiano nella somiglianza divina.

La conoscenza ci porta a condurre la nostra vita in un modo che è in accordo con la volontà di Dio, ad astenerci dal praticare i peccati menzionati nei versetti precedenti (Colossesi 3:8—9); pertanto è una conoscenza pratica, esperienziale, vivente.

Lo scopo di Dio è che siamo progressivamente sempre più conformati all'immagine etica di del nostro Signore Gesù Cristo! (cfr. 2 Corinzi 3:18; 4:16; Efesini 4:11-16; Colossesi 3:10; ecc.).

In tempi di sofferenza l’uomo interiore cresce!

Molte volte preghiamo che Dio ci possa guarire, a volte lo fa (per esempio Giacomo 5:15), ma altre volte no! (per esempio 2 Corinzi 12:7-10; Filippesi 2:27; 1 Timoteo 5:23; 2 Timoteo 4:20; 1 Pietro 4:19).

Ma cosa dobbiamo pensare quando affrontiamo una malattia e Dio non ci guarisce, o vediamo che il nostro corpo con il passare degli anni si consuma, e quasi ogni giorno viene fuori un nuovo dolore?

Dobbiamo pensare che tutto è sotto il controllo di Dio (Romani 8:28), anche la sofferenza (Romani 8:18,23) e quindi il rinnovamento dell’uomo! (cfr. anche Romani 8:28-29; Giacomo 1:2-4)

Per questo motivo i credenti anche se sono consapevoli e riconoscono come i non credenti, che i giorni possono essere stressanti, a volte davvero duri, dolorosi, non ne condividono però, la visione pessimistica della vita come una serie di giorni senza senso, il senso c’è ed è la crescita spirituale secondo il piano saggio e benevolo di Dio!

Infine nella natura del rinnovamento vediamo che:

(3) Il rinnovamento è progressivo

Per coloro che pensano di essere già del tutto rinnovati, quindi che ormai hanno raggiunto la piena maturità, Lutero scriveva: "Guai a chi è già completamente rinnovato, cioè a chi immagina di essere già rinnovato. Senza dubbio egli non ha ancora cominciato a rinnovarsi e non ha mai ancora assaporato ciò che significa essere cristiano. Poiché colui che ha iniziato a essere cristiano non si considera cristiano, ma desidera molto essere cristiano, e più cresce e sviluppa, più cerca di diventarlo e meno si considera tale".

Più cresciamo più ci rendiamo conto che siamo lontani dallo standard di crescita di Dio!

Possiamo illuderci di essere già arrivati quando ci paragoniamo con chi moralmente e spiritualmente è peggio di noi!

Ma il confronto è con il carattere di Dio e non chi sta peggio di noi!

Il rinnovamento dell’uomo interiore è progressivo e dura tutta la vita, qualcosa in corso, l’apostolo Paolo dichiara: “di giorno in giorno”.

Quindi un rinnovamento sempre crescente, inteso come progressivo da un grado di gloria a un’altra, a una crescita sempre maggiore.

Il presente passivo, è un passivo divino, e quindi indica un rinnovamento quotidiano dell’uomo interiore da parte di Dio.

Il rinnovamento avviene attraverso la continua comunione con il Cristo risorto e con la potenza dello Spirito di Dio in modo che il credente viene trasformato progressivamente nella sua stessa immagine, di gloria in gloria (2 Corinzi 3:18).

Vi è una zona ai piedi delle montagne Allegani negli Stati Uniti dove c’è un vigneto che produce buona uva e quindi un vino eccellente.

Nessuno conosceva il segreto della vigna fino alla morte di Jeremy, il proprietario. La sua famiglia aveva curato la vigna per generazioni, ma Jeremy era l'ultimo di questa generazione. Lasciò un biglietto dicendo: "La chiave di tutto è sotto l'altare", cioè l’altare di una chiesa locale. Il parroco, va a vedere vicino l'altare per indagare, ha trovato una lastra di pietra che si apriva nella cripta. Con sua grande sorpresa, sentì il gorgoglio dell'acqua. C'erano ricchi ruscelli sotterranei che alimentavano il vigneto, nascosti agli occhi di tutti sulla superficie.

C’è un potere che opera nell’uomo interiore, nascosto agli occhi di tutti: lo Spirito Santo che rende il nostro carattere simile a quello di Gesù Cristo e la nostra vita fruttuosa secondo la volontà di Dio (cfr. Romani 8:12-14; 2 Corinzi 3:18; Galati 5:16-25; Efesini 3:16-17).

CONCLUSIONE

Dobbiamo essere onesti, molte volte ci scoraggiamo nella vita per tanti motivi: insuccessi, incomprensioni, frustrazioni, difficoltà, sofferenza fisica, morale e spirituale e così via.

Nessuno di noi può dire che non conosce lo scoraggiamento!

Tutti abbiamo provato lo scoraggiamento, e quando c’è una situazione scoraggiante vogliamo avere le ali e volare via e trovare riposo da qualche altra parte! (cfr. Salmo 55:6). 

La vita di Paolo e dei suoi collaboratori non è stata per niente facile, eppure poteva dire: “Non scoraggiamoci”!

Questo perché sapeva che anche se il corpo si logora, l’uomo interiore si rinnova!

“Il Nuovo Testamento, lungi dal prometterci una vita di agiatezza e una vita in cui non ci saranno difficoltà e problemi, fa piuttosto il contrario” (Martyn Lloyd Jones).

Per affrontare serenamente la nostra situazione, soprattutto quando soffriamo, attraverso la fede e la verità Biblica, dobbiamo ricordare che il logoramento del corpo, la sofferenza implica una crescita spirituale!

Quando vediamo che il nostro corpo lentamente e inesorabilmente si sta disfacendo, dobbiamo pensare che il nostro uomo interiore si sta rinnovando!

Il disfacimento dell’uomo esteriore di chi non crede, di chi non appartiene a Dio, è uno spettacolo pietoso, mentre per chi è figlio e servo di Dio è una benedizione!

Quando il non credente vede il suo corpo logorarsi, consumarsi sotto i colpi del tempo, o della sofferenza, non vede nulla che possa compensarlo!

Vedere il suo corpo che si consuma inesorabilmente è uno spettacolo malinconico, perché è disfacimento di tutto!

Per un vero cristiano c’è pace e riconoscenza verso il Signore!

Se sei un vero credente in Gesù Cristo, non ti perdere d'animo!! 

Anche se il tuo cervello, i tuoi polmoni, il tuo fegato, il tuo cuore, i tuoi muscoli e le tue ossa si stanno logorando, e se sei pieno di dolori, lo Spirito di Dio sta rinnovando il tuo uomo interiore e lo sta preparando per l’eternità!

Il corpo che si sta logorando ci ricorda che siamo in un mondo decaduto, maledetto per il peccato e anche noi credenti soffriamo per questo (Romani 8:22-23).

Ma se Gesù ti ha salvato dai tuoi peccati, sta rinnovando il tuo uomo interiore per l’eternità! (cfr. 2 Corinzi 4:17-18).

L’uomo esteriore si consuma e alla fine moriremo!

Potremmo morire di vecchiaia.

Potremmo morire giovani.

Potremmo morire nel sonno.

Potremmo avere un infarto improvviso e morire.

Potremmo morire di cancro lentamente.

Potremmo morire di Alzheimer.

Potremmo morire improvvisamente in un incidente d'auto.

Potremmo morire di covid-19.

Potremmo essere colpiti da un fulmine.

Potremmo lasciare questo mondo in tanti altri modi, anche assurdi!

Ma se siamo cristiani nati di nuovo, Dio ci sta preparando all’eternità già da oggi rinnovando il nostro uomo interiore!

Ogni giorno moriamo un po'! 

Ma nello stesso tempo lo Spirito Santo ci sta rinnovando sempre di più!

Il rinnovamento corrisponde passo dopo passo al processo del disfacimento fisico.

C’è un tipo di albero in Sud America chiamato “L'albero della mucca”. All'occhio appare morto e secco, ma quando il tronco viene bucato scorre da esso un latte dolce e nutriente. 

Questo non è diverso dal cristiano, che apparentemente sembra appassire e morire, ma dentro possiede una linfa vivente che sgorga in vita eterna grazie all’opera di Gesù Cristo e dello Spirito Santo!

Mentre ogni giorno porta con sé i suoi problemi, i suoi stress, con ogni giorno viene anche la grazia e la potenza di Dio, a rinnovare l’uomo interiore per prepararci per la casa in cielo! (Giovanni 14:1-3; 2 Corinzi 5:18).

Pertanto come diceva Winston Churchill: "Non arrenderti mai!" Mai, mai, mai!”

Se uno statista come Churchill, esortava per questioni terrene, anche se molto importanti a non arrendersi mai, a maggior ragione i cristiani non devono arrendersi mai per le questioni eterne e divine!

Allora: Non arrenderti mai! E poi mai! Mai!


Matteo 23:23-24: L’obbedienza parziale è ipocrisia

 Matteo 23:23-24: L’obbedienza parziale è ipocrisia

Dopo aver partecipato a un culto in una chiesa, un dentista disse al pastore: "Non posso più frequentare la tua chiesa". Quando il pastore gli chiese il motivo, il dentista rispose: "Uno dei tuoi membri stava cantando lodi a Dio attraverso i denti che si è rifiutata di pagare". 

Questa storia ci fa capire come possiamo essere ipocriti con un’obbedienza parziale: la domenica adoriamo il Signore e durante la settimana ci comportiamo come ci pare!

La controversia di Gesù con le autorità ebraiche porta a una condanna delle pratiche "ipocrite" degli "scribi e Farisei", e a un solenne avvertimento di un prossimo giudizio (capitolo 23).

L’occasione della condanna agli scribi e ai Farisei è iniziata al capitolo 22:41-46 in seguito a una domanda per provarlo chiedendogli quale fosse il gran comandamento nella legge, e da qui Gesù inizia un confronto con i Farisei sul Messia.

Matteo riporta poi la condanna di Gesù sugli scribi e dei Farisei del capitolo 23. 

Quindi il capitolo 23 s’inserisce tra la condanna degli scribi e dei Farisei e il lamento di Gesù su Gerusalemme (Matteo 23:37-39).

Come ha fatto già precedentemente in questo capitolo di Matteo, Gesù ammonisce gli scribi e i Farisei con una serie di: “Guai a voi”.

 Il motivo per cui gli scribi e i Farisei sono nei guai al v,23, è semplice: la loro obbedienza era parziale, pagavano la decima della menta, dell’aneto e del comino, ma con autorità, Gesù fa una dichiarazione sul fatto che trascuravano le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede.

Se sei un vero cristiano non avere paura di morire (2 Corinzi 5:1-10)

 Se sei un vero cristiano non avere paura di morire (2 Corinzi 5:1-10)

In definitiva, ci sono tre tipi di paura riguardo la morte: quello che viene dopo la morte, l’evento del morire, il cessare di essere.


Che cosa desideri di più?



Come pensi che sarà il paradiso?



Quali modi di dire spesso senti quando le persone parlano del paradiso?

La parabola del moscerino e del cammello (Matteo 23:24)

 La parabola del moscerino e del cammello (Matteo 23:24) 

Non sbagli quando scegli di obbedire a Dio!!

L'obbedienza a Dio in opposizione alla disobbedienza è una questione di vita, o di morte. 

Dio ha dato all'umanità l'innato la possibilità di scegliere: la scelta dell'obbedienza porta la promessa della benedizione della vita; la scelta della disobbedienza porta la maledizione, al giudizio e alla morte (Genesi 2-3; Deuteronomio 11:26-28; 28-30; cfr. Matteo 7:21-27).

Sono beati chi obbedisce a Dio! (Luca 11:28; Giacomo 1:25).

L’obbedienza a Dio è la prova che una persona è stata salvata! (cfr. Efesini 2:8-10; Tito 2:14)

L’obbedienza è la prova che hai conosciuto Dio (cfr. 1 Giovanni 2:4-6).

John Blanchard dice: “La prova della fede salvifica non è quanto credi, ma quanto bene ti comporti”.

L'obbedienza è il segno distintivo della fede; la vera fede ci spinge e c’impegna all’obbedienza!

La vera fede implica l’obbedienza! 

Se sei un vero cristiano, guarda alle cose eterne (2 Corinzi 4:7-18)

 Se sei un vero cristiano, guarda alle cose eterne (2 Corinzi 4:7-18)

“Se mi chiedessero di azzardare un'opinione su quale sia la malattia più diffusa oggi nella chiesa, suggerirei che è lo scoraggiamento” (Martyn Lloyd-Jones).

Per quali ragioni ti scoraggi più spesso?



Quali aree della tua vita sono difficili da affidare completamente a Dio?



Quando sei stato scoraggiato o perplesso nella tua vita cristiana?



Osservare

Paolo fa un’affermazione. Paolo sta parlando del tesoro riferendosi al Vangelo della gloria di Cristo (v.4), o della conoscenza della gloria di Dio (v.6). I vasi di terra a cui si riferisce Paolo, sono i corpi dei cristiani, corpi umani normali quindi fragili, o deboli, senza un valore speciale (v.7). Perché Paolo sottolinea questo “tesoro” e “in vasi di terra”? Qual è lo scopo di questa grande potenza, cioè della potenza trasformatrice del Vangelo, o la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo? Che cosa enfatizza Paolo? (2 Corinzi 4:8)



Che cosa affrontano i cristiani per il Vangelo? Qual è la loro drammatica chiamata? (2 Corinzi 4:8-9)



Nonostante tutto ciò che i cristiani affrontano, quale incoraggiamento possono avere? Perché non dobbiamo mai scoraggiarci? (2 Corinzi 4:8-9)



Paolo conclude il suo elenco di esperienze descrivendolo Cristologicamente. Come chiamò Paolo le sue sofferenze? (2 Corinzi 4:10)



Che valore dava Paolo alle sue sofferenze? (2 Corinzi 4:10-12)



Cosa spinse Paolo a predicare il Vangelo nonostante le difficoltà? (2 Corinzi 4:13-14)



Che cosa Paolo ha in mente? Qual è la ragione del Suo servizio cristiano? (2 Corinzi 5:15)



In che modo Paolo incoraggiò la chiesa di Corinto ad andare avanti nonostante le difficoltà? (2 Corinzi 4:16-18)



Imparare 

Perché è incoraggiante che la potenza di trasformare le persone si trova in Dio e non in coloro che predicano il Vangelo?



Sapere che Dio manifesta la Sua potenza e usa la fragilità del servitore umano serve a mantenere l'attenzione sul Dio del Vangelo, non sul Suo messaggero che cosa implica per il servitore?



La sofferenza fa parte del servizio cristiano, è una caratteristica normale, ma Dio non abbandona i Suoi servi, quando soffri per la tua fede in Gesù Cristo come dovresti reagire? (cfr. Matteo 5:11-12; Atti 5:41)



Paolo era consapevole della dinamica della vita divina in e attraverso di lui (cfr. Galati 2:20). Egli porta la morte di Gesù allo scopo di rivelare la Sua vita, cioè la risurrezione, che non si riferisce solo alla vita terrena e al ministero di Gesù, ma piuttosto sia alla vita vissuta dal Gesù risorto, il Signore vivente, sia alla vita offerta alle persone dal Gesù risorto, attraverso il nuovo ministero potente dello Spirito Santo che riguarda la predicazione del Vangelo per la salvezza dei perduti, e quindi una nuova vita in Cristo (cfr. 2 Corinzi 3:6; 4:5). Se Gesù e Paolo nella loro umanità, e quindi fragilità, sono stati usati per la salvezza dei peccatori, non dovrebbe sorprenderci che la potenza di Dio possa usare anche noi per portare il Vangelo a chi non lo conosce ed essere usati per la loro salvezza, questa verità che cosa suscita in te?



La ragione per cui Paolo predicava è la fede. Come definiresti la fede?



Paolo parla di due eventi storici in questo passo riguardo a Gesù. Quali sono gli elementi centrali del Vangelo e quindi della fede cristiana che riguardano Gesù Cristo? (cfr. 1 Corinzi 15:1-9).



La risurrezione di Gesù è il prototipo e il fondamento della risurrezione di tutti i credenti; grazie a Gesù i credenti risusciteranno per la potenza di Dio e staranno con Gesù, condivideranno il suo destino per sempre. Qual è la tua reazione a riguardo?



Mentre Paolo affronta la minaccia della morte, si concentra sulla resurrezione che è fonte di stimolo, resistenza, servizio, coraggio, fiducia e speranza. Lo scopo del servizio di Paolo, un servizio caratterizzato dalla sofferenza e dal duro lavoro, era il bene, la resurrezione e la presenza con Cristo, quindi la salvezza dei credenti, affinché rendano grazie alla gloria di Dio. Che cosa c’insegna questa visione di Paolo?



Paolo nei vv.16-18, fa una logica conclusione del discorso precedente sulla certezza della resurrezione dicendo di non scoraggiarci, che ci fa capire del perché è disposto a soffrire e a morire per la predicazione del Vangelo. Con tre contrasti, Paolo dà tre ragioni per cui i veri cristiani non devono scoraggiarsi. Come puoi trovare nuovi stimoli nel servire Gesù Cristo?  



Applicare

A chi puoi predicare il Vangelo?



Come puoi allora rafforzare la tua fede? 



Che cosa devi ricordare la prossima volta quando ti senti scoraggiato?



Come potresti incoraggiare un altro cristiano che è confuso, o impantanato dalle preoccupazioni della vita?



Bibliografia

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Garland, D. E. (1999). 2 Corinthians (Vol. 29). Nashville: Broadman & Holman Publishers.

Guthrie, G. H. (2015). 2 Corinthians. (R. W. Yarbrough & R. H. Stein, A C. Di). Grand Rapids, MI: Baker Academic.

Harris, M. J. (2005). The Second Epistle to the Corinthians: a commentary on the Greek text. Grand Rapids, MI; Milton Keynes, UK: W.B. Eerdmans Pub. Co.; Paternoster Press.

La Sacra Bibbia, Nuova Riveduta, Società Biblica di Ginevra, Ginevra, 1994.

Martin, R. P. (1986). 2 Corinthians (Vol. 40). Dallas: Word, Incorporated.

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Seifrid, M. A. (2014). The Pillar New Testament Commentary: The Second Letter to the Corinthians. (D. A. Carson, A C. Di). Grand Rapids, MI; Cambridge, U.K.; England: William B. Eerdmans Publishing Company; Apollos.


Salmo 46:10: Fermatevi e riconoscete che il Signore è Dio!

 Salmo 46:10: Fermatevi e riconoscete che il Signore è Dio!

Abbiamo sentito più volte dire, riguardo la pandemia del covid 19, che è una guerra.  

In questa guerra, gli scienziati stanno lavorando al vaccino e alla cura, il governo l’affronta con i vari decreti, i virologi e psicologi danno i loro consigli.

Nel Salmo 46:10, possiamo trovare il modo come dobbiamo affrontare questa guerra, possiamo imparare dal modo come dovevano comportarsi i Giudei davanti la minaccia di nazioni potenti.

Riguardo lo sfondo di questo salmo, non c’è unanimità tra gli studiosi, certamente troviamo un contesto di guerra (vv.6,9), con le invasioni di eserciti stranieri.

Alcuni pensano si tratti dell’invasione dell’esercito assiro con il re Sennacherib nel 701 a.C.; in quest’occasione Gerusalemme fu risparmiata solo per intervento di Dio in suo favore quando Ezechia era il di Giuda (2 Re 19:35-36; Isaia 36-37). 

Altri pensano si tratti di qualche anno prima, quando Giosafat era re di Giuda (872–848 a.C.)  e Gerusalemme fu attaccata da un esercito numeroso formato da diverse nazioni che si coalizzarono (Ammoniti, Moabiti, Maoniti, 2 Cronache 20). 

Gerusalemme è stata attaccata, ma Dio è intervenuto aiutando il Suo popolo e frantumando il nemico.

Comunque sia, possiamo affermare che questo salmo è fondato su un avvenimento storico.

Il salmo loda Dio altrettanto per la protezione dalle forze naturali catastrofiche, Dio è potente e sovrano sulle forze della natura come vediamo nei vv-1-3. (cfr. Giobbe 9:4-9; 37; Salmo 104:14; 107:25-29; 147:8–15; Amos 4:9; Matteo 8:27).

Non c’è, dunque, da temere né dalle nazioni nemiche, né dalle forze della natura perché Dio è il rifugio, la forza e l’aiuto!

L’idea centrale del salmo, è che in mezzo alla minaccia di popoli potenti, o alle più grandi calamità, il popolo di Dio è al sicuro, non ha niente da temere!

Se fai parte del popolo di Dio non hai nulla da temere!

In questo v.10 vediamo:

I L’ESORTAZIONE

In considerazione della presenza protettiva di Dio e della sua vittoria finale sul male, le persone sono qui esortate a fermarsi e a riconoscere che lui è Dio.

Dio dice:

A) Fermatevi

Corriamo a destra e a sinistra, un po' meno con la pandemia, ma comunque siamo presi da tante preoccupazioni, se non corriamo fisicamente, corriamo con i pensieri da una preoccupazione all’altra, siamo pieni di ansie sia per il presente che per il futuro!

Dio dice: “Fermatevi!”

 “Fermatevi” (harpû – hifil imperativo attivo) indica un’azione discontinua, quindi dal camminare devono fermarsi, indica porre fine a uno stato, o a un'attività (1 Samuele 15:16; Salmo 37:8; 46:11).

“Fermatevi” (harpû) porta anche il significato di “allentare”, “rilassarsi”, “desistere”, “calmarsi” (Esodo 4:26, Giudici 8:3)

Che cosa dovevano allentare? Perché dovevano desistere? Perché dovevano rilassarsi?

Alcuni hanno interpretato che si riferisca alle nazioni che devono cessare le loro attività di guerra contro Israele, mentre altri pensano che si riferisca al popolo di Dio che nel bel mezzo del caos, sono chiamati a rilassarsi, a calmarsi, a non essere ansiosi, o a non essere paurosi (cfr. Esodo 14:13).

Certo potrebbe essere un avvertimento per i popoli che fanno guerra contro il popolo di Dio, e nello stesso tempo, è un rimprovero per il cuore inquieto con l’esortazione che deve essere calmo.

Dal contesto sembra più evidente che Dio si riferisca al Suo popolo nel caos della loro situazione, spaventati e smarriti a causa dei nemici.

Finché tutto va bene confidiamo in Dio anche se non vediamo la Sua mano all’opera, o anche se non sentiamo la Sua presenza, ma quando siamo provati e non vediamo la Sua mano all’opera e non sentiamo la Sua presenza, andiamo in crisi e pur di non soffrire cerchiamo altrove la via d’uscita ai nostri problemi.

Dio ci ordina di rilassarci, di non farci prendere dal panico, dall’angoscia, dalla paura, dall’ansia per i problemi, come anche in un periodo di pandemia, di covid 19.

Non cercare altrove l’aiuto e il sostegno, ma in Dio!

La seconda esortazione è:

B) Riconoscete

“E riconoscete che io sono Dio”.

“Riconoscete” (dĕʿû – Qal imperativo attivo) indica “sapere” (Salmo 4:3; 31:18; 39:4) “realizzare” (per esempio Salmo 20:6; 56:9; 83:18; 109:17), “essere consapevoli” (Salmo 31:7; 82:5; 90:11), che il Signore è Dio! 

Quindi riconoscere che il Signore è Dio (Salmo 9:20; 100:3).

In primo luogo consideriamo:

(1) Il significato del nome “Dio”

“Dio” è l'essere soprannaturale che ha creato l’universo e lo governa; nella Bibbia è al centro dell’adorazione del Suo popolo.

La parola “Dio” in ebraico “ʾelōhiym” indica “forte”, “una divinità di grande forza, o potenza”, “l'Uno forte”, il “potente Capo”, o che “Dio è forte e potente”, “la divinità suprema”, “l’essenza trascendente”.

“ʾelōhiym” si riferisce a un'energia assoluta e illimitata. 

La forma del nome “Dio” (ʾelōhiym – nome maschile plurale) è al plurale, cioè “dèi”.

In generale, ci sono quattro punti di vista sul significato di questa forma plurale del nome ebraico “Dio”.

(a) È un plurale politeistico

La parola originariamente aveva un senso politeistico e solo successivamente acquisì un senso singolare. 

Ma nella Bibbia vediamo che Dio è uno (Deuteronomio 6:4; Isaia 45:5-6; 43:10; 44:6).

(b) È un plurale trinitario

C’è un unico Dio che esiste in tre persone.

È interessante notare che in Genesi 1:1 è scritto che “Dio creò i cieli e la terra”, il verbo “creò” (bārāʾ -qal perfetto) è al singolare, quindi è: “Gli dèi creò”. (cfr. Genesi 1:26-27).

Così alcuni studiosi vedono qui una rivelazione trinitaria, mentre altri, benché credano nella Trinità, comunque non sono d’accordo con questa interpretazione, pensano che il plurale non indichi la Trinità, anche se è coerente con la dottrina della Trinità affermata in tutta la Bibbia.

Un’altra interpretazione:

(c) È un plurale intensificante

La forma plurale del nome ha un senso intensificante, cioè indica una maggiore intensità del significato, ha, cioè, un significato più forte.

Indicherebbe la divinità maggiore, o suprema, quindi l’unico vero Dio.

Questo nome indica che Dio ha in se stesso tutti gli attributi divini, indica che Dio è assoluto ed esclusivo, non c’è un altro come Lui.

Un’altra interpretazione:

(d) È un plurale maestoso

“ʾelōhiym” indica il dominio regale, la maestà di Dio nella pienezza del Suo potere.

Denota l’illimitata grandezza e supremazia di Dio, una natura superlativa della potenza di Dio.

Il valore plurale del nome, serve a sintetizzare la potenza divina in un’unica persona; serve ad ampliare e rafforzare il concetto di ciò che è Dio, ed eleva la Sua persona a indicare ciò che è la vera divinità.

Il Dio (ʾelōhiym) della Bibbia, indica la totalità della divinità, cioè la divinità per eccellenza, che esclude gli altri dèi, perché è la totalità della potenza assoluta di Dio e respinge qualsiasi idea politeistica.

“ʾelōhiym” indica che solo il Dio che si è rivelato nella Bibbia, è il Creatore e il Signore assoluto accanto a cui non esiste nessun altro, nessuna altra volontà!

Dio unisce in se stesso tutti i poteri e gli attributi, che i pagani distribuivano alle loro numerose divinità.

La forma plurale c’insegna che nessuna parola finita può adeguatamente trasmettere l’idea del carattere infinito di Dio!! 

Consideriamo ora:

(2) Il significato di riconoscere Dio

“E riconoscete che io sono Dio”.

In mezzo ai pericoli di una guerra, il salmista esorta a riconoscere Dio!

Nel bel mezzo delle prove, o delle difficoltà, come anche in questa pandemia, dobbiamo riconoscere, o continuare a riconoscere Dio!

 Cosa significa riconoscere Dio?

Intanto la congiunzione “che” (kî) enfatizza e rafforza la dichiarazione: “io sono Dio”, e porta il significato di: “Sicuramente, o veramente io sono Dio” (1 Samuele 21:6).

Il senso allora è che possano riconoscere che il Signore è sicuramente, veramente Dio e nessun altro! 

Riconoscere Dio significa:

(a) Riconoscere Dio come nostro Creatore al quale dobbiamo essere sottomessi

Una spiegazione di “Riconoscete che io sono Dio” la possiamo trovare nel Salmo 100:3: “Riconoscete che il SIGNORE è Dio; è lui che ci ha fatti, e noi siamo suoi; siamo suo popolo e gregge di cui egli ha cura”.

Il Signore (Yahweh), è Dio, cioè Colui che ci ha creato e nessun altro!

Al di fuori di Lui non c’è altro Dio! (Deuteronomio 4:39; Isaia 43:10; 44:6; 45:5). 

Il fatto che sia il Creatore dimostra che è Dio, poiché nessuno all'infuori di Dio può compiere l'opera della creazione, e nemmeno sempre secondo la Bibbia, ci siamo auto-creati!

La creazione è una prova dell'esistenza di Dio!

L'immensità dell'universo è un'illustrazione della grandezza del Suo potere.

“E noi siamo suoi”, cioè siamo di Sua proprietà! 

Apparteniamo a Dio e non a noi stessi, o a qualcun altro!

Dio ha tutti i diritti su di te! Perché ti ha creato! Questo significa: “Riconoscete che io sono Dio”.

Barnes A. scriveva: “Colui che ha portato all'esistenza qualcosa ne ha diritto e può disporne a suo piacimento”.

Quindi riconoscere Dio significa riconoscere che Lui è il nostro Creatore, che ha tutto il diritto di fare di noi ciò che vuole e noi siamo chiamati a servirlo con gioia come dice il Salmo 100:2, e questo significa anche avere una condotta appropriata a Dio come nostro Signore, come Re! 

Mays, J. L. scrive: “Servire il Signore è averlo come sovrano, come re. Definirsi ‘servo del Signore’ significa riconoscere la dipendenza e la sottomissione a lui”.

La Bibbia ci dice di servire solo il Signore con tutto il cuore e l’anima, e non altri dèi (per esempio Deuteronomio 7:4; 8:19; 10:12, 11:16; 1 Tessalonicesi 1:9). 

Giosuè aveva esortato il popolo dicendo: “Dunque temete il SIGNORE e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite il SIGNORE.  E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE” (Giosuè 24:14-15).

Il popolo rifiutò il pensiero di abbandonare il Signore per servire altri déi, rispose e disse: “Lungi da noi l'abbandonare il SIGNORE per servire altri dèi!  Poiché il SIGNORE è il nostro Dio; è lui che ha fatto uscire noi e i nostri padri dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù, che ha fatto quei grandi miracoli davanti ai nostri occhi e ci ha protetti per tutto il viaggio che abbiamo fatto, e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati;  e il SIGNORE ha scacciato davanti a noi tutti questi popoli, e gli Amorei che abitavano il paese. Anche noi serviremo il SIGNORE, perché lui è il nostro Dio” (Giosuè 24:16-18)

Vediamo che c’è anche una componente di redenzione, la liberazione dall’Egitto collegata con il “nostro Dio”, e com’è scritto in Esodo 20:2-3 non dovevano avere altre divinità a cui servire e obbedire (per esempio Esodo 19:5-6), e questo era legato anche al Patto Mosaico (Esodo 19-24).

Ed è la stessa cosa che avviene per noi oggi cristiani che siamo legati al Nuovo Patto di Gesù Cristo (Geremia 31:33; Matteo 26:26-28).

Quindi sia per il fatto che Dio è il nostro Creatore e sia per il fatto che è nostro Redentore (Matteo 20:28; 1 Corinzi 6:19-20; Colossesi 1:13), apparteniamo solo a Dio per essere Suoi servi. 

Ancora una volta Giosuè fece capire al popolo che non potevano servire il Signore e contemporaneamente altre divinità dei popolo pagani, perché il Signore è santo e un Dio geloso e li giudicherà, ma il popolo era risoluto a servire il Signore. 

Giosuè li mette davanti la loro responsabilità della scelta che hanno fatto di servire il Signore e li esorta a togliere gli idoli che erano in mezzo a loro e inclinare i loro cuori al Signore (Giosuè 24:19-23).

Alla fine nel v.24 è scritto: “Il popolo rispose a Giosuè: ‘Il SIGNORE, il nostro Dio, è quello che serviremo, e alla sua voce ubbidiremo!’”

Riconoscere il Signore come nostro Dio significa servirlo, significa obbedirgli al 100%, in modo radicale, totale ed esclusivo!

Quali sono i tuoi idoli?

Ci sono idoli nel cuore dice Ezechiele (Ezechiele 14:4; cfr. 11:21).

L’idolo lo puoi identificare dalla prova dell’amore, da ciò che ami e ammiri di più di Dio, o come Dio.

C’è qualcosa che ami, o ammiri più di Dio, o quanto Dio?

L’idolo lo puoi identificare dalla prova della fiducia.

Di chi o di cosa ti fidi di più di Dio?  

Da chi dipendi di più?

In chi confidi prima di tutto nei momenti di difficoltà? 

L’idolo lo puoi identificare da ciò che è più importante di Dio e gli obbedisci!

A che cosa pensi di più di Dio? 

Che cosa desideri di più?

Che cosa è più importante per te?

A chi, o a che cosa obbedisci di più?

Tim Keller scrive: “Secondo la Bibbia, gli idolatri fanno tre cose con i loro idoli. Li amano, si fidano di loro e gli obbediscono”.

Che cosa ami, in chi o in che cosa poni la tua fiducia?

A chi o a che cosa obbedisci al posto di Dio, o uguale a Dio?

Da questo puoi capire se hai degli idoli nella tua vita!

Riconoscere Dio significa riconoscere che:

(b) Dipendiamo da Dio

Il Salmo 100:3 ci dice ancora: “Siamo Suo popolo e gregge di cui Egli ha cura”

Sempre Barnes commenta: “Come il pastore possiede il gregge, così Dio è il nostro proprietario; come il pastore custodisce il suo gregge e provvede ad esso, così Dio ci protegge e provvede per noi”.

Tutto ciò che abbiamo e siamo, lo dobbiamo a Dio! (per esempio Neemia 9:6; 1 Cronache 29:11-14; Salmo 104:24-30; Atti 17:28; Colossesi 1:17; Ebrei 1:3; Giacomo 1:17).

Dio si prende cura di te per tutte le cose esistenti!

Se possiamo vivere lo dobbiamo a Lui!

La vita, il mangiare e tutte le altre cose le abbiamo per grazia di Dio (cfr. per esempio Lamentazioni 3:22-23; Matteo 5:45; Atti 14:17)

Ed è per questo che dovremmo essere sempre riconoscenti a Dio (Efesini 5:20; 1 Tessalonicesi 5:18).

Dormiamo in pace tra le braccia di Dio, quando ci arrendiamo alla Sua sovranità e grazia!

Sei preoccupato per gli aspetti materiali della tua vita e della tua famiglia?

Dio provvederà il necessario!

Ecco le parole di Gesù: “Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?  Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro?  E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Ora se Dio veste in questa maniera l'erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? Non siate dunque in ansia, dicendo: ‘Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?’ Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose.  Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.  Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:25-34).

Pietro ci esorta dicendo: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:6-7).   

Sei preoccupato che ci saranno periodi difficili?

Il Signore sarà con te e ti darà la forza di affrontare qualsiasi situazione.

Senti ancora Paolo: “Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo.  So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza.  Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:11-13).

Pertanto fermati, cioè rilassati! Stai calmo! 

Se Dio è veramente il tuo Dio!

Ecco che c’è:

II LA DICHIARAZIONE

“Io sarò glorificato fra le nazioni, sarò glorificato sulla terra”. 

Questa è una dichiarazione fatta con autorità che ci fa capire che Dio ha in controllo la storia!

C. S. Lewis diceva: “La storia è una storia scritta dal dito di Dio”.

Ecco perché il popolo di Dio è chiamato a rilassarsi, ad avere pace nel cuore e riconoscere che il Signore è Dio, il Dio della storia!

Secondo la Bibbia: 

1) Dio ha preparato ogni cosa prima della creazione, ha pianificato tutto quello che doveva accadere sulla terra, ha pianificato il corso generale e il processo storico dell’umanità dall’eternità (per esempio Matteo 25:34; Atti 2:23; 4:28; 1 Corinzi 2:7; 1 Pietro 1:20; Efesini 1:4; Efesini 3:11; 2 Tessalonicesi 2:13; 2 Timoteo 1:9; Apocalisse 13:8; cfr. Salmo 139:16; Isaia 22:11; 37:26).

2) Dio guida gli eventi secondo il Suo piano preparato dall’eternità (per esempio Giovanni 5:17; Atti 17:26; Romani 8:28-29; Efesini 1:7-11)

Dio non farà accadere qualcosa nella tua vita, o in tutte le persone, governi e nazioni di questo mondo, che sia contrario al Suo piano!

E nulla di ciò che pensa, o cerca di opporsi a Dio e al Suo piano, avrà successo!

(per esempio Salmo 2; 33:10-11; Naum 1:9-11)

Cosa c’è di più facile di spegnere una candela? 

Eppure come diceva C. H. Spurgeon: “Se Dio accende la candela, nessuno può spegnerla” 

Sapere che nulla accade nel mondo a parte la volontà di Dio, deve spaventare gli empi e gli increduli, ma dare serenità ai giusti!

3) Dio porterà il Suo piano a una conclusione trionfale (Giobbe 42:2; Salmo 33:10-11; 115:3; Isaia 14:27; Isaia 46:9-11; Daniele 4:34-35; 1 Corinzi 15:24-25; Filippesi 2:9-11; Apocalisse 20-22). 

Larry Richards afferma: “Possiamo avere piena fiducia che la visione biblica della fine della storia si realizzerà. Il passato dimostra che Dio è veramente responsabile degli eventi, nonostante le pretese dei grandi uomini di questo mondo”.

Dio sta guidando la storia dell’umanità secondo il Suo piano e di certo lo porterà a compimento!

Così tutto quello che è avvenuto nel passato, che sta avvenendo nel presente e avverrà, è secondo il Suo piano e lo realizzerà in modo trionfale!

Allora questa dichiarazione ci fa capire che Dio non è solo il Signore della creazione, ma anche:

A) Il Signore della storia!

Anche i vv.8-9 ci fanno capire che Dio è sovrano sulla storia, ed è motivazione di fede e pace per chi fa parte del Suo popolo fedele, leggiamo: “Venite, guardate le opere del SIGNORE, egli fa sulla terra cose stupende.  Fa cessare le guerre fino all'estremità della terra; rompe gli archi, spezza le lance, brucia i carri da guerra”.

“Cose stupende” (šammôt) in ebraico è “desolazione”, “circostanze orribili”, evidentemente per chi è nemico di Dio e del suo popolo, come può essere il risultato di una devastazione che crea un esercito militare che distrugge tutto, che lascia tutto in rovine (2 Re 22:19; Salmo 73:19; Isaia 5:9; 24:12; Geremia 4:7; 48:9; Osea 5:9; Gioele 1:7).

Queste opere di Dio sono motivo di orrore, parole spaventose, per coloro che vogliono governare la terra con potenza militare senza tenere conto Dio!

La distruzione di città, paesi, o eserciti con i loro strumenti di guerra, è la prova del potere e della sovranità di Dio, è Lui che decide chi vince.

Per esempio in Proverbi 21:31 è scritto: “Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia, ma la vittoria appartiene al SIGNORE”. (Giudici 7:2-3,22; 1 Samuele 14:6,15,20; 1 Re 20:28-29; 2 Re 5:1; Salmo 33:16-17; Geremia 27:5-7).

Dio fa cessare le guerre, quindi porta pace come dice il v.9, che per i nemici è di avvertimento, mentre per chi confida in Lui, di consolazione, perché è un Dio che salva, un Dio che libera! 

Nel Salmo 20:7-9 è scritto: “Gli uni confidano nei carri, gli altri nei cavalli; ma noi invocheremo il nome del SIGNORE, del nostro Dio. Quelli si piegano e cadono; ma noi restiamo in piedi e siamo saldi. O SIGNORE, salva il re! Il SIGNORE ci risponda nel giorno che noi l'invochiamo!

Se questo si riferisce all'invasione della terra d'Israele da parte di Sennacherib, potrebbe indicare cosa accadde ai suoi eserciti quando l'angelo del Signore uscì e colpì a morte nel loro campo centottantacinquemila uomini (2 Re 19:35; 2 Cronache 32:21; Isaia 37:36), e alla conseguente liberazione di Gerusalemme dal pericolo. 

Questo può essere considerato come un invito per gli abitanti di Gerusalemme ad andare a vedere di persona quello che aveva operato l’angelo del Signore all’esercito nemico, com’è stata totale la rovina dei loro nemici; quindi la prova che Dio è stato in grado di proteggere il Suo popolo nei momenti di pericolo.

Allora se fai parte del popolo di Dio: rilassati! Perché sei dalla parte di un grande Dio che protegge e si prende cura del Suo popolo!

Sia al v.7 e al v.11 leggiamo: “Il SIGNORE degli eserciti è con noi; il Dio di Giacobbe è il nostro rifugio”. 

(1) Il significato di “Signore”

“Signore” (Yahweh) è il nome con cui si è presentato a Mosè in Esodo 3:14-15, significa “Colui che è”!

L’accento principale di questo nome è posto sul messaggio di liberazione, di salvezza. 

“Signore” è considerato il nome del Patto, perché è il nome con cui Dio si è rivelato agli Israeliti per mezzo di Mosè quando entrò in alleanza con loro (Esodo 3:14-15; 6:2- 3; 15:1-13; 33:19; 34:6-7).

“Signore” implica essere una realtà dinamica, attiva, presente ed efficace, che subentra in scena, infatti, si è presentato a Mosè per intervenire nella vita del Suo popolo per liberarli dalla schiavitù in Egitto.

Così questo nome sottolinea e vuole ricordare, l’Iddio del Patto con cui il popolo è legato, con benedizioni e maledizioni in relazione al loro comportamento fedele, o infedele (Levitico 26; Deuteronomio 28).

Passiamo ora a considerare:

(2) Il significato di “Eserciti”

“Eserciti”:

(a) Significa che il Signore usa come Suoi strumenti, come un esercito ben organizzato ciò che ha creato (cfr. Giudici 8:6, 9:29; Isaia 34:2).  

Uomini, popoli (per esempio Esodo 12:41; 1 Samuele 17:45; Isaia 10:5-6; 13:4-5), natura (per esempio Deuteronomio 4:19; 17:3; 2 Re 17:16; 21:3,5), angeli (per esempio 1 Re 22:19; Neemia 9:6; Salmo 103:21), sono al servizio del Signore, Lui è il capo degli eserciti terreni e celesti!

“Eserciti”:

(b) Significa che Dio combatte per il Suo popolo (Salmo 24:7-10; Isaia 31:4-5; 37:16-37).

Per esempio in Isaia 31:4-5 leggiamo: “Poiché così mi ha detto il SIGNORE: ‘Come il leone o il leoncello rugge sulla sua preda, benché una folla di pastori gli sia raccolta contro, non si spaventa alla loro voce, né si lascia intimidire dallo strepito che fanno, così scenderà il SIGNORE degli eserciti a combattere sul monte Sion e sul suo colle.  Come gli uccelli spiegano le ali sulla loro nidiata, così il SIGNORE degli eserciti proteggerà Gerusalemme; la proteggerà, la libererà, la risparmierà, la farà scampare’”.

John MacArthur scrive: “Nella sua difesa di Gerusalemme, il Signore sarà come un leone forte e determinato che non ha paura dei pastori che si sono radunati contro di lui. Il Signore è come una madre che volteggia sopra i suoi piccoli, pronta a tutto pur di proteggerli”.

Questo passo è contro il popolo nemico Assiro che sarà vinto non per mano d’uomo, ma per la potenza di Dio! (vv.8-9; cfr. Isaia 37:36).

La spada che fece cadere l'Assiria non era in alcun modo impugnata da un semplice uomo, ma era usata solo dalla mano potente di Dio!!

Chiunque attacchi il popolo del Signore si attirerà contro lo stesso fuoco! 

Il Signore combatterà contro di lui, in questo caso contro il popolo potente Assiro che niente e nessuno potrà proteggere.

I suoi capi saranno talmente sopraffatti dalla paura che fuggiranno. (cfr. Isaia 30:27-33).

In alternativa, o associato ai significati precedenti “eserciti”:

(c) Significa potente, onnipotente 

“Eserciti” è stato interpretato come un plurale intensivo, quindi “Signore della potenza” o “Potente Signore”. 

“Signore degli eserciti” enfatizza così l'invincibile potenza del Signore, la Sua grande potenza.

Questo denota la portata globale della potenza di Dio: è il Signore che ha tutti i poteri in cielo e in terra, visibili e invisibili, a Sua disposizione!

Dio è il Signore che ha il controllo tutti i poteri che esistono!!

“Eserciti”, allora è la potenza complessiva degli eserciti del Signore.

Il potere del “Signore degli eserciti” è un potere regale, quindi “eserciti” indica una sovranità regale! (2 Samuele 6:2,18; Isaia 6:1-6; Geremia 48:15; 51:47; Zaccaria 14:16-17; Malachia 1:14).

Questo grande Dio, Dio stesso è il nostro rifugio (miśgāb) una struttura difensiva o militare fortemente fortificata, un luogo inaccessibile e sicuro (2 Samuele 22:3; Salmo 9:9; 18: 2; Isaia 33:16; Geremia 48:1).

Non è che Dio ci mette in un rifugio, Dio stesso è il rifugio!

E allora rilassati sei nelle mani del Signore degli eserciti! Il tuo rifugio!

B) Dio alla fine sarà glorificato

“Io sarò glorificato fra le nazioni, sarò glorificato sulla terra”. 

Il salmo definisce chi glorificherà Dio, dice: “Fra le nazioni”, o “nelle nazioni”, e dice il posto: “Sulla terra”.

Questa netta ripetizione del verbo: “Sarò glorificato fra le nazioni”, “sarò glorificato sulla terra” sottolinea che il Signore Dio, dimostrerà la Sua gloriosa sovranità fra le nazioni sulla terra, questo è il Suo scopo! 

In effetti, l'obiettivo della storia di Dio è la Sua esaltazione!

“Glorificato” (ʾārûm -qal imperfetto attivo) indica che Dio sarà esaltato, elevato, adorato, onorato (per esempio Esodo 15:2; 2 Samuele 22:47; Salmo 30:1; 99:5; Isaia 25:1).

Dio, nella Bibbia, è spesse volte presentato come esaltato al di sopra di tutti gli esseri; è elevato e supremo nel Suo potere e autorità su Israele e su tutte le nazioni della terra (1 Cronache 29:11; Salmo 113:4). 

Egli è l'Altissimo, il grande re su tutta la terra ed esaltato di gran lunga al di sopra di tutti gli dèi (Salmo 47:2; 83:18; 97:9). 

Dio solo governa l'umanità e concede il dominio a chi vuole (Daniele 4:17,25,32; 5:21). 

Pertanto la risposta d’Israele deve essere quella di esaltarlo nell'adorazione e nella lode, nel dargli onore (Esodo 15:2; 2 Samuele 22:47; Neemia 9:5–6; Salmo 57:5; Isaia 25 :1). 

Tutte le nazioni e tutta la creazione sono chiamate a lodare il Signore per la Sua gloria e maestà (Salmo 148:13). 

Tutta la nostra vita è messa nella giusta prospettiva solo quando lo esalteremo, perché lo scopo per cui siamo stati creati è glorificare Dio (per esempio Isaia 43:7; Romani 11:36).

Dio piega l’arroganza delle nazioni, solo Lui sarà esaltato (Isaia 2:11,17), le super potenze che si elevano in autorità e splendore non possono insorgere contro di Lui, Dio domina in eterno con la Sua potenza (Salmo 2; 66:7).

Così la comunità è chiamata ad avere fede in Dio nella Sua vittoria finale e a glorificarlo come Dio (cfr. Salmo 18:47; 21:14; Isa 30:12), Colui che è esaltato, al di sopra di ogni potere!

CONCLUSIONE 

Il Salmo finisce con: “Pausa” (selah) che indica una pausa nella musica, ma può anche significare il riflettere su quello che è stato appena detto.

Rifletti bene per la gloria di Dio!

Rifletti bene per la tua salute fisica, mentale, morale e spirituale!

Molte volte siamo nervosi, agitati, preoccupati, ansiosi per “le battaglie” quotidiane, smarriti per la guerra contro il coronavirus, sia per la nostra salute fisica che per il benessere economico, ma il Signore ci chiama a fermarci e a riconoscere che è Dio, Colui che controlla la storia!

Rifletti: “La causa di Dio non è mai in pericolo” (John Blanchard).

Il Signore ci chiama a riposare in Lui! A rilassarci in Lui! A non essere ansiosi! A non temere!

Dio ha tutto sotto controllo e non è mai colto di sorpresa!

Riconosci che Dio è Dio della tua vita! 

Il tuo Creatore, il Signore e il Salvatore a cui devi essere sottomesso, o sottomessa in cui ti devi rifugiare!

Dio si prenderà cura di te!

Fidati di Lui! Anche se non riesci a capire tutto ciò che sta accadendo!

Dio sta guidando la storia dell’umanità e la tua storia secondo il Suo progetto!



Malachia 1:10: Dio disapprova la religione superficiale

 Malachia 1:10: Dio disapprova la religione superficiale

Uno degli scopi del libro di Malachia è portare il suo popolo a onorare Dio, il Signore, il Padre, il grande re, il Signore degli eserciti e questo non avviene attraverso l'adorazione ipocrita. 

L'adorazione nel tempio era in uno stato pietoso, poiché gli adoratori pensavano di ingannare Dio nei loro sacrifici (Malachia 1:6-2:9) e decime (Malachia 3:7-12).

Questo versetto fa parte di una sezione (Malachia 1:6-2:9) dove Malachia denuncia un sacerdozio superficiale, lassista e corrotto.

Nel v.10 il Signore, mediante il profeta, continua la Sua severa disapprovazione dei sacerdoti che non onoravano Dio come loro Padre, e non lo temevano come Signore (v.6), rimprovera i sacerdoti per la loro negligenza nell'adempiere ai loro doveri secondo la legge di Dio, infatti non offrivano sacrifici secondo le disposizioni del Signore che aveva dato a Mosè anni prima (Levitico 22:18–25; Deuteronomio 15:21), cioè offrivano animali malati e quindi non adatti e non accettevoli al Signore  (v.8), mentre la legge Mosaica stabiliva che gli animali sacrificali dovevano essere "senza difetti" (Levitico 1:3,10; 22:19,21). 

I sacerdoti mancavano nella loro responsabilità di sorvegliare sulle giuste regole dei sacrifici!

Mentre la gente portava questi animali con difetti, i sacerdoti non solo non li rifiutavano dopo averli esaminati (cfr. Levitico 27:1-12), ma affermavano, contrariamente alla legge, che non c'era niente di sbagliato in quello che facevano quelle persone! (v.7)

In tal modo, permettevano e persino incoraggiavano, il popolo a offrire, non il meglio a Dio, ma il peggio, come se non ci fosse alcun male nel disprezzare così la tavola del Signore, cioè l’altare dove si offrivano i sacrifici (vv.7-8).

Per i sacerdoti non c'era bisogno di avvicinare il Signore degli eserciti con il rispetto necessario!

Malachia fa l’esempio di presentare una bestia zoppa, o malata al governatore e chiede se l’accetterebbe con gratitudine e favore (v.8).

La risposta ovviamente è “no”!

A maggior ragione Dio non l’accetterà! (v.9)

Quindi, anche se il popolo nel suo complesso è colpevole (cfr. Malachia 1:14), il Signore riprende coloro che dovevano guidare la comunità nel glorificare il loro Signore, cioè i sacerdoti, infatti, il Signore doveva essere santificato e glorificato (Cfr. Levitico 10:3), mentre in realtà lo stavano disprezzando!

Se onoriamo veramente Dio come Padre, se lo temiamo come Signore, gli daremo il meglio e non il peggio!

Sia per le persone che portavano sacrifici non perfetti e sia per i sacerdoti che li offrivano, non era così!

In questo versetto vediamo:

I IL DESIDERIO DI DIO

“Ci fosse almeno qualcuno di voi che chiudesse le porte! 

Noi vediamo con un tono molto forte, che Malachia esprime l’intenso desiderio (almeno – gam - avverbio; chiudesse- wĕyisgōr -waw imperfetto giussivo) del Signore che ci fosse qualcuno, ovviamente tra i Leviti (cfr. 1 Cronache 9:17–27; 26:1-19; Esdra 2:42; Neemia 11:19) che chiudesse le porte.

“Chiudesse” (wĕyisgōr) è ironico, sarcastico (come il v.9), perché chiudere le porte non era il cambiamento comportamentale che il Signore stava effettivamente cercando. 

Le “porte” (delāṯayim) si riferisce alle doppie porte che consentivano l'accesso, o al cortile dei sacerdoti, dove si trovavano i tavoli per la macellazione degli animali sacrificali (cfr. 2 Cronache 4:9; Ezechiele 40:39-41), o al cortile interno, dove si trovava l'altare degli olocausti (cfr. Esodo 40:6; 1 Re 8:64; 2 Cronache 4:1).

Comunque sia, il desiderio è che se quelle porte fossero state chiuse, non si sarebbero fatti così i sacrifici, ma nessuno ha avuto il coraggio di chiuderle per impedire i sacrifici!

Dio non voleva effettivamente la cessazione dei sacrifici, ma la cessazione di quelli impropri, non idonei!

Il punto del rimprovero è che nessuno tra i sacerdoti aveva l'intuizione spirituale, non si rendevano conto che sarebbe stato meglio interrompere il rituale del culto piuttosto che eseguirlo nell'attuale modo irrispettoso nei riguardi del Signore.

Il miglior contributo che un qualsiasi sacerdote poteva dare, era quello di chiudere le porte in modo che non si offrissero sacrifici ipocritamente!

Anche se quell'azione avrebbe violato le leggi del Pentateuco che richiedevano l'offerta di sacrifici, sarebbe stato meglio infrangere quelle leggi, piuttosto che continuare a osservarle non come voleva veramente il Signore!!

Il Signore attraverso il profeta dice che è meglio chiudere le porte così da impedire la vana offerta dei sacrifici, è meglio cessare ogni forma di sacrifici, quindi di adorazione, che presentare offerte ipocrite che Dio, evidentemente non gradiva. 

Quindi per quanto orribile possa sembrare questo desiderio di Dio, questo versetto esprime il pensiero che un tempio chiuso è preferibile alla perpetuazione di un'adorazione ipocrita e quindi senza valore.

Meglio non adorare Dio che offrire un’adorazione irriverente ingannando così noi stessi pensando che Dio l’accetterà!

Un'adorazione che non riconosce e onora Dio è peggio di nessuna adorazione!

In secondo luogo vediamo:

II IL DISPIACERE DI DIO 

“’Così non accendereste invano il fuoco sul mio altare! 

“Così (w-congiunzione consecutiva) insieme al verbo non “accendereste” (hifil imperfetto attivo) ha un senso consequenziale e indica sempre il desiderio di Dio, ma oltre al desiderio, vediamo che Dio non prende nessun piacere nei sacrifici della popolazione e degli ipocriti sacerdoti!

Quindi questo passo ci fa capire:

A) L’inutilità dei sacrifici e del servizio degli ipocriti

“’Così non accendereste invano il fuoco sul mio altare! Io non prendo alcun piacere in voi’, dice il SIGNORE degli eserciti”.

Lo scopo, o la motivazione di chiudere le porte è per non accendere invano il fuoco sull’altare del Signore per quei tipi di sacrifici imperfetti: a Dio non sarebbero piaciuti! Non li avrebbe accettati!

Dio voleva che quei sacrifici dei sacerdoti cessassero!

“Invano” (ḥiānnm) indica “per niente”, “inutile”, “senza scopo” (Salmo 35:7, 19; Proverbi 1:17), i sacrifici non avrebbero raggiunto un risultato appropriato, o adeguato (Ezechiele 6:10), allora accendere il fuoco per i sacrifici era tempo sprecato, inutile! 

Non avrebbe avuto senso, non avrebbe raggiunto il suo scopo, perché Dio non avrebbe gradito quei sacrifici bruciati con il fuoco sull’altare perché non erano secondo la Sua volontà! Gli animali avevano dei difetti!

È tempo sprecato se adoriamo Dio ipocritamente!

Pensiamo che Dio sia contento indipendentemente da quello che offriamo e come lo offriamo, ma non è così!

Il Signore dice: “Mio altare”, cioè qualcosa che appartiene a Lui! 

Quindi sottolinea le azioni dei sacerdoti molto grave!

“Altare” (mizbĕḥî) viene da un verbo (zāḇaḥ) che significa “macellare un animale”, di solito per un sacrificio, indica “il luogo del sacrificio” una struttura su cui venivano offerti sacrifici al Signore. (Per esempio Genesi 8:20; Esodo 20:26; Levitico 1:5; Numeri 3:26; Deuteronomio 12:27; Giosuè 8:30; Giudici 13:20; 1 Samuele 2:28; 2 Samuele 24:25; 1 Re 8:22; 1 Cronache 21:26; 2 Cronache 1:6; 6:12; Isaia 19:19; Ezechiele 40:46; Amos 9:1; Malachia 1:10; Lamentazioni 2:7; Neemia 10:35).

Il sistema sacrificale era il punto focale del culto già dai tempi di Noè che costruì un altare e offrì sacrifici all'uscita dall'arca (Genesi 8:20); i patriarchi costruirono altari e sacrificarono in vari punti lungo i loro viaggi: Abramo (Genesi 12:7,8; 22: 9); Isacco (Genesi 26:25); Giacobbe (Genesi 35: 7); Mosè (Esodo 24:4). 

Sul Monte Sinai, Dio comandò agli israeliti di costruire il tabernacolo e di includere due altari: un altare di bronzo nel cortile per il sacrificio di animali (Esodo 27:1–8; 38:1–7) e un altare d'oro all'interno del tabernacolo per bruciare incenso (Esodo 30:1–10; 37:25-29). 

Salomone (1 Re 6:20, 22; 8:64) ed Ezechiele (Ezechiele 41:22; 43: 13–17) seguirono un modello simile. 

“’Io non prendo alcun piacere in voi’, dice il SIGNORE degli eserciti”.

“Piacere” (ḥēp̄eṣ) indica “il desiderio”, “la gioia”, “l’estremo piacere”, “la delizia”, o “la soddisfazione” del Signore (1 Samuele 15:22; Isaia 53:10; Geremia 22:28; 48:38; Os 8: 8; Malachia 3:12; Salmo 1:2; 16:3; Giobbe 22:3; Proverbi 31:13; Ecclesiaste 5:3; 12:1,10). 

Il Signore non si compiace di questi sacerdoti perché non gli obbediscono, perché non fanno ciò che vuole Lui e come vuole Lui! E quindi non vuole più sacrifici inutili!

Prima di pensare all’offerta, e quindi al formalismo e al ritualismo, il popolo doveva ricordare che il Signore si compiace dell’obbedienza! 

Il Signore apprezza l'obbedienza e non il formalismo religioso!

“Nella genuina ‘religione’ biblica, l'obbedienza è fondamentale per avere una relazione vitale con Dio, in contrasto con la religione pagana, che cerca tale relazione attraverso il formalismo religioso” (Chisholm, R. B., Jr.).

Erano e sono i pagani che ricercano il formalismo religioso, cioè quella rigorosa ed esagerata osservanza esteriore della religione, con una corrispondente trascuratezza dello spirito interiore, quindi un atteggiamento che proviene dalla purezza e profondità del nostro cuore in sincerità (cfr. Matteo 5:8; Isaia 29:13, Matteo 15:9), con un amore (Giovanni 14:15) totale, radicale e assoluto (Deuteronomio 6:4-5;  Matteo 22:37), e il timore che dobbiamo avere nei riguardi di Dio che né il popolo e né i sacerdoti avevano, e che Dio si aspettava da loro (Malachia 1:6; Salmo 2:11; Deuteronomio 6:13), e che dovevano, e dobbiamo manifestare anche nell’adorazione (Salmo 5:7; 1 Corinzi 12:28). 

In 1 Samuele 15:22 leggiamo: “Samuele disse: ‘Il SIGNORE gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'ubbidire alla sua voce? No, l'ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni’”

Anche se i sacrifici li ha ordinati Dio, non sono un sostituto dell’obbedienza, l’obbedienza a Dio è meglio dei sacrifici, questo è molto sottolineato nei libri profetici (Isaia 1:10–11,13; Geremia 7:21–26; Osea 6: 6; Amos 5:21–24; Michea 6:6–8).

Questo versetto ci parla sull'importanza dell'obbedienza, della condotta morale e della giusta motivazione nei confronti dei sacrifici degli animali. 

Il senso del versetto è: “Sicuramente, obbedire a Dio è meglio che offrire sacrifici senza obbedire a Dio. E ascoltare ciò che Dio vuole che facciamo, è più importante che offrire a Dio sacrifici costituiti dal grasso dei montoni senza prestare attenzione a ciò che Dio ci dice".

I sacrifici offerti a Dio erano privi di significato quando non vi era obbedienza! 

Le parole di Samuele non sono un rifiuto categorico per gli olocausti e sacrifici degli animali; sono piuttosto un richiamo alla suprema importanza dell'obbedienza a Dio! 

Era sbagliato pensare: “Pecco tanto Dio poi mi perdono quando gli offro in sacrificio il montone”.

Così come oggi è sbagliato pensare: “Pecco tanto la grazia di Dio in Cristo mi perdona” (per esempio Romani 5:21-6:14).

Già altri profeti avevano ammonito con fervore l’ipocrisia del popolo; per esempio Isaia 1:10-18 dice: “ Ascoltate la parola del SIGNORE, capi di Sodoma! Prestate orecchio alla legge del nostro Dio, popolo di Gomorra!  ‘Che m'importa dei vostri numerosi sacrifici?’ Dice il SIGNORE; ‘io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri, io non lo gradisco.  Quando venite a presentarvi davanti a me, chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili?  Smettete di portare offerte inutili; l'incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l'iniquità unita all'assemblea solenne.  L'anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare.  Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue.  Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova!   -Poi venite, e discutiamo-, dice il SIGNORE: -Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana-‘”. 

Il popolo s’illudeva pensando di piacere a Dio offrendo sacrifici, partecipando all’adorazione pubblica e osservando le speciali feste israelite; ma poiché la loro vita quotidiana era piena di peccato, la loro condotta ipocrita religiosa era odiosa a Dio, Dio non prendeva alcun piacere nella loro adorazione!

Gli adoratori che Dio accetta sono coloro che gli sono obbedienti!

Non importa quanto era corretta la forma di adorazione, Dio non l'accettava a meno che le persone non mostrassero un corrispondente zelo per il giusto comportamento (Isaia 1:10-15).

Le persone dovevano abbandonare il proprio egoismo e iniziare a mostrare amore e onestà nei loro rapporti interpersonali quotidiani se volevano essere graditi a Dio (Isaia 1:16-17). 

Il Signore era pronto e in grado di purificarli, ma dipendeva da loro se lo avrebbe fatto. 

Dovevano essere disposti a smettere di compiacere se stessi e avere zelo nell’obbedire a Dio! (Isaia 1:18).

Perché dice il Signore degli eserciti? Consideriamo:

B) L’ importanza del nome di Dio: “Signore degli eserciti”.

In questo capitolo “Signore degli eserciti” è ripetuto otto volte, ventiquattro volte in tutto Malachia.

Citando questo nome in modo ridondante, il Signore mediante Malachia, vuole ricordare la natura di Colui che invia il messaggio in modo da porre attenzione e rimedio e la loro relazione con Lui; vuole ricordare ai sacerdoti ipocriti la grandezza di Dio e che con Lui non si può essere ipocriti e superficiali!

Prima di tutto consideriamo:

(1) L’associazione del nome

Il nome: “Signore degli eserciti”, cioè “Yahweh ṣĕbā'ôt” è associato alla teologia del culto, dell’adorazione a Dio, della Sua maestà regale (1 Samuele 4:4; 2 Samuele 6:2,18; Isaia 6:1-6).

Di Elcana, Samuele diceva: “Quest'uomo, ogni anno, saliva dalla sua città per andare ad adorare il SIGNORE degli eserciti e offrirgli dei sacrifici a Silo; e là c'erano i due figli di Eli, Ofni e Fineas, sacerdoti del SIGNORE” (1 Samuele 1:3). 

Il nome è legato anche al tempio di Gerusalemme, della dimora di Dio tra la Sua gente (per esempio 2 Samuele 7:8,26-27; Isaia 6:1-6), nella città di Dio (Salmo 48:8-9).

“Il Signore degli eserciti” è il Dio di Gerusalemme (Zaccaria 8:21-23) dove sarà adorato come Re (Zaccaria 14:16-17; Malachia 1:14).

Vediamo ora:

(2) La natura del nome

Cominciamo con:

(a) Il significato di “Signore”

“Signore” (Yahweh) è il nome con cui si è presentato a Mosè in Esodo 3:14-15, significa “Colui che è”!

L’accento principale di questo nome è posto sul messaggio di liberazione, di salvezza. 

“Signore” è considerato il nome del Patto, perché è il nome con cui Dio si è rivelato agli Israeliti per mezzo di Mosè quando entrò in alleanza con loro (Esodo 3:14-15; 6:2- 3; 15:1-13; 33:19; 34:6-7).

“Signore” implica essere una realtà dinamica, attiva, presente ed efficace, che subentra in scena, infatti, si è presentato a Mosè per intervenire nella vita del Suo popolo per liberarli dalla schiavitù in Egitto.

Così questo nome sottolinea e vuole ricordare, l’Iddio del Patto con cui il popolo era legato, con benedizioni e maledizioni in relazione al loro comportamento fedele, o infedele (Levitico 26; Deuteronomio 28).

Il Signore, in Malachia richiama i sacerdoti ad ascoltare e a dar gloria al Suo nome, altrimenti avrebbe mandato su di loro la maledizione secondo il Patto Mosaico (cfr. Malachia 2:10-16; 3:6-12; 4:4) che il popolo non stava osservando, devono prendere a cuore la cosa se vogliono essere benedetti (Malachia 2:1-2; cfr. Deuteronomio 28-30).

I profeti predicavano secondo il Patto! 

Indirizzavano il popolo a considerare il loro comportamento secondo la natura del Patto con il Signore!

(b) Il significato di “Eserciti”:

“Eserciti”:

Significa che il Signore usa come Suoi strumenti, come un esercito ben organizzato ciò che ha creato (cfr. Giudici 8:6, 9:29; Isaia 34:2).  

Uomini, popoli (per esempio Esodo 12:41; 1 Samuele 17:45; Isaia 10:5-6; 13:4-5), natura (per esempio Deuteronomio 4:19; 17:3; 2 Re 17:16; 21:3,5), angeli (per esempio 1 Re 22:19; Neemia 9:6; Salmo 103:21), sono al servizio del Signore, Lui è il capo degli eserciti terreni e celesti!

“Eserciti”:

2) Significa che Dio combatte per il Suo popolo (Salmo 24:7-10; Isaia 31:4-5; 37:16-37).

Dio ci tiene al Suo popolo!

Per esempio in Isaia 31:4-5 leggiamo: “Poiché così mi ha detto il SIGNORE: ‘Come il leone o il leoncello rugge sulla sua preda, benché una folla di pastori gli sia raccolta contro, non si spaventa alla loro voce, né si lascia intimidire dallo strepito che fanno, così scenderà il SIGNORE degli eserciti a combattere sul monte Sion e sul suo colle.  Come gli uccelli spiegano le ali sulla loro nidiata, così il SIGNORE degli eserciti proteggerà Gerusalemme; la proteggerà, la libererà, la risparmierà, la farà scampare’”.

John MacArthur scrive: “Nella sua difesa di Gerusalemme, il Signore sarà come un leone forte e determinato che non ha paura dei pastori che si sono radunati contro di lui. Il Signore è come una madre che volteggia sopra i suoi piccoli, pronta a tutto pur di proteggerli”.

Questo passo è contro il popolo nemico Assiro che sarà vinto non per mano d’uomo, ma per la potenza di Dio! (vv.8-9; cfr. Isaia 37:36).


La spada che fece cadere l'Assiria non era in alcun modo impugnata da un semplice uomo, ma era usata solo dalla mano potente di Dio!!

Chiunque attacchi il popolo del Signore si attirerà contro lo stesso fuoco! 

Il Signore combatterà contro di lui, in questo caso contro il popolo potente Assiro che niente e nessuno potrà proteggere.

I suoi capi saranno talmente sopraffatti dalla paura che fuggiranno. (cfr. Isaia 30:27-33).

In alternativa, o associato ai significati precedenti “eserciti”:

Significa potente, onnipotente 

“Eserciti” è stato interpretato come un plurale intensivo, quindi “Signore della potenza” o “Potente Signore”. 

“Signore degli eserciti” enfatizza così, l'invincibile potenza del Signore, la Sua grande potenza.

Questo denota la portata globale della potenza di Dio: è il Signore che ha tutti i poteri in cielo e in terra, visibili e invisibili, a sua disposizione e sotto il Suo controllo!

“Eserciti”, allora è la potenza complessiva degli eserciti del Signore.

Il potere del Signore degli eserciti è un potere regale, quindi “eserciti” indica una sovranità regale! (2 Samuele 6:2,18; Isaia 6:1-6; Geremia 48:15; 51:47; Zaccaria 14:16-17; Malachia 1:14).

H. Madl riguardo ‘eserciti’ dice che ha un valore unico e poi scrive: “Comunque si voglia intendere il significato di ṣebā'ôt, come ‘potenza complessiva degli eserciti’ di Jhwh, o come grande potenza, o ancora addirittura come ‘suprema dignità di questo Signore universale’, certo è che ṣebā'ôt ‘rimase costantemente il sublime e più splendido, o regale, nome proprio di Dio’”.   

Eppure il popolo e i sacerdoti non lo onoravano e non lo temevano come tale!

Questo nome ci parla della trascendenza, sovranità e potenza del Signore, la superiorità sovrana, l’immensa potenza del Signore, e in questo contesto sottolinea una validissima ragione per ascoltare la Sua parola, riportando alla mente del popolo appunto la caratteristica di chi è Dio!

Infine troviamo:

III IL DINIEGO DI DIO 

Dio rifiuta il culto ipocrita!

I profeti affermavano il culto nel tempio per mantenere la relazione con Dio (per esempio Isaia 2:2-3; Ezechiele 43:1-12; Aggeo 1:9), ma non il culto ipocrita!

Dio rifiuta le offerte fatte attraverso le mani dei sacerdoti, perché non solo le offerte erano inaccettabili, ma lo erano anche le persone che offrivano quelle offerte! 

I fuochi dell’altare sono "inutili" perché le offerte stesse sono un insulto, non esprimevano la vera devozione al Signore, avvelenavano piuttosto che favorire la relazione tra il popolo e Dio.

“E non gradisco le offerte delle vostre mani” può avere il senso di anche, quindi con enfasi che il Signore non gradisce anche le loro offerte, o nemmeno le loro offerte, o di conseguenza le loro offerte, il risultato come enfatico “infatti”.

“Gradisco” (ʾerṣeh – qal imperfetto attivo) indica “accettare con piacere”, “accettare favorevolmente”, “reagire favorevolmente”, “essere soddisfatto” e quindi considerare giusti e corretti i sacrifici. (Genesi 33:10; 2 Samuele 24:23; 2 Cronache 10:7; Salmo 44:4; 49:14; 51:18; 77:8; 119:108; Giobbe 33:26; Ecclesiaste 9:7; Geremia 14:10,12; Ezechiele 20:40–41; 43:27; Osea 8:13; Amos 5:22; Malachia 1:8,13).

Il Signore non accettava le loro offerte (minḥāh), cioè i sacrifici degli animali fatti a Lui (vv.8,13; per esempio Genesi 4:3–5; Esodo 29:41) dagli adoratori per fare l'espiazione dei loro peccati (per esempio Esodo 30:10; Levitico 1:4; 4:20; 17:11). 

Il peccato attira l'ira di Dio sul peccatore nelle varie forme del suo peccato (per esempio Esodo 22:22-24; Deuteronomio 6:14-15; Salmo 78:21-22; Ezechiele 8: 17-18; 23:27; Geremia 6:11–13; Romani 1:18).

Con più di 580 riferimenti all'ira di Dio nell’Antico Testamento, l'Israelita non doveva avere dubbi sulla forte disapprovazione di Dio per i peccati!

Ma nello stesso tempo Dio amava il Suo popolo di Dio; il Suo amore è stato mostrato in vari modi, anche attraverso i sacrifici per l’espiazione dei peccati e ristabilire la comunione con il Suo popolo.

La persona che offriva il sacrificio avrebbe portato l'animale al tempio (per esempio Levitico 1; 17)e l'avrebbe macellato lì; il sacerdote avrebbe cosparso il suo sangue sull'altare, e poi avrebbe bruciato le parti specificate dell'animale sull'altare. 

Il fumo di varie offerte è descritto come "sacrificio di profumo soave" (per esempio Levitico 2:2).

Ebbene quei sacrifici, quali potessero essere, non erano di profumo piacevole, ma puzzavano davanti a Dio!

Quindi queste offerte erano inutili, inefficaci nel loro scopo di ristabilire e rafforzare il rapporto di alleanza tra Dio e il suo popolo.

Dio non gradisce il culto se non è secondo la Sua volontà (cfr. Geremia 14:12; Ezechiele 20:40- 41; 43:27; Osea 8:13)

Questo passaggio ci fa capire che non possiamo offrire un culto a Dio a modo nostro e Dio lo accetterà. 

Dio mette in paragone la religiosità dei Giudei con quella fra le nazioni come dice al v.11. 

Non si capisce bene di chi sta parlando, il profeta, se di proseliti Gentili (Sofonia 2:11; 3:9), se di Giudei nella diaspora, ma comunque per il nome grande del Signore, in ogni luogo si offrono preghiere (cfr. Apocalisse 5:8; Ebrei 13:15-16) e si fanno offerte pure, tranne che a Gerusalemme!!!

Questo ci fa capire tre aspetti che dobbiamo evitare:

A) Noi dobbiamo evitare un’obbedienza parziale

I sacerdoti, ma anche le persone che portavano animali non idonei, non onoravano e temevano Dio, non erano obbedienti in modo completo.

I sacerdoti offrivano gli animali, ma non secondo come voleva il Signore!

Nei vv.6-8 leggiamo: “…Il SIGNORE degli eserciti parla a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome! Ma voi dite: ‘In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome?’  Voi offrite sul mio altare cibo contaminato, ma dite: ‘In che modo ti abbiamo contaminato?’ L'avete fatto dicendo: ‘La tavola del SIGNORE è spregevole’.  Quando offrite in sacrificio una bestia cieca, non è forse male? Quando ne offrite una zoppa o malata, non è forse male? Presentala dunque al tuo governatore! Te ne sarà egli grato? Ti accoglierà forse con favore?’ dice il SIGNORE degli eserciti”.

Secondo la legge di Mosè si dovevano sacrificare animali per il peccato, in questo erano obbedienti, ma era un’obbedienza parziale perché non offrivano animali sani e perfetti (Levitico 22:20–23; Deuteronomio 15:21).

Se noi non obbediamo a Dio al 100% significa che non lo stiamo onorando, temendo! Siamo chiamati a obbedire a Dio scrupolosamente (Giosuè 22:3-5; Luca 6:46).

Il rimprovero di Dio è un ammonimento per i credenti di oggi a non essere superficiali nel pensare di obbedire al Signore in modo superficiale, o addirittura a non obbedirlo proprio!           

Il secondo aspetto è:

B) Noi dobbiamo evitare la negligenza

Anche se in un periodo storico diverso e comunque con problemi diversi, ai sacerdoti e Leviti, Ezechia fa un appello in 2 Cronache 29:11: “Figli miei, non siate negligenti; perché il SIGNORE ha scelto voi affinché stiate davanti a lui per servirlo, per essere suoi ministri, e per offrirgli incenso”.

Non “siate negligenti” (tiššālû – nifal giussivo imperfetto passivo) è un appello alla volontà a servire sempre il Signore secondo i propri doveri davanti a Lui!

“Negligenti” è essere in una condizione, o avere la caratteristica di non essere all'altezza, indica non dare il giusto pensiero, starsene tranquilli, non partecipare, o preoccuparsi dei propri doveri, o al proprio lavoro.

Non siamo all’altezza quando non diamo il giusto peso, quando non partecipiamo all’opera di Dio, quando non ci preoccupiamo della gloria e dell’opera di Dio!

Non siamo all’altezza quando trascuriamo i propri doveri nel servire il Signore per avere una vita comoda, rilassata, a proprio agio, senza problemi, senza sacrifici!

Non siamo all’altezza quando siamo pigri nel servire il Signore!

Non siamo all’altezza quando siamo superficiali, distratti, sbadati nel servire il Signore e lo facciamo male come questi sacerdoti!

Fino a quel momento, i sacerdoti e i Leviti, ai tempi di Ezechia, avevano a lungo trascurato il loro dovere, ma era giunto il momento del rinnovamento. 

Nel tempio c’era ogni tipo di immondizia, i sacerdoti sono esortati dal re Ezechia a santificarsi e a santificare il tempio, a purificare il tempio, a togliere la spazzatura che c’era nel tempio (v.5), tutte le cose impure! 

Ezechia ricorda ai sacerdoti e ai Leviti la loro chiamata unica di essere stati messi da parte per servire il Signore (cfr. Deuteronomio 10:8; 18:5).

I sacerdoti e i Leviti sono stati scelti da Dio per servirlo, per essere Suoi ministri, sono chiamati ad agire perché il Signore aveva loro affidato la responsabilità del culto del tempio.

Ezechia vuole fare un patto con il Signore (v.10) prendere un impegno di consacrazione per purificare il tempio e per ristabilire il culto al Signore affinché l’’ira di Dio si allontanasse da loro.

Le persone e i sacerdoti che portavano animali non idonei ai tempi di Malachia, non erano diligenti, ma negligenti, non erano all’altezza del compito nel tempio, erano superficiali come molti oggi!

La superficialità che caratterizza questa società, l’abbiamo anche dentro la chiesa!

Quei sacerdoti erano negligenti nel loro rapporto con Dio e la Sua parola perché non seguivano tutto ciò che Dio diceva.

Erano negligenti perché offrivano gli animali non adatti e non esortavano le persone a portare sacrifici idonei, pensavano che non c'era bisogno di avvicinare il Signore degli eserciti con il rispetto necessario!

Prendi un impegno di consacrazione al Signore!

Se appartieni a Gesù Cristo anche tu sei un tempio del Signore e un Suo sacerdote nello stesso tempo (1 Corinzi 3:16; 6:19;1 Pietro 2:9) e siamo chiamati a essere santi (cfr. 1 Pietro 1:15-16)!

C’è della spazzatura nella tua vita che devi togliere?

Com’è il tuo rapporto con il Signore?

Non ti chiedo quanto tempo dedichi al Signore nel servirlo, perché la tua vita deve essere un servizio al Signore, ma ti chiedo: Com’è la tua vita di servizio? 

Come lo stai servendo?

Ti rendi conto della natura di Dio!

Ti rendi conto di chi è Dio? 

Allora agisci di conseguenza! 

Dio non approverà la tua superficialità, o tiepidezza, o ipocrisia religiosa!

Il terzo aspetto è:

C) Noi dobbiamo evitare di disprezzare Dio

I sacerdoti non offrivano il meglio degli animali disprezzando così il Signore! (vv.6-8,12,14).

Malachia 1:6 dice: “Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov'è l'onore che m'è dovuto? Se sono padrone, dov'è il timore che mi è dovuto? Il SIGNORE degli eserciti parla a voi, o sacerdoti, che disprezzate il mio nome! Ma voi dite: ‘In che modo abbiamo disprezzato il tuo nome?’”

Questi sacerdoti non stavano onorando Dio come loro Padre, non lo stavano temendo come loro Signore, lo stavano solo disprezzando!

Quando non diamo il meglio di noi stessi a Dio, lo stiamo disprezzando!!!!!

La parola “disprezzare” (bāzāh) significa “elevare altamente e sdegnosamente la testa”, implica svalutare qualcuno, vederlo come insignificante, quindi i sacerdoti non davano il giusto valore a Dio non dandogli il meglio! 

I sacerdoti vedevano il Signore degli eserciti insignificante!

Ora, se tu vedi Dio insignificante, forse non ti rendi conto di chi è Dio! 

Per te Dio è importante? Allora dai il meglio della tua vita!!

Sia il popolo e sia i sacerdoti non davano il meglio dei sacrifici: animali con difetti!

Che cosa stai offrendo tu al Signore? 

Come stai adorando il Signore?

Quanto di te stesso hai dato a Dio?

Dio vuole tutto di te!!! (cfr. per esempio Matteo 22:37)

CONCLUSIONE

Noi in questo passaggio abbiamo visto il modo come deve essere fatta l’adorazione.

A differenza della popolazione giudaica di Malachia, noi oggi abbiamo il sacrificio perfetto di Gesù Cristo (1 Pietro 1:19) che Dio accetta per i nostri peccati (Romani 3:23-25; 5:1-11).

Noi possiamo allora andare a Dio nel nome di Gesù ed essere accolti per la Sua intercessione (Giovanni 14:6; 8:31-34; 1 Timoteo 2:5).

Ma è chiaro, ciò che deduciamo da questo passo è: non tutta l’adorazione che è data a Dio è accettata da Dio!

Come deve essere fatta allora l’adorazione?

1) L’adorazione deve essere fatta come vuole Dio!

Se vogliamo che la nostra adorazione sia accettata deve essere fatta secondo la volontà di Dio! (cfr. Genesi 4:3-5; Giovanni 4:23-24).

Dio non prende alcun piacere in coloro che non lo onorano Dio!!

Oggi certe chiese sembrano più dei club che dei luoghi dove si adora e si serve Dio!

Meglio chiudere la chiesa se c’è un’adorazione ipocrita, meglio chiudere la chiesa se c’è una obbedienza parziale, meglio chiudere la chiesa se non diamo il meglio di noi stessi a Dio, se offriamo a Dio un culto irriverente, ipocrita, un’adorazione, o un servizio cristiano ipocrita, un servizio che non porta gloria a Dio!

Sarebbe meglio non professare di essere cristiani, piuttosto che essere cristiani ipocriti che non glorificano Dio dando così una brutta testimonianza!! (cfr. Romani 2:17-24; 2 Corinzi 6:3; Tito 2:5).

Infatti, Dio non solo non è onorato, ma quelli che si avvicinano saranno sviati, impareranno a essere ipocriti come noi se non adoriamo come vuole Dio!

La corruzione del sacerdozio porta alla corruzione del popolo, e Malachia sta parlando proprio del fallimento dei sacerdoti!

Malachia 2:7-8 dice: “Infatti le labbra del sacerdote sono le custodi della scienza e dalla sua bocca si ricerca la legge, perché egli è il messaggero del SIGNORE degli eserciti. Ma voi vi siete sviati, avete fatto inciampare molti nella legge, avete violato il patto di Levi», dice il SIGNORE degli eserciti”.  (cfr. Matteo 23:15).

Care sorelle e cari fratelli l’avvertimento è anche per noi oggi!

Una cattiva testimonianza, un insegnamento falso, può portare una persona lontana da Dio, mentre noi siamo chiamati a essere sale e luce del mondo! (Matteo 5:13-16)

2) L’adorazione deve essere fatta tenendo presente che Dio trova piacere quando siamo completamente obbedienti

Dio vuole che gli obbediamo al 100%.

Il popolo di Giuda e i sacerdoti, obbedivano a Dio, perché offrivano i sacrifici, ma la loro obbedienza era parziale, perché obbedivano solo in parte, offrivano animali con difetti e malattie!

Anche l’obbedienza degli scribi e dei farisei era parziale, pagavano la decima della menta, dell’aneto e del comino e trascuravano le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede; queste erano le cose che dovevano fare, senza tralasciare le altre (Matteo 23:23).

Gesù li ha chiamati: “Ipocriti!”

Corriamo il rischio di concentrarci su alcuni aspetti della legge morale e ne trascuriamo altri!

Dio non contento dell’obbedienza parziale!

3) L’adorazione deve essere legata alla priorità

Quando per una persona Dio è secondario, non è importante, Dio non prende piacere nell’adorazione di questa persona!

Il popolo giudaico e i sacerdoti offrendo sacrifici non idonei stavano affermando che Dio per loro non era così importante!

Malachia qui condanna i rituali di adorazione dei Giudei, come avevano fatto Amos, Osea, Michea, Isaia e Geremia prima di lui, perché gli adoratori non davano la giusta adorazione a Dio perché non riconoscevano ciò che era veramente Dio!

L’adorazione a Dio deve avere la priorità con il dare il meglio di noi stessi e non lo scarto!

Quando diamo a Dio il peggio di noi stessi, gli stiamo comunicando che Lui per noi non è importante!!

4) L’adorazione non deve essere legata alla superficialità

Il popolo giudaico e i sacerdoti al tempo di Malachia erano molto superficiali.

Se noi pensiamo che Dio non badi alla nostra superficialità, mediocrità, ci stiamo sbagliando!

Dio non ha accettato la superficialità con cui i sacerdoti hanno offerto i sacrifici!

È importante adorare Dio, ancora importante è come lo adoriamo!

Questo brano sfida l'atteggiamento disinvolto con cui spesso si adora Dio.

Come stai adorando Dio?











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