Passa ai contenuti principali

Salmo 73:23,25: La consacrazione a Dio

 Salmo 73:23,25: La consacrazione a Dio

Ciò che Dio vuole da una persona non è l’abilità, o il successo, Dio vuole l’intera persona, vuole la nostra completa consacrazione!

Frances Ridley Havergal poetessa e scrittrice inglese (1836-1879) ha ricevuto Cristo quando era giovane, ma c’è voluto del tempo affinché capisse il segreto della vita cristiana.

Lei diceva: “Avevo sperato che nel mio viaggio fosse stata raggiunta una specie di altopiano, dove avrei potuto camminare un po' nella luce, senza la successione stanca di roccia e fossato, rupe e palude, inciampando e lottando; ma mi sembra di essere tornata indietro in tutte le vecchie difficoltà del cammino, con molti aggravamenti peccaminosi. Penso che la grande radice del mio problema e della mia alienazione sia che non mi arrendo senza riserve a Dio; finché questo non sarà fatto non conoscerò pace. Ne sono sicura”.

Questa scrittrice aveva lottato per molti anni, tra la tensione del consenso delle grandi folle di Londra che amava il suo canto, e la direzione dello Spirito Santo. Poi un giorno, all'età di 36 anni, lesse un opuscolo intitolato: “Tutto per Gesù”, che sottolineava l'importanza di fare di Cristo il Re di ogni angolo e cubicolo della propria vita. Frances fece una nuova, completa consacrazione a Dio. Anni dopo la sorella gli chiese della sua consacrazione e lei rispose: “Sì, era la domenica di Avvento, il 2 dicembre 1873, vidi per la prima volta chiaramente la beatitudine della vera consacrazione. L'ho visto come un lampo di luce elettrica. Ci deve essere piena resa prima che ci possa essere piena beatitudine. Dio ti ammette dall'uno nell'altro. Me l'ha mostrato molto chiaramente”.

Poco dopo, Frances si trovò a trascorrere diversi giorni con dieci persone, alcune delle quali non convertite, e altri di loro cristiani non completamente arresi al Signore. Lei pregò: ”Signore dammi tutti in questa casa”. Prima che se ne andasse, tutti e dieci diventarono cristiani. L'ultima notte della sua visita, Frances, troppo eccitata per dormire, scrisse il canto: "Inno di consacrazione", che divenne il tema della sua vita. Ha preso sul serio le sue parole e pregava sinceramente secondo queste parole ogni 2 dicembre, apportando modifiche al suo stile di vita, se era necessario. La prima parte dice:

“Prendi la mia vita e lascia che sia,

Consacrato, Signore, a te;

Prendi le mie mani e lasciale muovere

Su impulso del tuo amore”.

Il salmo 73 è una riflessione sulla sofferenza dei giusti e sulla prosperità dei malvagi (Cfr. Salmi 37, 49; Giobbe). 

Non si capisce bene se è una sua sofferenza personale dell’autore Asaf subita da parte di certi malvagi, oppure se la sofferenza del salmista è per la prosperità dei malvagi e l'ingiustizia nel mondo in generale. 

A un certo punto della sua vita, Asaf era invidioso e indignato verso i prepotenti, verso la prosperità dei malvagi.

La sua vivida descrizione dei malvagi lo spinge a una sofferenza maggiore finché non entra nel santuario di Dio e considera il Suo giudizio sui malvagi; si consacra a Dio, affermando di essere stato preso da Dio, che lo guiderà e poi lo accoglierà in gloria!

Nei vv.23 e 25 vediamo la perseveranza e la priorità di Asaf.

Cominciamo a considerare:

I LA PERSEVERANZA (v.23) 

“Ma pure io sono sempre con te”.

Qui vediamo una transizione tra il precedente stato mentale di Asaf e il suo attuale benessere spirituale e mentale. 

Il v. 23 inizia con l’avversativo “ma”, descrive un doppio contrasto, prima con i malvagi che sono lontani da Dio (cfr.vv.3-9,27), e poi contro i propri dubbi e lotte interiori come vediamo nel v.22, quando il salmista si è umiliato davanti a Dio e descrive il suo momento di crisi, la sua amarezza e si sentiva trafitto internamente, era insensato e senza intelligenza, come una bestia perché pensava che Dio non operasse contro i malvagi, i prepotenti che prosperavano. Ma ora dice: “Ma io sono sempre con te”. 

Il “Ma” è allora un doppio contrasto: una ferma certezza della vera prosperità della comunione con Dio contro l’apparente prosperità dei malvagi e il contrasto della ferma certezza di fede contro i propri dubbi e lotte interiori!

Il “Ma” ci parla del trionfo della fede, della ferma e durevole comunione con Dio contro le apparenze! 

“Ma pure io sono sempre con te” richiama l'attenzione sulla totale trasformazione dell'atteggiamento di Asaf e ci fa fermare a riflettere.

Asaf parla della costante comunione con Dio. 

La dichiarazione di Asaf ci ricorda la realtà della relazione reale con Dio.

Asaf si rende anche conto che era con Dio e Dio era con lui anche durante la sua crisi, la sua confusione e oscurità interiore.

Il suo incontro con Dio nel santuario (v.17) ha stimolato e rafforzato la sua fede, ha risvegliato il salmista a una profonda consapevolezza dell'immenso dono della presenza divina, non ci può essere dono più grande di questo!

Phillips, R. D. a riguardo scrive: “Qui, Asaf fornisce una delle chiavi della stabilità e della crescita cristiana. Quando naufraghiamo, quando abbiamo perso il senso dell'equilibrio e abbiamo iniziato a cadere a causa del dubbio, o dello scoraggiamento, o quando non possiamo più ricordare perché una volta eravamo così sicuri e felici come cristiani, cosa ci permette di riconquistare la nostra posizione? La risposta è: "Sono andato nel santuario di Dio" (Salmo 73:17)”.

È nel santuario di Dio, nella comunione intima con il Signore, che c’è un cambiamento di prospettiva, che vediamo tutto dalla giusta prospettiva, che ci allineiamo alla volontà di Dio!

Il salmista andò alla presenza di Dio, nel tabernacolo, e questo incontro lo portò in una prospettiva che ignorava, o aveva dimenticato!

Quando non frequentiamo la chiesa, o andiamo in chiesa passivamente, o trascuriamo la comunione con Dio, è più facile che cadiamo nei dubbi, nello scoraggiamento, è più facile che cadiamo nel peccato a causa del nostro indebolimento spirituale dovuto proprio alla mancanza di comunione intima con Dio!

Pertanto impegniamoci a non trascurare la comunione con Dio!

Se vogliamo prosperare spiritualmente come cristiani dobbiamo essere costanti nell’andare nel santuario, nella chiesa e partecipare attivamente per sperimentare la comunione intima con Dio!

Martyn Lloyd-Jones diceva: “Le persone che trascurano la partecipazione alla casa di Dio non solo non sono scritturali - lasciatemelo dire senza mezzi termini - sono sciocchi. La mia esperienza nel ministero mi ha insegnato che coloro che sono meno regolari nella loro presenza sono quelli che sono più turbati da problemi e perplessità”.

Con la partecipazione al culto ci concentriamo su Dio e distogliamo la mente dai problemi e dai pensieri confusi, siamo rafforzati contro i peccati. 

In questo modo le cose le vediamo nella giusta prospettiva, le vediamo correttamente come vuole Dio.

Quando Asaf entrò nel santuario fu il primo passo nella sua ripresa spirituale. 

Anche noi dobbiamo andare continuamente davanti a Dio perché è lì che c’è la nostra crescita spirituale, o l’inizio del recupero spirituale.

Mentre prima Asaf invidiava i prepotenti, i malvagi che prosperavano, ora si rende conto che Dio è la benedizione più grande, niente può essere paragonato alla vera ricchezza che si trova in Lui!

Dio è la vera benedizione contro la quale le benedizioni mondane dei malvagi sono come nulla!

I vv. 23-26, ci parlano di perseveranza, Asaf rimane sempre con Dio! 

Anche nei suoi momenti più bui Asaf è continuamente con il Signore, perché il Signore è continuamente con Asaf, lo aveva preso per mano! Asaf riconosce questo!

“Tu mi hai preso per la mano destra”. 

James Montgomery Boice scriveva: “Dopo essere andato nel santuario e aver recuperato un vero equilibrio spirituale con una nuova visione del destino dei malvagi e della sua mancanza di comprensione spirituale, Asaf ora riconobbe anche che Dio è stato con lui da sempre e in effetti lo sarebbe sempre stato”.

Se un credente persevera, il motivo è perché Dio lo aveva preso per la mano destra.

Asaf, e quindi ogni cristiano, è sempre con Dio, perché in realtà, Dio è sempre con noi, perché Dio è attivo sostenendoci non solo emotivamente, ma anche praticamente.

Ci possono essere momenti di dubbi, di confusione, turbolenze nella vita di un credente, ma andrà sempre avanti passo dopo passo e se cadrà, si rialzerà per grazia di Dio, perché Dio lo ha preso per la mano destra! (Salmo 37:24: Proverbi 24:16).

Non importa quello che era successo, non importa quello che avrebbe potuto passare, Asaf era sempre con Dio, e questo era dovuto a Dio che lo aveva preso per la mano destra!

Lasciati a noi stessi, certamente ci allontaneremo dal Signore!

Albert Barnes scriveva riguardo Asaf: “Tuttavia, io sono continuamente con te. Sono custodito presso di te nella terra dei viventi; mi è permesso dimorare alla tua presenza; mi è permesso sperare nella tua misericordia. Nonostante le mie opinioni basse e indegne, nonostante i miei dubbi sulla giustizia dell'amministrazione Divina, nonostante la mia invidia per la prosperità dei malvagi e il mio spirito di lamentarmi contro Dio, non sono allontanato da Dio; non sono bandito dalla sua presenza, né tagliato fuori dal suo favore. Ebbene, possiamo meravigliarci quando riflettiamo sui nostri pensieri su Dio, che egli non è risorto nella sua ira e ci ha banditi dalla sua presenza nei secoli dei secoli”.

Dio ci ha preso per mano e ci guida e poi ci accoglierà in gloria! (v.24).

Niente e nessuno interrompe la relazione definitivamente del vero credente con Dio! (cfr. per esempio Romani 8:28-37).

Il vero credente persevera nel Suo rapporto con Dio e quindi non perderà la salvezza!

Quando si parla di “perseveranza dei santi” in teologia, si riferisce alla sicurezza eterna di tutti i veri credenti in Cristo (per esempio Giovanni 6:37; 10:28; 17:6-11; Romani 8:31-39); una volta che una persona è stata salvata, non può successivamente perdere la salvezza. 

Anthony Thiselton scrive: “La perseveranza dei santi insegna esplicitamente che la grazia di Dio opera così efficacemente nel cuore dei credenti che Dio porterà a compimento questo processo e che nessun vero credente può essere ‘perso’ alla fine”.

Altri sostengono che la salvezza si può perdere e solo coloro che perseverano fino alla fine saranno salvati, citando diversi versetti della Bibbia (per esempio Luca 8:9-15; Galati 5:4; Ebrei 2:1-4; 3:7-4:13; 6:4-6).

Come si possono allora conciliare questi versetti che in apparenza si contraddicono?

Intanto vediamo che la fiducia che si esprime in questa confessione del Salmo, si basa sulla fedeltà e sull'affidabilità di Dio e questo è confermato da altri passi della Bibbia.

Dio non si allontanerà mai da noi, ma ci manterrà, conserverà e ci difenderà, e d'altra parte, un vero cristiano che Dio ha salvato in Cristo, persevererà fino alla fine (cfr. Matteo 10:22; 24:13).

Una persona che dice di aver creduto e si allontana, non è mai stato salvato da Gesù Cristo (cfr. Ebrei 10:37-39; 1 Giovanni 2:19).

John Murray diceva: “La perseveranza dei santi ci ricorda con forza che solo chi persevera fino alla fine è davvero santo”.

La perseveranza è la prova della genuinità della fede!!

Se Dio ci lascia a noi stessi sicuramente ci allontaneremo da Lui.

Ma Gesù Cristo ha pregato per noi (Giovanni 17), è morto e risorto per noi credenti e ravveduti, per garantire la nostra salvezza (Giovanni 6:39-40; Romani 8:32-34; Ebrei 7:24-25), ha mandato lo Spirito Santo, con il quale ci ha suggellati e garantisce la nostra salvezza (Efesini 1:13-14; 4:30) e quindi la nostra fede non fallirà (Ebrei 10:37-39). 

Se i veri cristiani non perseverassero fino alla fine e perdessero la loro salvezza, allora sia Gesù che lo Spirito Santo fallirebbero, e questo non è possibile!

Dio persevera con i Suoi santi, porterà a termine il Suo piano di salvezza (Filippesi 1:6), ci renderà saldi fino alla fine per essere irreprensibili al ritorno di Gesù Cristo (1 Corinzi 1:8; 2 Corinzi 1:21) e così anche i veri cristiani stessi perseverano, non si tirano indietro anche sotto pressione delle prove (Giacomo 1:3-4; 1 Pietro 1:6-9; 5:10).

I santi, i fedeli cadono, peccano, ma non sono però completamente abbattuti, ritorna al Signore come il figliol prodigo (Luca 15:11-24) perché il Signore lo sostiene prendendolo per mano come dice questo passo e anche il Salmo 37:24 (cfr. Salmo 55:22).

Dobbiamo stare attenti, quindi, a dare giudizi affrettati su una persona che si allontana dalla fede, dicendo per esempio che se ha peccato non è mai stata, o stato un credente; non conosciamo tutto di quella persona e non sappiamo nemmeno se ritornerà, ma se ha sperimentato veramente Dio certamente ritornerà!

Dio sembra permetter l’allontanamento, ma non ci permette mai di allontanarci definitivamente, ci tiene per la mano destra, ci trattiene a sé!

Martyn Lloyd Jones racconta questa storia: “Ricordo un uomo che io e altri eravamo abbastanza certi fosse cristiano. Ma è arrivato un momento in cui abbiamo dovuto guardare quell'uomo fare cose terribili. Si era dato a una vita di ubriachezza e immoralità. Si convertì e divenne un buon cristiano. Crebbe spiritualmente in modo sbalorditivo. Ma quell'uomo in seguito ha fatto delle cose terribili. Divenne di nuovo colpevole di adulterio. Peggio ancora, ha derubato la propria moglie e si è comportato completamente in un modo spregevole. Molte persone cominciarono a dire che quell'uomo non era mai stato cristiano. Ma ho detto, nonostante tutto, 'Quest'uomo è ancora un cristiano; anche se è ritornato alle sue vecchie abitudini. Egli non ha intenzione di porre fine alla sua vita in quel modo’. Andò di male in peggio, e la gente disse: 'Ora ammetti che quest'uomo non è cristiano?' Dissi: 'Quest'uomo è un cristiano; sta vivendo all'inferno in questo momento, ma tornerà’. E, grazie a Dio, è tornato; ed è ancora fermo e gioire ancora una volta nella sua fede. Cadde, ma non fu completamente abbattuto”.

Sempre nel Salmo 37:28 è scritto: “Poiché il SIGNORE ama la giustizia e non abbandona i suoi santi; essi son conservati in eterno; ma la discendenza degli empi sarà sterminata”. (cfr. Salmo 66:9; Proverbi 18:10, Geremia 32:40).

Nel Nuovo Testamento vediamo che chi crede sinceramente in Gesù Cristo ha vita eterna e non avrà vita eterna! (Giovanni 3:15-16,18,36; 4:14; 5:24; 6:40,44,47,54; Giovanni 11:25-26; 1 Giovanni 5:11-13). 

Il Dio immutabile (Romani 11:29), mantiene i veri cristiani nella fede, impedisce loro si perdersi (Giovanni 10:27-30; 1 Corinzi 10:13; 2 Timoteo 1:12; 1 Pietro 1:5; Giuda 24).

Pertanto, se è vero che i credenti persevereranno fino alla fine, allora è altrettanto vero che devono perseverare fino alla fine!

Tutte le esortazioni o avvertimenti che troviamo nella Bibbia, è uno dei mezzi che lo Spirito Santo, attraverso gli scrittori, usa perché i cristiani non cadano in uno stato di falsa sicurezza, e quindi il vivere una vita non coerente con la loro chiamata! 

La salvezza in Cristo, determina la nostra perseveranza, il cristiano salvato è attivo nella sua perseveranza con fede (cfr. Matteo 10:22; 24:13; Colossesi 1:22-23; Ebrei 10:37-39) e santità (2 Corinzi 6:16-7:1; Ebrei 12:14); deve perseverare negli insegnamenti di Cristo (Giovanni 8:31; 15:7; 2 Tessalonicesi 2:15; 2 Giovanni 9),  deve obbedire ai Suoi ordini (Giovanni 14:15, 21, 23); devono essere costanti nella preghiera (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2; 1 Tessalonicesi 5:17; Ebrei 4:16); deve essere vigili (Luca 21:36; 1 Pietro 5:8; 2 Pietro 3:17), deve mantenere la fermezza della franchezza, della speranza e della fede (1 Corinzi 16:13; Colossesi 1:23; Ebrei 3:6; 4:14; 10:23; 1 Pietro 5:9,12; Apocalisse 2:25; 3:11; 13:10; 14:12). 

Il credente, inoltre, deve essere paziente nell'afflizione (Romani 12:12; Ebrei 10:32), deve combattere contro il peccato (Efesini 6:11–15; Ebrei 12:4), deve resistere al Diavolo (Efesini 4:27; 6:11; Giacomo 4:7; 1 Pietro 5:8–9). 

Il credente deve proseguire e avere come obbiettivo il traguardo celeste (Filippesi 3:12-14). 

Mentre si impegnano a fare tutto quello che ho detto prima, il credente si concentra sulla persona di Gesù (Ebrei 12:2) e cerca di essere fedele a Lui (Apocalisse 14:12).

Nella consacrazione vediamo:

II LA PRIORITÀ (v.25) 

“Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te”.

Si dice che qualcuno abbia chiesto a un violinista alla Carnegie Hall di New York come fosse diventata così abile. Ha detto che era per "negligenza pianificata". Questa violinista aveva pianificato di trascurare tutto ciò che non era correlato al suo obiettivo.

Noi dobbiamo avere una negligenza pianificata su ciò che non è il nostro obbiettivo!

Quindi se Dio è il nostro obbiettivo, se deve essere al primo posto, tutto ciò che non glorifica Dio, deve essere trascurato, perché stai mettendo Dio in secondo piano!

Per il salmista Dio aveva il primo posto! Così lo sarà per tutti coloro che amano il Signore!

Questo elimina tutte le altre cose, o persone, o divinità per la nostra felicità, o gioia che mettiamo al posto di Dio.

La pienezza della vita si trova in Dio, nel conoscerlo e nel dilettarsi nell'eccellenza del Suo carattere, nel godere della sua persona. 

Essere alla presenza di Dio, godere della comunione con Lui, è una benedizione più grande di qualsiasi cosa si possa immaginare (cfr. Salmo 16:11; 27:4; 84:1–2, 10)

Nella priorità vediamo:

A) La normalità

Molto probabilmente, la prova ultima del vero cristiano è che egli desidera Dio più di qualsiasi altra cosa!

Più dei soldi, più del sesso, più del successo, più della fama, più delle persone, più degli hobby, più del lavoro, più di noi stessi, più dei nostri familiari, più dei nostri piaceri!

Una persona, una volta che sperimenta veramente Dio, a causa del suo rapporto con Dio, non potrà mai godere di nient'altro! 

Ciò che dona Dio in Cristo, non lo dona niente e nessuno!

Le cose vecchie sono passate, sono diventate nuove (2 Corinzi 5:17), le cose di questo mondo non hanno più il fascino e il valore che una volta sembravano avere per chi ha una relazione profonda e intima con Dio!

Leo Tolstoj, l'eminente scrittore russo, racconta come sia passato dal male al bene: "Cinque anni fa la fede è venuta da me, ho creduto nella dottrina di Gesù, e tutta la mia vita è stata improvvisamente cambiata. Non desidero più ciò che prima avevo desiderato e, d'altra parte, ho cominciato a desiderare ciò che non avevo mai desiderato prima. Ciò che prima appariva buono ai miei occhi era cattivo, e ciò che prima appariva cattivo era buono".

Per il salmista Dio era al primo posto in un modo esclusivo e assoluto sia in cielo e sia sulla terra.

Quest'uomo non solo desiderava Dio stesso, ma non desiderava altro che Dio! 

Rispetto alla sua precedente agitazione e scoraggiamento, il salmista manifesta un profondo e completo cambiamento di emozioni. 

La priorità si riferisce:

B) All’universalità

“Cielo” e “terra” è un modo di dire per indicare l'intero universo.

“Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te”, ci parla della meravigliosa verità che Dio e Dio solo è tutto ciò di cui il salmista ha bisogno!

Ma questo vale anche per noi oggi!

L'unica cosa che conta veramente per noi cristiani è Dio. 

Lui è tutto ciò che abbiamo, ma è anche tutto ciò di cui abbiamo bisogno!

Questa frase ci dice che non ci può essere tesoro più grande di Dio!

Chi ha Dio, ha tutto! 

Dio è eterno e immutabile! L’Onnipotente fedele! Il Dio di ogni grazia!

Santa Teresa d’Avila diceva: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta! Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore, perderlo, il tuo dolore, non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai in una grande pace”. 

(1) Il salmista in cielo non ha altri che Dio!

“Chi ho io in cielo fuori di te?” è una frase forte, audace, come se Dio fosse di possesso del salmista, non è Dio che possiede l’uomo, ma è l’uomo che possiede Dio.

Nella relazione così intensa il salmista non ha nessun altro in cielo se non solo Dio, nessun santo, nessun angelo, nessun membro del consiglio celeste, nessun’altra divinità pagana!

Se per i popoli pagani vi erano altre divinità, per il salmista c’è solo Dio, il Signore.

In Esodo 15:11 è scritto: “Chi è pari a te fra gli dèi, o SIGNORE? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi?”

Il Salmo 89:6 dice: “Poiché chi, nei cieli, è paragonabile al SIGNORE? Chi è simile al SIGNORE tra i figli di Dio?”

“In cielo”, in realtà è “cieli” (šāmāyim -nome maschile plurale), ed è la dimora di Dio (1 Re 8:30, 32).

Il cielo è il trono del Signore, la terra è lo sgabello dei Suoi piedi, una bellissima metafora della sovranità di Dio sull'universo (Isaia 66:1). 

Dio non è semplicemente un abitante in cielo, ma è il Dio del cielo (Genesi 24:3; 2 Cronache 36:23; Esdra 1:2).

(2) Il salmista sulla terra non ha altri desideri che Dio!

“Non desidero che te” è in enfasi.

Il salmista evidenzia che desidera solo Dio!

La Bibbia ci ricorda di amare il Signore, il nostro Dio con tutto cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, con tutta la mente (Deuteronomio 6:5; Matteo 22:37), quindi amare Dio in modo radicale, esclusivo e totale!

Una delle cause del decadimento del cristianesimo è dovuto alla mancanza di desiderio spirituale radicale, esclusivo e totale di Dio, manca la passione e lo zelo di Dio e per Dio!

Riguardo i desideri qualcuno ha detto: “Spesso desideriamo la maggior parte di ciò che non dovremmo avere”.

Ci sono desideri buoni e cattivi, desideri importanti e altri non importanti, ma c’è un desiderio su tutti che dobbiamo avere: quello di Dio!

Girolamo ha detto: “La vita di un cristiano è uno stato di santo desiderio”.

Non so a che cosa si riferisse, ma di sicuro la vita di un cristiano inizia, continua e finisce con il desiderio di Dio!

Notate, il salmista non sta dicendo a Dio: “Desidero ciò che tu mi dai”, ma desidera la persona stessa di Dio!

Molte persone cercano Dio perché desiderano ricevere qualcosa da Dio, pensando che sia una specie di maggiordomo che soddisfa tutti i nostri desideri, Dio stesso deve essere desiderato e non i doni che ci dà!

Il verbo “desidero” (ḥāpaṣtî- qal perfetto attivo) indica un’azione completata.

La parola ebraica “desiderio” (ḥāpaṣtî) significa un volere fortemente, possedere (cfr. Deuteronomio 25:7), o deliziare, provare piacere (Salmo 40:6; 51:16,19), avere una predilezione o affetto (Numeri 14:8); la gioia in una persona (Genesi 34:19; 1 Samuele 18:22; Ester 2:14).

Questa parola è usata nell’Antico Testamento per indicare l’amore sentimentale (Genesi 34:19; Deuteronomio 25:7-8).

Nel Salmo 16:2 riconosce Dio come suo Signore e dice che non ha altri beni all’infuori di Lui.

Sempre nel Salmo 16:8 è scritto: “Io ho sempre posto il SIGNORE davanti agli occhi miei; poich'egli è alla mia destra, io non sarò affatto smosso”.

Nel Salmo 42:1-2 il salmista dice: “Come la cerva desidera i corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio.  L'anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente; quando verrò e comparirò in presenza di Dio?” (vedi anche Salmo 63:1-8; 143:6; Isaia 26:8-9).

Gesù dice in Luca 14:26: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo”.

"Odiare" (misein) è il contrario di "amore" (agapao); ma il senso dell’odio non è odio, il voler male, ma è un modo di dire ebraico per indicare che Gesù deve essere amato più di qualsiasi persona a noi cara: padre, madre, moglie, fratelli, sorelle e anche la propria vita.

“Odiare” in questo contesto significa subordinare l’affetto dei familiari e se stessi, la propria vita, a quello di Cristo. 

Il senso è amare di meno (Cfr. Genesi 29:30-31; Deuteronomio 21:15; Matteo 10:37).

Il Signore deve avere la priorità anche sugli affetti familiari, persino della nostra vita stessa!

CONCLUSIONE

La consacrazione a Dio è perseverante e prioritaria!

Una persona che si dice di essere cristiana non può dire di avere fede e di comportarsi come gli pare, ma persevera e mette Dio sopra ogni cosa!

La consacrazione va rinnovata ogni giorno!

Dio deve essere messo al primo posto in ogni area della tua vita!

Allora rinnova la tua consacrazione al Signore in questo momento!

Prega il Signore che ti aiuti a metterlo al primo posto ogni giorno!

E quando la mattina ci alziamo preghiamo che possiamo metterlo al primo posto nel giorno che abbiamo davanti!

La consacrazione va rinnovata ogni giorno!

Ma attenzione, la tua preghiera per la tua consacrazione, le parole della consacrazione di te stesso a Dio significa fare sì che ogni atto successivo esprima tale consacrazione.

La consacrazione non deve essere solo a parole, ma anche con i fatti ogni giorno e in ogni momento!

Che possiamo fare nostre le parole del celebre studioso Matthew Henry che s’impegnava nella consacrazione; questo atto di consacrazione gli era stato insegnato da suo padre.

“Prendo Dio Padre come il mio Dio;

Prendo Dio il Figlio come il mio Salvatore;

Prendo lo Spirito Santo come il mio Santificatore;

Prendo la Parola di Dio come la mia regola;

Considero il popolo di Dio il mio popolo;

E con la presente dedico e consegno tutto me stesso al Signore,

E lo faccio deliberatamente, liberamente e per sempre.

Amen”.


Commenti

Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”. In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore.

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti. Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante. Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle. In questa parabola vediamo in primo luogo: