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Luca 19:1-5: Il contesto della conversione di Zaccheo

 Luca 19:1-5: Il contesto della conversione di Zaccheo 
L'incontro di Gesù con Zaccheo giunge al termine del viaggio verso Gerusalemme.

La conversione di Zaccheo illustra il frutto (la salvezza) del pentimento e della fede, come anche la folla come un ostacolo per vedere Gesù, come lo era la cecità per il cieco che Gesù ha guarito prima di entrare a Gerico (Luca 18:35-43). 

L'enfasi in questo racconto della conversione di Zaccheo è un’illustrazione che le cose impossibili agli uomini come la salvezza di una persona ricca, è possibile per Dio, come vediamo nell’incontro del giovane ricco con Gesù (Luca 18:18-30).

La conversione di Zaccheo ci parla dell'iniziativa di Gesù nel cercare e trovare appunto Zaccheo per salvarlo (Luca 19:10).

La storia di Zaccheo è il secondo evento di Gerico che descrive gli elementi della conversione, o del ravvedimento, l’altro è del figliol prodigo.

Nel contesto della conversione di Zaccheo vediamo prima di tutto:

Osea 2:6-7: La logica conclusione delle azioni idolatriche d’Israele

Osea 2:6-7: La logica conclusione delle azioni idolatriche d’Israele
Una strana pianta chiamata “nardoo” (marsilea) cresce nei deserti dell'Australia centrale. È come una felce, e gli indigeni mangiano i suoi semi quando non possono ottenere altro cibo. Una proprietà peculiare è che soddisfa e produce una piacevole sensazione di benessere, ma non nutre.
Un gruppo di esploratori, attraversando questo deserto centrale, una volta rimase senza cibo. Il loro leader, il capitano King, raccomandò il nardoo poiché sapeva che i nativi lo mangiavano. Giorno dopo giorno se ne cibavano. All'inizio si sentivano soddisfatti, ma presto le loro forze cominciarono a venir meno. Alla fine li ha uccisi. L’unico sopravvissuto è stato trovato sotto un albero e ha raccontato la storia.

Gli idoli possono dare una parvenza di benessere, ma portano alla morte spirituale! Non nutrono veramente la nostra anima!

In risposta alla dichiarata determinazione di seguire altre divinità, il Signore decide di opporsi ai movimenti ribelli d’Israele; gli impedisce di trovare i suoi amanti spirituali in modo che il Suo popolo ribelle capisca la futilità dell'idolatria.

"I messaggi espliciti di Osea sono quelli di una divinità sconcertata" (Landy).

Dio era sconcertato per l’idolatria, o l’adulterio spirituale del Suo popolo!

Esodo 17:8-13 La vittoria d’Israele su Amalec

 Esodo 17:8-13 La vittoria d’Israele su Amalec 
Molti pensano alla preghiera come ultima risorsa, una sorta di ultimo disperato sforzo quando tutto il resto fallisce e si conclude con la frase: "Non ci rimane altro da fare che pregare”.
Come ci ricorda questa storia la preghiera è un’azione che va fatta subito, o prima e durante di ogni cosa!
John Blanchard scrive: “Abbiamo bisogno di più cristiani per i quali la preghiera è la prima risorsa, non l'ultima”.
Subito dopo aver superato la difficoltà della carenza d'acqua si presenta un'altra difficoltà: l’attacco degli Amalechiti.
Di punto in bianco, Israele si trova sotto attacco nel deserto.
Questo episodio è la dimostrazione della presenza protettiva e di sostegno di Dio nei momenti di avversità per coloro che lo invocano con fede.
Partiamo con ordine, consideriamo:
I LA VENUTA DEL CONFLITTO (v.8) 
Prima di tutto vediamo:
A) Le persone del conflitto (v.8)
Nel v.8 leggiamo: “Allora venne Amalec per combattere contro Israele a Refidim”.
Israele non risponde fuggendo come aveva fatto in Egitto, ma è costretto a difendersi combattendo contro l'aggressore per garantire la sua sopravvivenza. 
Amalec descrive i suoi discendenti, o nazione (cfr. per esempio Numeri 24:20; Deuteronomio 25:17).
Gli Amalechiti, spesso con altri gruppi, continuarono ancora a molestare gli Israeliti anche dopo che si stabilirono nel paese di Canaan (cfr. per esempio Giudici 3:13; 6:3; 10:12; 1 Samuele 14:48).
Gli Amalechiti erano nomadi discendenti di Esaù; infatti Amalec, il padre degli Amalechiti, era un nipote di Esaù (Genesi 36:12). 
Non temevano Dio (Deuteronomio 25:18) e si dimostrarono di essere un serio nemico, era un popolo potente secondo Balaam (Numeri 24:20). 
Non si capisce il motivo di questo attacco contro il popolo di Dio.

1 Samuele 1:10: Il punto di riferimento di una persona devota

 1 Samuele 1:10: Il punto di riferimento di una persona devota
Non possiamo fare a meno di avere punti di riferimento, sono importanti per orientarsi e non perdersi.

Wikipedia riguardo un punto d riferimento dice: “Un punto di riferimento è un elemento ben riconoscibile del paesaggio, naturale o artificiale, utile per la navigazione e i viaggi in generale, ben distinto nel proprio ambiente e spesso ben visibile da lontano”.

Il punto di riferimento può essere una montagna, un albero, un monumento, un edificio.

Ma ci sono punti di riferimento che si riferiscono agli ideali, ai valori, o una persona, e così via.

Per un cristiano il punto di riferimento è il Dio della Bibbia, e lo è anche in tempi difficili, di crisi, di sofferenza.

La vita è fatta di sofferenze e anche i credenti praticanti possono soffrire! (cfr. per esempio Isaia 40:10; Romani 8:18).

È stato detto sui benefici della sofferenza da parte di statisti, filosofi e anche la Bibbia ne parla tanto.

La sofferenza, tra i vari benefici, è la messaggera di Dio per chiamarci all'incontro con Lui.

La sofferenza può essere uno strumento nelle mani di Dio per farci sperimentare la Sua gloria (cfr. per esempio Giovanni 11:40), e questo è avvenuto ad Anna, madre del profeta Samuele.

Ma come si devono comportare i credenti quando sono dentro la sofferenza?

I credenti hanno due opzioni in definitiva: aggrapparsi a Dio con fede e speranza, oppure no!

Noi vediamo tre aspetti di Anna: la sofferenza, il soggetto, cioè chi pregava e i sentimenti.

1 Samuele 4:7,12-22 La gloria nell’arca del patto

1 Samuele 4:7,12-22: La gloria nell’arca del patto
L'arca dell'alleanza affascina anche i non credenti, che la considerano un talismano per accedere al potere divino, o magico. 

In una scena del famoso film di Spielberg: “I predatori dell'arca perduta”, Indiana Jones e il suo collega Marcus Brody spiegano ai servizi segreti dell'esercito perché Hitler stesse cercando l'arca. Brody afferma minacciosamente: " Un esercito che porta l'arca davanti a sé è invincibile". 

Tuttavia, i tragici eventi di 1 Samuele 4 mostrano che non è così!
La presenza dell'arca di Dio non garantiva affatto la vittoria!
Infatti, gli Israeliti persero contro i Filistei!

La vittoria non è dovuta a un oggetto sacro, ma dipende dal Signore (Proverbi 21:31). 

Vediamo:
I IL SIMBOLO DELL’ARCA DEL PATTO (v.7) 
Nel v.7 leggiamo:“I Filistei ebbero paura, perché dicevano: ‘Dio è venuto nell'accampamento’. Ed esclamarono: ‘Guai a noi! Poiché non era così nei giorni passati’”.

La frase dei Filistei: “Dio è venuto nell'accampamento” si riferisce all’arca del patto (1 Samuele 4:1-5).

L’arca del patto del Signore (v.3) era l'oggetto più sacro nella religione di Israele. 

Questo oggetto a forma di scatola, era ricoperto d'oro e conteneva memoriali dell'esodo, in particolare le tavole di pietra contenenti i dieci comandamenti e un contenitore di manna. 
Due cherubini erano montati sul suo coperchio, le loro ali si toccavano sul suo centro dove stava il Signore degli eserciti, dove ogni anno il sommo sacerdote spruzzava sangue sacrificale nel giorno dell'espiazione. 
L'arca doveva essere custodita nella stanza interna del tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:10-22; 30:6; 37:1-9; Deuteronomio 10:1-5; Ebrei 9:4). 

L'arca era pensata come il trono del Signore (cfr. per esempio Geremia 3:16-17) o, più probabilmente, come il suo sgabello (1 Samuele 4:4; 2 Samuele 6:2; 1 Cronache 28:2; Salmo 99:5; 132:7; Lamentazioni 2:1). 

2 Re 5:14-17: Naaman riconosce il Dio d’Israele come il solo Signore

 2 Re 5:14-17: Naaman riconosce il Dio d’Israele come il solo Signore
La narrazione della guarigione di Naaman è una delle più grandi storie della Bibbia, anche Gesù ne ha parlato nel Vangelo (Luca 4:27).

Questi versetti ci parlano della grazia di Dio.
La grazia di Dio è un atteggiamento favorevole verso i peccatori, il favore concesso con generosità a chi non possiede alcun merito per ottenerlo, può essere chiamato "favore immeritato". 
Dio si abbassa per abbracciare i miseri e i meno amabili, e per concedere benefici agli ingiusti, ai peccatori.

Dio ha mostrato la Sua grazia al pagano Naaman.

Naaman era il generale dell’esercito di Siria molto stimato dal suo re perché uomo vittorioso, forte e coraggioso.
Non era un adoratore del Signore, ma di altre divinità!
 
Quest’uomo si ammalò di lebbra, sua moglie aveva una schiava Israeliana che era stata fatta prigioniera.
Era normale a quei tempi fare schiavi i prigionieri (cfr. per esempio Numeri 31:9; Giudici 5:30; 1 Samuele 4:9).

Questa schiava, incoraggiò la sua padrona a parlare con il marito per andare in Samaria dove c’era il profeta (Eliseo) che lo avrebbe guarito.

Non è sbagliato pensare che le schiave venivano regolarmente maltrattate dai loro padroni (cfr. per esempio Genesi 16:1–6; 21:8–14). 

Certamente questa giovane schiava aveva molte ragioni per non aiutare il suo padrone; eppure lei è stata il fattore iniziale per la sua guarigione!!

Salmo 86:8-10: Una preghiera di dipendenza (3)

 Salmo 86:8-10: Una preghiera di dipendenza (3)
Stiamo meditando su questo salmo e abbiamo visto che la preghiera è la dichiarazione che dipendiamo da Dio. 
Abbiamo visto che la preghiera è la richiesta urgente di un uomo fedele e la voce della fiducia in Dio (v.2), la richiesta urgente e perseverante di un uomo angosciato che richiede la grazia di Dio (vv.1,3,7), è l’elevazione dell’anima a Dio (v.4).  
Nei vv.8-10 troviamo che la preghiera è concentrarsi su Dio.
Anche nell’angustia, Davide è in pericolo di vita (vv.7,13-14,17), ha fede e adora il Signore.
È certamente un segno di buona salute spirituale riflettere sulla grandezza di Dio e adorarlo, anche quando siamo in grande sofferenza, quindi non essere immersi e risucchiati dai propri problemi!
Dividiamo la preghiera in adorazione, intercessione, confessione, supplicazione, ma noi vediamo che in questo salmo la supplicazione è mischiata con l’adorazione.
Davide va umilmente davanti a Dio, ma esprime la sua fede in Dio non solo con la supplicazione, ma anche con l’adorazione. 
Le nostre preghiere dovrebbero esprimere la fiducia in Dio e allo stesso modo dichiarare a Dio perché ci fidiamo di Lui mentre adoriamo la Sua natura, il Suo carattere!
Per fare questo, però, dobbiamo prima conoscere bene Dio!
Philip Ryken scrive: “Devi avere una teologia prima di poter avere una vita di preghiera. Conoscere il carattere di Dio precede l'avere intimità con lui attraverso la preghiera. Troppe preghiere sono superficiali nella loro comprensione del carattere di Dio. Invece, dovrebbero essere sature della lode dei suoi gloriosi attributi”.
L’adorazione per l’unicità e la grandezza del Signore nei vv. 8-10 funziona come una confessione di fede in questo salmo. 
Nell’adorazione del Signore vediamo tre aspetti.

1 Samuele 1:10: Chi è il nostro punto di riferimento?

 1 Samuele 1:10: Chi è il nostro punto di riferimento?
“Lei aveva l'anima piena di amarezza e pregò il SIGNORE dirottamente”.
Anche i credenti praticanti possono soffrire! 
Allora la domanda è: “Come si devono comportare quando le circostanze della vita sono davvero difficili?”
I credenti devono aggrapparsi a Dio con fiducia e speranza!
Noi vediamo tre aspetti di Anna: la sofferenza, il soggetto, cioè chi pregava e i sentimenti.
Prima di tutto vediamo la sofferenza di Anna
Anna, madre del profeta Samuele, prima di partorirlo era una donna sterile.
La sterilità era una vergogna per la società di allora (Luca 1:25). 
Nell'antica mentalità, avere figli era vicino alla ragione stessa dell'esistenza di una donna. 
La fertilità era considerata una benedizione divina (cfr. per esempio Salmo 127:3) e l'infertilità era intesa in gran parte come una maledizione divina (cfr. per esempio Giobbe 15:34).
Se oggi alcune donne scelgono di non avere figli, una scelta del genere sarebbe stata inconcepibile per una donna di quel tempo. 
Anche oggi, è una grande sofferenza per una donna che vuole avere figli essere sterile.
Anna dentro di lei era piena di amarezza.
La parola Ebraica per “amarezza” (mārat) indica che Anna era infelice, scontenta, amareggiata, aveva un grande dolore, sofferenza, una grande angoscia, profonda tristezza (cfr. per esempio Genesi 27:34; 1 Samuele 22:2; Ester 4:1; Ezechiele 3:14; 27:31; Amos 8:10; Giobbe 3:20; 7:11; 10:1; 21:25; Isaia 38:15) per il fatto che era sterile e ciò che comportava socialmente.

Salmo 86:16-17: Una preghiera di dipendenza (5)

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