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1 Samuele 1:10: Il punto di riferimento di una persona devota

 1 Samuele 1:10: Il punto di riferimento di una persona devota
Non possiamo fare a meno di avere punti di riferimento, sono importanti per orientarsi e non perdersi.

Wikipedia riguardo un punto d riferimento dice: “Un punto di riferimento è un elemento ben riconoscibile del paesaggio, naturale o artificiale, utile per la navigazione e i viaggi in generale, ben distinto nel proprio ambiente e spesso ben visibile da lontano”.

Il punto di riferimento può essere una montagna, un albero, un monumento, un edificio.

Ma ci sono punti di riferimento che si riferiscono agli ideali, ai valori, o una persona, e così via.

Per un cristiano il punto di riferimento è il Dio della Bibbia, e lo è anche in tempi difficili, di crisi, di sofferenza.

La vita è fatta di sofferenze e anche i credenti praticanti possono soffrire! (cfr. per esempio Isaia 40:10; Romani 8:18).

È stato detto sui benefici della sofferenza da parte di statisti, filosofi e anche la Bibbia ne parla tanto.

La sofferenza, tra i vari benefici, è la messaggera di Dio per chiamarci all'incontro con Lui.

La sofferenza può essere uno strumento nelle mani di Dio per farci sperimentare la Sua gloria (cfr. per esempio Giovanni 11:40), e questo è avvenuto ad Anna, madre del profeta Samuele.

Ma come si devono comportare i credenti quando sono dentro la sofferenza?

I credenti hanno due opzioni in definitiva: aggrapparsi a Dio con fede e speranza, oppure no!

Noi vediamo tre aspetti di Anna: la sofferenza, il soggetto, cioè chi pregava e i sentimenti.

Prima di tutto vediamo:
I LA SOFFERENZA DI ANNA
Anna, madre del profeta Samuele, prima di partorirlo era una donna sterile.

Nella Bibbia sono citate diverse donne sterili che poi ebbero dei figli: Sara, la moglie di Abraamo (Genesi 11:27–23:20), Rebecca (Genesi 25:21), Rachele (Genesi 30:1-2) e la madre di Sansone (Giudice 13:2). 

Nel Nuovo Testamento un'altra donna sterile era Elisabetta, madre di Giovanni Battista (Luca 1:7).

La sterilità era una vergogna per la società di allora (Luca 1:25). 
Si viveva in una cultura che dichiarava che il più grande risultato di una donna era quello di partorire un figlio.

Anche per Anna la sua sterilità era una sofferenza, infatti per questo veniva mortificata continuamente dall’altra moglie di suo marito, Peninna, che aveva molti figli (1 Samuele 1:6-8).

La fertilità era considerata una benedizione divina (cfr. per esempio Salmo 127:3) e l'infertilità era intesa in gran parte come una maledizione divina (cfr. per esempio Giobbe 15:34).

Inoltre nell'antico Israele i bambini erano fondamentali sia per preservare che per sviluppare la loro società prevalentemente agricola. 

I figli, soprattutto i maschi, erano necessari come eredi e come manodopera per le faccende agricole e domestiche. 

E ancora, il benessere delle donne era legato direttamente ai loro figli che potevano prendersi cura di loro dopo la morte del marito; e ancora i figli collegavano le donne alla struttura dei parenti della famiglia, fornendo loro sicurezza.

Dunque, se oggi alcune donne scelgono di non avere figli, una scelta del genere sarebbe stata inconcepibile per una donna di quel tempo.
 
Nell’antica mentalità, avere figli era vicino alla ragione stessa dell’esistenza di una donna. 

Anche oggi, è una grande sofferenza per una donna che vuole avere figli, essere sterile.

La parola “amarezza” (mārat), indica che Anna era infelice, scontenta, amareggiata, aveva un grande dolore, una grande angoscia, una profonda tristezza, sofferenza (cfr. per esempio Genesi 27:34; 1 Samuele 22:2; Ester 4:1; Ezechiele 3:14; 27:31; Amos 8:10; Giobbe 3:20; 7:11; 10:1; 21:25; Isaia 38:15) per il fatto che era sterile e ciò che comportava socialmente.

L’altra moglie del marito, Peninna la mortificava continuamente (v.6), e quando questo avveniva piangeva e non mangiava più (v.7).

Anna era triste (v. 8), nel v.11 dice che era afflitta, nel v.15 dice che era tribolata nello spirito, nel v.10 è scritto, come dicevo prima, che la sua anima era piena di amarezza.

Dentro di lei, nella sua parte più interiore, Anna era piena di amarezza.

Certamente molte donne sterili si possono identificare con la sofferenza di Anna, ma anche coloro che soffrono diversamente da Anna, che hanno l’anima piena di amarezza, possono comunque imparare da lei per come ha affrontato la sofferenza. 

Per una qualche ragione, chi più chi meno, tutti abbiamo sperimentato, o stiamo sperimentando, o sperimenteremo un grande dolore interiore.

Anna c’insegna a non tenerci tutto dentro!

Nel Salmo 62:8, Davide ci esorta ad aprire il cuore alla presenza di Dio!
E questo significa versare, portare, esprimere a Dio in preghiera ciò che abbiamo nel profondo del nostro cuore: richieste, passioni, desideri, speranze, paure, ansie, preoccupazioni, frustrazioni, dolori, delusioni, amarezze, rabbia, dubbi apertamente e sinceramente a Dio. 

“Apri il tuo cuore in sua presenza” significa esprimere il tuo vero sé e vulnerabilità davanti a Dio! 

La preghiera, allora è mettersi a nudo davanti a Dio senza vergognarsi perché ci accoglie nella Sua grazia immutabile e fedeltà!

E questo ci porta al secondo aspetto:
II IL SOGGETTO A CUI RIVOLGEVA LA PREGHIERA
Le sue preghiere erano indirizzate al Signore, infatti è scritto: “Pregò il SIGNORE”.

Anna pregava davanti il Signore (titpallēl ʿal Yahweh).
 
La preghiera è separarsi da tutto il resto e concentrarsi per parlare con il Signore!

Martyn Lloyd Jones ci ricorda: “La preghiera è qualcosa in cui voltiamo le spalle a tutto il resto, escludendo tutto il resto, mentre, per il momento ci troviamo faccia a faccia con Dio solo”.

“Pregò” (titpallēl) è rivolgersi al Signore in preghiera, spesso come qui si riferisce a fare una richiesta con cui si chiede al Signore di intervenire.

Come ha fatto anche il profeta Eliseo che pregò per il ragazzo morto e ritornò in vita (2 Re 4:33); o la preghiera di Ezechia per la protezione dai nemici Assiri e la salute e il Signore lo esaudì (2 Re 19:15; 20:2).

Anna supplicava il Signore, gli chiedeva d’intervenire. 
Non pregava altre divinità, ma solo il Signore supplicandolo. 

Così, Anna c’insegna a pregare solo il Signore e nessun altro!
Come anche Gesù ha fatto con “il Padre nostro” (Matteo 6:9).

Quello che vediamo nella Bibbia è che il Signore vuole che preghiamo solo Lui! (cfr. per esempio Esodo 20:3-5; Atti 10:25-26; 14:13-15; Apocalisse 19:10; 20:8-9).

“Signore” (Yahweh) come ho detto altre volte, ha diversi significati importanti come immutabile, auto-esistente, essere una realtà attiva e presente, che subentra in scena per salvare, infatti, si è presentato a Mosè per intervenire nella vita del Suo popolo per liberarli dalla schiavitù in Egitto (Esodo 3:14-15). 

Così il Signore, è Colui che libera, che salva, come ha fatto con il Suo popolo quando lo liberò dalla schiavitù in Egitto con potenza (cfr. per esempio Esodo 3:14-15; 6:2-3; 15:1-13; 33:19; 34:6-7; Levitico 26:45; Salmo 19:14).

Anna chiedeva al Signore di entrare nella scena della Sua circostanza e di liberarla dalla sofferenza!

Così possiamo dire che la preghiera è supplicare il Signore di entrare in scena della nostra circostanza e cambiarla!

Pregando noi crediamo che Dio è potente di cambiare anche le circostanze più brutte!
La preghiera è afferrare Dio e non lasciarlo andare chiedendogli di operare!

Di tutte le cose che Anna avrebbe potuto fare come arrabbiarsi contro Dio, o mormorare contro di Lui, non lo ha fatto! 

Non ha nemmeno chiesto, come a volte facciamo noi in una circostanza brutta, perché ci sta succedendo e cosa abbiamo fatto per meritare una cosa del genere.
 
Certamente Dio ha un progetto con la nostra sofferenza (cfr. per esempio Matteo 26:36-46), vuole insegnarci qualcosa in queste prove, o modellare il nostro carattere (cfr. per esempio Romani 8:28-29; Ebrei 12:4-11; Giacomo 1:2-4).

Ma non è sbagliato chiedergli di liberarci dalle difficoltà o da qualsiasi dalla sofferenza che stiamo vivendo! (cfr. per esempio 2 Re 20:1-11; Salmo 4:1; 17:8-9; Ebrei 4:14-16; 1 Pietro 5:7).

Giacomo 5:13 dice: “C'è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi”. 

Anna si rivolse semplicemente al Signore in preghiera per il suo bisogno che portasse via la sua sofferenza, in questo caso desiderava avere un figlio (vv.11,28).

John White dice: ”La sofferenza personale non è mai priva di significato per il figlio di Dio. Potreste non sapere perché soffrite, e la vostra sofferenza potrebbe sembrarvi troppo dolorosa da sopportare. In queste circostanze dovete sempre portare la vostra sofferenza a Lui e chiedergli di portarla via".

A volte mormoriamo contro il Signore, protestiamo, e dubitiamo della Sua provvidenza come se fossimo sicuri di meritare un trattamento migliore!

Anna non lo ha fatto, manifestava il suo dolore al Signore e gli chiedeva di portarlo via, ma non protestava contro di Lui!
Ciò che fece Anna è pregare! 

La preghiera, tra i diversi aspetti, è chiedere aiuto a Dio.

“Il nostro aiuto è nel nome del Signore, che ha fatto il cielo e la terra” (Salmo 124:8).

Consapevoli che Dio può tutto considerando che Colui che ha creato il cielo e la terra dal nulla, possiamo chiedere anche l’impossibile.

Infatti Paolo in Efesini 3:20-21 afferma: “Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen”.

Così Gesù in Matteo 19:26 rispondendo alla domanda perplessa dei discepoli su chi può essere salvato dice: “Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile”.

Noi sentiamo a volte dire: "Dio aiuta coloro che aiutano se stessi", oppure: “Aiutati che Dio ti aiuta”.

Ma la Bibbia suggerisce invece che "Dio aiuta coloro che non possono aiutare se stessi". 

Come farà con Anna, Dio viene in aiuto a coloro che sono veramente nel bisogno e lo riconoscono con la preghiera.

Anna pregando, ci fa capire che era una donna umile che sapeva di dipendere da Dio, di aver bisogno di Dio, dalla Sua grazia!

Anna credeva nella sovranità di Dio che da Lui tutto dipende come dimostrato dal contenuto della Sua preghiera al capitolo 2 (1 Samuele 2:1-10).

Per esempio una parte della preghiera di Anna in 1 Samuele 2:6-9 dice: “Il SIGNORE fa morire e fa vivere; fa scendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza. Alza il misero dalla polvere e innalza il povero dal letame, per farli sedere con i nobili, per farli eredi di un trono di gloria; poiché le colonne della terra sono del SIGNORE e su queste ha poggiato il mondo. Egli veglierà sui passi dei suoi fedeli, ma gli empi periranno nelle tenebre; infatti l'uomo non trionferà per la sua forza”.

La preghiera è la cosa più importante per una persona e mostra la nostra spiritualità come ci ricorda ancora Martyn Lloyd Jones: “Quando un uomo parla a Dio, è proprio al suo apice. È la più alta attività dell'anima umana, e quindi è allo stesso tempo la prova ultima della vera condizione spirituale di un uomo”.

La preghiera è importante perché ci fortifica nei momenti difficili perché ci concentriamo su chi è il Signore ed è anche importante perché tramite essa Dio ci rafforza e ci crescere nella vita cristiana insieme alla meditazione della Bibbia e alla comunione con la chiesa.

Queste discipline spirituali queste ci portano ad avere la comunione con Dio, che è qualcosa di assolutamente essenziale per la nostra vita.
Senza preghiera la vita cristiana è davvero impossibile!

Ma a volte non si prega perché non si sente il bisogno di pregare. 
Si pensa, illudendoci, di potercela fare senza Dio, e così non preghiamo.

Paul S. Evans scrive: “Spesso dimentichiamo di pregare quando dimentichiamo quanto dipendiamo realmente da Dio. Quando pensiamo di avere tutto, dimentichiamo che ogni cosa buona che abbiamo viene da Dio (Giacomo 1:17). Poi, quando le cose si fanno difficili, ci dimentichiamo di rivolgerci all'unico che può salvarci. In altre parole, la nostra autosufficienza fuorviante si traduce ironicamente in risultati insufficienti. Quando riconosciamo la nostra insufficienza e ci appelliamo al nostro Creatore, Egli può agire in modi del tutto sufficienti”.

Oppure preghiamo solo in alcune occasioni, o preghiamo perché sappiamo che è un dovere, o un’opzione tra il farlo e il non farlo.

Per Anna la preghiera non era un dovere, e nemmeno un'opzione! 
La preghiera di Anna era il grido di un'anima sofferente che sapeva di dipendere da Dio!

La preghiera è essenzialmente un grido di fede che nasce dalla convinzione che Dio è il sovrano potente da cui tutto dipende ed è disposto a rispondere amorevolmente ai Suoi fedeli come leggiamo nella preghiera di Anna al capitolo due!

Così alla domanda che cosa crea una grande preghiera? 
La grande preghiera è sempre il risultato di una grande comprensione, o consapevolezza di Dio e di noi stessi e cioè che senza Dio non siamo nulla! Non possiamo fare nulla!

Una grande preghiera nasce da un senso profondo del nostro bisogno e un senso profondo della dipendenza e della cura necessaria di Dio.

Dio si muove per rispondere alla preghiera di una persona che ha riconosciuto il suo bisogno nella sua situazione disperata e si affida a Lui.

Dio resiste ai superbi, ma fa grazia agli umili come lo era Anna (Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5).

Infine, il terzo aspetto ci parla dei:
III SENTIMENTI DI ANNA
È scritto: “Dirottamente”, in ebraico è:”Piangeva a dirotto” (ûbākōh tibkeh).

Si dice che la personalità umana sia composta da circa quattro quinti di emozioni e un quinto di intelletto. Ciò significa che le nostre decisioni vengono prese sulla base dell'80% delle emozioni e solo del 20% dell'intelletto. Impegnarsi in un confronto, o anche in una discussione, senza tenere conto delle emozioni significa essere efficaci solo per il 20% nei rapporti con le persone.

L’autore di 1 Samuele specifica che Anna piangeva a dirotto!
Qualcuno ha detto: “Non pregate a memoria, ma con il cuore”.

Dio guarda il cuore (cfr. per esempio 1 Samuele 16:7), e non accetta il culto quando le persone hanno il loro cuore lontano da Lui (cfr. per esempio Isaia 29:13; Matteo 15:8)

Anna in solitudine e sofferenza prega il Signore mettendo a nudo le sue emozioni, pregava piangendo a dirotto.

Anna piangeva liberamente e copiosamente per l’amarezza di essere sterile con tutte le umiliazioni che comportava. 

Il suo pianto era un pianto amaro e intenso (cfr. per esempio Isaia 30:19; Geremia 22:10; Michea 1:10). 

In altre parti dell’Antico Testamento il pianto può essere dovuto a lutto, dolore, umiliazione o gioia (cfr. per esempio Genesi 42:24; 43:30; Esodo 2:6; Numeri 11:4,10; Salmo 78:64; Gioele 1:5). 

Ma qui il pianto era in relazione al dolore emotivo. 

Come Anna non dobbiamo vergognarci di piangere, di manifestare liberamente le nostre emozioni, di aprire e versare la nostra anima sofferente al Signore!

Anna non si è sfogata dicendo al Signore: “Perché hai permesso questo?”, oppure “Che cosa vuoi da me?”

Manifestava la sua sofferenza, si è aperta al Signore completamente; ma lo ha fatto senza incolpare nessuno, nemmeno il Signore. 

John Bunyan diceva: “Le preghiere migliori hanno spesso più gemiti che parole”.

Molte volte ci preoccupiamo quali parole usare in preghiera, a volte non sappiamo cosa dire, ma abbiamo tutti sperimentato che le preghiere che provengono da un cuore sofferente, sono le preghiere più sentite, più intense, migliori, più grandi!

Tim Chester scrive:"Se state sperimentando angoscia o amarezza, allora siete in una buona posizione per pregare bene! Forse, a causa dei vostri problemi, la vostra mente è in preda al caos e quindi vi è difficile concentrarvi nella preghiera. Ma in realtà questo è il tipo di condizione che produce una buona preghiera. La preghiera non è una tecnica che dobbiamo padroneggiare. È "versare l'anima al Signore" (v. 15).

Ciò che vediamo nel contesto è che le preghiere di Anna furono esaudite, infatti il Signore le diede un figlio, Samuele che poi lei consacrò al Signore (1 Samuele 1:19-28).

Com’è scritto nel Salmo 107:6 Anna nella sua angoscia gridò al Signore nella sua difficoltà ed Egli la liberò dalla sua tribolazione.

Il Signore non è indifferente al dolore dei bisognosi; si prende cura di loro e li solleva dalla loro afflizione (1 Samuele 2:3,8).

Come abbiamo visto prima, Anna non è stata l’unica ad avere un figlio da sterile.
Sara, Rebecca, Rachele, la madre di Sansone, Elisabetta, li ebbero, ma anche ai giorni nostri.

Il medico disse a una certa Marsha Mark e a suo marito che non avrebbero mai avuto figli biologici. Nella loro delusione, Marsha si aggrappò alle parole di un amico: "In qualche modo, Dio userà la vostra lotta contro l'infertilità per la sua gloria". Marsha iniziò a pregare per avere un barlume di quella gloria.
"Ho chiesto a tutti quelli che conoscevo di pregare", ha raccontato. Un bambino di cinque anni ha pregato: "Caro Dio, ti prego, manda a Marsha un bambino. Forse qualcuno potrebbe regalargliene uno, o potrebbe semplicemente trovarne uno per strada'". "
Il marito di Marsha, Tom, uno scienziato, ha smesso di pregare quando Marsha ha mostrato i segni della menopausa. Tom aveva visto molti dati. E nella sua vita non aveva mai visto la preghiera cambiare i fatti scientifici.
Sei mesi dopo, Marsha prese appuntamento per un altro test di gravidanza. Il medico disse di no perché Marsha non aveva avuto il ciclo da sette mesi. 
" Chiedere un altro test di gravidanza indica che non stai accettando le cose come sono", disse. Marsha pregò comunque di fare un altro test. E il test risultò positivo.
"Nei quattordici giorni successivi, su richiesta dell'ospedale, feci altri quattro test di gravidanza e tre ecografie. Credo che questa volta il medico avesse problemi ad affrontare i fatti", racconta Marsha.
La sua gravidanza a termine non ebbe alcun esito. Il 22 ottobre 1996 nacque Amanda Joy. "La chiamiamo Mandy il miracolo", racconta Marsha.

Il Signore è il Dio dei miracoli! Della salvezza! (cfr. per esempio 1 Samuele 2:1).

Il Signore è Colui che cambia le circostanze! (cfr. per esempio 1 Samuele 2:6-10).

Il Signore è Colui che fa rivivere i morti e chiama all’esistenza le cose che non sono! (Romani 4:18).

Il Signore è Colui che rende possibile, l’impossibile (Matteo 19:26).

Il Signore è Colui che rende facile ciò che difficile (Genesi 18:14).

Il Signore è Colui che mette ordine nel caos (Genesi 1:126).

Il Signore è Colui dalla sapienza varia e infinita, quindi dalle molteplici soluzioni che noi non immaginiamo lontanamente (Efesini 3:10).

Il Signore è Colui che veglierà sui passi dei Suoi fedeli (1 Samuele 2:9).

Questo e certamente ancora altro dobbiamo ricordare per prepararci poco prima di pregare!

Cresci nella conoscenza di Dio e rimani concentrato su chi è, da questo dipenderanno le tue preghiere!

CONCLUSIONE 
In conclusione, Anna era una donna devota al Signore e c’insegna che nei problemi Dio deve essere il nostro punto di riferimento per cercare l’aiuto e il sostegno nei nostri problemi! 

Questo implica aver fiducia e sperare nel Signore, pregare con fiducia e speranza!

Francesca Barilli dice: "Navighiamo in acque tempestose, cercando di mantenere la rotta, senza un faro ad illuminarci la meta".

Certamente per molte persone è così, non hanno nessun faro, nessun punto di riferimento, ma non per i cristiani!

Secondo la Bibbia Gesù Cristo è il nostro faro, la nostra luce (cfr. per esempio Giovanni 8:12) il nostro punto di riferimento affidiamoci a Lui con speranza, seguiamolo fiduciosamente si prende cura di noi!

Chi è il tuo punto di riferimento?

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