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1 Samuele 1:10: Chi è il nostro punto di riferimento?

 1 Samuele 1:10: Chi è il nostro punto di riferimento?
“Lei aveva l'anima piena di amarezza e pregò il SIGNORE dirottamente”.
Anche i credenti praticanti possono soffrire! 
Allora la domanda è: “Come si devono comportare quando le circostanze della vita sono davvero difficili?”
I credenti devono aggrapparsi a Dio con fiducia e speranza!
Noi vediamo tre aspetti di Anna: la sofferenza, il soggetto, cioè chi pregava e i sentimenti.
Prima di tutto vediamo la sofferenza di Anna
Anna, madre del profeta Samuele, prima di partorirlo era una donna sterile.
La sterilità era una vergogna per la società di allora (Luca 1:25). 
Nell'antica mentalità, avere figli era vicino alla ragione stessa dell'esistenza di una donna. 
La fertilità era considerata una benedizione divina (cfr. per esempio Salmo 127:3) e l'infertilità era intesa in gran parte come una maledizione divina (cfr. per esempio Giobbe 15:34).
Se oggi alcune donne scelgono di non avere figli, una scelta del genere sarebbe stata inconcepibile per una donna di quel tempo. 
Anche oggi, è una grande sofferenza per una donna che vuole avere figli essere sterile.
Anna dentro di lei era piena di amarezza.
La parola Ebraica per “amarezza” (mārat) indica che Anna era infelice, scontenta, amareggiata, aveva un grande dolore, sofferenza, una grande angoscia, profonda tristezza (cfr. per esempio Genesi 27:34; 1 Samuele 22:2; Ester 4:1; Ezechiele 3:14; 27:31; Amos 8:10; Giobbe 3:20; 7:11; 10:1; 21:25; Isaia 38:15) per il fatto che era sterile e ciò che comportava socialmente.
L’altra moglie del marito, Pennina che aveva molti figli, la mortificava continuamente (v.6), e quando questo avveniva, Anna piangeva e non mangiava più (v.7).
Anna era triste (v.8), era afflitta (v.11), e nel v.15 dice che era tribolata nello spirito, nel v.10 è scritto che la sua anima era piena di amarezza.
Quindi per Anna la sterilità con tutto ciò che comportava era una grande sofferenza.
Il secondo aspetto è il soggetto, cioè chi pregava Anna
“Pregò il SIGNORE”.
Anna che pregava davanti il Signore (titpallēl ʿal Yahweh). 
Di tutte le cose che Anna avrebbe potuto fare come arrabbiarsi contro Dio, o mormorare contro di Lui, non lo ha fatto! 
Si rivolse semplicemente al Signore in preghiera per il suo bisogno che portasse via la sua sofferenza, in questo caso desiderava avere un figlio (vv.11,28).
John White dice: ”La sofferenza personale non è mai priva di significato per il figlio di Dio. Potreste non sapere perché soffrite, e la vostra sofferenza potrebbe sembrarvi troppo dolorosa da sopportare. In queste circostanze dovete sempre portare la vostra sofferenza a Lui e chiedergli di portarla via".
A volte mormoriamo contro il Signore, protestiamo, e dubitiamo della Sua provvidenza come se fossimo sicuri di meritare un trattamento diverso e migliore!
Anna non lo ha fatto, manifestava il suo dolore al Signore e gli chiedeva di portarlo via, ma non protestava, o mormorava contro di Lui!
Ciò che fece Anna è pregare! 
Giacomo 5:13 dice: “C'è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi”.
Anna supplicava il Signore, gli chiedeva d’intervenire. 
Non pregava altre divinità, ma solo il Signore supplicandolo. 
Così, Anna c’insegna a pregare solo il Signore e nessun altro! Nella Bibbia non è contemplata la preghiera ai santi, o a Maria, mamma di Gesù, o agli angeli, o ad altre divinità, ma solo a Dio!
La preghiera, tra i diversi aspetti, allora è chiedere aiuto al Signore.
“Il nostro aiuto è nel nome del Signore, che ha fatto il cielo e la terra” dice il Salmo 124:8.
L’autore del salmo 124, dicendo: “Ha fatto il cielo e la terra”, vuole sottolineare che a Dio niente è impossibile, infatti ha creato tutto ciò che vediamo dal nulla con la Sua potenza (cfr. per esempio Geremia 10:12).
Noi sentiamo a volte dire: "Dio aiuta coloro che aiutano se stessi", oppure: “Aiutati che Dio ti aiuta”.
Ma la Bibbia ci dice invece che "Dio aiuta coloro che non possono aiutare se stessi".
Come farà con Anna, Dio viene in aiuto a coloro che sono veramente nel bisogno e lo riconoscono con la preghiera.
Anna pregando, ci fa capire che era una donna umile che sapeva di dipendere da Dio, di aver bisogno di Dio, dalla Sua grazia!
Anna credeva nella sovranità di Dio che da Lui tutto dipende come dimostrato dal contenuto della Sua preghiera al capitolo 2 (1 Samuele 2:1-10).
Uno dei motivi principali per cui molti non pregano è perché non sentono il bisogno di pregare. 
Pensano di potercela fare senza Dio, e così non pregano, o pregano solo in alcune occasioni, o pregano perché pensano che sia un dovere, o un’opzione tra il farlo e il non farlo.
Per Anna la preghiera non era un dovere, o un'opzione! 
La preghiera di Anna era il grido di un'anima sofferente che sapeva di dipendere da Dio!
La preghiera è essenzialmente un grido di fede che nasce dalla convinzione che Dio è il sovrano potente da cui tutto dipende ed è disposto a rispondere amorevolmente ai Suoi fedeli!
Così alla domanda che cosa crea una grande preghiera? 
Una grande preghiera nasce da un senso profondo del nostro bisogno e un senso profondo della dipendenza e della cura di Dio.
Dio si muove per rispondere alla preghiera di una persona che ha riconosciuto il suo bisogno nella sua situazione disperata e si affida a Lui.
Dio resiste ai superbi, ma fa grazia agli umili come lo era Anna (Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5).
Infine, il terzo aspetto vediamo i sentimenti di Anna
È scritto: “Dirottamente” in Ebraico:”Piangeva a dirotto” (ûbākōh tibkeh).
Anna in solitudine e sofferenza prega il Signore mettendo a nudo le sue emozioni, pregava piangendo a dirotto.
Anna piangeva liberamente e copiosamente per l’amarezza di essere sterile con tutte le umiliazioni che comportava. 
Il suo pianto era un pianto amaro e intenso (cfr. per esempio Isaia 30:19; Geremia 22:10; Michea 1:10). 
Il pianto era in relazione al dolore emotivo. 
In altre parti dell’Antico Testamento il pianto può essere dovuto a lutto, dolore, umiliazione o gioia (cfr. per esempio Genesi 42:24; 43:30; Esodo 2:6; Numeri 11:4,10; Salmo 78:64; Gioele 1:5). 
Anna non si vergognava di piangere, manifestava liberamente le sue emozioni, apriva e versava la sua anima sofferente al Signore.
Non si è sfogata dicendo al Signore: “Perché hai permesso questo?”, oppure “Che cosa vuoi da me?”
Manifestava la sua sofferenza, si è aperta al Signore completamente; ma lo ha fatto piangendo a dirotto senza incolpare nessuno, nemmeno il Signore. 
Molte volte ci preoccupiamo quali parole usare in preghiera, a volte non sappiamo cosa dire, ma abbiamo tutti sperimentato che le preghiere che provengono da un cuore sofferente, sono le preghiere più sentite, più intense, migliori, più grandi, più buone!
Tim Chester scrive:"Se state sperimentando angoscia o amarezza, allora siete in una buona posizione per pregare bene! Forse, a causa dei vostri problemi, la vostra mente è in preda al caos e quindi vi è difficile concentrarvi nella preghiera. Ma in realtà questo è il tipo di condizione che produce una buona preghiera. La preghiera non è una tecnica che dobbiamo padroneggiare. È "versare l'anima al Signore" (v. 15).
Ciò che vediamo è che le preghiere di Anna furono esaudite, infatti il Signore le diede un figlio, Samuele che poi lei lo consacrò al Signore (1 Samuele 1:19-28).
Anna fece com’è scritto nel Salmo 107:6, nella sua angoscia gridò al Signore nella sua difficoltà ed Egli la liberò dalla sua tribolazione.
Il Signore non è indifferente al dolore dei bisognosi; si prende cura di loro e li solleva dalla loro afflizione (1 Samuele 2:3,8).
In conclusione, Anna era una donna devota al Signore e c’insegna che nei problemi, Dio deve essere il nostro punto di riferimento per cercare l’aiuto e il sostegno! 
Questo implica aver fiducia e sperare nel Signore, a pregare con fiducia e speranza!
Il Signore può aiutarci direttamente, o usare ciò che ha creato, quindi anche le persone.
Francesca Barilli dice: "Navighiamo in acque tempestose, cercando di mantenere la rotta, senza un faro ad illuminarci la meta".
Certamente per molte persone è così, non hanno nessun “faro”, nessun punto di riferimento, ma non per i cristiani!
Secondo la Bibbia Gesù Cristo è il nostro faro, la nostra luce (cfr. per esempio Giovanni 8:12) il nostro punto di riferimento affidiamoci a Lui con speranza! 

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