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Esodo 17:8-13 La vittoria d’Israele su Amalec

 Esodo 17:8-13 La vittoria d’Israele su Amalec 
Molti pensano alla preghiera come ultima risorsa, una sorta di ultimo disperato sforzo quando tutto il resto fallisce e si conclude con la frase: "Non ci rimane altro da fare che pregare”.
Come ci ricorda questa storia la preghiera è un’azione che va fatta subito, o prima e durante di ogni cosa!
John Blanchard scrive: “Abbiamo bisogno di più cristiani per i quali la preghiera è la prima risorsa, non l'ultima”.
Subito dopo aver superato la difficoltà della carenza d'acqua si presenta un'altra difficoltà: l’attacco degli Amalechiti.
Di punto in bianco, Israele si trova sotto attacco nel deserto.
Questo episodio è la dimostrazione della presenza protettiva e di sostegno di Dio nei momenti di avversità per coloro che lo invocano con fede.
Partiamo con ordine, consideriamo:
I LA VENUTA DEL CONFLITTO (v.8) 
Prima di tutto vediamo:
A) Le persone del conflitto (v.8)
Nel v.8 leggiamo: “Allora venne Amalec per combattere contro Israele a Refidim”.
Israele non risponde fuggendo come aveva fatto in Egitto, ma è costretto a difendersi combattendo contro l'aggressore per garantire la sua sopravvivenza. 
Amalec descrive i suoi discendenti, o nazione (cfr. per esempio Numeri 24:20; Deuteronomio 25:17).
Gli Amalechiti, spesso con altri gruppi, continuarono ancora a molestare gli Israeliti anche dopo che si stabilirono nel paese di Canaan (cfr. per esempio Giudici 3:13; 6:3; 10:12; 1 Samuele 14:48).
Gli Amalechiti erano nomadi discendenti di Esaù; infatti Amalec, il padre degli Amalechiti, era un nipote di Esaù (Genesi 36:12). 
Non temevano Dio (Deuteronomio 25:18) e si dimostrarono di essere un serio nemico, era un popolo potente secondo Balaam (Numeri 24:20). 
Non si capisce il motivo di questo attacco contro il popolo di Dio.
Forse perché temevano che Israele invadesse il loro territorio e prendessero controllo delle oasi e delle rotte delle carovane, gli Amalechiti vivevano predando le carovane.
Sarna Nahum a riguardo scrive: “Gli Amalechiti interpretarono l'improvvisa apparizione degli Israeliti in questa regione come una minacciosa invasione del loro territorio e come una minaccia al loro controllo delle oasi e delle rotte commerciali. Allora gli Amalechiti attaccarono selvaggiamente gli Israeliti”.
Quindi l’attacco era motivato dal fatto che si sentivano in pericolo, che gli Israeliti potevano conquistare il loro territorio, così i loro interessi erano minacciati, come per esempio le loro scorte di cibo e acqua.
Anche per noi cristiani oggi ci sono dei nemici che prendono forme diverse, non necessariamente persone fisiche.
In un mondo caduto nel peccato non c’è pace!
Ma da questa storia possiamo imparare come affrontare queste situazioni.
Vediamo ora:
B) Il periodo del conflitto
“Allora” (v.8).
“Allora” rimanda a ciò che è appena accaduto. 
Israele aveva appena avuto la meravigliosa benedizione del miracolo della fornitura di acqua scaturita dalla roccia a Oreb e subito dopo arrivò l'attacco.
Ora può accadere che dopo aver ricevuto una benedizione, come Suoi figli e servi possiamo ricevere un attacco da parte del diavolo il nemico di Dio, infatti va in giro come un leone ruggente cercando chi possa divorare, cioè distruggere la fede di coloro che appartengono a Dio (cfr. per esempio Giobbe 1-2; 2 Corinzi 11:3; 1 Tessalonicesi 3:4-5; 1 Pietro 5:8-9).
A riguardo John Butler scrive: “Quando Dio benedice i Suoi, il nemico della nostra anima si arrabbia e spesso attacca colui che è stato benedetto. Se non riesce a fermare la benedizione, allora cercherà d'impedire a colui che è benedetto di godere della benedizione”.
Consideriamo:
C) Il piano del conflitto (Deuteronomio 25:17-18)
In Deuteronomio 25:17-18 ricordando questo attacco vediamo il metodo che gli Amalechiti hanno usato, è scritto: “Ricòrdati di quel che ti fece Amalec, durante il viaggio, quando uscisti dall'Egitto. Egli ti attaccò per via, piombando da dietro su tutti i deboli che camminavano per ultimi, quando eri già stanco e sfinito e non ebbe alcun timore di Dio”.
Gli Amalechiti furono spregevoli nel loro attacco in due modi. 
In primo luogo attaccarono la parte che stava indietro l’immensa colonna degli Israeliti e in secondo luogo questi erano i deboli, cioè donne, bambini, vecchi, persone malate e anziane, stanchi e sfiniti per il viaggio.
John Mackay scrive: “Questa azione codarda ha reso gli Amalechiti un simbolo di comportamento disumano nei confronti di coloro che sono deboli e svantaggiati”.
Amalechiti non ebbero alcun timore di Dio, altrimenti non avrebbero attaccato il Suo popolo!
Anche per noi oggi abbiamo sperimentato che molte volte gli attacchi spirituali, le tentazioni avvengono quando siamo stanchi, o debilitati.
Il metodo del maligno non è cambiato molto in questi secoli!
In questi versetti troviamo:
II LA VITTORIA DEL CONFLITTO (vv.8-13)
Questa è stata una significativa prima esperienza di guerra per Israele; aveva vissuto per centinaia di anni come schiavo in Egitto, e Dio ha combattuto gli Egiziani per lui, doveva continuare ad affidarsi a Dio mentre combattevano una battaglia militare.
Con l'aiuto di Dio, gli Israeliti vinsero l’esercito più potente degli Amalechiti!
Nella vittoria vediamo tre aspetti: la chiamata alle armi, la chiave della vittoria, e la carneficina.
Cominciamo con:
A) La chiamata alle armi (v.9)
Nel v.9 è scritto: “E Mosè disse a Giosuè: ‘Scegli per noi alcuni uomini ed esci a combattere contro Amalec’”.
La minaccia rappresentata dagli Amalechiti fu affrontata con un'azione risoluta di Mosè chiamando Giosuè per la battaglia.
Non vi è alcuna indicazione che Mosè abbia cercato una rivelazione da Dio sul modo migliore per gestire la situazione come aveva per esempio appena fatto al v.4 per i mormoratori suoi connazionali; ma ora non chiede: "Che cosa devo fare con questi Amalechiti?" 
A proposito John Goldingay dice: "Forse ci sono momenti per consultare Dio e tempi per agire con il potere che Dio ti ha dato".
Questa è la prima volta che leggiamo di Giosuè nelle Sacre Scritture; Mosè lo nominò a capo dell'esercito d'Israele per combattere gli Amalechiti. 
Il nome “Giosuè” (Yehôšûaʿ) è significativo, infatti significa "il Signore è la salvezza".
Giosuè fu uno dei più grandi generali militari della storia dell'uomo. 
Fu Giosuè che in seguito guidò Israele nella conquista di Canaan.
È scritto che era figlio di Nun (Esodo 33:11), assistente e successore di Mosè (Esodo 24:13; Giosuè 1:1–3). 
Noi vediamo che l'obbedienza di Giosuè è evidenziata (v.10) ed è vitale per il successo della battaglia.
Nella chiamata alle armi vediamo che:
(1) Giosuè doveva scegliere gli uomini (v. 9) 
“Scegli per noi alcuni uomini”  è scritto nel v.9.
A Giosuè fu detto di arruolare alcuni uomini per combattere gli Amalechiti. 
Giosuè ovviamente conosceva gli uomini d'Israele e sarebbe stato in grado di scegliere le persone giuste per andare in guerra contro Amalec. 
(2) Giosuè doveva combattere a capo di questi uomini (v.9)
“Ed esci a combattere contro Amalec” (v.9).
Quando pensiamo alla guerra e quindi a combattere, come cristiani possiamo sentirci a disagio, si pensa che non sia cristiano combattere, che sia sbagliato avere uno spirito controverso e litigioso, e questo è vero, ma c’è un male, Amalec a cui opporsi, il quale ha attaccato in un modo vile la parte più debole di Israele: donne, bambini e vecchi, deboli, malati e stanchi!
Vediamo:
B) La chiave della vittoria (v.9)
E ancora sempre nel v.9 Mosè dice: “Domani io starò sulla vetta del colle con il bastone di Dio in mano”. 
Al v.11 leggiamo: “E quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva”.
È interessante che "domani” (māḥār) a volte in Esodo rappresenta il tempo in cui Dio agirà per punire i nemici di Israele (Esodo 8:23,29; 9:5, 18; 10:4), e altrove è associato anche con la vittoria di Dio in battaglia (cfr. per esempio Giosuè 11:6; Giudici 20:28).
Ciò che accadeva nel campo di battaglia sottostante era determinato da ciò che accadeva sul colle. 
“Starò” (niṣṣāb) è “stare in piedi fermo”.
Questa parola a volte è usata nell’Antico Testamento per una posizione di autorità e controllo (1 Samuele 19:20), o di essere in servizio militare come vedetta (Isaia 21:8).
Mosè allora starebbe stato in posizione di controllo e vedetta nella battaglia, combatteva anche lui, ma in un modo diverso da Giosuè!
Il modo in cui il Signore tratta Amalec è significativo, perché Israele non poteva assolutamente difendersi, ma il Signore lo fa attraverso Mosè e Israele vince.
La vittoria dipendeva dal bastone di Dio con le mani alzate di Mosè!
Che responsabilità enorme!
Nella chiave della vittoria in primo luogo vediamo:
(1) La stranezza del bastone di Dio in mano 
Il dovere di Mosè per questa guerra era semplicemente quello del bastone di Dio in mano, evidentemente alzato con una mano e così anche l’altra mano alzata. 
Per il ragionamento umano oggi questo può sembrare davvero molto strano. 
Di solito si combatteva solo con archi e frecce sul campo di battaglia, con spade e lance, con carri e cavalli, e non con un bastone tenuto in alto con le mani alzate!
In secondo luogo nella chiave della vittoria troviamo:
(2) Il significato del bastone di Dio in mano
Il bastone di Dio è il bastone con cui Mosè fece i miracoli in Egitto per liberare il Suo popolo dalla schiavitù (cfr. per esempio Esodo 4:1–5; 14:16).
Il bastone simboleggiava la presenza e il potere sovrannaturale di Dio, e sarebbe stato grazie questo potere a determinare l'esito della battaglia.
Allora, il bastone di Dio nelle mani di Mosè era il fattore determinante per vincere quella battaglia, simboleggiava che il suo potere veniva dalla presenza e dall’autorità e potenza di Dio.
La battaglia è vinta a causa dell'innalzamento del bastone di Dio nella mano di Mosè, e quindi anche del semplice sollevamento delle mani di Mosè. 
Le mani alzate di Mosè indicano la Sua totale dipendenza dal potere, o potenza del Signore.
Nell'alzare le mani è sottolineato ulteriormente che il potere nella battaglia non risiede in lui, ma in Dio.
Dunque è il potere di Dio, simboleggiato dal bastone, che fa la differenza com’è accaduto in Egitto con le piaghe, l’attraversamento del Mar Rosso, l’acqua scaturita dalla roccia a Oreb e ora la vittoria contro Amalec, azioni miracolose compiute tutte con l'uso del bastone di Dio nelle mani alzate di Mosè!
La continuazione del potere di Dio in favore di Israele è assicurata; Dio continua a operare con il Suo bastone attraverso le mani di Mosè, proprio come aveva fatto soprattutto in Egitto. 
Amalec avrebbe dominato Israele se non fosse stato per il potere di Dio, proprio come gli Egiziani e il deserto avrebbero potuto distruggerlo senza la Sua potenza attiva in favore del Suo popolo.
John MacArthur a riguardo scrive:”Il bastone che Mosè reggeva non era una bacchetta magica. In precedenza era stato utilizzato per segnare l’inizio, per mezzo di Mosè, dei miracoli preannunciati da Dio al suo servo. Perciò divenne un simbolo dell’intervento personale e potente di Dio”.
Così l’impegno di Mosè di tenere alte le mani con il bastone di Dio, era altrettanto importante come il combattimento di Giosuè. 
Infatti questo ci porta a considerare:
(3) Il simbolismo del bastone di Dio in mano con le sue mani alzate
Nei vv.10-12 è scritto: “Giosuè fece come Mosè gli aveva detto e combatté contro Amalec; e Mosè, Aaronne e Cur salirono sulla vetta del colle.  E quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec.  Ma le mani di Mosè si facevano pesanti. Allora essi presero una pietra, gliela posero sotto ed egli si sedette; Aaronne e Cur gli tenevano le mani alzate, uno da una parte e l'altro dall'altra. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole”.
È stato detto che il bastone con le mani alzate era come un potere magico molto simile a quelli dei maghi d'Egitto (cfr. per esempio Esodo 7:11,22).
Altri pensano che erano i segnali di battaglia, o le indicazioni per la battaglia che Mosè dava.
Altri ancora, il bastone in mano era come una sorta di vessillo.
Altri come un segno di incoraggiamento per il popolo che combatteva.
Altri pensano che sia lo strumento mediatore della potenza di Dio. 
Secondo questa interpretazione è Dio che sta combattendo per Israele, ed è Colui che deve essere glorificato. 
La ragione per cui Israele non vince quando le mani erano abbassate e quindi anche il bastone è per mostrare al popolo che Dio è Colui che vince.
Altri pensano sia il simbolo della preghiera, o invocazione del potere di Dio.
Questo insieme al bastone indica che Mosè invoca il potere, o la potenza di Dio!
Questa mi sembra l’interpretazione più corretta.
Infatti a volte nella Scrittura le mani alzate sono associate alla preghiera (cfr. per esempio Esodo 9:29; Neemia 8:6; Salmo 28,2; 63:4; 134:2; 141:21; Timoteo 2:8).
Per esempio nel Salmo 63:4: “Così ti benedirò finché io viva, e alzerò le mani invocando il tuo nome”.
Mosè pensava che l'unico modo per vincere questa battaglia fosse combattere invocando la potenza di Dio, e questo lo capì con l’esperienza dopo il suo fallimento di molti anni prima quando uccise l’Egiziano in Egitto quando Israele era angariato in schiavitù (Esodo 2:11-15). 
Ora Mosè, invece lasciò che Giosuè combattesse mentre compiva l'opera molto importante, secondo alcuni studiosi più importante: intercedeva al trono di grazia Dio per la vittoria (cfr. Ebrei 4:14-16).
Mosè era un uomo di preghiera parlava con Dio faccia a faccia (cfr. per esempio Esodo 33:11; Numeri 12:6-8; Deuteronomio 34:10).
Nel libro dell'Esodo leggiamo che Mosè parla dei suoi problemi con Dio, intercede per il popolo presso Dio; così, quando alzò le mani in preghiera, stava elevando l'intera nazione davanti al trono della grazia di Dio!
Mosè intercedeva per il popolo, stava facendo appello a Dio affinché mostrasse la Sua potenza per far vincere Israele, mentre Giosuè con il suo esercito combatteva!
Noi vediamo che c’è la combinazione dello strumento umano, Mosè, Aaronne e Cur, Giosuè con il potere divino.
C’è la sovranità onnipotente di Dio e la responsabilità dell’uomo.
A riguardo Christopher C.H. Wright scrive: “La combinazione di Mosè che prega sulla cima della collina e Giosuè che combatte nella valle è facilmente reclutata per insegnare la lezione che abbiamo bisogno sia del potere di Dio nella preghiera che dei mezzi pratici delle nostre azioni”.
Mosè doveva continuare a pregare per la vittoria!
Entrambi i verbi “alzate” e “abbassava” (Hifil imperfetto) indicano azioni continue, e da questo dipendeva la vittoria d’Israele.
Sempre John MacArthur riguardo il bastone di Dio scrive: “Mosè lo teneva tra le mani alzate, probabilmente in atteggiamento di supplica a Dio. Sollevando e abbassando le mani, Mosè trasmetteva ben più di un incoraggiamento psicologico ai soldati che guardavano il loro capo sulla collina; il suo gesto andava oltre l’intercessione. Le mani alzate significavano che la vittoria in battaglia sarebbe dipesa da Dio e non dalla loro forza o dal loro zelo; inoltre tale atto confermava la posizione di Mosè sia in rapporto a Dio, sia in rapporto al benessere e alla salvezza della nazione. Il popolo lo aveva rimproverato violentemente per i problemi incontrati, mentre Dio gli riconfermava il suo incarico come guida d’Israele”.
Dunque il destino di Israele in battaglia dipendeva dall'intercessione di Mosè perché quando pregava Israele prevaleva e quando smetteva di pregare Amalec prevaleva.
Dio usa la preghiera come uno strumento per darci la vittoria, o per elargirci le Sue benedizioni!
In un modo sorprendente questo passo ci mostra che la vita, o la morte per Israele dipendevano dalle preghiere di un uomo e dei suoi sostenitori!
Quindi la tua preghiera per te stesso, o per gli altri può essere vitale! 
Uhao! Ci sembra troppo! Ma in realtà questo passo ci dice questo!
La preghiera del giusto ha una grande efficacia dice Giacomo 5:16!
Mosè pregò come noi dovremmo pregare, e cioè con passione, credendo che la vittoria e la sconfitta, il successo e il fallimento, la vita e la morte dipendono dalla preghiera!
Sembrano molto forti queste parole, ma come dato di fatto in questa vicenda è così!
Può essere difficile conciliare la sovranità di Dio con il Suo piano preordinato. 
Come possiamo conciliare il fatto che Dio ha decretato ogni cosa e il fatto che a volte la preghiera cambi il corso degli eventi? (1 Cronache 5:18-20; Matteo 8:5–13; 9:18–22; Marco 6:6; Giovanni 16:24; Giacomo 4:1-3; Filemone 22).
La risposta potrebbe essere che questo vale come anche per le azioni: la preghiera come ogni altra azione Dio la usa per realizzare i Suoi piani.
Anche se Dio ha stabilito nella Sua eternità che tutto sarebbe accaduto nella storia del creato, ha previsto non solo i risultati, ma anche i mezzi con cui questi risultati sono raggiunti, quindi anche la preghiera.
Lo stesso Dio che ha decretato tutti gli eventi ha decretato anche la preghiera come il mezzo che Dio usa per realizzare i Suoi piani, o per darci le Sue benedizioni, la Sua vittoria e così via.
Il Dio che ha determinato di concedere una benedizione, è lo stesso che concede lo spirito di supplica prima di ricercare la benedizione!
Noi non sappiamo i piani di Dio per una determinata circostanza, e come per Mosè Dio vuole che noi preghiamo come se fosse una questione di vita, o di morte! 
David Guzik dice: “Solo perché non riusciamo a capire come le nostre preghiere si intrecciano con il piano preordinato di Dio non significa mai che dovremmo smettere di credere che la preghiera sia importante”.
Inoltre dobbiamo ricordare che la preghiera è legittima per chiedere a Dio il Suo intervento nella creazione e in questo modo riconosciamo che è il Creatore.
Inoltre dobbiamo ricordare che la preghiera è un comandamento.
Gesù c’insegna a pregare con perseveranza e così anche Paolo (Luca 11:8-10; 18:1-10; Filippesi 4:6; 1 Tessalonicesi 3:1-21; 5:16).
La preghiera è una dichiarazione di dipendenza da Dio.
Quando noi preghiamo stiamo affermando che abbiamo bisogno di Dio e che  dipendiamo da Lui.
La preghiera è un mezzo che Dio usa per la nostra crescita spirituale!
Paolo era un grande intercessore come vediamo nelle sue lettere e pregava per la crescita spirituale dei credenti! (per esempio Efesini 1:15–19; 3:16–19; Filippesi 1:9–11; Colossesi 1:9–12).
Tramite la preghiera possiamo sperimentare la potenza di Dio nella nostra vita come hanno sperimentato Mosè, Aaronne e Cur, e tutto Israele!
La preghiera è stata stabilita affinché attraverso di essa il nome del Signore è onorato, riconoscendo il Suo dominio e attraverso di essa diamo a Lui il culto. 
La preghiera è anche uno dei mezzi più importanti per avere comunione.
La preghiera è un imperativo divino perché Dio desidera la comunione con i suoi figli redenti (E. F. Hallock).
Così insieme a François Fenelon possiamo affermare: “Il tempo trascorso in preghiera non è mai sprecato”.
Allora finché continuiamo a vivere dobbiamo continuare a pregare, dobbiamo pregare sempre, ogni giorno, avere uno spirito di preghiera in ogni momento! (cfr. per esempio Luca 18:1-8; 1 Tessalonicesi 5:16).
Infine consideriamo:
(4) I sostenitori di Mosè (vv.10-12)
Nei vv.10-12 è scritto: “Giosuè fece come Mosè gli aveva detto e combatté contro Amalec; e Mosè, Aaronne e Cur salirono sulla vetta del colle.  E quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec.  Ma le mani di Mosè si facevano pesanti. Allora essi presero una pietra, gliela posero sotto ed egli si sedette; Aaronne e Cur gli tenevano le mani alzate, uno da una parte e l'altro dall'altra. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole”.
Mentre Giosuè fece come Mosè gli aveva detto e andò a combattere contro Amalec, non si è tirato indietro, Mosè, Aaronne e Cur salirono sulla vetta del colle per invocare la potenza vittoriosa di Dio!  
Potremmo pensare che combattere fosse il compito più duro e che pregare fosse il compito più facile, ma a volte la vera preghiera è faticosa.
La preghiera a volte è dolce e facile, altre volte è molto impegnativa, è anche un combattimento! (cfr. per esempio Efesini 6:10-18).
Paolo in Colossesi 4:12 dice: “Vi saluta Epafra, che è dei vostri ed è servo di Cristo Gesù. Egli lotta sempre per voi nelle sue preghiere perché stiate saldi, come uomini compiuti, completamente disposti a fare la volontà di Dio”.
C’è una guerra spirituale contro il diavolo in corso e noi dobbiamo affrontarla lottando con la preghiera come Epafra che intercedeva per la chiesa di Colosse!
Aaronne e Cur aiutarono Mosè in questa intercessione aiutando Mosè a tenere le mani alzate mentre era seduto perché cominciò a essere stanco.
Se Israele voleva vincere, Mosè aveva bisogno dell’aiuto di Aaronne e Cur!
Aaronne era il fratello di Mosè, e alcuni pensano che Cur fosse suo cognato, il marito di Miriam e ricopriva una posizione di rilievo in Israele (cfr. per esempio Esodo 24:14).
Oppure il nonno di Bezalel, che è responsabile della supervisione della costruzione del tabernacolo (31:2; 35:30; 38:22).
I due uomini, lo aiutarono e collaborarono con lui nell'intercessione per tenere in alto le mani fino al tramonto del sole, e vinsero!
Mosè da solo non poteva vincere la battaglia della preghiera; aveva bisogno che altri venissero al suo fianco e lo rafforzassero nella preghiera, come aveva chiesto anche Gesù con i Suoi tre discepoli (Matteo 26:36-46).
Così deve essere anche oggi: la comunità deve essere unita e compatta per intercedere per gli altri come faceva la chiesa primitiva (cfr. per esempio Matteo 18:20; Atti 2:42; 4:23-31; 12:1-17).
Per alcuni il sostegno di Aaronne e Cur a Mosè è di poca cosa, ma vediamo invece che era importante come quella di Mosè che teneva il bastone alzato.
Oggi si pensa che ci siano ministeri appariscenti importanti nella chiesa e altri meno importanti, ma sono tutti importanti per il buon funzionamento del corpo di Cristo (cfr. per esempio 1 Corinzi 12).
Aaron e Cur non avevano un compito primario, quello di tenere in alto il bastone, ma quando Mosè per la stanchezza abbassava il bastone ecco che furono importanti anche loro nell’aiutare fedelmente l’esausto Mosè a tenere in alto il bastone e questo ha contribuito a vincere la battaglia. 
I piccoli compiti non devono essere disprezzati nel servizio di Dio.
Infine vediamo:
C) La carneficina (v.13)
Sembra un sottotitolo molto forte, ma non lo è!
Infatti nel v.13 leggiamo: “E Giosuè sconfisse Amalec e la sua gente passandoli a fil di spada”.
“Sconfiggere” (ḥālaš) significa “giacere prostrato”, “essere abbassato”. Significa sopraffare il proprio nemico in battaglia.
Gli esperti di Ebraico dicono che è una parola rara che non indica tanto che una battaglia è stata vinta, ma piuttosto sottolinea che sono state inflitte pesanti perdite.
Gli Amalechiti erano avversari eccezionalmente difficili da sconfiggere soprattutto con un esercito come quello Israelita che aveva poca esperienza di guerra.
Ma per la potenza e l’aiuto di Dio simboleggiato dal bastone, vinsero gli Israeliti!
“Fil di spada” è enfatico, è “uccidere a colpi di spada” e secondo F. C. Cook "indica sempre un grande massacro del nemico" (cfr. per esempio Genesi 34:26; Numeri 21:24; Deuteronomio 13:15).
Anche se a Giosuè viene dato il credito della vittoria, ciò non toglie nulla all'opera di Mosè, di Aaronne e Cur con la loro importantissima intercessione senza la quale Giosuè non avrebbe vinto!
Senza l’invocazione di Mosè, Aaronne e Cur, Israele sarebbe stato sconfitto e la storia sarebbe stata cambiata, ma soprattutto è la vittoria di Dio (cfr. per esempio Giudici 7:2-3,22; 1 Samuele 14:6,15,20; 1 Re 20:28-29; 2 Re 5:1; 2 Cronache 13:14-16; Salmo 20:7-9; 33:16-17; Proverbi 21:31; Geremia 27:5-7).
Come accadrà con Davide contro Goliat (1 Samuele 17:45-47), la vittoria non è di noi stessi, ma dovuta a Colui in cui riponiamo la nostra fede.
Le due parti, quindi, sono stati importanti: è stato importante Giosuè che ha combattuto fisicamente con la spada, come lo è stato Mosè con i suoi collaboratori che hanno combattuto in preghiera per ricevere la potenza di Dio. 
Nessuno dei due sarebbe efficace senza l'altro!
La battaglia non dipendeva in ultima analisi dall'abilità di Giosuè come soldato e non è stata vinta solo per l'impegno di Giosuè. 
Allo stesso modo, la preghiera di Mosè non era nulla senza il servizio pratico di Giosuè, che rimane dipendente dall'intercessione di Mosè e in definitiva dal potere di Dio, anche se molto probabilmente non poteva vederlo o ascoltarlo a causa della confusione e il frastuono della battaglia.
CONCLUSIONE
Se ti volessi identificare con i personaggi di questa storia chi saresti tu?
Mosè, Aaronne, o Cur? Una persona che intercede in preghiera per gli altri?
Sei Giosuè? Sei un soldato che combatte contro il male?
Sei un Amalechita? Cioè un nemico di Dio e del Suo popolo? 
Ciò che vediamo in questi versetti come del resto della Bibbia, è che il popolo di Dio, e quindi oggi la Sua chiesa ha dei nemici spirituali che vanno combattuti!
C’è una battaglia spirituale in corso!
Combattiamola con le armi spirituali!
Siamo in guerra ogni giorno, quindi, come buoni soldati, dobbiamo stare in guardia (cfr. per esempio Matteo 26:41; 1 Corinzi 16:13; 1 Pietro 5:8-9).
Ci sono tre nemici che ha un vero cristiano: il mondo, cioè il sistema di pensiero, gli impulsi, scopi e aspirazioni, il sistema comportamentale ribelle a Dio equivale a un periodo malvagio estraneo e ribelle a Dio (cfr. per esempio 1 Giovanni 2:15-17), dominato e influenzato dal diavolo (cfr. per esempio 2 Corinzi 4:3-4; Efesini 2:1-3).
Poi c’è la nostra natura umana peccaminosa (cfr. per esempio Galati 5:16-24; Giacomo 1:13-14).
Infine il diavolo, Satana che ci tenta per commettere il male (cfr. per esempio Matteo 4:1-10; Efesini 6:10-19).
Il popolo di Dio non deve trattare il male con indulgenza, dobbiamo combatterlo vigorosamente o ci conquisterà e corromperà. 
Christopher C.H. Wright racconta di un amico che è un rabbino che nella sua particolare tradizione Ebraica, "uccidere Amalec" è interpretato spiritualmente ed eticamente, come la battaglia contro il peccato personale nel pensiero e nell'azione che suona in qualche modo simile alla chiamata cristiana a “crocifiggere la carne".
Per combattere contro questi nemici è necessaria l’armatura spirituale descritta in Efesini 6:10-17 e la preghiera personale e comunitaria (Atti 12:1-17; Efesini 6:18-19), soprattutto quando stiamo affrontando un attacco spirituale molto forte.
Contro la tentazione Gesù disse di pregare, perché lo spirito è pronto, ma la carne è debole (Matteo 26:41).
La vita e la morte, il corso stesso della storia per Israele in un quel momento, dipendevano dalla preghiera. 
Possiamo affermare che molte volte il popolo di Dio è stato sconfitto e lo è anche oggi perché non prega per come dovrebbe pregare! 
Ma è altrettanto vero che dobbiamo essere attivi nel combattere contro le tentazioni e non solo pregare, mentre Mosè, Aaronne e Cur pregavano, Giosuè e il suo esercito combattevano.
Spurgeon a riguardo diceva: "La preghiera è una vera e propria presa in giro se non ci porta all'uso pratico di mezzi in grado di promuovere i fini per i quali preghiamo". 
Il fatto che Dio combatta per noi non significa che non dobbiamo combattere contro il diavolo, il peccato e il diavolo facendo attenzione.
La preghiera è spesso un campo di battaglia dove lottiamo contro il male, il diavolo e le tentazioni per vincerli per noi stessi e per gli altri
La preghiera è lottare per fortificarci, per sopportare e per chiedere aiuto a Dio per proseguire fedelmente la Sua via senza distrazioni!
Tramite la preghiera possiamo incontrare Dio e con il Suo sostegno e soccorso lottare per una visione chiara e per avere la guida e la forza di fare la Sua volontà.
Cosa succede allora quando non preghiamo? Siamo molto vulnerabili ai nostri nemici spirituali, e può essere l’inizio di una sconfitta!
Perché la preghiera fatta con fede, la fede che può spostare le montagne (cfr. per esempio Matteo 11:27-30; 17:20; Ebrei 11:6) fa la differenza tra la vittoria e la sconfitta? 
La risposta è perché Dio è Colui al quale appartiene la vittoria, e con la preghiera dipendiamo da Dio per vincere.
Senza Dio e la comunione con Lui non possiamo fare nulla! (cfr. Giovanni 15:5).
Quindi se la vittoria dipende dalla preghiera è perché alla fine la vittoria dipende da Dio.
La preghiera è un’arma spirituale efficace mediante la quale afferriamo la potente mano di Dio per sconfiggere in nostri nemici spirituali!
Attenzione però non è la preghiera in sé che fa la differenza in modo automatico e meccanico, ma la persona che preghiamo: Dio nel nome di Gesù Cristo!
Mentre è bene pregare sempre, il potere della preghiera non è la preghiera in sé, ma il potere nel Dio sovrano (che fa ciò che gli piace) di cui la preghiera è lo strumento per afferrarlo. 
Dobbiamo allora ricordare la preghiera non è qualcosa di magico e meccanico, prego e automaticamente ho, perché deve essere in linea con la volontà del Dio sovrano (cfr. per esempio 1 Giovanni 5:14-15).

 


1 Corinzi 10:13: Dio ci darà una via di uscita!

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