Salmo 73:23-24: La certezza del credente

Salmo 73:23-24: La certezza del credente 

La sezione che va dai vv. 23-27, sviluppa la certezza del Salmista che Dio è sempre lì, sempre al proprio fianco.

Nella precedente predicazione abbiamo visto la consacrazione del credente, quindi la perseveranza e la priorità.

Nei vv.23-24 si parla ancora della perseveranza dei credenti!

I credenti come l’autore di questo salmo, Asaf, possono avere dei periodi di crisi, ma non perderanno definitivamente la fede e la salvezza perché sono sostenuti da Dio, Dio nel Suo piano li ha già salvati e fatti sedere nei luoghi celesti (cfr. per esempio Romani 8:29-30; Efesini 2:6).

Molte persone quando pensano a Dio lo pensano come se fosse là chissà dove e non si prende cura degli uomini; pensano a Dio come un essere distaccato, indaffarato da qualche altra parte, ma Dio è con noi! È presente in modo dinamico e operativo!

E come diceva John Wesley: “La cosa migliore è che Dio è con noi”.

Salmo 73:23,25: La consacrazione a Dio

 Salmo 73:23,25: La consacrazione a Dio

Ciò che Dio vuole da una persona non è l’abilità, o il successo, Dio vuole l’intera persona, vuole la nostra completa consacrazione!

Frances Ridley Havergal poetessa e scrittrice inglese (1836-1879) ha ricevuto Cristo quando era giovane, ma c’è voluto del tempo affinché capisse il segreto della vita cristiana.

Lei diceva: “Avevo sperato che nel mio viaggio fosse stata raggiunta una specie di altopiano, dove avrei potuto camminare un po' nella luce, senza la successione stanca di roccia e fossato, rupe e palude, inciampando e lottando; ma mi sembra di essere tornata indietro in tutte le vecchie difficoltà del cammino, con molti aggravamenti peccaminosi. Penso che la grande radice del mio problema e della mia alienazione sia che non mi arrendo senza riserve a Dio; finché questo non sarà fatto non conoscerò pace. Ne sono sicura”.

Questa scrittrice aveva lottato per molti anni, tra la tensione del consenso delle grandi folle di Londra che amava il suo canto, e la direzione dello Spirito Santo. Poi un giorno, all'età di 36 anni, lesse un opuscolo intitolato: “Tutto per Gesù”, che sottolineava l'importanza di fare di Cristo il Re di ogni angolo e cubicolo della propria vita. Frances fece una nuova, completa consacrazione a Dio. Anni dopo la sorella gli chiese della sua consacrazione e lei rispose: “Sì, era la domenica di Avvento, il 2 dicembre 1873, vidi per la prima volta chiaramente la beatitudine della vera consacrazione. L'ho visto come un lampo di luce elettrica. Ci deve essere piena resa prima che ci possa essere piena beatitudine. Dio ti ammette dall'uno nell'altro. Me l'ha mostrato molto chiaramente”.

Poco dopo, Frances si trovò a trascorrere diversi giorni con dieci persone, alcune delle quali non convertite, e altri di loro cristiani non completamente arresi al Signore. Lei pregò: ”Signore dammi tutti in questa casa”. Prima che se ne andasse, tutti e dieci diventarono cristiani. L'ultima notte della sua visita, Frances, troppo eccitata per dormire, scrisse il canto: "Inno di consacrazione", che divenne il tema della sua vita. Ha preso sul serio le sue parole e pregava sinceramente secondo queste parole ogni 2 dicembre, apportando modifiche al suo stile di vita, se era necessario. La prima parte dice:

“Prendi la mia vita e lascia che sia,

Consacrato, Signore, a te;

Prendi le mie mani e lasciale muovere

Su impulso del tuo amore”.

2 Corinzi 4:18: La sofferenza non è per sempre!

 2 Corinzi 4:18: La sofferenza non è per sempre! 

A causa del peccato, i nostri corpi anche quelli più forti e più belli, sono soggetti a malattie, a infezioni, a tosse, a raffreddore, a dolori, e a sofferenze di vario genere, e a decadimento.

Ma quando saremo glorificati, i nostri stessi corpi saranno perfetti, e non ci sarà nessuna traccia di peccato e di decadimento; ognuno di noi, se siamo veri cristiani, sarà glorificato! (cfr. per esempio Romani 8:29-30; 1 Corinzi 15:42-49; Filippesi 3:21).

Paolo dopo aver parlato dei motivi per cui non dobbiamo essere scoraggiati quando soffriamo, e cioè perché il nostro uomo interiore si rinnova, e perché la sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo, ora ci dà un terzo motivo: la sofferenza non è per sempre per il cristiano, questo perché andrà alla presenza beata eterna di Dio, non così per l’incredulo!

2 Corinzi 4:17: La sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo

2 Corinzi 4:17: La sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo

Riguardo la sofferenza A. W. Tozer disse: “La Bibbia ha molto da dire sulla sofferenza e la maggior parte è incoraggiante”.

Dopo aver parlato della prima motivazione per cui non dobbiamo scoraggiarci, e cioè che l’uomo interiore si rinnova mentre il nostro uomo esteriore, il corpo fisico si consuma, ora Paolo dà la seconda motivazione: la sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo.

Il 10 novembre 1942, dopo la vittoria nel deserto di El Alamein, il primo ministro britannico Winston Churchill disse: “Questa non è la fine. Non è nemmeno l'inizio della fine. Ma forse è la fine dell'inizio".

Ogni giorno ci avviciniamo di più alla morte, ci stiamo avvicinando alla fine dell’inizio, infatti la fine di questa vita, per noi credenti, è la fine dell’inizio della nostra relazione con Dio in questa vita terrena. Ma non finisce tutto su questa terra e con la nostra morte!

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