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Salmo 73:23-24: La certezza del credente

Salmo 73:23-24: La certezza del credente 

La sezione che va dai vv. 23-27, sviluppa la certezza del Salmista che Dio è sempre lì, sempre al proprio fianco.

Nella precedente predicazione abbiamo visto la consacrazione del credente, quindi la perseveranza e la priorità.

Nei vv.23-24 si parla ancora della perseveranza dei credenti!

I credenti come l’autore di questo salmo, Asaf, possono avere dei periodi di crisi, ma non perderanno definitivamente la fede e la salvezza perché sono sostenuti da Dio, Dio nel Suo piano li ha già salvati e fatti sedere nei luoghi celesti (cfr. per esempio Romani 8:29-30; Efesini 2:6).

Molte persone quando pensano a Dio lo pensano come se fosse là chissà dove e non si prende cura degli uomini; pensano a Dio come un essere distaccato, indaffarato da qualche altra parte, ma Dio è con noi! È presente in modo dinamico e operativo!

E come diceva John Wesley: “La cosa migliore è che Dio è con noi”.

Ed è questo che fa la differenza nella vita di una persona: sperimentare Dio e la Sua presenza per fede.

Tozer disse: “Ovunque la fede sia stata originale, ovunque si sia dimostrata reale, ha invariabilmente avuto su di essa un senso del Dio presente. Le Sacre Scritture possiedono in notevole misura questo sentimento di incontro reale con una persona reale. Gli uomini e le donne della Bibbia parlarono con Dio. Gli parlarono e lo sentirono parlare con parole che potevano capire. Con lui hanno tenuto conversare da persona a persona, e un senso di realtà splendente è sulle loro parole e azioni.…

Fu questo che riempì di meraviglia permanente i primi membri della Chiesa di Cristo. La gioia solenne che quei primi discepoli conoscevano scaturì direttamente dalla convinzione che ce n'era uno in mezzo a loro. Sapevano che la Maestà nei cieli li stava affrontando sulla terra: erano alla presenza di Dio. E il potere di quella convinzione di arrestare l'attenzione e tenerla per tutta la vita, di elevare, trasformare, riempire di incontrollabile felicità morale, mandare uomini che cantano in prigione e alla morte, è stata una delle meraviglie della storia e una meraviglia del mondo”.

In questi versetti vediamo tre certezze che ha un credente in una sequenza di tempi: Dio prende, Dio guida e Dio accoglie.

La prima certezza è:

I DIO PRENDE (v.23)

“Tu mi hai preso per la mano destra”. 

In Dio prende vediamo:

A) La chiamata di Dio

È Dio che ha preso il salmista e non viceversa!

Così anche per i credenti oggi, se possiamo conoscere Dio ed essere salvati, non è l’iniziativa nostra, ma di Dio!

Agostino diceva: “Tu ci hai cercato quando noi non ti abbiamo cercato; ci hai cercato davvero perché noi cercassimo te”.

Se noi abbiamo cercato Dio è perché Dio ha cercato noi per primo!

Non è l’uomo che sceglie Dio, ma è Dio che sceglie l’uomo e lo fa per grazia e non per opere (Giovanni 6:37; Atti 13:48; Romani 9:11-12; 11:5-6; 1 Corinzi 1:26-28; Efesini 1:4; 2 Tessalonicesi 2:13; 2 Timoteo 1:9).

Non è che noi abbiamo conosciuto Dio, ma è Lui che ci ha conosciuti (Galati 4:9).

Non è che noi abbiamo amato Dio per primi, ma è Dio che ha amato noi (1 Giovanni 4:10).

L’iniziativa di Dio risale al Suo progetto prima della creazione (cfr. Efesini 1:4; 2 Timoteo 1:9), realizzata con la sua chiamata efficace mediante la quale ci porta nell’esperienza della salvezza in Cristo (per esempio Romani 8:28-30; 9:24; 1 Corinzi 1:2,9,26-28).

Noi troviamo anche:

B) La costanza di Dio

Dio è fedele!

Una tribù di nativi americani aveva una pratica unica per la formazione di giovani coraggiosi. 

La notte del tredicesimo compleanno, un ragazzo era portato bendato in una in una fitta foresta lontano chilometri di distanza per passare l'intera notte da solo. Fino ad allora non era mai stato lontano dalla sicurezza della sua famiglia e della sua tribù. Quando si toglieva la benda, si trovava in mezzo a fitti boschi, da solo per tutta la notte.

Ogni volta che un ramoscello si spezzava, probabilmente visualizzava un animale selvatico pronto a balzargli addosso. 

Ogni volta che un animale ululava, immaginava un lupo che saltava fuori dall'oscurità per divorarlo.

Ogni volta che il vento soffiava, si chiedeva cosa potesse mascherare. 

Senza dubbio era una notte terrificante per molti ragazzi.

Dopo quella che sembrava un'eternità, i primi raggi di sole penetravano all'interno della foresta, e così guardandosi attorno, il ragazzo vedeva fiori, alberi e il contorno del sentiero. 

Poi, con suo totale stupore, vedeva la figura di un uomo in piedi a pochi metri di distanza, armato di arco e freccia; era il padre del ragazzo che era stato lì tutta la notte vicino a lui, ma il ragazzo non lo sapeva.

Molte volte ci sentiamo come questi ragazzi da soli e abbandonati, ma Dio è sempre con noi!

Anche se la presenza di Dio è invisibile, comunque è reale!!

Nel Salmo 36:5 è scritto: “O SIGNORE, la tua benevolenza giunge fino al cielo, la tua fedeltà fino alle nuvole”. 

Lamentazioni 3:22-23: “È una grazia del SIGNORE che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà!”

Tutta la nostra vita presente e futura riposa sulla fedeltà di Dio.

Solo se abbiamo la completa certezza che Dio è fedele possiamo avere pace inetriore e guardare con certezza la vita futura.

Anche se siamo infedeli, Dio rimane fedele (2 Timoteo 2:13).

Se consideriamo quanto velocemente le persone cambiano, e sono falsi, o sleali (cfr. Numeri 23:19), e quindi quanto poca fiducia si ha in loro, allora confidiamo sempre in Dio che non cambia e cambierà mai!

Per noi credenti, Dio ci ha afferrato fin dall’inizio della nostra salvezza e ci tiene ancora, infatti il testo dice: “Mi hai preso” (ʾāḥaztā – qal perfetto attivo) che indica un evento completo.

“Mi hai preso” (ʾāḥaztā – qal perfetto attivo) è “afferrare”, “tenere fermamente” (cfr. per esempio Giudici 1:6; 12:6; 16:3, 21; 20:6; 2 Samuele 4:10).

Questa parola è usata nell’Antico Testamento per indicare prendere in possesso di terreni, proprietà (Genesi 34:10; 47:27; Numeri 32:30; Giosuè 22:9,19).

Così questa parola ci ricorda anche che siamo di proprietà di Dio (cfr. 1 Pietro 2:9).

La preposizione ebraica tradotta con “per” (b) può avere un significato locativo, spaziale, “in”, o “dentro”, e denota la posizione (cfr. per esempio Esodo 24:18; 1 Re 11:7; Salmo 72:16), o di “con”, quindi accompagnamento, di associazione (Numeri 14:11); o di uno stato, o condizione (Isaia 16:5), le circostanze che ne derivano, implicando mezzi (Genesi 3:16); oppure il mezzo, lo strumento immediato (1 Re 22:21); o il modo (2 Samuele 6:12) del perché è sempre con Dio.

Nell’ebraico è la mia mano destra come ha tradotto la San Paolo e cioè: “Tu mi hai preso per la mia mano destra.” 

Quindi un credente è stato afferrato da Dio!

Siamo nelle sue mani e certamente Dio non ci mollerà!

Ecco:

C) Il conforto di Dio

Un ragazzo stava attraversando l'oceano con suo padre. Durante il viaggio la nave si imbatté in una tempesta e fu sballottata in modo tale che tutti s’impaurirono, ma non il ragazzo. Si sedette immobile con gli occhi rivolti verso un certo punto. Alla fine qualcuno si avvicinò a lui e gli chiese come faceva a essere così tranquillo.” Ho gli occhi su quella finestra", disse il ragazzo, " e posso vedere mio padre sul ponte." Poi aggiunse: "Mio padre è il capitano di questa nave e l'ha guidata attraverso molte tempeste." 

Anche noi abbiamo una Capitano fedele, che è anche nostro Padre, che è padrone di tutti “i venti e le onde della vita” ed è con noi quando li attraversiamo. 

“Mano destra” (bĕyad-yĕmînî) può indica il segno della grazia di Dio, del Suo favore, della Sua benedizione (cfr. Genesi 48:13-19), come anche la Sua potenza (cfr. Esodo 15:6; Salmo 89:13), salvezza e protezione (Cfr. Esodo 15:1-6; Salmo 16:8; 20:6-8; 98:1-2; 121:5).

Quando Dio prende la mano destra di qualcuno indica identificazione con chi prende e dona a questo riconoscimento, aiuto, cura e sostegno (Isaia 41:13; 42:6; 45:1,13).

La sicurezza e la stabilità di Asaf provengono da Dio che lo sostiene, e non dalla sua capacità.

Il salmista afferma che Dio lo ha preso per la mano destra e questo indica che è stato preservato dalla completa caduta dalla potenza di Dio!

Qui il salmista dichiara per fede che Dio non lo ha abbandonato; riconosce che gli ha impedito di cadere completamente (v.2).

Nonostante i suoi sentimenti nei momenti di dubbio, rimane la verità che Dio non lo ha abbandonato. 

Dio è sempre vicino ai Suoi eletti, li ha preso per la mano destra e non la lascerà, anche se questi a volte non si comportano bene!

Così anche se noi possiamo avere una crisi, dei dubbi, Dio rimane sempre con noi (Genesi 17:1; 23:4; Salmo 46:7; 91:15; 139:1-12,18; Matteo 1:23; 28:20; Ebrei 13:5).

Che grande benedizione! Dio è sempre con noi! È sempre con i suoi figli!

Non ci lascia abbandonati a noi stessi nelle prove, nelle malattie; in ogni circostanza della nostra vita è sempre con noi! 

Quale grande conforto!

Il salmista non vede e tuttavia crede in Dio, la fede è credere nell’invisibile Dio che lo ha preso per mano, è la certezza del Suo sostegno e aiuto senza il quale una persona da sola non può procedere.

Questa certezza non è solo comprensione, o ragionamenti, ma è una certezza di forza, energia sperimentata che proviene dalla forza di Dio attraverso la comunione.

Così per fede il salmista non è più concentrato sulla prosperità dei malvagi, e quindi sul godimento dei piaceri sensuali terreni e sui beni visibili, come vediamo nella prima parte del salmo, ma su il Dio invisibile da cui attinge la sua forza vitale attraverso la comunione con Dio!

Il salmista è sempre con Dio perché Dio lo ha preso per la mano destra e da questa comunione ha tutto il sostegno che serve!

Quindi la vita non è vissuta e non deve essere vissuta con le nostre forze, ma con l’energia vitale di Dio che non consiste nel cercare la prosperità, ma la comunione con Dio da dove provengono le nostre forze!

La seconda certezza è:

II DIO GUIDA (v.24) 

“Mi guiderai con il tuo consiglio”. 

Il salmista ha la certezza di un’esistenza completamente protetta e guidata da Dio secondo il Suo piano. 

“Mi guiderai” (tanḥēnî - hifil imperfetto iussivo attivo) è “condurre”, quindi “guidare con autorità lungo la strada giusta” (Esodo 13:21; 32:34; Numeri 23:7; Neemia 9:12; Giobbe 38:32; Isaia 58:11), e indica un’azione continua.

Il verbo indica una dichiarazione certa, cioè Dio sta guidando e certamente lo guiderà ancora, ma è anche un desiderio, cioè Asaf desidera essere guidato da Dio: Dio mi guida e guiderà, e questo è il mio desiderio.

La stessa parola la troviamo in Genesi 24:48 dove il servo di Abraamo ringrazia il Signore perché lo ha guidato sulla giusta via a prendere in sposa per Isacco una parente di Abraamo, cioè Rebecca, la figlia del fratello di Abraamo.

Questa parola la troviamo ancora in Esodo 13:21 per indicare che Dio guidava gli Israeliti con la Sua presenza davanti a loro con una nuvola di giorno e di notte con una colonna di fuoco (cfr. Deuteronomio 32:12; 23:3; 31:4; 60:11; 67:5; 78:14, 53,72; 107:30; 143:10; Neemia 9:12,19). 

Ci sono molti passi che ci parlano della certezza della guida di Dio (Deuteronomio 32:12; Salmo 23:3; 48:14; Isaia 30:21; 58:11).

Per esempio in Isaia 48:17 leggiamo: “Così parla il SIGNORE, il tuo salvatore, il Santo d'Israele: Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che t'insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire”.

La guida di Dio implica più che semplicemente indicare la strada, il Signore guida in modo efficace il salmista e quindi i credenti al compimento del Suo piano (cfr. Salmo 5:8; 31:3; 43:3; 67:4; 107:30; 139:10).

“Con il tuo consiglio” è in enfasi.

“Con” (ba -b) può avere un significato locativo, spaziale, “in”, o “dentro”, e denota la posizione (cfr. per esempio Esodo 24:18; 1 Re 11:7; Salmo 72:16), o di “con”, quindi accompagnamento, di associazione (Numeri 14:11); o di uno stato, o condizione (Isaia 16:5), le circostanze che ne derivano, implicando mezzi (Genesi 3:16); oppure il mezzo, lo strumento immediato (1 Re 22:21); o il modo (2 Samuele 6:12).

“Consiglio” (ʿăṣotĕkā) potrebbe essere inteso sia come l'atto di dire a qualcuno cosa dovrebbero fare in base a un piano, o uno schema (2 Samuele 15:34; 1 Re 12:14).

Oppure è il piano, lo schema, lo scopo (2 Re 18:20; Isaia 46:11), cioè pensare a una linea d'azione, spesso è inclusa la consultazione di un consulente (Salmo 14:6), quindi di un consigliere (Salmo 119:24).

In questo caso è il piano, la decisione di Dio, il suo scopo saggio ed efficace di Dio (Giobbe 38:2; 42:3; Salmo 20:4; 33:11; 106:13; Proverbi 19:21; Isaia 5:19; 14:26; 28:29; 44:26; 46:11; Geremia 32:19; 49:20; 50:45; Michea 4:12).

Anche questo è un grande conforto, non siamo nelle mani di un destino impersonale, o in mano degli uomini, o della natura, ma di Dio: Dio ci guiderà secondo i saggi e buoni piani che Egli ha preparato per coloro che gli appartengono!

Quindi il salmista era convinto, era certo della guida di Dio nonostante la sua stoltezza, e aveva il desiderio che Dio lo guidasse ancora. 

Ha messo da parte il mormorio e le lamentazioni, e ora si affida tutto a Dio per fede, e si lascia condurre come Dio si sarebbe compiaciuto di dirigerlo, quindi secondo la Sua volontà.

Quindi metteva la propria volontà sottomessa solo alla volontà di Dio.

Pertanto possiamo dire con François Fenelon: “Fai di questa semplice regola la guida della tua vita: non avere altra volontà che quella di Dio”.

La terza certezza è:

III DIO ACCOGLIE (v.24) 

“E poi mi accoglierai nella gloria”.

“Poi” (ʾǎ·ḥǎr) attira l’attenzione sull’accoglienza nella gloria da parte di Dio.

“Accoglierai” (tiqqāḥēnî – qal imperfetto attivo) indica un’azione continua.

Indica “ricevere volentieri”, “non rifiutare” (cfr. Giovanni 1:11), o anche “prendere”. 

Questa parola è la stessa quando Dio prese Enoc (Genesi 5:24) e anche per il rapimento in cielo di Elia (2 Re 2:3,10-11).

“Gloria” (kāḇôḏ) è sottolineata e significa “onore”; si riferisce a una condizione alta di onore.

È stato interpretato per indicare l’onore su questa terra (cfr. 1 Cronache 17:18; 29:12; Salmo 7:5; 49:16-17) che il Signore rialza il salmista in questa vita, dopo la crisi interiore che ha avuto (vv.1-16, 21-22), quindi una restaurazione dell’onore invece della vergogna, o di salvezza, di preservazione sempre sulla terra, mentre i malvagi sono giudicati.

C’è un’altra interpretazione, che penso sia quella più giusta, e cioè si riferisce a essere nella gloriosa presenza di Dio nella vita a venire (cfr. Esodo 29:43; 1 Samuele 4:21, cfr. Romani 8:18-19; 2 Corinzi 4:17-18).

La sofferenza finirà, non è per sempre (cfr. Romani 8:17-18; 2 Corinzi 4:16-18), per fede, dopo la morte ci aspetta la gloria!

Artur Weiser scriveva: “La fede lo sa: la vita procede verso una gloria nascosta, e le sofferenze di questo tempo sono nulla di fronte a questa gloria che allora sarà rivelata. La stessa morte non traccia alcun limite a questa speranza. In forza dell’eterna presenza di Dio, la fede supera la morte; Dio è tale che garantisce la gloria, e la comunione di vita con lui è il luogo in cui può diventare vivente questa indistruttibile vittoriosa certezza della fede”.

Dio è la nostra guida e il nostro aiuto mentre viviamo su questa terra, e poi ci accoglierà alla Sua gloriosa presenza quando moriremo, in contrasto con la fine dei malvagi che saranno distrutti in un momento, portati via, consumati in circostanze orribili (vv.17-20; cfr. Salmo 49:5-20).

Infatti, la parola ebraica "poi" (ʾǎ·ḥǎr) deriva dalla stessa radice della parola usata per descrivere il destino finale dei malvagi nel v.17 (ʾǎ·ḥǎrîṯ). 

Non c'è dubbio che il riferimento nel v.17 si riferisce al giudizio finale di coloro che rifiutano le vie del Signore, quindi ha senso leggere “poi” qui nel v.24 come riferimento al destino finale del salmista.

Come è certa e inevitabile la morte, così è certa e inevitabile la gloria in cielo per il vero credente in Cristo! (cfr. per esempio Romani 8:28-39; 1 Pietro 1:3-4).

I giusti non faranno la fine dei malvagi, ma li aspetta la gloria alla presenza di Dio! 

La comunione con Dio, per il credente, continuerà anche e soprattutto dopo la morte!

Non sarà più una contemplazione interiore nel culto (cfr. Salmo 27:4; 63:2), ma un vedere di presenza!

La morte, non ci fermerà, e quindi non distruggerà la comunione che il popolo di Dio ha goduto con Lui su questa terra, anzi sarà più diretta, lo vedremo faccia a faccia (Giobbe 19,25-26; Salmo 16:8-11; 17:15; 49:15; 1 Corinzi 13:12; 1 Giovanni 3:2).

La morte e la tomba non terrorizzano il credente, perché è consapevole che andrà alla presenza di Dio dove ci saranno gioie a sazietà! (Salmo 16:11).

“Gloria” è la condizione nella vita successiva, è quindi descritto come partecipazione allo splendore, o alla gloria di Cristo in cielo (Luca 24:46; Giovanni 17:5,22,24; 1 Timoteo 3:16). 

È la condizione di esaltazione, di beata perfezione di coloro che dimorano con Dio e Cristo in cielo (2 Timoteo 2:10; Ebrei 2:10; cfr. 1 Pietro 1:4-5).

Gli apostoli predicavano che Cristo è esaltato alla destra di Dio (Atti 2:33; 5:31), a cui parteciperanno anche i cristiani (Romani 8:18,21; 1 Corinzi 2:7; 2 Corinzi 4:17; 1 Tessalonicesi 2:12; 2 Tessalonicesi 2:14; 2 Timoteo 2:10; Ebrei 2:10; 1 Pietro 5:1,4,10).

Non c’è gloria senza Gesù Cristo! Gesù Cristo è la speranza della gloria! (Colossesi 1:27, cfr. Efesini 1:6).

“Gloria”, nel Nuovo Testamento, è un termine tecnico per lo stato di salvezza finale, il regno celeste in cui Cristo vive ora e che dove andrà il cristiano (Colossesi 3:4; 1 Pietro 1:7; 4:13). 

È la qualità dell'esistenza in cielo, che include la trasformazione del corpo (Romani 8:11,18-19,22-23; 1 Corinzi 15:42-44,51-53; 2 Corinzi 4:17; Filippesi 3:21; 1 Tessalonicesi 4:13–17).

La gloria, è l'eredità di Dio e dei Suoi santi (Efesini 1:18), preparati in anticipo (Romani 9:23), chiamati alla gloria eterna di Dio in Gesù (1 Pietro 5:10), Gesù è venuto per questo motivo sulla terra (Ebrei 2:10). 

Allen P. Ross scrive:”Che contrasto con la sua invidia per la prosperità dei malvagi! Nel santuario ha avuto la sua prospettiva di vita restaurata: lo sfarzo e la prosperità dei malvagi finiscono improvvisamente con la loro morte, e non avranno nulla, ma egli gode ora della comunione e della guida con il Dio vivente, e nella vita futura sarà portato alla gloria. Con una prospettiva così eterna, la scelta è chiara”.

Così la comunione con Dio iniziata su questa terra, proseguirà dopo la morte!

Allora la scelta è chiara, una scelta di fede e consacrazione! 

Il desiderio di essere guidati, di fare la volontà di Dio!

CONCLUSIONE 

I dubbi possono essere occasioni per una maggiore riflessione, così è stato per Asaf, fino a quando non è entrato nel santuario di Dio (v.17) e da lì ha cominciato a vedere le cose dal punto di vista di Dio, ha avuto come una sorta di rinascita del senso della presenza di Dio.

Asaf nel suo cambiamento di pensiero ed emotivo è certo che Dio agisce, lo ha preso, guidato e accoglierà nella gloria!

Dio non abbandona al loro destino i Suoi figli, non lo può fare perché è fedele e dall’eternità ha progettato la loro salvezza.

Mentre aspettano la salvezza, i Suoi figli possono essere certi che Dio li guiderà anche se molte volte non ne sono consapevoli! Dio non li abbandonerà definitivamente e ci accoglierà nella gloria! (Giovanni 10:28-30; Romani 8:28-39; Filippesi 1:6).

John Flavel riguardo la certezza della salvezza disse: “Cristo ha finito la sua opera per noi? Allora non ci può essere alcun dubbio, ma finirà anche il suo lavoro in noi”.

Il Signore non lascia il lavoro incompiuto, se ha iniziato un’opera di salvezza nella tua vita, puoi essere più che certo che la porterà a compimento!

Se sei un figlio di Dio, sei costato troppo a Cristo per dimenticarti, o abbandonarti!

Nessuno sola persona è da Dio abbandonata dopo essere stata salvata da Lui.

A volte Dio ci guida per sentieri difficili, non ci ha promesso una vita facile, ma certamente un arrivo sicuro nella Sua gloria!

John Blanchard dice: “Il cristiano può essere tanto certo di arrivare in cielo quanto lo è che Cristo vi è già asceso”.


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