2 Corinzi 4:18: La sofferenza non è per sempre!

 2 Corinzi 4:18: La sofferenza non è per sempre! 

A causa del peccato, i nostri corpi anche quelli più forti e più belli, sono soggetti a malattie, a infezioni, a tosse, a raffreddore, a dolori, e a sofferenze di vario genere, e a decadimento.

Ma quando saremo glorificati, i nostri stessi corpi saranno perfetti, e non ci sarà nessuna traccia di peccato e di decadimento; ognuno di noi, se siamo veri cristiani, sarà glorificato! (cfr. per esempio Romani 8:29-30; 1 Corinzi 15:42-49; Filippesi 3:21).

Paolo dopo aver parlato dei motivi per cui non dobbiamo essere scoraggiati quando soffriamo, e cioè perché il nostro uomo interiore si rinnova, e perché la sofferenza è un dono di Dio per non essere legati a questo mondo, ora ci dà un terzo motivo: la sofferenza non è per sempre per il cristiano, questo perché andrà alla presenza beata eterna di Dio, non così per l’incredulo!

Prima di tutto vediamo:

I LA CONCENTRAZIONE

“Mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono”.

“Abbiamo lo sguardo” (skopountōn – presente attivo participio) è un’azione quotidiana, un’azione costante.

È un rivolgere i propri interessi, o aspettative verso qualcosa e rispondere di conseguenza, quindi anche considerare come nostro scopo, obbiettivo (Filippesi 2:4; 3:17).

“Abbiamo lo sguardo” è più che guardare qualcosa, o avere uno sguardo superficiale, casuale, o fugace; indica “considerare seriamente qualcosa”, “contemplare”; “fissare l’attenzione”, "prestare particolare attenzione"; “soffermare la mente su qualcosa”, “essere concentrati” (Luca 11:35; Romani 16:17; 2 Corinzi 4:18; Galati 6:1; Filippesi 2:4; 3:17).

Dobbiamo prendere l’esempio di concentrazione del grande atleta statunitense Carl Lewis, soprannominato “il figlio del vento”; è considerato uno dei più grandi atleti di tutti i tempi, perché ha vinto dieci medaglie olimpiche, delle quali nove d'oro e una d'argento in quattro partecipazioni dal 1984 al 1996. 

Inoltre ha vinto otto medaglie d'oro, una d'argento e una di bronzo ai campionati del mondo di atletica leggera, in quattro partecipazioni dal 1983 al 1993.

Lewis disse: “I miei pensieri prima di una grande gara di solito sono piuttosto semplici. Mi dico: ‘Esci dai blocchi, corri la tua corsa, resta rilassato. Se corri la tua gara, vincerai ... Canalizza la tua energia. Concentrati’”.

Il cristiano è concentrato, canalizza le sue energie, non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono.

Nel greco c’è “noi” (hēmōn -genitivo assoluto) che richiama un'attenzione speciale alle persone coinvolte, descrive le persone con il senso di: “Noi siamo persone che hanno lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono”. 

Paolo asserisce, con una certa enfasi, che i cristiani non sono concentrati sulle cose che si vedono (enfasi), ma sono concentrati su quelle che non si vedono (enfasi).

Vediamo il cristiano su ciò che non si concentra, vediamo il significato di:

A) Ciò che si vede

“Le cose che si vedono" sono quelle cose ordinarie, terrene.

Si riferisce alla nostra esistenza umana nell'epoca presente.

Tra le cose che si vedono, oltre le ricchezze, i piaceri, il successo e così via, ci sono anche le sofferenze e le afflizioni che consumano il nostro corpo a causa del peccato (v. 16).

In questa terra affrontiamo, tentazioni, umiliazioni, sconfitte, sofferenze, queste insieme alle cose belle, presto finiranno!

La sofferenza, il dolore più acuto e forte, presto non ci sarà più; anche la malattia più cronica cesserà presto!! 

Il cristiano non si focalizza su queste cose terrene, non fissa la sua attenzione sulle bellezze, o sulle condizioni e le prove della vita, ma a quelle che non si vedono, a quello che verrà!

Consideriamo ora su ciò che il cristiano si concentra, vediamo il significato di:

B) Ciò che non si vede

Questo mondo non è un posto dove poter vivere per sempre, dove essere felici se consideriamo quanta sofferenza c’è!

“Ciò che non si vede”, non significa che sia una cosa astratta, soggettiva e illusoria, anzi è veramente reale ed è in definitiva molto più significativo delle cose che si vedono (cfr. 1 Corinzi 9:24-25; Filippesi 3:14). 

“Le cose che non si vedono”, sono le realtà spirituali che si devono ancora rivelare, sono le promesse di Dio che trovano il loro “sì” in Gesù e si riferisce alla vita dopo la morte, è il peso eterno di gloria come abbiamo già visto al v.17.

Le persone non illuminate dallo Spirito Santo, non considerano per niente “le cose che non si vedono”.

“Le cose che non si vedono” non sono considerate dall’uomo naturale, gli sono pazzia, ma sono considerate solo dalla persona spirituale, cioè la persona che ha la mente di Cristo (cfr. 1 Corinzi 2:6-16).

Quindi, la persona spirituale, non è concentrata sul tempo presente, sui piaceri, o sulle sofferenze, sulle bellezze o sulle bruttezze della vita, sul successo o sulla delusione, piuttosto ha lo sguardo fisso della sua mente sulle cose che non si vedono del mondo avvenire, che riguarda la salvezza dai peccati e dall’ira di Dio, la glorificazione alla presenza di Dio, e di questo puoi esserne certo!

Si dice che C.H. Spurgeon abbia detto di essere così sicuro della sua salvezza da potersi aggrappare a un gambo di mais e dondolarsi sulle fiamme dell'inferno, guardare in faccia il diavolo e cantare: “Benedetta certezza, Gesù è mio!"

C’è certezza per coloro che si affidano a Gesù per la loro salvezza! 

Una volta che Gesù ci salva, possiamo essere sicuri che lo farà perché Gesù non fallirà! 

Questa è la volontà di Dio, che Gesù non perda nessuno di quelli che Dio gli ha dato per salvarli!

Il Dio trino non lascia le cose a metà! 

(per esempio Giovanni 6:39-40; 10:27-30; Romani 8:28-39; Efesini 1:13-14; Filippesi 1:6).

Paolo continua e dice: 

II LA MOTIVAZIONE 

“Poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne”.

Il motivo per cui un cristiano ha lo sguardo alle cose che non si vedono e non a quelle che si vedono è semplice: quelle cose che si vedono, quindi i piaceri e le sofferenze, sono per un tempo, sono passeggere, transitorie come le afflizioni e il nostro corpo, ma quelle che non si vedono sono eterne! Non passeranno mai!

A) Le cose che si vedono non sono per sempre

La vita su questa terra è solo per un tempo!

Paolo afferma: “Poiché le cose che si vedono sono per un tempo”.

“Un tempo” (proskaira) indica “non permanente”, “non duraturo”, “di breve durata” (cfr. Matteo 13:21; Marco 4:17; 2 Corinzi 4:18; Ebrei 11:25), quindi anche la sofferenza.

La sofferenza fa parte delle cose che si vedono e quindi non sarà per sempre per un cristiano, morirà con la sua morte, infatti non andrà all’inferno!

Riguardo l’afflizione, Paolo al v.17, aveva già detto che è momentanea, di breve durata (parautika).

(1) Il cristiano è consapevole della brevità e della fragilità della vita 

La Bibbia paragona la brevità della vita a un soffio (Giobbe 7:7; Salmo 90:9; 144:4); come un’ombra che non dura (Giobbe 14:2; Salmo 144:4); come un fumo (Salmo 103:3), come l’erba che fiorisce e verdeggia la mattina (Salmo 90:5-6,9-10), ma poi la sera è falciata e inaridisce; la brevità della vita è paragonata a un vapore che appare per un istante e poi svanisce (Giacomo 4:14). 

(2) Il cristiano è consapevole di essere straniero e pellegrino su questa terra, la sua cittadinanza è nei cieli 

In Ebrei 11:13 è scritto: “Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra”. (cfr. 1 Pietro 2:11).

Cosa significa essere forestieri e pellegrini?

“Forestieri” (xenoi) si riferisce a una persona che proviene da un paese straniero e vive in un paese senza i diritti di cittadinanza, mentre “pellegrini” (parepidēmoisi) si riferisce a una persona che proviene da un paese straniero e risiede temporaneamente in una città che non è la sua.

Per tutta la vita, i patriarchi sono stati stranieri in una terra che non è mai stata la loro patria.

Come per Abraamo e Sara; Isacco e Giacobbe, i destinatari della lettera agli Ebrei e quindi anche per tutti i cristiani, anche per noi oggi, questa terra non è la nostra residenza permanente e definitiva! 

Gli stranieri residenti generalmente avevano uno status inferiore rispetto ai cittadini di nascita, e qui è chiaramente negativo (2 Re 15:11; Rut 2:10); erano spesso odiati, disprezzati e visti con sospetto; avevano anche pochi diritti per gli standard di quei tempi.

Ma i patriarchi, senza vergognarsi, confessavano di essere stranieri e pellegrini! 

Robert H. Smith scrive a riguardo: “Non prestarono attenzione allo stigma associato allo status di stranieri residenti e parlarono felicemente della loro vita sulla terra come un pellegrinaggio (Genesi 47:9)”.

“Confessando” (homologēsantes) si riferisce a una professione di fede (cfr. Ebrei 3:1; 4:14; 10:23; 13:15); è fare una dichiarazione pubblica, aperta e libera! 

Non si vergognavano di dire che questo mondo non era la loro residenza, la loro patria! (cfr. Giovanni 15:18-19).

La persona che è fedele a Dio, è straniero e pellegrino su questa terra, eppure molti cristiani vivono su questa terra come se fosse la loro residenza permanente, lo vedi dal fatto che sono concentrati e si danno molto da fare per questa vita: lavorano, guadagnano, mettono soldi da parte, godono delle comodità e dei piaceri della vita facendone la loro priorità, i loro idolo, non mettono Gesù Cristo al primo posto e non sono proiettati alle cose eterne!

Queste persone hanno fatto della terra la loro casa definitiva e quindi vivono per questa terra!

Queste persone hanno messo radici in questo mondo e lo amano così tanto che non desiderano andare alla presenza di Dio! Ma una delle prove che si è veri cristiani è proprio questo l’amare Dio sopra ogni cosa e desiderare di essere alla Sua presenza!

Tozer disse: “La morte non è la cosa peggiore che può accadere a una persona!... Per il cristiano, la morte è un viaggio verso il mondo eterno. È una vittoria, un riposo, una delizia. Sono sicuro che la mia piccola quantità di sofferenza fisica nella vita è stata lieve in confronto a quella di Paolo. Ma penso di avere una certa comprensione di ciò che intendeva quando disse ai Filippesi: "’Per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.... Ho il desidero di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio....’(Filippesi 1:21, 23). Più un cristiano soffre nel corpo, più pensa al trionfo di andare a casa in cielo. Ma noi cristiani moderni sembriamo essere una razza strana. Siamo così completamente soddisfatti delle cose terrene che abbiamo raccolto, e ci godiamo così le comodità di questa epoca, che preferiremmo rimanere qui per molto, molto tempo! Probabilmente non diciamo a Dio questo tipo di desiderio quando preghiamo. Sappiamo che non sarebbe considerato pio o spirituale se la gente sapesse che preferiamo la nostra posizione qui alla prospettiva del cielo”.

La cittadinanza dei veri cristiani è nei cieli e non su questa terra!

In Filippesi 3:20-21 è scritto: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa”.

(3) Il cristiano è consapevole di avere una casa in cielo preparata da Gesù (Luca 16:9; 2 Corinzi 5:1,7-8; 1 Pietro 1:3-4). 

In Giovanni 14:1-3 è scritto: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!  Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”.

Gesù esorta i Suoi discepoli a continuare a credere in Dio e in Lui, cioè a fidarsi fermamente nei momenti difficili.

Il turbamento dei discepoli, era per ciò che aveva detto Gesù nel capitolo precedente riguardo il fatto che li avrebbe lasciati.

Gesù li incoraggia dicendo loro che va a preparare un luogo per loro nella casa del Padre, riferita alla dimora celeste di Dio e quindi alla dimora promessa ai figli di Dio, e quando avrà preparato questo luogo ritornerà e li porterà con sé.

In cielo, alla presenza di Dio e di Gesù Cristo, c'è ampio spazio per tutti coloro che andranno, quindi i discepoli potevano essere sicuri che non sarebbero stati esclusi, così anche tutti coloro che hanno affidato la loro vita a Gesù Cristo per la loro salvezza dai peccati!

Gesù sta preparando un posto speciale per ogni suo discepolo!

Il fatto storico che Gesù è venuto sulla terra per salvare i peccatori è una buona notizia, ma è anche una buona notizia che i discepoli di Gesù, quindi tutti i veri cristiani, hanno una casa in cielo preparata da Lui stesso e staranno alla Sua presenza per sempre!

Questo è il desiderio più grande che ha un vero cristiano al di sopra di tutte le cose e di tutte le altre persone: stare alla presenza di Dio nella casa in cielo!

Hai tu questo desiderio più di ogni altra cosa?

Quando si avvicinerà quel giorno, per i veri cristiani sarà come quei pellegrini medioevali che percorrevano la lunga strada dalla Francia alla cattedrale di San Giacomo in Spagna, mentre si avvicinavano alla fine del loro impegnativo viaggio, tendevano gli occhi verso l'orizzonte, sperando di vedere le torri della cattedrale a lungo ricercata in lontananza. Il primo che la vedeva gridava: "La mia gioia!"

Finalmente dopo un viaggio faticoso a piedi, i pellegrini che arrivavano a destinazione erano contenti!

Ma non c’è gioia più grande di quella di andare nella casa del Padre e godere la felicità e la comunione con Lui per l’eternità!

Se la vita su questa terra è solo per un tempo:

B) Le cose che non si vedono sono per sempre 

“Ma quelle che non si vedono sono eterne”.

“Eterne” (aiōnia) significa che “continua per sempre”, “permanente”, “destinato a durare per sempre”.

Tasker R.V.G scriveva: “Le afflizioni passeranno, e la notte di dolore avrà fine. D’altro lato, le cose invisibili, la gioia del suo Signore nella quale egli entrerà un giorno, l’eredità che c’è in cielo per lui, sono eterne”.

Eppure molte persone, non vogliono scambiare la visione di questo mondo e della breve durata del “qui e ora”, con la visione del mondo futuro ed eterno di Dio!

Le cose che non si vedono: la gloria, la salvezza, la nostra cittadinanza e casa in cielo sono eterne! (cfr. 2 Corinzi 5:1).

Le cose che non si vedono stimolano e rafforzano:

(1) La determinazione

Le cose che non si vedono eterne ci aiutano a essere determinati nel sopportare la brevità della sofferenza su questa terra!

Qualcuno si avvicinò a un vecchio contadino e simpatizzava con lui per il suo lavoro quotidiano in mezzo al letame della stalla e gli chiedeva come poteva continuare a farlo giorno dopo giorno, il vecchio contadino rispose: “Chi ha qualche cosa che va oltre non si stanca mai”.

È guardando alla gloria futura eterna della casa e della cittadinanza in cielo, distogliendo così l'attenzione dalle prove e dai dolori di questa vita, che queste saranno più facili da sopportare!

Questo è il segreto per sopportare con pazienza la sofferenza!

Dobbiamo guardare oltre questa vita!

Le sofferenze, presto finiranno, la sofferenza non sarà per sempre per chi ha veramente fede nel Signore Gesù Cristo, ma la beatitudine futura è eterna!

Rent H. Hughes scrive: “Avere una profonda e sottostante consapevolezza del cuore che c'è una dimora eterna per noi porterà riposo alle nostre anime in mezzo a questo mondo travagliato. Questo, credo, è ciò che ha reso l'apostolo Paolo una forza così potente anche se il suo mondo continuava a cadere. Non penso che nessuno abbia sperimentato più prove e tribolazioni di Paolo, e forse nessuno ha sperimentato più della potenza sostenitrice di Dio”. 

Nell’eternità con Dio, non ci sarà più la sofferenza per chi è un vero cristiano!

Se sei un cristiano, non sei a casa in questo mondo, Dio ne sta preparando uno migliore!

In Apocalisse 21:4 leggiamo: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate”.

Giovanni descrive i benefici di coloro che appartengono a Dio e sono presenti nel “nuovo cielo e nuova terra”, farà nuove tutte le cose, saranno aboliti per sempre gli effetti devastanti del peccato! 

Il vecchio mondo rovinato dal peccato e dalla sua afflizione che lo accompagna lascerà il posto alla beatitudine eterna, e solo i veri cristiani ne faranno parte!

La morte, il lutto, il pianto e il dolore non ci saranno più nel “nuovo cielo e nuova terra”!

Per noi oggi ci sembra inconcepibile, ma sarà così! Non esisterà più la sofferenza!

Dunque le parole: “Ma quelle che non si vedono sono eterne” è un linguaggio di speranza, una speranza certa! 

Chi è stato salvato da Gesù Cristo ha questa speranza certa! (per esempio 2 Corinzi 5:1-10; Colossesi 3:1-4).

L'orientamento di Paolo alla vita presente e futura è fondato sulla fede (cfr. 2 Corinzi 5:7), senza fede è impossibile piacere a Dio (Ebrei; 10:22; 11:6); ciò che Dio promette lo realizzerà (Numeri 23:19; 2 Corinzi 1:20; Tito 1:2; Ebrei 6:18).

Il cristiano per fede, è proiettato alle cose eterne, alle cose del cielo (Colossesi 3:1-2), pertanto non ha paura d’invecchiare e nemmeno di morire! 

Paul W. Barnett commenta: “Sono passati molti anni da quando Paolo scrisse queste parole ai credenti di Corinto. Nonostante quegli anni e i cambiamenti tecnologici che hanno portato - o forse proprio grazie ad essi!- uomini e donne si trovano ancora ad affrontare la malinconica realtà dell'invecchiamento e della morte, con il senso di assenza di scopo e alienazione. Il mondo greco nell'era generale di Paolo non ebbe alcuna risposta positiva alla realtà della morte. Iscrizioni funerarie del periodo portano abbondanti testimonianze di domande e disperazione da parte dei vivi verso il defunto e nei confronti di se stessi. Ma, sulla base della speranza della risurrezione, a causa della risurrezione di Gesù (4:14) e della conoscenza della progressiva e sempre crescente trasformazione interiore e rinnovamento, i credenti - allora e ora - sono in grado di dire con l'apostolo: ‘Avendo una tale speranza ... non disperiamo’ (3:12; 4:16)".

Quindi vediamo:

(2) La differenza

C’è differenza di come affronta la morte l’incredulo e il credente.

Voltaire, uno scrittore illuminista francese, storico e filosofo morto nel 1778, disse al suo medico nei suoi ultimi momenti di vita: “Vorrei non essere mai nato”. 

Implorò il suo dottore dicendogli: "Ti darò metà di quello che valgo se mi darai altri sei mesi di vita”.

Ecco un uomo che non aveva speranza di una vita nell'aldilà, che aveva lo sguardo alle cose che si vedono.

Gli increduli non hanno nessuna certezza!

Il filosofo Thomas Hobbes, morto nel 1679, pronunciò poco prima di morire: “Sto per compiere il mio ultimo viaggio, un grande salto nel buio".

Questo stesso tipo di incertezza è molto diffuso anche oggi!

Mentre per il cristiano fedele è tutta un’altra storia!

Per noi cristiani il terrore, la disperazione e l’incertezza per la morte fisica, non esiste!

Gesù, il nostro Signore e Salvatore risorto, ha promesso che ci porterà nella casa in cielo per sempre! (cfr. Giovanni 14:2-3; 2 Corinzi 5:1).

I cristiani dovrebbero considerare la loro morte fisica e la certezza di andare alla presenza di Dio, come un appuntamento nel calendario di Gesù, che egli osserverà fedelmente!

La morte è guadagno per i credenti perché andranno alla presenza di Dio e al godimento di Dio nella felicità eterna (Filippesi 1:21).

James Montgomery Boice raccontava: ” Non molto tempo fa andai a trovare un membro della mia congregazione che era stato confinato in una casa per malati cronici a causa di un'artrite invalidante. Era costantemente nel dolore e aveva vissuto in questa casa per molti anni. In questo periodo questa povera donna, che non si è mai lamentata e che non ha mai parlato di se stessa o della sua condizione a meno che qualcuno non gli è lo avesse chiesto, era prossima alla morte. Mentre parlavamo, le chiesi: ‘Ida, ami ancora Gesù?’ I suoi occhi brillavano attraverso la sua sofferenza e rispose: ‘Sì, oh sì! E vorrei tanto stare con lui. Sono così ansiosa che mi porti a casa’. La morte di un cristiano non è come la morte di un incredulo, poiché il cristiano sa dove sta andando. È sicuro della sua casa celeste”.

La madre di John Wesley, Susanna, disse, subito prima della sua morte nel 1742: “Figli, quando me ne sarò andata, cantate una canzone di lode a Dio”.

Questo potrebbe sembrare strano per molti oggi! Perché cantare un canto di lode per una cristiana che muore? 

Semplicemente perché dopo la morte il cristiano andrà alla presenza di Dio nella beatitudine eterna!

Solo chi è stato salvato veramente dal Signore Gesù Cristo può avere questa certezza (cfr. Romani 3:21-24; 5:1-11; 8:31–39; 1 Corinzi 15:51–58; 2 Corinzi 2:14; 4:7–18; Efesini 2:1-10; 3:14-21; Filippesi 4:11-13; Colossesi 2:1–5, 13–15; 1 Tessalonicesi 3:1–5; 1 Timoteo 1:12–16; 2 Timoteo 1:6–14; Tito 3:4–8).

I servi di Dio hanno una dimora eterna nei cieli dove andare, alla presenza di Dio (2 Corinzi 5:1-8; Apocalisse 21-22), mentre chi non appartiene a Dio, andrà nel fuoco eterno (Matteo 18:8; 25:46; Marco 9:47-48; Apocalisse 14:11; 20:11-15).

A cosa serve accumulare ricchezze su questa terra che passa e trascurare il tesoro in cielo per l’eternità nella beatitudine?

A che serve godere del peccato per un breve periodo sulla terra con tutta la sofferenza e poi ritrovarsi all’inferno per l’eternità?

CONCLUSIONE 

Ciò che Paolo dice sulla sofferenza e sulla gloria vale solo per i veri cristiani.

Non dobbiamo scoraggiarci perché la sofferenza non è per sempre per i veri cristiani, è momentanea, fanno parte delle cose che si vedono, delle cose terrene, e possiamo morire serenamente perché andremo alla presenza del Signore!

Come Paolo, dobbiamo essere proiettati alla gloria eterna, dobbiamo focalizzare la nostra attenzione, le nostre speranze e priorità non su questa vita terrena, ma su quella eterna, dove per i cristiani nati di nuovo, non ci sarà più la sofferenza.

Questa era la forza e la motivazione di Paolo che lo spingeva a servire Dio nonostante le afflizioni!

Se siamo più legati a questa terra e non cerchiamo, o desideriamo le cose eterne che non si vedono, vuol dire che non abbiamo capito e creduto veramente al Vangelo! 

Perché è proprio il potere che scaturisce dal Vangelo, per la potenza dello Spirito Santo, che trasforma non solo il nostro carattere e comportamento, ma anche la nostra visione della vita e che ci dona quella determinazione fiduciosa, anche e soprattutto nella sofferenza, per la vita avvenire dopo la morte! 

Preghiamo che Dio ci dia di capire, o di riscoprire la natura del Vangelo e di crederlo veramente! 

Perché come diceva Martyn Lloyd Jones: “Se il Vangelo non porta frutto in voi, allora siete fuori di Cristo e non siete pronti a morire e ad affrontare Dio nel giudizio”.





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