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Romani 8:32: L’amore provvidente di Dio

 Romani 8:32: L’amore provvidente di Dio 
Questo passo ci parla dell’amore provvidente di Dio.
Spurgeon disse: “Non ci sono cambiamenti nell'amore del Signore, anche se ci possono essere cambiamenti nei modi di mostrarlo”.
Dio essendo immutabile nel Suo carattere (cfr. per esempio Malachia 3:6), ed eterno (cfr. per esempio Isaia 40:28), il Suo amore non cambierà e non finirà mai e lo mostra in modi diversi!
Prima di tutto in questo versetto vediamo che:
I DIO HA PROVVEDUTO IL FIGLIO 
Infatti:
A) Dio non ha risparmiato il proprio Figlio
“Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio”
La frase greca comincia con una particella enclitica intensiva (ge) che aggiunge enfasi, richiama particolare attenzione sulla frase e aggiunge una sfumatura emotiva.
Il senso è “veramente”, o “certamente”, come traduce la “Nuova Diodati”.
Quindi Colui, cioè Dio (vv.28,30) veramente, certamente non ha risparmiato il proprio Figlio!
Paolo sta parlando di un dato di fatto, di qualcosa che è accaduta veramente nella storia!
“Risparmiato” (epheisato - aoristo medio indicativo) è astenersi dal danneggiare, dal nuocere, dal distruggere, ebbene Dio non lo ha fatto nel senso che non ha impedito, non ha evitato che Gesù soffrisse e venisse ucciso sulla croce.
Dio non ha impedito a Gesù la sofferenza in croce, era il Suo piano preparato prima della creazione del mondo che morisse per i peccatori (cfr. per esempio Atti 2:23; 4:27-28; 1 Pietro 1:19-20).
La descrizione di Dio qui fa eco sia a Isaia 52:13–53:12 dove si parla del servo sofferente, ma è anche molto probabile che vi sia un’allusione alla storia del sacrificio di Abramo in Genesi 22:9-13. 
Nel racconto dei Settanta - la traduzione greca dell’Antico Testamento - di quella storia il traduttore usò lo stesso verbo che Paolo usa qui (Genesi 22:12,16).
Abramo fu lodato solo per la sua disponibilità a sacrificare il figlio Isacco, perché in realtà un angelo del Signore gli è lo ha impedito! 
Dio, tuttavia, non ha risparmiato il proprio Figlio!
Per Abraamo fu provveduto un montone (Genesi 22:13), per Gesù non c’era un sostituto degno e adatto, nessun altro sacrificio poteva, può o prenderà il posto di Gesù l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29; cfr. per esempio Ebrei 10:10-14).
Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio per i peccatori (Romani 3:25; 1 Giovanni 2:1-2).
Nel più profondo dei misteri, Dio non ha risparmiato il Figlio, lo ha mandato sulla terra (cfr. per esempio Giovanni 3:16; 17:3-4; Romani 8:3; 1 Timoteo 1:15) e consegnato alla morte sacrificale, una morte indescrivibile nelle sue sofferenze fisiche, morali e spirituali.
Paolo enfatizza “proprio Figlio”.
L'uso di "Figlio" (huios) esprime la grandezza del dono di Dio nel mandare Gesù a morire per i peccatori (cfr. per esempio Romani 5:10; 8:3,32).
Non ha mandato un angelo, o qualsiasi altro servitore, ma il proprio Figlio!
Paolo usa “Figlio” per far emergere la grandezza del sacrificio di Dio nel consegnare Gesù alla morte.
“Proprio” (idiou – aggettivo - genitivo) evidenzia la relazione speciale di Gesù, il Figlio con Dio.
“Proprio” indica che è distintivo, qualcosa di particolare (cfr. per esempio Luca 6:44; Atti 1:25; 1 Tessalonicesi 2:15); infatti, Gesù è il Figlio di Dio (cfr. per esempio Romani 1:4; 1 Corinzi 1:9; Efesini 1:3), e ha una relazione con Dio unica e una natura diversa da tutti gli altri figli che Dio adotta come suoi figli.
Ci sono tanti figli, ma c’è solo un unico Figlio: Gesù! 
“Proprio Figlio” significa che non c'è nessun altro che si trovi in questa stessa relazione con il Padre (cfr. Romani 8:3). 
Gesù chiamò Dio "suo Padre" (Giovanni 5:18) e questo significa che solo il Padre si trovava in quella precisa relazione con Gesù. 
Dio ha molti figli per adozione (cfr. per esempio Giovanni 1:12; Romani 8:14-16; Galati 4:4-6), ma non è la stessa filiazione di Gesù l’Unigenito Figlio di Dio (cfr. per esempio Giovanni 1:18; 3:16).
Nessun altro è l'Unigenito Figlio di Dio Padre e questo perché esiste una filiazione eterna, incomparabile e ineffabile.
Dunque, chiamare Gesù il “proprio Figlio”, lo distingue da quei tanti figli “adottivi” che sono entrati nella famiglia di Dio per fede (Romani 8:14–16).
Ma chiamarlo “proprio Figlio” serve anche ad accentuare l’aspetto emotivo, sottolineando il prezzo più alto, più caro, più prezioso che il Padre ha dovuto pagare nel sacrificarlo per i peccatori.
Non c’è nessuno più prezioso di Gesù per Dio Padre! È il Suo Figlio diletto (Matteo 3:7; 17:5; Marco 12:6), è il Suo amato Figlio (Colossesi 1:13).
Eppure il giudizio e la maledizione al posto dei peccatori Dio l’ha fatta cadere su di Lui!
Immagina di avere un unico figlio, un figlio intelligente, saggio, sensibile, devoto, buono e molto caro, lo faresti morire per delle persone cattive?
Spurgeon commentando questo passo disse: “Forse hai un ragazzo ostinato e ribelle, uno che ti fa soffrire molto e ti porta poco conforto, vorresti perderlo? Se lo vedeste nella sua bara domani, non piangereste su di lui come Davide gridò per suo figlio: ‘O figlio mio, Absalom, figlio mio, figlio mio Absalom! Se Dio mi avesse fatto morire per te, o Absalom, figlio mio, figlio mio?’ Vile può essere, e una vergogna per il tuo nome, eppure è ancora tuo figlio, e non potevi sopportare di abbandonarlo.  Ma che dire del bambino che fin dalla giovinezza ti è stato obbediente, che essendo cresciuto fino a diventare adulto, è diventato tuo amico e della tua progenie, che è stato con te in ogni santa impresa e si è dimostrato degno del tuo amore e della tua stima di padre? Potresti rinunciargli?”
Rispondiamo che è davvero difficile! Ma Dio non lo ha fatto!
Dio non ha fatto questo! 
Anche se amava infinitamente Suo Figlio, era pronto a darlo in sacrificio per amore nostro, per salvarci dai peccati!
Dio non ha risparmiato Suo Figlio, non ha mitigato in alcun modo la severità del Suo giudizio e il Figlio sopportò pienamente quell'orrenda maledizione (cfr. per esempio (cfr. per esempio Isaia 53; Romani 5:6–8; 8:3-4; 2 Corinzi 5:21; Galati 3:13).
Gesù bevve la coppa dell’ira di Dio e dell'indicibile agonia fino all'ultima goccia!
William Hendriksen scriveva: “Quella coppa amara, l'Amore l'ha bevuta. Ora è vuota per me". 
B) Dio ha dato il Figlio in favore degli eletti 
“Ma lo ha dato per noi tutti”.
Questo è il punto principale messo in evidenza.
“Ma” (alla) esprime un forte contrasto per indicare appunto che Dio non lo ha risparmiato, ma consegnato nelle mani degli uomini per crocifiggerlo per i nostri peccati!
Invece di risparmiare Suo Figlio, Dio lo ha dato, e questo ci ricorda che l'iniziativa è di Dio nella crocifissione. 
Nei Vangeli Gesù è scritto che stato consegnato per il tradimento di Giuda alle autorità Ebraiche (cfr. per esempio Marco 3:19; 14:10–11,18,21,41–42, 44), e i Giudei lo hanno consegnato a Pilato (cfr. per esempio Marco 15:1,10) e Pilato lo ha consegnato affinché fosse crocifisso (cfr. per esempio Marco 15:15). 
Ma tutto questo faceva parte del piano di Dio preparato dall’eternità (cfr. per esempio Giovanni 3:16-17; 8:29; 17:3-4; Atti 4:27-28; 1 Pietro 1:19-20) che lo ha dato per i nostri peccati nella pienezza del tempo (Isaia 53:4-12; Matteo 1:21; Romani 4:25; Galati 4:4; 1 Timoteo 1:15).
Octavius Winslow (1808-1878) scriveva: “Chi ha consegnato Gesù alla morte? Non è stato Giuda per soldi; non è stato Pilato per paura; non sono stati gli Ebrei, per invidia; ma il Padre per amore!”
“Dato” (paredōken- aoristo attivo indicativo) indica “consegnare alla morte”.
Dio ha offerto in sacrificio sulla croce Gesù Cristo, il proprio Figlio! 
Paolo ha usato la stessa parola “dato” in Romani 4:25 quando parlando della giustificazione che abbiamo in Gesù afferma: “Il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione”.
Con enfasi Paolo dice: “Per noi tutti”, cioè Gesù è stato un sacrificio di Dio per gli eletti, come leggiamo nel v.33 e si riferisce ai salvati (Romani 8:28-30), attraverso Gesù Cristo (cfr. per esempio Romani 8:34; Efesini 1:3-14; 1 Pietro 2:9), alla chiesa, cioè ai cristiani di origine pagana (Gentili), e i cristiani di origine Giudaica che formano un'unica chiesa (cfr. per esempio Romani 1:5,16; 2:9–10; 3:4,9,20,22-23; 4:11,16; 5:12,18; 10:4,11-13; 11:26,32; 15:11,33; 16:26; Efesini 2:11-22). 
Così “per noi tutti” indica la completezza di tutti i veri credenti, non manca nessuno.
Non è solo per alcuni cristiani, ma per tutti i cristiani, nessuno eccetto! 
Dal più ricco, al più umile, a tutti gli uomini come a tutte le donne! A tutti i ragazzi come a tutte le ragazze! A tutti i veri credenti!
“Per” (hyper - genitivo) indica "a beneficio di" (cfr. per esempio Romani 8:27,31, 34; 9:27; 10:1; 15:30; 16:4), oppure si riferisce “al posto di”, cioè alla morte come sostituzione vicaria, al sacrificio al posto degli eletti (cfr. per esempio Romani 14:15; 1 Corinzi 1:13; 11:24; 15:3).
Il Figlio è venuto sulla terra perché mandato dal Padre, per fare la Sua volontà per sostituire i peccatori sulla croce per i loro peccati, per riscattarli (cfr. per esempio Matteo 20:28; 26:36-46; Giovanni 1:29; 3:13–17; Romani 5:8; 1 Corinzi 15:3; 2 Corinzi 5:19–21; 8:9; Filippesi 2:5–8; 1 Timoteo 2:6; Ebrei 9:28).
Noi dovevamo morire sulla croce, ma Gesù ci ha sostituiti!
“Noi” (hēmōn), come qui, più volte fa riferimento a coloro che hanno beneficiato della morte di Gesù (cfr. per esempio Romani 5:8; 8:32; 2 Corinzi 5:21; Galati 3:13; Efesini 5:2,25; 1 Tessalonicesi 5:10; Tito 2:14; 1 Giovanni 3:16).
E questo è stato fatto per amore!
L'incommensurabile grandezza dell'amore di Dio si vede nella natura infinita del Suo sacrificio a nostro favore. 
Dio è per natura un Dio che dà.
A riguardo David Peterson scrive: “Nulla potrebbe esprimere l'amore di Dio per il suo popolo in modo più convincente del fatto che Egli ‘lo ha consegnato per tutti noi’”.
Romani 5:6-8 dice: “Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”.
L’offerta in sacrificio del Figlio da parte di Dio, non è stato passivo, ma di amore attivo (Galati 2:20; Efesini 5:2,25; cfr. per esempio Giovanni 3:16; Romani 5:5-8; 8:35,37,39; 1 Giovanni 4:9-10) ed è la salvezza dai peccati e dalla Sua ira (cfr. Matteo 1:21; Giovanni 3:16,36; Romani 5:5-11).
L’amore di Dio, l’amore che viene a noi in Cristo, ci accompagnerà per tutta la vita, trionfa e trionferà su tutte le avversità (Romani 8:35-39).
Infatti, in questo versetto vediamo ancora che:
II DIO PROVVEDERÀ PER LA VITA DEGLI ELETTI 
“Non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?
La risposta a questa domanda suggerisce: "Sicuramente, certamente ci darà tutte le cose con Gesù!”
Questa frase ci parla dei benefici, dei doni di Dio.
Vediamo prima di tutto:
A) La consistenza dei doni
La parola greca “donerà” (charistei – futuro medio indicativo) significa “dare gratuitamente”, “concedere con grazia e generosità”, o “concedere per grazia”, quindi sottolinea che tutti i doni, il bene che riceviamo, sono dati dalla grazia di Dio e dalla Sua libera generosità come del resto è la salvezza in Cristo (cfr. per esempio Romani 3:24; Filippesi 1:29; 2:9; Efesini 2:5,8; Filemone 22).
Qualsiasi dono, qualsiasi benedizione di Dio non dipende dai nostri meriti, dalle nostre opere, ma soltanto dalla Sua grazia e libera generosità (cfr. per esempio Galati 2:16; Efesini 2:8-9).
La parola “donerà” implica anche l’idea del perdono (cfr. per esempio 2 Corinzi 2:7,10; 12:13; Efesini 4:32, Colossesi 2:13; 3:13).
In Cristo, per grazia di Dio, i peccati sono così rimessi come se non fossero mai stati commessi!
John MacArthur commentando questo passo, parlando che Paolo sta anche dicendo che Dio ci perdona di tutte le cose, scrive: “Il perdono illimitato di Dio non permette che il credente, peccando, possa scadere dalla grazia di Dio”.
Nonostante siamo dei peccatori, Dio nella Sua grazia ci perdona!
Certamente, il fatto che Dio tratti i Suoi figli sulla base della grazia senza riguardo per merito o demerito, è un concetto sconcertante per il sistema di pensiero di questo mondo. 
“L'amore divino, a differenza dell'amore umano, non dipende dal suo oggetto” (R. B. Kuiper).
La grazia di Dio non opera sulla base della ricompensa per le opere! O per la nostra amabilità!
Dio ci ama non perché siamo amabili, ma perché Lui è amore (1 Giovanni 4:8) e come tale si diletta a dare generosamente!
Oswald Chambers disse: “Le sorgenti dell'amore sono in Dio, non in noi”.
Indipendentemente dalle nostre prestazioni, o dalla nostra amabilità, dipendiamo sempre dalla grazia di Dio, dal Suo immeritato favore per coloro che meritano soltanto il Suo giudizio!
Alcuni giorni potremmo essere più o meno consapevoli della nostra peccaminosità e del nostro bisogno della Sua grazia, ma non c'è mai stato un giorno e mai ci sarà in cui possiamo stare davanti a Dio pensando di essere meritevoli dei Suoi doni!
In secondo luogo vediamo:
B) La certezza dei doni
“Non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?”
La conclusione è messa sotto forma di una domanda e serve per farci capire e credere alla certezza incontestabile che tutte le cose saranno date ai credenti con Gesù liberamente e infallibilmente. 
Questa frase sottolinea l'irrazionalità di pensare diversamente, e cioè che Dio non ci donerà tutte le cose con Gesù.
Sarebbe una cosa illogica, irrazionale!
Se Dio non ha risparmiato e ha dato in sacrificio il Figlio per noi, a maggior ragione ci darà qualsiasi altro bene insieme con Lui!
Il ragionamento di Paolo è: “Se Dio ci ha dato il dono maggiore, ci darà anche i doni minori”.
Oppure similmente: “Se Dio è stato disposto a dare il Suo amato Figlio per noi, che era una cosa difficile, o una cosa grande, sicuramente ci darà tutte le cose più facili, o meno grandi”.

Oppure: “Se Dio ha dato la cosa più preziosa che aveva, perché dovrebbe trattenere gli altri doni?”  
Se quando eravamo peccatori, Dio ci ha dato il Suo meglio, la cosa più preziosa, suprema, ora che siamo figli di Dio, non ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno? 
C.E.B. Crainfield scrive: “Dal momento che Dio ha fatto questa cosa indicibilmente grande e per lui molto costosa, noi possiamo essere certi che farà ciò che, in paragone, è molto più piccolo…Dio ha dato il suo figlio diletto per noi: possiamo quindi essere certi che, insieme al dono supremo del proprio figlio, ci darà anche tutte le cose”.
Se Dio ha dato Suo Figlio per noi, allora come si può dubitare che non ci darà gratuitamente anche tutte le cose insieme a lui? 
Parlando del dono di Dio indicibile e incomparabile di dare il proprio Figlio, cioè il grande dono di Gesù, John Murray scriveva: “Così grande è quel dono, così meravigliose sono le sue implicazioni, così vaste le sue conseguenze che tutte le grazie di minore proporzione sono certe di essere elargite gratuitamente”.
Paolo sottolinea: “anche tutte le cose” (kai panta – aggettivo accusativo plurale), cioè in aggiunta a Gesù, Dio ci donerà tutte le cose, ma a che cosa si riferisce?
Prima di tutto c’è:
A) Un aspetto spirituale
Paolo si riferisce alle benedizioni spirituali nei luoghi celesti (Efesini 1:3), o le benedizioni che riguardano la salvezza dall’ira di Dio (cfr. per esempio Romani 5:9), all’essere coeredi di Cristo, a partecipare alla gloria finale con Lui (cfr. per esempio Romani 8:17-23; 2 Corinzi 4:17; 1 Pietro 5:10), quindi al processo e alla pienezza della salvezza che si conclude con la glorificazione in cielo (Romani 5:10; 8:28-30)
Si riferisce anche alla totalità di ciò di cui il Suo popolo ha bisogno per essere stabile e per perseverare nella fede, quindi si riferisce a tutti i doni di Dio, alla grazia e tutto ciò che è necessario per la salvezza, quindi anche la forza, la pazienza, la fede, il sostegno e così via per perseverare fino alla fine!
Si riferisce a tutto ciò di cui abbiamo bisogno nella vita cristiana nel cammino verso quella salvezza finale!
Così questo passo ci parla della certezza della salvezza! 
Dio porterà a compimento ciò che ha promesso, ciò che ha iniziato (cfr. per esempio Filippesi 1:6).
John Murray scriveva: “Se il Padre non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato all'agonia e alla vergogna del Calvario, come potrebbe non portare a compimento il fine contemplato in tale sacrificio?”
Se Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha fatto morire in croce per salvare gli eletti, non è logico, non è nemmeno pensabile, che non riuscirebbe a portare a compimento lo scopo per il quale Cristo è stato immolato, o che non abbia dato tutto il necessario per portare a compimento quella salvezza.
Questa è quella che John Piper ha chiamato: "La solida logica del cielo".
John Piper dice: “È un argomento dal maggiore al minore. Il difficile al facile. Dall'ostacolo quasi insormontabile all'ostacolo facilmente superabile. Dal momento che non ha risparmiato il proprio Figlio - questa è la cosa grande, la cosa difficile, l'ostacolo insormontabile alla nostra salvezza - consegnando suo Figlio alla tortura, al disprezzo e alla morte che porta il peccato. Se questo può essere fatto, allora la cosa minore, la cosa facile sarà sicuramente fatta: ci ha dato gratuitamente tutto ciò che Cristo ha comprato per noi, tutte le cose! La solida logica del cielo”.
Così il credente può essere certo della sua salvezza, non perché è sicuro della propria perseveranza, ma semplicemente perché è sicuro dell'immutabilità dell'amore e della fedeltà di Dio, e quindi Dio non verrà meno al Suo piano prestabilito dall’eternità (cfr. per esempio Romani 8:28-30; Efesini 1:3-14) e alla Sua promessa data! (cfr. per esempio Numeri 23:19; Tito 1:2).
Così “non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” è una dichiarazione dell'impossibilità che Dio non completi ciò che ha iniziato a un costo così tremendo per se stesso.
In secondo luogo “non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” ha:
B) Un aspetto materiale
 “Non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? si riferisce anche alle benedizioni materiali per poter vivere su questa terra.
Se Dio ha dato Gesù per i bisogni spirituali, possiamo aspettarci che Dio provveda nella Sua grazia, tutti gli altri nostri bisogni nel corso della vita su questa terra.
Quindi Dio ci donerà la salvezza con tutte le implicazioni, quindi le benedizioni spirituali, ma provvederà anche tutto ciò che è necessario per vivere la vita cristiana come anche per la vita fisica!
Così il dono di Gesù Cristo è la garanzia che Dio provvederà ciò di cui abbiamo bisogno per vivere la vita cristiana e la vita materiale.
Dio per noi non ha risparmiato il proprio Figlio, sicuramente questa è la garanzia per eccellenza che ci ama abbastanza da soddisfare tutti i nostri bisogni!
Il dono ineffabile di Dio (2 Corinzi 9:5), non si ferma solo a salvarci; provvede anche a tutti i nostri bisogni e benedizioni per tutta la nostra vita.
Il sacrificio di Gesù è la garanzia delle benedizioni divine!
E questo c’introduce al terzo punto della provvidenza di Dio per gli eletti:
C) Il collegamento dei doni
“Anche tutte le cose con lui?
Con Gesù Cristo abbiamo tutto ciò che ci serve spiritualmente e materialmente!
Dio provvederà i doni, i benefici, le benedizioni agli eletti con Cristo!
“Con lui” (syn autō– dativo di associazione) indica l’unione, l’associazione, la comunione con Cristo.
“Con lui” indica che i credenti ricevono i doni di Dio a motivo della loro unione spirituale con Cristo!
Uniti a Cristo che è il dono supremo di Dio, riceveremo contemporaneamente tutti gli altri doni! È un unico pacchetto regalo!
Quindi questo significa che non ci può essere salvezza, eredità, vita eterna e tutte le altre benedizioni per vivere la vita cristiana e fisica senza Gesù Cristo! Dio con Cristo ci concederà tutto ciò che abbiamo bisogno!
Tutti i doni di Dio sono ricevuti, custoditi e goduti in unione spirituale con Cristo!
Quindi, il fatto che Dio ha dato il Figlio in sacrificio sulla croce in nostro favore può essere pensato come un dono di Suo Figlio a noi (cfr. per esempio Giovanni 3:16), e il dono del Figlio include tutti gli altri doni con Lui.
C’è una vecchia storia di un passeggero di una nave che in quel lungo viaggio attraverso l’oceano ha mangiato solo cracker e formaggio solo per scoprire poi che i suoi pasti erano inclusi nel suo biglietto!
La nostra salvezza include più del perdono dal peccato, la liberazione dall'inferno e un biglietto per il paradiso!
Include tutto ciò di cui abbiamo bisogno nel nostro viaggio nel senso spirituale che materiale!
Il peccato è stato affrontato da Gesù Cristo, ma non è solo il sacrificio perfetto, non è solo il nostro Salvatore e Sommo Sacerdote, Egli è anche il nostro Sostegno, Soccorso e Rifornimento in questa vita mentre viaggiamo per la destinazione finale in cielo!
Non dobbiamo sopravvivere con “i nostri cracker e formaggio”, in Cristo abbiamo tutte le benedizioni di Dio! 
Dio ci ha anche dato gratuitamente tutte le altre cose che abbiamo di bisogno nel dono di Suo Figlio. 
Le benedizioni in cielo: la salvezza, la glorificazione e tutto ciò che ci serve per vivere la vita cristiana sulla terra, la nostra certezza, santificazione, pace, gioia, saggezza, forza, pazienza, resistenza e così via insieme a tutte le cose materiali, tutto ciò di cui abbiamo bisogno perché corpo, mente e spirito facciano la volontà di Dio, tutto questo è compreso “nel biglietto comprato da Cristo”!
Poiché il Figlio, Gesù Cristo è l'espressione e l'incarnazione suprema del dono gratuito di Dio Padre, e poiché il Suo essere donato dal Padre è la dimostrazione suprema dell'amore del Padre, ogni altra grazia sarà per chi è associato a Cristo!
Questo perché Gesù è Colui che è morto e risorto per i nostri peccati (cfr. per esempio Atti 4:12; Romani 3:23-25; 8:34; 1 Giovanni 2:1-2) ed è l’unico mediatore, l’unico Sommo Sacerdote (Giovanni 14:6; Romani 8:34, 1 Timoteo 2:5; Ebrei 7:25) e garante (cfr. per esempio Ebrei 7:22).
CONCLUSIONE
1) Quando dubiterai dell’amore di Dio, pensa che ha dato per te in sacrificio il proprio Figlio
John Blanchard dice: “Dio ci ha amati quando non c'era nulla di buono da vedere in noi e nulla di buono da dire per noi”.
Quando guardiamo a Cristo, che Dio lo ha dato in sacrificio dobbiamo credere che, con Lui, Egli ci darà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere la vita materiale e quella spirituale.
Dio provvederà splendidamente a ogni nostro bisogno secondo le Sue ricchezze in Cristo Gesù! (Filippesi 4:19).
Nessuno di noi può dire: “Dio non mi ama!”, perché te lo ha dimostrato non risparmiando il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi!
Quindi se dubiti che Dio ti ama, ricordati che ha dato la vita del Figlio per te sulla croce con tutto ciò che implica spiritualmente e materialmente!
2) Quando pensi all’amore di Dio devi rallegrarti, adorarlo e lodarlo
Dovremmo sempre rallegrarci nel Signore (Filippesi 4:4) e quindi adorarlo e lodarlo.
Non so se hai mai sentito quella storia della moglie di Martin Lutero.
La moglie di Martin Lutero aveva notato che il riformatore era molto depresso da diversi giorni, così ha cercato di scuoterlo vestendosi di nero con un aspetto davvero molto cupo. 
Vedendola, Lutero disse alla moglie:”È morto qualcuno?”. “Oh sì” rispose la moglie. “E chi è morto mia cara?” chiese Lutero. La moglie temporeggiò un po' e allora Lutero gli chiese di nuovo chi fosse morto, così la moglie gli disse: “Non lo sai?”. “Non lo so, altrimenti non te lo chiederei”, rispose Lutero. “Oh, te lo dirò tra un momento” disse la moglie e lo fece aspettare. Così ancora Lutero gli chiese: “Chi è morto?” La moglie rispose: “Mio caro marito, non hai sentito? Dio è morto. Ecco perché dobbiamo essere così depressi”. 
In quel momento certamente Lutero capì come può essere ridicolo, o assurdo dubitare di Dio ed essere depressi spiritualmente!
È assurdo dubitare di Dio se pensiamo a quello che Dio è! 
Se consideriamo il Suo amore come ha dimostrato donando Gesù Cristo sulla croce dovremmo rallegrarci, adorarlo e lodarlo!
Eppure molte volte siamo scoraggiati, o depressi, o arrabbiati con Dio.
L’antidoto a tutto questo è l’adorazione e la lode nel pensare a ciò che Dio è e ha ciò che fatto per noi!
Michael Bird scrive: “Considerando ciò che Dio ha fatto per noi, i cristiani non dovrebbero mai stancarsi di cantare le dolci melodie e i bei testi dei canti che ci ricordano l'amore di Dio per noi”.
Quindi infine:
3) Nei momenti difficili noi dovremmo ricordare l’amore di Dio in Cristo
L’amore di Dio non significa che non ci fa passare per i momenti difficili, brutti, ma qualche versetto prima Paolo ricorda ai Romani al v.28: “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”.
In questi momenti difficili non dobbiamo dire come il Salmista: “Dirò a Dio, mio difensore: ‘Perché mi hai dimenticato? Perché devo andare vestito a lutto per l'oppressione del nemico?’ Le mie ossa sono trafitte dagli insulti dei miei nemici che mi dicono continuamente: ‘Dov'è il tuo Dio?’” (Salmo 42:9-10).
E nemmeno come i discepoli sulla barca con Gesù durante la tempesta, che imploravano disperati: "Egli stava dormendo sul guanciale a poppa. Essi lo svegliarono e gli dissero: ‘Maestro, non t'importa che noi moriamo?’" (Marco 4:38). 
Quando avrai periodi difficili, o di dolore, non dovrai dubitare di Lui, che si si è dimenticato di te, o che sta dormendo, ma dovrai ricordare l’amore di Dio che ha per te come dimostrato dal sacrificio del proprio Figlio, Gesù Cristo!
Una signora era sul letto di morte e chiese alla figlia riguardo la vita eterna: "E se non fosse vero?" La figlia rispose: "Gesù ti ama e non mente". 
Una risposta semplice, quanto profonda!
L'amore di Dio in Gesù e la certezza delle Sue promesse, sono ciò che dobbiamo tenere fermante, ciò a cui dobbiamo aggrapparci fortemente in questa vita anche di fronte alla morte.
 
Quando attraverserai la valle delle tenebre, ricordare e credere all'amore di Dio che ha per te dimostrato con il sacrificio di Gesù, ti sosterrà, t’incoraggerà, ti rafforzerà!




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