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1 Samuele 7:12: Il Dio del finora è il Dio dell’ora in poi!

 1 Samuele 7:12: Il Dio del finora è il Dio dell’ora in poi! 
Possiamo affermare che il Dio del finora è il Dio dell’ora in poi!
Il Signore (Yahweh) è il Soccorritore, l’Aiutatore del Suo popolo! 
È Colui che fornisce aiuto, o assistenza a coloro che confidano in Lui!
Davide nel Salmo 28:7 dice: “Il SIGNORE è la mia forza e il mio scudo; in lui s'è confidato il mio cuore, e sono stato soccorso; perciò il mio cuore esulta, e io lo celebrerò con il mio canto”.
Nel Salmo 54:4 Davide dice: “Ecco, Dio è il mio aiuto; il Signore è colui che sostiene l'anima mia”.
In Ebrei 13:6 è scritto: “Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l'uomo?”
Così l’autore di Ebrei 4:16 c’incoraggia dicendo: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia ed essere soccorsi al momento opportuno”.
La verità che Dio è santo e maestoso alla luce di ciò che siamo, ci potrebbe schiacciare e scoraggiare a invocarlo per essere soccorsi, ma quando consideriamo che è anche un Dio di grazia e misericordioso, possiamo accostarci a Lui in Cristo, il nostro Sommo Sacerdote, per essere soccorsi non quando noi vogliamo, ma al momento opportuno, cioè nel momento giusto in cui l’aiuto è necessario.
In 1 Samuele 7:12 possiamo vedere tre verità che riguardano il soccorso del Signore.
La prima verità è:
I IL SIGNORE È STATO CON NOI IN PASSATO
“Allora Samuele prese una pietra, la pose tra Mispa e Sen, e la chiamò Eben-Ezer, e disse: ‘Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi’”.
“Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi” implica che anche nel passato il Signore li ha soccorsi e nessun altro.
“Fin qui” ('ad-hēnnāh) ha un significato temporale di “fino a ora” (cfr. per esempio Numeri 14:19; Giudici 16:13; 1 Samuele 1:16; Salmo 71:17); cioè fino a quel momento della storia d’Israele in cui Samuele parlava, il Signore lo ha soccorso. 
“Soccorsi” (ʿăzārānû - Qal perfetto attivo) è “aiutati”, “assistiti” (cfr. per esempio Genesi 49:25; Salmo 33:20; 70:5); come in questo caso è un’assistenza militare (cfr. per esempio Isaia 30:7; 31:3; Ezechiele 32:8), un aiuto di protezione contro i nemici (cfr. per esempio 1 Cronache 12:18-20; 2 Cronache 18:31), quindi di liberazione, di salvezza (cfr. per esempio Isaia 41:13-14; 49:8).
Quello che è accaduto a Mispa è che Dio ha aiutato il Suo popolo salvandolo dai loro nemici, i Filistei.
Questo è avvenuto mentre Samuele offriva il sacrificio di un agnello al Signore e pregava per Israele e il Signore lo esaudì (1 Samuele 7:7-11).
Così il Signore soccorre coloro che lo invocano per fede in Gesù Cristo, l’agnello di Dio (cfr. per esempio Giovanni 1:29; Apocalisse 5:6,9; Ebrei 9:9-12), che è venuto sulla terra ed è morto in croce per espiare i peccati del Suo popolo (Matteo 1:21; Ebrei 2:17).
Gesù è il sacrificio di Dio che ci rende favorevole davanti a Lui (cfr. per esempio Romani 3:25, 1 Giovanni 2:2).
Grazie al sacrificio di Gesù, i nostri peccati possono essere perdonati (cfr. per esempio Atti 10:43; 13:38-39; Efesini 1:7; Ebrei 9:28; Apocalisse 1:5) e quindi possiamo avere una relazione con Dio per l’intercessione di Gesù che è alla Sua destra (cfr. per esempio Giovanni 14:6; Romani 8:32-34; 1 Timoteo 2:5; Ebrei 7:25).
La preghiera fu esaudita perché Samuele si avvicinò a Dio attraverso un sacrificio, così noi possiamo essere esauditi grazie al sacrificio e all’intercessione di Gesù, ecco perché quando preghiamo dobbiamo pregare Dio nel nome di Gesù!
Infatti Gesù in Giovanni 14:13-14 dice: “E quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”.
Dunque, il Signore con tutta la Sua potenza ed efficacia ha soccorso Israele liberandoli dai nemici Filistei. 
Ma sono necessarie due precisazioni.
La prima precisazione è:
A) Il soccorso del Signore non è automatico
Nel senso che preghi è ti soccorre quando vuoi tu, come vuoi tu e sempre!
Infatti sempre a Eben-Ezer Israele aveva ricevuto due brutte sconfitte (1 Samuele 4:1-11), ma non c’è scritto che abbia cercato il Signore, e comunque non è stato completamente distrutto, tolto dalla faccia della terra.
Israele ha subito delle sconfitte affinché potesse riflettere sulla propria vita!
E così fa anche con noi oggi!
Quando il Signore non ci dà una vittoria è tempo di riflessione nel cercare di capire il perché!
Dobbiamo ricordare che in Israele vi era un periodo di decadenza spirituale: i sacerdoti erano corrotti (1 Samuele 2:12-17,22-25); l’idolatria era diffusa nel paese (1 Samuele 7:3-4), e i giudici erano iniqui (1 Samuele 8:2-3).
Dopo la prima sconfitta gli anziani d’Israele dissero di portare l’arca del patto in battaglia così il Signore li avrebbe salvati dai nemici (1 Samuele 4:1-3). Pensando di portare l’arca, il simbolo della presenza del Signore, avrebbero vinto. 
Ma così non è stato! 
Anche se gli Israeliti portarono l'arca in battaglia (cfr. Numeri 14:44; Giosuè 6:6-9,11-13), non mostra che alle origini avesse uno scopo militare! 
L’arca del patto era l'oggetto più sacro nella religione di Israele. 
Questo oggetto a forma di scatola, era ricoperto d'oro e conteneva memoriali dell'esodo, in particolare le tavole di pietra contenenti i dieci comandamenti e un contenitore di manna. 
Due cherubini erano montati sul suo coperchio, le loro ali si toccavano sul suo centro, dove ogni anno il sommo sacerdote spruzzava sangue sacrificale nel giorno dell'espiazione. 
L'arca doveva essere custodita nella stanza interna del tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:10-22; 30:6; 37:1-9; Deuteronomio 10:1-5; Ebrei 9:4), ed era dove il Signore rivelava la sua volontà ai suoi servi (Mosè: Esodo 25:22; 30:36; Aronne: Levitico 16:2; Giosuè: Giosuè 7:6), in questo modo serviva come simbolo della presenza divina che guidava il Suo popolo (1 Samuele 4:21-22; 6:19-20).
Ora, l'uso dell'arca come talismano magico non era comandato dalla legge di Dio, invece imitava le superstizioni delle nazioni pagane, che credevano che i loro dèi fossero localizzati e potessero essere manipolati. 
Il Signore non può essere manipolato affinché conceda il Suo favore! 
Dio non è un portafortuna e non dovrebbe mai essere trattato come tale, e nemmeno pensare che certi simboli religiosi possono essere usati magicamente come talismani per la protezione.
Invece di umiliarsi davanti a Dio e cercare la Sua volontà per fede e per glorificarlo, Israele ha cercato di usarlo come un talismano per i propri scopi. 
Il Signore rifiuta di lasciarsi mettere sotto il potere di qualcuno!
Non dovremmo mai prendere i simboli della nostra fede cristiana per la realtà!
Benchè l'arca di Dio era il simbolo scelto della sua presenza e potenza, non era Dio! 
Certo in un modo reale lo rappresentava, e doveva essere trattato con rispetto (cfr. per esempio 1 Samuele 5:1-12; 6:19-20), ma non doveva essere usato come una sorta di talismano portafortuna!
Facciamo allora attenzione ai simboli cristiani prendendoli automaticamente come protezione!
Tutto questo ci fa capire che non possiamo cercare il soccorso del Signore a modo nostro!
Infatti con il sacrificio dell’olocausto per i peccati e la preghiera di Samuele, il Signore nella Sua misericordia e grazia li ha soccorsi!
Certo c’è una nota curiosa e forse anche ironica, c’è un capovolgimento: nello stesso luogo dove avevano trovato la sconfitta in passato, ora Israele è stato soccorso!
Così Eben-Ezer doveva ricordare agli Israeliti che Dio aveva invertito le loro sorti in passato e poteva farlo di nuovo. 
Il Signore non è statico, ma dinamico e quando lo cerchiamo secondo come desidera e secondo la Sua volontà come ha fatto Samuele per il popolo, sperimenteremo il Suo soccorso!
Quello che abbiamo perso a causa di un peccato, con il Signore può essere ritrovato, o restaurato!
Robert Bergen scrive: “Tutto ciò che è stato perso a causa del peccato nel primo evento di Eben-Ezer è stato restaurato attraverso il pentimento nel secondo”.
La seconda precisazione è:
B) Il soccorso del Signore deve essere ricordato
“Allora Samuele prese una pietra, la pose tra Mispa e Sen, e la chiamò Eben-Ezer, e disse: ‘Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi’”.
Dopo la sconfitta dei Filistei da parte del Signore, Samuele prese una pietra (pietra memoriale), per ricordare il potente intervento del Signore nella storia in favore del Suo popolo.
Ma non è stata l’unica volta, ci sono state altre pietre commemorative.
Infatti quando Dio aprì una via attraverso il fiume Giordano per il passaggio di Israele, Giosuè innalzò dodici pietre per sottolineare l'evento (Giosuè 4:20–24). 
E ancora, alla fine della vita di Giosuè, quando Israele si riunì per rinnovare il patto a Sichem, Giosuè eresse una pietra come testimonianza (Giosuè 24:26).
Secondo Gordon Keddie: "L'idea di questi memoriali era che fossero una testimonianza permanente di ciò che Dio aveva fatto in passato per il suo popolo e di ciò che avrebbe fatto nel tempo a venire".
Questa pietra commemorativa Samuele la pose tra Mispa e Sen, apparentemente nel punto in cui i Filistei erano stati respinti, “e la chiamò Eben-Ezer”, che significa “pietra del soccorso”, e disse “Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi”. 
La pietra commemorativa con la scritta voleva sottolineare che il Signore è stato il Soccorritore!
Questo doveva essere chiaro a Israele e lo doveva ricordare per sempre e cioè che la vittoria è una vittoria del Signore! 
Non era la vittoria di Israele, e nemmeno la vittoria di Samuele che aveva offerto l’olocausto e aveva pregato per la vittoria!
A riguardo Joyce Baldwin scrive: “Non si poteva permettere che una liberazione così straordinaria sprofondasse nell'oblio, da qui la pietra commemorativa di Samuele, posta come i nostri monumenti ai caduti in un posto prominente. Ma la pietra di Samuele non ricordava i nomi dei morti, ma il Signore Dio vivente, l'Aiutatore del suo popolo”.
Quindi nel tuo successo, nei tuoi frutti, nelle tue vittorie quotidiane sii riconoscente al Signore, la vittoria appartiene a Lui, se puoi vincere è per la Sua fedeltà e grazia e non per i tuoi meriti! (cfr. per esempio Salmo 29:8-9; Proverbi 21:31).
Jonathan Falwell ci ricorda: “Ogni volta che i figli d'Israele guardavano quella pietra, ricordava loro che Dio era stato fedele prima e sarebbe stato fedele di nuovo, indipendentemente dal pericolo o dalla prova che avrebbero dovuto affrontare. Anche noi abbiamo bisogno di ricordare la grazia di Dio nella nostra vita. Nella nostra umanità, tendiamo a dimenticare quanto Dio è stato buono con noi. Dobbiamo sempre ricordare come Dio ci prende per mano e ci guida attraverso fiumi violenti e sentieri oscuri di dolore e dubbio. Ricordiamo sempre il nostro liberatore e tutto ciò che ha fatto per noi”. 
La maggior parte di noi non usa pietre commemorative per celebrare gli interventi di Dio a favore nostro, o risposte potenti alle nostre preghiere, ma abbiamo ricordi, storie vissute, che possono servire come pietre commemorative delle manifestazioni potenti di Dio nella nostra vita.
Non sarebbe male scrivere in un diario, o in calendario le manifestazioni potenti del Signore nella nostra vita per non dimenticarli!
Questi ricordi sono importanti per la nostra vita di fede oggi e per il futuro! 
Soprattutto quando i tempi sono difficili, quando siamo provati, scoraggiati, o preoccupati per il futuro, possiamo guardare indietro e ricordare come Dio ci ha guidati attraverso altre prove infuocate, o come ci ha benedetti!
Kenneth Chafin ci dice che: "Spesso una persona può uscire da un momento di scoraggiamento semplicemente fermandosi a ricordare tutte le benedizioni che Dio ha portato nella sua vita". 
È giusto ricordare come Dio ha operato nella vita delle persone di fede che ci hanno precedute nella Bibbia, ma non è sbagliato ricordare per glorificare Dio, anzi ci fa bene, è produttivo per la nostra salute mentale e spirituale, ricordare come ha operato nella nostra vita fino a questo momento, ricordando la Sua benevolenza, fedeltà, potenza con le quali ci ha dato benedizioni, liberazioni e vittorie!
Sarà un rimedio per la nostra negatività, per i nostri dubbi, per le nostre lamentele, per i nostri scoraggiamenti, per la nostra apatia, per i nostri mormorii di oggi, quando pensiamo che Dio è andato in ferie e ci ha mollati come le persone mollano i loro cani in estate e partono per le vacanze!
Spurgeon riguardo l’importanza di ricordare l’opera di Dio di come ha operato nel nostro passato come i credenti che ci hanno preceduto diceva: “Non dovremmo considerare la nostra storia come almeno piena di Dio, piena della Sua bontà e della Sua verità, tanto una prova della Sua fedeltà e veridicità quanto la vita di uno qualsiasi dei santi che l'hanno preceduta? Non hai avuto liberazioni? Non hai attraversato fiumi, sostenuto dalla presenza divina? Non hai attraversato il fuoco illeso? Non hai avuto manifestazioni? Ancora una volta, è un esercizio molto piacevole ricordare i vari modi in cui i santi riconoscenti hanno registrato la loro gratitudine. Chi può guardare senza piacere l'altare che Noè ha eretto dopo la sua preservazione dal diluvio universale? Non sarebbe altrettanto piacevole e più proficuo per noi registrare le potenti azioni del Signore così come le abbiamo viste? Non dovremmo erigere l'altare al Suo nome o scrivere le Sue misericordie in un canto?”
Così care sorelle e cari fratelli, avete certamente circostanze, ricordi della manifestazione del Signore in vostro favore che dovreste innalzare come pietre commemorative che parlano della Sua grandezza, fedeltà e potenza, amore e saggezza, eccetera, eccetera!
Così quando i dubbi, o le preoccupazioni, ti stanno per assalire e ti potrebbero portare alla negatività e allo scoraggiamento, o sull’orlo della disperazione, rivisita il tuo Eben-Ezer, la tua pietra, o pietre del soccorso del Signore, ringraziandolo dicendo: “Grazie Signore, perché nel passato mi hai soccorso e continui a farlo e farai!”
Quindi la seconda verità è:
II IL SIGNORE È CON NOI NEL PRESENTE 
Come il Signore è stato con noi nel passato lo è anche nel presente!
“Fin qui” ('ad-hēnnāh), come abbiamo già detto ha un significato temporale di “fino a ora”, cioè fino a quel momento, a quel tempo della storia d’Israele in cui Samuele parlava, il Signore lo ha soccorso. 
Samuele ricorda al popolo che in quel momento come nel passato Dio era con loro!
Il medico, esploratore e missionario David Livingstone disse: “Vorresti che ti dicessi cosa mi ha sostenuto durante tutti gli anni di esilio tra un popolo di cui non riuscivo a capire la lingua e il cui atteggiamento nei miei confronti è stato sempre incerto e spesso ostile? Era questo: ‘Ecco, io sono con te sempre, fino alla fine del mondo’. Su queste parole ho puntato tutto, e non hanno mai fallito”.
Molte volte non sentiamo la presenza di Dio nella nostra vita, addirittura arriviamo a pensare che ci abbia proprio abbandonati perché non risponde alle nostre preghiere, o ritarda la Sua liberazione, o perché stiamo soffrendo per una qualche ragione! 
È davvero brutto sentirsi abbandonati da Dio!
Un pastore americano, Andrew Brunson, missionario per 23 anni in Turchia, insieme alla moglie, è stato arrestato e tenuto in prigione per due anni.
In un’intervista, disse che attraverso questa persecuzione, la sua fede è stata provata. 
La sua crisi di fede non era, però, perché fu imprigionato, era consapevole che sarebbe accaduto come dice Giacomo 1:2, la sua crisi era la sensazione di abbandono di Dio. 
Se stai vivendo un momento di tenebre, o quando lo avrai, se non senti la presenza di Dio, facciamo nostre le parole di Spurgeon: “Le montagne, quando sono nascoste nell'oscurità, sono reali come di giorno, e l'amore di Dio è fedele per te ora come lo era nei tuoi momenti più luminosi”.
Ti sei svegliato stamattina già appesantito da un carico pesante?
Stai affrontando problemi che semplicemente non sai come gestire? 
Qualunque cosa tu stia affrontando, o affronterai, Dio lo sa ed è con te! 
Sei circondato dalle braccia amorevoli del Signore!
Abbi fede! Confida nel Signore, continua a dipendere da Lui nei momenti di tenebre (Isaia 50:10)
Niente può separarti dall’amore eterno del Signore (Isaia 54:10; Geremia 31:3; Romani 8:35-39).
Se pensi, o quando penserai che Dio ti ha abbia abbandonato ricorda queste parole di Isaia 49:14-16: “Ma Sion ha detto: ‘Il SIGNORE mi ha abbandonata, il Signore mi ha dimenticata’. Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te. Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi”.
In un momento difficile di sofferenza, Gerusalemme credeva che il Signore l’avesse abbandonata.
Una donna sana di mente non dimentica o non smette di avere pietà del suo piccolo bambino, ma anche se questo dovesse accadere il Signore non dimenticherà il Suo popolo!
L'attaccamento di Dio è più di quello di una madre!
Il Suo popolo rimane perennemente nella Sua mente!
Qualunque cosa faccia con le Sue mani vedrà sempre il tuo nome e la tua persona! Come lo era per Gerusalemme.
Il Signore non ti abbandona!
La Sua presenza è una presenza costante!
In Deuteronomio 31:6 Mosè incoraggia Israele a essere forti e coraggiosi, a non aver paura delle nazioni nella conquista della terra promessa dicendo: “Siate forti e coraggiosi, non temete e non vi spaventate di loro, perché il SIGNORE, il tuo Dio, è colui che cammina con te; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà”.
Israele poteva contare sulla presenza del Signore in mezzo a lei. 
Non era una divinità lontana che occasionalmente guardava Israele per aggiornarsi sulle sue circostanze, ma era presente nella sua vita, camminava con Israele ovunque costantemente, ininterrottamente (cammina - hōlēk - qal participio attivo).
Puoi affrontare grandi sfide, avere grandi problemi, affrontare persone malvagie, ma il Signore se è il tuo Dio, cammina con te, è al tuo fianco, e questo significa che non è una compagnia passiva, ma attiva nel fornirti la guida e l’aiuto! (cfr. per esempio Isaia 41:10-14)
Il Signore non ti lascerà e non ti abbandonerà!
Prima di essere fedele a noi stessi, Dio è fedele a Se stesso! Ecco perché non ci abbandona se facciamo parte del Suo popolo!
Il popolo d’Israele era consapevole di aver peccato chiedendo un re come tutte le altre nazioni, allora avevano paura del giudizio di Dio, in 1 Samuele 12:20-22 leggiamo: “Samuele rispose al popolo: ‘Non temete; è vero, voi avete fatto tutto questo male; tuttavia non allontanatevi dal SIGNORE, ma servitelo con tutto il vostro cuore; non ve ne allontanate, perché andreste dietro a cose vane, che non possono giovare né liberare, perché sono cose vane. Infatti il SIGNORE, per amore del suo grande nome, non abbandonerà il suo popolo, poiché è piaciuto al SIGNORE di fare di voi il suo popolo’”.
Il grande nome del Signore, la Sua identità e reputazione, garantisce la Sua promessa (cfr. Giosuè 7:9; Isaia 48:9; Geremia 44:26; Ezechiele 20:9,14,22; 36:23).
Dato che Israele era conosciuto come il popolo speciale del Signore, si poteva riflettere negativamente sulla Sua stessa reputazione se respingesse il Suo popolo.
Sarebbe conosciuto come un Dio su cui non ci si può contare, che dice una cosa e ne fa un'altra. 
Ma il Signore non è così!
La terza verità è: 
III IL SIGNORE SARÀ CON NOI IN FUTURO
“Allora Samuele prese una pietra, la pose tra Mispa e Sen, e la chiamò Eben-Ezer, e disse: ‘Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi’”.
Come dicevo prima, Eben-Ezer significa “pietra del soccorso”.
I cristiani hanno a lungo sperato nel nome Eben-Ezer. 
Per esempio J. Hudson Taylor (1832-1905), fondatore della China Inland Mission, esponeva una targa in ciascuna delle sue residenze che diceva “Eben-Ezer Jehovah Jireh”.
“Eben-Ezer” significa che “fin qui il Signore ci ha soccorsi” e “Jehovah Jireh”  significa che “il Signore vede e provvede”.
Ci sono anche chiese che sono state chiamate “Eben-Ezer”, per esempio la chiesa battista nel quartiere Sweet Auburn di Atlanta fondata nel 1886 è stata chiamata: “Eben-Ezer”, e qui che il Dr. Martin Luther King (1929-1968) è nato, cresciuto e fu ordinato pastore.
E non è l’unica chiesa con questo nome, nel resto del mondo ci sono altre chiese con questo nome, anche in Italia.
Il significato di:”Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi” è di lode, incoraggiamento e fede.
Il senso è: la stessa grazia che ci ha assistiti fin qui sarà sufficiente da quì in poi, oggi come anche in futuro. 
Il Dio del finora è il Dio dell'ora in poi!
Kirkpatrick A.F afferma a riguardo: “Le liberazioni del passato sono una promessa di aiuto continuo per il futuro”.
Per gli Israeliti, la vittoria di quella battaglia significava che Dio era stato per loro un aiuto straordinario e decisivo ‘fin qui’ e certamente lo sarebbe stato anche in futuro, questo avrebbe alimentato la loro speranza e fede! 
Stephen J. Andrews e Robert D. Bergen commentano: “Samuele cercò di mantenere vivo nella mente di Israele il ricordo della liberazione di Dio. Voleva che Israele ricordasse il passato e fosse grato per l'aiuto di Dio. Ricordare l'aiuto di Dio in passato incoraggia anche la speranza per il futuro e la speranza sostiene la fede”. 
Samuele ricorda a Israele che questa recente vittoria sui Filistei è solo l'ultima di una lunga storia di potenti atti di salvezza di Dio, ed è a causa di una lunga catena di misericordie che il popolo di Dio esiste ancora. 
L’obbiettivo di Samuele è che gli Israeliti ricordassero ciò che Dio ha fatto "fino qui", in modo che abbiano fede per il futuro.
Il ricordo del soccorso passato fino a oggi, incoraggia la fede in Dio per le benedizioni e il soccorso futuro!
Questa frase quindi ricorda a Israele che questa recente vittoria sui Filistei è solo l'ultima di una lunga serie di vittorie salvifiche storiche del Signore che dà speranza per il futuro!
Questo passo c’incoraggia a ricordare i momenti salienti della nostra vita perché questi saranno “cibo”, “benzina”, forza, stabilità, per la nostra fede!
Dio è stato con e per noi in passato e lo sarà in futuro, abbi fede! 
È stato con noi e per noi ieri, lo è oggi e lo sarà domani! 
Così dobbiamo ricordare e meditare come Dio ha operato nel passato nella nostra vita e ringraziarlo che ci ha soccorsi fino a oggi e per fede credere che lo farà ancora nel futuro!
Dio è stato fedele fino a oggi e lo sarà anche in futuro!
Così Eben-Ezer allude anche all'inevitabile bisogno della nazione di assistenza futura. 
Non solo “ieri”, anche “oggi” e “domani” la vittoria d’Israele, e anche la nostra dipende dalla volontà di continuare ad affidarsi a Dio. 
Questa pietra commemorativa doveva ispirare gli Israeliti a ringraziare il Signore per la vittoria che aveva dato loro e per ricordargli di non abbandonare l'aiuto del Signore per seguire altri dèi.
Dio è immutabile, eterno, onnisciente, onnipotente, onnipresente, ci ama, allora possiamo fidarci di Lui e non ci deluderà! 
Ma dobbiamo dipendere solo da Lui per fede!
Allora la pietra "Eben-Ezer" ci ricorda costantemente che “fin qui il Signore ci ha soccorsi”, in altre parole, con l'aiuto di Dio ce l'abbiamo fatta, e ce la faremo ancora!
CONCLUSIONE 
Possiamo, o potremmo trovarci su sentieri tenebrosi e potremmo pensare di essere spinti al limite della nostra resistenza e tentati al di là delle nostre forze, o essere sull’orlo della disperazione; in questi casi quello di cui abbiamo bisogno allora è di ricordare: ”Fin qui il SIGNORE ci ha soccorsi”.
Non devi cercare il soccorso negli uomini, o negli idoli, ma solo nel Signore, pentendoti dei tuoi peccati e chiedendogli perdono, ricordandogli che Gesù Cristo è morto e risorto per te! 
Riconoscendo di aver bisogno di Lui e invocando la Sua grazia e il Suo soccorso!
Concludo con le parole del poeta e autore di inni Henry Francis Lyte:
“Rimani con me, veloce cala la sera;
L'oscurità si fa più profonda; Signore, rimani con me:
Quando gli altri aiutanti falliscono e le comodità fuggono,
Aiuto degli indifesi, oh rimani con me”.
Così possiamo dire noi in questo momento: “Rimani con noi! Aiutaci! Abbiamo bisogno dite, dipendiamo da te Signore!”


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