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Giovanni 4:1-6: I movimenti di Gesù

 Giovanni 4:1-6: I movimenti di Gesù 
In Giovanni 4 il regno di Dio si diffonde oltre i confini della Giudea, in Samaria. 
Nel capitolo precedente Giovanni ha riportato il dialogo tra Gesù e Nicodemo sulla necessità della nuova nascita per vedere ed entrare nel regno di Dio, al capitolo 4 Gesù incontrerà i Samaritani che lo sperimenteranno come il Salvatore del mondo che dona la vita eterna.
Sulla via del ritorno in Galilea Gesù incontra prima una singola donna in un pozzo in Samaria (4:1–26), e poi in un intero villaggio (vv. 27–42). 
Parla prima alla donna dell'acqua che disseta e della vita eterna, poi della vera adorazione, e la donna diventa messaggera per gli abitanti del suo villaggio, che alla fine imparano che Gesù è il Salvatore del mondo (v. 42). 

Cominciamo a vedere:
I LA PARTENZA DI GESÙ (vv.1-3)

Nella partenza di Gesù vediamo:
A) L’informazione
Nei vv.1-3 leggiamo: “Quando dunque Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni (sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli), lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea)”.

Consideriamo prima di tutto:
(1) La conseguenza dell’informazione
Di conseguenza al fatto che Gesù venne a conoscenza (seppe – egnō – aoristo attivo indicativo) che era diventato popolare, lasciò la Giudea per ritornare di nuovo in Galilea (cfr. Giovanni 1:43-2:12).

I farisei avevano investigato su Giovanni Battista (Giovanni 1:19-27), ora cominciano a esaminare quelle di Gesù, sono più interessati a Gesù che non solo aveva da poco purificato il tempio dai mercanti con autorità (Giovanni 2:13-22) ma aveva più successo di Giovanni Battista (cfr. anche Giovanni 3:26), e a differenza di Giovanni, Gesù era stato dichiarato l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29,35), già cominciava a essere riconosciuto come il Messia (Giovanni 1:41,49), e aveva compiuto miracoli (Giovanni 2:1-11,23; 3:2) e molti hanno creduto nel suo nome (Giovanni 2:23).

C’è chi dice che Gesù partì perché non voleva indebolire la reputazione di Giovanni presso i farisei, o perché non voleva incoraggiare il confronto del Suo ministero con quello di Giovanni, o ancora non voleva che si sviluppasse una rivalità pubblica tra i Suoi discepoli e quelli di Giovanni.

Ma è molto più probabile che non era il momento secondo il piano stabilito da Dio per Gesù di affrontare direttamente, di entrare in conflitto diretto con i capi religiosi.
Gesù sapeva che nel piano sovrano di Suo Padre, un confronto pubblico con le autorità ebraiche era ancora prematuro (cfr. Matteo 12:14-15; Giovanni 7:30; 8:20); ecco perché decise di partire dalla Giudea, in Galilea avrebbe avuto meno contatti diretti con i farisei.

Gesù non era controllato dalle circostanze, ma le controllava. 
Pertanto, non stava semplicemente rispondendo, stava agendo intenzionalmente considerando il piano di Dio, ancora non era il momento di morire.

A proposito William Hendriksen scriveva: “Ora il Signore sapeva che per ogni evento della sua vita c'era un tempo stabilito nel decreto di Dio. E sapeva anche che il momento giusto per la sua morte non era ancora arrivato. Appena arrivato quel momento, avrebbe volontariamente dato la vita (cfr. Giovanni 10:18; 13:1; 14:31). Lo avrebbe fatto allora, ma non prima di allora. Quindi, ora deve lasciare la Giudea”.

Quindi a volte, fare quella che potrebbe essere considerata “una ritirata strategica” non è sbagliata e non dovremmo vergognarci, o sentirci in colpa se questa è la volontà di Dio!

Fare la volontà di Dio è quello che davvero conta e non ciò che sentiamo, o pensiamo sia sbagliato!

Tommaso d’Aquino diceva: “Il cuore di un uomo ha ragione quando vuole ciò che Dio vuole”.

La volontà di Dio non è qualcosa che dobbiamo solo conoscere è qualcosa che dobbiamo anche fare, intraprendere, obbedire.

Esaminiamo:
(2) Il contenuto dell’informazione
Nei vv.1-2 leggiamo: “Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni (sebbene non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli)”.

Anche se non corrispondeva a verità, perché non era Lui che effettivamente battezzava, ma i Suoi discepoli con la Sua approvazione (cfr. Giovanni 3:22,26), Gesù venne a conoscenza che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni (cfr. Giovanni 3:26,30); Gesù stava infatti avendo un impatto significativo.

Nella partenza di Gesù c’è ancora:
B) La punizione
Il v.3 ci dice: “Lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea”.
Alcuni studiosi vedono in queste parole una punizione di Gesù.

È vero che la partenza di Gesù è stata strategica, ma è anche vero, secondo questa interpretazione, che sia stata anche una punizione, e questo perché la parola “lasciò” (aphēken – aoristo attivo indicativo) può avere il significato di abbandonare come quando la donna Sammaritana lascerà la sua secchia al pozzo (v.28, cfr. Matteo 23:23; Marco 7:8; Romani 1:27; Apocalisse 2:4) come ci ricorda lo studioso Leon Morris.

Anche per Plummer si tratta di abbandono, così afferma: "Prima il tempio, poi Gerusalemme e ora la Giudea deve essere abbandonata, perché Egli non può avere alcun benvenuto". 

L'idea generale che trasmette la parola “lasciò” sembra essere quella di lasciare tutto a se stesso, ai propri desideri, modi, destino; di ritirare qualsiasi potere di controllo sia stato esercitato in precedenza.

Fredrikson, R. L., & Ogilvie, L. J. dicono: “Il significato di questa frase è un po’ insolito. È come "abbandonare", lasciando la Giudea a se stessa, ai propri desideri e al proprio destino. Gesù non tornerà mai più a quel ministero di preparazione che all'inizio condivise con Giovanni”.

Dunque, è vero che ci sono stati coloro che hanno creduto, ma è anche vero che Gesù conoscendo i cuori, non si fidava di loro (cfr. per esempio Giovanni 2:24-25).

Altre volte Gesù non farà miracoli a causa dell’incredulità delle persone (cfr. per esempio Matteo 13:58).

Dunque tale mossa di Gesù è un abbandono della Giudea, nei riguardi dei suoi avversari, che lo guardavano già con sospetto nel tempio (Giovanni 2:13-20).

Dio abbandona a se stessi e ai loro peccati le persone che lo rifiutano come ci ricorda anche Paolo ai Romani (cfr. per esempio Romani 1:18-32).

Quando una persona abbandona Dio ribellandosi con insistenza, Dio l’abbandonerà al suo destino peccaminoso! Questa è un’azione attiva di Dio!

La ribellione contro Dio attira il Suo giudizio!

Certamente, Dio non costringe le persone a fare il male, ma non gli dà il Suo aiuto, che è l'unica cosa che impedirebbe una cosa del genere.
 
Dio ritira le sue benedizioni e restrizioni, permettendo al degrado morale di seguire il suo corso.

Dio abbandona i ribelli al loro peccato, lasciandoli andare per la loro strada. 

Toglie i vincoli della Sua provvidenza e grazia, abbandonandoli a essere dominati dal peccato.

Ora quando Paolo in Romani 1:24 dice: “Dio li ha abbandonati all'impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi”, vuole dire che non solo semplicemente solo una questione di Dio che ritira passivamente la Sua influenza, ma assume un ruolo attivo nel senso di giudizio, lasciandoli al terribile ciclo del peccato sempre crescente!

Dio non solo permette loro di continuare, ma anche di immergersi più profondamente nel peccato che avevano già scelto! Questo è il Suo giudizio! 

Non è solo come diceva Godet: "Egli [Dio] smise di tenere la barca mentre veniva trascinata dalla corrente del fiume".

Senza dubbio un tale ritiro dell'influenza divina produrrebbe questo risultato. 
Ma il significato di “abbandono” non è solo passivo, ma anche attivo di giudizio, e come dice Douglas Moo: “Dio non lascia semplicemente andare la barca, ma le dà una spinta a valle! Come un giudice che consegna un prigioniero alla punizione che il suo crimine ha meritato, Dio consegna il peccatore al terribile ciclo del peccato sempre crescente.”

Facciamo bene attenzione allora per la nostra vita a non dire sia a parole che con il nostro comportamento: “Voglio fare come mi pare! Non voglio avere niente a che fare con Te Dio!”, perché Dio ti prenderà in parola e ti risponderà: “Va bene! Ti abbandono al tuo destino di peccato”.

Il secondo punto principale dei movimenti è:
II IL PIANO DI GESÙ (v.4) 
Nel v.4 è scritto vediamo qual’era: “Ora doveva passare per la Samaria”.

“Doveva” (edei – imperfetto attivo indicativo) indica qualcosa che doveva essere fatta, qualcosa inevitabile, che doveva accadere.

È vero che per andare in Galilea dalla Giudea la strada più breve e diretta era passare per la provincia della Samaria, quindi poteva essere una necessità logica (cfr. Atti 27:21), o geografica come dicono alcuni studiosi.

Ma insieme a questa interpretazione, o un’altra interpretazione alternativa è perché faceva parte del piano di Dio per Gesù.

Come scrive Beasley-Murray: "La missione ai Samaritani non fu pianificata da Gesù, ma voluta da Dio".

“Doveva passare per la Samaria” esprime obbligo perché era il piano di Dio (Atti 19:36; Giovanni 12:34; Luca 24:26), e nel vangelo di Giovanni riguarda l'opera salvifica di Gesù (Giovanni 3:7,14,30; 9:4; 10:16; 12:34; 20:9). 
Quindi “doveva” indica la necessità divina. 

Coloro che credono in questa interpretazione dicono che il percorso attraverso la provincia della Samaria non era l'unica via per la Galilea, ce n’erano altre, potevano attraversare il fiume Giordano a est e viaggiare verso nord in quel modo, quindi non era necessario andare dalla Giudea alla Galilea.
Oppure a ovest lungo il mar Mediterraneo (via Cesarea).

Infatti, secondo questa interpretazione, gli Ebrei più ortodossi come i farisei, evitavano di attraversare la Samaria per evitare i contatti a causa della loro avversione per i Samaritani, considerato una razza impura, attraversando la Perea, la provincia ad est del Giordano.

I Sammaritani erano considerati una razza impura perché figli delle politiche di reinsediamento degli Assiri, che dopo aver saccheggiato il Regno del Nord nel 722 a.C.  deportarono grandi gruppi di Ebrei in altri posti conquistati e ripopolò i siti parzialmente liberati con altri popoli stranieri pagani conquistati (2 Re 17:5–6,24). 
Il risultato fu una mescolanza di popoli che nella mescolanza delle razze persero gran parte delle loro precedenti identità nazionali, quindi anche quella Ebraica e furono così costretti a sviluppare nuove identità sincretistiche (2 Re 17:25-41). 

Dunque, questi prigionieri alla fine si sposarono con i pochi ebrei che rimasero nel paese per formare una razza mista di persone che divennero note come Samaritani.

Queste persone portarono con sé i propri dèi (2 Re 17:29–31), ma aggiunsero l'adorazione del Signore (Yahweh) alle loro altre pratiche (2 Re 17:25, 28, 32–33,41). 

Gli Ebrei meno ortodossi, tuttavia, non erano così esigenti, così questa era considerata necessaria se si cercava la strada più breve e diretta, ed era quella che di solito prendevano i viaggiatori dalla Giudea alla Galilea.

Quindi, la motivazione più probabile per cui Gesù attraversò la Samaria è che fu spinto da un senso divino della volontà di Dio che riguardava la salvezza dei Samaritani oltra che quella dei Giudei!
 
Commentando questo versetto Leon Morris parlando che Gesù “doveva” scrive: “L'espressione indica un'impellente necessità divina. Gesù era venuto come "la luce del mondo" (9:5). Era imperativo che questa luce brillasse ad altri oltre che agli ebrei”.

Gesù sentì la necessità interiore di andare in Samaria perché questa era la volontà di Dio.

Gesù doveva passare attraverso la Samaria perché come luce del mondo, è colui per mezzo del quale tutti i popoli della terra saranno benedetti (cfr. Genesi 12:3).

Così per molti studiosi la necessità di attraversare la Samaria non era geografica, ma teologica!

In Samaria c'era del lavoro da fare, era un campo di missione maturo per la mietitura (v. 35), e l'intento di Gesù era di fare la volontà di colui che lo aveva mandato e di terminare la sua opera (v. 34). 

I movimenti di Gesù non sono dettati dalle circostanze, ma dalla Sua chiamata divina.

Così Gesù si muoveva non in risposta alla pressione umana, ma come risultato del piano e della direzione del Padre e dell'ora determinata per la Sua vita.

Non dobbiamo mai agire a secondo le circostanze, ma secondo il piano di Dio per la nostra vita!

Così vediamo:
A) La priorità nel piano 
“Ora doveva passare per la Samaria”, indica che la priorità di Gesù era il piano di Dio!

Gesù era sempre consapevole di fare la volontà del Padre, motivo per cui venne sulla terra (Matteo 26:39; Giovanni 4:34; 5:30; 6:38; 17:4).

Per Gesù Dio Padre aveva la priorità nella Sua vita!

Il dizionario della Treccani sul significato della parola “priorità” dice: “Il venire prima di altro o di altri, a causa dell’importanza, del grado, della dignità; il possedere un valore fondamentale, o superiore rispetto ad altro”.

Per Gesù Dio Padre e la Sua volontà venivano prima di ogni altra persona o cosa, e questo perché reputava il Padre più importante di qualsiasi altra cosa o persona!

Fin da ragazzo, il piano divino aveva la massima priorità; poiché Egli disse a Giuseppe e Maria, quando lo trovarono nel Tempio e Lo rimproverarono Gesù rispose loro: "Ed egli disse loro: ‘Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?’" (Luca 2:49). 

Più tardi Egli disse: " Ma egli disse loro: ‘Anche alle altre città bisogna che io annunci la buona notizia del regno di Dio; poiché per questo sono stato mandato’" (Luca 4:43). 

Era sempre consapevole del piano di Dio, lo aveva sempre presente nella Sua vita "Bisogna che il Figlio dell'uomo soffra molte cose e sia respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti, dagli scribi, sia ucciso, e risusciti il terzo giorno” (Luca 9:22). 

Matteo 20:28 dice: “Appunto come il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti”.

Parlando della Sua priorità in Giovanni 4:34 è scritto che Gesù disse ai Suoi discepoli: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l'opera sua”.

E ancora in Giovanni 9:4 Gesù afferma: "Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare" (cfr. Giovanni 10:16; 12:34; 20:9). 

Anche nel Suo insegnamento Gesù ci esorta alla priorità per Dio per esempio in Matteo 6:33: "Cercate prima il regno e la giustizia di Dio" (Matteo 6:33).

Se Dio per te è importante come lo era per Gesù, allora sarà la tua priorità!

Quali sono le tue priorità?

Charles Colson dice: “Se comprendiamo davvero cosa significa essere cristiani – che questo Cristo, il Dio vivente, entra effettivamente a governare la propria vita – allora tutto cambia: valori, obiettivi, priorità, desideri e abitudini”.

Una persona nata di nuovo spiritualmente è una nuova creatura le cose vecchie sono passate, sono diventate nuove (2 Corinzi 5:17).

Tra queste ci sono le priorità! 

Prima della nuova nascita spirituale, le priorità non avevano a che fare con Dio, ma era il nostro io, il nostro egoismo, quindi la famiglia, il lavoro, gli hobby, lo sport, la squadra del cuore, o il partito politico e così via.

Ma con la nuova nascita la priorità diventa Dio!
Se sei una nuova persona in Cristo, allora Dio è la tua priorità!

In secondo luogo vediamo:
B) Il profitto nel piano 
Il piano divino prevedeva che Cristo avesse un incontro con la Samaritana in modo che potesse essere salvata e condurre molti altri a Cristo.

Gesù in Samaria avrà un grande raccolto di persone salvate; persone che lo riconosceranno come il Salvatore del mondo (Giovanni 4:27-42).

Così quando noi siamo obbedienti a Dio saremo usati da Lui per il progresso del Suo regno, vedremo dei risultati come quando i discepoli furono obbedienti a Gesù, dopo aver tentato senza successo di pescare tutta la notte, quando disse loro di pescare dal lato destro della barca e così fecero, pescarono 153 grossi pesci (Giovanni 21:1-11).

Se vuoi essere usato da Dio potentemente, devi essergli obbediente!
Andare dove Lui vuole, fare ciò che Lui vuole e dire ciò che Lui vuole!

Infine c’è:
C) Il problema del piano 
Anche i Samaritani avevano sentimenti ostili verso gli Ebrei. 
Quando gli Ebrei tornarono dall'esilio a Babilonia, i Samaritani si offrirono di aiutarli a ricostruire il loro tempio, ma l'offerta fu rifiutata (Esdra 4:2–3). 
Questo generò naturalmente una grande amarezza. 
Ci si sarebbe potuti aspettare che gli Ebrei avrebbero apprezzato il fatto che i Samaritani adorassero lo stesso Dio che adoravano loro. Ma non fu così. 

I Samaritani si rifiutarono di adorare a Gerusalemme, preferendo il proprio tempio costruito sul monte Garizim 400 a.C. 
Quando questo fu bruciato dagli Ebrei nel 128 a.C. i rapporti tra i due gruppi peggiorarono. 

Le occasioni di attrito non mancarono e ai tempi del Nuovo Testamento, ne derivò un atteggiamento stabile di ostilità. 

Nel I secolo i Samaritani avevano sviluppato la propria eredità religiosa basata solo sul Pentateuco, non accettavano come canonici gli altri libri della Bibbia Ebraica.

Ma Gesù aveva una parola anche per loro in un clima di ostilità!

È una sfida anche per noi oggi parlare del vangelo a gruppi, razze, persone diverse da noi per religione, filosofia, etica che ci sono ostili per varie ragioni!
Ma Gesù ha una parola anche per loro e vuole usare noi!

Non possiamo bypassare la nostra “Samaria”, per evitare incontri ravvicinati con coloro che sono diversi da noi, o che non ci piacciono!

Gesù ha comandato ai discepoli di fare discepoli tutti i popoli (Matteo 28:19) e questo implica tutti i tipi di persone!
Non possiamo, quindi scegliere le persone con cui parlare di Gesù Cristo!

Infine vediamo:
III IL PERCORSO DI GESÙ (vv.5-6) 
Nel percorso di Gesù vediamo:
A) Il posto
Nel v.5 è scritto: “Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe”.

Sicar è una città che si ritiene sia l'antica Sichem, a una cinquantina di chilometri a nord di Gerusalemme

Molti eventi significativi si sono verificati a Sichem, o là vicino. 

Qui Dio apparve per la prima volta ad Abramo (Genesi 12:6-7). 

Qui dimorò Giacobbe quando lasciò Labano (Genesi 34). 

Qui Dina, la figlia di Giacobbe, fu contaminata e ne risultò un terribile massacro degli Sichemiti (Genesi 34). 

Qui Giacobbe mandò Giuseppe a vedere i suoi fratelli in quel fatidico viaggio che portò Giuseppe a essere venduto come schiavo e mandato in Egitto dai suoi fratelli (Genesi 37). 

Qui Giosuè si rivolse a Israele l'ultima volta (Giosuè 24). 

Qui furono sepolte le ossa di Giuseppe (Giosuè 24). 

Qui Roboamo diede la risposta agli Israeliti che divisero il regno (1 Re 12). 

Qui Geroboamo, il primo sovrano della divisione settentrionale del regno, istituì il regno idolatra (1 Re 12). 

Questo di Gesù con la Samaritana è un altro evento significativo!

Questa città era vicina “al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe”

Secondo quello che è scritto in Genesi, Giacobbe aveva pagato il podere cento pezzi di denaro (Genesi 33:18-19) e lo ha dato a Giuseppe perché lo amava (cfr. per esempio Genesi 37:3).

La tomba di Giuseppe si trova a poche centinaia di metri a nord-ovest del pozzo di Giacobbe (Genesi 50:25-26; Giosuè 24:32).

B) Il pozzo
Nel v.6 leggiamo: ”E là c'era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l'ora sesta”.

Questo versetto ci fa capire che Gesù era un uomo a tutti gli effetti, infatti leggiamo che era stanco dal viaggio e si è seduto vicino la fonte, il pozzo di Giacobbe (cfr. Giovanni 4:11-12).

Secondo il sistema temporale Ebraico, l’ora sesta era mezzogiorno.

Il pozzo di Giacobbe era una comoda tappa per i pellegrini che viaggiavano tra la Galilea e Gerusalemme.

La profondità del pozzo era di circa 30 metri, quindi era profondo (Giovanni 4:11). 

La fonte (v.6 - pēgē) di Giacobbe è un pozzo (phrear - Giovanni 4:11-12) che è stato scavato, ma è alimentato da una sorgente sotterranea. 

“Stava a sedere” (ekathezeto – imperfetto medio indicativo) indica uno stato di essere già seduto presso il pozzo in attesa di ciò che accadrà dopo: Gesù sapeva che da lì a poco sarebbe arrivata una donna alla quale gli doveva parlare di vita eterna! (Giovanni 4:14).

In questa cultura prendere l'acqua al pozzo era una responsabilità delle donne (cfr. per esempio Genesi 24:12-28; Esodo 2:15–16), e in un mondo che isolava le donne socialmente, diventava un'opportunità per loro incontrarsi e parlare.

Era un momento insolito per le donne andare ad attingere l’acqua a mezzogiorno di solito si andava la mattina o la sera per evitare il caldo (cfr. Genesi 24:11), e come diceva lo studioso Leon Morris: “Forse ancora più curioso è il fatto che la donna si sia recata proprio a questo pozzo, visto che vicino a casa sua l'acqua era abbondante. Può darsi che l'acqua del pozzo di Giacobbe fosse ritenuta di migliore qualità; essendo così profonda, si trova al di sotto della falda freatica e potrebbe aver dato un'acqua migliore rispetto a pozzi più superficiali. Più probabilmente c'era una venerazione superstiziosa per un luogo consacrato dall'associazione con il grande patriarca. Ma la donna aveva una cattiva reputazione e la spiegazione potrebbe essere molto semplice: ha scelto il momento e il luogo per evitare altre donne”.

Ma non è sbagliato dire che lo Spirito Santo abbia spinto la donna in quell’ora perché c’era Gesù che l’aspettava per parlargli di vita eterna!

Gesù era nel posto giusto al momento giusto per un incontro nella volontà di Dio preparato dallo Spirito Santo!

Lo Spirito Santo guida il predicatore (cfr. per esempio Atti 1:8; 8:26-40) e chi deve ascoltare (cfr. per esempio Atti 13:2; 16:6-8), e convince (Giovanni 16:7-11).

Ora Gesù nonostante fosse stanco come vediamo dal resto del capitolo parlò di se stesso alla donna che andrà al pozzo ad attingere l’acqua, la donna che diventerà famosa e sarà chiamata: “La Samaritana”.

Gesù non dirà: “Ho camminato a lungo, sono stanco e non ho voglia di parlare con nessuno, voglio solo riposarmi!”

Gesù è andato in Samaria per un raccolto preparato (Giovanni 4:35) e ora anche se stanco non si tira indietro!

Anne Ortlund disse: "Da nessuna parte nella Bibbia ci viene detto di rallentare e prendersela comoda". 

Abbiamo una missione da compiere e non c’è tempo da perdere!

Non faremo mai grandi cose per Dio finché non impareremo a servire anche quando siamo stanchi!
L'esempio di Gesù Cristo c’insegna che una persona che serve per il progresso del regno di Dio è una persona che si stanca, ma non smette di servire, come anche c’insegna l’apostolo Paolo con il suo ministero come leggiamo nel libro degli Atti e nelle sue lettere!

Lutero lavorava così tanto che quando andava a dormire letteralmente crollava sul letto per la stanchezza. 

Si dice che in una sua preghiera il predicatore Moody disse: "Signore, sono stanco. Amen". 
Non aveva forze per dire altro!

CONCLUSIONE
Poteva accadere qualcosa di degno in un vecchio pozzo dove un viaggiatore stanco si è seduto per riposare un po' e per dissetarsi?
Il resto del capitolo ci dice di sì! Perché molti Samaritani riconobbero Gesù come il Salvatore del mondo (Giovanni 4:42).

È vero, anche se siamo cristiani nati di nuovo, non siamo Gesù, ma se siamo discepoli di Gesù, lo Spirito Santo è in noi e abbiamo la potenza di testimoniare di Gesù in modo efficace (cfr. per esempio Atti 1:8).

Così in qualsiasi posto ci troviamo che possa essere al lavoro, al supermercato, in spiaggia e così via, può diventare un posto glorioso di salvezza per chi ancora non conosce Gesù come il Salvatore del mondo quando gli parleremo di Lui!

Quando testimoniamo con franchezza e verità del Signore Gesù alle persone, aspettiamoci che la gloria di Dio irrompa nel luogo dove ci troviamo!

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