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1 Samuele 4:7: Il simbolo dell’arca del patto

 1 Samuele 4:7: Il simbolo dell’arca del patto
“I Filistei ebbero paura, perché dicevano: ‘Dio è venuto nell'accampamento’. Ed esclamarono: ‘Guai a noi! Poiché non era così nei giorni passati’.
La frase dei filistei: “Dio è venuto nell'accampamento” si riferisce all’arca del patto.
L’arca del patto era l'oggetto più sacro nella religione di Israele. Questo oggetto a forma di scatola, era ricoperto d'oro e conteneva memoriali dell'esodo, in particolare le tavole di pietra contenenti i dieci comandamenti e un contenitore di manna. Due cherubini erano montati sul suo coperchio, le loro ali si toccavano sul suo centro, dove ogni anno il sommo sacerdote spruzzava sangue sacrificale nel giorno dell'espiazione. L'arca doveva essere custodita nella stanza interna del tabernacolo (cfr. per esempio Esodo 25:10-22; 30:6; 37:1-9; Deuteronomio 10:1-5; Ebrei 9:4), ed era dove il Signore rivelava la sua volontà ai suoi servi (Mosè: Esodo 25:22; 30:36; Aronne: Levitico 16:2; Giosuè: Giosuè 7:6), in questo modo serviva come simbolo della presenza divina che guidava il Suo popolo (1 Samuele 4:21-22; 6:19-20).
Filistei e israeliti sono in guerra. Sono schierati per la battaglia, vincono i filistei uccidendo quattromila uomini. Gli anziani d’Israele accreditano la loro sconfitta al Signore; così decidono di andare a prendere l’arca del patto e portarla in mezzo all’esercito israelita con lo scopo che il Signore li salvasse dai nemici. 
Così gli israeliti presero e portarono l’arca del patto del Signore degli eserciti con Ofni e Fineas, i figli di Eli, sacerdoti corrotti in mezzo al loro esercito (cfr. 1 Samuele 2:12-25).
Quando i filistei seppero dell’arca del patto ebbero paura perché, secondo loro, ora non affronteranno un esercito umano, ma il potere del dio associato all'idolo, che combatterà per i loro nemici.
I filistei riconoscevano l’arca in qualche modo, come l’equivalente di un’immagine, o di un idolo (cfr. 1 Samuele 5:2) che aveva una presenza potente divina, infatti supponevano che Dio fossero gli dèi (cfr. per esempio 1 Samuele 4:8). I filistei avevano sentito dire della potenza di Dio (secondo loro dèi), di ciò che aveva fatto agli egiziani (anche altre nazioni sono state profondamente colpite da questo - Giosuè 2:9; 5:1; 2 Re 5:15; Giona 1:14), la Sua presenza faceva la differenza, nei giorni passati della loro vittoria non era così, Dio non c’era e loro avevano vinto. 
Dunque, la paura invase il campo filisteo a causa della loro conoscenza, per quanto imperfetta potesse essere, delle azioni potenti di Dio. 
“Guai a noi!”, esclamarono! “Guai a noi!” (ʾôy lānû), è un lamento che è spesso usato nell'Antico Testamento per esprimere un senso di intenso disagio e angoscia, o di estrema tristezza di fronte a una disgrazia imminente, o reale (cfr. per esempio Numeri 21:29; 24:23; Proverbi 23:29; Isaia 3:9,11; 6:5; 24:16).
I nemici di Israele si aspettavano di essere sconfitti, ma le loro aspettative sul potere favorevole dell'arca erano errate. Coraggiosamente combatterono nuovamente gli israeliti e vinsero, e presero l’arca di Dio, e i due fratelli sacerdoti perversi morirono (1 Samuele 4:1-11).
Come poteva Dio benedire due uomini peccatori che aveva già deciso di giudicarli? (1 Samuele 2:29,34–4:4,17). 
I filistei si aspettavano grandi colpi, come quelli che colpirono l'Egitto, ma il colpo del Signore, si abbatté su Israele!! (1 Samuele 4:10).
Sia gli israeliti e sia i filistei, pensavano all’arca come un talismano portafortuna. 
John MacArthur riguardo gli israeliti che portarono l’arca per assicurarsi la vittoria commenta: “Ben sapendo che la vittoria e la sconfitta dipendevano dalla presenza del Signore, essi scambiarono il simbolo della sua presenza con la sua presenza effettiva. Una siffatta concezione di Dio si avvicinava piuttosto a quella dei filistei (4:8)”.
Gli israeliti proponendo di portare l'arca nel campo di guerra, affinché Dio combattesse per loro, riconoscevano in essa una presenza speciale di Dio e speravano che Egli si manifestasse potentemente in salvezza!
Anche se gli israeliti portano l'arca in battaglia (cfr. Numeri 14:44; Giosuè 6:6-9,11-13), non mostra che alle origini avesse uno scopo militare! Dio aveva detto solo che sarebbe stato in marcia con loro per combattere per loro contro e i nemici e salvarli (cfr. per esempio Deuteronomio 20:1-4). 
L'uso dell'arca come talismano magico non era comandato dalla legge di Dio, invece imitava le superstizioni delle nazioni pagane, che credevano che i loro dèi fossero localizzati e potessero essere manipolati. 
Invece di umiliarsi davanti a Dio e cercare la Sua volontà per fede e per glorificarlo, Israele ha cercato di usarlo, come un talismano per i propri scopi. 
Il Signore rifiuta di lasciarsi mettere sotto il potere di qualcuno!
L'importanza dell'arca per Israele in relazione alle sue guerre è solo il risultato del significato come simbolo della presenza del Signore, un Dio la cui presenza era necessaria per la vittoria del Suo popolo.
Non dovremmo mai prendere i simboli della nostra fede cristiana per la realtà!
Eppure per molti, i simboli sono importanti.
Benchè l'arca di Dio era il simbolo scelto della sua presenza e potenza, non era Dio! 
Certo in un modo reale lo rappresentava, e doveva essere trattato con rispetto (cfr. per esempio 1 Samuele 5:1-12; 6:19-20), ma non doveva essere usato come una sorta di talismano portafortuna!
Facciamo allora attenzione ai simboli cristiani prendendoli automaticamente come protezione!
Le vetrate nelle chiese, le croci, il rituale, i santuari lungo le strade, le statue davanti le case, gli adesivi sui parabrezza delle auto, le croci al collo, o sui muri, o all’aperto, e la Bibbia stessa, non devono essere identificati come talismani, con Dio come se fosse presente in essi e ci proteggono. 
Questa storia c’insegna che non dobbiamo credere e fare questo! 
Piuttosto dobbiamo umiliarci davanti a Dio, cercando la Sua volontà e non i nostri interessi, senza cercare di usare i simboli che lo rappresentano come un talismano!  


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