Fai una donazione per il sito

Salmo 40:1: Aspettando la risposta con fede

Salmo 40:1:  Aspettando la risposta con fede 
“Ho pazientemente aspettato il SIGNORE, ed egli si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido”.

Dai vv.1-10 Davide ringrazia il Signore perché ha risposto alla sua preghiera, ma è anche una testimonianza su Dio, testimonia la grande liberazione che ha operato per lui in risposta alla sua preghiera, ma non lo ha fatto subito (vv. 1–3).

“Ed egli si è chinato su di me”, è un’espressione davvero molto bella e significativa.

Questa immagine antropomorfica indica che il Signore si è abbassato per ascoltare il grido di Davide, ha teso il “Suo orecchio” (cfr. per esempio Salmi 17:6; 31:2; 39:12), come quando qualcuno si piega in avanti per ascoltare ponendo l’orecchio vicino alla bocca di chi parla per sentirlo meglio.

Dio è attento a chi umilmente si avvicina a Lui!

In Isaia 57:15 leggiamo: “Infatti così parla Colui che è l'Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e che si chiama il Santo. ‘Io dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare il cuore degli oppressi’”. 

Il Dio trascendente è anche immanente, è presente nella vita degli umili!
Dio resiste ai superbi, ma fa grazia agli umili! (Giacomo 4:6; 1 Pietro 5:5).

Il Signore è vicino a chi dipende da Lui! 

“Ascoltare” (yišmaʿ), è “prestare attenzione”, e quindi rispondere di conseguenza, o in conformità alla richiesta che gli è stata fatta, quindi rispondere, esaudire (cfr. per esempio Salmo 4:1,3; 17:6; 65:2), al grido (šā·mǎʿ), vale a dire alla preghiera, alla richiesta di chi chiama Dio con lo scopo di avere il Suo aiuto in una situazione difficile, o disperata (cfr. per esempio Esodo 22:3; 2 Samuele 22:7; Salmo 28:2; 30:2).

Il Signore ha liberato Davide da una fossa di perdizione, dal pantano fangoso (v.2) simboli di morte, e quindi Davide era spacciato e impotente.

Questo versetto ci parla di attesa paziente alla preghiera.

Viviamo in una cultura frenetica “del tutto e subito”, dove l'attesa è vista quasi come una cosa negativa.

Purtroppo anche noi credenti ne siamo influenzati, infatti vogliamo che Dio ci liberi subito da situazioni che ci fanno soffrire, o ci dia le cose che desideriamo subito, senza indugiare, come quel credente che pregava: “Signore dammi pazienza, ma dammella subito!”

“Ho pazientemente aspettato il SIGNORE” letteralmente è: “Aspettando, ho aspettato il Signore”.

L’uso della stessa parola, anche se sono due verbi diversi, aggiunge forza ed enfasi all'azione descritta con sfumature diverse.

“Aspettando” (qawwōh - piel infinitivo assoluto attivo) sottolinea la perseveranza.

Mentre “ho aspettato” (qiwwîtî – piel perfetto attivo) suggerisce tensione e preoccupazione, ma con aspettativa, cioè che la preghiera sia esaudita.

“Ho pazientemente aspettato il SIGNORE”, cioè “aspettando, ho aspettato”, è un modo di dire ebraico; con la ripetizione si vuole sottolineare, mettere in evidenza qualcosa, in questo caso che Davide ha continuato ad aspettare.

Non fu un singolo, momentaneo atto di attesa, fu un’attesa continua, perseverante.
 
Davide ha sopportato pazientemente nella fiduciosa speranza che Dio avrebbe agito in suo favore con decisione per la sua salvezza (cfr. per esempio Genesi 49:18).

La parola ebraica per “aspettare” (qāwāh) è legata alla speranza, indica guardare avanti con fiducia a ciò che è buono e benefico, è concentrarsi su un evento futuro (cfr. per esempio Genesi 49:18; Salmo 25:5, 21; 27:14; 37:34; 39:7; 52:9; 130:5), in questo caso si riferisce all’attesa della salvezza, o della liberazione.

Quindi, “aspettare" (qāwāh) non significa un'attesa per vedere se qualcosa accadrà, ma un'attesa con la certezza che ciò che si richiede accadrà, aspettare fiduciosamente, confidare nel Signore con l’aspettativa che agirà e cambierà la circostanza (cfr. per esempio Genesi 49:18; Salmo 37:8-9; 119:95; 130:5).

In un’angoscia e afflizione presente come questa di Davide, coloro che pregano, confessano che stanno lasciando tutto nelle mani del Signore, si aspettano tutto da Lui, cioè che non li deluda, che li liberi, e confidano solo in Lui (cfr. per esempio Salmi 25:2–3; 39:7–8;71:4-5; 130:5-8).

Coloro che sperano in Dio non saranno delusi (cfr. per esempio Salmo 22:5; 25:2-3,20; Isaia 49:23), saranno confusi quelli che lo abbandonano (cfr. per esempio Geremia 17:13).

Dio è in grado di realizzare le nostre speranze!

E questo non è solo a livello personale, ma il Signore è la speranza anche a livello comunitario (cfr. per esempio Isaia 33:2; Geremia 14:2,22).

La natura di Dio è il motivo della nostra speranza (cfr. per esempio Lamentazioni 3:21-25).

Evidentemente coloro che sperano in Dio sono i devoti a Lui in contrasto con i malvagi (cfr. per esempio Salmo 25:3; 37:9).

Davide nel Salmo 27:14 esorta la comunità a sperare nel Signore perché ha sperimentato per fede la bontà del Signore!

Dunque individualmente e collettivamente, i credenti riconoscono di non avere, o avere poco controllo sulle loro vite in certe circostanze davvero difficili, più grandi di loro, come per esempio una malattia incurabile, o un destino politico, o un problema di lavoro, in queste circostanze pregheranno il Signore e vivranno nell'attesa che agirà in loro favore!

Questa è la preghiera di fede! Dio risponde a questo tipo di preghiera! (cfr. per esempio Matteo 9:27-30; Marco 11:24; Ebrei 11:6; Giacomo 5:15).

È interessante che Davide dice che aspettava il Signore, quindi nessun altro!

Davide confidava solo in Dio!

Benedetto l’uomo che confida in Dio, mentre è maledetto l’uomo che confida nell’uomo ci ricorda Geremia 17:5-8.

Corriamo sempre il rischio che quando siamo in una situazione che non ci piace, e Dio non ci risponde subito, di cercare una via d’uscita e a altre persone che non sono il Signore per uscirne fuori!

Davide ha cercato il Signore e ha continuato ad aspettare che lo liberasse!

Davide non prese in mano la situazione, non l’affidò a qualcun altro, non prese altre vie, non si rivolse agli idoli, ma si fidò di Dio e aspettò i tempi di Dio.

Nell’esaudimento della preghiera dobbiamo aspettare i tempi di Dio!

Molte volte con Dio, siamo impazienti come i bambini subito dopo che sono saliti in macchina, dopo pochi minuti, chiedono: “Papà siamo già arrivati?” 

Preghiamo per un cambiamento, o per una guarigione, e vogliamo subito la risposta, appunto come i bambini vogliamo arrivare subito a destinazione! 
Ma dobbiamo sempre ricordare che Dio ha i Suoi piani e i Suoi tempi, e ci fideremo di Lui, anche se molte volte non sono quelli che noi ci aspettavamo! 

Avere una pazienza fiduciosa, significa vivere con la convinzione che Dio ha tutto sotto controllo, guida la storia per la Sua gloria e per il bene spirituale dei Suoi figli!

Dobbiamo sempre ricordare che Dio è sovrano, fedele, ci ama, perfetto e saggio, quindi non sbaglia mai! 

Allora dobbiamo pazientare e fidarci del Signore sottomettendoci a Lui (cfr. per esempio Salmo 2:9-11; 27:14; Giacomo 4:7—8).

Parlando della pazienza Andrew Murray scriveva: “La parola pazienza deriva dalla parola latina che significa sofferenza. Suggerisce il pensiero di essere sotto la costrizione di qualche potere da cui vorremmo essere liberi. All'inizio ci sottomettiamo contro la nostra volontà; l'esperienza c’insegna che quando è vano resistere, la sopportazione paziente è il nostro percorso più saggio. Nell'attesa di Dio è di infinita importanza che non ci sottomettiamo solo perché siamo costretti a farlo, ma perché acconsentiamo con amore e gioia a essere nelle mani del nostro Padre benedetto. La pazienza diventa allora la nostra più alta benedizione e la nostra più alta grazia. Onora Dio e gli dà il tempo di fare a modo suo con noi. È la massima espressione della nostra fede nella Sua bontà e fedeltà. Porta l'anima al perfetto riposo nella certezza che Dio sta portando avanti la Sua opera. È il segno del nostro pieno consenso che Dio si occupi di noi nel modo e nel tempo che Lui ritiene migliori. La vera pazienza è la perdita della nostra volontà personale nella Sua perfetta volontà”.

Il Signore per Davide, non era un'influenza astratta, soggettiva religiosa che operava all'interno della sua coscienza, ma una Persona concreta e attiva che gli dava vittoria in una situazione disperata, senza via d’uscita, era in pericolo di vita e impotente! (v.2).

In mezzo alla sofferenza, al pericolo, Davide sperava fiduciosamente nel Signore che lo potesse liberare dalla morte!

Davide non si lasciò schiacciare dalla difficile circostanza, ma aspettò pazientemente con fede la liberazione.

Sebbene Dio ritardasse il Suo aiuto, il cuore di Davide non venne meno, non si stancò per l'attesa; pazientò e la sua pazienza fu premiata.

La paziente attesa di Dio porta una ricca ricompensa!

Davide c’insegna che se il Signore, dal nostro punto di vista, ritarda la Sua liberazione, e ci sentiamo tenuti in sospeso, o pensiamo di non essere ascoltati, ed è davvero dura, tuttavia dobbiamo pazientare e rimanere fermi in Lui, in quanto la fede non viene provata a fondo se non con una lunga sopportazione. 
L'attesa può essere difficile! Dobbiamo pazientare con fede in questa attesa difficile! Dobbiamo continuare a fidarci del Signore, con la certezza che tutte le cose cooperano al bene di quelli che lo amano (Romani 8:28). 

Ricordiamoci allora: Dio a volte ci soccorre, o ci esaudisce più lentamente di quanto desideriamo, ma questo non significa che non si sta prendendo cura di noi!

Dobbiamo avere fede nel Signore come Davide che anche se non lo salvò prontamente, non mise in dubbio che il Signore si stava prendendo cura di lui e che non stesse ascoltando le sue preghiere; ma non si stancò, né vacillò nella sua fede; si aspettava pienamente che il Signore lo liberasse e con il tempismo perfetto che gli appartiene, lo liberò da morte certa, ascoltò il suo grido disperato, lo mise in un terreno sicuro (v.2).

Dio non è mai in ritardo! Arriva sempre al momento giusto secondo i Suoi piani!

Ora, oltre ad avere fede nel Dio onnipotente, nei Suoi saggi piani, nel Suo amore, fedeltà e così via, e nel Suo arrivo al momento giusto, quindi avere anche pazienza, che cosa dobbiamo pensare?
Dobbiamo pensare che Dio ha le Sue buone ragioni per ritardare l’esaudimento delle nostre preghiere.

Chris Tiegreen dice: “La pazienza è una delle virtù più difficili da capire per noi. Noi preghiamo un Dio onnipotente. Sappiamo che è in grado di aiutarci in qualsiasi momento. Sappiamo che Colui che si definisce ‘amore’ e ha dato suo Figlio per noi non è riluttante ad aiutarci. Allora, quando chiediamo a un tale Dio di intervenire nelle nostre circostanze, perché c'è così spesso un ritardo?
Dio ha le sue ragioni. Forse i nostri bisogni vengono prolungati perché stanno realizzando qualcosa in noi che nient'altro farà. Forse si prolungano perché Dio sta facendo un lavoro necessario nella vita di qualcun altro che è coinvolto nella nostra situazione. Forse ci sta insegnando a pregare, o a perfezionare la nostra fede. La saggia risposta del cristiano è sapere che se stiamo aspettando Dio, ci deve essere una ragione molto buona. E se aspettiamo con fede e aspettativa, l'attesa sarà ampiamente ricompensata. Il suo tempo è sempre perfetto”. 

Dio quando risponde è sempre puntuale! 
Nei Suoi ritardi, ha sempre delle valide ragioni!

Noi dobbiamo essere solo pazienti con fede e ricordare che non esistono ritardi per incidente di percorso che accadono a Dio, ha dei piani e nella Sua onnipotenza e saggezza li adempirà al momento giusto! 
Il Signore è l’Iddio della storia e non può essere diversamente!

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Lamentazioni 3:19-24: L’approccio alla sofferenza

 Lamentazioni 3:19-24: L’approccio alla sofferenza  Nonostante ci sono delle gioie, la vita è dura e poi moriamo! La sofferenza fa parte del...

Post più popolari dell'ultima settimana