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Osea 2:3-5: La determinazione a rimanere infedeli

 Osea 2:3-5: La determinazione a rimanere infedeli
Hai mai pensato alle cose che trafiggono il cuore di Dio? 
Una di queste è l'idolatria!

Friedrich H. Jacobi disse: “Dove finisce l'idolatria, lì inizia il cristianesimo; e dove inizia l'idolatria, lì finisce il cristianesimo”.

Dopo aver rimproverato le prostituzioni e gli adulteri spirituali d’Israele simboleggiato dalla moglie di Osea, Gomer, ora il Signore per bocca di Osea minaccia il giudizio su Israele se il popolo non prende sul serio la Sua esortazione a ravvedersi, se rimane determinato a essere infedele.

Noi in questi versetti vediamo la condanna e la convinzione.

Cominciamo con:
I LA CONDANNA (vv.3-5) 
Se la moglie di Osea, quindi Israele, non abbandona la sua idolatria sarà condannata. 

Consideriamo:
A) La caratteristica della condanna (v.3) 
Nel v. 3 è scritto: “Altrimenti, io la spoglierò nuda, la metterò com'era nel giorno che nacque, la renderò simile a un deserto, la ridurrò come una terra arida e la farò morir di sete”.

“Altrimenti” (pěn) in questo contesto, nell’Ebraico è una congiunzione con il significato: “In modo che non”.

È un indicatore di uno scopo negativo che implica qualche apprensione, o preoccupazione per un possibile evento futuro (cfr. per esempio Genesi 3:22; Salmo 2:12), e quindi la prevenzione di un possibile evento.

Così Dio (Osea), prima di agire contro Israele (la moglie Gomer) lo richiama al cambiamento, al ravvedimento in modo che non attua il Suo giudizio. 

Dunque Osea 2:3 mette in guardia dall'alternativa indesiderabile nel caso in cui Gomer (Israele) si rifiuti di tornare alla fedeltà con il marito. 

Le potenziali conseguenze sono ancora evitabili in questa fase della storia di Israele (cfr. Osea 3:4; 11:5–6).

Secondo il patto Mosaico, con cui Israele era legato al Signore, in caso di disobbedienza, Dio avrebbe mandato la siccità a Israele (cfr. per esempio Deuteronomio 28:22-24), e poiché Baal, con il quale gli Israeliti facevano adulterio spirituale, era il dio della pioggia e della fertilità, questo sarebbe stato un chiaro segno della sua impotenza e delle estreme conseguenze delle prostituzioni e degli adulteri d’Israele (Osea 2:2).

A causa delle sue infedeltà, Israele servirà le nazioni che il Signore manderà contro di essa, avrà fame, sete, sarà nuda e mancherà di ogni cosa (Deuteronomio 28:47-48), sarà esiliato tra le nazioni (cfr. per esempio Deuteronomio 28:63-65).

Israele ha persistentemente e sfacciatamente violato il patto con Dio e sarà mandato in esilio.

Le parole di Osea, è il linguaggio della maledizione del patto Mosaico, si adempirono quando la nazione fu attaccata, presa con la spada e tratta in cattività dall'Assiria nel 722 a.C. (2 Re 17:3–6; 18:9–10).

Così la nazione, che ha girato le spalle al patto di Dio ne sperimenterà la maledizione!

Nella caratteristica della condanna vediamo cinque proposizioni con i verbi che indicano l'azione decisiva del Signore se Israele continuasse nella sua azione peccaminosa idolatrica. 

L'azione dello spogliamento è parallela alla minaccia del Signore di rendere la terra simile a un deserto, quindi di distruggere i benefici della fertilità e dell'abbondanza che Israele che aveva conosciuto. 

Se non si ravvede, Israele e la sua terra diventeranno come un deserto senz'acqua, proprio come un'adultera divorziata è ridotta alla nudità.

Nella caratteristica della condanna noi troviamo il disonore, la debolezza e la desolazione.

Cominciamo con:
(1) Il disonore
“Io la spoglierò nuda, la metterò com'era nel giorno che nacque”.
Studiosi sono convinti che questo è un linguaggio per indicare lo spogliamento pubblico di una moglie adultera per umiliarla; quindi essere nudi è associato alla vergogna (cfr. Michea 1:11).

La parola “spogliare” è la stessa per il violento spogliamento di Giuseppe da parte dei suoi fratelli (Genesi 37:23).

“Io la spoglierò nuda” è un elemento simbolico mediante la quale una persona non solo viene umiliata, ma anche privata economicamente, che non avrà più niente materialmente parlando.

Riguardo la descrizione delle abominazioni di Gerusalemme, Dio mediante Ezechiele ammonisce il Suo popolo per le sue prostituzioni, cioè le sue alleanze con l’Egitto e con gli Assiri, poi in Ezechiele 16: 37 dice: "Ecco, io radunerò tutti i tuoi amanti ai quali ti sei resa gradita, tutti quelli che hai amati e tutti quelli che hai odiati; li radunerò da tutte le parti contro di te, scoprirò davanti a loro la tua nudità ed essi vedranno tutta la tua nudità” (cfr. Ezechiele 23:10).

John L. Mackay scrive: “L'esposizione pubblica faceva parte di una punizione assira per le prostitute che infrangevano la legge, e qualcosa di simile potrebbe essersi verificato in Israele (cfr. Ezechiele 16:37; 23: 10; vedi anche Geremia 13:26-27; Naum 3:5–6)”. 

La donna nuda qui non si riferisce alla sensualità; ma è umiliata davanti a tutti e abbandonata al suo destino senza nulla che la proteggesse.

Ora secondo Andrew J. Dearman lo spogliamento di Gomer è probabilmente una metafora dell'umiliante punizione che Israele subirà piuttosto che essere letteralmente costretta a lasciare la casa nuda.

In alcune culture antiche spogliare la moglie era una parte normale di un divorzio e quindi la stessa minaccia era anche per Israele. 

Il marito forniva alla moglie vitto, vestiti e casa (cfr. per esempio Esodo 21:10), con il divorzio gli veniva tolto tutto.

Qui il Signore, lo sposo (cfr. per esempio Isaia 54:5) rimuove i benefici dal Suo popolo come quelli a una moglie ricevuti dal marito e che gli saranno tolti perché non agisce più come una vera moglie, ha fatto adulterio spirituale rivolgendosi agli idoli (cfr. per esempio Numeri 25:1–4; Giudici 2:17; Geremia 3:9,20; Isaia 57:3; Geremia 3:9; Ezechiele 16:15–59; 23:1–48; Osea 1:2; 2:2–13; 3:3).

L'atto di spogliarla e di esporla alla vergogna pubblica può allora essere un modo per il marito di annunciare che non è più legalmente obbligato a fornire cibo, vestiti e diritti coniugali. 

Secondo Ezechiele 16:38-43 lo spogliamento di un'adultera preludevano alla sua esecuzione con la lapidazione e la spada (Levitico 20:10; Deuteronomio 22:22-24; Giovanni 8:5). 

Nel duro giudizio contro Gerusalemme per adulterio e spargimento di sangue, sarà data nelle mani di moltitudini di persone, cioè una potenza militare che Dio userà per giudicarla (Ezechiele 16:38-43). 
Storicamente questi sono stati i Babilonesi che hanno devastato Gerusalemme. 

Il loro assalto è simboleggiato negli atti di "spogliare" (pā·šǎṭ) Gerusalemme nuda e prendere i suoi gioielli (cfr. anche Ezechiele 23:26). 

Spogliare le persone nude, è un'accusa contro coloro che non hanno scrupoli (Giobbe 22:6; 24:7–10; Michea 2:8), forse riflettendo la pratica di prendere le vesti in pegno (Esodo 22:26–27). 

In secondo luogo vediamo:
(2) La debolezza
“Io la spoglierò nuda, la metterò com'era nel giorno che nacque”.

Come dicevo prima, non abbiamo alcun motivo per affermare che Osea gettò Gomer nuda letteralmente fuori dalla sua casa, tanto meno che chiamò i suoi ex clienti e la spogliò in loro presenza, ma è un linguaggio metaforico per indicare il giudizio del Signore con il Suo popolo da parte degli Assiri.

Il giorno della nascita descrive le origini di Israele quando era schiavo in Egitto, quando il Signore lo ha liberato con potenza. 

Il giorno della nascita della nazione corrisponde quindi al giorno della venuta dall'Egitto (Osea 2:14-15).

La nudità nell'Antico Testamento simboleggia la mancanza estrema (Giobbe 22:6; 24:7, 10; Amos 2:16).

Questa metafora indica che Israele sarà privata di ciò che è necessario per la vita come nazione e quindi perirà. 

La metafora “la metterò com'era nel giorno che nacque” connota non solo la nudità, ma anche la debolezza, quindi l'impotenza e la vulnerabilità, e può avere un riferimento a Ezechiele 16:4-8 dove il rapporto tra il Signore e il Suo popolo, è rappresentato come se trovasse Israele appena nato, nudo.

Per questo, lo spogliamento della madre e l'esibizione come il giorno della sua nascita, trasmette l'idea che il Signore rimuoverà dall'Israele impuro e impenitente tutto ciò che le ha dato e tutto ciò che le ha fatto!

Il punto è che Israele perderà tutto, la terra sarà svuotata e il popolo andrà in esilio. 

Nel mondo antico i prigionieri venivano spesso portati via in esilio nudi.

Infine troviamo:
(3) La desolazione
“La renderò simile a un deserto, la ridurrò come una terra arida e la farò morir di sete”.

Queste metafore ci ricordano il passaggio di Israele nel deserto dopo che il Signore li ha liberati dall'Egitto (per esempio Esodo 16; Numeri 14; Deuteronomio 1–3). 

Israele diventerà come un deserto.

“Deserto” (miḏ·bār) si riferisce a un luogo completamente desolato, sterile, cioè un tratto relativamente grande di terra scarsamente abitata, selvaggia, o con pochi abitanti, un luogo che fornisce poco, o nessun sostentamento, con poca, o nessuna vegetazione. (cfr. per esempio Esodo 16:1; Numeri 33:6; Isa 42:11; Giobbe 24:5; Geremia 2:31).

Gli Israeliti dell'esodo si lamentavano dicendo che avrebbero preferito morire in Egitto piuttosto che soffrire nel deserto (Esodo 14:12). 

Le parole di Osea suggeriscono la minaccia del Signore di distruggere la fertilità e la prosperità della terra d'Israele.

Questo ricorda agli ascoltatori che il Signore è il Dio che controlla effettivamente la fertilità della terra. 

Il Signore mandava la pioggia, portava fertilità ed era l'unico fornitore della prosperità e della sicurezza di Israele. 

Rendendo la terra arida, Israele si troverà così in disgrazia, senz’acqua gli sarà distrutta la fertilità della sua terra.

“La farò morir di sete” significa essere privati dell’acqua e quindi morire di sete e ricorda alcuni passi dell’Antico Testamento sempre in relazione a Israele (cfr. Esodo 17:1-17; Numeri 14:35; 20:2-13; Deuteronomio 11:11; 29:18). 
La nudità e la disidratazione in un deserto arido porterebbero alla morte.

Parlando attraverso Osea in questo modo, Dio voleva ricordare agli Israeliti tutto ciò che aveva fatto per loro da quando li aveva salvati dalla schiavitù d'Egitto e li aveva portati in questa terra promessa. 

Li avverte che infliggerà loro di nuovo le stesse condizioni, a meno che non si ravvedono dalle prostituzioni e adulteri spirituali, affinché ritornino a Lui fedelmente.

Per questo motivo il deserto è il luogo di punizione che Israele ha sofferto per quarant’anni per la mancanza di obbedienza (Numeri 32:13), o di disciplina (Ezechiele 19:13). 

Consideriamo ora:
B) Le cause della condanna (vv.4-5) 
Nei vv.4-5 leggiamo: “Non avrò pietà dei suoi figli, perché sono figli di prostituzione; perché la loro madre si è prostituita; colei che li ha concepiti ha fatto cose vergognose”. 

I figli ora sentono parlare di se stessi in terza persona; ora loro stessi vengono accusati piuttosto che semplicemente chiamati ad accusare, o a denunciare la madre, sono inclusi anche loro nell’atto di accusa; non hanno più testimonianze da dare… la testimonianza, o la prova è ora diretta contro di loro.

Ciò che colpisce la loro madre, la nazione nel suo insieme e le sue istituzioni, colpisce inevitabilmente i suoi figli, cioè le persone che compongono quella nazione, questo è enfatizzato.

Osea immagina l'Israele come nazione come una madre, e gli individui che compongono la nazione come figli.

Come madre, dunque Gomer, rappresenta Israele come madre del popolo, cioè i figli (per un’analogia simile vedi Isaia 51:18; 54:1, 13; 66:7, cfr. Isaia 6:2).

“Pietà” (rā·ḥǎm) è la stessa parola come in Osea 1:6-9; 2:1,23.

“Non avrò pieta” (lōʾ ʾăraḥēm -piel imperfetto attivo) significa non avere gentilezza, compassione, misericordia, perdono verso i figli di Gomer, quindi d’Israele. 

La pietà di Dio nella Bibbia, è paragonata sia alla pietà di un padre per i suoi figli (Salmo 103:13), e sia a quella di una madre per il figlio (Isaia 49:15).

Ora in questo testo è scritto che Dio non avrà pietà dei suoi figli, dei figli di Gomer, quindi dei figli d’Israele, del popolo.

Il motivo per cui Dio ritirerà la Sua pietà è perché “sono figli di prostituzione”.

In Osea 1:2 è scritto che il Signore ordina a Osea di andare a prendere per moglie una prostituta e di generare “figli di prostituzione” (yaldê zenûniym), e come ho già commentato in una altra predicazione, è stato interpretato in modi diversi: 1) sono il prodotto di relazioni illegittime.

Oppure 2) può indicare che sia la madre e i figli rappresentano il popolo con lo stesso carattere, i figli sono chiamati così perché prendono parte al carattere della madre, come aventi le stesse tendenze prostitutive della madre, quindi inclini a un certo tipo di comportamento infedele.
Israele è diventato infedele dopo che Dio l'ha scelto, e i suoi discendenti hanno poi seguito lo stesso modello di vita. 

Oppure 3) i figli sono macchiati dalla vergogna della prostituzione della madre: erano figli di una donna che si prostituiva, portavano lo stigma dell'immoralità.

Al v.2 secondo il contesto sembrerebbe che l’interpretazione è che questi figli siano nati dall’adulterio della madre, a causa dei rapporti illeciti della madre con i suoi amanti, e a causa dell’infedeltà della loro madre, di conseguenza a meno che non si pentono, il Signore alla fine non mostrerà più tolleranza verso di loro.

Ma potrebbe anche essere, che oltre all’interpretazione che sono figli nati dall’adulterio della mamma, è molto probabile che il significato di “figli di prostituzione” (bĕnê zenûniym) del v. 4 per i quali Dio non avrà pietà, è che i figli sono chiamati di “prostituzione” perché hanno lo stesso carattere della madre, come le stesse tendenze, inclini a un certo tipo di comportamento infedele.
Come la loro madre che li ha concepiti, anche loro hanno agito in modo vergognoso.
Il carattere dei figli è stato plasmato dalla condotta della madre.

I figli sono macchiati dall’infedeltà della madre; da lei, se impenitente, erediteranno la propensione all’infedeltà e di conseguenza parteciperanno inesorabilmente alla punizione che sarà sua.

Per inclinazione e partecipazione ai peccati della madre ne condividono la colpa e quindi il suo destino.

Il riferimento è alla nazione che, pur godendo di grande prosperità sotto il regno di Geroboamo II, è per la sua idolatria e malvagità sarà condannata, se non si pente, a un giudizio che affliggerà non solo l'attuale istituzione della nazione, ma anche i figli, che può riferirsi alle nuove generazioni che non conoscevano altri modi di adorare, cioè quello a Baal, e non a Dio.

In questo senso, se la minaccia è formalmente parte di quella rivolta alla madre, l'appello a quei giovani è di ravvedersi, di ripudiare il comportamento idolatrico delle loro guide e a riprenderli nella speranza che anche loro si pentano. 

Vediamo ora:
II LA CONVINZIONE (v.5) 
Continua il discorso contro la madre che determinata vuole seguire i suoi amanti, quindi contro Israele che vuole seguire i suoi idoli, i Baal.
I figli sono “figli di prostituzione” a causa della prostituzione della madre.
Quindi il popolo era infedele al Signore perché lo è la nazione!

Nella convinzione della madre vediamo:
A) La denuncia
Nel v.5 leggiamo:”Poiché ha detto: ‘Seguirò i miei amanti’”.
Dio denuncia la volontà d’Israele di seguire i suoi amanti, si riferisce agli idoli.

Noi vediamo che Dio, per bocca di Osea denuncia il fatto che la nazione ha rifiutato di seguire Dio per consacrarsi ai suoi amanti.

Il verbo “ha detto” (ʾomĕrâ - qal perfetto attivo), suggerisce una risoluzione definitiva, piuttosto che un'azione continua, o abituale.
Implica allontanarsi in modo permanente dal Signore.

“Seguire” (hālaḵ) è “andare dietro”.

"Seguire" suggerisce l'impegno della vita e lo scopo, l’ardente sforzo di raggiungere la comunione e la soddisfazione (cfr. Giudici 2:19; Rut 3:10; 1 Re 11:10; 21:26; 2 Re 23:3; Geremia 7:9).

Mosè aveva minacciato una maledizione sul popolo d'Israele se avesse seguito altri dèi (Deuteronomio 11:28). 

A Israele fu comandato di seguire il Signore (Deuteronomio 13: 5; 1 Re 14: 8), di camminare nelle vie del Signore (Deuteronomio 28:9), di camminare secondo le leggi del Signore (Levitico 26:3), di camminare con Dio (Michea 6:8; cfr. Genesi 5:22, 24; 6:9), invece spesso camminava dietro altri dèi! (Deuteronomio 4:3; 6:14; 2 Re 13:11; cfr. per esempio 1 Re 12:25-33). 

“I miei amanti” (mĕʾahbay), indica un intenso amore appassionato e il plurale, suggerisce diversi partner, piuttosto che semplicemente una sola relazione sessuale al di fuori del matrimonio.

Come la moglie di Osea, Gomer, aveva rapporti con molti uomini, così Israele aveva rapporti con i diversi amanti, i diversi Baal.

“Amanti” si riferisce ai partner sessuali illeciti (cfr. Geremia 2: 25; Ezechiele 16:37), ma in questo contesto sono gli idoli, i culti idolatri della fertilità del Regno del Nord.

Il plurale si riferisce alle manifestazioni locali del dio Baal, il dio Cananeo della fertilità (cfr. Osea 2:8,13,17) associati a particolari aree e santuari. 

Israele era chiamato ad amare e quindi a servire esclusivamente, radicalmente, totalmente e assolutamente Dio (Esodo 20:6; 116:1; Deuteronomio 6:5; 30:6) e così anche noi oggi (Matteo 22:37).

Ma Israele lo ha tradito con gli idoli! (cfr. per esempio Geremia 22:20, 22; 30:14; Ezechiele 16:36; 23:5).

Anche oggi possiamo tradire Dio con gli idoli! Non con gli stessi idoli di Israele, ma gli idoli del denaro, del lavoro, del successo, e così via, di tutto ciò che prende il posto di Dio, che mettiamo prima, o affianco a Dio, che amiamo e in cui confidiamo!

Nella convinzione della madre vediamo:
B) La dichiarazione 
Sempre nel v.5 è scritto:”Perché la loro madre si è prostituita; colei che li ha concepiti ha fatto cose vergognose, poiché ha detto: ‘Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane, la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande’”.

In questa dichiarazione della madre vediamo le cose vergognose (bôš) che ha fatto.

“Cose vergognose” (hōbîšâ) si riferisce ad azioni che Dio disapprova, in questo caso in relazione all’idolatria.
Un marito aveva la responsabilità di assicurarsi che sua moglie avesse cibo, bevande e vestiti; ma questa moglie li cerca altrove.

Così proprio come Gomer seguiva i suoi amanti perché provvedessero a lei alimenti e vestiti, Israele seguiva i suoi Baal per il loro benessere materiale.

Gli Israeliti si erano sviati e volevano continuare ancora consapevolmente e attivamente in questa infedeltà!

Si erano comportati proprio come una moglie infedele in un matrimonio; avevano voltato le spalle a Dio che li aveva salvati e provveduto a tutti i loro bisogni! 

Invece di mostrare gratitudine al Signore, Israele desiderava “Baal” (cfr. per esempio Osea 2:16).

“Baal” faceva parte della religione di quasi tutte le culture dell'antico Vicino Oriente, ma il suo culto era fortemente condannato nell'Antico Testamento (cfr. per esempio Giudici 2:12–14; 3:7–8; Geremia 19).

La nazione, al tempo di Geroboamo II, aveva mostrato una sfrenata infedeltà al Signore, attribuendo a Baal - gli amanti - la ricca prosperità dei suoi tempi.

Ciò che ricercavano in Baal, erano alimenti base dei bisogni della vita: il pane e l'acqua (cfr. 1 Re 18: 13; Deuteronomio 9:9,18); la lana che è di origine pastorale e il lino fibre da piante coltivate, materiali con cui sono fatti i vestiti; poi l'olio d'oliva, importante oggetto di commercio (cfr. Osea2:8; 12:1), importante per la cucina, la bellezza, la salute e il culto, e le bevande prodotti per il ristoro (cfr. Salmo 102: 9; Proverbi 3:8).

Gli Israeliti lo fecero perché pensavano che Baal avrebbe concesso loro molto guadagno materiale e prosperità, e quindi che provvedesse i loro bisogni fisici quotidiani.

Questo era ciò che credevano le nazioni intorno a essa, e Israele aveva adottato la loro visione del mondo.

Anche noi oggi corriamo il rischio di farci influenzare, plasmare dalla filosofia di questo mondo, e non dobbiamo permettere che questo avvenga (cfr. per esempio Romani 12:1-2; 1 Giovanni 2:15-17).

Baal era riconosciuto come la divinità della fertilità dei raccolti, degli animali e delle persone. 

I suoi seguaci credevano spesso che gli atti sessuali compiuti nel suo tempio avrebbero potenziato l'abilità sessuale di Baal, contribuendo così al suo lavoro per aumentare la fertilità.

Le persone così adoravano Baal perché erano convinti che avrebbe dato loro raccolti abbondanti e prosperità, quindi il culto a Baal si preoccupava delle necessità della vita più che delle rigide esigenze morali del Signore.

Non sorprende che Dio, il loro Redentore, fosse scontento del loro comportamento. 

Così Dio, il Signore, come vero provveditore delle benedizioni materiali, li avverte che li avrebbe giudicati come abbiamo visto nel v.3, in questo modo Israele avrebbe capito che la prosperità proviene da Dio e non da Baal come dice Osea 2:8-9.

Il Signore è l'unico datore di tutto (1 Cronache 29:14); ci fornisce di ogni cosa perché ne godiamo dice 1 Timoteo 6:17.
Dunque era un errore considerare Baal il donatore!

Il Signore non era solo il Dio dell'esodo e del deserto, era il Dio anche della terra che aveva loro promesso.

Così anche oggi, in una cultura materialistica e individualista, la maggior parte delle persone pensano che il benessere va cercato in se stessi, o in qualsiasi altra persona!

Attenzione a non fare l’errore d’Israele che aveva adottato la visione pagana del mondo che li circondava; mentre la Bibbia ci dice che è Dio Colui che provvede ai nostri bisogni.

Piante, alberi, erba, fiori, e raccolti sono tutte sotto la cura benevola di Dio (Salmo 65:9–13; 104:14–16; Isaia 41:19; Matteo 6:28–30; Atti 14:17).

Così la pioggia, il sole, la luna e le stelle sono doni di Dio (Deuteronomio 28:12; 1 Re 18:1; Giobbe 5:10; Salmo 104:2, 19; Isaia 40:26; Geremia 22:2; 31:35; Matteo 5:45; At.14:15-17); le nuvole (Giobbe 37:15–16; Salmo 135:7); la rugiada (Genesi 27:28); la neve (Giobbe 37:6); le stagioni (Genesi 8:22; Salmo 65:8; 104:19-23) è tutto soggetto al comando di Dio (cfr. Salmo 147:8-18; Geremia 10:13; Amos 4:7). 

In Neemia 9:6 è scritto: “Tu, tu solo sei il SIGNORE! Tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e tutto ciò che è sopra di essa, i mari e tutto ciò che è in essi, e tu fai vivere tutte queste cose, e l'esercito dei cieli ti adora”.  (Cfr. Giobbe 34:14-15; 1 Timoteo 6:13).

Il Salmo 104:10 dice che Dio fa scaturire fonti nelle valli e tra le montagne, la terra è saziata con il frutto delle opere di Dio (v.13), Dio fa germogliare l’erba per il bestiame, le piante per il nutrimento dell’uomo e così anche per gli animali (vv.20-21).

Poi dice nei vv. 24-30:“Quanto son numerose le tue opere, SIGNORE! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze. Ecco il mare, grande e immenso, dove si muovono creature innumerevoli, animali piccoli e grandi. Là viaggiano le navi e là nuota il leviatano che hai creato perché vi si diverta. Tutti quanti sperano in te perché tu dia loro il cibo a suo tempo. Tu lo dai loro ed essi lo raccolgono; tu apri la mano, e sono saziati di beni. Tu nascondi la tua faccia, e sono smarriti; tu ritiri il loro fiato e muoiono, ritornano nella loro polvere. Tu mandi il tuo spirito e sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra (Salmo 104:24-30; cfr. 136:25; 145:15).

In Atti 17:28 leggiamo: “Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni vostri poeti hanno detto: ‘Poiché siamo anche sua discendenza’".

L'umanità dovrebbe avere la consapevolezza che senza Dio, non potremmo vivere per un momento, non potremmo muovere mani o piedi, non potremmo nemmeno esistere!!

Non potremmo avere nulla (Deuteronomio 8:17-18).

Dio è l'unica fonte che può soddisfare i bisogni delle persone! 
Ogni tentativo di sostituire il Suo giusto ruolo è visto nella Bibbia come una prostituzione, o adulterio spirituale. 

Eppure la tendenza è che le persone di tutte le età fraintendano da dove provengono la vita, la prosperità, il significato e la speranza per il futuro, e si rivolgono ai loro Baal moderni per soddisfare i loro bisogni fisici, emotivi e spirituali, proprio come gli Israeliti guardavano al Baalismo. 

Dobbiamo essere grati al Signore e servirlo, ma riconoscerlo significherebbe obbedienza e sottomissione, azioni che il genere umano nella sua natura non è disposto a farlo!

CONCLUSIONE 
La relazione tra Osea e Gomer era un’immagine simbolica reale tra Dio e Israele.
Dio non tollererà più l'infedeltà di Israele, come Osea con quella della moglie, che gli toglierà vestiti, alimenti e casa.

Condannando Israele e annunciando la sua punizione, la minaccia della separazione di Osea da Gomer, servì come simbolo visibile dell'allontanamento di Dio da Israele in reazione all’infedeltà d’Israele. 

Come Gomer sarà mandata via dalla sua casa e da suo marito, così Israele sarebbe stato giudicato da Dio e mandato in cattività. 

Come Gomer sarebbe stata privata di risorse economiche e materiali, così Dio avrebbe afflitto la terra e i raccolti con perdite devastanti.

Noi troviamo che Dio ha un duplice proposito.
(1) In primo luogo, Israele deve pagare il prezzo per la sua infedeltà al Signore 
La nazione deve subire le conseguenze della sua disobbedienza (cfr. Deuteronomio 28:15-68). 

Metaforicamente, come già detto, la relazione di Dio con Israele è descritta anche dalla figura del matrimonio. 

Dio è il marito e redentore di Israele, ma tragicamente Israele era diventato infedele e ne pagherà le conseguenze per questo.

Gli avvertimenti di questo passaggio insieme ad altri dell'Antico Patto servono da lezione per i credenti di oggi che fanno parte del Nuovo Patto (cfr. per esempio Matteo 26:28; 1 Corinzi 11:25; 2 Corinzi 3:6; cfr. Ebrei 8:8-13). 

Come Dio era il redentore e marito di Israele, così Cristo, il Redentore, è lo sposo della sua sposa, la chiesa (cfr. per esempio Efesini 5:22-27). 

Come tale, la chiesa deve essere una sposa fedele e immacolata, ricordando il prezzo che Cristo ha pagato per la sua redenzione (cfr. per esempio 1 Corinzi 6:20). 

1 Giovanni 5:21 ci esorta a non avere idoli: “Figlioli, guardatevi dagl'idoli”.
Noi dobbiamo essere determinati a non seguire gli idoli!

Un esempio di determinazione la possiamo trovare in storia.
Un giovane di ventitré anni vide questo annuncio in un giornale di Boston: "Cercasi giovane come sostituto di uno statistico finanziario. Casella postale 1720". Rispose all'annuncio, ma non ricevette risposta. Scrisse di nuovo, nessuna risposta. Una terza volta nessuna risposta. Decise di andare all'ufficio postale e chiedere il nome del titolare della casella 1720, ma non ebbe nessuna risposta perché era contro le regole. Una mattina il giovane si alzò presto, prese il primo treno per Boston, andò all'ufficio postale e si mise vicino alla casella 1720 per tenerla d’occhio aspettando qualcuno che venisse a prendere la posta. Dopo una lunga attesa, un uomo apparve, aprì la casella e tirò fuori la posta. Il giovane lo seguì fino alla sua destinazione, che era l'ufficio di una società di intermediazione azionaria. Il giovane entrò e chiese del direttore. Quando gli fu concesso un colloquio, spiegò come avesse fatto domanda per il posto diverse volte senza ricevere risposta, e proseguì raccontando il problema che aveva incontrato all'ufficio postale. "Ma come ha fatto a scoprire che ero io l'inserzionista?", chiese il direttore. "Sono rimasto diverse ore nell'atrio dell'ufficio postale a tenere d’occhio la casella 1720", rispose il giovane. "Quando un uomo è entrato e ha preso la posta dalla casella, l'ho seguito fin qui". Il direttore disse: "Giovanotto, tu sei proprio il tipo di persona determinata che voglio. Sei assunto!"

Questa storia non parla di idoli, ma parla di determinazione, di perseveranza, di non arrendersi!

Alla fine non è il semplice desiderio che ci farà raggiungere gli obbiettivi, ma la determinazione!

Non dobbiamo seguire l’esempio negativo di determinazione degli Israeliti di quel periodo storico di Osea nel seguire gli idoli!

Il popolo d’Israele, nonostante la riprensione, la chiamata al ravvedimento considerando il giudizio di Dio, era determinata a continuare nelle sue prostituzioni e adulteri spirituali, a seguire i suoi amanti!

Noi invece dobbiamo essere determinati a non avere e a non seguire gli idoli!

(2) In secondo luogo, Dio intendeva qualcosa di più della punizione 
Le severe misure imposte al suo popolo, avevano lo scopo di far loro vedere la follia del loro affetto per Baal.
 
Israele ha avuto una lunga storia di attrazione da Baal (per esempio Numeri 25:2-3; Giudici 2:11-13; 1 Re 16:31-33; 18:19-40), e i profeti di Dio condannarono ripetutamente il suo coinvolgimento con le pratiche pagane associate a Baal e pronunciarono il giudizio di Dio contro di esso (per esempio Geremia 11:11-17; 32:26-35; Sofonia 1:4). 

Poiché il popolo credeva che la loro prosperità provenisse dall’adorazione a Baal, il vero benefattore d'Israele, cioè Dio, l’avrebbe portato via rendendo la terra infertile!

La minaccia dei campi aridi, e con la conseguente grave inversione economica, avevano lo scopo di far riflettere Israele che tutto ciò che possedeva proveniva da Dio e non da Baal; in questo modo il popolo di Dio sarebbe ritornato alla loro unica vera fonte di aiuto: Dio stesso.

Lodiamo Dio e affidiamoci a Lui, perché la nostra vita dipende da Lui!

Rifiutiamo in modo determinato gli idoli!


  

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