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Giovanni 4:7-15: L’incontro di Gesù con la Samaritana

 Giovanni 4:7-15: L’incontro di Gesù con la Samaritana
Nel 1509, Don Diego Colombo arrivò sull'isola di Hispaniola per governare come governatore spagnolo nelle Indie Occidentali. Don Diego, figlio del grande esploratore Cristoforo Colombo, arrivò con diversi parenti, un grande seguito di cavalieri e con molte di donne inviate per sposare i principali coloni della Nuova Spagna. Tra quei coloni c'era Juan Ponce de Leon, governatore di Porto Rico. Ponce si era distinto in battaglia ed era venerato come compagno personale di Cristoforo Colombo. Sebbene fosse un uomo anziano, era animato dalle ambizioni della giovinezza. Guardò con frustrazione mentre i giovani cortigiani prendevano le loro giovani mogli e partivano per la ricchezza e la fama. Una biografia racconta: "Il godimento della vita era sempre stato un piacere squisito per lui, e il suo desiderio di prolungare la sua esistenza terrena in vigore era intenso".
A causa di questo desiderio, Ponce fu ispirato da leggende che aveva sentito parlare di "acque cristalline che sgorgano da sorgenti viventi ... dove colui che faceva il bagno sarebbe stato immediatamente dotato di giovinezza immortale e di grande bellezza". 
Organizzò una piccola flotta e iniziò a cercare questa "Fontana della Giovinezza" alle isole Bahamas, dove fece il bagno in ogni ruscello e lago. Deluso, estese la sua ricerca a nord-ovest. 
La domenica di Pasqua approdò in quello che oggi è Saint Augustin, dopo essere stato attirato lì dal profumo dei fiori che si diffondevano sull'oceano. Credendo di aver scoperto il paradiso, rivendicò la terra per la Spagna e la chiamò Florida in onore dei fiori. 
Pensava che la “Fontana della Giovinezza” doveva essere tra i ruscelli di questo posto incantevole che Ponce cercò seriamente, ma anche invano. Frustrato per non aver trovato la fontana, Ponce tornò a Porto Rico.

Ponce, certamente guadagnò una fama immortale per aver scoperto la Florida, ma non ha trovato la “Fontana della Giovinezza”, quindi della vita eterna.

Se Ponce de Leon si fosse fidato della sua Bibbia invece delle leggende native, avrebbe appreso che la fonte della vita eterna non si trova alle Bahamas o in Florida, ma in Gesù Cristo!

Gesù con i Suoi discepoli è in viaggio verso la Galilea dalla Giudea, doveva passare per la Samaria, qui assetato e stanco del viaggio si ferma vicino a un pozzo, quello di Giacobbe che aveva dato al figlio Giuseppe, in una città chiamata Sicar.

Presso questo pozzo incontra una donna, che Giovanni chiama “una Sammaritana”.

Dai vv.7-15 vediamo tre scambi verbali tra Gesù e questa donna Sammaritana.

Cominciamo a considerare:
I IL PRIMO SCAMBIO VERBALE (vv.7-9) 
Nel primo scambio verbale vediamo:
A) La richiesta di Gesù di acqua a una donna Samaritana (vv.7-8)
Nei vv.7-8 leggiamo: “Una donna della Samaria venne ad attingere l'acqua. Gesù le disse: ‘Dammi da bere’. (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare)”.

Una donna Samaritana, a quanto pare da sola, Giovanni non fa menzione di altre persone, venne ad attingere l’acqua nel pozzo di Giacobbe dove si stava riposando Gesù.

Giovanni non ha voluto specificare di quale città venisse la donna, ma dice semplicemente che era della Samaria perché voleva evidenziare così la mancanza di relazioni che vi erano tra Giudei e Samaritani. 

Questa donna senza nome è conosciuta solo per la sua origine Samaritana, un popolo nemico e disprezzato dai Giudei.

Ne abbiamo l’esempio più tardi, quando i Giudei congederanno Gesù come un Samaritano (Giovanni 8:48).

Mentre i Suoi discepoli sono in città a comprare da mangiare, Gesù quindi era da solo e con un comando educato (dammi – dos – aoristo attivo imperativo) chiede alla donna di darle da bere.

Il tono della richiesta di Gesù non solo è interessante, è anche sorprendente ed è l’inizio di un dialogo con la donna che porterà a risultati salvifici come mostrano i versetti successivi (Giovanni 4:27-42).

Consideriamo ora:
B) La reazione della donna Samaritana (v.9)
Il v.9 dice: “La donna samaritana allora gli disse: ‘Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?’ Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani”.

Piuttosto che rifiutare la richiesta di Gesù, la donna sorpresa fa una controreplica franca e tagliente.

Nella reazione della Samaritana vediamo che chiede a Gesù come mai gli avesse chiesto da bere visto che è Giudeo e lei non solo è una donna, e nella cultura di quel tempo non era normale che un uomo iniziasse la conversazione con una donna in pubblico, cosa che meravigliò i Suoi discepoli (Giovanni 4:27), e per di più una Samaritana, che nella tradizione rabbinica era una categoria più bassa di quelle basse, infatti secondo un detto Ebraico: "Le figlie dei Samaritani sono mestruate fin dalla culla" (Mishnah – Niddah 4:1), cioè sono considerate impure fin dalla nascita, e come dice il testo essendo una Samaritana non c’erano relazioni tra Giudei e Samaritani, non avevano rapporti amichevoli (cfr. Luca 9:51-53).

Ma è probabile che Giovanni con: “Non hanno relazioni” (synchrōntai) includa anche i numerosi particolari di purezza rituale che separano gli Ebrei dai Samaritani.

O può avere il significato di “usare insieme a”, secondo alcuni studiosi si riferisce al bere dalle stesse tazze e ciotole che usano i Samaritani.

Molti Ebrei non avrebbero mai mangiato con un Samaritano sul terreno di casa di quest'ultimo per paura di incorrere in contaminazioni rituali. 

Si pensava che i Samaritani trasmettessero impurità da ciò che deponevano, sedevano, o cavalcavano, così come dalla loro saliva, o urina.

La sorpresa della Samaritana è quindi del tutto comprensibile: Gesù era Ebreo e lei era sia Samaritana e anche donna.

A parte queste sensibilità etniche, gli uomini generalmente non parlavano alle donne in pubblico e non discutevano di questioni teologiche con le donne, cosa che Gesù farà con questa donna!

I rabbini più severi proibivano ad altri rabbini di salutare le donne in pubblico. C'erano anche farisei che quando vedevano una donna in pubblico, si coprivano gli occhi!

I religiosi Ebrei ringraziavano Dio ogni giorno di non essere nati Samaritani e benedicevano Dio perché non erano nate donne.

L'usanza Ebraica disapprovava un uomo di Dio che portava avanti una lunga conversazione con una donna, e non aiutava il fatto che Gesù e questa donna fossero soli.

Ma Gesù non si comportava in questo modo!

Inoltre questa donna molto probabile fosse stigmatizzata come una donna di facili costumi per l’epoca; questo si può dedurre dal fatto che era venuta da sola ad attingere l’acqua, in un orario che sapeva che non ci fosse nessuno e anche dal fatto che avesse avuto diversi mariti e ora viveva con uomo che non era suo marito (Giovanni 4:17-18).

Dunque, Gesù è un Ebreo, e se gli Ebrei non dovevano avere nulla a che fare con i Samaritani, allora violava l'usanza Ebraica.

Così ciò che vediamo allora è che Gesù rompe, o va al di là, dei tabù sociali e religiosi. 

Gesù fece qualcosa di molto insolito nella sua cultura, ma non insolito da parte Sua!

Egli dimostrerà di essere il Salvatore non solo per i Suoi eletti in Giudea, ma anche per quelli in Samaria e anche per tutto il mondo (Giovanni 4:42; cfr. per esempio Giovanni 3:16; Romani 1:16; Galati 3:28; Efesini 2:11-22).

La natura gloriosa della chiesa è che il Vangelo di Gesù Cristo supera le barriere!

Alexander Maclaren diceva: "Quando queste parole furono pronunciate, il mondo civilizzato allora conosciuto era spaccato da grandi e profondi abissi di separazione, come i crepacci di un ghiacciaio, al cui fianco le nostre animosità razziali e le differenze di classe sono solo crepe superficiali sulla superficie. Lingua, religione, animosità nazionali, differenze di condizione e, cosa più triste, di sesso, dividono il mondo in frammenti estranei. Uno "straniero" e un "nemico" erano espressi in una lingua, con la stessa parola. Il colto e il non colto, lo schiavo e il suo padrone, il barbaro e il greco, l'uomo e la donna, stavano ai lati opposti dei golfi, lanciando ostilità. Ma poi arrivò il Vangelo! Allora il barbaro, lo scita, lo schiavo e il libero, il maschio e la femmina, il giudeo e il greco, il dotto e l'ignorante, si strinsero le mani e si sedettero a un'unica tavola, e si sentirono 'tutti uno in Cristo Gesù'. Erano pronti a rompere ogni legame".

Gesù supera le barriere sociali, di genere, etniche e nazionali!
 
Vediamo ora:
II IL SECONDO SCAMBIO VERBALE (vv.10-12) 

Nel secondo scambio verbale troviamo:
A) Il condizionale di Gesù (v.10) 
Al v.10 leggiamo:”Gesù le rispose: ‘Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: -Dammi da bere-, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell'acqua viva’”.

Gesù risponde alla donna con un'inversione enfatizzando: “Tu”. 
 
Gesù le aveva chiesto da bere, ma ora inverte i ruoli quando dice che se lei avesse saputo chi fosse, gli avrebbe chiesto da bere a Lui.

Gesù dice alla donna: “Se tu conoscessi” perché sapeva che lei non conosceva il dono di Dio e né la Sua vera identità.

Gesù, dunque, contrasta la sorpresa e la controreplica della donna dicendogli che la sorpresa è più grande di quanto lei possa immaginare; se lei conoscesse il dono di Dio e chi è veramente colui che gli ha chiesto dell’acqua, lei stessa gli avrebbe chiesto il dono di Dio e Gesù gli avrebbe dato dell’acqua viva! 

Leon Morris scrive: “Se la donna fosse stata consapevole della realtà della situazione in cui si trovava, e soprattutto del fatto che stava parlando a colui che Dio aveva mandato per dare vita al mondo, la domanda sarebbe stata il contrario”.

Questa non può essere una persona comune, come la donna aveva conosciuto prima, nemmeno un semplice sacerdote, o un insegnante qualsiasi. 

Certo, la sua identità è Ebraica e il suo aspetto è quello di un viaggiatore stanco e assetato, ma la verità, come scoprirà dopo è, che Egli è il Messia (Giovanni 4:25) e il Salvatore del mondo (Giovanni 4:42).

Due sono gli aspetti importanti di questa frase di Gesù: il dono di Dio e l’acqua viva.

Consideriamo prima:
(1) Il dono di Dio 
La parola "dono" (dōrean) denota un regalo di Dio (tēn dōrean tou theou -genitivo soggettivo) generoso, dato gratuitamente senza contraccambio. 

La parola "dono" (dōrean) nel Nuovo Testamento è usata per il dono dello Spirito (Atti 2:38; 8:20; 10:45; 11:17), della salvezza in Cristo (Romani 5:15; 2 Corinzi 9:15), doni, o ministerio spirituali (Efesini 3:7; 4:7), dono celeste, (Ebrei 6:4).

Ci sono state varie interpretazioni su ciò che è il dono di Dio, ma penso che si riferisca a Gesù Cristo (cfr. per esempio Giovanni 3:16; 2 Corinzi 9:15) che porta 
il dono che l'accompagna, cioè la salvezza e la vita eterna (cfr. Giovanni 3:16-17; Romani 5:15), in questo senso secondo alcuni studiosi è sinonimo dell’acqua viva.

A questo si aggiunge anche il dono dello Spirito Santo (Atti 2:38; Atti 8:17–20; 10:45; 11:17; cfr. per esempio Giovanni 3:3,5,8; 7:37-39) che proviene sia da Dio Padre (cfr. per esempio Giovanni 14:16,26; 15:26), che da Gesù (cfr. per esempio Giovanni 16:7), è lo Spirito del Padre (cfr. per esempio Matteo 10:20); come anche lo Spirito di Gesù (cfr. per esempio Atti 16:7).

Quindi "il dono di Dio" è tutto ciò che è offerto gratuitamente nel Figlio.

Ora vediamo:
(2) L’acqua viva
L'espressione "acqua viva"(hudōr zōn) si riferisce all'acqua di sorgente perenne che scorre sempre fresca, non all'acqua della cisterna o stagnante, ferma (cfr. per esempio Genesi 26:19; Levitico 14:5-6; Geremia 2:13).

“Acqua viva” quindi è l’acqua di sorgente, e quest’acqua causa la vita, acqua che fa vivere le persone.

In Numeri 20:8–11, un episodio a cui forse Gesù allude nel presente passo, l'acqua viene fuori dalla roccia, fornendo agli Israeliti un ristoro di cui c'è un disperato bisogno per la loro esistenza. 

L'acqua è una necessità fondamentale per la vita, senza acqua non possiamo vivere.

Gerald Borchert scrive: “Le persone di oggi che vivono con la comodità dell'acqua del rubinetto convogliata, difficilmente percepiscono quanto sia stata ed è importante la visita quotidiana al pozzo per coloro che risiedono ai margini del deserto. Ma chi visita l'Africa e il Medio Oriente, o chi si accampa nel deserto del Sinai comincia a capire perché l’acqua era uno dei grandi simboli religiosi nel mondo antico. Potremmo sperimentare periodiche siccità che portano a tragiche crisi agricole e razionamento dell’acqua, ma un pozzo in un deserto fa la differenza tra la vita e la morte. È proprio quel tipo di differenza che Gesù stava dicendo alla donna che poteva fare nella sua vita”.

“Acqua viva” è stata interpretata come lo Spirito Santo, o la vita eterna.
Per alcuni studiosi “l’acqua viva” simboleggia lo Spirito Santo, come interpretato anche per il dono di Dio, che Gesù manderà per una nuova vita (cfr. per esempio Ezechiele 36:25–27; Giovanni 1:29,33; 3:5; 4:10–15; 7:38; 19:34).

È simbolo dell'opera vivificante dello Spirito Santo e la pienezza della benedizione divina (cfr. per esempio Luca 11:13; Giovanni 7:38–39; Apocalisse 22:1, 17).

Gesù parla della vita nuova che darà, una vita connessa con l'attività dello Spirito.

Certamente il riferimento allo Spirito Santo è possibile, infatti in Giovanni 7:37-39 Gesù dice: “Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: ‘Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno’. Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avevano creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato”.

Mentre altri studiosi pensano si tratti di vita eterna come dira dopo nel v.14.

“Acqua viva” può riferirsi a entrambe le interpretazioni come le ha sintetizzare le due interpretazioni in un unico significato lo studioso e commentatore D.A. Carson: “In questo capitolo, l'acqua è la vita eterna soddisfacente mediata dallo Spirito che solo Gesù, il Messia e Salvatore del mondo, può fornire”.

L'acqua viva simboleggia la vita spirituale nel senso della grazia e della verità di Dio che Gesù condivide con le persone dalla sua pienezza.

In Geremia 2:13 Dio è la sorgente dell’acqua viva, la fonte della vita (cfr. per esempio Salmo 36:9; Geremia 17:13). 

Israele aveva la fonte dell'acqua viva a sua disposizione; la loro sete poteva essere placata, e quindi essere soddisfatta, ma tragicamente abbandonarono Dio; si allontanarono dalla fonte di vita che soddisfaceva e tentarono di trovare soddisfazione altrove, si sono scavati delle cisterne rotte che non tenevano acqua. 

Gli Israeliti a cui si riferisce Geremia, volevano essere felici a modo loro, ma non ha funzionato!

Questa è l'essenza del peccato: perseguire la soddisfazione in qualcosa di diverso da Dio. 

Ma come fa capire Gesù alla Samaritana, la soddisfazione, la gioia, la vita eterna si possono trovare solo in Gesù Cristo!

In adempimento della visione profetica dell'Antico Testamento dove si parla di acque (cfr. per esempio Isaia 12:3; 55:1; Ezechiele 47:1-12; Zaccaria 13:1; 14:8), Gesù inaugurò l'età dell'abbondanza di Dio.

In Giovanni, Gesù è identificato esplicitamente come il Padre che ha vita in se stesso (Giovanni 5:26), e dispensa il dono dell'acqua viva. 

Nel secondo scambio verbale troviamo:
B) La confusione della donna Samaritana (vv.11-12) 
Nei vv.11-12 leggiamo: “La donna gli disse: ‘Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; da dove avresti dunque quest'acqua viva? Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?’”

La donna, anche se chiama Gesù “Signore”, qui è un titolo di cortesia, di rispetto, non aveva capito che Gesù stava parlando spiritualmente, pensava che si riferisse al pozzo dove si trovavano, o qualche altro pozzo migliore di questo, il che significava che Gesù era più grande del pozzo dove si trovavano, cioè il pozzo di Giacobbe, un pozzo ricco di acqua dove bevvero la sua numerosa famiglia e il suo bestiame numeroso, greggi numerose, cammelli, asini, vacche e tori, puledri (cfr. per esempio Genesi 30:43; 32:13-15). 

Quindi la donna Samaritana è confusa su due fronti: il modo come ottenere l'acqua di cui parla Gesù visto che non aveva un contenitore (di pelle) e una fune per tirare su l’acqua dal pozzo che era profondo (30 metri); come poteva prendere l’acqua?

E, più implicitamente, la donna è confusa perché lei le sta offrendo l'acqua che Gesù stesso le ha chiesto!

Se l'acqua viva che aveva in mente Gesù non proveniva dal pozzo, da dove verrebbe?

La controreplica indignata della donna, la sua domanda presuppone una risposta negativa, poiché sarebbe inconcepibile per una persona considerarsi più grande del patriarca Giacobbe, e in questo secondo la donna, vengono attribuiti a Giacobbe e al suo pozzo i poteri miracolosi! 

La domanda si aspetta una risposta negativa: sicuramente non sei più grande di nostro padre Giacobbe!

Ma la donna si sbagliava due volte perché l'acqua viva offerta da Gesù non proviene da un pozzo ordinario, e Gesù è in realtà molto più grande del patriarca Giacobbe!

Calvino ci esorta a non mettere l’uomo prima di Dio, a riguardo commentando questo passo scrive: “Quanto sia sbagliato questo paragone, appare abbastanza chiaramente da questa considerazione, che lei paragona il servo al padrone e un uomo morto al Dio vivente; eppure quanti al giorno d'oggi cadono proprio in questo errore? Più cauti dovremmo essere per non esaltare le persone degli uomini in modo da oscurare la gloria di Dio. Dobbiamo, infatti, riconoscere con riverenza i doni di Dio, ovunque essi appaiano. È quindi opportuno onorare uomini eminenti nella pietà, o dotati di altri doni non comuni; ma deve essere in modo tale che Dio rimanga sempre eminente al di sopra di tutto, affinché Cristo, con il suo Vangelo, risplenda illustre, perché a lui deve cedere tutto lo splendore del mondo”.

Ma la controreplica della donna fornì l’occasione a Gesù di un messaggio che oggi chiameremo:”Evangelistico”.

Infine vediamo:
III IL TERZO SCAMBIO VERBALE (vv.13-15) 
Gesù stava usando l'elemento dell'acqua come metafora per descrivere una realtà spirituale, qualcosa che avrebbe soddisfatto non solo un bisogno del momento in questa vita terrena, ma un bisogno di tutta l'eternità, ed è quello che vediamo nei vv.13-15.

Come già detto, anche a livello letterale, la sete è tra i bisogni umani più importanti.

Gesù stesso, in funzione della sua piena umanità, ha sete qui e sulla croce (Giovanni 19:28–30).

In un clima secco e caldo come quello della Palestina, le persone sono profondamente consapevoli del loro bisogno di acqua e della benedizione che rappresenta. 

Vediamo prima di tutto:
A) L’acqua che non disseta (v.13)
Al v.13 leggiamo: “Gesù le rispose: ‘Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete’”.

La risposta di Gesù è semplice e la prova direttamente evidente: tutti coloro che bevono da quel pozzo (Giacobbe compreso), non vengono mai veramente soddisfatti, perché poco dopo aver bevuto, avranno bisogno di bere di nuovo, ogni giorno.

Ciò che possiamo trarre da questa metafora è: niente e nessuno di questo mondo, può soddisfare la nostra anima, ma solo Gesù Cristo!

Coloro che bevono dei pozzi naturali di questo mondo avranno sete di nuovo, non potranno mai placare la loro sete con le cose di questo mondo: materialismo, persone, successo, soldi, sesso e così via, ma l’acqua che da Gesù soddisfa pienamente l’anima per sempre!

Richard Phillips scrive: “L'anima per natura è come un tale deserto, o come un viaggiatore che vaga attraverso un tale deserto. È assetato di felicità, e la cerca ovunque, e non la trova. Guarda in tutte le direzioni e prova tutti gli oggetti, ma invano. Nulla soddisfa i suoi desideri. Anche se un peccatore cerca la gioia nella ricchezza e nei piaceri, tuttavia non è soddisfatto. Ha ancora sete di più, e cerca ancora la felicità in qualche nuovo godimento. Per un peccatore così stanco e insoddisfatto la grazia di Cristo è come acque fresche per un'anima assetata”.

Passiamo sempre di più da un piacere a un altro pensando di soddisfare pienamente la nostra anima, ma ci si sente sempre più vuoti, e C. S. Lewis definì questo: "Un desiderio sempre crescente di un piacere sempre minore".

Che lo esprimiamo o meno, tutti abbiamo sete! Ma la vogliamo soddisfare con le cose, o persone di questo mondo che non la soddisferanno pienamente e per sempre!
Ci lasceranno un vuoto doloroso nell'anima!

Su tutte “le cisterne” di questo mondo sono scritte lettere di verità incancellabile: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di sete nuovo ".

"Quest'acqua" non è la stessa dell'acqua che Gesù darà (v. 14). 

Consideriamo ora:
B) L’acqua che disseta (v.14)
Gesù parla già oltre questo momento e questo giorno per parlare della vita che verrà.

Nel v. 14 Gesù afferma: “Ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna”.

Ci sono echi delle promesse dell'Antico Testamento a riguardo (Isaia 12:3; 44:3; 49:10; 55:1-7; Geremia 31:29–34; Ezechiele 36:25–27; Gioele 2:28–32). 

Gesù dopo aver detto dei limiti dell’acqua del pozzo di Giacobbe, ora parla dell’acqua che disseta veramente, cioè la Sua.

L’acqua di cui sta parlando Gesù, è un’acqua che non si trova da nessuna parte in questa terra, è l’acqua data solo da Gesù Cristo. 

Quando Gesù dice: “Io darò”, “Io” è enfatizzato, contrapponendo Gesù a Giacobbe e si identifica come il Datore della vita.

Gesù è Colui che è stato inviato da Dio per soddisfare la sete del popolo di Dio!

Con l’acqua che Gesù dona in primo luogo, la nostra sete è completamente soddisfatta, in secondo luogo, chi la riceve diventa una sorgente e in terzo luogo la sete è permanentemente soddisfatta!

Infatti, c’è un contrasto del verbo “beve” del v.13, con “beve” del v.14, e cioè il verbo “beve” (pinōn- presente attivo participio) del v.13 fa emergere la necessità di bere continuamente per placare la sete fisica, mentre il verbo “beve” (piē - aoristo attivo congiuntivo) del v.14 indica il bere una volta sola per tutte.

L'acqua viva che Gesù dà è tale che coloro che la ricevono sono completamente e permanentemente soddisfatti!

Quindi, a differenza dell'acqua di Giacobbe, coloro che bevono l'acqua che Gesù darà non avranno mai più sete, cioè per sempre, per l’eternità!

Il senso è: “Mai e poi mai avranno sete di nuovo", per indicare appunto la durata illimitata del tempo!

L'acqua che Gesù darà, riempirà le profondità dell’anima, dandole una soddisfazione piena per sempre.

L'enfasi, dunque, è sulla soddisfazione permanente dalla sete.

La metafora della sete si riferisce al desiderio spirituale (cfr. per esempio Salmi 42:2; 63:1; 143:6; Isaia 55:1; Matteo 5:6), al desiderio di Dio e della vita eterna, al desiderio di riposo finale e di appagamento.

Una volta che un uomo ha assaggiato quest’acqua non cercherà mai altri mezzi per placare la sua sete; il suo bisogno è passato!

Questa sete non è di acqua naturale, ma di Dio, di vita eterna alla presenza di Dio grazie a Gesù mediante lo Spirito Santo!

Mentre la metafora del bere si riferisce all’atto di credere in Gesù, quindi la fede. (cfr. Giovanni 3:16; 6:35).

Così la sorgente d'acqua non è più il pozzo di Giacobbe, è una sorgente dentro il credente che scaturisce nella vita eterna. 

Quest'acqua è così potente che Gesù spiega che diventerà una fonte nella persona che la riceverà che scaturisce nella vita eterna. 

“Scaturisce” (hallomenou – presente medio, o passivo participio) è “saltare su”, è usato per il movimento rapido degli esseri viventi, come saltare, fare un rapido salto, balzare in piedi ad esempio, dopo essere stati guariti come è accaduto alla guarigione dello zoppo nel tempio quando Pietro lo guarì (Atti 3:8; cfr. Atti 14:10), e non è usato da nessun'altra parte dell'azione dell'acqua. 

I suoi paralleli più vicini sono nella traduzione greca della Settanta, dove lo stesso verbo descrive "lo Spirito del Signore" o "lo Spirito di Dio" in azione, che investe Sansone (Giudici 14:6, 19; 15:14) o Saul (1 Samuele 10:6; 11:6), o Davide (1 Samuele 16:13). 

Ma qui è usato per l’acqua che zampilla, gorgoglia da una sorgente.
Suggerisce una fornitura abbondante e continua di buona acqua dolce che non si esaurisce mai.

Evidentemente è una metafora che descrive l’opera vitale e soprannaturale dello Spirito Santo in un credente (cfr. per esempio Giovanni 7:37-39).

Sebbene la donna potesse aver pensato all'acqua di pozzo (Giovanni 4:13), Gesù era interessato all'acqua viva interiore e spirituale. 

Quest’acqua diventerebbe in una persona non acqua stagnante di una cisterna, ma una fontana, o sorgente che scorre liberamente, acqua che zampilla nella vita eterna.

L'enfasi metaforica qui è che una fonte di acqua che zampilla continuamente e scorre nella vita eterna.

Quando l’acqua che da Gesù è dentro di noi soddisfa tutti i nostri bisogni e fluisce nell'eternità. 

Le nostre anime vuote e aride sono improvvisamente piene di acqua viva, “una fontana danzante” che zampilla dentro di noi e continua fino all'eternità.

Qui la vita eterna è un possesso presente come in Giovanni 3:16,36.

La “vita eterna” (zōēn aiōnion) si riferisce a una vita futura, dopo la morte che il credente comincia ad avere nel presente dal momento in cui crede in Gesù (cfr. per esempio Giovanni 3:16,36; 4:36; 5:24; 6:27,47,54; 12:25). 

È una vita qualitativamente diversa da quella abbiamo su questa terra, è una vita di beatitudine alla presenza di Dio e la comunione con l’unico e vero Dio e Gesù Cristo (cfr. per esempio Giovanni 17:3; Apocalisse 21:3-4) per sempre, non finirà mai!

Ora Gesù ne parla con certezza, cioè colui che crede in Lui certamente ha la vita eterna e questo significa che non la può perdere! (cfr. per esempio Giovanni 5:24; 10:27-28; Romani 8:28-39; Filippesi 1:6).

Infine vediamo:
C) L’acqua che vuole la donna (v.15)
Nel v.15 è scritto: “La donna gli disse: ‘Signore, dammi di quest'acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere’”.

"Quest’acqua” si riferisce all'acqua viva che Gesù aveva appena promesso di dare, tuttavia, stava ancora pensando all'acqua potabile fisica che non avrebbe dovuto essere prelevata ogni giorno.

Nonostante la sua continua confusione, la donna continua a impegnarsi nella sua ricerca di comprensione; è chiaramente interessata all'acqua che Gesù ha da offrire, ma ancora non capisce la natura e l'origine dell'acqua.

Dunque, inconsapevole sia delle specificità che della grandezza dell’acqua di cui parla Gesù, la Samaritana vuole quest'acqua, anche se ancora pensa a un aspetto materiale, in senso fisico e ha fatto una richiesta che alcuni studiosi hanno inteso come giocoso, o un po' sarcastico: “Se tu dici che hai questo tipo di acqua allora dammela così non venga ogni giorno a prenderla”.

Quale tipo di acqua vuoi tu?
L’acqua di questo mondo che non ti soddisfa, o l’acqua che soddisfa pienamente e ti porta alla vita eterna?

CONCLUSIONE
Vogliamo fare alcune considerazioni finali.

Questo passaggio ci fa vedere alcuni aspetti di Gesù.

(1) Ci mostra la realtà dell’umanità di Gesù
Gesù era stanco del viaggio e si sedette assetato vicino al pozzo di Giacobbe. 
È molto significativo che Giovanni nel suo Vangelo, che sottolinea molto la divinità di Gesù Cristo più di ogni altro scrittore del Vangelo, sottolinea anche la Sua piena umanità. 

Ed è per questo che Gesù ci può capire, può simpatizzare con noi, perché si è incarnato in un corpo terreno (Ebrei 4:15).

Questo passaggio:
(2) Ci mostra che Gesù era superiore a Giacobbe
Gesù era superiore ai patriarchi della fede Ebraica (cfr. per esempio Giovanni 4:12; 6:32; 8:53-58).
Questo passaggio:
(3) Ci mostra che Gesù non era distante dalle persone 
Da un normale insegnante religioso, da uno dei leader religiosi ortodossi dell'epoca, la Samaritana sarebbe fuggita imbarazzata; avrebbe evitato un tale individuo. 
Ma non lo ha fatto con Gesù, perché sentiva che non gli era ostile.

Anche noi non dobbiamo essere distanti dalle persone!

Ci sono credenti che sono distanti dalle persone, e vivono nel loro ghetto religioso! 
Così non deve essere come c’insegna Gesù!

Dobbiamo connetterci sinceramente con tutte le persone e creare con loro dei ponti, anche mostrando i nostri bisogni come ha fatto Gesù con la sete, quindi non dobbiamo avere paura di mostrare loro chi siamo veramente, di mostrare la nostra umanità, le nostre ansie, paure, sofferenze, e anche fede, può essere un ponte, l’inizio di una conversazione spirituale e di una salvezza.

J. C. Ryle commentando il fatto che Gesù ha chiesto da bere alla donna Samaritana dice: "Per quanto semplice possa sembrare questa richiesta, ha aperto una porta alla conversazione spirituale. Gettò un ponte sul golfo che si trovava tra lei e Lui. Ha portato alla conversione della sua anima".

Questo passaggio:
(4) Ci mostra Gesù che abbatteva le barriere
Gesù non aveva pregiudizi e spesso veniva criticato per aver mangiato con persone poco raccomandabili (Matteo 9:11; 11:19; Luca 15:2; 19:7).

Gesù non solo ha parlato con una donna, ma la donna era anche Samaritana!
I sacerdoti non lo avrebbero fatto!
Sia la donna e poi i Suoi discepoli rimasero meravigliati per questo!

Gesù ha rotto le barriere etniche, religiose, sociali delle usanze Ebraiche ortodosse. 

Perché Gesù attraversò queste barriere? 
Perché si prendeva cura veramente di tutti i tipi di persone. 

Anche noi dobbiamo superare le barriere per raggiungere le persone per Cristo li dove stanno, perché li amava!

William Barclay esclamava: "Ecco Dio che ama così tanto il mondo, non in teoria, ma in azione".  

Questo passaggio mostra che:
(5) Gesù comunicava buone notizie
Gesù ha comunicato alla donna le realtà spirituali.
Ed è quello che dovrebbero fare tutti i veri cristiani, parlare delle realtà spirituali di Dio che riguardano la Sua parola, la Sua volontà, i Suoi insegnamenti, il Vangelo della salvezza e così via!

Questo è quello che vuole Gesù come vediamo nei Vangeli (cfr. per esempio Matteo 28:19-20; Marco 16:15-16).

Bruce Barton scrive: “Il Vangelo è per ogni persona, indipendentemente dalla sua razza, posizione sociale, orientamento religioso o peccati passati. Dobbiamo essere pronti a condividere questo Vangelo in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Dobbiamo anche essere pronti a trattare con coloro che possono essere abituati a essere maltrattati e che non sono sicuri delle nostre motivazioni. Gesù ha superato tutte le barriere per condividere il Vangelo, e noi che lo seguiamo non dobbiamo fare di meno, anche se incompresi”.

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