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1 Corinzi 15:57: La vittoria delle vittorie!

 1 Corinzi 15:57: La vittoria delle vittorie!
“Ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo”.
Sembrerebbe assurdo ed è certamente difficile parlare di vittoria in un momento drammatico e doloroso come la morte di una persona fedele a Dio che conosciamo.
Come possiamo parlare di vittoria davanti la cessazione di una vita, quando un nostro caro muore, quando fisicamente non c’è più, quando non sentiremo più la sua voce, la sua risata, i suoi consigli, o quando non toccheremo più il suo volto, o le sue mani, o non vedremo più i suoi occhi che incrociano i nostri?
Come possiamo parlare di vittoria per la morte di un nostro caro, quando non vedremo più il suo sorriso, o sentiremo più il suo amore, o anche dargli il nostro amore?
Come possiamo parlare di vittoria per la morte di un nostro caro quando è strappato dalla nostra presenza per sempre, quando lascia un vuoto incolmabile?
La morte è qualcosa che tocca tutti!
Lo scrittore e poeta Argentino Jorge Louis Borges (1899 -1986) disse: “La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare”.
La morte è una terribile realtà universale per tutti: adulti, vecchi, giovani, bambini, maschi e femmine, ricchi e poveri!
La morte è un potente efficace livellatore universale che abolisce ogni distinzione, o discriminazione!
Sappiamo benissimo che l’uomo con la sua tecnologia e scienza può vincere la legge di gravità, ma non la morte! La può ritardare in certi casi, ma non la può vincere!
Quando arriva, arriva con una forza a cui nessun potere sulla terra può resistere, tanto che rimaniamo scioccati quando muore una persona forte fisicamente, o in giovane età!
È davvero assurdo e difficile parlare di vittoria in un funerale, ma secondo la logica di Dio e quindi quella cristiana non lo è!
L’estate 2021 è ricordata come un’estate magnifica, infatti per l’Italia è stata un’estate sportiva incredibile: abbiamo vinto l’europeo con la nazionale di calcio, abbiamo battuto il record delle medaglie vinte alle olimpiadi di Tokio 2020 con degli ori davvero pazzeschi!
Ma in questo testo di Paolo ai Corinzi vediamo la vittoria delle vittorie! 
Paolo inizia il versetto con un “ma” che indica un contrasto significativo tra questo versetto e il versetto precedente dove si parla di morte, di peccato e della legge di Dio. 
Il Nuovo Testamento ci ricorda che nessuno sarà salvato dal peccato perché osserviamo la legge di Dio, anzi la legge di Dio ci fa capire quanto sia grave il peccato e quanto sia impossibile osservarla come vuole Dio, e quindi ci fa vedere che siamo colpevoli davanti a Dio senza attenuanti (cfr. per esempio Romani 3:19-20; Galati 2:16).
Lo scopo della legge è di portarci a Gesù Cristo per essere salvati per fede (cfr. per esempio Galati 3:21-26). 
Chi accoglie Cristo nella sua vita può accogliere tranquillamente senza paura la morte! 
Tutti siamo peccatori (cfr. per esempio Romani 3:23; 1 Giovanni 1:8-10), e il salario del peccato è la morte (Romani 6:23), ma non tutti saranno salvati dal peccato e dalle sue conseguenze (cfr. per esempio Romani 5:1-2,9-11) e quindi risusciteranno con un nuovo corpo incorruttibile, glorioso, potente e spirituale (1 Corinzi 15:42-48) come quello del Cristo risorto (Filippesi 3:20-21) per essere alla Sua presenza (cfr. per esempio Giovanni 14:1-3; 2 Corinzi 5:1-10; 1 Giovanni 3:2). 
Quindi Paolo risponde alla grazia salvifica di Dio, con il ringraziamento, cioè risponde appropriatamente a Dio per le benedizioni donate per grazia ponendo in enfasi il donatore: Dio, perché è Lui che dà la vittoria sul peccato e sulla morte ai credenti per mezzo di Gesù Cristo il nostro liberatore (cfr. per esempio Romani 7:25-8:3). 
Quindi la vittoria non è la nostra, ma è data da Dio per mezzo di Gesù Cristo! 
C'è la vittoria per il cristiano sul peccato e sulla morte, ma viene solo attraverso la morte sulla croce e la resurrezione di Gesù Cristo! (cfr. per esempio Romani 4:24-25). 
Paolo sa benissimo che il peccato e la morte sono ancora una forza potente sulla terra, ma è assolutamente certo che Gesù Cristo ha vinto la morte! (cfr. per esempio 1 Corinzi 15:1-8,12-26). 
Nella vittoria di Cristo sulla morte, il dardo della morte è rimosso, disarmato, distrutto (1 Corinzi 15:55). 
In Apocalisse leggiamo cosa farà Dio della morte: “Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco” (Apocalisse 20:14). 
La morte e il soggiorno dei morti saranno distrutti, saranno resi impotenti!
Poi ancora leggiamo: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né il cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate”. (Apocalisse 21:4). 
Paolo dice di ringraziare Dio perché ci dà la vittoria per mezzo di Gesù Cristo!
Il tempo presente “dà” (didonti – presente attivo participio) indica che nonostante la vittoria non è ancora realizzata, quindi anche se ancora non c’è la resurrezione dai morti e la salvezza, è così sicura che si può parlare già che abbiamo vinto, la vittoria è certa, è nostra! Questa è un dono di Dio in Gesù. 
Gesù Cristo è il mezzo, lo strumento mediante il quale il dono misericordioso di Dio della vittoria sul peccato e sulla morte viene sul suo popolo. 
Non ci sono altri strumenti mediante i quali possiamo essere salvati, solo Gesù Cristo (cfr. per esempio Matteo 1:21; Giovanni 4:42; Atti 4:12). 
Il potere del peccato e della morte sono potenti, ma quello di Dio in Cristo lo è di più!  (cfr. per esempio 1 Corinzi 1:24; 2:5). 
Una delle certezze che dona Dio in Gesù Cristo è proprio quella della salvezza, chi la riceve non la perderà mai (vedi per esempio Romani 8:29-39; Filippesi 1:6).
Alleluia!! Gloria a Dio! Sia ringraziato il Suo nome per la vittoria delle vittorie, non stiamo parlando di una coppa europea, o di una medaglia olimpica, belle per quanto possano essere e motivo di orgoglio, ma della vittoria definitiva sul peccato e sulla morte! 
Stiamo parlando di una salvezza eterna (Ebrei 5:6), di vita eterna grazie a Gesù (cfr. per esempio Giovanni 3:16) con un corpo nuovo glorificato per tutti i veri credenti! 
Pertanto coloro che muoiono in Cristo andranno in cielo e avranno un corpo glorificato quando Gesù ritornerà (cfr. per esempio Giovanni 14:1-3; Filippesi 3:20-21).
Così con il poeta e predicatore inglese John Donne (1571-1631) possiamo dire: “Quando un uomo muore, un capitolo non viene strappato dal libro, ma viene tradotto in una lingua migliore”. 
Dio “traduce” ognuno di noi, diversi per età, genere, estrazione sociale, che moriamo in modi diversi, chi per malattia, chi per incidente, chi per vecchiaia, ma se siamo veri credenti, siamo “tradotti da Dio in una lingua migliore”, la lingua del cielo, la lingua di un corpo risuscitato incorruttibile, glorioso, potente, spirituale, celeste (cfr. per esempio 1 Corinzi 15:42-49) che non conoscerà più la morte, né il cordoglio, né grido, né dolore (Apocalisse 21:4).
Se siamo veri credenti, “la morte è il funerale di tutti i nostri dolori” (Thomas Watson - poeta, predicatore, teologo inglese -1555-1592).
Allora parlare di vittoria in un funerale, per una persona che è una vera cristiana salvata da Gesù Cristo, non è fuori luogo perché la fine della sua vita terrena non è la sua fine definitiva! 
La morte per un vero cristiano è morire per non morire più!
Non siamo su questa terra per restarci, ma siamo qui per andare in cielo!
La morte per un vero credente è un passaggio da questa vita a quella eterna con Dio!
“La morte non spegne la luce, è spegnere la lampada perché è giunta l'alba” (Anonimo).
L’alba del nuovo giorno alla presenza di Dio nella beatitudine eterna quando ci accoglierà asciugandoci ogni lacrima di sofferenza dai nostri occhi! (Apocalisse 21:4).
Pertanto l'ultimo giorno di una persona che crede veramente in Gesù Cristo è il suo giorno migliore!
Oggi certamente c’è dolore per la persona che abbiamo perso, ma anche gioia perché è felicemente in paradiso alla presenza di Dio perché si è pentita dei suoi peccati e perché ha creduto in Gesù Cristo come suo personale Signore e Salvatore (cfr. per esempio Luca 21:41-43; Atti 3:19-21; Atti 20:21; Efesini 2:8-9).


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