Non arrenderti mai: La perseveranza nella preghiera Il tema universale del “non arrendersi mai” risuona profondamente nel cuore umano. Lo spirito di questa determinazione è stato celebrato da generazioni, e artisti come Bruce Springsteen lo hanno catturato in inni come “No Surrender”, un vero e proprio omaggio alla lealtà, alla resistenza e allo spirito combattivo di fronte alle difficoltà della vita. Questo spirito del “non arrendersi mai” lo vediamo ovunque nella vita umana: l’atleta che si allena per anni per vincere una medaglia olimpica; l’imprenditore che non molla nonostante i fallimenti; lo studente che studia tutta la notte per superare un esame; i genitori che lottano senza sosta per i propri figli. Ma Gesù Cristo ci chiama a un “no surrender” ancora più importante quando insegnò la parabola della vedova e del giudice per mostrare che dobbiamo pregare sempre e non stancarsi (Luca 18:1). Paolo sapeva qualcosa di questa determinazione quando scrisse ai Romani: “Siate...
Tito 1:16: Le nostre azioni negano, o affermano la nostra professione di fede.
“Professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, essendo abominevoli e ribelli, incapaci di qualsiasi opera buona”.
Molte persone affermano di conoscere Dio. Come possiamo sapere se davvero lo conoscono? Non lo sapremo con assoluta certezza in questa vita, ma uno sguardo al loro stile di vita ci dirà tanto se lo conoscono veramente.
Paolo ha lasciato Tito a Creta per organizzare la chiesa e costituire gli anziani (responsabili di chiesa). L’anziano deve avere certe caratteristiche, tra le quali quella di essere attaccato alla Parola di Dio, in grado di esortare secondo la sana dottrina e di convincere quelli che contraddicono (Tito 1:9). Paolo mette in guardia Tito riguardo il fatto che a Creta vi sono molti ribelli, ciarloni e seduttori, quindi falsi dottori; Tito li deve riprendere perché siano sani nella fede e non diano retta alle favole giudaiche e né a comandamenti degli uomini che girano le spalle alla verità (Tito 1:10-14).
Queste persone dicevano di conoscere Dio, ma lo rinnegavano con i fatti! Si può dire di conoscere Dio con la bocca, ma essere atei nella pratica! La professione di fede deve essere accompagnata da azioni che siano conformi alla verità che crediamo, quindi essere fedeli a Dio e alla Sua parola rivelata. Con le loro azioni, dice Paolo, questi uomini, stavano negando proprio le cose che affermavano, quindi il conoscere Dio. Il loro comportamento smentiva la loro affermazione che conoscevano Dio. Infatti, erano abominevoli (bdeluktoi), cioè indica qualcosa che è detestabile, che provoca disgusto a Dio perché è immorale (cfr. il sostantivo corrispondente in Matteo 24:15 riguardo l’anticristo. Apocalisse 21:27). Erano ribelli (apeithes), vale a dire che si rifiutavano di sottomettersi a Dio e alla sua verità, disobbedienti come i pagani (cfr. Efesini 2:2; 5:6; Colossesi 3:6; Tito 3:3). Erano incapaci di qualsiasi opera buona, in contrasto cioè con il continuo appello contenuto in questa lettera (2:7,14; 3:8,14). Incapaci (adokimoi) significa respinti dopo la prova, suggerisce essere messo alla prova con lo scopo di essere approvato, ma non rispondendo ai requisiti richiesti ne consegue che è disapprovato. Dio disapprova quelle persone che dicono di essere credenti, ma che sono privi di qualsiasi opera buona.
Questi versetti dovrebbero fare riflettere coloro, che affermano di conoscere Dio, ma le loro azioni sono incoerenti con quest’affermazione. Si può essere orgogliosi di conoscere Dio, ma quando la professione di fede e la pratica sono in conflitto, allora viene dimostrato che non si conosce veramente Dio!! Le nostre azioni dimostrano se conosciamo veramente Dio (cfr. Matteo 7:15-20;1 Giovanni 2:4-6).
Dunque, la nostra condotta dice chiaramente se conosciamo Dio. Cosa dice la tua condotta agli altri? Stai comunicando con le tue azioni che conosci veramente Dio?