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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

1 Cronache 16:10: Gloriatevi nel santo nome del Signore!

 1 Cronache 16:10: Gloriatevi nel santo nome del Signore!
Un passo parallelo di 1 Cronache 16:10 è il Salmo 105:3 dove troviamo scritto: “Esultate per il suo santo nome; gioisca il cuore di quanti cercano il SIGNORE!”
In questo contesto siamo al tempo di Davide, e ancora una volta vi è uno stretto legame tra l'arca e la gloria di Dio (cfr. per esempio Esodo 25:8; 29:44–46; 1 Samuele 4:21-22; Salmo 26:8).
Al re Davide non fu permesso di costruire il tempio, ma fu responsabile di portare l'arca a Gerusalemme con una grande festa e di collocarla lì in una tenda sacra dove offrirono a Dio olocausti e sacrifici di riconoscenza, e dove distribuì da mangiare ai presenti (1 Cronache 15:25–16:3).
Davide stabilì per la prima volta, davanti all’arca del Signore, alcuni dei Leviti per fare il servizio sacerdotale e per invocare, celebrare e lodare il Signore.
Per l’occasione, Davide compose un canto, o salmo che esalta la gloria di Dio con note esortative ai responsabili dell’arca, i sacerdoti, a lodare il Signore. (vv.8-36).
Questo versetto fa parte di questo canto.
Nel v.10 vediamo un’azione che noi dobbiamo fare riguardo al Signore, riguardo la sua gloria.
Asaf e i suoi fratelli leviti sono esortati a gloriarsi del santo nome del Signore, quindi vediamo:
I IL COMANDO
L’imperativo “gloriatevi” (hithallû – hitpael imperativo medio) indica un’azione intensiva che dobbiamo fare.
Sta dicendo che quest’azione deve avere un ritmo, una densità e una frequenza alta.
“Gloriatevi” è vantarsi! Mettersi in mostra, quindi elogiarsi, lodarsi, esprimere parole di eccellenza (cfr. per esempio Salmo 34:2; 52:1; 63:11; 64:10; 105:3; 106:5; Proverbi 31:30; Isaia 41:16; 45:25).
La stessa parola nella Bibbia è usata per esempio per un uomo che si vanta del suo coraggio, o della sua tranquillità (1 Re 20:11), o della sua generosità (Proverbi 25:14). 
Troviamo il ricco che si gloria delle sue ricchezze nelle quali confida (Salmo 49:6); il tiranno della sua malvagità (Salmo 52:3); Ammon si vanta delle sue valli fertili (Geremia 49:4). 
Secondo Geremia 9:23, nessuno deve vantarsi della propria saggezza, della propria potenza, o delle proprie ricchezze; l'unico motivo di vanto giustificato è la conoscenza del Signore. 
Anche oggi molti si vantano in loro stessi, forse lo abbiamo fatto anche noi e speriamo che non lo faremo più, o mai.
Ma in questo versetto è scritto che dobbiamo vantarci nel santo nome del Signore.
Spurgeon disse: “Fai in modo che sia una questione di gioia avere un tale Dio. Il suo carattere e i suoi attributi sono tali da non farti mai arrossire nel chiamarlo il tuo Dio. Gli idolatri possono anche vergognarsi delle azioni attribuite alle loro divinità immaginarie, i loro nomi sono sporchi di lussuria e rossi di sangue, ma Yahweh è completamente glorioso; ogni sua azione sopporterà il più severo controllo; il suo nome è santo, il suo carattere è santo, la sua legge è santa, il suo governo è santo, la sua influenza è santa. In tutto questo possiamo vantarci, né alcuno può negare il nostro diritto di farlo”.
Così al posto dell'uso negativo ed egocentrico di auto-celebrarci dobbiamo esaltare, innalzare, lodare: 
II IL SANTO NOME DEL SIGNORE 
“Gloriatevi del suo santo nome”.
Nel Salmo 150:1-3 leggiamo: “Alleluia. Lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nella distesa dove risplende la sua potenza. Lodatelo per le sue gesta, lodatelo secondo la sua somma grandezza. Lodatelo con il suono della tromba, lodatelo con il saltèrio e la cetra” (cfr. per esempio 2 Samuele 22:4; 1 Cronache 16:25; Salmo 18:4; 113:3; 145:3).
Ciò che viene evidenziato in questo versetto è di gloriarsi nel santo nome del Signore, nell’Ebraico è: “Nome santo”, enfatizzando così “nome”. 
Ora riguardo la glorificazione del santo nome del Signore vediamo tre aspetti.
Il primo aspetto è:
A) La glorificazione nel Signore deve essere circoscritta solo a Lui
Qualcuno ha detto: “Chi canta le proprie lodi di solito è stonato”.
Interessante le parole del linguista e scrittore Niccolò Tommaseo sul vantarsi di se stessi: “I vanti fanno venire a galla i difetti”.
Quindi quando tu ti stai vantando di qualcosa riguardo te stesso puoi capire quali sono i tuoi difetti!
Ma questo testo ci dice che non dobbiamo vantarci di noi stessi, ma solo nel Signore e in Lui non ci sono difetti!
“Del” (b) in realtà è “nel” come traducono le versioni della Bibbia “San Paolo” e la ”Nuova Diodati”.
“Nel” indica la posizione dentro certi limiti in contrasto con l’essere al di fuori di un’area, in questo caso dal nome santo del Signore.
Quindi, dobbiamo gloriarci solo nel santo nome del Signore! 
Da quest’area, da questo spazio, non dobbiamo uscire!
Un vero cristiano fa questo al contrario delle persone di questo mondo che si dilettanto e si vantano nel peccato, nei piaceri di questo mondo, nella propria posizione sociale, nazionalità, ricchezza, risultati raggiunti, cultura, successi, capacità e così via.
Questo versetto invece ci dice che dobbiamo vantarci solo nel Signore! In Lui solo! 
Commentando 1 Corinzi 1:31 dove è scritto “chi si vanti, si vanti del Signore”, lo studioso Lensky dice: “Gloriarsi nel Signore significa smettere di vantarsi e di fare affidamento su noi stessi e su qualsiasi cosa in noi stessi, o prodotta da noi stessi e con un cuore fiducioso, gioioso e grato per cantare le lodi di Colui dal quale scaturiscono tutte le nostre benedizioni spirituali”. 
Tutto quello che siamo e abbiamo è merito del Signore (1 Samuele 2:6-8; 1 Corinzi 1:26-31; 15:10), quindi, non ci può essere autogloria, perché tutta la gloria è dovuta al Signore!
Dio ci ha dato molto e tutte le benedizioni passate sono suppliche per altre benedizioni future!
Il secondo aspetto è:
B) La glorificazione riguarda il nome del Signore
“Nome” (šēm) qui si può riferire al nome di Dio come si è presentato a Mosè, quindi “Yahweh” (Esodo 3:14-15; 15:3; 33:19, 34:5), oppure alla Sua persona, a ciò che lo identifica, o descrive il Suo carattere, o lo rappresenta, quindi Dio stesso!
Gregory Lanier riguardo la parola Ebraica per “nome” scrive: “Quando è usata per Dio, questa parola non solo si riferisce all'auto-designazione, o al carattere rinomato di Dio, ma in un certo senso lo rappresenta anche”.
Il nome allora era un’auto-designazione, un segno di qualche caratteristica che aveva una persona, e questa designazione non era soggettiva, ma oggettiva, cioè rispecchiava chi era veramente!
Karla Bohmbach riguardo il significato del nome scrive: “Quando Shakespeare affermò che ‘una rosa con qualsiasi altro nome avrebbe un profumo altrettanto dolce’ (Romeo e Giulietta II.ii.43), non stava esprimendo enfaticamente un'idea che avesse alcuna giustificazione nel mondo biblico – o in qualsiasi altra parte del Medio Oriente. Nel mondo antico in generale, un nome non era semplicemente una comoda collocazione di suoni con cui una persona, un luogo, o una cosa potevano essere identificati; piuttosto, un nome esprimeva qualcosa dell'essenza stessa di ciò che veniva nominato. Quindi, conoscere il nome significava conoscere qualcosa dei tratti fondamentali, della natura, o del destino di ciò a cui apparteneva il nome”.
Dello stesso parere è J. Fichtner che riguardo il nome nell’antico Medio Oriente non era: “Solo un segno della differenza tra entità diverse, ma una definizione dell'essenza dell'entità nominata”.
Questo vale anche per Dio, infatti ogni nome rivelato nella Bibbia attira l'attenzione su un aspetto particolare del Suo carattere.
Inoltre, “nome” in questo testo, si può anche riferire a tutta la Sua persona, a Dio stesso, è un modo per riassumere il carattere di Dio, i Suoi attributi, tutte le Sue qualità (per esempio Salmo 20:1; Isaia 30:27; cfr.1 Samuele 25:3,25; Matteo 1:21) come si è rivelato all’umanità, dunque l’auto-rivelazione di Dio.
Il nome così è tutta la persona, o il Suo carattere.
“Suo nome” è la rivelazione di chi è il Signore.
Il nome come abbiamo visto esprime la natura di chi lo porta, ne rileva il carattere distintivo e particolare, perciò dire che il nome di Dio è santo equivale a dire che tutta la Sua persona è santa!
Questo c’introduce al terzo aspetto:
C) La glorificazione riguarda tutta la persona del Signore che è santo
“Suo santo nome”.
La domanda è: “Perché gloriarsi del nome santo del Signore?
Perché non ha scritto ‘amorevole’, o ‘fedele’?”
Spiegando in che cosa consiste che Dio è santo, lo capiremo.
Che cosa s’intende che Dio è santo?
(1) La santità di Dio è l’eccellenza della Sua natura
La santità è la purezza morale, l'essere pulito, non solo nel senso di assenza di ogni macchia morale, libero dalla corruzione morale, ma di compiacenza in ogni bene morale! 
La santità di Dio implica l'assenza di ogni impurità morale e imperfezione, e il possesso, in grado infinito, di tutto ciò che è moralmente puro, amabile ed eccellente! 
La santità di Dio è l'infinita bellezza e l'eccellenza della Sua natura (cfr. per esempio Esodo 15:11).
Questo lo vediamo per esempio nel Salmo 30:4 dov’è scritto di celebrare la santità del Signore. 
Nel Salmo 89:35 Dio dice: "Una cosa ho giurato per la mia santità, e non mentirò a Davide….". (cfr. per esempio Amos 4:2). 
Non è scritto che Dio abbia giurato per la Sua fedeltà, o per il Suo amore, ma per la Sua santità, questo perché la santità di Dio, più di qualunque altra cosa, è l’espressione maggiore di Se stesso.
Hughes Morgan ci ricorda che: "La Sua santità penetra e colora ogni altro attributo, in questo senso la Sua giustizia è santa, il Suo amore è santo, la Sua verità è santa e così via". 
Questo significa che la santità divina non è un attributo accanto e distinto dagli altri, ma è ciò che pervade e caratterizza tutti gli altri attributi. 
In questo senso la Sua giustizia è una giustizia santa, il Suo amore è un amore santo, la Sua verità è una verità santa, e così via. 
Dio è santo in tutto ciò che lo caratterizza! 
La Sua santità è più di un semplice attributo e Jonathan Edwards c'è lo ricorda quando dice: “La santità è più di un semplice attributo di Dio, è la somma di tutti i Suoi attributi, lo splendore di tutto ciò che Dio è”. 
Come 1 Cronache 16:10, l’eccellenza della santità di Dio, la vediamo anche nel Salmo 111:9 dov’è scritto: "Egli ha mandato a liberare il suo popolo, ha stabilito il suo patto per sempre; santo e tremendo è il suo nome" (cfr. per esempio Salmo 103:1).
E ancora:
(2) La santità di Dio è superlativa
In Apocalisse 4:8 è scritto : "E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano coperte di occhi tutt'intorno e di dentro, e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: 'Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene'" (Così anche Isaia 6:3).
La ripetizione di una parola nella lingua Ebraica è un modo di esprimere un'idea superlativa (2 Re 25:15). 
Quindi la triplice ripetizione di "Santo" è una forma di enfasi e sottolinea la suprema, o la completa santità!
La triplice ripetizione, sottolinea la Sua santità alla massima misura possibile, un qualcosa di superlativo che è ben oltre ogni immaginazione umana! 
Pertanto non è sbagliato affermare che la santità è il principale e il più glorioso attributo che Dio possieda!
Così se Dio nella Sua rivelazione ha dato così tanta importanza a questo attributo, noi non lo dovremmo dimenticare, ma dobbiamo dargli la giusta importanza! 
Dobbiamo gloriarci nel Suo nome santo!
(3) La santità di Dio è incomparabile perché solo Dio è santo
“Santo” (qō·ḏěš - sostantivo) è la qualità della purezza morale, con l'accento sul fatto che questo è una condizione unica, diversa dall'umanità corrotta.
Dio è il Santo sopra gli altri in modo unico, esclusivo e assoluto! 
Nessuno è uguale a Lui! Dio è imparagonabile! 
“Santo” (qādôš - aggettivo) indica “ciò che è separato dal profano, dal terreno”. 
La santità è la totalità della perfezione divina, una perfezione che lo distingue totalmente dal creato e dalla creatura, è separazione infinita!
Quindi dire che “Dio è santo”, significa che è trascendente, cioè separato dalla creazione.
Come “santo”, Dio è un essere a parte unico nel Suo genere (Salmo 22:3; Isaia 6:3; 57:15), libero dalle caratteristiche dell’umanità decaduta e dei suoi idoli (Giosuè 24:19; Osea 11:9). 
“Santo” significa separato, distinto dalla realtà circostante, perciò Dio è separato da ciò che è terreno, è “il totalmente altro”, completamente diverso da tutto il resto e al di sopra di ogni cosa finita e imperfetta!
Solo Dio è santo, questo vuol dire che la santità caratterizza solo esclusivamente Dio in modo unico e perfetto! (1 Samuele 2:2; Isaia 40:25).
In Esodo 15:11 è scritto: "Chi è pari a te fra gli dèi, o SIGNORE? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi?". 
I nostri pensieri e comportamenti, e quelli di qualsiasi altra persona, non riescono a fornirci una base per comprendere pienamente Dio; perché qualsiasi forma di paragone è impossibile! 
Così “gloriatevi del Suo santo nome” indica che tutta la persona di Dio è santa e quindi dobbiamo essere orgogliosi che Dio è un Dio santo, unico nel Suo genere!
Certamente non lo sono le persone che appartengono e vivono per questo mondo!
Non dobbiamo vergognarci di Dio in mezzo a questa società ribelle a Dio che ama il peccato!
Non dobbiamo vergognarci di prendere posizione per Dio quando si parla di peccato! O di qualsiasi altra cosa!
Solo chi lo conosce ed è consapevole, e ammira la bellezza della santità di Dio non si vergognerà di Lui!
Tutto questo indica: “Gloriatevi del Suo santo nome”.
CONCLUSIONE
Le mie domande per voi sono:
In che cosa ti glori? 
Di chi, o di che cosa ti vanti?
Di chi, o di che cosa sei orgoglioso?
Certo nella società odierna, una società dove le persone sono ripiegate su se stesse, che incoraggia a esserlo, non è facile gloriarsi nel santo nome del Signore!
Se non stiamo attenti ne saremo influenzati!
Influenzati a ricercare il nostro piacere, cioè l’edonismo!
Influenzati a ricercare i nostri interessi, cioè l’utilitarismo!
Influenzati a ricercare e avere un'opinione eccessivamente alta su noi stessi e un'ossessione per la propria immagine pubblica, cioè il narcisismo!
Ma se conosci veramente il Signore, e se sei veramente consapevole di chi è, se lo ammiri e credi veramente in Lui, allora ti glorierai solo in Lui!
Lo metterai prima di te stesso!
Non puoi essere discepolo di Gesù, se non muori a te stesso! (cfr. per esempio Marco 8:34).
Dobbiamo fare anche attenzione e ricordacelo sempre: ciò che facciamo nella vita e anche nell’opera del Signore non lo dobbiamo fare per vanagloria, cioè per essere visti e stimati dagli altri, ma per il Signore ci ricorda Paolo in Colossesi 3:17,23-24, quindi per la Sua gloria (cfr. 1 Corinzi 10:31).
E nemmeno vantarci che siamo stati bravi a farlo!
Il meglio che c’è in noi e ciò che facciamo è merito di Dio!
All’inizio degli anni Sessanta divennero popolari alcuni dipinti che raffiguravano persone, o animali con grandi occhi tristi, l’artista, scomparsa di recente, si chiamava Margaret Keane sulla storia è stato fatto anche un film.
Quando il marito dell’artista iniziò a promuovere le creazioni di sua moglie, la coppia iniziò a diventare ricca. Ma la firma dell’artista—Margaret Keane—non compariva sulle sue opere, e questo perché il marito di Margaret presentava le sue opere come se fossero sue; e la donna tacque per ben vent’anni, fino a quando il loro matrimonio finì. 
Fu necessaria una prova di pittura in un’aula di tribunale per stabilire l’identità del vero artista che aveva realizzato le opere.
Questa storia ci fa pensare che come discepoli di Gesù, come servi di Dio, non dobbiamo prenderci il merito dei talenti naturali, o dei doni spirituali, o di qualsiasi altra cosa che possediamo, o del successo, o delle buone azioni che facciamo in favore di altri, perché è tutto per grazia di Dio!
"Non c'è altro che la grazia di Dio. Camminiamo su di essa, la respiriamo, viviamo e moriamo grazie ad essa; essa costituisce i chiodi e gli assi dell'universo" (Robert Louis Stevenson). 
Paolo ci dà l’esempio del giusto atteggiamento che dobbiamo avere.
In 1 Corinzi 15:10 dice: “Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me”.
Paolo riconosce che quello che lui era e ha fatto è stato per grazia di Dio!
Jerry Bridges scriveva: “Paolo era consapevole, durante tutto il suo ministero, della sua assoluta indegnità a essere un servitore di Cristo. Lo vediamo esprimere nuovamente ai Corinzi: ‘Perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me’.
Paolo ammetteva liberamente di non aver meritato il suo ministero; era un apostolo solo per grazia di Dio, per il favore immeritato di Dio. Tuttavia, nell'espressione ‘per la grazia di Dio io sono quello che sono’, la parola grazia può essere intesa, nel contesto, sia come favore immeritato di Dio sia come potere abilitante di Dio. Considerando il suo precedente riconoscimento di indegnità, la sua affermazione sembrerebbe significare: ‘Sono indegno di essere un apostolo, ma per il favore immeritato di Dio lo sono’. Ma guardando avanti in questo brano, dove Paolo parla degli effetti della grazia di Dio sul suo ministero, sembrerebbe significare: ‘Per la potenza di Dio che mi permette di essere un apostolo efficace’.
Credo che entrambi i significati di grazia siano incorporati nella dichiarazione di Paolo. Non ci stava dando un trattato tecnico sulla grazia e distinguendo le sue sfumature di significato. Piuttosto, Paolo stava parlando con il cuore, dicendo che la grazia di Dio era sufficiente sia per la sua indegnità che per la sua inadeguatezza. Stava dicendo: ‘Sono un apostolo come risultato del favore immeritato che Dio mi ha mostrato e come risultato della potenza abilitante di Dio che opera in me".
La grazia di Dio in lui non è stata vana!
Tutto quello che lui era, tutte le sue intense fatiche e il successo che ha avuto, erano l’effetto della grazia di Dio in lui!
La grazia di Dio gli aveva permesso di compiere un prodigioso volume di lavoro efficace. 
Non era Paolo, ma la grazia di Dio che era efficace in lui!
Ora per grazia di Dio sei stato chiamato a salvezza (cfr. per esempio 2 Timoteo 1:9) e sempre per grazia di Dio lo puoi servire efficacemente con i doni spirituali che ti ha dato!
Sempre per grazia di Dio hai ciò che hai anche materialmente (cfr. Deuteronomio 8:17).
Allora glorifica solo e sempre il Signore!


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