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Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (1)

Efesini 1:18: La preghiera che riguarda l’aldilà (1)
Conoscere la speranza conservata in cielo
Paolo era un uomo di preghiera perché credeva nell’importanza della preghiera; era un grande intercessore, e le sue preghiere erano specifiche, soprattutto si riferivano alla crescita spirituale dei cristiani indipendentemente se li conosceva, oppure no.

In Efesini 1:15-23 la preghiera di Paolo, accompagnata dal ringraziamento per i credenti di Efeso che non conosceva, consiste che i cristiani di Efeso potessero conoscere Dio pienamente (v.17), che potessero conoscere la speranza conservata in cielo per loro (v.18), e la ricchezza della gloria e l’immensità della Sua potenza (vv.19-23).

Oggi meditiamo solo una parte del v.18.

Nel v.18 troviamo l’intercessione di conoscere la speranza conservata in cielo.

“Egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati".

Avere “gli occhi del cuore illuminati” ci permette di conoscere più profondamente le benedizioni di Dio!

Vediamo prima di tutto:
I L’ILLUMINAZIONE DELLA PREGHIERA
“Egli illumini gli occhi del vostro cuore”.
Paolo prega il Padre della gloria che illumini gli occhi del cuore degli Efesini.

“Illuminare gli occhi” è un’espressione metaforica utilizzata anche nell’Antico Testamento (Esdra 9:8; Salmi 19:8).

“Illumini” (pephōtismenous- perfetto passivo participio) è “portare alla luce”, "dare luce a", "far luce su", “rivelare”, “rendere evidente” (cfr. Luca 11:36; Apocalisse 18:1; 21:23), “far conoscere” (1 Corinzi 4:5; 2 Timoteo 1:10; Apocalisse 22:5) quindi anche illuminare spiritualmente come in questo caso (Giovanni 1:9; Efesini 1:18; 3:9; Ebrei 6:4; 10:32). 

Paolo dice che cosa deve essere illuminato e sono:
A) Gli occhi
“Gli occhi” (ophthalmós) è metaforico, non è nel senso fisico, si riferisce alla via attraverso la quale la luce dello Spirito di Dio scorre al cuore che ha sempre un senso metaforico.

Si riferisce alla comprensione mentale e spirituale (cfr. per esempio Marco 8:18; Giovanni 12:40; Atti 28:27).

“Illumini” (participio) indica anche che non possiamo sapere la speranza a quale Dio ci ha chiamati se prima Lui non ce l’ha rivela!

Il verbo “illumini” (pephōtismenous- perfetto), indica non solo un'azione di Dio, ma uno stato già creato da quell'azione, quindi quei credenti per cui prega Paolo, erano già stati illuminati, ma la sua preghiera è che quella illuminazione sia sempre viva in loro! 

Che non si esaurisca, o si perfezioni in un solo momento, ma che continuamente sia operante nella loro vita!

Oppure Paolo sta pregando per una illuminazione più profonda e ampia, loro sono già stati illuminati (tempo perfetto), ma hanno bisogno di crescere in questo.

Gli Efesini erano passati dalle tenebre alla luce (Atti 26:18; Colossesi 1:13), ma dovevano crescere nella conoscenza della speranza, o continuare a focalizzare la speranza alla quale Dio li ha chiamati!

Oppure l'idea del verbo “illumini” (tempo perfetto) è che i credenti abbiano uno stato d’illuminazione, cioè che i loro cuori possano "vedere" ora perché le tenebre sono state dissipate da Dio (cfr. Efesini 5:8; 2 Corinzi 4:6).

Allora dobbiamo pregare sempre, affinché dobbiamo tenere sempre in mente, o affinché possiamo avere una comprensione sempre più profonda e ampia della speranza a cui Dio ci ha chiamati! 

Oppure avere sempre questo stato d’illuminazione, avere una consapevolezza visto che siamo nella luce e che non si spenga con il passare degli anni! 

Paolo sta parlando degli occhi:
B) Del cuore 
“Gli occhi del vostro cuore”.

“Cuore” (kardia) è diverso da cuore che troviamo in Efesini 3:17 dove si riferisce al centro della personalità, il luogo della residenza di Gesù (cfr. Romani 5:5).

“Cuore” nella bibbia a volte si riferisce al centro operativo che determina il nostro comportamento morale (Proverbi 4:23), alla sede della condotta religiosa morale sia positiva (1 Samuele 12:20; Efesini 6:5; Giacomo 4:8) che negativa (Esodo 4:21; Romani 2:5; Efesini 4:18); o alla sede della volontà (1 Re 18:17; 1 Corinzi 4:5; 5:19), o alla sede emotiva (1 Samuele 1:8 ; Esodo 4:14 ), ma qua indica la facoltà intellettuale, l’intelligenza, la mente, alla capacità spirituale di comprendere la rivelazione di Dio (come è tradotto in Efesini 4:18; Cfr. Deuteronomio 28:28; Giobbe 34:10,34; Daniele 2:30; Matteo 12:34; Romani 1:21; 10:6;1 Pietro 1:13).

L'espressione si riferisce alla capacità della mente dell'uomo spiritualmente rinnovata di percepire e comprendere la verità spirituale. 

Il paragone è come la luce permette l'occhio fisico di vedere e quindi ad agire come una guida per il corpo, così lo Spirito di Dio consente l'occhio interiore, la facoltà percettiva dell'uomo interiore di percepire e comprendere la verità spirituale.

Nonostante le sue impressionanti capacità intellettuali, Paolo sarebbe rimasto un Fariseo, un uomo religioso senza l’esperienza sulla via di Damasco senza l’illuminazione divina, se Gesù Cristo non si fosse rivelato a lui aprendogli gli occhi del suo cuore.

A causa della nostra natura limitata e peccaminosa abbiamo bisogno dell’illuminazione dello Spirito Santo. 

Stephen Olford diceva: “Senza l'illuminazione dello Spirito Santo è impossibile per l'uomo naturale comprendere la verità eterna. Questo spiega perché le persone non rigenerate deridono i cristiani e considerano il Vangelo una follia”.
(cfr.1 Corinzi 2:9-14).

Nella nostra natura umana abbiamo l’intelligenza ottenebrata, siamo estranei alla vita di Dio, a motivo dell’ignoranza a causa dell’indurimento del nostro cuore di pietra (Ezechiele 36:26; Efesini 4:17-19), morti nelle nostre colpe e nei nostri peccati (Efesini 2:1-2).
Dunque ciò di cui tutti abbiamo bisogno non è una nuova facoltà intellettuale, perché tutti abbiamo la facoltà della mente e della comprensione in senso naturale, ma abbiamo bisogno dell’illuminazione di Dio visto che l’intelligenza dell’umanità, è ottenebrata, il cuore è indurito, siamo ciechi e morti spiritualmente!

Gli occhi della nostra comprensione devono essere illuminati prima di poter apprezzare la verità spirituali del Signore!

Paolo sta pregando per i cristiani e non per i non cristiani! 

Sta pregando per coloro che sono stati eletti, predestinati a essere adottati come figli di Dio, che sono stati perdonati, fatti eredi in Cristo e suggellati con lo Spirito Santo (Efesini 1:3-14), quindi che hanno la fede nel Signore Gesù (Efesini 1:15)

Da questo deduciamo tre aspetti, o principi importanti.
(1) Prima di tutto finché saremo in questa vita e in questo mondo avremo sempre bisogno dell'opera illuminante dello Spirito Santo (cfr. Efesini 1:17)
Come abbiamo bisogno ogni giorno di mangiare cibo sano così abbiamo bisogno ogni giorno dell’opera dello Spirito Santo!

Per quanto abbiamo già imparato, c’è ancora tanto da imparare, o perfezionare, o crescere mentre viviamo e combattiamo in questo mondo peccaminoso che comunque ci influenza negativamente distogliendoci dalla verità di Dio.

Abbiamo bisogno di una comunione continua con Dio perché dipendiamo da Lui e non possiamo vivere di quello che abbiamo accumulato.

Com’è stato con la manna nel deserto, così la conoscenza spirituale deve essere raccolta giorno per giorno. 

Noi dovremmo pregare Dio che lo Spirito Santo ci illumini, ci aiuti a capire esattamente sia quando noi studiamo le Sacre Scritture e sia prima di ascoltare una predicazione (1 Corinzi 2:9-14-3:1).

(2) In secondo luogo, la conoscenza spirituale è ovviamente progressiva
Gli Efesini erano credenti, già conoscevano, ma Paolo prega che potessero conoscere sempre di più (cfr. Efesini 1:17).

Nulla è così tragico come quel cristiano che dà l'impressione di essere "arrivato", di sapere già tutto.

Anche il cristiano più spirituale non sa tutto e ha bisogno ancora di crescita spirituale, perché la crescita è progressiva! (cfr. per esempio 2 Corinzi 3:18; Efesini 4:11-16; Colossesi 3:9).

Ora ti chiedo: La tua conoscenza e crescita spirituale sono cresciute? 

Stai crescendo nel Signore Gesù?

La tua comprensione della verità è sempre più profonda e ampia? 

Da bambini dobbiamo aspirare a essere adulti nella conoscenza, ammonisce l’autore dell’epistola agli Ebrei, ma molti dopo tanti anni sono rimasti bambini! (Ebrei 5:11-14).

(3) In terzo luogo, dovremmo pregare costantemente per questa illuminazione degli occhi del nostro cuore
Come Paolo, dobbiamo desiderare e pregare ogni giorno che il Padre della gloria illumini gli occhi del nostro cuore, e anche degli altri cristiani, che ci faccia conoscere la Sua rivelazione, le Sue verità, e crescere!

Come penso che sappiate, coloro che si sentono orgogliosamente già arrivati, maturi, non pregano per la loro crescita spirituale!

Vediamo ora:
II L’INTENZIONE DELLA PREGHIERA
“Affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati".

“Sappiate” (eidenai- perfetto attivo infinito) indica sperimentare, avere consapevolezza di qualcosa che precedentemente era sconosciuto a loro, capire, conoscere pienamente, afferrare il significato di qualcosa pienamente (cfr. per esempio Marco 4:13; 1 Corinzi 2:11).

È una conoscenza che penetra nel centro più profondo del credente, e spinge il credente a conoscere la speranza della chiamata di Dio.

Questa conoscenza deve essere effettiva e sempre presente nel nostro cuore!

E non solo!
Paolo sta parlando che la natura della conoscenza è che nel nostro cuore deve risplendere sempre di più la luce della speranza che lo Spirito di Dio ha acceso in noi!

Paolo prega affinché i credenti abbiano consapevolezza, conoscano pienamente a quale speranza il Padre della gloria li ha chiamati.

Letteralmente è: “La speranza della chiamata sua”.

“Chiamati” (klēseōs - genitivo di origine, o provenienza) è un’iniziativa esclusivamente divina e non la nostra (cfr. per esempio Romani 8:30; 1 Corinzi 1:26).

La chiamata non è una decisione e una conquista umana, ma il risultato del proposito e dell'iniziativa sovrani di Dio!

La speranza viene, o ha origine nella sua chiamata, nella chiamata di Dio Padre.

Non dice che è la “tua chiamata”, ma la “Sua chiamata”!

La chiamata del credente viene su iniziativa di Dio e si trova in stretta connessione con la scelta sovrana di Dio del Suo popolo (Romani 11:29). 
Ha origine, quindi, nella grazia e nella decisione di Dio prima la creazione (Romani 8:28–30; Efesini 1:4; 2 Timoteo 1:9). 

Se nel greco classico “chiamati” era usata per richiamare l’attenzione, oppure una convocazione, una citazione in tribunale, oppure un invito a una festa, nel Nuovo Testamento è una chiamata, un invito al regno di Dio e dei suoi privilegi, vale a dire, la chiamata divina con cui i cristiani sono introdotti nelle benedizioni in Cristo del vangelo (Romani 11:29; Efesini 1:3-14,18; Filippesi 3:14; 2 Tessalonicesi 1:11; 2 Timoteo 1: 9; Ebrei 3:1; 2 Pietro 1:10). 

È strettamente legata all’elezione (1 Corinzi 1:26; 2 Pietro 1:10; 2 Timoteo 1:9), quindi alla predestinazione, alla giustificazione e alla glorificazione (Romani 8:29-30).

Pertanto la speranza dei veri credenti è una certezza assoluta!
Hanno il sigillo e la caparra dello Spirito Santo (Efesini 1:13-14).

Quindi “chiamati” si riferisce alla chiamata di Dio per la salvezza! 

Dio ha scelto gli Efesini prima la creazione del mondo (Efesini 1:4) per essere adottati come Suoi figli (Efesini 1:5), e la loro chiamata è diventa effettiva nella loro vita attraverso la predicazione del vangelo (Romani 8:30; Colossesi 1:5; 2 Timoteo 1:9).

Paolo prega affinché i credenti comprendano:
A) La connessione della speranza della loro chiamata
La speranza di cui parla Paolo, non è qualcosa di soggettivo, una fiducia personale, ma è realtà oggettiva, è la totalità delle benedizioni che attendono i cristiani nella vita a venire.

La speranza è un tema importante in questa lettera, nonostante, il fatto che, la parola si verifichi solo qui, in Efesini 2:12 e in Efesini 4:4.

D. Martyn Lloyd-Jones raccontava la storia di Philip Henry, il padre di Matthew Henry (1662-1714) lo studioso e commentatore della bibbia. 
Philip Henry e una giovane donna si innamorarono l'uno dell'altra, questa donna apparteneva a un livello sociale superiore rispetto a lui, e sebbene fosse diventata cristiana, e quindi considerasse queste cose non importanti, i suoi genitori vedevano la disparità di status sociale come un ostacolo al matrimonio.
I genitori dissero alla figlia: "Quest'uomo Philip Henry da dove viene?"
A questa domanda la futura signora Henry diede una risposta lapidaria: "Non so da dove venga, ma so dove sta andando".

Dove stava andando? Evidentemente in cielo!

La chiamata di Dio, non è una cosa casuale, o senza scopo: è la speranza! 

La speranza è orientata al futuro, il cui contenuto è definito in vari modi nel Nuovo Testamento.

(1) La speranza è legata alla salvezza (1 Tessalonicesi 5:8).            
La salvezza definitiva dai peccati e dall’ira di Dio! (Matteo 1:21; Romani 5:9).

Questa è legata a Cristo come leggiamo in Colossesi 1:27: "Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria" (cfr. Tito 2:11-13).

(2) La speranza è legata alla giustizia (Galati 5:5).
È la posizione legale, la giustificazione che già noi abbiamo, ma in Galati 5:5 si riferisce al verdetto favorevole nell'ultimo giudizio di Dio.

(3) La speranza è legata al ritorno di Cristo e alla resurrezione di un corpo incorruttibile, glorioso, potente e spirituale (Atti 28:20; 1 Tessalonicesi 4:14–17;1 Corinzi 15:52-55).

(4) La speranza è legata alla vita eterna (Tito 1:2; 3:7).
La vita eterna esprime una vita senza fine, ma anche la beatitudine, la felicità!

(5) La speranza è legata alla gloria di Dio (Romani 5:2; cfr. 1 Tessalonicesi 2:12; 1 Pietro 5:10; Filippesi 3:14).

La “gloria” si riferisce alla piena manifestazione della gloria di Dio, la quale sarà riflessa nel Suo popolo. 
Indica quell’illuminazione dell’intero essere umano dovuta all’irradiazione della gloria di Dio che è il vero destino dell’uomo perduto a causa del peccato, quella caduta sarà restaurata. Questa è la beatitudine futura.

Mi viene in mente la gloria di Dio che splendeva sulla faccia di Mosè quando scese dal monte Sinai dove si era incontrato con Dio! (Esodo 34:29-35)

La gloria rifletterà sui salvati e saremo raggianti!
 
(6) La speranza è legata all’eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile (1 Pietro 1:3-4).
Si riferisce alla salvezza dopo questa vita conservata in cielo per noi. 

“Incorruttibile” (aphthartos) non invecchia, si riferisce che non è soggetta al decadimento e alla morte, che non può essere distrutta. 

Tutto sulla terra cambia di meglio in peggio, cioè tutto invecchia, si deteriora e muore. Ma non la nostra eredità.

“Senza macchia” (amiantos) indica la purezza. 
L’eredità non può essere inquinata o contaminata, sporcata o infettata, sarà priva di vizi o difetti.

“Inalterabile” (amarantos) indica che conserverà sempre la stessa natura, non cambierà. 
Tutto questa è la speranza!  (Cfr. Romani 8:17–25; 2 Corinzi 5:1–5; 5:8).

Essere cristiani significa essenzialmente vivere una vita di fiduciosa speranza che è unica in questo mondo, infatti il mondo non ha questo tipo di speranza!

Tutto questo era nella mente di Dio quando ti chiamò!

Loda Dio e confida in Lui serenamente! 

Infatti vediamo:
(2) La certezza della speranza (elpís)
Prima di ascoltare e credere al vangelo, i lettori di Paolo non avevano speranza ed erano senza Dio nel mondo (Efesini 2:12). 

Ma ora, attraverso l'opera di Cristo sulla croce, coloro che una volta non avevano speranza, ora sono stati chiamati a una speranza sicura perché è la speranza a cui Dio li ha chiamati! 

Grant Osborne scrive: “Nella speranza cristiana sono più sicuro del mio futuro ultimo che del mio complicato presente!”

La certezza di un destino sicuro era particolarmente necessaria in un ambiente in cui le persone comunemente avevano una grande ansia per il loro destino.

Ma anche oggi non sappiamo cosa accadrà nella nostra vita su questa terra e la speranza non è vista tanto bene. 

Le persone sperano in varie cose: una buona salute, il successo, la ricchezza, la casa, l’amore e così via.

Ci sono speranze più importanti di altre, ma nessuna speranza è paragonabile alla gloriosa speranza di vivere per sempre con Dio nella felicità eterna con un corpo glorificato!!

Nella nostra cultura, la speranza è stata associata alla malinconia, a un cieco ottimismo, senza alcun fondamento, spesso poggia su deboli premesse. 

Forse per quello si dice: “Chi di speranza campa disperato muore”. 

Alexander Pope scrisse: "Benedetto colui che non si aspetta nulla perché non sarà mai deluso ". 

In un certo senso questo è vero! Ma lo è solo per gli empi!

Proverbi 10:28 dice: “L'attesa dei giusti è gioia, ma la speranza degli empi perirà”.

I non credenti sono senza speranza! Lo eravamo anche noi prima di conoscere Gesù Cristo (Efesini 2:11-12).

La speranza biblica è diversa da quella degli uomini! È sicura e certa! 

Nell’Antico Testamento la speranza non comporta precarietà, è il sicuro fondamento della vita del giusto! 

Questo perché la speranza è riposta unicamente in Dio e Lui non delude! (Salmi 27:7; 24:2-3; 30:7-15; 68:7; 118:116; Isaia 49:23).

Nel Nuovo Testamento, la speranza si riferisce alla fiduciosa attesa che Dio compirà le Sue promesse! 

Ma non è solo un semplice sentimento personale! Non è una sensazione! Non è un desiderio! È verità assoluta!

Paolo non fa riferimento a una esperienza soggettiva di speranza, ma di una realtà che Dio deve ancora pienamente manifestare che rappresenta il nuovo patto. 

La speranza si riferisce a qualcosa che esiste oggettivamente al di là della nostra esistenza in questa vita.

È una speranza che ha basi nel passato e si riferisce all’opera di redenzione di Dio in Cristo e garantita dallo Spirito Santo com’è scritto in Efesini 1:3-14.

Perché la speranza è certa?

(a) Perché è riservata in cielo per noi 
Colossesi 1:5 dice: “A causa della speranza che vi è riservata nei cieli, della quale avete già sentito parlare mediante la predicazione della verità del vangelo”.
“Riservata” (apokeimenēn- presente medio participio) indica un bene che esiste e che spetta a qualcuno, qualcosa che è stata stabilita e perciò è conservata, messo da parte e tenuta al sicuro, stabilita da Dio e quindi inevitabile. 

Quindi ciò che è stato stabilito da Dio, sicuramente accadrà, ciò che Dio ha decretato, avverrà (Luca 19:20; 2 Timoteo 4:8; Ebrei 9:27; cfr. Salmo 33:11; Isaia 14:27; 46:10; 55:11), quindi questo verbo sottolinea la sicurezza e la certezza di questa speranza perché Dio è l'attore. 

La speranza non si riferisce a qualcosa di incerto, ma è una realtà sicura conservata in cielo dove nessuna forza opposta a Dio ci può togliere! 
Così la morte per il credente non è un avvenimento tragico, non è altro che il passaggio verso il cielo, lì è la vera patria come afferma Paolo in Filippesi 3:21.

Il vero cristiano abiterà con Dio e lo vedrà faccia a faccia! (Giovanni 14:1-4; 2 Corinzi 5:1; Apocalisse 21:3).

La speranza è certa:
(b) Perché dipende da Dio
La speranza riservata in cielo è un prodotto della grazia di Dio (2 Tessalonicesi 2:16), l'attesa fiduciosa oggettiva basata sulla promessa di Dio.

La speranza non è un sentimento soggettivo di ottimismo!
La speranza è radicata nelle promesse del Dio fedele!

Numeri 23:19 afferma: “Dio non è un uomo, da dover mentire, né un figlio d'uomo, da doversi pentire. Quando ha detto una cosa non la farà? O quando ha parlato non manterrà la parola?"
Stephen Fowl scrive: “Qui la speranza non è principalmente un riferimento a un'emozione evanescente. Piuttosto, è una convinzione fondata sulla fedeltà di Dio”.

Il Dio della Bibbia mantiene gli impegni presi! (Esodo 34:7; 2 Corinzi 1:18-20; Ebrei 10:23).

Non c'è consolazione più grande di questa: Dio non inizia mai un'opera senza finirla!

Noi a volte iniziamo dei progetti con molto entusiasmo, passione, impegno, ma dopo qualche mese abbandoniamo tutto. 
Ma per Dio non è così! Quello che inizia, finisce!
Se ha iniziato un’opera buona in noi la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù dice Filippesi 1:6.

Quando Dio inizia un'opera, la finisce sempre. Niente e nessuno può fermarlo!

Nessuno ci strapperà dalle Sue mani e ci separerà dal Suo amore! (Giovanni 10:28; Romani 8:35-39).

Siamo legati a Dio con un patto eterno in Cristo (Matteo 26:26-29; Ebrei 6:11) e allora possiamo essere sicuri di questa salvezza!

Dio ti ha già glorificato!

In Romani 8:29-30 è scritto: “Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli;  quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati”.

La forza di questi versetti sta che prima di essere nati, secondo il piano di Dio, un credente è stato predestinato, chiamato, giustificato e glorificato!

Notate non dice “saranno glorificati”, ma “li ha pure glorificati”.

“Glorificati” indica la futura perfezione dei credenti al ritorno di Cristo e nell'età a venire, ma Paolo parla di quel futuro al passato!

Il verbo “ha glorificati” nel greco (edoxasen - aoristo attivo indicativo) è significativo e suggestivo, infatti indica un’azione passata reale.

Paolo ha parlato della glorificazione dei credenti come di un evento passato per sottolineare la certezza della loro glorificazione futura. 

Poiché gli eventi futuri sono determinati dal precedente decreto di Dio, Paolo parla di glorificazione futura come certa al passato.

Paolo parla di glorificazione al passato con lo scopo prefissato di far emergere la verità che la nostra glorificazione è certa. 

La glorificazione è così certa che si può dire che è già compiuta.

La glorificazione è nel piano di Dio, quindi è certa, e ciò significa che è come se fosse già realizzata! 

Se dal nostro punto di vista ancora non siamo glorificati, perché questo per noi è un evento futuro, per Dio è già avvenuta perché è stata decretata prima della creazione! 

La glorificazione del credente è un fatto compiuto, un fatto che è già avvenuto nella mente e nel disegno di Dio!! 

Dio già vede e considera i Suoi eletti, cioè tutti i veri credenti come glorificati alla Sua presenza per l'eternità!

Sebbene non ancora sperimentata, la decisione divina di glorificare gli eletti è già stata presa; la questione è chiusa!!

La decisione divina è già stata presa e di certo si realizzerà per quanto ancora la sua operatività non è stata messa ancora in atto!

La speranza è certa:
(c) Perché lo afferma il Vangelo che dice la verità, è la verità è scritto in Efesini 1:13
Il vangelo è la dichiarazione della verità di Dio incorporata nella predicazione apostolica si riferisce a Gesù, ai suoi fatti importanti accaduti con le sue implicazioni (1 Corinzi 15:1-3; 2 Tessalonicesi 2:10-12).

La parola greca “verità” (alētheia) indica “vero dato di fatto”, oppure “vera realtà oggettiva”. 

La parola corrispondente Ebraica nell’Antico Testamento per verità (ʾěměṯ) indica “affidabilità permanente sicura” o “un dato di fatto sicuro, solido, stabile, durevole valido”.

Dio è verità (Salmi 31:5); perciò la Sua rivelazione è verità! (2 Samuele 7:28; Salmi 119:160; Giovanni 17:17).

Quindi il vangelo non è una favola inventata dagli uomini, ma è verità di Dio degno di fede, attendibile e non cambia con il tempo (Isaia 40:8). 

Il paradiso con tutte le benedizioni presenti è la verità degna di fiducia! 

Ma perché Paolo prega affinché il credente possa essere consapevole di cosa l’aspetta?

Perché noi dobbiamo pregare che Dio ci faccia conoscere la speranza? 

Perché così ci rendiamo conto di quello che ci aspetta, e cioè qualcosa di grande in cielo, così saremo più interessati a vivere in sintonia con questa meravigliosa chiamata come cittadini del cielo e non della terra! (cfr. Colossesi 3:1-17).

Così non saremo legati alle cose passeggere ed effimere di questa terra, ma vivremo per glorificare Dio e aspireremo alle cose del cielo!

CONCLUSIONE
Questa preghiera di Paolo, è una preghiera che anche noi dobbiamo fare costantemente, perché anche noi abbiamo bisogno dell’illuminazione dello Spirito Santo ogni giorno riguardo la speranza dopo la morte.
 
Questa preghiera, infatti, riguarda l’aldilà e si riferisce a comprendere sempre di più e a tenere sempre presente in noi costantemente, la speranza certa conservata nei cieli per i santi e la ricchezza della gloria per non essere distratti dalle cose di questo mondo.

Avere una speranza futura sicura, avere la ricchezza della gloria dell’eredità di Dio, significa che i cristiani possono avere un profondo senso di sicurezza e consolazione perché questa speranza dipende da Dio!

Quando Dio chiama, custodisce la nostra salvezza fino all'ultimo giorno perché siamo Suoi eredi!

Allora, non abbiamo motivo per essere incerti e disperati quando guardiamo al futuro in questa società incerta!

Se siamo in Cristo, non dobbiamo essere più presi dal qui e ora, non dobbiamo amare le cose di questo mondo e nemmeno conformarci a esso.

Paolo dice in 1 Corinzi 15:19 che se abbiamo sperato in Cristo solo per questa vita siamo i più miseri fra tutti gli uomini!

La speranza conservata in cielo è un’arma potente contro il peccato e l’apatia spirituale!

La speranza in cielo è un privilegio spirituale meraviglioso, come accendere una luce in mezzo all’oscurità che c’è in questo mondo!

Paolo c’incoraggia ad avere una visione diversa e più grande: quella della nostra destinazione finale dopo la morte: la speranza nei cieli e la ricchezza della gloria!

In questo mondo orribile segnato dal peccato, anche noi cristiani a volte ci scoraggiamo, ma quando pensiamo alla nostra cittadinanza nei cieli, lo scoraggiamento fa posto al coraggio, alla forza, all’entusiasmo, perché andremo in un posto migliore per l’eternità!!

Se perdi di vista il paradiso, non solo sarai sommerso dallo scoraggiamento, ma anche dal materialismo e dalle vanità di questo mondo e questo ti influenzerà negativamente e la tua vita cristiana affonderà. 

Solo avendo la mentalità delle cose del cielo, solo quando i nostri affetti e desideri saranno celesti, solo quando pensiamo alle cose migliori che sono in cielo, che staremo alla presenza di Dio, quando questa sarà la priorità, allora vivremo sulla terra con serenità e serviremo il Signore in modo zelante!


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