La parabola dei talenti (Matteo 25:14-18 -1 Parte)

                                          La parabola dei talenti  (Matteo 25:14-18 -1 Parte)

La parabola inizia con “Poiché avverrà come” ed è collegata alla conclusione della parabola precedente in riferimento a essere preparati, vigili al ritorno di Gesù Cristo perché non sappiamo il giorno e l’ora del Suo ritorno (Matteo 25:13). 

Gesù sta parlando sempre del regno dei cieli di come si manifesterà; questa parabola è così strettamente associata con l'ultima da condividerne la sua introduzione (cfr. Matteo 25:1).

Così il senso di “Poiché avverrà come” è: il regno è dunque simile alla situazione descritta in seguita.

Se la parabola precedente aveva l’enfasi sulla prontezza per il ritorno di Gesù, questa parabola è incentrata sul ritardo del ritorno di Gesù e sul servizio diligente, responsabile, fedele attivo del cristiano in attesa del Suo ritorno. 

Coloro che servono il Signore saranno ricompensati, mentre coloro che non lo servono saranno puniti.

Oggi vedremo solo una parte della parabola, mediteremo sui vv.14-18.

Questa parabola ci parla di:

I LA RESPONSABILITÀ (vv.14-15)

Prima di tutto vediamo:

A) I soggetti (v.14)

Nel v.14 è scritto: “Poiché avverrà come a un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni”.

I protagonisti della parabola sono un uomo ricco che prima di partire per un viaggio lontano (apodēmōn) da casa e per un lungo periodo di tempo, forse per molti mesi o anche un anno, o più, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni senza assegnare loro un incarico particolare, ma con lo scopo comunque di farli fruttare. 

“Suoi servi” (idious doulos) indica suoi schiavi, perciò questi erano di sua proprietà (cfr. vv.18,20,21,22,23,24,26). 

Vi erano schiavi nel mondo antico che facevano lavori umili, ma vi erano anche schiavi, i più fidati e preparati che potevano godere di una notevole responsabilità e autorità, responsabili della gestione di tutti i beni e delle operazioni commerciali del loro proprietario per il suo beneficio e profitto.

Gli schiavi erano spesso altamente istruiti, anche più dei loro padroni, ed erano medici, insegnanti, contabili e lavoratori per ogni funzione in una casa. 

Le case ricche avevano dozzine di schiavi e potevano essere autorizzati a possedere proprietà, guadagnare salari e persino acquistare la loro libertà. 

L'uomo della parabola di Gesù aveva tre schiavi ai quali affidò alcuni dei suoi possedimenti (hyparchonta), cioè averi, ricchezze mentre era in un lontano paese. 

“Affidò loro suoi beni” indica che le ricchezze erano e rimanevano del padrone, non li donò a loro, ma gli è li ha affidò (paredōken) per farli fruttare con degli investimenti come vediamo dal contesto, quindi questi schiavi erano esperti di commercio altamente qualificati. 

La quantità di beni che il padrone ha dato loro (v. 15) mostra che aveva un fiorente commercio.

La parabola dei talenti c’insegna che dobbiamo lavorare per il Signore, non per i nostri scopi egoistici, ma per Lui!

Purtroppo, come ci ricorda l’apostolo Paolo ci sono quelli che cercano i loro interessi e non quelli di Cristo, Timoteo non era tra questi (Filippesi 2:19-22).

Gesù deve avere la priorità su tutto e tutti compreso noi stessi! (cfr. Luca 14:26-27).

I talenti che il padrone ha dato ai suoi servi, non era dei servi, e non sono rimasti ai servi, sono stati riportati al padrone!

L’uomo, il padrone, il Signore simboleggia Gesù Cristo che dopo la Sua resurrezione ha affidato una missione ai Suoi discepoli (Matteo 28:18-20; Marco 16:15; Giovanni 21:21-22; Atti 1:8), e quindi la chiesa, a tutti i cristiani oggi e aspettano il Suo ritorno (per esempio Filippesi 3:20; 1 Tessalonicesi 4:13-18).

All’interno di una comunità mista ci sono vari credenti che portano ognuno frutti in percentuale diversa; è chiaro che ci sono anche falsi credenti che non portano frutti degni del Signore (Matteo 13:23; 13:24-30,36-43; 22:10-14; 24:10-12; 25:11-12).

Dunque, i servi del Signore sono chiamati a essere amministratori fedeli delle risorse che il Signore dona loro e li devono usare non per scopi egoistici, ma per l’edificazione della chiesa e per la gloria del Signore (cfr. Ezechiele 34:1-10; 1 Corinzi 10:31-33; Filippesi 3:15-19; 1 Tessalonicesi 2:3-6).

Consideriamo ora il:

B) Il sistema (v.15)

Nel v.15 leggiamo: “A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì”.

Il padrone affidò i suoi beni ai suoi servi non nella stessa quantità.

Diede cinque talenti a un servo, due talenti a un altro e infine un talento a un altro ancora.

Vediamo prima di tutto:

(1) Significato di “talenti”

Che cosa era il talento (tálanton)?

Oggi il talento è una parola per indicare l’ingegno, la predisposizione, la capacità e le doti naturali per particolari attività, per esempio suonare gli strumenti, cantare, giocare a calcio, e così via, ma Gesù in questa parabola si riferisce a un'unità monetaria, anche se in origine era un'unità di peso che equivaleva a 42,5 chilogrammi.

Un talento poteva essere d'oro, d'argento, o di rame, ognuno con il proprio valore, ma qui è denaro, o talento di argento (v.18 - argyrion) che equivaleva a 6.000 denari.

Arland J. Hultgren scrive: “Nel mondo greco-romano del I secolo d.C., un talento equivaleva a circa 6.000 denari. Poiché un denaro costituiva la paga giornaliera di un lavoratore generico, che poteva lavorare approssimativamente 300 giorni all’anno, un talento equivaleva a circa vent’anni di salario. Cinque talenti corrispondevano a 30.000 denari, o cento anni di paga; due talenti 12.000 denari o quarant’anni di salario.”

Un talento d’argento era anche una grande somma di denaro, avrebbe potuto assumere cento lavoratori giornalieri per un anno.

Non tutti gli studiosi sono d’accordo su quello che rappresentano i talenti in questa parabola.

Alcuni hanno pensato che i talenti rappresentino i privilegi, le opportunità e le responsabilità per e nel servire il Signore.

Altri studiosi pensano che i talenti si riferiscano ai doni spirituali che Gesù ha dato per servirlo che devono essere utilizzati e sviluppati.

Altri pensano che si riferisca al tempo, alle capacità e alle risorse che Dio dà alle persone per consentire loro di servirlo.

Ma è più probabile che Gesù volesse dire in senso generale tutte queste cose, quindi i talenti rappresentano qualsiasi tipo di risorse, benedizioni, doni materiali e spirituali in senso generale e responsabilità che i credenti ricevono da Dio per servirlo. 

John Ryle diceva: "Tutto ciò per cui possiamo glorificare Dio è un ‘talento’. I nostri doni, la nostra influenza, il nostro denaro, la nostra conoscenza, la nostra salute, la nostra forza, il nostro tempo, i nostri sensi, la nostra ragione, il nostro intelletto, la nostra memoria, i nostri affetti, i nostri privilegi come membri della chiesa di Cristo, i nostri vantaggi come possessori della Bibbia—tutti, tutti sono talenti."

La parabola dei talenti c’insegna ciò che dobbiamo fare mentre aspettiamo il ritorno di Gesù Cristo!

Ciò che dobbiamo fare è servire fedelmente il Signore! (cfr. per esempio Giosuè 24:14-15; 1 samuele 12:24; 1 Re 2:3-4; Apocalisse 2:10).

Il ritorno di Cristo è imminente! 

Potrebbe ritornare in qualsiasi momento, ma mentre lo aspettiamo dobbiamo essere impegnati nel servirlo!! 

Molti credenti, o presunti tali, pensano che una volta salvati si possono permettere di fare, o non fare quello che vogliono tanto sono salvati, invece questa parabola ci fa capire che siamo chiamati a servire il Signore fedelmente e parla contro l’illusione che si è salvati anche se non lo serviamo fedelmente!!

Chi è stato salvato serve Gesù Cristo fedelmente! 

Non aspetta il Suo ritorno passivamente, ma attivamente come vuole il Signore secondo le risorse che ci ha dato!

Dunque, il punto della parabola è mentre aspettiamo il ritorno di Gesù Cristo dobbiamo essere pronti attivamente e non passivamente, dobbiamo lavorare fedelmente ed energicamente per Gesù con tutto ciò che Lui ci ha dato, con tutto ciò che abbiamo.

Quando Gesù Cristo ritornerà non ci chiederà conto se avevamo creduto al Suo ritorno, ma cosa abbiamo fatto mentre l’aspettavamo!

Il Signore merita di essere servito con tutta l'energia che abbiamo e di cui siamo capaci.

Consideriamo: 

(2) La saggezza del padrone

Gesù ci dà le risorse e le responsabilità in base alle nostre capacità, e si aspetta che le investiamo saggiamente fino al suo ritorno.

Sempre nel v. 15 leggiamo: ”A ciascuno secondo la sua capacità; e partì”.

Gesù mette a fuoco che l’uomo dà i talenti a ciascuno secondo la sua capacità.

Il padrone conosceva la capacità di ciascuno e gli ha dato i talenti secondo questa capacità.

“Capacità” (dynamin) è la potenza, la forza, l’abilità, la qualità di poter svolgere una particolare attività; soprattutto una qualità che permette, o facilita il raggiungimento, o la realizzazione di un’attività, o progetto.

Quindi la lezione qui è che Gesù ci dà tutto quello che ci serve per servirlo, o una responsabilità secondo la nostra capacità. 

Il Signore ci dona ciò che ritiene appropriato, ci dà risorse e responsabilità adatte alla nostra capacità!

Il Signore non ci dà compiti da svolgere che noi non possiamo adempiere, non pone su di noi dei pesi che non possiamo portare. 

Abbiamo la capacità di ricevere e anche la capacità di fare.  

Ciò che viene messo in evidenza è che ognuno ha risorse e responsabilità diverse, ma quello che è importante è che tutti devono adempiere la loro chiamata con uguale fedeltà e impegno.

La parabola dei talenti c’insegna che il Signore ci dà sempre tutto ciò di cui abbiamo bisogno per fare ciò che ci ha chiamati a fare.

Il Signore ci dà le risorse, tutti i mezzi per realizzare ciò che Lui ci chiama a fare!

Ci dà tutti i mezzi per soddisfare le Sue aspettative!

Quindi non prendiamo scuse per non servirlo!

Come dice Robert H. Benson: “Dio ti chiede solo di fare del tuo meglio”.

Ecclesiaste 9:10 dice: “Tutto ciò che la tua mano è in grado di fare, fallo con tutta la tua forza, perché non ci sarà né attività né calcolo né scienza né sapienza nel regno dei morti, dove stai per andare.”

In questa parabola vediamo:

II LA REAZIONE (vv.16-18)

Subito dopo la partenza del padrone vediamo la reazione dei tre servi.

Cominciamo a vedere:

A) La reazione del primo servo (v.16)

Nel v.16 è scritto: “Subito, colui che aveva ricevuto i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque”.

“Subito” (eutheōs -avverbio temporale) descrive che questo servo senza ritardo o esitazione, immediatamente si mise all’opera.

Questo servo era eccitato nel servizio, pieno di entusiasmo nel servire il suo padrone e non vedeva l’ora di far fruttare i cinque talenti.

“Farli fruttare” (ērgasato – aoristo medio aindicativo) è investire, impiegare in affari, con particolare attenzione al lavoro che è coinvolto, è impegnarsi in un'attività che implica sforzo, duro lavoro.

I risultati anche nell’opera del Signore arrivano con il duro lavoro, con il sudore e la fatica!

Grazie al suo duro lavoro, questo servo ha guadagnato altri cinque talenti.

Gesù non dice quello che ha fatto questo servo, non è di grande importanza; ciò che conta è che ha lavorato con i cinque talenti, li ha usati bene, non è stato negligente.

Con il tempo la sua diligenza è stata premiata guadagnando altri cinque talenti, con la sua attività ha raddoppiato il capitale che gli è stato affidato.

Dunque, il primo servo è stato molto diligente, con il suo duro lavoro ha guadagnato il 100% di profitto. 

Gesù si aspetta che i Suoi discepoli lavorino per Lui per il progresso del Suo regno con lo stesso entusiasmo e sforzo di questo servo.

John Blanchard dice: “Moralmente il cristiano è chiamato alla santità; dinamicamente, è chiamato al servizio”.

Romani 12:11 dice: “Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore”.

Aspettando il ritorno di Gesù Cristo dobbiamo essere impegnati attivamente nel servizio, quindi aspettare il Signore non è qualcosa solo intellettuale, o spirituale, è un impegno attivo che mobilita il credente anche in iniziative rischiose, infatti questo servo non ha avuto paura di fare investimenti, quindi di perdere quello cha aveva.

Così non dobbiamo avere paura di fallire nel servire il Signore, o di perdere ciò che abbiamo!!

Se siamo veramente consacrati, devoti al Signore lo serviremo!

“Il servizio è lo straripamento di una devozione sovrabbondante” (Oswald Chambers).

Consideriamo:

B) La reazione del secondo servo (v.17)

Nel v.17 leggiamo: “Allo stesso modo, quello dei due talenti ne guadagnò altri due”.

“Allo stesso modo” (hōsautōs) indica che il secondo servo è stato diligente come il primo e ha fruttato anche lui il 100% dei talenti che aveva.

Come il primo, il secondo servo ha fatto bene; entrambi avevano raddoppiato la somma loro affidata.

Entrambi i servi hanno dimostrato un impegno supremo verso il loro padrone sfruttando al massimo ciò che avevano.

Non dobbiamo guardare le risorse che hanno gli altri nella chiesa, ma siamo chiamati a far fruttare le risorse che abbiamo ricevuto dal Signore per la Sua gloria fedelmente per il progresso del Suo regno!

La parabola dei talenti c’insegna che non siamo stati creati tutti uguali, non tutti hanno la stessa capacità, ognuno ha le sue caratteristiche secondo la sovranità di Dio!

F. D. Bruner commenta dicendo: “Nel regno di Cristo non tutti sono creati uguali”.

Non è previsto che tutti manifestino lo stesso livello di competenza, o caratteristiche, ma tutti dovrebbero fare del loro meglio come amministratori fedeli secondo le risorse che il Signore ha dato loro.

Non abbiamo tutti gli stessi “talenti”, ma siamo chiamati a essere uguali nella fedeltà e nell’impegno al Signore!! 

La parabola ci dice che qualunque talento abbiamo, piccolo o grande che sia, dobbiamo metterlo al servizio del Signore.

Il Signore vuole che lo serviamo e ci dà i mezzi per poterlo fare, e se non lo facciamo è inutile prendere scuse davanti a Lui!

Troppi sono disposti ad andare in paradiso e sedersi nella Sua mensa, ma pochi servono oggi in questa terra il Signore per il progresso del Suo regno!

Questa parabola c’insegna che dobbiamo essere fedeli al Signore nel far uso delle risorse materiali, quindi talenti naturali, tempo, denaro, e così via e le risorse spirituali, come i doni spirituali (cfr. Romani 12:6-8; 1 Corinzi 12:7-11; 1 Pietro 4:10-11) che ci ha dato nel servirlo per il progresso del Suo regno.

Anche se un discepolo pensa di aver ricevuto poco, quel poco che ha ricevuto è chiamato a metterlo a servizio del Signore.

Ognuno di noi ha ricevuto risorse materiali e spirituali diversi da Dio, ma in base alla chiamata e alla responsabilità che Dio ci ha dato dobbiamo servirlo!

Ognuno ha capacità diverse e responsabilità diverse, ma è chiaro come vediamo altrove nella Bibbia, siamo tutti importanti per il buon funzionamento del corpo di Cristo, della Sua chiesa (cfr. per esempio 1 Corinzi 12:12-31).

Infine vediamo:

C) La reazione del terzo servo (v.18)

Il v.18 dice: “Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò a fare una buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone.”

Il “ma” (de - congiunzione avversativa) contrasta il comportamento di questo servo con quello degli altri due, ha fatto qualcosa di diverso e sbagliato.

Gesù non dice nulla del Suo ragionamento a questo punto, ma semplicemente che questo terzo servo ha nascosto il denaro in una buca che ha scavato.

Il terzo servo prende l’unico talento che gli è stato affidato e lo pone in un luogo sicuro per non rischiare di perderlo, non voleva correre rischi e allora ha scavato una buca in terra e ci ha nascosto (ekrypsen), cioè lo ha messo in un posto sicuro, o protetto, segreto, il denaro (argyrion) del suo padrone in modo che non potesse essere trovato.

Ai tempi di Gesù non era insolito sotterrare il denaro, oppure gioielli al fine di custodirlo (Matteo 13:44); era una pratica comune nel mondo antico, dove non c'erano caveau bancari o cassette di sicurezza.

Quando i Romani conquistarono Gerusalemme nel 70 d.C. trovarono grandi quantità d’oro, di argento e di altri oggetti di valore che erano stati sotterrati prima della guerra dai Giudei per non farli cadere nelle mani del nemico.

Il fatto che il servo ha nascosto l’unico talento che aveva, è stata una deliberata disobbedienza e un insulto al padrone, dal momento che doveva usarlo per realizzare un profitto, ma ha fatto una cosa sicura per evitare di perderlo, ma era nettamente contro la volontà del padrone.

Lo schiavo non aveva ricevuto un solo talento per custodirlo, ma per usarlo saggiamente per il profitto del suo padrone. 

Anche se gli sono state date meno risorse rispetto agli altri due schiavi, aveva lo stesso obbligo di usare ciò che aveva al massimo della sua capacità.

Così anche oggi ci sono dei cristiani a cui Gesù Cristo ha dato delle risorse materiali e spirituali e non li usano per il Signore, non lo servono per vari motivi.

Ebbene Gesù Cristo se appartiene a questa categoria di cristiani non è certamente contento di te!

Anzi secondo questa parabola non sei un vero cristiano!

C. H. Spurgeon diceva: “Non è cristiano chi non cerca di servire il suo Dio”.

Tu sei come questo servo? Vuoi essere come questo servo?

Come stai usando la tua vita? Il tuo tempo? I doni materiali e spirituali che il signore ti ha dato? Stai servendo Gesù Cristo?

“Non nascondere il tuo talento nella terra, per quanto piccolo sia; il suo uso fedele, il suo massimo valore, Dio richiederà da te. Il suo, che ha prestato con fiducia, te lo chiede di nuovo; poco o molto, la pretesa è giusta, e le tue scuse vane. Va dunque e sforzati di fare la tua parte, per quanto umile possa essere; La mano pronta, il cuore volenteroso, sono tutto ciò che il cielo ti chiede” (William Cutler).

CONCLUSIONE

Come veri servi di Gesù Cristo, siamo chiamati a servirlo fedelmente, infatti sia al v.21 e al v.23 il padrone chiama quei servi che hanno fruttato i loro talenti: “Fedeli”.

Sia che abbiamo molte risorse, o che ne abbiamo poche, quello che dobbiamo fare è di dare il meglio di noi stessi con quello che abbiamo.

Theodore Roosevelt (1858-1919) il 26° presidente degli Stati Uniti disse: “Fai quello che puoi, con quello che hai, dove sei”.

  Possiamo concludere con una preghiera dello studioso Henry Alford (1810 -1871):

O Signore Gesù Cristo, che sei andato in un paese lontano e hai affidato a tutti i tuoi servi il loro lavoro fino al tuo ritorno, ti preghiamo di mantenerci vigili, che tu alla tua venuta ci trovi pronti.

Possiamo così usare questo mondo per non trovare in esso il nostro riposo o soddisfazione.

Possiamo migliorare così con la tua grazia i talenti affidatici, da promuovere la tua gloria e la crescita del tuo regno.

Abbatti in noi ogni pensiero ribelle, e portaci dalla schiavitù del peccato alla libertà della santa obbedienza a te.

Affrettati, o Signore, ad aiutarci. 

Appari per la nostra liberazione. La tua chiesa e la tua creazione pregano per te. Appari, e chiama la terra dal sorgere del sole al tramontare dello stesso. 

Convoca insieme i tuoi santi, quelli che hanno stretto un'alleanza con te con il tuo stesso sacrificio. 

E possiamo noi restare nel nostro destino alla fine dei giorni.

Visitaci con il favore che porti ai tuoi eletti, e possiamo gioire della tua eredità.

Amen; anche così, vieni, Signore Gesù”. 


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