La natura dell’inferno. L’inferno è punizione di Dio (1)

 La natura dell’inferno. L’inferno è punizione di Dio (1)

L’inferno è un concetto terribile e offensivo per la sensibilità moderna.

Molte persone trovano difficile il fatto che ci sia un Dio amorevole che possa mandare qualcuno in un posto terrificante come l'inferno, e quindi non credono all’inferno.

Anche certi credenti imbarazzati, cercano con speculazioni delle alternative al tormento eterno.

James Packer scriveva il motivo per cui molti non credono all’inferno dicendo: “Il laicismo sentimentale della moderna cultura occidentale, con il suo esaltato ottimismo sulla natura umana, la sua idea rimpicciolita di Dio e il suo scetticismo sul fatto che la morale personale sia davvero importante—in altre parole, il suo decadimento della coscienza—rende difficile per i cristiani prendere sul serio la realtà dell'inferno”.

Certi teologi hanno visto l’inferno nei ghetti impoveriti dell'America (Reinhold Niebuhr), o nella situazione di impotenza politica, economica e di oppressione vissuta da milioni di persone in tutto il mondo come dice la teologia della liberazione.

Anche molte persone comuni pensano che l’inferno sia qui su questa terra per la sofferenza che c’è.

Certo nessuno di noi anche quelli che ci credono, vorrebbero l’esistenza dell’inferno, nessuno di noi prova piacere all’idea che delle persone vanno a soffrire per sempre in questo luogo! 

Molti cristiani sarebbero d'accordo con le parole di C. S. Lewis: “Non c'è dottrina che vorrei più volentieri rimuovere dal cristianesimo”.

Ma ci sono molti passi nella Bibbia che ci fanno capire che l’inferno è reale!!

L’inferno è la punizione di Dio per gli increduli e gli impenitenti, per gli ingiusti, per coloro che rigettano Gesù Cristo come Salvatore e Signore della loro vita.

L’inferno come punizione ci fa capire che il peccato è un crimine contro Dio!

Mediteremo tre passi per riflettere sull’inferno come punizione di Dio.

Nel primo passo vediamo che:

I GESÙ CONSIDERAVA L’INFERNO COME PUNIZIONE ETERNA

In Matteo 25:46 è scritto: ”Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna”.

In questo versetto vediamo:

A) La punizione eterna per gli ingiusti

La natura del giudizio dei malvagi si riferisce alla base e all'estensione della punizione di coloro che muoiono al di fuori della vera fede.

Gesù parla di punizione eterna (kolasin aiōnion) in contrasto con la vita eterna zōēn aiōnion).

La parola “punizione” (kolasin) era collegata a una parola (kolos) che significava "tagliato”, “potato”, accorciato", e a un verbo (kolazō) che originariamente significava "potare"; da ciò derivava il significato di "punire”, “torturare", “ferire”; il termine allora ha un significato di una punizione dolorosa, una punizione con l'implicazione di una severa sofferenza. 

Gesù dai vv.31-45 parla del Suo ritorno e quando prenderà posto sul Suo trono glorioso tutte le genti saranno davanti a Lui e li separerà come un pastore separa le pecore dalle capre.

Gesù farà entrare i giusti, cioè le pecore nel Suo regno perché hanno fatto opere di amore verso i fratelli, fare del bene ai fratelli significa farlo a Gesù.

Mentre chi è stato indifferente agli altri, cioè gli ingiusti, che sono stati indifferenti a Gesù andranno a punizione eterna, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli (v.41).

In questo passo Gesù esercita la prerogativa divina di giudice per determinare i destini eterni di tutte le persone di tutti i tempi.

I destini delle persone sono legati alla loro relazione che hanno con Gesù, che si manifesta nel loro trattamento con gli altri. 

Gesù manderà alla punizione eterna gli ingiusti, i maledetti (v.41), e manderà a vita eterna i giusti, i benedetti (v.34).

Non ci sarà una capra, cioè un ingiusto con le pecore, cioè i giusti, né una pecora con le capre, non ci sarà nessun gruppo mischiato in quel giorno ci sarà una separazione finale (cfr. Matteo 7:21-23; 13:40-43).

Gesù specifica e definisce che gli ingiusti andranno a punizione eterna!

La preposizione “a” (eis) indica un movimento, o lo spostamento verso un luogo (cfr. Matteo 9:7), quindi lo spostamento nella punizione eterna, o una direzione verso l'interno di un'area, quindi dirigere nella punizione eterna, o entrare in una condizione: la punizione eterna! 

La punizione eterna è il fuoco eterno com’è scritto al v.41, l’inferno, quindi gli ingiusti saranno portati all’inferno.

Invece c’è un destino diverso, vediamo:

B) La vita eterna per i giusti

“Ma i giusti a vita eterna”.

Al contrario i giusti andranno nella vita eterna (zōēn aiōnion), la loro condizione sarà la beatitudine, la benedizione eterna, la salvezza piena e gratuita di Dio in Gesù Cristo.

Secondo una tradizione fra i nativi di Porto Rico, c’era un'isola del gruppo delle Bahamas che aveva una fontana meravigliosa, con un’acqua dalle proprietà benefiche che faceva rimanere sempre giovane. Questo elisir di vita eterna, Juan Ponce de Leon, il navigatore spagnolo, lo ha cercato a lungo e duramente, ma invano, non l’ha mai trovato!

Non esiste qualcosa, o qualcuno su questa terra che ti dà la vita eterna, solo Dio l’ha dà in Cristo per chi si affida a Lui e di conseguenza li vede giusti! (Giovanni 3:16; Romani 4:4-5; Galati 2:16).

I “giusti” (dikaioi) sono persone caratterizzate da azioni rette e devote a Dio, che si comportano secondo la volontà di Dio, che vivono in accordo con i requisiti, o gli standard, o la legge di Dio come Giuseppe il padre adottivo di Gesù (cfr. Matteo 1:19).

Anche Noè era un uomo giusto (Genesi 6:9) e Dio salvò solo lui e la sua famiglia, mentre ai suoi tempi gli uomini erano malvagi e i loro cuori concepivano soltanto disegni malvagi (Genesi 6:5), e perversi (Genesi 6:12), morirono nel diluvio (Genesi 6:13-7:24).

La questione su dove e come vivremo l’eternità deve essere prioritaria nella nostra vita oggi perché dopo la morte sarà troppo tardi!

La Bibbia ci dice che dopo la morte, ci sarà il giorno del giudizio (cfr. Ebrei 9:27) e non ci sarà più tempo e una seconda possibilità di ravvedimento come ci ricorda anche la parabola del ricco e di Lazzaro (Luca 16:19-31).

Jonathan Edwards, il grande teologo-predicatore dell'era coloniale in America, ci fa ancora riflettere dicendo: “Considera che una volta entrato all'inferno, non ne uscirai mai. Se dovessi inaspettatamente uno di questi giorni fare un salto lì, non avresti alcun rimedio. Quelli che ci vanno non tornano più. Considera quanto sarà terribile soffrire per sempre una simile estremità. È terribile oltre ogni espressione sopportarlo per mezz'ora. O la miseria, la tribolazione e l'angoscia che si sopporta!”

Poche chiese e pochi predicatori oggi ascoltano tali avvertimenti, addirittura in certi ambienti cristiani è scomparso del tutto! 

Eppure Gesù considerava l'inferno come reale, terribile ed eterno, e questo è uno dei diversi passi dell’insegnamento di Gesù sull’inferno (per esempio Matteo 5:22,29-30; 10:28; 13:49-50; 18:8-9; 23:15; Marco 9:43-48; Luca 12:15; 16:23).

Gesù nella Bibbia è Colui che ha parlato più di tutti dell’inferno e lo predicava!

Se Gesù ne parlava così tanto, vuol dire che lo dobbiamo credere e non sottovalutarne la realtà terribile! 

La predicazione e l'insegnamento di Gesù non era solo un messaggio gioioso, ma anche un severo avvertimento motivazionale come l’inferno, un messaggio per motivare la nostra scelta a credere in Gesù Cristo e ravvederci dei nostri peccati e vivere in obbedienza a Lui!

Se crediamo all’inferno questo è dovuto soprattutto a Gesù, se non crediamo all’inferno non crediamo a tutto l’insegnamento di Gesù!

Il secondo passo è dell’apostolo Paolo, che incoraggia i credenti che soffrono per mano dei persecutori.

Nel secondo passo vediamo che:

II PAOLO CONSIDERAVA L’INFERNO COME UNA GIUSTA PUNIZIONE DI DIO

2 Tessalonicesi 1:9-10 dice: “Essi saranno puniti di eterna rovina, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza, quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, perché è stata creduta la nostra testimonianza in mezzo a voi”.

In questi versetti vediamo:

A) La meritata punizione

“Punizione” (dikē) è “pagare il giusto”, pagare ciò che giustamente hanno meritato.

Indica le conseguenze svantaggiose, o dolorose di una mancata osservanza delle esigenze morali di Dio.

La frase nel greco (dikēn tisousin) potrebbe essere tradotta con “pagheranno la sanzione giusta”.

Queste parole provengono dal mondo legale e indicano il pagare le conseguenze delle proprie azioni.

L'inferno è un luogo dove le persone subiscono la giusta pena per i loro peccati, dunque l'inferno è la punizione giusta di Dio (cfr. per esempio Matteo 5:20-30; 13:41-43; 22:13; 24:48-51; 25:31-46; Marco 9:42-48; Luca 16:19-31; 2 Tessalonicesi 1:5-10; Ebrei 10:27-31; Pietro 2:4-17; Giuda 13-23; Apocalisse 20:10-15). 

L'inferno come punizione raffigura Dio come Giudice, che giustamente condanna i malvagi (cfr. Apocalisse 20:10-15).

La punizione dei malvagi all’inferno è la punizione finale ed eterna del giusto giudizio di Dio per i peccatori impenitenti.

È una punizione meritata perché fatta da un Dio giusto (cfr. per esempio Romani 2:5-11), con una giustizia retributiva (cfr. 2 Tessalonicesi 1:6; 2 Pietro 2:17), cioè Dio castiga chi disobbedisce, rende al peccatore ciò che merita (Genesi 2:17; Deuteronomio 7:9-10 16:22; 27:26; Salmo 45:7; Proverbi 6:16; Geremia 44:4; Osea 9:15; Amos 5:12; Zaccaria 8:17; Romani 1:32; 2:5-16; 6:23; Galati 3:10; Apocalisse 2:6). 

Il concetto di giustizia retributiva implica il senso della proporzione: la punizione è secondo le opere e quindi i peccati. 

L'espressione “giusto giudizio di Dio” che leggiamo per esempio in Romani 2:5 e 2 Tessalonicesi 1:5, identifica il giudizio di Dio come funzione e necessaria rivendicazione della Sua giustizia, dunque la necessità del giudizio si trova in Dio stesso.

La dottrina del giusto giudizio di Dio è che ogni persona sarà attentamente valutato, misurato su ogni aspetto della sua vita e gli sarà assegnata l'esatto giudizio che merita, Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere (cfr. Romani 2:5-16; Apocalisse 20:12).

Pertanto, nella punizione appropriata, ci saranno gradi diversi di punizione per ognuno (cfr. Matteo 10:14-15; 11:20-24; 12:36-37; 18:6-7; 23:13; Luca 12:47-48; Ebrei 10:29). 

Ci sono due aspetti della giustizia di Dio, il primo aspetto è che esige la giustizia dalle Sue creature razionali; non sarebbe giusto richiedere di meno. 

Un altro aspetto della giustizia di Dio è che deve punire tutta l’ingiustizia delle Sue creature razionali; non sarebbe giusto lasciare impunita l'ingiustizia.

Quindi, nel giorno del giusto giudizio che Dio giudicherà i malvagi è una questione di semplice dichiarazione scritturale (Atti 17:31; cfr. 2 Tessalonicesi 1:5-6) che ci piaccia o non ci piaccia, è una verità radicata nel carattere di Dio (Deuteronomio 32:4), e di fatto una verità fissata nella coscienza umana (Romani 1:32; cfr. Romani 2:12-16).

Dopo aver descritto coloro che sarebbero stati giudicati da Gesù, Paolo ha affermato la natura del giudizio di Cristo.

Non ci saranno deliberazioni, appelli, riduzioni di pena, possibilità di libertà condizionale… il giudizio sarà definitivo e irrevocabile!

Gli impenitenti, saranno puniti di eterna rovina ed esclusi dalla presenza di Dio!

In secondo luogo vediamo:

B) La motivazione della punizione

Coloro che rifiutano l'offerta della grazia di Dio andranno all’inferno, per sempre al di fuori della presenza, e quindi dell'amore e della cura di Dio.

Paolo nel v.8 stava parlando che quando il Signore Gesù apparirà dal cielo con gli angeli, in un fuoco fiammeggiante affliggerà coloro che affliggono i credenti, farà vendetta di coloro che non conoscono Dio, cioè che volontariamente non vogliono credere in Dio, e quindi che non hanno una relazione con Dio (cfr. Giovanni 17:3; Efesini 2:12; 4:17-18; Tito 1:16), che rifiutano di riconoscerlo come Dio (cfr. Esodo 5:2; Geremia 9:6), che non l’ho rispettano, non lo adorano (cfr. Romani 1:18-32).

Paolo parla anche di coloro che non ubbidiscono al vangelo di Gesù Cristo, vale a dire persone che sono state esposte alla verità di Gesù Cristo, ma l'hanno rifiutata, e avendo girato le spalle hanno negato il Suo diritto sovrano come Signore (cfr. Luca 6:46; 1 Corinzi 8:6; 12:3).

Shogren Gary Steven scrive: “Obbedienza al vangelo significa credere, ma questo non è un semplice assenso; coloro che obbediscono al Vangelo si allontaneranno dagli idoli (1 Tessalonicesi 1:9) e si convertiranno a una vita di santità (1 Tessalonicesi 4:1-2)”.

L'obbedienza è fede nella pratica, sottomissione del cuore e delle azioni alle esigenze del Vangelo di Cristo; questo è ciò che queste persone rifiutano e ne pagheranno le conseguenze!

Denney diceva: "Se c'è una qualche verità nella Scrittura, è questa: coloro che si rifiutano ostinatamente di sottomettersi al Vangelo, di amare e obbedire a Gesù Cristo, nell'Ultimo Avvento incorrono in una perdita infinita e irreparabile. Passano in una notte in cui non sorge il mattino”.

Quindi vediamo ancora una volta la punizione di Dio verso coloro che non gli appartengono, che non si sono convertiti a Lui, mentre sarà glorificato in mezzo ai santi, cioè ai cristiani (cfr. Romani 1:7; 1 Corinzi 1:2; 2 Corinzi 1:1; Efesini 1:1; Filippesi 1:1; Colossesi 1:2), e lo ammireranno.

Il verbo “ammireranno” (thaumasthēnai), può avere anche il significato che saranno stupiti, meravigliati dalla Sua gloria, e quindi non si nasconderanno per paura (cfr. Apocalisse 6:16-17) quando Cristo li incontrerà in aria e saranno trasformati come Gesù con un corpo glorioso (cfr. Filippesi 3:20-21 1 Giovanni 3:2; 1 Tessalonicesi 4:17; 2 Tessalonicesi 1:7), e saranno alla presenza di Dio nella beatitudine dove non ci sarà più la sofferenza e la morte (Apocalisse 21:4).

La sofferenza dell'era presente sarà solo un ricordo lontano, la glorificazione promessa sarà una realtà!

Così, mentre la gloriosa venuta del Signore sarà goduta e partecipata dai credenti, quella stessa gloriosa venuta significherà la punizione per i malvagi!

Questo sarà il giorno in cui coloro che  hanno rifiutato Gesù si renderanno conto a loro perdizione, del valore di appartenere a Gesù Cristo! Saranno puniti!

Infine nel terzo passo vediamo che:

III GIOVANNI CONSIDERAVA L’INFERNO COME PUNIZIONE APPROPRIATA FINALE DI DIO 

In Apocalisse 20:11-15 leggiamo:  “Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e l’Ades restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. Poi la morte e l’Ades furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco”.

Anche se non troviamo la parola “punizione”, questi versetti parlano di punizione appropriata finale di Dio e dell’inferno.

In questi versetti c’è prima di tutto:

A) La maestosità della punizione (v.11)

Giovanni vide un grande trono bianco e colui che si vedeva sopra, può riferirsi a Dio (cfr. Apocalisse 4:2-11; 5:1,7,13; 6:16; 7:10, 15; 19:4; 21:5); altrove leggiamo che il Figlio Gesù siede lì con Lui e opera con Lui (Giovanni 5:19-22; 10:30; Apocalisse 3:21; 22:1,3,12; cfr. Giovanni 5:26-27; Ebrei 1:3), oppure può essere Gesù (Matteo 26:31-46; Giovanni 5:27; Atti 10:42; 17:31).

Richard Phillips scrive:” Come un ‘grande’ trono, trasuda maestà e autorità. Come trono ‘bianco’, irradia perfetta purezza, santità e giustizia incorruttibile”.

Il trono bianco, è il trono di Dio stesso la sede del giudizio definitivo, è bianco (leukon) per la Sua purezza, santità e rettitudine dei verdetti che ne    derivano (cfr. Salmo 97:2; Daniele 7:9).

Il grande trono bianco si trova da qualche parte in uno spazio illimitato e al di fuori della storia umana, così maestoso che la terra e il cielo fuggiranno dalla sua presenza come se fossero persone colpite dal timore di chi siede al trono e questo indica un’improvvisa e violenta fine, la cessazione del vecchio ordine costituito, la scomparsa della terra come l'abbiamo conosciuta.

Questa terra e questo cielo non ci saranno più!! (cfr. Matteo 24:35; 2 Pietro 3:10-12), infatti questo è confermato dalla frase: ”Non ci fu più posto per loro” (v.11), e lasceranno il posto al nuovo cielo e alla nuova terra com’è scritto in Apocalisse 21:1.

La maestosa presenza di Dio è tale che nessuna cosa creata può stare davanti a Lui immutata (cfr. Giudici 5:4-5; Salmo 18:7-15; 68:7-8; Amos 1:2; Michea 1:3-4; Abacuc 3:4-15).

Troviamo:

B) L’universalità della punizione (vv.12-13)

Al v.12, Giovanni continua dicendo che vide i morti, grandi e piccoli; questo si riferisce a tutte le classi dell’umanità, come anche gli ingiusti e i giusti (Matteo 25:31-46), non ci saranno eccezioni, tutte le categorie di persone morte risuscitate staranno in piedi davanti al grande trono bianco.

A riguardo Robert Mounce scrive: “Il punto è che nessuno è così importante da essere immune dal giudizio, e nessuno è così poco importante da rendere il giudizio inappropriato”.

Sarà il più grande raduno di esseri umani in tutta la storia!

Non mancherà nessun discendente di Adamo ed Eva, e sarà l'ultima parola di Dio sul destino di ogni persona!

Milne osserva: "Il giudizio, poiché è l'atto finale della storia e il raduno della storia umana, è necessariamente universale. Il Signore di tutta la vita ora passa tutta la vita sotto la sua revisione determinante".

Secondo alcuni, i morti si riferiscono solo agli increduli, ma secondo Matteo 25:32 dove si parla anche di giudizio universale si riferisce a tutti i morti credenti e non credenti. 

Quindi ci troviamo davanti alla grande risurrezione degli ingiusti e dei giusti (cfr. Daniele 12:2; Giovanni 5:28-29; Atti 24:15).

Il v. 13 ci parla ancora della resurrezione dei morti, dunque Giovanni ritorna all'evento a cui si allude prima dell’apertura dei libri e il giudizio nel versetto precedente, ma ora specifica che il mare restituì i morti che conteneva, la morte e l’Ades restituirono i loro morti e furono giudicati ciascuno secondo le loro opere (vv.12-13).

Giovanni menziona il mare, la morte e l'Ades che restituiscono tutti i loro morti per indicare ed enfatizzare la portata universale del giudizio.

Il mare è menzionato per mostrare che tutti affronteranno la resurrezione e il giudizio, anche quelli persi in mare, infatti all’epoca si pensava che la resurrezione fosse possibile solo per quelli sepolti sulla terra. 

Giovanni ci rivela:

C) La modalità della punizione (vv.12-13)

I libri furono aperti, e fu aperto anche il libro della vita, e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere, secondo come hanno vissuto sulla terra. 

“I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita” (v.12) è un'allusione composta sia di Daniele 7:10 dov’è scritto: “Si tenne il giudizio e i libri furono aperti” e sia di Daniele 12:1-2 che dice: “…E in quel tempo, il tuo popolo sarà salvato; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia”.

La Scrittura più volte fa riferimento a un registro delle azioni umane (cfr. Deuteronomio 32:34; Salmo 56:8; Isaia 65:6; Daniele 7:10; Malachia 3:16; Matteo 12:37).

Così anche al giudizio secondo le opere, le azioni (Salmo 62:12; Geremia 17:10; Romani 2:6).

Nessuno potrà scappare, o sfuggire dal giudizio di Dio! Nessuno potrà nascondersi!

Ebrei 4:13 dice: “E non v’è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto”.

Tutte le scuse, le pretese, le giustificazioni saranno vane! Perché Dio ha registrato tutto!

Ognuno di noi sarà faccia a faccia con Dio e non ci sarà nessuna via di fuga, nessun nascondiglio, o rifugio! 

Il rifugio della filosofia, o della falsa religione, delle giustificazioni umane, o di qualsiasi altra cosa svaniranno nel nulla! 

Il giudizio non sarà arbitrario, ma si baserà sulle prove che riguardano la vita di ogni persona.

Il giudizio finale sarà fatto secondo le opere di ciascuno! 

Ma quello che è determinante per la salvezza dall’inferno è il libro della vita, che decide chi sarà salvato, è la questione ultima (cfr. Apocalisse 3:5; 13:8; 17:8; 21:27), il libro dell’Agnello (Apocalisse 13:8; 21:27), è il libro contiene l'elenco di chi è destinato per la vita eterna, dove sono scritti quelli che Gesù ha salvato per grazia, questi entreranno nella Nuova Gerusalemme.

L'implicazione è che essere scritti nel libro della vita è un dono di Dio piuttosto che il risultato delle proprie buone azioni!!!

Questo libro non contiene fatti, ma nomi: H.B. Swete lo chiama "l'elenco dei cittadini viventi della Nuova Gerusalemme".

Il libro della vita contiene i nomi di coloro ai quali Dio ha dato la vita eterna, i cui nomi sono stati scritti in questo libro sin dalla creazione del mondo (Apocalisse 13:8; 17:8), salvati per elezione divina, per grazia in Cristo, per fede (per esempio Romani 3:23-25; 11:5-6; Galati 2:16; 3:24-26; Efesini 1:4; Tito 3:4-7).

Questo non è contraddittorio a un giudizio secondo le opere, perché le opere di una persona sono un segno inconfondibile della sua salvezza, relazione e fedeltà al Signore.

Il libro della vita è un registro divino per ogni vero credente, che sono stati salvati da Gesù Cristo e lo dimostrano con la loro fedeltà al Signore (cfr. Isaia 4:3; Salmo 69:28; Daniele 12:1; Luca 10:20).

Le azioni dimostrano se i nomi sono inseriti nel libro della vita.

La salvezza è per fede, ma è dimostrata dalle opere, dal frutto!

La fede è inevitabilmente rivelata dalle opere che produce! (cfr. Matteo 7:16, 20; 10:32-33; 25:31-46; Giovanni 15:6; Romani 2:9-10; 2 Corinzi 5:10; Efesini 2:8-10; Giacomo 2:14-26; Apocalisse 2:23; 22:12).

Nei vv. 13-14 Giovanni parla di “morte” (thánatos) e si riferisce alla condizione di morte e di “ades” (hadēs), cioè del luogo dove saranno gettati e può avere due significati: il luogo intermedio, temporaneo e cosciente dove vanno tutti i morti prima della resurrezione, prima del paradiso e dell’inferno (cfr. Matteo 11:23; 16:18; Atti 2:27), che non è il purgatorio.

Oppure il luogo di tormento solo dei morti impenitenti, i non credenti, gli ingiusti dove si trovava il ricco, mentre Lazzaro si trovava nel seno di Abraamo (Luca 16:23).

Sembrerebbe che qui si riferisca al luogo dove si trovano gli impenitenti. 

L'idea è che la punizione eterna degli ingiusti, degli impenitenti inizia già nell’ades prima del giudizio universale, e così il credente va alla presenza di Dio (cfr. Luca 24:43; 2 Corinzi 5:8; Filippesi 1:23).

Ma troviamo ancora:

D) La responsabilità della punizione

Il v.13 riguardo i morti risuscitati dice: “Ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere”.

“Ciascuno” (hekastos) ci parla della responsabilità individuale di ogni persona (cfr. Matteo 16:27; Romani 2:6; 14:12; 1 Corinzi 3:13; 2 Corinzi 5:10; 1 Pietro 1:17; Apocalisse 2:23).

Ora il punto di questo passo non è quello di provare la salvezza mediante le opere, ma la condanna secondo le opere!!

Una persona non riceve la salvezza mediante le opere, ma nemmeno la riceve senza opere, nel senso che le opere dimostrano che la persona salvata è nata di nuovo, che ha una fede che salva, che è stata salvata da Gesù Cristo (Efesini 2:8-10; Giacomo 2:14-26).

Dunque, i morti risorgono per ricevere la loro condanna secondo le loro opere, per la loro responsabilità!

Infine vediamo:

E) L’entità della punizione (vv.14-15)

Nei vv.14-15 leggiamo:”Poi la morte e il soggiorno dei morti furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè lo stagno di fuoco.  E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco”.

L’entità della punizione è lo stagno di fuoco! Che è la morte seconda!

La morte e l’ades saranno gettati nello stagno di fuoco.

Il senso dei vv.14-15 può essere questo: quelli che non sono stati scritti nel libro della vita, che precedentemente erano sottoposti ai legami temporanei della morte e dell’ades saranno giudicati mandandoli ai legami eterni dello stagno di fuoco, cioè la morte seconda.

Oppure “la morte e l'ades”, come il luogo provvisorio di coloro che hanno subìto la prima morte, cioè quella fisica fino a questo momento, prima della fine dei tempi, sono giunte al termine e sono ora incorporate, o sostituite nello, o dallo stagno di fuoco, cioè la “seconda morte”.

Quindi la perdizione finale, senza fine, entrerà al posto del provvisorio della morte e dell’ades.

Lo stagno di fuoco è dove saranno gettati anche il diavolo, la bestia e il falso profeta dove saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli (Apocalisse 20:10).

Nel giudizio finale, i cui nomi non compaiono nel libro della vita, condivideranno il loro stesso destino!!

Lo stagno di fuoco (limnēn tou puros) è un lago di fuoco (vedi anche Apocalisse 19:20; 21:8); è la fornace ardente (Matteo 13:42); è il fuoco eterno (Matteo 18:8; 25:41); è la geenna del fuoco (Matteo 18:9) dice Gesù; è la negazione della vita eterna, della beatitudine, della benedizione eterna (per esempio Apocalisse 21:4,8; 22:14-15,19).

Lo stagno di fuoco è la morte seconda che non significa la cessazione dell’esistenza, ma una punizione cosciente senza fine, significa essere tormentati per sempre (cfr. Apocalisse 14:10-11; 20:10), separati eternamente dalla presenza di Dio, non essere cittadini della Nuova Gerusalemme dove entreranno solo coloro che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello (cfr. Apocalisse 21:4,8,27).

Il tormento dell'inferno sarà reale come la gioia e la benedizione eterna del paradiso!

Questo lago di fuoco e le immagini associate trasmettono quattro idee importanti. 

1) In primo luogo gettati in questo lo stagno di fuoco, gli impenitenti saranno permanentemente separati dall'amore e dalla cura di Dio e quindi sperimenteranno la “seconda morte” (Apocalisse 20:14; 21:8). 

Come la morte fisica era la prima morte, faceva parte della vecchia permanenza sulla terra, ora con un corpo risorto (cfr.vv.12-13; Daniele 12:1-2; Giovanni 5:28-29; Atti 24:15), coloro che non sono scritti nel libro della vita, saranno eternamente separati da Dio come lo sono stati spiritualmente su questa terra, questa sarà la seconda morte (cfr. Luca 15:24, 32; Efesini 2:1,12; Colossesi 2:13).

La seconda morte allora, è un termine per indicare la separazione eterna dalla presenza e dalla gloria di Dio (2 Tessalonicesi 1:7-10; Apocalisse 2:11; 20:6,14-15).

Gli impenitenti morirono la prima volta fisicamente; dopo moriranno spiritualmente!

2) In secondo luogo lo stagno di fuoco denota la bruciante santità, giustizia e ira di Dio che retribuisce le azioni malvagie (Ebrei 10:30; Apocalisse 14:9-11). 

3) In terzo luogo lo stagno di fuoco ritrae l'inferno come eterno (Matteo 18:8; 25:41; Marco 9:43,48; Apocalisse 20:10).

4) In quarto luogo lo stagno di fuoco non solo indica la dura punizione eterna che attende gli impenitenti, gli ingiusti secondo Dio, i nemici di Dio e della Sua giustizia, ma anche la loro piena e definitiva sconfitta.

CONCLUSIONE

Di che cosa ci parla l’inferno?

1) L’inferno ci parla di quanto è grave il peccato per Dio 

Thomas Brooks disse: ”Dio ha solo un inferno, e questo è per coloro ai quali il peccato è stato comunemente un paradiso in questo mondo”.

Troppo spesso sottovalutiamo quanto sia orribile il peccato.

L’umanità considera i peccati come incidenti, errori grossolani o difetti; ma a meno che non lo vediamo alla luce della santità, giustizia e ira di Dio, non sarà mai visto per ciò che realmente è, come qualcosa di serio, malvagio, odioso e dannato!

L'inferno ci ricorda che comporta un serio avvertimento e un’attenta responsabilità, un impegno serio alla santificazione (Ebrei 12:14).

Il peccato è un grande crimine per Dio e l’inferno la sua punizione!

Se Dio non eseguisse la punizione eterna, la Sua giustizia non sarebbe soddisfatta, la Sua giustizia richiede una punizione eterna. 

Il peccato contro un Dio infinito è un peccato infinito degno di una punizione infinita ed eterna.

Anche se i peccati sono stati commessi nello spazio temporale della terra, sono, però, contro il Signore eterno, e nessun peccato può essere tollerato finché il Dio eterno esiste! 

Quindi, anche la punizione per il peccato deve essere eterna.

La punizione dell'inferno è meritata, è giusta! Sottolinea la giustizia della punizione retributiva.

L'assoluta e infallibile accuratezza del giudizio di Dio assicurerà che la punizione degli increduli all'inferno corrisponda alla loro iniquità. 

La vita di ogni persona sarà valutata secondo giustizia individualmente e la punizione di ogni persona sarà coerente con tale valutazione.

L’inferno è la dimostrazione di giustizia finale e decisiva in un universo segnato dall'orrore del peccato.

2) L’inferno ci parla di quanto sia prezioso il sacrificio di Gesù Cristo

La giustizia di Dio esige il pagamento per i peccati di ogni persona e chi è in Cristo non andrà all’inferno (cfr. per esempio Isaia 53:5–6; Romani 3:25-26; 2 Corinzi 5:21; Galati 3:13; Filippesi 3:9; 1 Pietro 2:24; 3:18). 

Gesù non è solo il principale insegnante dell'inferno, ma anche l'unico Salvatore che ci salva da esso (cfr. per esempio Giovanni 4:42; Atti 4:12; Romani 5:1-11).

Coloro che, per fede, non accettano Cristo come Salvatore e lo confessano come Signore (vedi per esempio Romani 10:9-10), saranno gettati via senza speranza, senza una seconda possibilità, senza appello, all’inferno!

Coloro che confessano i loro peccati e chiedono a Dio di perdonarli (cfr. 1 Giovanni 1:8-10) sulla base della morte sostitutiva di Cristo per loro conto e si pentono dei loro peccati (cfr. Atti 3:19), saranno liberati dall'ira eterna di Dio!

Gesù è il nostro “Green Pass” per il paradiso, per la vita eterna!

Per coloro che credono in Gesù, ma non credono all’inferno dobbiamo chiedergli: “Se Gesù è venuto sulla terra è venuto a salvarci, ma da che cosa?” 

Potrebbe dire solo dal peccato e dal diavolo, ma è anche scritto dall’ira di Dio! (cfr. Giovanni 3:36; Romani 5:9-11; 1 Tessalonicesi 1:10; 5:9).

Ebrei 10:29-31 dice: “Infatti, se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma una terribile attesa del giudizio e l’ardore di un fuoco che divorerà i ribelli. Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni. Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio, che avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia? Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: ‘A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!’ E ancora: ‘Il Signore giudicherà il suo popolo’. È terribile cadere nelle mani del Dio vivente”.

La realtà dell'inferno, spiega la necessità e la natura delle sofferenze di Gesù e sarebbe falso, o da stolti pensare che il Suo sacrificio sia stato solo esemplare, o addirittura non necessario!

Se abbiamo bisogno di essere convinti della realtà dell'inferno, tutto ciò che dobbiamo fare è considerare e credere alla croce. 

Minimizzare l'inferno, quindi, significa minimizzare la croce!!

Cominciare a realizzare l'orrore dell'inferno è cominciare a capire il valore infinito della morte di Cristo.

Chi pensa con superficialità, con leggerezza all’inferno, penserà con leggerezza al sacrificio di Gesù Cristo, anzi non ci penserà proprio!

Quindi come diceva John Dagg:” Per apprezzare giustamente e pienamente il vangelo della salvezza eterna dobbiamo credere, la dottrina della dannazione eterna”.

Considera seriamente l’inferno e non disprezzare il sacrificio di Gesù, sii riconoscente al Signore per questa grande salvezza che non dobbiamo trascurare!! (Ebrei 2:1-3) 

 


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