venerdì 9 maggio 2014

Genesi 6:1-8: Il contesto in cui ha vissuto Noè.


Genesi 6:1-8: Il contesto in cui ha vissuto Noè.
Alcuni pensano che non sia mai esistito, che la sua arca sia una favola, ma se abbiamo fede in Gesù, dobbiamo credere anche nell’esistenza di Noè, infatti, Gesù parlò di Noè e del diluvio (Matteo 24:37-38; Luca 17:26-27).
Il contesto storico e sociale in cui ha vissuto Noè, era malvagio, la gente era corrotta moralmente, e Dio questo lo sapeva perché Dio sa ogni cosa di tutto e di tutti. A causa della malvagità che era grande, Dio decise di giudicare quell’umanità malvagia, ma di salvare solo Noè, fece grazia a Noè. 

In primo luogo:
I IL PERIODO DELLA VITA DI NOÈ (vv.1-5).
Nel periodo vediamo:
A) La popolazione (v.1).
Nel v.1 leggiamo: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie”.  
“Uomini” (ʾāḏām) non si riferisce al genere: “uomo”, ma alla razza umana in generale (Genesi 1:27; Numeri 8:17; Salmo 144:3; Isaia 2:17).
Nel periodo in cui visse Noè avvenne un’esplosione demografica su tutta la terra.
La procreazione è la realizzazione della benedizione di Dio, l'umanità adempie il mandato di Dio: "siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra" (Genesi 1:28).
In questa esplosione demografica noi vediamo che i figli di Dio si unirono con le figlie degli uomini, quindi vediamo:
B) L’Unione sessuale.
v.2: avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte”.  
L’enfasi: “furono loro nate delle figlie” non significa che le figlie non erano nate prima di questo periodo, ma serve a introdurre: che i figli di Dio videro le figlie degli uomini e presero per mogli quelle tra loro più belle.
Ma chi erano i figli di Dio che si unirono con le figlie degli uomini?
“Figli di Dio” (benê ho ʾělō•hîm) è usato in tre modi diversi nella Bibbia e quindi troviamo storicamente, tre interpretazioni: 
Una prima interpretazione è:
1) Figli di Dio si riferisce agli angeli, demoni, o spiriti.
Dall’unione di questi angeli e le donne sono nati i giganti (v.4).
Gli studiosi che accettano questa interpretazione lo fanno per quattro ragioni principali. 
In primo luogo perché altrove nell’Antico Testamento “figli di Dio” si riferisce alle creature celesti ad esempio ne parla Giobbe (Giobbe 1:6; 2:1; 38:7; Salmo 29:1).
In secondo luogo c’è un contrasto tra i figli di Dio e i figli degli uomini.
In terzo luogo " figli di Dio " si riferisce ai membri del pantheon divino, ed è probabile che la Genesi usa la frase in un senso simile.
Tra i popoli pagani si pensava che gli esseri celesti avessero convissuto con gli esseri umani. 
In quarto luogo, i sostenitori di questo punto di vista possono vantare che è l'opinione più antica, poiché è stato sostenuto tra gli Ebrei, almeno dal secondo secolo a. C. come indicato da 1 Enoc 6-11 .
Sostenitori cristiani dell'interpretazione dell’angelo si basano anche al Nuovo Testamento, gli apostoli alludono a Genesi 6:1-4 riferendosi agli angeli caduti ( 1 Pietro 3:19-20; 2 Pietro 2:4 ; Giuda 6,14-15). 
Questi " angeli " sono imprigionati in attesa del giorno del giudizio di Dio perché essi non hanno conservato la loro dignità e hanno abbandonato la loro dimora (Giuda 6) . 
Questa interpretazione presuppone che gli angeli hanno preso forma corporea, che ha il supporto altrove nella Scrittura (cfr. Genesi 19:1-3). 
Coloro che sono contro questa interpretazione va contro la dichiarazione di Gesù che gli angeli non si sposano (Matteo 22:29-30; Marco 12:24-25; Luca 20:34-36).
È una cosa per angeli mangiare e bere (cfr. Genesi 19:1-3) un'altra cosa sposarsi e riprodursi. 
Non vi sono prove bibliche che gli angeli possano procreare, anzi è al contrario secondo quello che dice Gesù nel Vangelo.
Questa interpretazione, tuttavia, non si adatta al contesto del diluvio, perché il giudizio del diluvio è contro l'umanità (Genesi 6:3-7) e non contro il regno celeste. 
Noi leggiamo al v.3 e 7 che il giudizio è contro l’uomo, non c’è nessun riferimento agli angeli, ed è scritto che l’uomo è che carne (v.3) e malvagio (vv.5-7), quindi è sottolineata l’orrore del peccato dell’umanità e del suo giudizio.
Se gli angeli sono i colpevoli perché il giudizio di Dio non è diretto contro di loro? Perché gli innocenti soffrono per i peccati dei colpevoli, e perché i colpevoli non sono giudicati? 
Un’altra interpretazione è: 
2) Figli di Dio si riferisce ai giudici o governanti.
Le prove, secondo questa interpretazione sono da prendere dal Salmo 82:6 dove si parla dei giudici, il salmista, come in Genesi 6:3, sottolinea la mortalità dei giudici nonostante il loro potere. 
In questa visione i giganti del v. 4, non sono considerati i figli dei loro matrimoni, ma sono stati loro contemporanei. 
Una variante di questa visione interpreta “figli di Dio” come una classe di guerrieri poligami, o re dispotici che hanno acquisito grandi harem reali con la coercizione (stupro) . 
Si generarono i giganti, gli uomini potenti (Genesi 6:4) che erano tristemente famosi per la loro tirannia crudele. 
Una variante di questa interpretazione è che i governanti sono tiranni indemoniati, uomini controllati da angeli caduti.
"Figli di Dio", erano anche considerati i re della stirpe di Davide ( 2 Samuele 7:13-16; 1 Cronache 22:10; 28:6; Salmo 2:7; 89:26-27).
Inoltre, si sostiene che il racconto della dinastia di Caino (Genesi 4:17-24), soprattutto Lamec, è lo sfondo adeguato per Genesi 6:1. 
Con la stirpe di Caino abbiamo le origini di organizzazione della città, la poligamia, e la tirannia violenta. 
Così 6:1-8 descrive l’ascesa malvagia della stirpe di Caino e il loro giudizio di Dio. 
La debolezza di questa interpretazione è la mancanza di giudizio universale e non parla di governanti, ma di tutta l’umanità. 
Un’altra interpretazione è figli di Dio si riferisce ai:
3) Discendenti di Set. 
Questa interpretazione si adatterebbe meglio al contesto, perché Genesi 6:1-4 segue l'elenco di Caino e discendenti di Set (Genesi 4:17-24 e 4:25-5:32), alcuni interpreti hanno concluso che “i figli di Dio” si riferisce a queste persone . 
L'interpretazione cristiana tradizionale fin dal terzo secolo, sostenuta da Lutero e Calvino, è: i figli di Dio e le figlie degli uomini sono i figli di Set e le figlie di Caino, il peccato è la mescolanza dei due semi, contaminando la linea genealogica.
Quindi, i "figli di Dio" è un riferimento a "uomini pii ", uomini che adoravano Dio e pubblicamente confessavano il suo nome (cfr. Genesi 4:26), cioè della genealogia del giusto Set. 
Nei capitoli 4 e 5 c’è il contrasto delle due linee di discendenza da Adamo: quella di  Caino e quella di Set. 
A questo aggiungiamo che figli di Dio sono chiamati coloro, che fanno parte del popolo di Dio (ad esempio Deuteronomio 14:1; 32:5-6; Cfr. Esodo 4:22; Salmo 73:15; 80:15; Isaia 43:6; Osea 1:10; 11:01; Giovanni 1:12-13).
Il testo dice: avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte”.  
Le azioni dei "figli di Dio" sono descritte in un linguaggio che ricorda il peccato di Eva ( Genesi 3:6) e quindi la condanna.
Noi troviamo due errori, o peccati che hanno commesso i figli Dio:
(1) la Bibbia condanna fermamente tutti i tentativi d'incrocio di varie specie ( Genesi 1:11-12,21,24-25; Levitico 19:19; 20:19;  Deuteronomio 22:9-11 ) quindi i matrimoni misti, sposare i pagani (Deuteronomio 7:3; Esodo 34:16; Deuteronomio 7:3; cfr. Genesi 27:46; 28:1-2; Esdra 9-10; 1 Corinzi 7:39; 2 Corinzi 6:14-18). 
(2) Il secondo errore è che i figli di Dio presero per moglie coloro che erano belle. 
Ora non c'è niente di male se presero delle donne belle, anche Abramo prese Sara che era bella (Genesi 12:11,14), Isacco con Rebecca ( Genesi 24:16), Giacobbe con Lea ( Genesi 29:17, ecc.), ma l'errore è prendere (sposarsi  Genesi 4:19; 11:29; 12:19; 20:2-3; 25:1;36:2,6; Esodo 34:16) una donna bella senza che questa cammini con il Signore, perché è un impedimento per il cammino con Dio.  
I matrimoni misti contribuiscono a inquinare l'intera razza umana (Genesi 6:5; cfr. Deuteronomio 7:3-4).
Attenzione dunque, quando i figli di Dio perdono di vista l'importanza di camminare con il Signore e guardano intorno e sono attratti solo dai bei volti e dalle donne formose, senza guardare al lato morale e spirituale di questa, allora, sicuramente, la degenerazione è prossima.
Conosciamo certamente coppie sposate miste: cristiani e non cristiani, o tra cristiani di cui uno cammina con il Signore è l’atro/a no. 
Nella stragrande maggioranza dei casi chi non è cristiano, o chi non cammina con il Signore è di ostacolo, o porta lontano chi vuole camminare con il Signore. 
Questo è un giogo, o un fardello pesante da portare. 
Nel contesto vediamo che vi erano:
C) I giganti.
v.4: “In quel tempo c'erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi”.
Chi erano questi giganti? 
I giganti (nephîlîm) secondo alcuni studiosi erano il frutto dell'unione tra i figli di Dio, gli esseri angelici e le figlie degli uomini.
Oppure i tiranni indemoniati che riempiono la terra con violenza (cfr. Genesi 6:11;  Numeri 13:33).
Altri pensano che si tratti di contemporanei della progenie dei figli di Dio e delle figlie degli uomini. 
Altri i tiranni eroici, il riferimento a " giganti" indica semplicemente che questa era l'età eroica.
La parola la troviamo ancora un'altra volta  in Numeri 13:33, dove si riferisce a una popolazione indigena di Canaan, i figli di Anac (cfr. Deuteronomio 2:10, 11; 9:2; Giosuè 15:14). 
Troviamo altri giganti nelle Scritture: Refaim o  Zamzummim (Deuteronomio 2:20; 3:11); Goliat ( 1 Samuele 17:4-7).
Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi”.
"Potenti" (gibbōr) indica forti, coraggiosi, valorosi, virili. 
Questa parola a volte è usata per cacciatori (Genesi 10:9), per guerrieri (Ezechiele 39:20; Gioele 2:7; 4:9), per re dominatori di grande impero(Daniele 11:3).
Erano famosi fin dai tempi antichi nei racconti popolari per le loro gesta eroiche.
“Famosi” è letteralmente uomini del nome ( 'anšê haššem) e non figure divine o semi-divini.
Per "uomini del nome "  ci sono tre teorie :
(1) Si riferisce alla linea divina di Seth che adoravano Dio.
(2) Si riferisce ai giganti figli degli angeli e degli esseri umani.
(3) Si riferisce ai re della linea empia di Caino che erano tiranni.

In quelle aree in cui la benedizione di Dio opera, diventa un palcoscenico per l'intrusione del male, vediamo dunque:
D) La corruzione morale (vv.2,3,5).
Genesi 6:1-8 racconta come le due linee si uniscono con il risultato di una comunità di malvagi, di declino morale senza precedenti.
Vediamo la corruzione morale nella parola “carne”.
(1) Carne (v.3). 
v.3: “Il SIGNORE disse: ‘Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni’”.  
Il motivo è: poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne.
Che cosa indica "carne"?
"Carne" (bāsār) è stata interpretata come essere mortale, ma metaforicamente anche la natura umana peccaminosa, fallibilità umana (Genesi 6:12-13; cfr. Galati 5:19), quindi depravazione, o corruzione morale. 
Ma è chiaro a causa della propria corruzione morale, l'uomo è giudicato con la morte (cfr. Genesi 3:17-19,22-24; Romani 6:23).
In secondo luogo vediamo:
(2) La Corruzione è grande (v.5).
v.5: “Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra
L’esplosione demografica  è accompagnata da un'espansione della malvagità umana ( vv. 5-7), noi vediamo qui una degenerazione dell’umanità. 
Dio vide sia l'ampiezza del peccato e sia l’intensità del peccato. 
“Grande” (rabbâ) si riferisce a tanto, o numeroso, abbondante (cfr. per esempio Genesi 24:25; 1 Samuele 2:5; Ester 1:7).
“Malvagità” (rāʿāh) significa depravazione, corruzione che non è moralmente buono quindi con un’implicazione che l'evento o l'azione è dannosa in vari modi (Genesi 44:4).
Ai tempi di Noè la malvagità degli uomini era grande sulla terra, tutti gli uomini erano corrotti (Genesi 6:11-12).
Tutta la terra è infestata da peccato e non solo una parte, la condizione dipeccato è  universale piuttosto che locale  (Genesi 6:5-13, terra è citata otto volte). 
In terzo luogo vediamo:
(3) Il Cuore andava solo nella direzione del male.
v.5: e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo”.  
Lo stile di vita della popolazione era: tramare il male!
Un famoso predicatore di tanti anni fa aveva un orologio nella sua chiesa che era ben noto per la sua incapacità di tenere il tempo con precisione. A volte era troppo veloce, altre volte troppo lento, lo sapevano tutti che quell’orologio non andava bene. Il pastore cercò di risolvere il problema, ma niente, così mise un cartello sopra l'orologio con la scritta: " non prendetevela, il problema è più profondo." 
Lo stesso è vero per le persone: il vero problema è più profondo di quello che mostra in superficie, il problema è nel cuore.
Tutti i disegni del cuore degli uomini erano costantemente rivolti solo al male. 
“Cuore” (libbô), è la sede della personalità umana: la sede delle emozioni, dell’intelletto, della volontà. 
Da ciò che abbiamo nel cuore saranno le nostre azioni (Proverbi 4:23; Matteo 15:17-20). 
Quindi, l’uomo era completamente corrotto, influenzato dal peccato.
Il cuore degli uomini concepiva solo e sempre disegni malvagi. 
“Concepiva” (maḥašāḇāh) è l’attività della mente, non è tanto quello di "comprendere, ma la creazione di nuove idee cioè pensava, meditava, pianificava (cfr. Proverbi 6:18).
“Disegni” (yēṣer) è la forma, struttura, o lo scopo, o l’inclinazione, l’impulso.  
Quindi troviamo due elementi quello della meditazione e l’elemento dell’inclinazione, o dello scopo, del progetto: meditavano solo e sempre a fare progetti malvagi!!
Non si fermavano mai di pensare ai progetti malvagi! (cfr. Salmo 14:1-3; 51:3-12; Geremia 17:9-10 ), infatti è scritto “in ogni tempo”.
La Bibbia delle Paoline traduce così: “Allora il Signore vide che la malvagità dell'uomo era grande sulla terra e che ogni progetto concepito dal suo cuore non era rivolto ad altro che al male tutto il giorno”.
Mentre la Diodati: “Ora l'Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo “.
Dio aveva formato (Genesi 2:7) l'uomo dalla terra e gli ha dato la capacità spirituale e intellettuale di servirlo, ma l'umanità ha usato l'intelligenza per disegni malvagi. 
Nei vv.11,13 leggiamo che la terra era corrotta e piena di violenza ( 6:11, 13).
Non c'era nulla di buono da trovare tra questi uomini, il flusso del peccato era grande e costante. 
Oggi le cose non sono molte diverse, basta leggere i giornali, viaggiare in internet, vedere e ascoltare i telegiornali. 
Oggi la corruzione dell’umanità è evidente! L’umanità impenitente è in una condizione di corruzione morale e di colpa davanti a Dio. 
Il peccato è nei nostri pensieri, ambizioni, decisioni, motivazioni e aspirazioni. Per questo è stato necessario il sacrificio di Cristo ed è necessaria la rigenerazione dello Spirito Santo (Tito 3:4-7), affinché possiamo comportarci come Dio vuole. 
Ma troviamo in questo testo:
II IL PENTIMENTO DI DIO (v.6).
v.6: “Il SIGNORE si pentì d'aver fatto l'uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo”.  
Nel pentimento vediamo il:
A) Dispiacere di Dio
È scritto che Dio non si pente (Numeri 23:19; 1 Samuele 15:11,29; Salmo 110:4), c’è forse contraddizione? Non c’è contraddizione.
“Penti” (yinnāḥem) è sentirsi addolorato, dispiaciuto, indignato.
Il carattere di Dio non cambia (Malachia 3:6; Giacomo 1:17).
Il pentimento, è un antropomorfismo, cioè gli scrittori biblici hanno utilizzato termini che fossero comprensibili alle nostre menti. 
Dio è descritto con espressioni umane per farci capire a noi verità importanti della Sua natura, così per esempio a volte si parla del braccio (Esodo 6:6), della mano (Esdra 8:31), ma non significa che Dio ha le braccia, o la mano, Dio è spirito, ma vogliono farci capire qualcosa della Sua natura. 
Quindi l’antropomorfismo è una rappresentazione di Dio che non descrive quello che Egli è in se stesso letteralmente, ma quale noi lo possiamo intendere, come una rivelazione che ci facilita a comprendere qualcosa di Dio che altrimenti non possiamo capire. Gli antropomorfismi rendono Dio accessibile alla mente umana.
Il pentimento rientra in questo antropomorfismo per indicare il dispiacere di Dio per il comportamento ribelle dell’uomo, ma non che si pente veramente cambiando idea, o che ha da rimproverarsi qualcosa. 
Dio non si può pentire in questo senso, perché uno si pente quando riconosce di aver sbagliato, di aver ignorato quando avrebbe potuto evitare, o perché ha preso sconsideratamente una decisione affrettata! 
Questo pentimento è la giusta reazione divina per il peccato dell'uomo.
A Dio non appartiene l’errore, l’ignoranza o la debolezza!
Il pentimento di Dio può essere inteso in due modi:
(1) Il pentimento di Dio, deve essere inteso come l’espressione che descrive l’attuale atteggiamento di dispiacere di Dio o alle intenzioni per quanto riguarda la situazione così come esiste in quel momento (Genesi 6:6; 2 Samuele 24:16; Giona 3:10; Gioele 2:13). 
Questo non significa che esiste un cambiamento del piano di Dio fatto dall’eternità, non è scritto che non facesse parte del Suo piano il Suo pentimento, ma semplicemente si sta descrivendo l’azione del momento di Dio, in questo caso l'intensità del dolore che sentiva Dio per il peccato dell’umanità.
L’autore della Genesi utilizza un’espressione umana per comunicare agli esseri umani il dispiacere di Dio per i peccati degli uomini che hanno trafitto il suo cuore, quindi sottolinea la gravità della situazione. 
Dio non è indifferente al peccato dell'uomo. 
In secondo luogo:
(2) Il pentimento di Dio è il cambiamento dell’atteggiamento di Dio verso gli uomini.
Quando Dio " si pente ", egli comincia ad agire in modo diverso. 
Qualcuno l’ha chiamato un cambiamento relazionale. 
Se la situazione degli uomini cambia, poi, naturalmente, l'atteggiamento di Dio cambia verso di loro e ciò indica un corso nuovo (Giona 3:10; Gioele 2:13).
Dio non è indifferente alla nostra situazione morale. Come la colonnina di mercurio che sale o scende a ogni cambiamento di temperatura, così Dio è sensibile al nostro comportamento morale sia quando ci comportiamo bene o male. 
Il suo carattere rimane lo stesso, ma le sue reazioni riguardo agli uomini cambiano, poiché questi passano da un atteggiamento che è detestabile per il Suo odio contro il peccato dell’uomo e quindi il giudizio.
Troviamo un atteggiamento piacevole per il Suo immutabile amore per la giustizia se l’uomo cammina nell’integrità e quindi la benedizione, come vediamo nel Suo rapporto nell’Antico Testamento con il Suo popolo (Geremia 18:7-10; Salmi 78).
Quindi possiamo dire che il cambiamento relazionale afferma piuttosto il Suo carattere ed etica che sono immutabili, infatti, Dio agisce nelle varie situazioni relazionali applicando i Suoi standard e requisiti della sua natura. 
Perciò pentimento indica un trattamento diverso nella sua maniera di trattare gli uomini in base al loro comportamento morale confermando l’immutabilità della Sua natura.
Noi troviamo ancora:
B) Il Dolore di Dio
“Dolore” (ʿāṣaḇ) qui indica rabbia indignata, profonda. Questo è quello che i teologi chiamano antropopatismo, cioè Dio è descritto con sentimenti umani (cfr. Giudici 10:16; Salmo 78:40 ; Isaia 63:10) . 
Dolore indica una fortissima emozione umana come una donna abbandonata (Isaia 54:6),  la reazione di Davide quando ha sentito della morte del figlio Absalom ( 2 Samuele 19:2) . 
Gesù, Dio in carne, era rattristato, indignato per la durezza dei cuori dei Farisei, (Marco 3:5), Gesù pianse (Giovanni 11:35,38).
Mosè sta impiegando espressioni di dolore umano (come per l’antropomorfismo) per indicare l'atteggiamento di Dio verso il peccato e la ribellione dell'umanità per farci comprendere la natura di Dio. 
Sia l’antropomorfismo che l’antropopatismo rappresentano Dio come una persona. Impediscono l’errore di considerare Dio come un’idea astratta, statica e indifferente o come un rigido…principio. 
Dio è sensibile al peccato dell’umanità, come anche al cordoglio per i peccati, questo ci fa capire che Dio è un Dio vivo.
Ora prima di peccare, se amiamo Dio pensiamoci che il peccato gli reca dolore!
Infine vediamo:
III LA PUNIZIONE DI DIO (vv.3,6-8).
La pazienza di Dio è terminata (vv.3,7).
A) La punizione riguarda il tempo dei suoi anni.
v.3: “Il SIGNORE disse: ‘Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni’”.  
A causa dell'inquinamento spirituale generale dell'umanità, Dio pronuncia un giudizio sull'umanità.
“Spirito” (rûaḥ) si riferisce allo Spirito Santo, oppure allo spirito vitale che Dio ha dato all'uomo?
Dal contesto (Genesi 6:3,6,17;7:15) si parla di vita e quindi di morte, perciò sembrerebbe che si riferisca allo spirito vitale, all'alito vitale, alla forza vivificante di Dio per cui gli esseri viventi vivono.
Ogni creatura è totalmente dipendente per la propria vita dallo spirito di Dio, Dio l’ha dato agli uomini come leggiamo in Genesi 2:7 (cfr. Salmo 104:29-30). 
Riguardo "contenderà" (yādôn) il significato della parola ebraica è difficile da interpretare. 
Alcuni studiosi pensano che si riferisca, a giudicare, contendere, disputare, altri pensano a non reggere, altri a dimorare.
Il senso del primo significato è che Dio non giudicherà per sempre l'uomo; il senso del secondo significato è: il mio Spirito non regge tutta l'umanità a tempo indeterminato; il terzo è Dio toglierà il suo spirito, il suo alito vitale non dimorerà per sempre nell'uomo, questo indica un limite sulla vita umana, Dio ritira il suo spirito vitale, è l'uomo muore.
Il significato invece di: “i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni”.  
Alcuni ritengono che si tratti della durata della vita di una persona, morirà a centoventi anni, uno standard ideale di raggiungimento come Mosè (Deuteronomio 31:2; 34:7). 
Un'altra interpretazione è che i 120 anni è un periodo di grazia prima del diluvio (cfr. Giona 4:5). 
A sostegno di questa interpretazione c'è il fatto, che gli uomini prima del diluvio vivevano di più di 120 anni (Genesi 11:10-32), e quelli dopo il diluvio per esempio Noè visse 950 anni (Genesi 9:28); Abramo 175 anni (Genesi 25:7), Isacco 180 (Genesi 35:28); Giuseppe 110 anni (Genesi 50:26),  poi il salmista parla di 70, 80 anni (Salmo 90:10).
Pertanto, i 120 anni sono un periodo di grazia e di pazienza di Dio prima del diluvio, in questo periodo Noè predicò (2 Pietro 2:5). 
Questi anni sono un'opportunità per il pentimento (cfr. 1 Pietro 3:20). 
B) La punizione è universale (v.3,7).
v.7: “E il SIGNORE disse: ‘Io sterminerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato: dall'uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti’”.  
“Sterminerò” (māḥāh) ha il senso di rimozione, pulire, spazzare via, cancellare (Esodo 17:14; 32:32-33; Numeri 5:23; Salmo 69:28). 
“Dalla faccia della terra” è un'espressione che indica la distruzione completa e totale che avrà luogo. 
Il senso potrebbe essere da ogni parte del mondo, o da tutti i luoghi in tutto il mondo.
La conseguenza della corruzione dell’umanità è il giudizio di Dio! 
Ciò che Dio ha creato, ora giudicherà, sterminerà, annienterà, eliminerà completamente.
Il peccato è diventato così predominante e grande che Dio ha dovuto prendere misure estreme; Dio dichiara la sua volontà di cancellare la sua opera:uomini e animali.
L'universalità del giudizio di Dio serve a imprimere quando il peccato per Dio sia una cosa seria (Romani 11:22). 
In ogni epoca Dio ha manifestato il suo sdegno verso il peccato e come giusto giudice (Salmo 7:11) non chiude gli occhi verso i colpevoli (Esodo 34:6-7; Naum 1:3). 
Quando s’infrange la legge di Dio, l’uomo si attira addosso, il Suo giudizio!
Dio nella sua giustizia agisce per punire il peccato!
Ma in questa epoca liberale, non si pensa, o non si vuole pensare al giudizio di Dio. 
“La punizione del peccatore non è una vendetta arbitraria, ma il giusto processo della provvidenza morale” (J. A. Motyer).
C) La punizione ha un’eccezione (v.8)
Solo Noè trova grazia davanti a Dio per essere salvato.
v.8: “Ma Noè trovò grazia agli occhi del SIGNORE”.
“Grazia” (ḥēn) qui si riferisce al favore immeritato; significa che il destinatario merita l'opposto del favore, quindi è un favore immeritato. 
Fare grazia è un’azione di qualcuno che ha qualcosa da dare a chi ha bisogno. 
Con “grazia” l'enfasi è sulla disposizione di chi mostra il favore piuttosto che l'esperienza del destinatario della grazia, ciò è dimostrato dalla frase " agli occhi di Dio".
“Grazia” è un'azione di un superiore verso un inferiore, verso chi ha poco, o nessuna importanza.
Perché Noè era un destinatario di grazia, fu risparmiato dal giudizio. 
Anche se il tema dominante della storia di Noè è il giudizio contro il peccato attraverso la distruzione dell'umanità, la storia di Noè è anche un racconto della grazia di Dio. 
CONCLUSIONE
In questi versetti abbiamo visto che noi siamo peccatori e meritiamo il giudizio di Dio. Mentre alcuni saranno giudicati, altri saranno salvati per grazia di Dio.
C’è un giudizio che faremo bene a considerare, non è il giudizio di una morte fisica, ma il giudizio di un’eterna rovina, cioè l’eterna separazione da Dio nell’aldilà, all’inferno (Luca 16:19-31; 2 Tessalonicesi 1:9; Apocalisse 20:14-15). 
L’unica via di salvezza è Gesù Cristo, Colui che ci libera dall’ira di Dio (Giovanni 3:16,36; Romani 5:8-11). 
Chi ha fede in Lui è salvato; chi si pente dei propri peccati è perdonato! (Atti 3:19).