mercoledì 28 maggio 2014

Efesini 1:16: La perseveranza della preghiera.

Efesini 1:16: La perseveranza della preghiera.
“Non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere”.

Paolo era un uomo di preghiera.
In questo versetto in primo luogo vediamo una preghiera regolare.
Paolo più volte nelle sue lettere esorta le chiese a perseverare nella preghiera (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2; 1 Tessalonicesi 5:17), lui non solo lo dice, lui lo faceva, lui pregava regolarmente per le chiese. 
L’intercessione era lo stile di vita di Paolo, pregava regolarmente per questi credenti, non li dimenticava. Alcuni studiosi pensano che Paolo pregasse tre volte al giorno. Nel Salmo 55:17 vediamo che il salmista prega tre volte al giorno: la sera, la mattina e a mezzogiorno (Salmi 55:17). Così anche Daniele pregava tre volte al giorno (Daniele 6:10,13).
La preghiera di Paolo in secondo luogo era una preghiera di ringraziamento.
Paolo ringrazia Dio per la loro fede e amore per tutti i santi (v.15). “Rendere grazie” significa esprimere apprezzamento per i benefici, o per le benedizioni. Il rendere grazie è l'espressione esteriore del sentimento interno di gratitudine per un favore ricevuto, il fatto che Dio si è rivelato nella Sua grazia a quei credenti. Paolo riconosce che il Dio Sovrano ha fatto del bene a questi credenti. Per questo motivo lo ringrazia sempre. Proprio perché Dio si prende cura sovranamente e nella Sua grazia dei credenti (Efesini 1:6;2:5-8;3:2,7-8;4:7;6:24), e opera trasformazioni nella loro vita, bisogna sempre pregare fiduciosamente Dio affinché continui a operare nella vita dei credenti (Efesini 1:17-19; 3:14-21)
In terzo luogo la preghiera di Paolo era una preghiera di responsabilità.
Dio aveva affidato una missione a Paolo, Gesù gli era apparso sulla via per Damasco, ma lo aveva prescelto prima (Galati 1:15), con lo scopo di portare il Suo nome ai popoli (Atti 9:17). Paolo aveva il peso per la missione e l’amore per le persone (Atti 15:36; 2 Corinzi 11:28) secondo il compito che gli aveva affidato Gesù. Aveva un cuore pastorale, una profonda preoccupazione per la salute e il benessere delle chiese; riceve notizie incoraggianti circa la vitalità spirituale delle chiese nella parte occidentale dell'Asia Minore e allora ringrazia Dio per loro. Ci sono molte persone che si aggiungono alla chiesa, che sono nuove nella fede intorno a noi, o lontane da noi geograficamente. Alcune di loro le conosciamo personalmente e altre ne abbiamo sentito solo parlare. Ma cosa dovremmo fare? Dovremmo pregare per loro ringraziando Dio per la loro fede e pregare per la loro crescita spirituale. Anche se non abbiamo una chiamata come quella di Paolo, abbiamo una responsabilità come fratelli verso gli altri membri della chiesa (cfr. 1 Corinzi 12:25-26; Galati 6:2). Non pregare per gli altri è peccato! (1 Samuele 12:23). Ci sono tante persone per cui pregare, Dio ci chiama a pregare per loro. L’intercessione è l’amore in ginocchio. Intercediamo per gli altri nella misura in cui li amiamo! (cfr. Matteo 7:12; Marco 12:31). 
Quanto tempo dedichi ai bisogni degli altri, rispetto ai tuoi? Se li ami pregherai per loro!