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Efesini 1:15: La motivazione dell’intercessione di Paolo.

Efesini 1:15: La motivazione dell’intercessione di Paolo.
“ Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere”. 

Molte chiese e molti cristiani, si comportano come se la predicazione e la sana dottrina siano la cosa più importante, certamente lo sono, ma lo è anche la preghiera. Una chiesa, o individuo che mette solo l’enfasi sulla predicazione e sulla dottrina, e trascura la preghiera, è come una bella macchina sportiva senza molto olio nel motore, può fare un bel rombo, può andare veloce, ma prima, o poi si romperà. 
Alla luce della loro meravigliosa eredità in Gesù Cristo (Efesini 1:3-14), Paolo adesso intercede per i possessori di quel tesoro.  Nonostante le sue condizioni potessero essere difficili, perché si trova agli arresti, Paolo prega per gli altri, non è risucchiato dai suoi problemi. Siamo di fronte un uomo spirituale. Quando si hanno problemi, alcuni non hanno voglia di pregare per gli altri e forse non lo fanno nemmeno per loro stessi. Paolo invece prega per gli altri. Noi vediamo l’occasione della preghiera: Paolo aveva sentito parlare della fede e dell’amore di questi credenti e quindi prega per loro. 
O Paolo si riferisce a credenti che non conosceva (la lettera agli Efesini in realtà era una lettera circolare per le chiese dell’Asia Minore, scritta anche a credenti che Paolo non conosceva di persona delle chiese circostanti Efeso, vedi Colossesi 1:4,7,9).
Oppure si riferisce alla chiesa che conosceva, ma che dall’ultimo contatto con loro era passato un po’ di tempo, e avendo ricevuto notizie nuove positive sulla loro fede e sul loro amore (stavano continuando e crescendo nella fede), questo, l’ha spinto a pregare per loro.
Oppure si erano aggiunti dei nuovi credenti alla chiesa di Efeso e aveva sentito parlare di loro, della loro fede e amore per i fratelli, e quindi prega per loro.
Comunque sia la motivazione per cui Paolo prega per queste persone è: erano cristiani, erano dei fratelli in Cristo. Questo dovrebbe motivarci a pregare per i nostri fratelli, per i loro bisogni (Efesini 1:17-18). Facciamo parte di un'unica chiesa, di un unico corpo, di un'unica famiglia, di un unico popolo, di un unico tempio (Efesini 1:22-23; 2:19-22; 4:4,15-16), non possiamo essere indifferenti ai nostri fratelli in Cristo, sia se li conosciamo o no. Pregare per loro è un atto di amore per Dio e loro stessi, un atto d’identificazione, cioè li reputiamo parte di noi stessi e noi di loro come membri del corpo unico di Cristo. Paolo ringrazia Dio per questi credenti per la loro fede e per il loro amore. Così colui che si dice di essere un cristiano dovrebbe ringraziare Dio per i suoi fratelli in fede. Paolo mette in pratica ciò che dice il Salmista: “Quanto ai santi che son sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto” (Salmo 16:3). 
Tu li stai onorando?

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