mercoledì 20 marzo 2013

L'importanza della tua preghiera


Efesini 1:15-17: L’importanza della tua preghiera.
William Bridge: “L’uomo che prega non sarà mai un miserabile, in qualsiasi condizione si trovi, perché ha l’orecchio di Dio che lo ascolta, lo Spirito dentro di sé che lo ispira, un Amico in Cielo che lo presenta, e Dio stesso che accoglie i suoi desideri come un Padre. Pregare è una grazia, anche se non ricevessimo mai le grazie per cui preghiamo”. 
Meraviglioso! Dio ascolta le preghiere dei Suoi figli (Salmi 34:14; Matteo 7:7-11), di questo Paolo era consapevole, Paolo era un uomo di preghiera.
In questa preghiera di ringraziamento e d’intercessione, Paolo esprime gratitudine a Dio dopo aver saputo della vitalità spirituale dei lettori. Questo lo porterà a pregare affinché questi credenti possano conoscere pienamente Dio, la loro speranza riservata tra i santi e la potenza di Dio in loro favore.
Noi in questi versetti leggiamo:
I IL PRETESTO DELLA PREGHIERA (v.15).
v.15: “ Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi”. 
Nonostante le sue condizioni potevano essere difficili, perché si trova agli arresti, Paolo prega per gli altri, non è risucchiato dai suoi problemi. Siamo di fronte un uomo spirituale. Quando si hanno problemi, alcuni non hanno voglia di pregare per gli altri e forse non lo fanno nemmeno per se stessi. Noi vediamo l’occasione della preghiera, Paolo aveva sentito parlare della fede e dell’amore di questi credenti e quindi prega per loro. 
O Paolo si riferisce a credenti che non conosceva (la lettera agli Efesini in realtà era una lettera circolare per le chiese dell’Asia Minore, scritta anche a credenti che Paolo non conosceva di persona delle chiese circostanti Efeso, vedi Colossesi 1:4,7,9).
Oppure si riferisce alla chiesa che conosceva, ma che dall’ultimo contatto con loro era passato un po’ di tempo, e avendo ricevuto notizie nuove positive sulla loro fede e sul loro amore (stavano continuando e crescendo nella fede), questo, l’ha spinto a pregare per loro.
Oppure si erano aggiunti dei nuovi credenti alla chiesa di Efeso e aveva sentito parlare di loro, della loro fede e amore per i fratelli, e quindi prega per loro.
Ora la fede in Gesù Cristo e l’amore gli uni gli altri li troviamo insieme in 1 Giovanni 3:23 dove è scritto: “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri secondo il comandamento che ci ha dato”.

Il primo pretesto o occasione della preghiera di Paolo, quindi è:
A) La fede dei credenti nel Signore Gesù. 
v.15: "Perciò anch'io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù".
Paolo enfatizza la motivazione della sua preghiera: la loro fede nel Signore Gesù.
La “fede” (pistin) nel Signore Gesù', indica non solo fede, o la fiducia, ma la sfera o la locazione in cui vive e agisce la fede, il regno in cui opera la fede, quindi una fede attiva costante nella persona di Gesù (cfr. Efesini 1:1, fedeli in Cristo Gesù. Cfr. Galati 3:26; 5:6; Colossesi 1:4; 1 Timoteo 1:15, 3:13; 2 Timoteo 1:13; 3:15).
Può avere anche il senso di fedeltà, lealtà nei riguardi del Signore Gesù, quindi anche entrambi: fiducia e fedeltà.
Questi credenti, non solo, avevano creduto in Gesù, ma vivevano anche la loro fede in Lui!
Avere fede nel Signor Gesù significa che noi vediamo tutto in Lui, che Egli è il nostro tutto e Lui è tutto dentro noi, se siamo veri credenti.
Gesù era al centro della loro vita, questi credenti vivevano una vita Cristocentrica!
La loro vita era vissuta in Cristo e per Cristo! “Per me il vivere è Cristo” diceva Paolo (Filippesi 1:21).
Il cristiano è la persona nella cui vita e prospettiva il Signore Gesù Cristo è al centro. Egli vede tutto in Lui. Inizia con Lui, finisce con Lui. 
Colossesi 2:6-7: “Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento”.
Gesù Cristo è il Signore in tutto il mondo, Colui che controlla ogni cosa (1 Corinzi 8:6; Efesini 1:22; Colosesi 1:16-17).
Il cristiano è un uomo che vede e trova tutto nel Suo Signore e Salvatore Gesù Cristo, in Lui si ha una vita abbondante e in Lui si ha tutto pienamente (Giovanni 10:10; Colossesi 2:10)
“Signore” (kuriō) indica potere e autorità, richiama l'attenzione all'uso riferito al Dio Supremo nell’Antico Testamento  (traduce nella settanta il nome di Dio –Yahweh- Esodo 12:27-28; 1 Samuele 3:18-19; Sofonia 2:3), e quindi riferito a Gesù indicherebbe la Sua divinità, e insieme a al nome (Gesù- Iēsous-Matteo 1:21) richiama l’attenzione alla Sua opera salvifica. 

Gesù è il Signore e il Salvatore, in Lui c’è il perdono dei peccati! Avere fede in Lui significa allora riporre tutta la speranza in Lui e non nei nostri meriti, o giustizia, nelle nostre azioni, o nella nostra vita, né in quella di nessun altro! (Filippesi 3:3-9).

Il secondo motivo, per cui Paolo prega per questi cristiani è:
B) L’amore che hanno verso tutti i santi.
v.15: “e del vostro amore per tutti i santi”.
Il semplice fatto che una persona dica che egli sia un cristiano non prova che egli sia un vero cristiano!
Il solo fatto che pensiamo di essere cristiani non è sufficiente, il fatto che altre persone potrebbero dire che siamo cristiani, non è sufficiente. Ci deve essere qualche prova. Paolo in questo passo dice: “la fede nel Signore Gesù e l’amore verso i credenti”.
Galati 5:6 ci dice che quello che vale è la fede che opera per mezzo dell’amore (Galati 5:6).
“Santi” (hagious) si riferisce a tutti i credenti della chiesa locale (Efesini 1:1,4,13; 3:18;6:18), quindi si riferisce al popolo di Dio.
C’è un’immagine che descrive l’inferno con persone egoiste e infelici seduti attorno a un tavolo per un pasto, ma non potevano mangiare perché avevano ciascuno un cucchiaio con un lungo manico, potevano mangiare solo se si fossero alimentati reciprocamente, ma nessuno era disposto a farlo!
L’atmosfera della chiesa, a cui, scriveva Paolo era ben diversa, perché tra i membri c’era amore! 
L’amore cristiano mira più a dare che a ricevere! 
Il cristiano non ha solo una relazione verticale, ha anche a una relazione orizzontale. Essere cristiani è avere un legame con il Signore Gesù e un legame con i fratelli cristiani.
La vera fede si esprime nella pratica attraverso l’amore per tutti i santi (cfr Colossesi 1:4), l’amore è una conseguenza della fede, fa parte della fede(Giacomo 2:8-26).

(1) L’amore è una caratteristica di coloro che hanno conosciuto  Dio (1 Giovanni 4:8; cfr.1 Giovanni 2:9-11; 3:14).
È una caratteristica dei discepoli di Gesù (Giovanni 13:35), è la prova o la genuinità di un avere fede. Prima della nuova nascita, non era così ci ricorda Paolo: “Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella cattiveria e nell'invidia, odiosi e odiandoci a vicenda” (Tito 3:3).   

(2) L’amore è una caratteristica di coloro che hanno l’amore di Dio.
La caratteristica che proviene dal fatto che l’amore di Dio è presente nei veri cristiani (1 Giovanni 4:7), amore che è stato sparso nei loro cuori per opera dello Spirito Santo (Romani 5:5; Galati 5:23).
George Whitefield testimonia di questo: “ Non appena l'amore di Dio è stato riversato nella mia anima, ho amato tutti, di qualsiasi denominazione, che ha amato il Signore Gesù nella sincerità del cuore”.

(3) L’amore è una caratteristica di coloro che hanno scelto di esercitarlo (Giovanni 13:34-35; 1 Giovanni 4:7,11).
Paolo si riferisce all’amore (agapēn) che è un atteggiamento di vero interesse pratico per il benessere di un'altra persona. L’amore indica benevolenza ed è un atteggiamento di volontà, un dovere cristiano.
Pietro esorta ad amarci in questo modo: “Avendo purificato le anime vostre con l'ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amor fraterno, amatevi intensamente a vicenda di vero cuore” (1 Pietro 1:22).   
“Avendo purificate le anime vostre con l’ubbidienza alla verità” si può riferire sia alla conversione iniziale o anche alla crescita nella purezza morale, comunque sia “avendo purificato” (hēgnikotes- participio perfetto attivo) indica un azione nel passato con risultati già esistenti, presenti oggi.L'obbedienza alla verità diventa così il terreno della loro pietà, e l'amore per i fratelli è un effetto, il risultato, di esso.
L’amore che noi cristiani siamo chiamati a esercitare deve essere: 1) Sincero, senza inganno e non una semplice apparenza esteriore, detto solamente, solo parole. “Amore fraterno” (philadelphian) si riferisce all’affetto, all’attaccamento tra fratelli. 2) L’amore (amatevi- agapēsate- imperativo aoristo attivo) deve essere intenso (ektenōs), questo indica emozione o desiderio forte, fervente e profondo (LXX Gioele 1:14; Giona 1:4; Atti 12:5; 26:7). 
Originariamente la parola “intenso”, aveva un significato musicale, faceva riferimento a tirare fuori, o a stirare una corda. Essa ha quindi il significato di tirare fuori, allungare. I figli di Dio non sono indifferenti l’uno verso l’altro, non si amano poco, come uno strumento senza corde, ma con la piena tensione delle corde del cuore che tirano fuori completamente! Quest’amore fa davvero una sinfonia, l'armonia che sale al cielo, e arriva piacevolmente alle orecchie del nostro Padre celeste.

II LA PERSEVERANZA DELLA PREGHIERA (v.16).
v.16: “Non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere”.
Paolo era un uomo di preghiera, e certamente non la trascurava, purtroppo molti trascurano la preghiera.
J.C. Ryle nel 1800 scriveva, ma è attuale ancora oggi riguardo la preghiera: “Nessun altro dovere cristiano è tanto trascurato quanto la preghiera personale e privata. Solevo pensare che la maggior parte delle persone che si definivano cristiane pregassero, ma oggi devo dire che sono giunto a una conclusione diversa: credo che la grande maggioranza di quelli che dicono di essere Cristiani non preghino affatto”.

In primo luogo vediamo:
A) Una preghiera regolare.
v.16: “Non smetto mai di rendere grazie per voi”.
Paolo più volte nelle sue lettere esorta le chiese a perseverare nella preghiera (Romani 12:12; Efesini 6:18; Colossesi 4:2; 1 Tessalonicesi 5:17), lui non solo lo dice, lui lo faceva, lui pregava regolarmente per le chiese. 
L’intercessione era lo stile di vita di Paolo, pregava regolarmente per questi credenti. 
“Non smetto mai” può essere un’iperbole per indicare che Paolo pregava regolarmente per questi credenti nei suoi momenti di preghiera, Paolo non li dimenticava. 
Alcuni studiosi pensano che Paolo pregasse tre volte al giorno. Nel Salmo 55:17 vediamo che il salmista prega tre volte al giorno: la sera, la mattina e a mezzogiorno (Salmi 55:17). Così anche Daniele pregava tre volte al giorno (Daniele 6:10,13).
L’apostolo Paolo ringraziava Dio per i credenti, questo lo vediamo anche nelle altre lettere (1 Corinzi 1:4; Filippesi 1:3; Colossesi 1:3; 1 Tessalonicesi 1:2; 2 Tessalonicesi 1:3; 2:13; Filemone 4), le sue preghiere erano accompagnate dal ringraziamento. Paolo regolarmente, intercedeva per le chiese e rendeva grazie per loro. Paolo c’insegna a pregare regolarmente per i nostri fratelli e sorelle.

La preghiera di Paolo era:
B) Una preghiera di ringraziamento.
v.16: “Non smetto mai di rendere grazie per voi”.
Paolo ringrazia Dio per la loro fede e amore per tutti i santi. “Rendere grazie” (eucharistōn-participio presente attivo) significa esprimere apprezzamento per i benefici o per le benedizioni. 
Il rendere grazie è l'espressione esteriore del sentimento interno di gratitudine per un favore ricevuto, il fatto che Dio si è rivelato nella Sua grazia a quei credenti.
Paolo riconosce che il Dio Sovrano ha fatto del bene a questi credenti, per questo motivo lo ringrazia sempre, ed è proprio perché Dio si prende cura sovranamente e nella Sua grazia dei credenti (Efesini 1:6;2:5-8;3:2,7-8;4:7;6:24), ed opera trasformazioni nella loro vita, che bisogna sempre pregare fiduciosamente Dio affinché continui a operare nella vita dei credenti (Efesini 1:17-19; 3:14-21)
Il ringraziamento deve accompagnare le nostre preghiere (Efesini 5:19-20; Filippesi 4:6; Colossesi 3:15-17; 1 Tessalonicesi 5:18), perché Dio è il dispensatore dei benefici.
Dio ci ha fatto e ci fa del bene per questo dovremmo sempre ringraziarlo e continuare a pregare per i nostri bisogni.

La preghiera di Paolo era anche: 
C) Una preghiera di responsabilità.
Gesù era apparso a Paolo sulla via per Damasco, ma lo aveva prescelto prima (Galati 1:15), con lo scopo di portare il Suo nome ai popoli (Atti 9:17).
Paolo aveva il peso per la missione e l’amore per le persone (Atti 15:36; 2 Corinzi 11:28) secondo il compito che gli aveva affidato Gesù.
Le preghiere di Paolo per le chiese vanno viste sopra questo sfondo: la missione di Dio affidata a lui.
L'apostolo Paolo, con un cuore pastorale, aveva una profonda preoccupazione per la salute e il benessere delle chiese, riceve notizie incoraggianti circa la vitalità spirituale delle chiese nella parte occidentale dell'Asia Minore (forse Tichico) e allora ringrazia Dio per loro. 

Ci sono molte persone che si aggiungono alla chiesa, che sono nuove nella fede. Alcune di loro sono intorno a noi e altre sono lontane da noi geograficamente. Alcune di loro le conosciamo personalmente e altre ne abbiamo sentito solo parlare. Ma cosa dovremmo fare? Dovremmo pregare per loro ringraziando Dio per la loro fede e pregare per la loro crescita spirituale.
Non pregare per gli altri è peccato! (1 Samuele 12:23).
Se siamo fedeli a Dio, cercheremo il bene degli altri.
D.A.Carson scrive: “ La nostra fedeltà a Dio e al Suo Evangelo sarà dimostrata dal servizio che rendiamo al Suo popolo, a coloro che diventeranno Suo popolo e a tutti coloro che sono stati creati a Sua immagine”. Il bene che possiamo ricercare per gli altri è attraverso azioni concrete, ma anche pregando per loro, affinché Dio possa dare loro il meglio, il bene secondo la Sua volontà come la crescita spirituale.

Gli intercessori più zelanti hanno liste di preghiera scritte in un quaderno e pregano regolarmente per i loro soggetti, anche per gli altri.
Ci sono tante persone per cui pregare: malati, missionari, non credenti. Dio ci chiama a pregare per loro.
L’intercessione, il pregare per gli altri è l’amore in ginocchio. Intercediamo per gli altri nella misura in cui li amiamo!
Purtroppo per natura, noi siamo egocentrici. L'egoismo si attacca a noi come la colla, e ne risenta anche la preghiera d’intercessione. Quanto tempo dedichi ai bisogni degli altri, rispetto ai tuoi? Hai pregato per i bisogni spirituali degli altri? Quanto tempo hai dedicato, oggi a pregare per la tua famiglia, i membri della tua chiesa, per i tuoi colleghi di lavoro, per i tuoi vicini di casa, per il governo della tua città e della tua nazione? Quanto tempo hai pregato questa settimana per coloro i quali sono in difficoltà, o hai pregato di più per te stesso?  
Quanto tempo hai dedicato questa settimana a pregare per le persone con bisogni speciali che hanno qualche problema o preoccupazioni? Se amiamo veramente gli altri, pregheremo per gli altri e non solo per noi stessi. 
Gesù ci esorta a fare agli altri quello che desideriamo che gli altri facciano a noi? (Matteo 7:12). Se tu desideri che gli altri preghino per te, allora prega per loro!
Gesù ci dice di amare il prossimo come noi stessi (Marco 12:31), quindi come noi curiamo noi stessi pregando per noi, così dovremmo pregare per loro!  

In questi versetti è scritto:
III LA PERSONA A CUI È RIVOLTA LA PREGHIERA (v.17). 
Lo stato d’animo di Paolo pensando a coloro per cui intercede è grato, ma pensando a Colui che prega è entusiasta! Paolo prega direttamente e solo Dio e nessun altro, questo è quello che vediamo anche nel resto della Bibbia, la preghiera va fatta solo ed esclusivamente a Dio.

A) Paolo prega il Dio del nostro Signore Gesù Cristo.
v.17: “affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria”.
Paolo dice il Dio del nostro Signore Gesù Cristo. Cosa significa? Non significa che Gesù è inferiore al Padre come natura o che è stato creato, il riferimento è a Gesù come uomo (Giovanni 20:17), e indica che il credente appartiene al Nuovo Patto istituito da Gesù (Luca 22:14-20; 1 Corinzi 11:23-26; Ebrei 13:20) che è l’unico mediatore e avvocato tra Dio e gli uomini Gesù è l’unica via per Dio (Giovanni 14:6; 1 Timoteo 2:4-5; Ebrei 4:14-16; 7:21-22; 8:6; 1 Giovanni 2:2).
Gesù è Colui che ci porta al Padre. Gesù è il nostro Sommo Sacerdote, Egli è il nostro rappresentante. La vita eterna consiste nella conoscenza di Dio e di Colui che Dio ha mandato: Gesù Cristo (Giovanni 17:3).
Dio è irraggiungibile all’uomo perché Dio è maestoso, santo! Per questa Sua natura noi non possiamo entrare alla Sua presenza! Ma grazie a Gesù si! (Efesini 1:17-18; 3:11-12; Ebrei 10:19-22).
Inoltre tutte le benedizioni (Efesini 1:3), come le promesse hanno il loro sì in Gesù (2 Corinzi 1:21), così anche l’esaudimento delle preghiere! (Giovanni 14:13; 16:24).
La speranza di ottenere quel che chiediamo non si fonda su di noi, se si fondasse su di noi, noi non otterremmo nulla!
Ed ancora, questa consapevolezza di chi è Dio si tramuterebbe in sgomento e fuga  grazia di dio,da Lui se Gesù non fosse nostro mediatore! Gesù si fa avanti e c’incontra a metà strada fra noi e il Padre, così il temibile trono di Gloria, come dice Calvino, cambia in trono di grazia e quindi possiamo avvicinarci con piena fiducia per ottenere misericordia e trovare grazia al momento opportuno (Ebrei 4:16).
Perciò nella preghiera se vogliamo avere accesso a Dio, senza essere rifiutati non c’è che un solo mediatore: Gesù!    

B) Paolo prega il Padre della gloria.
v.17: “affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria”.
Paolo prega il Padre della gloria (patēr tēs doxēs-). Dio è chiamato Dio della gloria (Salmi 29:3;Atti 7:2); Signore della gloria ( Numeri 24:11; 1 Corinzi 2:8), Re di gloria (Salmi 24:7,8,9,10)
Il senso è il Padre glorioso o glorioso Padre. “Padre” (patēr) si riferisce che è la fonte, l’origine (Ebrei12:9) e la personificazione di se stesso e di ogni gloria, Dio stesso è la sorgente della Sua gloria.  
“Gloria” (doxa) è la somma di tutte le eccellenze, la perfezione assoluta e gli attributi del Signore Dio Onnipotente, lo splendore del Suo carattere, della Sua potenza e il Suo essere spirituale sovrannaturale che si manifesta al mondo, la rivelazione di ciò che è Dio in contrasto con la miseria e la fragilità dell’uomo. 
“Padre della gloria” indica anche che Egli si compiace di rivelare Sé Stesso. Molte volte Dio ha manifestato la Sua gloria al Suo popolo e alle nazioni con le Sue opere, giudizi e prodigi.
Il Padre della gloria indica, perciò che il Padre mostra la Sua gloria, il Padre che si rivela! Così la gloria è la presenza di Dio fra gli uomini!
(Esodo 13:21; 16:10; 24:15-19; 33:20; 34:29; 1 Re8:11; Ezechiele 43:2; Luca 2:9; Giovanni 1:14).
Dal contesto, Dio si è rivelato al Suo popolo con l’elezione, la predestinazione, la redenzione, la rivelazione della Sua volontà, e il sigillo dello Spirito Santo e lo fatto per glorificare se stesso (Efesini 1:4-14).
Paolo sta esaltando Dio, ma sta chiedendo a Dio di manifestarsi ancora nella vita di quei credenti, a cui scrisse. Perciò noi preghiamo Dio perché crediamo che Lui esiste, c’è e si manifesta rispondendo alle nostre preghiere, e anche se a volte non gli è lo diciamo letteralmente, desideriamo di manifestarsi esaudendo le nostre preghiere. 
Dio è pronto a manifestarsi potentemente nella vita dei credenti! Questa deve essere la speranza del credente come lo era di Paolo.

CONCLUSIONE.
Certi cristiani mettono l’enfasi e pensano che solo la dottrina sia importante, loro dicono che la predicazione e la sana dottrina sono gli aspetti della vita cristiana che contano veramente. Certo la buona e sostanziosa predicazione e sana dottrina sono importanti, sono essenziali per la vita cristiana, ma lo è anche la preghiera come vediamo nella Bibbia, Paolo per esempio gli dava molta importanza nelle sue lettere e nella sua vita, quindi anche in questa lettera agli Efesini. 
Quanta importanza dai alla preghiera e alla preghiera d’intercessione? Se noi pensiamo che la preghiera del giusto è efficace (Giacomo 5:16), e se pensiamo che la nostra preghiera può essere uno mezzo di Dio per cambiare le circostanze dei nostri fratelli(Atti 12:5-17; cfr. Genesi 20:17; Esodo 32:7-14) secondo i piani di Dio, allora saremmo intercessori zelanti e instancabili, se amiamo veramente Dio e i nostri fratelli.