lunedì 11 marzo 2013

L'esercizio della disciplina nella chiesa.


Matteo 18:15-20: L’esercizio della disciplina nella chiesa.
La parola “disciplina” e in particolare “disciplina ecclesiastica” è considerata qualcosa di brutto, di  negativo per gli abusi commessi nel passato in campo politico e religioso, oppure per esperienze negative avute a riguardo, ma questo non significa che non sia biblica e il suo abbandono come l’abuso è distruttivo. A proposito lo studioso di greco biblico H. E. Dana osservò, riguardo gli abusi nella disciplina una cinquantina di anni fa, ma è sempre attuale, questo: “L’abuso della disciplina è riprovevole e distruttivo, ma non più del suo abbandono. Solo due generazioni fa, le chiese esercitavano la disciplina in un modo così vendicativo e arbitrario da assegnarle giustamente un cattivo nome. Oggi il pendolo ha oscillato all’estremo opposto, e la disciplina è quasi totalmente trascurata. È ora che una nuova generazioni di pastori ridiano a questa importante funzione della chiesa il suo giusto significato e il suo posto nella vita della congregazione”. Dunque la disciplina nella chiesa è un argomento trascurato sia nella predicazione e sia nella pratica. Alcune cause possono essere il fatto di vivere in una società dove si tollera tutto e dove si crede che ognuno fa della propria vita ciò che vuole e nessuno gli può dire niente, allora alcune chiese per non perdere i membri, non disciplinano chi ha commesso dei peccati. Poi c’è la paura di giudicare e condannare, allora si preferisce non fare nulla. Poi c’è la paura di sbagliare, la paura di apparire antipatici e bigotti, oppure la paura di possibili reazioni negative. Questi sono alcuni esempi di cause e certamente ce ne sono altri. Ciò che noi vediamo, però in questo passo della Bibbia e in altri che la disciplina quando è necessaria va fatta perché questa è la volontà di Dio, ma va fatta secondo i principi biblici.

Noi in questi versetti vediamo:
I LA PROCEDURA DELLA DISCIPLINA (vv.15-17).
A) La prima fase:l’ammonimento privato (v.15).
v.15: "Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello…". 
Studiosi discutono se il peccato commesso sia contro un’altra persona e questa persona che ha ricevuto l’offesa poi cerca di convincerlo a tu per tu oppure se si riferisce a un peccato in generale di una persona. Questo perché “contro di te” manca in diversi manoscritti. Dal contesto sembrerebbe che si riferisca al peccato personale, all’offesa ricevuta (Matteo 18:21-22; Luca 17:3-4), ma il principio di procedura può essere applicato anche per la disciplina in generale. Gesù sta dicendo ipoteticamente questo: "Se un membro della chiesa pecca (hamartánō- letteralmente mancare il segno, ovviamente della legge di Dio) in modo che la sua condotta verso di voi non è chiaramente in linea con ciò che richiede la legge santa di Dio (Matteo 7:12, Matteo 22:39; Marco 12:31) va e convincilo fra te e lui solo”.

Noi osserviamo:
(1) La finalità dell’ammonimento.
“Convincilo” (elégchō) esprime la più profonda disapprovazione per l'azione di qualcuno e implica il convincere, mostrare o provare la colpa, il torto, quindi il ragionare insieme e correggere. Idealmente, i due individui dovrebbero risolvere il problema senza coinvolgere nessun altro.
Lo scopo non è quello di mostrare un punto a proprio favore, ma per guadagnare (kerdaínō) il fratello. Il significato non è quello di rimproverare qualcuno o mettersi al di sopra, per abusare di loro verbalmente per la loro condotta, ma piuttosto di portare la questione offensiva alla sua attenzione nella speranza che si pentirà delle sue azioni.
“Ascolta” (akoúō) non significa solo ascoltare ciò che si dice, ma agire coerentemente a quello che si ascolta, contiene spesso la sfumatura di obbedienza, significa rispondere correttamente, in modo appropriato, cioè pentirsi e richiedere perdono. Quindi l’obbiettivo è che colui che ha peccato, si convinca di aver sbagliato e di rispondere in modo coerente alla volontà di Dio. Questo è confermato da “avrai guadagnato il tuo fratello” che va oltre il fatto di ripristinare un rapporto interrotto, indica portarli in un giusto rapporto con Dio.
Lo stesso verbo si trova   in 1 Corinzi 9:19-22 e 1 Pietro 3:1 in relazione alla redenzione o alla conversione, quindi ogni disciplina, anche di questo tipo privato, deve iniziare con lo scopo di redenzione nel senso dalla rovina spirituale o di recupero del fratello dal suo sviamento per aiutarlo a progredire nel suo cammino spirituale.
Il colpevole è quindi come la "pecorella" smarrita del passaggio precedente (Matteo 18:12-14), che deve essere ricondotto "all'ovile".

Poi ancora osserviamo:
(2) La modalità dell’ammonimento.
Alcuni sono molto precipitosi nel riprendere i fratelli con modi duri con uno spirito distruttivo, altri invece hanno paura a riprendere sbagliando ugualmente. Gesù presuppone che l'individuo che affronta personalmente il fratello lo farà con vera umiltà (Matteo 18:3-4; Galati 6:1). Su questo bisogna stare molto attenti, perché se è difficile accettare un rimprovero, anche privatamente, è ancora più difficile farlo in amorevole umiltà (Levitico 19:17; Giovanni 13:34-35).
Gesù vuol dire che il fratello offeso dovrebbe, nello spirito di amore fraterno andare a mostrare, a quel fratello che ha peccato, la colpa non per un risentimento personale, ma nell'interesse del trasgressore, per recuperare “la pecora perduta” che può pentirsi, cercare e trovare il perdono. Non viene detto se deve andare una volta o più volte, ma viene sottolineato in privato, un faccia a faccia. Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello, così sarebbe uno strumento nelle mani di Dio nel recuperare un fratello (Giacomo 5:19-20).

Infine vediamo:
(3) La normalità dell’ammonimento.
Un membro di chiesa non deve ignorare  il peccato commesso dal fratello. Ammonire i fratelli non è qualcosa di eccezionale, fa parte della vita comunitaria (Colossesi 3:16; 1 Tessalonicesi 5:14, 2 Tessalonicesi 3:15). La chiesa è composta da credenti che lottano ancora con il peccato benché sono rigenerati (Romani 6-7) e qui notiamo che siamo chiamati a mettere a far notare all’altro all’errore, commesso alla luce della Parola di Dio con la speranza che possa ravvedersi e quindi recuperarlo. Se questo obbiettivo è raggiunto non c’è bisogno di fare altri passi e si può gioire insieme per il ravvedimento e per la comunione ristabilita.

B) Seconda fase:i testimoni (v.16)
v.16: "ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni". 
Non sempre il confronto privato ha successo, a volte è necessario chiamare dei testimoni.
A riguardo Stuart Murray dice: “Può succedere che la persona che ha peccato non riconosca alcun errore o che, anche ammettendo l’errore, non sia disposta a ravvedersi. Convincere altri di peccato è una faccenda rischiosa che non garantisce alcun successo, non farlo tuttavia è peggio”.
Non farlo è peggio perché si covano rancori, il peccato può continuare e il rapporto si può deteriore sempre di più e la situazione si può complicare sempre di più. Nel caso in cui allora la prima fase non ha un esito positivo, si passa alla seconda fase, il fratello che dovrà guadagnare colui che ha peccato è responsabile di prendere due o tre testimoni con l’obbiettivo di aumentare la forza di persuasione per il ravvedimento e la riconciliazione.
Il principio dei due testimoni lo troviamo altre volte nella Bibbia (2 Corinzi 13:1; 1 Timoteo 5:19), alcuni pensano che qui abbia uno sfondo di Deuteronomio 19:15 dove è scritto: "Un solo testimone non sarà sufficiente per condannare un uomo, qualunque sia il delitto o il peccato che questi ha commesso; il fatto sarà stabilito sulla deposizione di due o tre testimoni". 
Anche se questo passo di Deuteronomio si riferisce a un dibattimento giudiziario, il principio è che una testimonianza multipla è più convincente, serve per indicare la serietà della situazione e serve per cercare di recuperare la persona che ha sbagliato non per ferirla o danneggiarla, di cercare  un pentimento e una riconciliazione tra le parti. La loro presenza testimonia che la situazione non verrà lasciata irrisolta e che importante prendere dei provvedimenti e quindi saranno anche dei testimoni quando il problema sarà presentato alla chiesa (2 Corinzi 13:1).

A questo punto è importante fare delle considerazioni.
(1) La prima considerazione è che la presenza dei testimoni è richiesta solo se da un lato colui che è ripreso non riconosce di avere peccato o non è disposto a cambiare e se dall’altro lato chi riprende non è convinto che il problema è stato risolto.
(2) La seconda considerazione è che non ci viene detto chi sono questi testimoni.
Non è chiaro se in un primo momento la funzione dei testimoni è quello di sostenere colui che si confronta con il fratello che sbaglia, portando testimonianze aggiuntive sul peccato commesso di loro conoscenza o per fornire testimoni del confronto. Se non sono testimoni diretti, ma solo per il confronto, osserviamo che non si parla di anziani di chiesa, di diaconi o pastori.
Questo ci fa capire che non devono essere necessariamente i responsabili della chiesa nel testimoniare di questo confronto, anche se a mio avviso non è sbagliato informarli, comunque debbono essere fratelli maturi e saggi nella fede che camminano sottomessi al Signore e che ovviamente abbiano una grande serietà, senza spirito di parte, quindi obbiettivi.

(3) La terza considerazione è che sono testimoni e non giudici.
I testimoni sono chiamati a non fare pressioni esagerate o a giudicare, ma sono chiamati a far vedere il peccato alla luce della Parola di Dio e invitare al ravvedimento.

(4) La quarta considerazione è che nessuna accusa dovrebbe essere presa sul serio se non è stata confermata dalla testimonianza di più di un testimone.
Il peccato deve essere confermato da due o tre testimoni.
“Confermata” (histēmi) indica stabilita, attestata. Gesù non sta, naturalmente, parlando di un processo, ma lo scopo dei testimoni è di 1) stabilire i fatti oggettivi; 2) persuadere con amore chi ha sbagliato; 3) Cercare una riconciliazione. È possibile che i testimoni potrebbero concludere che l'accusatore sia nell’errore.

C) Terza fase: la chiesa (v.17).
La questione deve essere portata all'attenzione della chiesa nel suo complesso, alla comunione dei credenti locali della propria comunità di cui fanno parte e non altrove.
v.17:  "Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano". 
Stuart Murray dice: “Quando una persona rifiuta di rispondere in modo positivo all’approccio di un individuo e di un piccolo gruppo, occorre procedere alla fase successiva della disciplina descritta da Gesù in Matteo 18. La faccenda diventa ora di dominio pubblico tra la fratellanza. Questa fase mette alla prova la maturità dell’intera comunità, la sua comprensione dei principi di disciplina nella chiesa e l’impegno nell’applicarli.”
Quindi il credente offeso, se l’offensore rifiuta di ascoltare (akoúō-ignorare, disobbedire,ascoltare senza badare) i testimoni, è chiamato a dirlo alla chiesa locale  sempre con l’obbiettivo, non di far intraprendere un’azione disciplinare, ma quello sempre di persuadere per indurre al pentimento, quindi per un richiamo pastorale.
Ciò che prima era ristretto a un individuo o a un piccolo gruppo, ora è coinvolta tutta la chiesa. Questo può significare un rimprovero pubblico accompagnato a un invito al pentimento oppure a colloqui personali di vari membri della chiesa. Anche qui non si parla che lo debbano fare necessariamente i responsabili della chiesa, anche se i pastori o gli anziani hanno sicuramente un ruolo di guida e vanno tenuti in grande considerazione (Atti 15:6,22; 20:28; 1 Tessalonicesi 5:12-13; 1 Timoteo 5:17; Ebrei 13:17) e quindi è giusto che siano informati e spetta a loro gestire la situazione.
Quello che viene sottolineato è che la chiesa va coinvolta, la disciplina aspetta a tutta la comunità e non solo alle guide! Noi vediamo che la chiesa è un corpo unico (1 Corinzi 12) ed è giusto che si muova compatta, insieme anche per la disciplina.
Ogni membro ha la responsabilità verso l’altro membro!! Tutto va fatto in preghiera e con saggezza secondo la verità della Parola di Dio, soprattutto con amore e umiltà, con uno spirito di mansuetudine e cordoglio facendo attenzione alle parole con cui ammoniamo (Giovanni 13:34-35; 2 Corinzi 2:4; 1 Pietro 5:1-6, Galati 6:1, 1 Corinzi 5:2; Proverbi 12:18), perché questa è una fase difficile, perché si possono creare divisioni.
La riprensione praticata nel modo sbagliato non fa che peggiorare i problemi anziché risolverli. I rimproveri pubblici sono confermati in altre parti del Nuovo Testamento (1 Corinzi 5:1-5; Galati 2:11-14; 1 Timoteo 5:20). Lo scopo è sempre guadagnare il fratello e non distruggerlo!!

Noi vediamo ancora:
II IL PESO DELLA DISCIPLINA (vv.17-18)
Il peso della disciplina nel senso di importanza davanti a Dio, davanti a colui che viene messo in disciplina e quindi a tutta la chiesa, perciò va fatta con saggezza valutando con attenzione ogni aspetto.

Vediamo primariamente:
A) Il peso riguardo il presente (v.17).
v.17: "Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano". 
Se rifiuta di ascoltare la chiesa, l’offensore deve essere come il pagano e il pubblicano. Sia coloro che non erano giudei, i pagani (ethnikós), cioè gli estranei al popolo e alla salvezza di Dio  e sia i pubblicani (telṓnēs), cioè gli esattori delle tasse, che di solito erano disonesti e collaboratori dell’invasore romano, erano disprezzati dai giudei.
R. T France dice: “Il pagano e il pubblicano erano proverbialmente gente della quale il bravo giudeo si doveva tenere a distanza”. Sembra strano che Gesù potesse dire queste parole apparentemente fredde e prive di amore, infatti Gesù ha mostrato molto amore verso queste categorie.
Gesù sta usando un uso proverbiale e un atteggiamento che i giudei avevano verso i pagani e i pubblicani dicendo metaforicamente di prendere le distanze, di evitare quella persona che ostinatamente  non si è pentita. L'argomento e i paralleli nel Nuovo Testamento (Romani 16:17; 1 Corinzi 5:1-13; 2 Tessalonicesi 3:6,14-15, vedi anche 2 Timoteo 3:1-5; Tito 3:9-10), mostrano che Gesù ha in mente l’esclusione dalla comunione della chiesa (scomunica). Ma, sia per te come il pagano e il pubblicano, può avere anche il significato di considerarli come se non fossero credenti, come se fossero al di fuori del regno di Dio e quindi effettivamente che non fanno parte della chiesa, appunto come i pagani  e i pubblicani  che hanno bisogno del Vangelo che sono fuori e che hanno bisogno di entrare dentro.
La persona disciplinata ha bisogno di sapere che il suo comportamento è peccaminoso secondo la Bibbia e quindi la disciplina è giusta e inevitabile.  Dopo il fallimento dei primi due tentativi di persuasione, allora è chiaro che non vi può essere una vera comunione con qualcuno che ostinatamente non si pente del peccato contro l’altro fratello, peccato confermato anche dai testimoni. Il modo  di come applicare questa disciplina non viene detto, l’applicazione pratica varia da chiesa a chiesa, per esempio ci sono chiese che disciplinano facendo astenere dalla cena del Signore, che gli vieteranno di non frequentare la chiesa, altri che proibiscono qualsiasi contatto sociale e altri ancora che li cancellano dal registro dei membri di chiesa.
A proposito è importante ricordare che nello scegliere la disciplina, la chiesa pensi con attenzione alle implicazioni pratiche e si comporti in modo costante nel tempo. Ricordo ancora che il disciplinato non va trattato come un nemico, ma come un fratello amato che ha bisogno di pentimento (2 Corinzi 2:5-11; 2 Tessalonicesi 3:14-15).
Il fatto della disciplina deve comunicare alla persona due cose:che si è allontanato dalla verità biblica e ha bisogno di pentimento, e che la via del ritorno è sempre aperta, che la chiesa è pronta ad accoglierlo a braccia aperte.

B) Il peso riguardo il futuro (v.18).
v.18: "Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo". La mancanza di disciplina non è di aiuto per la crescita della chiesa. La Bibbia ci ordina a seguire e applicare norme in materia di fede e di condotta che i membri di chiesa con l’aiuto dello Spirito Santo. Peccati gravi e continuati senza pentimento successivo non può essere tollerato secondo quello che vediamo nella Bibbia.
È dovere della chiesa nel suo insieme, rappresentati da coloro che Dio ha nominati a governare su di essa, “legare” e “sciogliere”. Questo è simile a quando già detto in Matteo 16:19 dove Gesù si riferisce al solo Pietro, mentre qui si riferisce alla chiesa.
“Legare e sciogliere” erano termini usati dai rabbini riguardo a quello che era o non era permesso, “legare” equivaleva a proibire, “sciogliere” a permettere. Quindi legare e sciogliere è in riferimento all’autorità della chiesa nel dichiarare ciò che può essere o non essere peccato, il vietare la violazione dei principi biblici e permettere tutto ciò che in armonia con essi.
Questo implica ovviamente  il diritto di disciplina e, dopo il pentimento la riammissione nella chiesa e quindi la condanna “nel cielo” (legare) o il perdono dei peccati (sciogliere). Quindi se il credente che ha peccato ascolta la chiesa sarà sciolto altrimenti il suo peccato rimarrà legato anche in cielo (Matteo 18:21-32). Ma, “tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo”, indica qualcosa che Dio ha già stabilito in cielo, in altre parole la chiesa sta facendo quello che Dio ha stabilito, ciò che è secondo la Sua volontà. La Sua chiesa fa ciò che Dio ha stabilito e pertanto in base a ciò che Lui ha stabilito, la chiesa disciplinerà in caso di mancanza di ravvedimento.
Questo passo non dice che  la chiesa ha l’autorità di elargire o di influenzare Dio nel perdono dei peccati. Come in Giovanni 20:23 (i verbi "saranno perdonati" usati in Giovanni 20:23 sono passivi divini, il che significa che Dio è dietro le decisioni della comunità riguardo il perdono o la condanna) dove il senso delle parole è dichiarativo, cioè non è l'assoluzione o il potere di assolvere i peccati in sé, ma solo il dichiarare quanto è stato fatto da Dio al peccatore che crede e si pente dei propri peccati, cioè dichiarare il perdono dei peccati.
Quelli che rifiutano di accettare il perdono inevitabilmente rimangono nei loro peccati. La chiesa non fa altro che dichiarare il giudizio di Dio basandosi sui principi che Dio ha stabilito e che troviamo nella Sua Parola. Se il giudizio è sancito dalla chiesa sulla base della Parola di Dio, i credenti possono essere certi di avere l’approvazione di Dio.
In altre parole ciò che è  “legato” o “sciolto” sulla terra è già “legato” o “sciolto” nel cielo. Se la chiesa dichiara che la persona impenitente è legata nel peccato o sciolta, la chiesa non fa che affermare ciò che Dio stesso dice di quella persona. L’autorità della chiesa è secondo il mandato e in sottomissione a Dio, realizzano sotto la guida dello Spirito Santo, ciò che è volontà di Dio.

III LA PROMESSA NELLA DISCIPLINA (vv.19-20).
Noi vediamo che nell’attuazione della disciplina troviamo due promesse importanti. La prima promessa che vediamo è:
A) La promessa della preghiera esaudita (v.19).
v.19: "E in verità vi dico anche: se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli".
Noi troviamo diverse volte la promessa della preghiera esaudita (Matteo 21:22; Giovanni 14:13-14; 15:7-8, 16). Questo versetto non va preso isolatamente dal contesto dove si parla della disciplina.

Quindi noi vediamo primariamente che:
(1) La preghiera è importante in un contesto di disciplina.
La disciplina richiede attenzione, discernimento e saggezza per non peggiorare le cose e non sbagliare davanti a Dio perciò è importante pregare per chiedere a Dio la guida, la saggezza,ecc. Molti possono essere scoraggiati o paurosi nell’affrontare una situazione difficile, infatti, la disciplina non è mai cosa facile e sono azioni dolorose, ma qui troviamo la promessa che Dio esaudirà la preghiera, si può essere certi che la decisione che si prenderà sarà quella che Dio vorrà, in preghiera bisogna ricercare la volontà di Dio alla luce della Bibbia.

(2) La preghiera deve essere fatta in comune accordo.
Se due di voi si accordano a domandare una cosa qualsiasi. “Si accordano” (sumphōnéō) si riferisce a essere compatti, concordi, essere una sola mente. Quindi è importante che i due testimoni o tutta la chiesa, non siano divisi a riguardo, ma che cerchino il volto di Dio insieme per recuperare il peccatore.

(3) La preghiera riguardo le questioni disciplinari hanno una risposta certa.
Se la preghiera può essere esaudita, questo è dovuto al fatto che Gesù è in mezzo alla chiesa, questa è la seconda promessa. Infatti dice al v.20: "Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro". 
Riunirsi nel nome di Gesù significa sotto la Sua Signoria, governo e identificarsi con Gesù il Signore e il Salvatore, ma anche essere uniti a Lui ( Matteo 7:22; Matteo 10:22, Matteo 18:5, 1 Corinzi 5:4).
“Il Padre mio” che è nei cieli indica il controllo e la cura che Dio ha per i suoi figli. Dio è l’unica garanzia di risoluzione dei problemi. Avere questo in mente sarà un grande conforto.

Quindi vediamo:
B) La promessa della presenza di Gesù (v.20)
v.20: 20 Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.
(1) In primo luogo vediamo la divinità della sua persona.
Gesù sta dichiarando la Sua divinità. Questo è il versetto chiave cristologico di tutto il capitolo. In quest’affermazione di Gesù vediamo che è di natura divina in quanto è Onnipresente, presente la dove vi sono credenti che si riuniscono nel suo nome. Gesù è l’Emmanuele che significa Dio con noi (Matteo 1:23).

(2) In secondo luogo vediamo la realtà della sua presenza.
È una promessa meravigliosa visto il fatto dell’impegno difficile e non bello di disciplinare un credente. Quindi Gesù è particolarmente presente in mezzo a loro, non solo metaforicamente, ma veramente in senso spirituale. Gesù assicura la Sua presenza fino alla fine del mondo nella chiesa che fondata (Matteo 16:18; 28:20).

(3) In terzo luogo vediamo la dinamicità della Sua presenza.
“In mezzo a loro” nella Bibbia è generalmente associata al fatto che impartisce forza, direzione, soccorso, protezione e conforto (Salmi 46:5; Isaia 12:6; Geremia 14:9; Osea 11:9; Sofonia 3:5, 15, 17; Zaccaria 2:10. Il senso è come: “io sono o sarò con te” (Genesi 28:15; Deuteronomio 31:6; Giosuè 1:5; Giudici 6:16, ecc.). Dunque la presenza di Gesù non è statica, ma dinamica in favore dell’edificazione della Sua chiesa. Che grande conforto!!

CONCLUSIONE.
L'umiliazione e la mortificazione del peccato tra i credenti è il problema più critico nella chiesa, ma va fatto perché così vuole il Signore.

Riepilogando:
1) Riguardo il peccato.
Il peccato tra i membri di chiesa deve essere affrontato. Ogni membro della comunità è responsabile per la riconciliazione e la restaurazione dei credenti che falliscono, quindi in questo senso siamo tutti chiamati alla responsabilità. Qui Gesù non menziona anziani o pastori. Ogni credente è responsabile davanti a Dio per il mantenimento della purezza del gregge. Se un fratello o una sorella commette un peccato contro di noi, consapevolmente o inconsapevolmente, non dobbiamo trascurare il problema. Se qualcuno ci ha offeso siamo chiamati a chiarire questo e se è il caso ad ammonire. Va fatto al più presto (Matteo 5:23-24; Efesini 4:26), infatti la cosa peggiore che possiamo fare è di rimuginare sul torto subito, è deleterio per se stessi e per la crescita del fratello che forse non ne è consapevole del peccato commesso. Ma quando e su quali peccati siamo chiamati a riprendere?
Si dovrebbe riprendere il fratello o la sorella quando commette un’ azione che chiaramente è proibita dalla Bibbia e che non può essere trascurata. Quindi non dovremmo andare oltre ciò, che è scritto (1 Corinzi 4:6). Quindi 1) se il peccato impedisce una relazione aperta e serena tra le parti allora è il caso di chiarire con l’interessato. 2) Se pensi che a causa di quel peccato la persona non sta crescendo all’immagine di Cristo allora è il caso di riprenderlo. 3) Se sai che quel peccato può danneggiare altre persone allora è il caso di riprendere colui che ha peccato.

2) Riguardo la procedura.
La procedura è molto saggia, mostra buon senso e dovrebbe essere il modello per la disciplina della chiesa ai nostri giorni. Bisogna seguire questi passi: privatamente, poi due o tre testimoni e infine la chiesa. In caso in cui non c’è ravvedimento allora la disciplina chiara, ferma, seria e costante, fino a quando non c’è un vero pentimento, ma va fatta con amore, cordoglio e umiltà. Ricordando che lo scopo è, quello di recuperare la persona, portare la persona, nel suo giusto rapporto con Dio e con i fratelli.

3) Riguardo la preghiera
Dio guida la chiesa nelle decisioni disciplinari ed è con noi, così la chiesa deve affrontare tutte le questioni dedicandosi seriamente alla preghiera. È importante che tutta la chiesa in questi momenti difficili pieghi le ginocchia in completa sottomissione a Dio.

Infine, indubbiamente ci sono altri aspetti sulla disciplina, ma una cosa finale da dire importante è che, la disciplina biblica, oltre a essere un bene per chi la riceve perché così non è incoraggiato a camminare nel peccato, la disciplina è buona anche per la chiesa, perché quando un peccato è ripreso davanti tutta la chiesa nell’ultima fase del procedimento, ogni membro  viene incoraggiato a impegnarsi di più a camminare in santità di vita! (1 Timoteo 5:20).
Quindi la disciplina sarà utile per la salute di tutta la chiesa perché un peccato tollerato può rovinare tutta la chiesa (1 Corinzi 5:6-8). Ma il motivo più importante è per la gloria di Dio, perché quando riflettiamo la santità di Dio, Dio è glorificato (Matteo 5:16; 1 Pietro 2:12), altrimenti il Suo nome è bestemmiato (Romani 2:24; Tito 2:5). Se coloro, che non sono credenti vengono a sapere che in quella chiesa il peccato è tollerato, Dio certamente non sarà glorificato.